martedì 25 dicembre 2018
GOSSIP - Svestiti, è Natale! Laverne Cox di "OITNB" si spoglia sotto le Feste prima di diventare una medium nella nuova serie "Spirited"
Laverne Cox is looking so glamorous! The 46-year-old Orange Is The New Black star was spotted posing for cameras outside of Catch LA on Saturday night (December 22) in West Hollywood, Calif. Laverne looked chic in a sheer black lace dress as she exited Sean “Diddy” Combs‘s Ciroc Vodka Christmas party. Laverne is set to star in the upcoming TV series Spirited, about a phony psychic who discovers she can communicate with the dead. She is also starring in the upcoming horror-comedy, Bad Hair.
lunedì 24 dicembre 2018
Jameela Jamil poses for the cover of Nylon‘s December 2018/January 2019 issue.
The 32-year-old The Good Place actress, who recently criticized celebs who get paid to endorse detox teas, spoke out against people who use Photoshop on their social media photos.
“When you’re Photoshopped you’re setting yourself up for a fall, because you can’t live up to a digitized image… Stop Photoshopping your images. I really think it’s so gross,” Jameela said.
“I think it’s a disgusting crime to Photoshop your images and put them out there in the world without announcing that’s what you’ve done,” Jameela said. “It’s a lie, you’re lying to your fans, and your followers, and people who look up to you. You’re an asshole. I really believe that. You’re an asshole. You’re allowing the insecurity that ruined your life to pour back out into other people. You are recycling that self-hatred. You are recycling that insecurity, and you should stop.”
After letting out a laugh, Jameela told the mag, “I know I’m really severe about that. But I didn’t eat as a teenager for three years because of people elongating their legs and thinning out their images… We have to rebel against this, we have to see flaws.”
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domenica 23 dicembre 2018
sabato 22 dicembre 2018
NEWS - 2019? No, 90210! Nel nuovo tornerà "Beverly Hills" con gli stessi interpreti del cult degli anni '90 (tranne i non pervenuti Shannen Doherty e Luke Perry...)
Gioirà la generazione anni '90: il telefilm cult Beverly Hills 90210 tornerà in tv. Andata in onda dal 1990 al 2000, la serie ha visto crescere coloro che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni. Insieme a Brenda, Brendon, Dylan e Kelly milioni di giovanissimi hanno pianto, riso. Negli anni il programma ha affrontato temi importanti come l'Aids, le droghe, la violenza sulle donne e i disturbi alimentari. A dare la notizia è stato il sito Deadline. Pare che nel cast ci saranno quasi tutti i personaggi originali. Jennie Garth (Kelly), Tori Spelling (Donna), Jason Priestley (Brendon), Ian Ziering (Steve), Brian Austin Green (David) e Gabrielle Carteris (Andrea). Il progetto è stato messo sul mercato e sarebbero diverse le reti tv e le piattaforme streaming interessate. Il nuovo Beverly Hills 90210 sarebbe stato scritto e produtto da Mike Chessler e Chris Alberghini. La prima a parlare di un ritorno della serie era stata Tori Spelling, interprete di Donna e figlia del produttore originale Aaron.
Gioirà la generazione anni '90: il telefilm cult Beverly Hills 90210 tornerà in tv. Andata in onda dal 1990 al 2000, la serie ha visto crescere coloro che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni. Insieme a Brenda, Brendon, Dylan e Kelly milioni di giovanissimi hanno pianto, riso. Negli anni il programma ha affrontato temi importanti come l'Aids, le droghe, la violenza sulle donne e i disturbi alimentari. A dare la notizia è stato il sito Deadline. Pare che nel cast ci saranno quasi tutti i personaggi originali. Jennie Garth (Kelly), Tori Spelling (Donna), Jason Priestley (Brendon), Ian Ziering (Steve), Brian Austin Green (David) e Gabrielle Carteris (Andrea). Il progetto è stato messo sul mercato e sarebbero diverse le reti tv e le piattaforme streaming interessate. Il nuovo Beverly Hills 90210 sarebbe stato scritto e produtto da Mike Chessler e Chris Alberghini. La prima a parlare di un ritorno della serie era stata Tori Spelling, interprete di Donna e figlia del produttore originale Aaron.
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venerdì 21 dicembre 2018
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giovedì 20 dicembre 2018
News tratta da Tgcom24
Continuano le polemiche attorno al fenomeno videoludico del momento, quel Fortnite: Battle Royale di Epic Games che trova sempre un modo per far parlare di sé, nel bene e nel male. Così, dopo la denuncia di Donald Faison, il Turk di Scrubs che aveva accusato Epic di aver utilizzato senza il suo consenso la popolare danza del personaggio, nelle scorse ore è arrivata una nuova querela agli sviluppatori da parte di Alfonso Ribeiro, noto per aver interpretato il personaggio di Carlton nella serie TV Willy, il Principe di Bel Air con protagonista Will Smith. In particolare, stando a un report di TMZ, Ribeiro avrebbe accusato Epic di aver introdotto nel gioco una emote (una danza attivabile a piacimento dal giocatore durante le partite multiplayer, acquistabile tramite denaro reale) che emula in tutto e per tutto la sua popolare Carlton Dance, il ballo che ha reso celebre il suo personaggio nella serie televisiva degli anni '90. Come nel caso di Donald Faison, il problema non sarebbe tanto l'uso della danza in sé, quanto la monetizzazione sulla stessa senza tuttavia prevedere il benché minimo compenso o riconoscimento a chi questa danza l'ha inventata e resa così popolare. Il legale di Ribeiro, David Hecht, ha reso noto che il suo assistito avrebbe sporto denuncia anche contro Take-Two Interactive e 2K Games, probabilmente a causa dell'utilizzo improprio della stessa movenza in uno dei suoi titoli sportivi, NBA 2K18. Non è chiaro se la causa di Ribeiro proseguirà oltre e andrà a toccare tutti i videogiochi che, negli anni, hanno omaggiato la Carlton Dance, dal momento che anche il primo episodio di Destiny includeva il popolare balletto come emote a pagamento. Di seguito potete dare un'occhiata a un video comparativo che mostra come Epic Games abbia emulato completamente il balletto di Ribeiro all'interno del suo popolare Fortnite.
mercoledì 19 dicembre 2018
GOSSIP - Nina Dobrev più in forma che mai rivela su "Women's Health": "ho lasciato 'The Vampire Diaries' per essere più felice..." (ergo: sul set non lo era più)
Nina Dobrev is on the cover of Women’s Health‘s January/February 2019 issue, out now.
Nina Dobrev is on the cover of Women’s Health‘s January/February 2019 issue, out now.
Here’s what the 29-year-old Vampire Diaries actress had to say…
On eating more than she used to, every two hours, to keep her metabolism stable:“I feel healthier. You’re happier when your body is full, your brain functions better, and you’re a nicer person. I would get hangry, I think, because I was so busy running around that I wasn’t the best version of myself.”
On the pressure to start a family: “I can and will definitely have both [career and family]. I’m still working on me. When I do have a family, I can focus my full energy on that, but I’m not ready for it yet. In 10 years, hopefully, I will be – for my mom’s sake. My mom wanted me to have a baby 10 years ago. She gets me baby clothes for Christmas every year. She’s like ‘Hint, hint, nudge, nudge!’”
On leaving hit supernatural show The Vampire Diaries in 2015: “I was like, ‘Why am I here? What am I doing? Is it making me happy? What can I do to make me happier?’”
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martedì 18 dicembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Le due novità light di "New Amsterdam"
"La serie «New Amsterdam» è ispirata alla storia del Bellevue Hospital di New York City (462 ist Ave, btwn 26th e 28th St), il più vecchio ospedale pubblico degli USA, e alla vita del suo direttore sanitario Eric Manheimer, raccolta in un libro: Twelve Patients: Life and Death at Bellevue Hospital (Canale 5, domenica, ore 21.34). Il Bellevue Hospital è stato aperto nel 1736 come ospizio desolato, la77aretto per persone affette da colera, peste e malattie contagiose, e poi è diventato anche braccio della morte. Sin dall'inizio ha ospitato anche malati mentali e derelitti vari. Nell'ospedale pubblico si parlavano oltre cento lingue, tutte tradotte dallo staff e il primo a raccontare le vicende che si sono svolte fra quelle mura è stato David Oshinsky, premio Pulitzer, nel libro Bellevue. L'ospedale ha sempre rappresentato un orgoglio nazionale, in grado di fornire cure gratis a chiunque, senza privilegi. Anche ora che è arrivato il dottor Max Goodwin (Ryan Eggold) il protagonista della serie. La narrazione ruota attorno a lui, il nuovo direttore sanitario dell'ospedale che ha l'obiettivo di riformare e migliorare il sistema ospedaliero, a tratti corrotto, affinché i pazienti possano accedere più facilmente al servizio. «New Amsterdam», creato da David Schulner, è il classico medical drama. Anche qui, come in «The Good Doctor», si tenta di coinvolgere il pubblico della tv generalista, richiamando alla mente i fasti di «E.R.» e di «Grey's Anatomy»: la vita di corsia, con tutti i casi drammatici che l'emergenza propone, s'intreccia con la vita privata. Le principali novità che la serie porta con sé sono due. L'una riguarda il dottor Goodwin, cui è stato diagnosticato un cancro, con le conseguenze che possiamo immaginare. L'altra è il carattere di denuncia nei confronti della sanità americana, che però ha tutta l'aria di un alibi, così com'è nella realtà il Bellevue Hospital". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
Le due novità light di "New Amsterdam"
"La serie «New Amsterdam» è ispirata alla storia del Bellevue Hospital di New York City (462 ist Ave, btwn 26th e 28th St), il più vecchio ospedale pubblico degli USA, e alla vita del suo direttore sanitario Eric Manheimer, raccolta in un libro: Twelve Patients: Life and Death at Bellevue Hospital (Canale 5, domenica, ore 21.34). Il Bellevue Hospital è stato aperto nel 1736 come ospizio desolato, la77aretto per persone affette da colera, peste e malattie contagiose, e poi è diventato anche braccio della morte. Sin dall'inizio ha ospitato anche malati mentali e derelitti vari. Nell'ospedale pubblico si parlavano oltre cento lingue, tutte tradotte dallo staff e il primo a raccontare le vicende che si sono svolte fra quelle mura è stato David Oshinsky, premio Pulitzer, nel libro Bellevue. L'ospedale ha sempre rappresentato un orgoglio nazionale, in grado di fornire cure gratis a chiunque, senza privilegi. Anche ora che è arrivato il dottor Max Goodwin (Ryan Eggold) il protagonista della serie. La narrazione ruota attorno a lui, il nuovo direttore sanitario dell'ospedale che ha l'obiettivo di riformare e migliorare il sistema ospedaliero, a tratti corrotto, affinché i pazienti possano accedere più facilmente al servizio. «New Amsterdam», creato da David Schulner, è il classico medical drama. Anche qui, come in «The Good Doctor», si tenta di coinvolgere il pubblico della tv generalista, richiamando alla mente i fasti di «E.R.» e di «Grey's Anatomy»: la vita di corsia, con tutti i casi drammatici che l'emergenza propone, s'intreccia con la vita privata. Le principali novità che la serie porta con sé sono due. L'una riguarda il dottor Goodwin, cui è stato diagnosticato un cancro, con le conseguenze che possiamo immaginare. L'altra è il carattere di denuncia nei confronti della sanità americana, che però ha tutta l'aria di un alibi, così com'è nella realtà il Bellevue Hospital". (Aldo Grasso)
lunedì 17 dicembre 2018
NEWS - Achtung, compagni! Mancano le coperture per la legge di bilancio? Il governo vuol tassare Netflix e Amazon Prime (web tax), che poi a loro volta tasseranno gli abbonamenti si presume...
News tratta da "Il Messaggero"
Un po' ormai assomiglia alla tela di Penelope. La web tax italiana, la tassa che, almeno nelle intenzioni dovrebbe colpire i colossi della rete, viene fatta e disfatta a cadenza costante. L'ultima versione del prelievo è stata inserita nella legge di bilancio dello scorso anno. Secondo i conteggi fatti allora dalla Ragioneria generale dello Stato, avrebbe dovuto portare nelle casse pubbliche 190 milioni di euro il prossimo anno attraverso una tassazione del 3% sulle fatture emesse dai vari Google, Amazon, ebay. Nonostante la norma scritta nero su bianco non se ne è fatto niente. Entro il 30 aprile scorso avrebbe dovuto essere emanato un decreto ministeriale per spiegare quali servizi on line avrebbero dovuto essere colpiti dalla web tax e quali invece no. A settembre, quando ha presentato l'aggiornamento del documento di economia e finanza, il governo ci ha messo una pietra sopra. Quei soldi, ha detto, non arriveranno più nel 2019, meglio cancellare la previsione di entrata. Un po' anche perché Palazzo Chigi e Tesoro speravano che a togliere le castagne dal fuoco fosse la Commissione europea con la Dst, la digital service tax, che in tanti spettavano (speravano) arrivasse per gli inizi di questo mese. Niente da fare nemmeno a Bruxelles. Così, nella disperata caccia alle risorse per ridurre il deficit pubblico attorno al 2% come chiesto proprio dalla Commissione, sul tavolo di Palazzo Chigi è arrivata una nuova proposta di tassazione dei giganti del web. La norma scritta, al momento, appare ancora molto generica. Ancora una volta si fa riferimento, per i dettagli, ad un decreto ministeriale da adottare entro i primi mesi del 2019. La differenza rispetto alla web tax dello scorso anno è soprattutto nei numeri. Questa volta il governo vorrebbe ricavare poco più del doppio di quanto immaginato nemmeno 12 mesi fa: 500 milioni di euro. Tra le Big tech hanno iniziato a fare qualche ragionamento. Una cifra del genere sarebbe difficile da raggiungere agendo soltanto sul «business to business», ossia con il prelievo fiscale sulle fatture fatte agli artigiani e ai commercianti che vendono on line i loro prodotti. Insomma, questa volta nel mirino ci sarebbe il «business to consumer», ossia direttamente i servizi venduti al consumatore finale, come Spotify, Netflix o Amazon Prime. L'altra strada sarebbe quella di raddoppiare il prelievo dal 3% al 6% previsto dalla vecchia web tax, come previsto da un emendamento presentato (e poi ritirato) dal leghista Giulio Centemero. Ma se la Lega spinge su questo fronte, i Cinque Stelle frenano. Solo qualche giorno fa il vicepremier Luigi Di Maio è andato in Commissione di Vigilanza Rai e ha detto che secondo lui la web tax non andrebbe fatta perché distorce il mercato.
News tratta da "Il Messaggero"
Un po' ormai assomiglia alla tela di Penelope. La web tax italiana, la tassa che, almeno nelle intenzioni dovrebbe colpire i colossi della rete, viene fatta e disfatta a cadenza costante. L'ultima versione del prelievo è stata inserita nella legge di bilancio dello scorso anno. Secondo i conteggi fatti allora dalla Ragioneria generale dello Stato, avrebbe dovuto portare nelle casse pubbliche 190 milioni di euro il prossimo anno attraverso una tassazione del 3% sulle fatture emesse dai vari Google, Amazon, ebay. Nonostante la norma scritta nero su bianco non se ne è fatto niente. Entro il 30 aprile scorso avrebbe dovuto essere emanato un decreto ministeriale per spiegare quali servizi on line avrebbero dovuto essere colpiti dalla web tax e quali invece no. A settembre, quando ha presentato l'aggiornamento del documento di economia e finanza, il governo ci ha messo una pietra sopra. Quei soldi, ha detto, non arriveranno più nel 2019, meglio cancellare la previsione di entrata. Un po' anche perché Palazzo Chigi e Tesoro speravano che a togliere le castagne dal fuoco fosse la Commissione europea con la Dst, la digital service tax, che in tanti spettavano (speravano) arrivasse per gli inizi di questo mese. Niente da fare nemmeno a Bruxelles. Così, nella disperata caccia alle risorse per ridurre il deficit pubblico attorno al 2% come chiesto proprio dalla Commissione, sul tavolo di Palazzo Chigi è arrivata una nuova proposta di tassazione dei giganti del web. La norma scritta, al momento, appare ancora molto generica. Ancora una volta si fa riferimento, per i dettagli, ad un decreto ministeriale da adottare entro i primi mesi del 2019. La differenza rispetto alla web tax dello scorso anno è soprattutto nei numeri. Questa volta il governo vorrebbe ricavare poco più del doppio di quanto immaginato nemmeno 12 mesi fa: 500 milioni di euro. Tra le Big tech hanno iniziato a fare qualche ragionamento. Una cifra del genere sarebbe difficile da raggiungere agendo soltanto sul «business to business», ossia con il prelievo fiscale sulle fatture fatte agli artigiani e ai commercianti che vendono on line i loro prodotti. Insomma, questa volta nel mirino ci sarebbe il «business to consumer», ossia direttamente i servizi venduti al consumatore finale, come Spotify, Netflix o Amazon Prime. L'altra strada sarebbe quella di raddoppiare il prelievo dal 3% al 6% previsto dalla vecchia web tax, come previsto da un emendamento presentato (e poi ritirato) dal leghista Giulio Centemero. Ma se la Lega spinge su questo fronte, i Cinque Stelle frenano. Solo qualche giorno fa il vicepremier Luigi Di Maio è andato in Commissione di Vigilanza Rai e ha detto che secondo lui la web tax non andrebbe fatta perché distorce il mercato.
domenica 16 dicembre 2018
NEWS - Arriva "The First" col debutto seriale di Sean Penn: nei cinema (il 18 dicembre) e poi su TimVision (dal 19)
Dopo il successo di pubblico e critica internazionale arriva in Italia in esclusiva dal 19 dicembre su Timvision la serie The First creata dallo showrunner di House of Cards Beau Willimon. I primi due episodi di The First, prodotto da Westword Productions, verranno proiettati in anteprima martedì 18 dicembre dalle ore 20 in 30 cinema italiani grazie a Timvision in collaborazione con Nexo Digital. La serie in 8 episodi è ambientata nel 2030 e racconta la preparazione di un team di astronauti alla prima missione su Marte guidata dal capitano Tom Hagerty, interpretato dal 2 volte premio Oscar Sean Penn per la prima volta protagonista di una serie tv.
Ecco l'elenco dei cinema dove poterlo vedere gratuitamente: LINK
Dopo il successo di pubblico e critica internazionale arriva in Italia in esclusiva dal 19 dicembre su Timvision la serie The First creata dallo showrunner di House of Cards Beau Willimon. I primi due episodi di The First, prodotto da Westword Productions, verranno proiettati in anteprima martedì 18 dicembre dalle ore 20 in 30 cinema italiani grazie a Timvision in collaborazione con Nexo Digital. La serie in 8 episodi è ambientata nel 2030 e racconta la preparazione di un team di astronauti alla prima missione su Marte guidata dal capitano Tom Hagerty, interpretato dal 2 volte premio Oscar Sean Penn per la prima volta protagonista di una serie tv.
Ecco l'elenco dei cinema dove poterlo vedere gratuitamente: LINK
venerdì 14 dicembre 2018
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Il Signore del Malek! Il protagonista di "Mr. Robot" dopo Freddie Mercury sarà il prossimo cattivo contro 007 al cinema
News tratta da Corriere.it
Dai Queen a James Bond. Rami Malek, il protagonista di Bohemian Rhapsody, il film attualmente nelle sale dedicato all'ex voce dei Queen, potrebbe indossare i panni del villain nel nuovo film della saga di James Bond. Lo riferisce Variety. La conferma di Malek nel ruolo è legata alle riprese, in marzo, dell'ultima stagione di «Mr. Robot» (serie che è valsa all'attore il premio Emmy nel 2016), che andrebbero a sovrapporsi con l'impegno per Bond 25. Nel caso in cui gli impegni lo consentissero, l'attore seguirebbe le orme degli ultimi due antagonisti di 007, Christoph Waltz e Javier Bardem, interpreti del ruolo di «cattivi» in Spectre e Skyfall. E certo invece che a indossare i panni della Bond Girl tornerà Léa Seydoux, che riprenderà il ruolo di Madeleine Swann già rivestito in Spectre.
News tratta da Corriere.it
Dai Queen a James Bond. Rami Malek, il protagonista di Bohemian Rhapsody, il film attualmente nelle sale dedicato all'ex voce dei Queen, potrebbe indossare i panni del villain nel nuovo film della saga di James Bond. Lo riferisce Variety. La conferma di Malek nel ruolo è legata alle riprese, in marzo, dell'ultima stagione di «Mr. Robot» (serie che è valsa all'attore il premio Emmy nel 2016), che andrebbero a sovrapporsi con l'impegno per Bond 25. Nel caso in cui gli impegni lo consentissero, l'attore seguirebbe le orme degli ultimi due antagonisti di 007, Christoph Waltz e Javier Bardem, interpreti del ruolo di «cattivi» in Spectre e Skyfall. E certo invece che a indossare i panni della Bond Girl tornerà Léa Seydoux, che riprenderà il ruolo di Madeleine Swann già rivestito in Spectre.
giovedì 13 dicembre 2018
GOSSIP - Ellen Pompeo shock: "non sento Patrick Dempsey da quando ha lasciato 'Grey's Anatomy'!"
Ellen Pompeo is opening up about the status of her relationship with Patrick Dempsey after he left their hit series Grey’s Anatomy in 2015. The 49-year-old actress says that she hasn’t talked to Patrick since he exited the series. “We haven’t spoken since he’s left the show, if that’s… I have no hard feelings toward him,” Ellen said on an episode of Facebook Watch’s Red Table Talk. “He’s a wonderful actor and we made the best TV you can make together. That’s a talented man right there. He did 11 amazing years.” “Typically, when people leave the show, they need to sort of find themselves, who they are without the show, because the show takes up so much of your life,” Ellen added. “You need that time to figure out who you are without the show, we have not spoke, but I will always have a place in my heart for Patrick.”
martedì 11 dicembre 2018
LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Ecco perché le coppie di adolescenti di "Baby" e "L'amica geniale" sono cult (e un fil rouge le unisce fino ad oggi)
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lunedì 10 dicembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Cardinal" una ragnatela di misteri che avvince
"Gran finale della prima stagione di «Cardinal — Quaranta modi per dire dolore», la serie crime canadese ideata da Aubrey Nealon e ispirata all'omonima saga dello scrittore Giles Blunt. Negli ultimi due episodi, il detective John Cardinal si è avvicinato a scoprire chi ha commesso la lunga serie di brutali omicidi (laF, canale 135 di Sky, martedì, ore 21.10, e su Sky On Demand). Nell'immaginaria cittadina di Algonquin Bay, silenziosa località affacciata sulle rive del lago Ontario, in Canada, era stato rinvenuto tra i ghiacci, completamente ibernato, il corpo di una ragazzina. Si trattava di Katie Pine, tredicenne di cui da tempo si erano perse le tracce. L'introverso detective John Cardinal è convinto che il modus operandi sia quello di un serial killer e riesce a convincere di ciò la timida collega Lisa Delorme (Karine Vanasse); tra i due, il rapporto non è semplice. Da vecchie indagini riemergono di lì a poco altri corpi di ragazzini mutilati e seviziati, gettando un'ombra di paura e inquietudine nel villaggio. «Cardinal» ha saputo ricreare alcuni elementi classici dei cosiddetti local drama: l'ambientazione caratteristica (un rigido inverno canadese), la quotidianità scandita da ritmi dilatati, la diffidenza e i sospetti che regolano i rapporti all'interno di comunità chiuse. In questa cornice, si staglia la figura del detective protagonista, il cui tormento per un passato oscuro e una moglie malata è ben restituito dalla brillante interpretazione di Billy Campbell. Le atmosfere cupe, i lunghi silenzi, i paesaggi artici ricreano un mood che sembra sconfinare nei noir di matrice scandinava che hanno spopolato negli ultimi anni. Una scrittura avvincente e una ben articolata rete di storylines differenti fanno il resto. Unica pecca? A parte John Cardinal, gli altri personaggi mancano di profili delineati e di interpretazioni all'altezza del protagonista". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
In "Cardinal" una ragnatela di misteri che avvince
"Gran finale della prima stagione di «Cardinal — Quaranta modi per dire dolore», la serie crime canadese ideata da Aubrey Nealon e ispirata all'omonima saga dello scrittore Giles Blunt. Negli ultimi due episodi, il detective John Cardinal si è avvicinato a scoprire chi ha commesso la lunga serie di brutali omicidi (laF, canale 135 di Sky, martedì, ore 21.10, e su Sky On Demand). Nell'immaginaria cittadina di Algonquin Bay, silenziosa località affacciata sulle rive del lago Ontario, in Canada, era stato rinvenuto tra i ghiacci, completamente ibernato, il corpo di una ragazzina. Si trattava di Katie Pine, tredicenne di cui da tempo si erano perse le tracce. L'introverso detective John Cardinal è convinto che il modus operandi sia quello di un serial killer e riesce a convincere di ciò la timida collega Lisa Delorme (Karine Vanasse); tra i due, il rapporto non è semplice. Da vecchie indagini riemergono di lì a poco altri corpi di ragazzini mutilati e seviziati, gettando un'ombra di paura e inquietudine nel villaggio. «Cardinal» ha saputo ricreare alcuni elementi classici dei cosiddetti local drama: l'ambientazione caratteristica (un rigido inverno canadese), la quotidianità scandita da ritmi dilatati, la diffidenza e i sospetti che regolano i rapporti all'interno di comunità chiuse. In questa cornice, si staglia la figura del detective protagonista, il cui tormento per un passato oscuro e una moglie malata è ben restituito dalla brillante interpretazione di Billy Campbell. Le atmosfere cupe, i lunghi silenzi, i paesaggi artici ricreano un mood che sembra sconfinare nei noir di matrice scandinava che hanno spopolato negli ultimi anni. Una scrittura avvincente e una ben articolata rete di storylines differenti fanno il resto. Unica pecca? A parte John Cardinal, gli altri personaggi mancano di profili delineati e di interpretazioni all'altezza del protagonista". (Aldo Grasso)
domenica 9 dicembre 2018
sabato 8 dicembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
Mrs. Masiel va a Parigi ed entra nel mito
"Mrs Maisel fa l'americana a Parigi. In una Parigi che ruba tutto quel che può al cinema, dal technicolor di Vincente Minnelli a "Ratatouille"; da "Les parapluies des Cherbourg" di Jacques Demy a Woody Allen di "Tutti dicono I love you". Immancabile la Tour Eiffel, che secondo i registi si scorge da tutte le finestre parigine - anche quella del ratto chef. Immancabile la concierge impicciona. Immancabili le sigarette. Immancabili gli artisti. Immancabili le soffitte. Immancabile il Lungosenna con i fidanzati che si baciano. Immancabile la baguette, con il cibo che al palato newyorchese sembra assai strano (Julia Child pubblicherà il suo bestseller "Mastering the Art of French Cooking" nel 1963, le trasmissioni in tv arrivano due anni dopo, del 2009 è l'omaggio di Nora Ephron nel film "Julie e Julia"). Mrs Maisel va in trasferta, dopo il trionfale numero comico che aveva concluso la prima stagione della premiatissima serie creata da Amy Sherman-Palladino (la seconda stagione da oggi su Amazon Prime Video). Un po' di genealogia: Sherman come Don Sherman, attore e sceneggiatore anche di qualche "Rocky", Palladino come il consorte Daniel Palladino. Prima della "Fantastica signora Maisel", la coppia aveva in curriculum "Una mamma per amica". A papà Sherman Amy deve la conoscenza della comicità stand up, un uomo e il suo microfono, una platea che o è distratta o rumoreggia. "Quando lui e i suoi amici provavano i numeri - ricorda - sembrava di vivere dentro 'Broadway Danny Rose"'. Per questo, dopo Parigi la serie farà tappa nei monti Catskill, altro luogo mitico della comicità ebraico-americana. Riassunto della trama, per chi si fosse perso la magnifica serie. Miriam Maisel detta Midge, casalinga niente affatto disperata dell'Upper West Side, viene lasciata dal marito perla segretaria (e fin qui ancora si potrebbe sopportare, ma la ragazza è cosi tonta da non saper usare un temperamatite - per le lamentele, rivolgersi alla showrunnec nel caso fosse sfuggito, è femmina e ama i cappellacci da strega). Un po' alticcia finisce in un locale al Greenwich Village, dove racconta le sue disgrazie in maniera cosi comica che il pubblico applaude. Siccome sul palco ha mostrato le tette - il perché è storia lunga, guardatevi la serie - finisce in un commissariato di polizia dove conosce Lenny Bruce, altro cultore appassionato della comicità che scatena i poliziotti. Mrs Maisel va in Europa per riportare a casa la madre, che nella Ville Lumière si è trasferita, stanca del marito che pretende il silenzio domestico e oltre a lei zittisce i nipoti. Lo ha annunciato, ha svuotato gli armadi, ha prenotato l'aereo, ha lasciato scritto pure l'indirizzo, ma il consorte se ne accorge solo dopo giorni. Da qui la missione a Parigi, dove le donne sfoggiano cappellini e abiti più belli del magnifico guardaroba indossato da Midge, anche quando lavora come centralinista. Tra le scene-capolavoro, c'era la vestizione per andare giù al Greenwich: via le gonne a palloncino intonate al paltò, via i tacchi alti, ora servono pantaloni neri a sigaretta e ballerine, un maglione a collo alto per il consorte che fa sparire giacca e cravatta. Per un po' separata dalla sua agente Susie (rimasta a New York, passa qualche guaio), Midge Maisel porta il suo numero ormai collaudato sul palco di Madame Arthur, storico cabaret parigino di travestiti. Con traduzione simultanea, e le immancabili punzecchiature sul fatto che i francesi, in materia di tradimenti coniugali, sono assai più tolleranti degli americani". (Mariarosa Mancuso)
IL FOGLIO
Mrs. Masiel va a Parigi ed entra nel mito
"Mrs Maisel fa l'americana a Parigi. In una Parigi che ruba tutto quel che può al cinema, dal technicolor di Vincente Minnelli a "Ratatouille"; da "Les parapluies des Cherbourg" di Jacques Demy a Woody Allen di "Tutti dicono I love you". Immancabile la Tour Eiffel, che secondo i registi si scorge da tutte le finestre parigine - anche quella del ratto chef. Immancabile la concierge impicciona. Immancabili le sigarette. Immancabili gli artisti. Immancabili le soffitte. Immancabile il Lungosenna con i fidanzati che si baciano. Immancabile la baguette, con il cibo che al palato newyorchese sembra assai strano (Julia Child pubblicherà il suo bestseller "Mastering the Art of French Cooking" nel 1963, le trasmissioni in tv arrivano due anni dopo, del 2009 è l'omaggio di Nora Ephron nel film "Julie e Julia"). Mrs Maisel va in trasferta, dopo il trionfale numero comico che aveva concluso la prima stagione della premiatissima serie creata da Amy Sherman-Palladino (la seconda stagione da oggi su Amazon Prime Video). Un po' di genealogia: Sherman come Don Sherman, attore e sceneggiatore anche di qualche "Rocky", Palladino come il consorte Daniel Palladino. Prima della "Fantastica signora Maisel", la coppia aveva in curriculum "Una mamma per amica". A papà Sherman Amy deve la conoscenza della comicità stand up, un uomo e il suo microfono, una platea che o è distratta o rumoreggia. "Quando lui e i suoi amici provavano i numeri - ricorda - sembrava di vivere dentro 'Broadway Danny Rose"'. Per questo, dopo Parigi la serie farà tappa nei monti Catskill, altro luogo mitico della comicità ebraico-americana. Riassunto della trama, per chi si fosse perso la magnifica serie. Miriam Maisel detta Midge, casalinga niente affatto disperata dell'Upper West Side, viene lasciata dal marito perla segretaria (e fin qui ancora si potrebbe sopportare, ma la ragazza è cosi tonta da non saper usare un temperamatite - per le lamentele, rivolgersi alla showrunnec nel caso fosse sfuggito, è femmina e ama i cappellacci da strega). Un po' alticcia finisce in un locale al Greenwich Village, dove racconta le sue disgrazie in maniera cosi comica che il pubblico applaude. Siccome sul palco ha mostrato le tette - il perché è storia lunga, guardatevi la serie - finisce in un commissariato di polizia dove conosce Lenny Bruce, altro cultore appassionato della comicità che scatena i poliziotti. Mrs Maisel va in Europa per riportare a casa la madre, che nella Ville Lumière si è trasferita, stanca del marito che pretende il silenzio domestico e oltre a lei zittisce i nipoti. Lo ha annunciato, ha svuotato gli armadi, ha prenotato l'aereo, ha lasciato scritto pure l'indirizzo, ma il consorte se ne accorge solo dopo giorni. Da qui la missione a Parigi, dove le donne sfoggiano cappellini e abiti più belli del magnifico guardaroba indossato da Midge, anche quando lavora come centralinista. Tra le scene-capolavoro, c'era la vestizione per andare giù al Greenwich: via le gonne a palloncino intonate al paltò, via i tacchi alti, ora servono pantaloni neri a sigaretta e ballerine, un maglione a collo alto per il consorte che fa sparire giacca e cravatta. Per un po' separata dalla sua agente Susie (rimasta a New York, passa qualche guaio), Midge Maisel porta il suo numero ormai collaudato sul palco di Madame Arthur, storico cabaret parigino di travestiti. Con traduzione simultanea, e le immancabili punzecchiature sul fatto che i francesi, in materia di tradimenti coniugali, sono assai più tolleranti degli americani". (Mariarosa Mancuso)
venerdì 7 dicembre 2018
GOSSIP - Ultima spiaggia! L'ex bagnina Pamela Anderson si tuffa nella polemica su twitter attaccando Salvini e lui replica: "peccato, da fan di 'Baywatch' la preferivo in costume"
News tratta da Corriere.it
L'ultima star del mondo dem si chiama Pamela Anderson. Proprio lei, la bagnina più amata della tv. Che diventa per un giorno la protagonista del web attaccando il ministro dell'Interno e azzardando un'analisi politica che non dispiace agli elettori delusi. Il primo tweet, mercoledì pomeriggio, comincia con un innocuo: «Pensieri dall’Italia», con tanto di bandierina del nostro Paese. Ma non c’è niente di idilliaco in quello che l’attrice naturalizzata negli States scrive: «L’Italia è un Paese meraviglioso, lo amo tanto, amo il cibo, la moda, la storia, l’arte, ma sono molto preoccupata dalle tendenze che mi ricordano gli anni ‘30». La modella, attrice e showgirl di origini canadesi, 51 anni portati splendidamente, prosegue la sua analisi politica e sociale: «la paura e l’insicurezza in tutte le fasce sociali, gli attacchi quotidiani a rifugiati e migranti, la profonda crisi economica...» .
La soluzione a questi scenari drammatici? «Non è più Macron o più Salvini- scrive Anderson su Twitter- visto che «hanno bisogno l’uno dell’altro e si rafforzano l’un l’altro». Ma «un risveglio paneuropeo che valichi i confini e le nazionalità, che sia capace di affrontare la profonda crisi economica, sociale, ecologica che l’Europa sta attraversando». Del resto, quanto sta accadendo in Francia, insiste impietosa la bagnina simbolo di Baywatch, «è un problema europeo, nella stessa misura in cui le misure anti- immigrazione e le derive fasciste italiane sono un problema europeo». Quindi quando «Mr Salvini», come l’attrice chiama il nostro ministro dell'Interno, dice che «Macron è un problema per la Francia», «intendendo che quanto sta avvenendo in Francia con la protesta dei gilet gialli riguarda solo la Francia», sbaglia: «This is wrong», scrive Anderson. Riscuotendo i plausi degli elettori Dem, che, affranti per le guerre interne, arrivano a candidarla- sui social- a prossimo segretario del partito. Ironicamente. O forse no.
Dopo qualche ora arriva la replica del ministro dell'Interno: «Ahimè, con dolore da affezionato spettatore e fan di «Baywatch», lei questo sabato a Roma non ci sarà».
Poi il commento su Twitter che mette alla gogna la Anderson: «Oggi sono stato attaccato da un'importante politica americana: Pamela Anderson. La preferivo in costume». Una «battuta»criticata in Rete anche dai suoi fan: «Pessima, va bene in caserma, ma su Twitter ...». E qualcuno gli suggerisce di fare attenzione alle reazioni della Bongiorno e della Hunziker, impegnate da sempre in campagne anti- sessismo.
News tratta da Corriere.it
L'ultima star del mondo dem si chiama Pamela Anderson. Proprio lei, la bagnina più amata della tv. Che diventa per un giorno la protagonista del web attaccando il ministro dell'Interno e azzardando un'analisi politica che non dispiace agli elettori delusi. Il primo tweet, mercoledì pomeriggio, comincia con un innocuo: «Pensieri dall’Italia», con tanto di bandierina del nostro Paese. Ma non c’è niente di idilliaco in quello che l’attrice naturalizzata negli States scrive: «L’Italia è un Paese meraviglioso, lo amo tanto, amo il cibo, la moda, la storia, l’arte, ma sono molto preoccupata dalle tendenze che mi ricordano gli anni ‘30». La modella, attrice e showgirl di origini canadesi, 51 anni portati splendidamente, prosegue la sua analisi politica e sociale: «la paura e l’insicurezza in tutte le fasce sociali, gli attacchi quotidiani a rifugiati e migranti, la profonda crisi economica...» .
La soluzione a questi scenari drammatici? «Non è più Macron o più Salvini- scrive Anderson su Twitter- visto che «hanno bisogno l’uno dell’altro e si rafforzano l’un l’altro». Ma «un risveglio paneuropeo che valichi i confini e le nazionalità, che sia capace di affrontare la profonda crisi economica, sociale, ecologica che l’Europa sta attraversando». Del resto, quanto sta accadendo in Francia, insiste impietosa la bagnina simbolo di Baywatch, «è un problema europeo, nella stessa misura in cui le misure anti- immigrazione e le derive fasciste italiane sono un problema europeo». Quindi quando «Mr Salvini», come l’attrice chiama il nostro ministro dell'Interno, dice che «Macron è un problema per la Francia», «intendendo che quanto sta avvenendo in Francia con la protesta dei gilet gialli riguarda solo la Francia», sbaglia: «This is wrong», scrive Anderson. Riscuotendo i plausi degli elettori Dem, che, affranti per le guerre interne, arrivano a candidarla- sui social- a prossimo segretario del partito. Ironicamente. O forse no.
Dopo qualche ora arriva la replica del ministro dell'Interno: «Ahimè, con dolore da affezionato spettatore e fan di «Baywatch», lei questo sabato a Roma non ci sarà».
Poi il commento su Twitter che mette alla gogna la Anderson: «Oggi sono stato attaccato da un'importante politica americana: Pamela Anderson. La preferivo in costume». Una «battuta»criticata in Rete anche dai suoi fan: «Pessima, va bene in caserma, ma su Twitter ...». E qualcuno gli suggerisce di fare attenzione alle reazioni della Bongiorno e della Hunziker, impegnate da sempre in campagne anti- sessismo.
giovedì 6 dicembre 2018
NEWS - Al via "Mayans MC", spin-off di "Sons of Anarchy". E il protagonista, metà argentino e metà salvadoregno, accusa: "Obama ha privilegiato gli afroamericani e ha dimenticato i latini"
Articolo tratto da "La Stampa"
J. D. Pardo, classe 1980, americano, papà argentino e mamma di El Salvador, è il protagonista di Mayans M. C. , serie spin-off di Sons of Anarchy, in onda su Fox da stasera. Interpreta un motociclista, diviso tra il club - i Mayans del titolo - e la sua vecchia vita. «Ero emozionato quando mi hanno scelto - ha raccontato al Fox Circus, evento milanese che in tre giorni ha raccolto più di 50 mila persone —. Ma ero emozionato anche per tutta l'attesa che c'era attorno a questa serie». Sons of Anarchy, ha detto, l'ha recuperata subito prima di fare il provino: «Perché volevo conoscere il mondo e la realtà in cui queste storie sono ambientate». Per prepararsi, oltre ad imparare a guidare una Harley, ha deciso di seguire i consigli di Kurt Sutter, il creatore della serie. E cioè: evitare qualunque contatto con i club motociclistici. «Ez, il mio personaggio, è solo un aspirante, e in un certo senso rappresenta gli occhi del pubblico: deve scoprire ogni cosa di volta in volta, e le mie reazioni dovevano essere genuine». Ez è anche un ragazzo intelligente, figlio di immigrati, che è andato a Standford e che incarna il sogno americano. «Aveva una fidanzata conosciuta al liceo e sapeva quello che voleva fare nella sua vita - ha precisato Pardo -. Poi, però, a causa di un incidente, è finito in galera. Ed è su questo che volevo concentrarmi». E quindi sulla prigione e su come riesca a stravolgere le persone e il loro futuro. Una cosa che - ha insistito Pardo - non viene fatta spesso nei film e nelle serie tv. «Io, invece, volevo analizzare a fondo questo aspetto. Quando sei in galera, vivi secondo un codice. Non importa chi sei, il tuo aspetto, quello che indossi; importa solo la tua parola. È tutto quello che hai». Quello di Ez è un ruolo diverso dal solito: non è il tipico delinquente, e - come ha tenuto a dire anche Pardo - non è il tipo di lavoro che viene offerto ai latini ad Hollywood. Ed è per questo che ha sentito una certa responsabilità: «Da una parte c'è quella di non deludere le aspettative dopo Sons of Anarchy. E dall'altra c'è quella di attore. A Hollywood la comunità latina non ha molte visibilità. Ora sento il peso della posizione in cui mi trovo». Perché? «Quando Obama è diventato presidente, ha aperto molte porte per gli afro-americani. Per i latini, invece, ci sono sempre le stesse possibilità. Al cinema e in tv».
Articolo tratto da "La Stampa"
J. D. Pardo, classe 1980, americano, papà argentino e mamma di El Salvador, è il protagonista di Mayans M. C. , serie spin-off di Sons of Anarchy, in onda su Fox da stasera. Interpreta un motociclista, diviso tra il club - i Mayans del titolo - e la sua vecchia vita. «Ero emozionato quando mi hanno scelto - ha raccontato al Fox Circus, evento milanese che in tre giorni ha raccolto più di 50 mila persone —. Ma ero emozionato anche per tutta l'attesa che c'era attorno a questa serie». Sons of Anarchy, ha detto, l'ha recuperata subito prima di fare il provino: «Perché volevo conoscere il mondo e la realtà in cui queste storie sono ambientate». Per prepararsi, oltre ad imparare a guidare una Harley, ha deciso di seguire i consigli di Kurt Sutter, il creatore della serie. E cioè: evitare qualunque contatto con i club motociclistici. «Ez, il mio personaggio, è solo un aspirante, e in un certo senso rappresenta gli occhi del pubblico: deve scoprire ogni cosa di volta in volta, e le mie reazioni dovevano essere genuine». Ez è anche un ragazzo intelligente, figlio di immigrati, che è andato a Standford e che incarna il sogno americano. «Aveva una fidanzata conosciuta al liceo e sapeva quello che voleva fare nella sua vita - ha precisato Pardo -. Poi, però, a causa di un incidente, è finito in galera. Ed è su questo che volevo concentrarmi». E quindi sulla prigione e su come riesca a stravolgere le persone e il loro futuro. Una cosa che - ha insistito Pardo - non viene fatta spesso nei film e nelle serie tv. «Io, invece, volevo analizzare a fondo questo aspetto. Quando sei in galera, vivi secondo un codice. Non importa chi sei, il tuo aspetto, quello che indossi; importa solo la tua parola. È tutto quello che hai». Quello di Ez è un ruolo diverso dal solito: non è il tipico delinquente, e - come ha tenuto a dire anche Pardo - non è il tipo di lavoro che viene offerto ai latini ad Hollywood. Ed è per questo che ha sentito una certa responsabilità: «Da una parte c'è quella di non deludere le aspettative dopo Sons of Anarchy. E dall'altra c'è quella di attore. A Hollywood la comunità latina non ha molte visibilità. Ora sento il peso della posizione in cui mi trovo». Perché? «Quando Obama è diventato presidente, ha aperto molte porte per gli afro-americani. Per i latini, invece, ci sono sempre le stesse possibilità. Al cinema e in tv».
mercoledì 5 dicembre 2018
ULTIMA ORA!@Hbo e #RAI hanno confermato la seconda stagione de #LAmicaGeniale. Lo hanno annunciato Casey Bloys, presidente di @Hbo Programming e Fabrizio Salini, amministratore delegato della Rai.@TIM_vision @RaiPlay @RaiUno
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 5 dicembre 2018
martedì 4 dicembre 2018
NEWS - Strategia Netflix: il prezzo degli abbonamenti varia da Paese a Paese: in Asia a poco più di 3 euro, in Francia a quasi 17
News tratta da "Italia Oggi"
Netflix gioca coi prezzi dei suoi abbonamenti pur di trovare nuovi utenti. Ma per gli adolescenti si concentra maggiormente sui contenuti: quindi via a produzioni ad hoc chiamate «romcom», dall'inglese commedie romantiche. In particolare, la piattaforma streaming guidata da Reed Hastings sta sperimentando nel Sudest asiatico una tariffa a 4 dollari (3,5 euro circa), più bassa rispetto alle tradizionali offerte a 7,99, 10,99 e 13,99 euro (così come in Italia). Però offerta che accetti catalogo di titoli che ti ritrovi e, per 3,5 euro, la visione di film e serie tv è consentita solo via mobile (smartphone e tablet). A spingere Netflix verso la sperimentazione ci sono i prezzi dei concorrenti in Asia, molto più contenuti dei suoi. Così succede in tutta l'Asia e in India. Ecco perché la sperimentazione a 3,5 euro, attualmente prevista solo in Malesia e altri piccoli mercati locali (niente Europa, niente Italia), può essere considerata una prima mossa per raggiungere l'obiettivo che davvero sta a cuore a Hastings: l'India con i suoi 100 milioni di clienti potenziali, secondo le stime della stessa piattaforma Usa. Peraltro la formula «testare e imparare» dal mercato è stata applicata da Netflix, in senso contrario, anche in Francia. Oltralpe è stata avviata una formula di abbonamento più cara di quanto proposto finora (a 16,99 euro), per posizionarsi in una fascia premium. Insomma, a seconda del potere d'acquisto dei consumatori, si aggiusta il prezzo ma il fil rouge della strategia è e resta quello di coinvolgere nuovi utenti. Del resto, per sostenere le spese delle produzioni originali (in tutto 12 miliardi di dollari, pari a 10,5 miliardi di euro) e mitigare le proiezioni su una marginalità in contrazione a fine anno, non rimane altro se non sfondare l'attuale soglia dei 137 milioni di abbonati nel mondo. La strategia di Hastings non punta comunque sul solo prezzo offerto ma anche sulle produzioni locali. In Asia, per esempio, sono stati annunciati 17 nuovi titoli realizzati in loco e, per la sola India, dopo la prima serie locale Giochi Sacri, sono in lavorazione quattro cortometraggi di Storie sensuali, il titolo horror Ghoul (genere poco diffuso in India) e un titolo tratto dal romanzo I figli della mezzanotte di Salman Rushdie, scrittore britannico nato a Bombay (vedere ItaliaOggi del 21/7/2018). Le produzioni originali verranno declinate diversamente non solo per area geografica ma anche per target di pubblico. Quello messo ora nel mirino da Hastings sono gli adolescenti tra i 15 e i 25 anni. L'amo saranno commedie romantiche come The kissing booth, storia scritta da un 15enne a cui ha puntato anche Sony. Le cosiddette romcom hanno, infine, il pregevole vantaggio per un produttore di richiedere basse spese di realizzazione.
News tratta da "Italia Oggi"
Netflix gioca coi prezzi dei suoi abbonamenti pur di trovare nuovi utenti. Ma per gli adolescenti si concentra maggiormente sui contenuti: quindi via a produzioni ad hoc chiamate «romcom», dall'inglese commedie romantiche. In particolare, la piattaforma streaming guidata da Reed Hastings sta sperimentando nel Sudest asiatico una tariffa a 4 dollari (3,5 euro circa), più bassa rispetto alle tradizionali offerte a 7,99, 10,99 e 13,99 euro (così come in Italia). Però offerta che accetti catalogo di titoli che ti ritrovi e, per 3,5 euro, la visione di film e serie tv è consentita solo via mobile (smartphone e tablet). A spingere Netflix verso la sperimentazione ci sono i prezzi dei concorrenti in Asia, molto più contenuti dei suoi. Così succede in tutta l'Asia e in India. Ecco perché la sperimentazione a 3,5 euro, attualmente prevista solo in Malesia e altri piccoli mercati locali (niente Europa, niente Italia), può essere considerata una prima mossa per raggiungere l'obiettivo che davvero sta a cuore a Hastings: l'India con i suoi 100 milioni di clienti potenziali, secondo le stime della stessa piattaforma Usa. Peraltro la formula «testare e imparare» dal mercato è stata applicata da Netflix, in senso contrario, anche in Francia. Oltralpe è stata avviata una formula di abbonamento più cara di quanto proposto finora (a 16,99 euro), per posizionarsi in una fascia premium. Insomma, a seconda del potere d'acquisto dei consumatori, si aggiusta il prezzo ma il fil rouge della strategia è e resta quello di coinvolgere nuovi utenti. Del resto, per sostenere le spese delle produzioni originali (in tutto 12 miliardi di dollari, pari a 10,5 miliardi di euro) e mitigare le proiezioni su una marginalità in contrazione a fine anno, non rimane altro se non sfondare l'attuale soglia dei 137 milioni di abbonati nel mondo. La strategia di Hastings non punta comunque sul solo prezzo offerto ma anche sulle produzioni locali. In Asia, per esempio, sono stati annunciati 17 nuovi titoli realizzati in loco e, per la sola India, dopo la prima serie locale Giochi Sacri, sono in lavorazione quattro cortometraggi di Storie sensuali, il titolo horror Ghoul (genere poco diffuso in India) e un titolo tratto dal romanzo I figli della mezzanotte di Salman Rushdie, scrittore britannico nato a Bombay (vedere ItaliaOggi del 21/7/2018). Le produzioni originali verranno declinate diversamente non solo per area geografica ma anche per target di pubblico. Quello messo ora nel mirino da Hastings sono gli adolescenti tra i 15 e i 25 anni. L'amo saranno commedie romantiche come The kissing booth, storia scritta da un 15enne a cui ha puntato anche Sony. Le cosiddette romcom hanno, infine, il pregevole vantaggio per un produttore di richiedere basse spese di realizzazione.
lunedì 3 dicembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Le ingenuità e gli stereotipi di "Baby"
CORRIERE DELLA SERA
Le ingenuità e gli stereotipi di "Baby"
"'Per noi la vita è semplice, vogliamo sentirci onnipotenti, divertirci e fare cazzate. E se non riusciamo a farlo alla luce del giorno ci rifugiamo in qualcosa che è solo nostro. La cosa bella è avere una vita segreta...». Adolescenti inquieti e genitori egocentrici, perdizione e rispettabilità borghese, Parioli e borgate: liberamente ispirata alla vicenda delle «baby-squillo» minorenni che segnò la «Roma bene» nel 2013, la serie «Baby» (Netflix) se ne discosta ampiamente, senza troppo cedere alla pressione della cronaca. Dopo «Suburra», il colosso globale dello streaming conferma la Capitale come ambientazione privilegiata per le proprie produzioni locali italiane; una Roma di nuovo scandagliata nei suoi bassifondi morali, ma osservata stavolta nei suoi spazi urbani più elitari e distintivi e mediata tramite un universo giovanile a rischio d'implosione. A raccontare la storia dell'amicizia tra Chiara (Benedetta Porcaroli) e Ludovica (Alice Pagani), delle loro frequentazioni pericolose e della loro solitudine familiare, così diversa ma in fondo simile (il formalismo di genitori «separati in casa» nel caso di Chiara, l'assenza del padre e la presenza di una madre assalita da patologie adolescenziali nel caso di Ludovica), è la scrittura del collettivo Grams, un insieme di giovani autori romani, pressoché coetanei dei protagonisti della serie, e forse proprio per questo titolati a imprimere agli snodi della trama scarti un po' ingenui e a forzare i diversi piani di conflitto e di contrapposizione con soluzioni stereotipate (o prese a prestito dal nuovi §cenaci del teen trama, tipo la serie spagnola Elite). L'operazione va, tuttavia, nella direzione di immaginare anche un pubblico largo. II cast attinge dai giovani attori di Braccialetti rossi ad adulti come Pandolfi, Isabella Ferrari, Calabresi". (Aldo Grasso)
domenica 2 dicembre 2018
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