lunedì 23 ottobre 2017

NEWS - Achtung compagni! Facebook e Snapchat all'assalto delle serie tv con l'ingaggio di Kerry Washington, il reboot di una serie norvegese cult e un accordo storico...
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mercoledì 18 ottobre 2017

martedì 17 ottobre 2017

GOSSIP - Kristen in forma! La Bell di "Veronica Mars" confida il suo segreto di bellezza: "voglio sempre sapere cosa metto nel mio corpo!"
Kristen Bell looks so relaxed and happy on the cover of Shape magazine’s November 2017 issue, on newsstands October 17. Here’s what the 37-year-old actress had to share with the mag:
On teaching her daughters about being healthy: “It’s important to me to show my children that I care about my health and fitness enough to stay committed. So when I’m in their room with them, I’ll do squats. When they ask what I’m doing, I’ll say I’m getting my physical fitness in…it’s a value I want to instill in my kids at an early age – that paying attention to your body is mandatory.”
On finding time to workout: “At work, while I’m running through lines with my fellow actors, I’ll be leaning backward on a chair doing tripcep dips. At home, when my kids and I are on a walk, and they’re meandering and looking at leaves, I’ll do lunges. I get it in however and whenever I can.”
On her best healthy habit: “My best healthy habit is knowing how to read a nutrition label…I try to balance everything…I appreciate understanding what I’m putting into my body.”
For more from Kristen, visit Shape.com.
GOSSIP - The Vampire Break-Up! Paul Wesley e Phoebe Tonkin si sono lasciati!
Paul Wesley and Phoebe Tonkin have called it quits yet again after reconciling earlier this year. The former Vampire Diaries co-stars date on and off for the past four years, but fans recently noticed that the actors unfollowed each other on Instagram and now Us Weekly has confirmed the breakup. Paul and Phoebe previously split in April, but got back together after a month apart. They were last seen together while holding hands in May.

lunedì 16 ottobre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

"Rivista Studio"
Perché "Suburra" non piace a tutti?
"In poco più di una settimana, Netflix ha sconquassato il mondo della serialità italiana, dico serialità perché lì la parola fiction è vietata. Fino ad ora. Adesso ci si trova Don Matteo e altra roba di produzione Rai, e sui social è venuto giù un pieno: non paghiamo 9,99 euro al mese (la tariffa aumenterà) per vedere Terence Hill in HD! È il grande equivoco di una piattaforma digitale nata a fortissima caratterizzazione social: per molti utenti non dev’essere un network che offre contenuti a una platea sempre più vasta (se no uno il network cosa lo apre a fare), ma un luogo di riconoscibilità individuale, dove ognuno deve trovare ciò che parla solo a lui. Da qui viene anche la frase che ultimamente si sente ripetere più spesso: «Su Netflix non c’è niente». Esaurite in poche sere le due-tre cose che interessano a te, il resto è come se non esistesse. Ma si aprirebbe un discorso troppo lungo. Torniamo alla settimana decisiva di cui sopra. È appena esplosa la bomba Don Matteo ed ecco che arriva Suburra, la prima serie italiana che Netflix ha proprio deciso di produrre, pensa te. All’ultima Mostra di Venezia, dove sono stati presentati i primi due episodi, si è assistito al primo caso di oggetto non identificato, fatto da cinematografari romani ma pensato per un bacino che si spinge ben oltre Roma Nord: i numeri di Netflix dicono più di 100 milioni di abbonati nel mondo. Faceva un certo effetto ricevere comunicati stampa dove leggevi nomi come Claudia Gerini e Michele Placido da parte di grossi PR internazionali. I giornalisti italiani in cerca dei soliti amici da buffet ci sono rimasti malissimo: e mo come facciamo? Con chi parliamo? La serie è piaciuta. Agli italiani, che sentivano l’attenzione della stampa internazionale, non si può vivere del resto di solo Sorrentino. E pure agli stranieri, che hanno ritrovato nel nuovo prodotto l’unico cinema (e Tv) ultimamente esportato oltre confine: Romanzo criminale, Gomorra e, sì, Sorrentino. Ora che Suburra è a disposizione di tutti, a certi critici incrociati alla festa veneziana non piace più (l’open bar gentilmente offerto da Netflix è ormai un lontano ricordo), la stampa storce un po’ il naso, sul pubblico non esistono dati di share, si intuiscono reazioni opposte ma è giusto così, il tempo di guardarla in pochi giorni e poi il solito ritornello: «Su Netflix non c’è niente». Il dato interessante è un altro. Per la sua prima produzione italiana, Netflix ha puntato sul nuovo immaginario che ormai riconosciamo (e in cui ci riconosciamo) anche noialtri: Suburra sembra Romanzo criminale, sì; sembra Gomorra, sì. E grazie al cazzo (scusate). Stavolta Stefano Sollima non figura tra i registi, stava girando il sequel di Sicario di Denis Villeneuve, a sua volta impegnato con quel piccolo film che è Blade Runner 2049: non mi sembra una cattiva promozione per nessuno dei due. Ma è proprio con Sollima, autore principale delle versioni televisive di Romanzo criminale e Gomorra, che è partita questa idea di nuovo racconto popolare, pop e paraculo, locale e globale, con «dramatic instinct and visual verve» (dalla recensione di Screen a Suburra il film). Poi è venuto l’imprescindibile innesto sorrentiniano, nella prima sequenza della serie c’è ovviamente un prete, non ce ne libereremo mai, ma ormai siamo persino disposti ad accettarlo. Racconto popolare, dicevo. I miei amici di Facebook si lamentano delle didascalie “Roma centro” sopra le inquadrature del cupolone di San Pietro: certo, c’avete ragione, ma forse non sono messe a caso. Né sono messi a caso gli spiegoni di Mafia Capitale for dummies, i siparietti coatti a Ostia Lido per chi Ostia Lido non sa cosa sia, le coincidenze forzate tra ammore e malavita, tra borgatari e vescovi, tra consiglieri comunali e tesorieri vaticani. Non sono un fan né di Suburra né di House of Cards, per dire, ma di quest’ultima siete arrivati alla quinta stagione senza lamentarvi troppo, e dire che era diventato inguardabile già all’inizio della seconda. Vi anticipo: non sto mettendo a confronto Alessandro Borghi con Kevin Spacey. È che siamo così, dolcemente esterofili: quando guardiamo le cose nostre non ci va bene mai, vogliono avere ragione sia quelli che «c’è troppa poca monnezza per essere Roma» sia quelli che «dà una pessima immagine del nostro Paese», (ancora) non va bene Don Matteo ma non va bene manco una cosa girata meglio, scritta meglio, recitata meglio (io vedo un casting semplice semplice come quello dei tre protagonisti Borghi-Ferrara-Valdarnini e mi sembra comunque miracoloso) e che però vuole continuare ad essere popolare, appunto. No: il vostro sogno è passare da Don Matteo a The Wire nel giro di una stagione, anzi mezza, una stagione intera è troppo. Poi c’è un altro problema. E cioè che il racconto popolare ce lo scriviamo da soli tutti i giorni da anni, dunque la finzione, seppur verosimile, ci lascia sempre e comunque insoddisfatti. Con un sindaco (pardon: una sindaca) come Virginia Raggi che scrive tutti i giorni sceneggiature degne di un film di Dino Risi, quelle delle serie non saranno mai all’altezza. Lo capisco, succede anche a me. Eravamo l’unico Paese al mondo in cui gli stand-up dell’attualità politica andavano più veloci del loro possibile adattamento cinematografico, meno male che oggi di là è arrivato Trump. Di fronte a Virgy contro l’Atac, per citare giusto uno dei format di maggior successo, nessuno showrunner potrà mai inventare qualcosa di meglio". (Mattia Carzaniga)

sabato 14 ottobre 2017

GOSSIP - Mica Bad! Krysten Ritter più in forma che mai su "Women's Health" confessa: "Bryan Cranston è la persona più generosa che ho incontrato!"
Krysten Ritter is on the cover of Women’s Health magazine’s November 2017 issue.
Here’s what the 35-year-old Jessica Jones star had to share with the mag:
On her Hollywood role model, Bryan Cranston: “He is one of the most generous, send-the-elevator-back-down guys I’ve ever met. He wants to give back so much. Like ‘I’ve learned this, this is what works and what doesn’t.’ It’s rare that people share like that. And I want to do that too – when I meet somebody just starting out, or not experienced, I try to give them everything, all the tools, everything I’ve learned along the way.”
On being bullied in high school: “You’re just different – and different is not good.”
On finding the good in bad experiences:“Anything bad that’s happened to me, I look for ways to put it in my work. And afterward, I feel lighter. It’s like spring cleaning. I think that’s what all artists do – it’s a way to communicate their feelings, a way to use their heart and get things out.”

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giovedì 12 ottobre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
Variety
Le lezioni sbagliate di "Game of Thrones"
Today’s Variety cover story and accompanying column go deep into the subject of TV’s rapid expansion — Cynthia Littleton and I delve into not just the amount of TV being made, but the increasing costs that are impacting the medium. 
Throughout both of those pieces, “Game of Thrones is mentioned many times. “Everybody wants their ‘Game of Thrones,’” one executive sighed as we reported this story. 
It’s true: Those were the recent marching orders of Jeff Bezos, and chaos reigns at Amazon Studios as it tries to pivot to providing spectacle. We’ve already seen the arrival of a host of dramas employing dozens of burly, bearded guys who can wield heavy swords (and some of them, like “Vikings and “Into the Badlands,” are actually good!). But many more that prioritize pyrotechnics and special effects are no doubt on their way, not just from Amazon, but all the other content providers now in the game. 
The problem is, those trying to imitate “Game of Thrones are taking all the wrong lessons from its origin story.
First off, “Game of Thrones was not picked up straight to series. Every executive I spoke to winced when I brought up this frustrating trend. As one experienced showrunner put it, “You can make a good show without going through the pilot process. But it’s usually harder to do it that way.” The pilot process is far from perfect, but it allows everyone involved to assess what’s working and what’s not, and what can be recalibrated to make a show more effective. When a scripted program doesn’t pause after the pilot to figure out the best path forward, that rush-to-screen often drives up expenses, and storytelling mistakes are compounded.
Even Game of Thrones went through a rocky pilot process — the producers made two. The first attempt at a debut episode was more or less tossed out because certain characters weren’t quite working and some plot points were unclear. When the drama finally premiered in April 2011, major characters had been recast— Emilia Clarke was plucked almost straight out of drama school to replace Tamzin Merchant, and Michelle Fairley was not the actor originally cast as Caitlin Stark. 
HBO officially put “Game of Thrones into development in January 2007 — so the team went through four long years of development, notes, writing, more notes, re-writing, filming and extensive re-shoots. Benioff and Weiss, well-regarded screenwriters, had never made a TV show before, and have acknowledged they faced a tremendous learning curve. 
None of this is to say that “Game of Thrones is perfect. Dozens of critics, including myself, have spent a lot of time writing about what we’ve loved about the show — as well as what we’ve disliked about it. The show has flaws and blind spots, some of which have improved or evolved over time, some of which haven’t. 
But now that giant dragons are aloft and a dead ice king is tossing around javelins, it’s easy to forget that the main reason for “GoT’s” success is the fact that it’s truly a character-based drama. Even minor players like Lady Mormont and Tormund caught on with fans because they are so specifically and memorably portrayed. Many of the greatest scenes in “Game of Thrones” history have consisted of quiet conversations between two fine actors  or one actor slaying a monologue, as Tyrion (Peter Dinklage) did during his Season 4 trial. People root for Dany and Tyrion and Brienne, and worry about Arya and Sam, because they care about them. That’s the show’s accomplishment, not the near-tripling of its initial episodic budget. 
As it transitions into its final season, there’s been much chatter about how “Game of Thrones will consist of essentially six feature films. But keep in mind that “Game of Thrones” is ending its run that way. The network and producers did not start out operating from the assumption — often expressed by Cersei Lannister, a fan of the for-hire Golden Company — that throwing money at a problem is the best way to solve it. 
HBO didn’t just spend money to get it right. It spent a rarer commodity — time.
But cash is what’s flooding into the TV market now, not patience. Apple already has a TV budget of at least $1 billion. Disney, Time Warner, NBC Universal and CBS spent $36 billion on TV last year — a third more than just seven years ago. Hulu will part with $2.5 billion this year, which tops HBO’s annual $2 billion budget. Netflix is upping its ante to $7 billion in 2018. Amazon spent $4.5 billion this year. And now Facebook is jumping checkbook-first into the episodic fray, along with Google, Snapchat and YouTube. 
All together, it’s a dizzying amount of money. But I truly wonder which of these companies will take their time with their shiny TV acquisitions. 
Sure, some eye-popping plot points need to be drenched in dollars to stand out. But many of the most memorable TV scenes (including on “Game of Thrones”) are the product of great effort expended over days, weeks, months and years. Scenes that are written and re-written, rehearsed and worried over, passionately crafted and thoroughly thought through. 
As Don Draper might say, “That’s what the money’s for.”

martedì 10 ottobre 2017

NEWS - Clamoroso al Cibali! 'Gomorra' e 'Suburra' parlano inglese: la società che li produce, Cattleya, comprata dagli inglesi di 'Downton Abbey'. Leggi QUI
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Tin Star", racconto sopra le righe che stenta a decollare
"Lo sceriffo Worth si guarda allo specchio e scopre un altro da sé. Il classico caso di sdoppiamento, così caro alla letteratura ottocentesca, o c'è qualcosa d'altro, di non detto, che rimanda a un passato del protagonista che noi non conosciamo? 'Tin Star', la nuova serie creata da Rowan Joffé e prodotta dalla Kudos Film and Television, racconta la storia di Jim Worth (Tim Roth), un ex detective della polizia di Londra, con un passato da alcolista, che si trasferisce con la famiglia, per motivi non meglio specificati, nella cittadina di Little Big Bear sulle Montagne Rocciose canadesi. Accanto a lui la moglie Angela, interpretata da Genevieve O'Reilly (Sky Atlantic, martedì, 21.25). Dopo un anno di calma apparente, la vita di Jim e della piccola comunità viene stravolta dall'apertura di una raffineria di petrolio da parte di una società, la North Stream Oil, rappresentata dall'ambigua Miss Bradshaw (Christina Hendricks) e «protetta» da un truce capo della sicurezza. Sesso, droga, prostituzione, criminalità si affacciano dalle parti di Little Big Bear diventata, grazie o per colpa della raffineria, una zona molto più corrotta e complicata. Come succede in questi casi, parte della popolazione è favorevole ai nuovi insediamenti (portano lavoro e soldi) e parte, invece, pensa che l'ambiente vada salvaguardato. Non è una serie ambientalista alla «Erin Brockovich» o di denuncia sul global warming: certo lo sceriffo Worth non si lascia incantare dalle proposte di Miss Bradshaw, ma la parte più interessante del racconto è la lotta contro i suoi fantasmi del passato, i dettagli che a poco a poco compongono un quadro tutt'altro che rassicurante. A parte l'interpretazione di Tim Roth, il racconto è spesso sopra le righe e non sempre la tensione narrativa è all'altezza del protagonista, come se stentasse a raggiungere i modelli alti cui pretende di ispirarsi". (Aldo Grasso)

lunedì 9 ottobre 2017

NEWS - Più Netflix (più caro) per tutti! Da oggi aumenti nei prezzi degli abbonamenti tra 1 a 2 euro al mese (resta di 7.99 quello base da uno schermo solo)
News tratta da "Il Messaggero"
Netflix, la popolare piattaforma tv on demand, modifice le tariffe. A partire dal 9 ottobre, fa sapere l'azienda, in Italia cambierà il prezzo del piano Standard (che permette di poter vedere Netflix su due dispositivi contemporaneamente, incluso l’Hd dove disponibile), che passerà da 9,99 a 10,99 euro al mese, e del piano Premium (che permette di vedere fino a quattro schermi contemporaneamente, Hd e Uhd incluse dove disponibili), che da 11.99 passerà a 13.99 euro al mese. Nessun cambiamento invece nel piano base da uno schermo, che resta di 7.99 euro al mese. Netflix giustifica questi aumenti di prezzo con l'aggiunta di contenuti esclusivi come serie tv e film e un catalogo sempre maggiore (negli ultimi 2 anni, specifica l'azienda, il numero di titoli disponibili in Italia è aumentato del 207%) e con l'introduzione di nuove funzionalità che permettono agli utenti di trovare i propri contenuti più facilmente.

domenica 8 ottobre 2017

sabato 7 ottobre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA REPUBBLICA
Sfondiamoci di "Suburra", ci si rivede lunedì!
"Uscita di venerdì, è di quelle da nuove modalità di fruizione. C'è il weekend davanti e su Netftix, da ieri appunto, ci sono i dieci episodi di Suburra. Chi può e ci tiene parecchio può chiudersi in casa e ripresentarsi lunedì. Ma non è tutto qui, visto che il momento è a suo modo storico: Suburra. La sede è la prima produzione italiana di Netflix (ma ci sono anche Cattleya e Rai Action). È stata presentata al Festival di Venezia (con le ovvie alzate di sopracciglio del cinema ufficiale) e, per via della medesima produzione (Cattleya) e del contraltare romano a quello di Napoli, è il lato Capitale di Gomorra. Rispetto al film di due anni fa - diretto da Stefano Sollima e tratto dal libro di Giancarlo De Cataldo e Carlo Boni i - siamo in epoca appena precedente. Quindi è un prequel, l'impianto resta (Roma e i suoi poteri criminal intrecciati con politica, Vatican , ecc.), cambiano quasi tutti gli attori, quelli di richiamo sono Claudia Gerini e Filippo Nigro, i registi sono Michele Placido (i primi due episodi), Andrea Motaioli e Giuseppe Capotondi. Si rispetta lo spirito incalzante da serie tv: thriller, con fasi ultrapalpitanti, e storie classiche a base soprattutto di giovani che vogliono prendere il posto dei padri cambiando (ma rie sono capaci?) l'impianto criminate di Roma e forse del mondo e renderlo ancora più redditizio, cinico, senza il minimo riguardo. L'inizio è devastante, senza sconti: il protagonista di una gigantesca serata orgiastica si rivela essere un altissimo prelato. Da k ricatti a tutti e tutti sono violenti mentre diventa indistinguibile il grumo sanguinolento su cui convergono i borgatari, i politici con gli appalti, i preti con le loro finanze, i Sinti che vogliono spazio. E il centro rimane il terzetto di virgulti (Numero 8, Spadino e Lele), appartenenti a razze diverse ma uniti da un destino cl cui conoscono solo i codici di base, quasi animaleschi. Suburra, quindi, per un salto in avanti nelle mike riflessioni sul futuro di cinema e serie tv, ma anche con la scorciatoia, facile quanto appagante, di una storia che ti travolge e che diventa naturale seguire fino in fondo. Ci si vede lunedì. (Antonio Dipollina)

venerdì 6 ottobre 2017

NEWS - Mettete Franceschini nei nostri...canoni! Il canone "obbligatorio" Rai pagato anche da chi non ha la tv (tocca a chi non possiede la televisione sbattersi per dimostrarlo, ovviamente). E la Rai ci guadagna 420 milioni di euro in più (che gira per una bella parte a Fazio per invitare Franceschini e il suo ultimo libro...) 

Articolo tratto da "la Repubblica"
Inserire il canone Rai nella bolletta della luce è stato un successo sul piano della lotta all'evasione. Nel 2016 lo hanno pagato il 41% delle famiglie in più. Assicurando un incasso aggiuntivo, rispetto al 2015, di oltre 420 milioni. Finito per due terzi alla Rai (280 milioni), il resto all' erario. I furbetti del canone si sono ridotti così dal 36% al 10%. Rimanendo comunque tantissimi. Superiori ai 2 milioni e mezzo, secondo quanto emerge dalla Relazione sull' evasione, commissionata dal ministero dell' economia al gruppo di lavoro guidato dall' ex presidente Istat, Enrico Giovannini. Ma non è l' unica sorpresa. Incrociando dati Istat e dell' Agenzia delle entrate, salta fuori che 446 mila e 730 famiglie con ogni probabilità hanno pagato i 100 euro del canone nel 2016 (quest' anno sceso a 90 euro). Ma non dovevano farlo. Semplicemente perché non hanno la tv. Da una parte quindi, gli incalliti dell' evasione che riescono ancora a farla franca, aggirando persino gli automatismi del prelievo in bolletta. Grazie per lo più alle seconde case affittate in nero, visto che il canone è dovuto una sola volta, per chi possiede diversi immobili. A patto però che le seconde e terze abitazioni non siano destinate ad attività redditizie, dunque tassabili, come un bed&breakfast. Perché in questo caso il canone si deve ripagare. Dall'altra parte, ci sono gli ignari. Non hanno nemmeno una tv e non dovrebbero versare alcunché alla Rai. Ma non sanno o hanno dimenticato che il possesso dell' apparecchio si presume per legge in presenza di un' utenza elettrica: se hai la luce, hai anche un televisore. In caso contrario, tocca a te farlo presente. Altrimenti scatta il prelievo automatico. Il modulo per la "dichiarazione di non possesso" si trova pure online. Eppure oltre 400 mila famiglie non ha potuto o saputo inviarla. Pagando nella bolletta elettrica un sovrappiù non dovuto.
Il dato emerge confrontando l' indagine Istat sugli aspetti della vita quotidiana, laddove si stima che il 96% delle famiglie italiane (24 milioni e 512 mila) ha almeno una tv in casa. Mentre quasi 994 mila ne sono prive. Ebbene di queste solo 547 mila hanno dichiarato nel 2016 di non possedere televisori: dato ufficializzato nel maggio 2017 dall' ex direttore dell' Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in audizione al Parlamento. Quindi oltre 446 mila famiglie si sono dimenticate di farlo, per ignoranza o trascuratezza. Va anche detto che quella dell'Istat è un' indagine campionaria, dunque soggetta ad errori. Benché il campione (28 mila famiglie) sia ritenuto sufficientemente ampio e affidabile. Rai e Agenzia delle Entrate d'altro canto sono a conoscenza dello scostamento nel dato. E hanno affidato a un gruppo di esperti il compito di approfondire il caso. Se fosse così però, la televisione di Stato potrebbe aver incassato oltre 40 milioni di euro non dovuti. Mentre agli ignari pagatori non resterebbe che attivare la procedura di rimborso, sempre che si accorgano dell' errore. Quanto agli evasori, c' è ancora molta strada da fare. E oltre 250 milioni da recuperare.

giovedì 5 ottobre 2017

GOSSIP - C'eravamo tante odiate! Kim Cattrall tira fuori la sincerità di Samantha e rivela i veri motivi del rifiuto di fare il terzo film di "Sex and the City": "tra noi attrici, dopo la serie tv, è diventata una relazione tossica, nessuna si è fatta mai sentire". RIP Carrie... 
More details from Kim Cattrall‘s interview with Piers Morgan about her Sex and the City co-stars have been revealed. If you missed it, it all started when rumors spread that Kim was being extremely demanding over the possibility of doing a third Sex and the City film. It was then revealed that a third movie was not going to happen and the show’s star, Sarah Jessica Parker, said she was disappointed by the news. In her interview with Piers, Kim slammed Sarah Jessica, and now she’s opening up even more about her side of the story with regards to co-stars Cynthia Nixon, Kristin Davis, and Sarah Jessica.
“I’ve moved on, this is what my sixties are about, they’re about me making decisions for me not my career, for me. And that feels frickin fantastic,” Kim said. “But everything comes to an end and in closing one door another door opens and that door has been waiting for a long time.”
“And that’s another thing that’s really disappointing is that nobody ever picks up the phone and tries to contact you and say, ‘how you doing?’ That would have been the way to handle it,” Kim added. “And usually what happens in a healthy relationship is that someone, or a transaction for a job in my business, is that someone says, ‘are you available?’ and you say ‘yes’ and here’s the job and you say ‘yes but thank you very much but I’m sort of over here right now but thank you very much’ and that person turns to you and they say ‘that’s great, good luck to you, I wish you the best.’ That’s not what happened here, this is, it feels like a toxic relationship.”
“They all have children and I am ten years older and since specifically the series ended I have been spending most of my time outside of New York so I don’t see them,” Kim continued. “The common ground that we had was the series and the series is over.”

mercoledì 4 ottobre 2017

NEWS - Clamoroso al Cibali! "'The Walking Dead' può sopravvivere anche senza Rick!", Andrew Lincoln dixit

News tratta da "Uproxx"+"Entertainment Weekly"
The Walking Dead is heading into its eighth season and its landmark 100th episode, still rolling strong and possibly pushing its cast to incredible lengths in order to tell the story of the world that follows the zombie apocalypse. While there’s a possible time jump coming this season, Andrew Lincoln things that only the start of the changes the series could bring about in its future and the next 100 episodes. In an interview with Entertainment Weekly, Lincoln details how he could see the show continuing on without Rick Grimes at some point. The magazine calls Lincoln the most “mentally, physically, and emotionally committed” actor you’d meet in his Walking Dead role, but that doesn’t mean the show hinges on him being around until the very end. Putting a period on the end of a performance is something Lincoln talks about during the chat: 
“I think that there’s an innate feeling and certainly in me that I love doing a play or doing the film because you get to put a period on the end of it and you get to do it nightly, which is really exciting. TV is different. The format is different because it is about sort of a continuum. But, you know, there is a sense to me that really needs some… it sounds like I’m in a shrink’s head, but there is a completion thing that I think I deserve for doing it for so long. And also probably the audience would like some completion…
“There’s only so many ways you can bend and stretch this and that. I’m not saying that the show would ever finish, but I certainly think that there’s an opportunity for the show to change at some point, and I think it should.”
For Lincoln, he doesn’t see Rick as the main narrative force in the series and the door is already open for his exit if the chooses to walk through it. That focus is Rick’s son, of course, growing up in this new world and experiencing all the beauty and horror it has to offer: 
“It’s beautifully set up for that — for the camera to be certainly his story, and then it just shifts off. If ever there was a landscape or an environment to do that, it’s our show. But whether or not that’s this season… well, you have to find out, don’t you?”
Chandler Riggs stepping into that Rick role in the show would be a tough pill to swallow for some fans, but Carl has certainly grown a bit since those early seasons. Also he’s supported by a great ensemble of characters that also seem to come and go, giving him a safety net of sorts for any sort of transition that could happen. That said, it probably shouldn’t be expected any time soon. Lincoln is the guy for now, with Scott Gilmple even jokingly talking about “year 20 or year 30” of the show being the point where the show moves on without him. But the belief from those on the show and creator Robert Kirkman is that Rick Grimes isn’t what drives The Walking Dead, even if he’s not walking into the sunset any time soon: 
“Andy is the leader of this show and his dedication to the show is absolutely inspiring,” he says. “Everyone just looks up to him and he’s a huge part of this show. But we have a very strong ensemble, and there’s a lot of characters that could carry the show. The Walking Dead is a story very much about a world and a bunch of people inhabiting that world.”
While this certainly feels like the latest worm on the hook to pull people in and make them ask, “will they do it?,” an actor wanting to go off and do other things isn’t a new or outrageous concept. Lincoln would have the luxury of choice coming from a massive success like The Walking Dead, so this type of conversation is good to put out in the open. Even if you’re not going to run off and do Shakespeare for the rest of your life, you want folks to know you could and things would be fine. We just hope they use his heroic ending if they do send him off. Make it count.

martedì 3 ottobre 2017

NEWS - Franceschini fuori tempo! Il protezionismo della riforma tv del Ministro della Cultura che "impone" il 60% di produzioni italiane/europee ai network e all'on demand di Netflix (e di fatto stronca le serie tv americane). Il parere di Aldo Grasso

Commento tratto dal "Corriere della Sera"
"Migliorerà il cinema (non ne sono sicuro), peggiorerà la tv (ne sono sicurissimo). A volte le buone intenzioni generano effetti perversi e questo temo sia l'esito ultimo del decreto per le quote tv. Che forse aveva un senso trent'anni fa, prima della rivoluzione digitale, ma che oggi pare solo una forma di protezionismo fuori tempo. I palinsesti tv, bene che vada, saranno riempiti da tutti quei film finanziati dallo Stato (sono tanti) che non riescono a essere distribuid nelle sale per quanto sono modesti. Nel corso degli anni Duemila, la serialità americana ha completamente trasformato lo scenario mediatico cancellando la distinzione fra cinema e tv, ha rotto confini geopolitici irridendo l'autarchia, ha indicato strade da percorrere. Che sono quelle di sviluppare al meglio i linguaggi e i modelli produttivi, di creare programmi «da vedere», rivedere e commentare, emblemi di una testualità che svolge oggi lo stesso ruolo della letteratura: sviluppare narrazioni complesse, rappresentare in modo articolato i grandi temi, coinvolgere a più livelli un pubblico popolare e insieme più colto. Questo bisognava chiedere al Servizio pubblico e ai film finanziati dalla Stato, pur sapendo che di Zalone ce n'è uno solo. In termini tecnici significa concentrarsi su un numero limitato di titoli sorretti però da grandi investimenti, da coinvolgimenti di personalità letterarie e cinematografiche nel ruolo di sceneggiatori e registi. L'Italia è pronta a questo salto, a entrare nella contemporaneità? Ci si salva con la qualità mai con la quantità: imporre in prima serata film e fiction italiane significa solo incentivare la modesta produzione attuale. Che, salvo rari e lodevoli casi, è regolarmente fermata alla frontiera di Chiasso". (Aldo Grasso)

lunedì 2 ottobre 2017

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Non c'è tre dopo il due. Il terzo film di "Sex and the City" non si farà...(grazie a Kim Cattrall)
A third Sex & the City movie is no longer on the table – and Kim Cattrall is the reason. The movie, which was greenlit by Warner Bros. and due to go into pre-production this month, has been shelved due to Kim‘s demands, according to DailyMailTVSarah Jessica Parker confirmed the cancellation in an interview with Extra on Thursday (September 28): ““It’s over…we’re not doing it. I’m disappointed. We had this beautiful, funny, heartbreaking, joyful, very relatable script and story. It’s not just disappointing that we don’t get to tell the story and have that experience, but more so for that audience that has been so vocal in wanting another movie.”
According to the report, Kim demanded that they produce other movies she was developing or she wouldn’t sign for the project. Warner Bros. refused, and so production was canceled. SarahKristin Davis and Cynthia Nixon were all reportedly on board to film the now-scrapped movie.

venerdì 29 settembre 2017

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Achtung, compagni! Una proposta di legge di Dario Franceschini vuole eliminare di fatto le serie tv americane dai palinsesti italiani!
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mercoledì 27 settembre 2017

NEWS - Tutti i segreti del ritorno di "Will and Grace", compresa la richiesta di Debra Messing di rendere Grace una "femminista"
News tratta da "Vulture"
Ahead of the forthcoming Will & Grace revival, out this week, Debra Messing, Eric McCormack, Sean Hayes, and Megan Mullally joined co-creators Max Mutchnick and David Kohan in conversation at the inaugural Tribeca TV Festival on Saturday night to talk about what it was like to come back and how their characters have evolved. “The only thing that I asked for was that Grace be a feminist,” said Messing. But other characters — *cough* Karen *cough* — won’t be as woke. When Mullally was asked if she wanted to change anything about her character, she answered simply: “No.”
For many of the actors, getting back into character took some time. McCormack and Messing have kept in touch since the show ended in 2006, so that helped. “We’ve maintained a sort of ongoing conversation that I think if we hadn’t this would have been a harder sandbox to jump back into,” McCormack said. “It’s been 11 years, and I think that I was a little tentative,” said Messing. “Eventually by the third episode I just sort of relaxed, and I was like, Okay, she’s back.” Hayes felt the same about returning to Jack. “There was so much response to the election video, and there’s so much now more than ever,” said Hayes. “But, you know, you don’t think about it when you go into work … You can only do the job you know how to do, and then it’s not up to you.” Describing the vibe on set, McCormack said, “We’re 11 years older, but on set we’re 11 years old. We are four idiotic children.” “Really naughty,” Messing added. Ahead: eight other things we learned about the reboot at the Tribeca TV panel.
Karen is friends with Donald and Melania Trump. “She’s down at Mar-a-Lago at lot with Donnie and Melania,” said Mullally. “I do love that line in the first episode, that Melania called me after one of her night terrors.”
Grace and Messing both went through a divorce. “Certainly, I feel Grace in my body differently because I’m 11 years older,” said Messing. “Grace went through a divorce, I went through a divorce.”
The show can do more around the characters’ sexuality this time around. McCormack said he doesn’t think the show got enough credit for Will’s sexual escapades back then. “There’s lots of episodes where I dated, and not just dated, I made out with Taye Diggs,” said McCormack. “People are always like, Oh, Will never had any sex. Will had lots of sex off-camera. It’s a sitcom. I’m not going to take my dick out. But in episode two, I take my dick out. It’s a whole new world.”
Messing added that the show will continue to reflect society as it is. “Back then, LGB, we stopped at B. And now 11 years later, the conversation has expanded. There’s T, A, I, and gender fluidity and there are all these things that are now finally being celebrated in our culture,” said Messing. “The thing we all committed to one another was that we’re going to be the show that we always were. We’re going to talk about what’s happening now.” Mullally agreed that there’s more leeway in what the show can cover. “When Will & Grace was on the air, at least for the first several seasons, there were no other shows that had gay characters. We were standing alone in that regard,” said Mullally. “Now, if you don’t have at least four gay characters, people are like, What’s this piece of shit?
Expect guest appearances from Harry Connick Jr. and Bobby Cannavale. “We’re all going to date cool guest stars,” said McCormack. “That was always the fun of the show is who can we get that will bring out new things in these characters.” Shelley Morrison, who played Rosario, will not be appearing. “She’s retired from the biz,” said Mullally. There will also be tributes to Debbie Reynolds and Sydney Pollack.
McCormack thinks he looks too tan onscreen. “I was in Vancouver all summer. I’m George Hamilton up there.”
Jack has trademarked a new acting technique called “Jack-ting.Hayes will be sharing acting tips in a web-extra series named “Just the Tips.”
Will and Grace will go into business together in the new series.“Grace Adler Designs has become quite a thing. And Will’s job as a lawyer, he’s doing as well as he can possibly do,” said McCormack. “He wakes up one day and realizes that I spent my [time] around lawyers and clients, and I want to do something that I love with someone I love. So Will and Grace go into business together. I’m not cutting cloth or anything. I’m still a lawyer, but I’m Grace’s lawyer. I think that’s going to create a lot of hilarity.”
The show is filmed with a live audience, so there’s no laugh track.

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