NEWS - Clamoroso al Cibali! In Italia il 60% degli spettatori di "The Walking Dead" (500.000) lo guarda on demand (non live)
News tratta dal "Corriere della Sera"
Resta la serie televisiva più amata fra quelle prodotte dalla tv a pagamento (la «basic cable» Ame) e gli ascolti americani continuano a essere fra i più elevati della settimana (10,4 milioni di spettatori per l'ultimo episodio), anche se il calo per questa stagione è notevole, da oltre diciassette milioni della première ai dici milioni attuali. Stiamo parlando di «The Walking Dead», uno dei fenomeni televisivi più importanti dell'ultimo decennio. Caso rilevante negli Stati Uniti, il Paese d'origine di questa saga nata nei fumetti di Robert Kirkman e diventata un «franchise transmediale», ma anche negli oltre cento Paesi in cui viene distribuita, creando culto e comunità di fan. L'ascolto delle sette stagioni finora realizzate non è nuovo agli alti e bassi: anche lo scorso anno ci furono momenti di stanca, poi la serie si è ripresa. In Italia — uno dei tanti «territori» in cui Twd è trasmessa, a pochi giorni dalla messa in onda americana, grazie alla cura telefila di Fox Italia — l'andamento è più regolare, caratterizzato da una consistente comunità di appassionati, quantificabili in poco meno di mezzo milione. Negli anni gli spettatori del "live» del lunedì sono rimasti abbastanza stabili (tra i 230.000 della prima stagione e i 278.000 della settima), ma sono cresciuti gli spettatori «non lineari» (quelli che guardano le puntante on-demand). Per le ultime due stagioni, Twd ha accumulato un ascolto non-lineare del 60%, toccando il mezzo milione di spettatori, un risultato straordinario per una serie complessa, cruda, dalla serialità fortemente orizzontale (che richiede, dunque, notevole fedeltà). Gli spettatori di Twd sono giovani o giovani-adulti (età media 40 anni), con buoni livelli d'istruzione. Attraverso zombie e uomini resi mostruosi dall'Apocalisse vediamo rispecchiate le nostre odierne paure e insicurezze. (Aldo Grasso in collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione su dati Auditel)
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lunedì 13 marzo 2017
venerdì 7 maggio 2010
TELEFILM FESTIVAL 2010 - Al via da oggi l'ottava edizione del TF con il Workshop dei direttori delle reti tv chiamati dal Prof. Aldo Grasso a chiedersi se sia finita la Golden Age dei telefilm in Italia. E mentre sale la febbre del "terzo tipo" per Morena Baccarin di "V", i telefilm danno i numeri...Al via da oggi l'ottava edizione del Telefilm Festival di Milano, dal 7 al 9 maggio all'Apollo SpazioCinema. Stamattina Workshop imperdibile con i direttori delle reti tv chiamati da Aldo Grasso a chiedersi se sia finita o meno la Golden Age dei telefilm in Italia (dalla ricerca del CERTA della Cattolica sembrerebbe di sì...). E mentre sale la febbre per la bellissima Morena Baccarin di "V" (stamattina in conferenza stampa e poi all'incontro con il pubblico nel pomeriggio), i telefilm hanno dato i numeri alla conferenza stampa di apertura di ieri...
lunedì 16 luglio 2007

Un’occasione per ricordare la tv del passato, ma anche per riflettere sul presente e sul futuro del piccolo schermo: da lunedì 16 luglio parte “Il Grande Talk – Oggi”, nuovo appuntamento quotidiano su Sat2000, che da lunedì a venerdì accompagnerà i telespettatori per tutta l’estate, con due repliche alle 17.30 e alle 22.00. Pensato e realizzato dallo staff del "Grande Talk", il programma sarà sempre condotto da Alessandro Zaccuri e da Mirella Poggialini, e ogni giorno presenterà tre diversi servizi in pillole che indagheranno sul panorama televisivo. La prima sezione, a cura del critico di "Avvenire" Mirella Poggialini, sarà dedicata ad un riassunto della scorsa stagione tv con un’analisi critica sui motivi di successo e di flop di alcune produzioni. A seguire uno spazio dedicato ai generi televisivi: ogni giorno si alterneranno i contributi di Leo Damerini sui telefilm (curati da Elena Palin), un viaggio nel tempo da "Ai confini della realtà" a "X-Files", fino ai prossimi "Dirt" e "Studio 60"; di Armando Fumagalli, docente dell’Università Cattolica di Milano, sulle fiction, di Ivano Balduini, autore televisivo sul varietà e di Domenico Liggeri, autore tv e scrittore, sui videoclip. Non mancherà inoltre uno sguardo all’attualità con servizi, speciali, anteprime e anticipazioni sulla prossima stagione. Infine Massimo Scaglioni, docente dell’Università Cattolica di Milano, terrà una rubrica sull’”alfabeto della tv di domani”: dalla A alla Z spiegherà i termini che caratterizzeranno sempre di più la tv del futuro. Il "Grande Talk Oggi" offrirà dunque ai telespettatori spunti e strumenti d’indagine per interrogarsi sui limiti e le risorse della tv di oggi, per accedere all’offerta televisiva in modo più razionale e disincantato. Il "Grande Talk Oggi" è un programma scritto da Alessandro Zaccuri e Luciano Piscaglia. Il progetto grafico è a cura di Erica Brunetti. Sat 2000 è visibile sia sul satellite (pacchetto Sky – canale 801), sia sul digitale terrestre (piattaforma Rai). La visibilità del Grande Talk è inoltre garantita dalle numerose emittenti locali che aderiscono alla syndication di Sat 2000.
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mercoledì 24 gennaio 2007
L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieriCORRIERECONOMIA
Da Febbraio cade il muro dell'Auditel per SKY: chi vivrà, vedrà...
"Dopo lo scontro, la pace. Con una soluzione che sembra mettere d'accordo tutti ma che, soprattutto, disegna scenari e strategie del mercato televisivo multicanale. A dicembre l'annosa questione della quantificazione dei canali digitali sembrava destinata al muro contro muro, con Sky che lanciava ultimatum, Auditel che riaffermava la propria ventennale correttezza e il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni che minacciava di affidare all'Autority la rilevazione degli ascolti. Poi, nel più bonario clima natalizio, lo stesso ministro ha messo i contendenti attorno a un tavolo. E accordo fu.
La sanzione ultima è venuta, a inizio anno, dalla Corte d'Appello di Milano che, dopo due incredibili anni di stallo, ha finalmente annullato l'inibitoria che vietava la pubblicazione dei dati disaggregati dei canali satellitari. Risultato: da febbraio dovremo fare l'abitudine a misurare le performance non più di sette canali, ma di alcune decine. Vittoria del mercato, verrebbe da dire, a cui finalmente vengono dati strumenti adeguati per orientare le proprie decisioni. Ma, oltre la cronaca spicciola, come leggere l'improvvisa accelerazione della questione in chiave di scenario? Al di là della buona volontà dei diversi attori, viene da pensare che la svolta decisiva si debba all'intenzione di Sky Italia di confrontarsi più aggressivamente col mercato pubblicitario. Il 2006 è stato un anno importante per la società italiana del colosso NewsCorp. È stato raggiunto il pareggio di bilancio, e Sky ha messo il segno positivo davanti al proprio utile. Vinta la battaglia contro la pirateria, gli abbonamenti hanno toccato la soglia dei quattro milioni di famiglie, ovvero una platea «virtuale» di oltre dieci milioni di spettatori. È cresciuta sia l'offerta di canali sia il consumo. E, infine, è cresciuta anche la pubblicità: 220 milioni di euro per il 2006/07, +48%. L'attuale scenario vede il mercato televisivo nazionale sostanzialmente tripartito, fra Rai (37% del mercato, quote derivanti da canone e pubblicità), Mediaset (36% da sola pubblicità) e Sky (23% da abbonamenti e, in misura limitata, pubblicità), con gli altri attori (Telecom Italia e Fastweb) ancora piuttosto distanti.
Ma in questo quadro c'era una sproporzione: proprio a causa dell'assenza di dati certi, lo share satellitare (poco meno del 7%) finiva per contare meno di quello generalista, nonostante il pubblico pay sia considerato più «pregiato», più giovane e affluente. Il primo risultato ottenuto da Sky è che ora i centri media potranno orientare con meno discrezionalità e maggiore rigore scientifico gli investimenti pubblicitari. Si delineano così nuove strategie: se la Rai di Gentiloni sembra destinata a rafforzare la propria missione di servizio pubblico, Mediaset e Sky finiscono per scontrarsi direttamente sul versante della pubblicità. Anche perché la crescita degli abbonamenti è destinata a rallentare, mentre Mediaset si è fatta più aggressiva sul fronte del «pay light» sul digitale terrestre, la versione «economica» della tv a pagamento (si pensi al lancio «premium» del «Grande Fratello» sul Dtt). Chi l'avrebbe mai detto? Nell'Italia del centro-sinistra, il «T-rex» Rupert Murdoch (l'ex «amico» di Silvio Berlusconi) si è rivelato il grimaldello per scardinare il più che ventennale duopolio televisivo.
(Massimo Scaglioni, 22.01.2007)
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