Telefilm Cult su tumblr

lunedì 25 giugno 2018

NEWS - Achtung, companeros! Siete pronti alla rivoluzione tv e a buttare i televisori che non prevedono il 5G? Entro 4 anni il digitale terrestre si deve dimezzare ma i network - Rai, Mediaset e La7 in primis - si ribellano: te credo, l'operazione costa 700 milioni! Toccherà decidere a Luigi Di Maio...

Articolo tratto da "Affari&Finanza"
I broadcaster storici da una parte, quelli che controllano le frequenze tv: Rai e Mediaset su tutti, ma anche La7 di Urbano Cairo, la Prima Tv di Tarak Ben Ammar. Il governo e l'Agcom dall'altra. In mezzo, come spettatori interessati, i broadcaster senza rete, cioè quelli che affittano la diffusione del loro segnale dai titolari delle frequenze e dalle tower company Sky, Discovery, Viacom. Il campo di gioco è il fatto che entro 4 anni le tv dovranno sgomberare la banda 700 mhz. Significa, al netto dei tecnicismi, che tutto il sistema del digitale terrestre italiano, che oggi viaggia su 30 frequenze, dovrà restringersi in metà spazio: 15 frequenze. Aiutato però da uno step tecnologico che dimezza la quantità di banda richiesta. Ma le cose non vanno così lisce. E' per questo che dieci giorni fa da Mediaset e da Cairo sono partiti due ricorsi davanti al Tar per bloccare l'intera partita. E altri ricorsi sono in arrivo, a partire da quello di Ben Ammar. E un avvertimento al governo: serve un accordo. E questa è la prima grana che il neoministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio si troverà a dover risolvere avendo mantenuto le deleghe sul settore delle Comunicazioni. E ora si capisce anche bene perché. Perché da lui dipenderà una decisione che avrà un impatto sui bilanci di Mediaset e di Rai. Anzi, più esattamente, di EiTower e di Ray Way. La posta in gioco? E doppia. Per le tv è l'utilizzo di un'operazione da 700 milioni circa, ossia i costi per l'abbandono della banda 700 mhz da lasciare agli operatori mobili per il 5G. Per il governo la possibilità di incassare i 2,5 miliardi di euro dell'asta per le frequenze della banda ultralarga mobile e che sono un punto non indifferente della Legge di Stabilità approvata alla fine dello scorso anno dal governo Gentiloni. L'incrocio micidiale che si è creato è che il governo ha la necessità assoluta di convincere le telco che parteciperanno all'asta di settembre-ottobre che non ci saranno problemi (e che quindi possono serenamente aprire i portafogli). Ma i problemi ci sono
Ci sono due ostacoli, uno imprevisto e uno no. Il primo: bisogna passare dall'attuale sistema denominato Dvbtl, o TI, al nuovo, il Dvbt2, o T2 e non sarebbe vero che il nuovo richieda esattamente la metà dello spazio del vecchio, coem si è finora sostenuto. Ma più spazio di quello non ce ne è. Insomma, il 12 occupa più banda del previsto. Secondo nodo. Un canale digitale non occupa oggi 20 megabit di banda ma circa 24: e questo lo si sa da sempre, lo sanno anche al Mise e all'Agcom. Perché è scritto nero su bianco sui contratti di trasporto del segnale che EiTowers ha con i suoi clienti, in primis Mediaset, e Rai Way con il suo unico cliente, ossia Rai. E lo sa Prima Tv, che trasporta canali di Mediaset, Sky e Discovery. Nel nuovo assetto dell'etere, visto che lo spazio si dimezza, e che invece le frequenze non si possono suddividere, si è pensato bene di cambiare i termini giuridici delle concessioni: non si concedono più frequenze ma capacità di trasmissione. Chi ha una sola frequenza, come Cairo, Prima Tv, Wmd3, l'Europa7 di Francesco Di Stefano o la ReteCapri di Costantino Federico, si troverà in mano qualcosa di meno concreto. E resta un problema: c'è un operatore di rete per ogni frequenza; domani? Una frequenza è gestita da un apparato che può suddividere il segnale in più porzioni. Ma chi gestirà il segnale della mezza frequenza di Cairo o di Ben Ammar? In pratica è come una fibra ottica: la si può suddividere in mille modi, ma la fibra, il singolo capello di fibra ottica, resta sempre uno e uno solo, e pub avere un solo proprietario. Insomma le cose non sono chiare, ma se la partita ingegneristica è da mal di testa, quando si passa a parlare di soldi tutto diventa più chiaro. il passaggio al T2 può mettere a rischio il conto economico delle tower company. Ei Tower, Rai Way, Persidera e Cellnex (ma quest'ultima in minima parte perché ha pochissime torri tv). Lo può fare in due modi. ll primo: se si dimezzano le frequenze si dimezzano gli apparati su cui vengono trasportati i singoli segnali tv (un ingegnere forse inorridirebbe per l'approssimazione, ma al fondo le cose stanno così). Ma poiché alla fine quello che il cliente paga alla tower company non è il trasporto un tanto al chilo ma il servizio di consegna del prodotto finito, ossia il canale tv, la cosa può trovare una compensazione (basta cambiare congruamente le componenti del prezzo). Ma c'è sempre il rischio di incertezza che questo passaggio comporta. Soprattutto se lo spazio per tutti i canali non fosse garantito come sembrava invece promesso. Una soluzione c'è. Il problema è solo trovare i soldi per realizzarla. E' infatti vero che la coperta delle frequenze è sempre più corta, anzi si dimezza, ma è anche vero che in questo momento ce ne sono molte inutilizzate. Per favorire la liberazione della banda 700 e il contemporaneo passaggio alle nuove tecnologie, il governo Gentiloni aveva messo in Legge di Stabilità ulteriori stanziamenti per la rottamazione di frequenze usate da tv locali: un incentivo economico alla restituzione delle frequenze locali. La stessa Legge di Stabilità fissa il budget complessivo per l'intera operazione T2 in circa 700 milioni in quattro anni. A spanne: oltre 200 milioni per le emittenti nazionali per i costi di trasformazione e aggiornamento degli impianti; oltre 300 milioni per gli incentivi alla rottamazione delle frequenze; 100 milioni sono stanziati per agevolare l'acquisto di decoder da parte di utenti i cui televisori di vecchia generazione non siano in grado di ricevere i nuovi canali in T2 (come invece accade per tutti gli apparecchi in vendita da inizio anno); infine circa 60 milioni a disposizione del Mise per costi di organizzazione della transizione tecnologica. In apparenza i soldi dunque ci sono ma pare - perché di certezze ufficiali in questo momento ce ne sono poche - che dentro i 300 milioni per la rottamazione delle frequenze locali sarebbero nascosta una pillola avvelenata: la Rai. Il piano del "vecchio" governo prevede infatti che Rai dovrebbe scendere dagli attuali 5 mux (oggi uno per ogni frequenza, con una capacità di trasportare fino a 7 canali "normali" 0 3-4 in alta definizione) a 2 mux e mezzo. Ma su uno di questi dovrebbe andare la sola Rai3 regionale e portare in tutto il resto delle capacità trasmissiva, emittenti locali. Buon progetto, sulla carta, che garantisce alle locali un operatore di rete pubblico come Rai Way, alla stessa Rai Way, che ha l'handicap di avere in pratica un unico cliente, ossia il suo azionista, una nuova area di business. Peccato però che questa capacità trasmissiva sia stata allocata nella banda Vhf. E non tutte le case in Italia hanno un'antenna in grado di ricevere questi canali. Che sono quelli usati dall'Europa 7 di Francesco Di Stefano. Per rendere visibili a tutti gli italianitutti i canali e per il "refarming" dei canali Rai si stima - sempre in via non ufficiale - che Viale Mazzini dovrebbe spendere giusto attorno ai 300 milioni. E qui i conti iniziano evidentemente a non tornare. Quello che i broadcaster chiedono al governo è dunque una quota maggiore di fondi, a valere sull'incasso dell'asta 5G per un riassetto definitivo dello spettro radio. E potrebbe essere un'occasione per mettere la parola fine al caos dell'etere italiano. Perché non solo molte emittenti locali continuano a mantenere la titolarità di frequenze solo in attesa di una loro definitiva valorizzazione economica (basta guardare la quantità di programmi ripetuti che si susseguono pigiando sul telecomando dopo il tasto 50) ma ci sono anche emittenti nazionali forse pronte a restituire le frequenze. A partire daRete Capri e Europa 7. Ma perfino Wind3 potrebbe essere pronta a restituire la frequenza che dai tempi dell'H3g di Vincenzo Novari non usa più per trasmettere un suo canale. A questo punto, facendo scendere le frequenze riservate alle locali dalle attuali 5 (garantite per legge in misura di un terzo del totale) a 3, forse anche a solo 2, e con almeno un paio di nazionali in meno, ci sarebbe molto più spazio. Per fare cosa? Rai, per esempio, potrebbe fare a meno di investire sulla banda Vhf. Mediaset non ha per ora problemi di spazio visto che è riuscita ad ospitare una decina di nuovi canali Sky, frutto dell'accordo del mese scorso, nel suo bouquet pay di Premium senza particolari sofferenze. Ma per i conti e le prospettive di Rai Way e Ei Tower avere più capacità trasmissiva da gestire significa avere più ricavi. Senza contare che sia Rai che Mediaset dovranno iniziare a pensare presto a portare il 4k, la nuova generazione dell'altra definzione sui canali terrestri. E allora servirà sì più spazio. Lo switch off Infine il passaggio di tecnologia. Oggi non è prevista una data per uno switch off, come per il passaggio dal digitale all'analogico. Ma nella situazione attuale tutti i broadcaster lo ritengono necessario. Con più frequenze per tutti, invece, si potrebbe procedere in modo più graduale. La soluzione ? Che il ministero si decida ad abrogare la riserva di un terzo di frequenze per le locali. E scriva in modo più chiaro il percorso di passaggio dal T1 al T2. Pare sia d'accordo anche Agcorn che questa settimana pubblicherà il primo atto formale del nuovo piano frequenze: formale perché si limiterà a dire che la banda 700 va liberata entro il 2022, come vuole l'Ue. Ma rimandando al governo la palla delle decisioni sostanziali. A quel punto sarà Di Maio a guidare il gioco. Ha tempo fino a inizio autunno. Ed è probabile che questo tempo se lo prenderà tutto.

sabato 23 giugno 2018

GOSSIP - GOT married! Kit Harington si è sposato con Rose Leslie in Scozia
Game of Thrones actors Kit Harington and Rose Leslie are a married couple! The 31-year-old actor and the 31-year-old actress tied the knot at Rayne Church on Saturday (June 23) in Aberdeenshire, Scotland. Rose looked stunning in a gown with lace sleeves while being walked into the church by her father. The celebration will continue at Wardhill Castle, an estate owned by Rose‘s family. Kit and Rose met in 2012 while playing on-screen couple Jon Snow and Ygritte in the smash hit series Game of Thrones. The final season of the show will air next year.

mercoledì 20 giugno 2018

GOSSIP - Tutti al mare, a mostrare le chiappe scure! Danai Gurira di "TWD" va in spiaggia in forma 
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martedì 19 giugno 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! Jon Bernthal richiamato sul set per tirar fuori dalla tomba "The Walking Dead"
News tratta da Slashfilm
Jon Bernthal‘s career has really taken off since his Walking Dead days, but the actor isn’t against staying true to his roots. Bernthal will return for The Walking Dead season 9, just as his former co-star Andrew Lincoln exits the show. Despite the huge hinderance of being dead, Jon Bernthal’s character, Shane Walsh, is returning to The Walking Dead. THR reports that Bernthal is coming back for season 9 of AMC’s never-ending zombie show, just as star Andrew Lincoln is exiting. Shane was a main character in the first two seasons of the series – he was the former partner of Lincoln’s Rick Grimes, and became an antagonist on the series after the zombie outbreak. Shane and Rick had a lot of bad blood, primarily due to Shane having an affair (and fathering a child with) Rick’s wife, Lori. Shane died in season 2, and then returned as a zombie. He was then quickly dispatched with a headshot by Rick’s son Carl. Which begs the question: just how will Shane return? No one knows yet, but my guess is either in a flashback or a dream sequence. However Bernthal returns to the show, his part is going to be brief – the actor has a commitment to Netflix’s The Punisher, and THR indicates that it’s likely Bernthal will only appear in three episodes maximum of The Walking Dead season 9.
The Walking Dead is undergoing several changes as it enters its ninth season. Andrew Lincoln, who has been with the show since the beginning, is leaving, with plans to only appear in six episodes of the new season before he departs. “There needs to be an end game and that is something that is definitely being talked about,” Lincoln said. “There’s certainly an endgame in my head. Whether or not that’s the same endgame that’s in the producers’ heads or the people I work with, is another matter. That’s open for discussion.” After Lincoln departs, co-star Norman Reedus will then be bumped up to become the show’s main character. Co-star Lauren Cohan will depart the show as well. Cohan held out on announcing her return until she received a better deal, and she now plans to come back for six episodes before leaving for good. Showrunner Scott M. Gimple is also leaving the series, with Angela Kang set to take over. With all these changes, and a sense of diminishing returns from fans, one can’t help but think that The Walking Dead has perhaps run its course as a TV show. AMC is unlikely to let the show go anytime soon, though. Despite dwindling ratings, The Walking Dead remains one of AMC’s biggest hits – so much so that they gave it its own spin-off, Fear the Walking Dead. Bringing Bernthal back, even in a limited capacity, may be one way to energize the show’s fanbase as the series goes through its season 9 changes.

lunedì 18 giugno 2018

NEWS - Fraternité contre Netflix! In Francia l'alleanza di 3 grandi network fa un "Salto" per contrastare l'avanzata streaming che cresce al ritmo di 100 mila nuovi abbonati al mese (3.5 milioni totali fino ad oggi)

Articolo tratto da "La Stampa"
Chi l'avrebbe mai detto: France Télévisions, il gruppo pubblico televisivo francese, orgoglioso della seriosa qualità della sua offerta, almeno per l'informazione, si allea in patria con i nemici di sempre, Tf1(íl canale privato con l'audience più alta d'Europa, anche a colpi di giochini e show con i lustrini) e M6, altro concorrente privato, ma rivolto più a un pubblico di giovani. Si, ma quando bisogna contrastare l'«invasore» straniero, per di più a stelle e strisce, tutto è possibile in Francia. Nascerà così a Parigi Salto, alias l'anti Netflix, una piattaforma su internet (e su abbonamento) dalla quale scaricare serie tv, film, documentari e programmi di ogni tipo, prodotti dai tre gruppi. «L'unione fa la forza», ha commentato ieri Delphine Ernotte, presidente di France Télévisions, che comprende diversi canali, ma principalmente France 2 e France 3, con un bacino di consumatori dall'età sfornulatamente sempre più alta. Erano cinque anni che i tre nuovi partner lavoravano al progetto e ormai non ci sperava più nessuno, vista la differenza di approccio e i diversi interessi (France Canal + è in difficoltà perché ha perso i diritti per il calcio e gli abbonati sono in calo Télevisions puntava a una piattaforma comune gratuita, ma Tf1 e M6, che distribuiscono i loro programmi anche mediante operatori telefonici, come Orange, Free e Sfr, dai quali hanno ottenuto da poco di farsi pagare di più, volevano evitare ogni possibilità di concorrenza sleale). Se alla fine si è centrato l'obiettivo, si deve al successo folgorante di Netflix in Francia. Sbarcato da queste parti nel 2014, può ormai contare su 3,5 milioni di abbonati. E cresce a un ritmo di 100mila nuovi clienti al mese, provenienti soprattutto dal bacino dei più giovani, che «fuggono» dalle tv tradizionali, in particolare quelle pubbliche. Non solo: Canal+, la pay tv francese, controllata da Vincent Bolloré, non va bene. Ed è probabile che andrà sempre peggio, visto che ha appena perduto i diritti televisivi per la Ligue 1, la Serie A francese. Canal+ è scesa a 4,9 milioni di abbonati. È il momento propizio per France Télévisions, Tf1 eM6 di approfittare della sua debolezza. Ieri, i tre nuovi alleati non hanno specificato né i finanziamenti che saranno consacrati alla piattaforma Salto, né la tempistica. Ma, secondo le voci che circolano a Parigi, si dovrebbe trattare di almeno 50 milioni di euro, da destinare soprattutto al suo sviluppo tecnologico. Il debutto, invece, è previsto l'anno prossimo, dopo che l'autorità pubblica sulla libera concorrenza avrà dato il via libera. Saranno disponibili due tipi di abbonamenti. Quelli meno cari, compresi tra i due e i cinque euro, daranno accesso alla diretta su tutti i canali disponibili (anche Tmc, del gruppo Tf1, che ha particolare successo fra i giovani, con un programma di infotainement, il «Quotidien», una sorta di «Striscia la notizia» in salsa francese). E inoltre servizi premium come il replay limitato a una settimana, lo «start oven) per riprendere un programma dagli inizi o lo «stacking», per rivedere gli episodi precedenti di una serie in corso. L'accesso sarà possibile dallo smartphone, dal tablet, da un computer e dalle televisioni connesse. Con gli abbonamenti più cari, compresi fra i sette e gli otto euro, sarà disponibile l'accesso illimitato alla produzione televisiva dei tre alleati (France Télévisions e Tf1 rappresentanto da soli il 75% di quella totale francese) e in certi casi europea. Il gruppo pubblico francese, che in genere stenta a sfondare con le sue serie, ha strappato negli ultimi tempi qualche successo, come «Capitaine Marleau», le vicende di una donna capitano della gendarmeria un po' svitata, ambientate nella Francia profonda. Salto viene creato sull'esempio di una piattaforma simile americana, Hulu. Ed è una risposta non solo a Netflix, ma anche ad Amazon. E ai tentativi degli altri colossi americani, come Google o Facebook, di rubare il pubblico alle televisioni più classiche.

venerdì 15 giugno 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
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giovedì 14 giugno 2018

GOSSIP - Stranger Web! Millie Bobbie Brown lascia twitter per accuse omofobe

News tratta da "Uproxx"
Only days after news spread that Star Wars: The Last Jedi actress Kelly Marie Tran deleted her Instagram in response to abuse from fans, Stranger Things actress Millie Bobbie Brown has done similar with her Twitter account. The move is the latest celebrity who decided to leave social media following fan criticism, bullying, and backlash from critics and fans. Brown’s decision to leave her personal account behind comes with an odd wrinkle related to the type of “memes and gifs” the actress had been receiving according to Variety
The Emmy-nominated actress has been plagued for the past seven months or so by the hashtag #TakeDownMillieBobbyBrown. It began with posted photos of Brown that were been altered to make her appear homophobic. Per Nylon, the hashtag apparently was coined in November but has regained momentum lately. Some Twits have had a grand old time with it, while others insist that it’s strictly for gay people and that “hets shouldn’t interact.”
Variety adds that the memes are an inside joke with the LGBT community online, but it is still confusing to many. Not only that, but the apparent joke was lost on plenty of fans, and some publicly thought that Brown was posting homophobic content on social media. As Deadline adds, the reasoning behind it doesn’t matter at this point and Brown is gone from Twitter apart from her anti-bullying account that hasn’t been updated since December 2017Brown and Tran are only the most recent, joining Daisy Ridley’s exit from Instagram and Leslie Jones’ much-publicized exit from Twitter in 2016.

mercoledì 13 giugno 2018

NEWS - Netflix, il mistero dei numeri ne accresce il culto. Ma il portafogli?

Articolo di Mariarosa Mancuso per "Il Foglio"
Lo stato dell'arte - titolo alternativo: "Di cosa parliamo quando parliamo di Netflix" - viene ampiamente illustrato in un articolo di Josef Adalian sul New York Magazine. Il giornalista ha partecipato alle riunioni dirigenziali, ha raccolto storie di successo e di insuccesso. Ma neppure lui è riuscito a farsi dire quale serie Netflix ha avuto più pubblico, e quanti milioni di spettatori ha messo insieme. I dirigenti sparano solo l'ordine di grandezza, ipotecando con ottimismo il tempo libero degli abbonati e dei familiari: "Possiamo dire un picco potenziale di 40 o 50 milioni nel mondo", buttano lì. "E' capitato", garantiscono. Ma bocche cucite sul titolo. Per certificare che nel mondo Netflix non esistono privilegiati, giurano di non dare i dati di audience neppure a Shonda Rhimes o a Ryan Murphy, strappati alla concorrenza con contratti milionari (più milionari di quelli firmati con la concorrenza). Non daranno i numeri neppure al regista da Oscar Guillermo Del Toro, arruolato per girare la serie horror "10 After Midnight". Diciamo "sì" in una Hollywood costruita sul "no": ecco l'ultima vanteria. Malignamente si potrebbe dire che l'abbonato-spettatore se n'era accorto dalla quantità di film e serie che ogni mese vengono annunciati, di produzione propria o comprati belli e pronti come "La casa di carta". Si parla di 1000 - mille - titoli originali per il 2018. Cifra da spendere: 8 miliardi. Ted Sarandos, capo dei contenuti, non è il solo a dire tanti sì. Sotto di lui, hanno licenza di approvazione un paio di livelli gerarchici, con portafogli diversificati: chi può dare il via a uno show da 3 milioni di dollari non pub fare altrettanto se il budget si aggira sui 10 milioni. Pub farlo anche se Sarandos in persona scuote la testa: "non mi convince". E' accaduto con "American Vandal", finto documentario d'inchiesta su un liceale accusato di aver disegnato cazzetti sulle auto di 27 insegnanti. Un certo coraggio ci voleva per difendere il progetto. Ostinazione premiata, sta arrivando la seconda stagione. "Però risparmiamo sui pilot" insistono da Netflix, facendo saltare un passaggio tradizionale nelle televisioni via cavo e via antenna. Un tempo si sceglieva la sceneggiatura, poi veniva finanziato e girato l'episodio pilota, che aveva un suo tasso di mortalità (tra le serie soffocate in culla, "Le correzioni" dal romanzo di Jonathan Franzen, accantonata dalla Hbo dopo il pilot con Ewan McGregor e Maggie Gyllenhaal). Ragionamento - dicono - da buon padre di famiglia, applicato anche alle serie ottimamente recensite ma cancellate per scarso rendimento (l'intera baracca non rende, al momento, ma ci penseranno a mercato conquistato). Regge invece "Santa Clarita Diet" con Drew Barrymore, madre di famiglia zombie che preferisce le dita umane alle patate fritte (nelle Filippine vanno pazzi per la serie, mentre "Tredici" ha la stessa percentuale di spettatori in India e negli Usa). "Inside the Binge Factory" - ma la copertina del settimanale strilla "Netflix Is Watching You, Too", se non ci spiano almeno un po' non ci divertiamo - regala qualche parola chiave. "Completion", per esempio: misura quanto velocemente gli spettatori consumano la stagione. Tra gli altri dati raccolti e preziosamente gestiti, gli episodi che vengono lasciati a metà (pessimo segno) e le scelte fatte dai nuovi abbonati nel primo mese. La mega-ditta con un piede nella Silicon Valley e l'altro a Hollywood garantisce che sesso, età, e altri dati da vecchi pubblicitari non contano. Conta di più quel che hai guardato finora.

martedì 12 giugno 2018

NEWS - Ultima ora! Diele di "1992-93" condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere per omicidio stradale
L'attore Domenico Diele (Biografia e filmografia)accusato di aver tamponato e ucciso una donna di 48 anni (LA VICENDA), Ilaria Dilillo, la notte del 24 giugno dell'anno scorso, è stato condannato a 7 anni e 8 mesi. E' stata emessa la sentenza del processo, con rito abbreviato, nel quale l'attore era imputato per omicidio stradale. L'incidente si verificò lungo la corsia nord dell'autostrada del Mediterraneo, nei pressi dello svincolo di Montecorvino Pugliano (Salerno). L'attore non era presente all'udienza che si è tenuta al Tribunale di Salerno.

lunedì 11 giugno 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
"The Terror", la serie che non ti aspetti
"Ci sono serie che mai avremmo immaginato di guardare. Si intende: di guardare anche solo per dieci minuti, in attesa di trovare occupazioni più dilettevoli. Figuriamoci se immaginavamo di prenderci gusto, cercando poi di far proselitismo. E' accaduto con "Game of Thrones", nel 2011. C'erano le uova di drago, il mantra "l'inverno sta arrivando", animali chiamati "metalupi": da fuggire come la peste, per noi che odiamo il fantasy sopra ogni cosa. In capo alla prima puntata, vista per amore di uno showrunner che si chiamava David Benioff e aveva scritto magnifici romanzi (tra cui "La 25° ora", diventato un film di Spike Lee) era chiaro che non si trattava di stucchevole fantasy ma del nerboruto - parlando di scrittura - William Shakespeare. E' capitato un'altra volta con "The Terror", serie Ame che vanta tra i suoi produttori Ridley Scott (per gli spettatori non americani, su Amazon). Una storia marinara, di conquiste geografiche e di sopravvivenza, scarsissima di femmine - nell'800 a bordo dei navigli erano segno di sciagura incombente. In materia, avevamo solo un paio di appassionanti esperienze. Il "Moby Dick" di Herman Melville, dove avevamo l'intenzione di saltare un po' di dettagli sulle balene (sbagliato, sono il vero piacere e la conversione fu immediata). "Master and Commander" di Peter Weir, con Russell Crowe al comando della Surprise, nave britannica che durante le guerre napoleoniche tenta di affondare i corsari francesi della Acheron (già che ci sono, lui e il chirurgo di bordo si fanno un giretto alle Galapagos prima di Darwin). "The Terror" - intesa come miniserie di 10 puntate, difficile che riescano a prolungarla, di questi tempi è un ottima notizia -viene da un romanzo di Dan Simmons. Da tempo saldamente nella lista dei nostri guilty pleasure letterari. Nel 1989 aveva scritto "Danza macabra", immaginando nei campi di concentramento partite a scacchi con pedine umane. Nel 2009 aveva scritto "Drood", ricamando sull'incidente ferroviario in cui fu coinvolto Charles Dickens (in viaggio clandestino con la sua amante), e sul romanzo incompiuto che appunto si intitola "Il mistero di Erwin Drood" - per godimento sommo, sceglie come narratore Wilkie Collins, amico e rivale del maestro. Nel 200'7 scrisse "La scomparsa dell'Erebus" - così il titolo scelto da Mondadori, che ora ristampa le quasi 600 pagine con il titolo originale. In copertina, una nave prigioniera dei ghiacci. Con un equipaggio di 133 uomini e provviste per tre anni, l'Erebus e la Terror salparono dall'Inghilterra per cercare il passaggio a nord ovest, una delle fissazioni geografiche ottocentesche (fissazioni, proprio: come conferma la lettura dell'informatissimo e pettegolo resoconto di Fergus Fleming "I ragazzi di Barrow", Adelphi). Furono incrociate per l'ultima volta a luglio del 1845, da una flotta di baleniere. Poi più nulla, nonostante le molte spedizioni di soccorso organizzate. Solo qualche anno fa, i relitti sono stati ritrovati e fotografati. Fin qui la storia. Dan Simmons ci mette del suo, immaginando che la misteriosa agonia del capitano Franklin e il suo equipaggio sia durata tre anni. Prima scambiandosi inviti a pranzo sulle navi imprigionate dal ghiaccio, con tutta la formalità della marina britannica. Poi mandando scialuppe per cercare una via di fuga nel bianco perfetto della neve. Lo spettatore è subito informato: "Questo posto ci vuole morti". Follia, claustrofobia, gelo, scorbuto, cannibalismo, mostruose creature: non c'è che da scegliere". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 8 giugno 2018

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Vent'anni di "Sex and the City": ma è ancora vivo il suo mito? Ha retto al passare di due decenni?

Articolo tratto da "La Stampa"
"La domanda più scomoda quando si tratta di prodotti di intrattenimento: ha retto il passare del tempo? Ha lasciato in eredità qualcosa in più dell'aver reso famosi marchi come Manolo Blahnik e Christian Louboutin? Il 6 giugno si sono compiuti 20 anni esatti dalla messa in onda di Sex and The City, la serie che ha raccontato per la prima volta quanto fosse normale per le donne trentenni rimanere single, pensare alla carriera, uscire con le amiche, godersi anni di sano divertimento e di sesso spensierato. Vibratori, incontri a tre, romanticismo, matrimonio, amicizia, cancro al seno, infertilità: non c'è argomento che le quattro protagoniste - Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte - non abbiano affrontato, dettando toni e argomenti che avrebbero occupato gran parte della televisione femminile del futuro. E non c'è dubbio che la serie abbia raccontato le tendenze (non solo sessuali) con un occhio così puntuale per i gusti veloci dei newyorkesi da sembrare profetico: il Meatpacking quartiere in ascesa, la fuga della classe media a Brooklyn, Pastis e Balthazar ristoranti di riferimento.
Un'epoca che non esiste più Sex and The City ha raccontato meglio di chiunque altro un'epoca. Il problema è che quell'epoca non esiste più. Per le femministe di oggi lo show è troppo consumistico (in una famosa puntata Carrie calcola che la sua collezione di scarpe vale 40 mila dollari, il deposito per il mutuo del suo appartamento) e troppo legato a valori effimeri che stonano con la società in crisi in cui viviamo. È anche molto, troppo bianco: a parte l'apparizione di un medico afro americano, fidanzato brevemente con Miranda, c'è una drammatica mancanza di diversità. La stessa Sarah Jessica Parker - oltre che protagonista, produttore esecutivo per tutte e sei le stagioni - in una recente intervista ha ammesso che, oggi, una delle quattro dovrebbe essere per forza afro americana. Cynthia Nixon, che nello show interpreta l'avvocato Miranda, la più femminista delle quattro, e che oggi è candidata al ruolo di Governatore di New York, ha ammesso di essere stata disturbata dal troppo consumismo: «Quando ho rivisto la scena in cui Mr Big fa costruire una gigantesca cabina armadio per fare felice Carrie mi sono chiesta se sia questo il messaggio che vogliamo trasmettere». Persino Candace Bushnell, la giornalista autrice della column da cui è tratta la serie, in un'intervista al Guardian ha dichiarato: «Nella vita reale Carrie e Big non sarebbero tornati insieme». Un sentimento condiviso da quelle fan che nel matrimonio finale hanno visto tradite le premesse iniziali: sei stagioni a dire che alle donne non servono gli uomini per essere felici e realizzate per poi finire con la più disneyana delle favole? A dispetto di queste dissonanze, è però vero che Sex and The City gode ancora di un successo clamoroso, testimoniato all'interesse per un possibile terzo film (i primi due hanno incassato rispettivamente 415 e 294 milioni) e per il numero di account Instagram dedicati alla serie, alle sue frasi famose, agli abiti delle protagoniste, e seguiti da centinaia di migliaia di follower. In uno dei più seguiti le frasi delle protagoniste vengono analizzate secondo la iper sensibilità odierna per cui quando Carrie dice di indossare una collana d'oro «come una del ghetto» le si commenta ironicamente che è una frase che non tiene conto dei suoi privilegi di donna bianca. La fashion editor che lo gestisce, Chelsea Fairless, dice: «È vero, lo show è troppo bianco, troppo materialistico e non abbastanza serio, ma sono stanca anche solo a pensare allo sforzo che mi ci vorrebbe per boicottarlo, e preferisco usare quelle energie per combattere il patriarcato». (Simona Siri)

giovedì 7 giugno 2018

NEWS - Diamo i numeri! Da questa settimana i canali Premium di serie tv visibili anche su Sky: ecco la nuova numerazione (un pò a cazzo...)
Dal 4 giugno gli abbonati alla offerta satellitare di Sky trovano molte novità nella numerazione dei loro canali. Arrivano, infatti, i quattro canali di serie tv di Mediaset Premium, che vanno quindi ad aggiungersi ai cinque canali Premium di cinema già presenti da alcune settimane nell'offerta Sky cinema. Alla posizione 118 sbarcherà Premium Crime, al 122 Premium Stories, al 123 Joi e al 125 Premium Action. La novità dei canali Premium ha dato ai manager di Sky guidati dall'amministratore delegato Andrea Zappia l'occasione per un ripensamento generale delle numerazioni dal 118 in poi: Crime+Investigation, che al momento è al 118, slitterà al 119, al posto di Blaze che invece scivola al 124, sostituendo Comedy Central che arretra al 128, spingendo Fox Comedy al 137. Come si vede, si determinano notevoli effetti a catena, con editori felici e altri un po' più scontenti. Al 129, dal prossimo 4 giugno, ecco Comedy central +1, che va a occupare la posizione di Lei, facendolo slittare al 138. Perciò il canale di Rcs, che insieme all'altro canale Dove di Rizzoli dovrebbe uscire definitivamente dal bouquet di Sky, per ora rimane nella offerta pay satellitare. Al 130 ci sarà Mtv, al posto di Lei+1. Ed Mtv libererà la posizione 133, dove sarà promosso Man-ga, che adesso invece è al 149. Infine, Laeffe avanzerà al 135 (ora è al 139) e Classica al 136 (dal 138). Chiara la posizione di Sky in tema di piattaforma disponibile per altri editori: i canali televisivi devono essere in esclusiva Sky (un po' come fanno, ad esempio, Fox, V acom o Feltrinelli) e, ovviamente, editorialmente interessanti per poter ambire a posizioni privilegiate e a remunerazioni annue milionarie. Altrimenti, la piattaforma è disponibile sì, ma senza la possibilità per gli editori di ottenere fee da Sky. O, in alcuni casi, come piuttosto spesso accaduto negli ultimi anni, non è più disponibile. Nuove rivoluzioni ci saranno verso la fine del 2018, quando nel bouquet di Sky torneranno pure Rete 4 al 104, Canale 5 al 105 e Italia Uno al 106. Posizioni attualmente occupate da Rai 4, Sky Uno e Sky Sport Mix.
NEWS - Game of Notes. Al via progetto musicale con canzoni ispirate da "GOT". Tra gli artisti coinvolti: Adele, Arcade Fire e Jack White
News tratta da "Uproxx"
There’s still plenty of time to go until the upcoming and final season of Game Of Thrones airs, but some info about the new season is already starting to leak out (thanks to the cast). Now, here’s another bit of information: HBO is teaming up with Columbia Records to release an album of music inspired by the showThe soundtrack is set “to accompany” the eighth and final season of the show, which will premiere in 2019. Beyond that, the only real telling line from the press release is: “The soundtrack will feature songs inspired by the hit series and will showcase artists from diverse musical genres.” That means it’s time for speculation about who might be involved in this project. The musicians who have guest-starred on the show would be a good place to start: Most (in)famously, Ed Sheeran made a cameo on the show last year, for example. Mastodon, Coldplay drummer Will Champion, Snow Patrol’s Gary Lightbody, Sigur Rós, Of Monsters And Men, and Dr. Feelgood guitarist Wilko Johnson have also appeared on the show in various capacities over the years. The tracklist could also feature acts from the large pool of Columbia artists, like Arcade Fire, Foster The People, Adele, Jack White, Diplo, and a bona fide ton of others. Beyond that, the show certainly has a lot of famous fans, so getting a bunch of talented people on this soundtrack is a pretty real and potentially awesome possibility.

martedì 5 giugno 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
"Il Miracolo" costringe a interrogarsi sul mistero
"Che cosa farebbe ognuno di noi, se si trovasse di fronte a una statua di plastica raffigurante la Madonna che piange ininterrottamente sangue dagli occhi? Si inginocchierebbe a pregare, resterebbe scettico cercando di scoprire dove è il trucco, ne sarebbe spaventato, ritroverebbe una speranza improvvisa? Sono andate ieri sera in onda su Sky Atlantic le ultime due puntate de Il Miracolo, serie tv scritta e diretta da Niccolò Ammaniti con Francesco Munzi e Lucio Pellegrini. Premiata all'estero e celebrata sui media italiani, le otto puntate del Miracolo sono state salutate come una novità finalmente all'altezza del mercato internazionale della serialità televisiva e in streaming. Ammaniti è partito da alcuni classici che in Italia funzionano da sempre: il mafioso, il prete, il politico, il poliziotto, un tocco di religione nella trama. Solo che li ha smontati, restituendoli allo spettatore dentro a una storia senza tratti rassicuranti né risposte definitive. Li ha deviati dai binari sicuri della lotta tra il bene e il male, ne ha strappato i santini - buoni e cattivi - in cui annidi fiction televisiva italiana li aveva ormai fermati. L'inizio della prima puntata sembra una scena di Homeland: uomini dei corpi speciali fanno irruzione nel covo di un boss della 'ndrangheta pronti a sparare. Lo trovano però riverso in un lago di sangue. Dopo averlo portato via muto e inerte, si accorgono che quel sangue non è il suo. La statua che sanguina (nove litri all'ora)viene nascosta in un luogo segreto e controllata a vista dai militari. Viene informato soltanto il presidente del Consiglio, un progressista ateo che sta vivendo un momento molto difficile: l'Italia è alla vigilia di un referendum per uscire dall'euro e sua moglie, infelice e arrabbiata, lo tradisce in continuazione. "Lei è credente?", gli chiede il generale che coordina tutta l'operazione. "No, e lei?". "Si, anche se non pratico". Davanti a loro un fatto, inoppugnabile e misterioso: una statua che raffigura quella che per i cristiani è la madre di Dio piange sangue. Questo fatto costringe tutti a farsi delle domande, e in qualche modo a cambiare. E' cosi per la giovane ricercatrice che vuole studiare il Dna per scoprire di chi è quel sangue, è così per padre Marcello, il personaggio meglio riuscito della serie: un prete che ha ormai perso la fede, usa i soldi della parrocchia per giocare d'azzardo ed è un malato di sesso. Nessuno, davanti a quella statua, rimane uguale. La storia è ambientata in una Roma impersonale, girata quasi tutta in interni senza orizzonte, con scene oniriche che si alternano a una realtà che a tratti sembra continuare quei sogni. In un crescendo disturbante e angosciante , e grazie all'uso centellinato di flashback che all'inizio di ogni puntata raccontano come tutto è iniziato, Il Miracolo costringe anche chi guarda a interrogarsi sul mistero, sul senso della vita e della morte, sulla presenza del divino nella realtà quotidiana, fino a fare desiderare di vedere la faccia di chi quel sangue dovrebbe averlo nelle vene. Prima di schiacciare il tasto del computer che attiva un programma che ricostruisce un volto partendo dal Dna, i protagonisti hanno un fremito: chi pensano che comparirà su quello schermo, Gesù Cristo?, si chiede il premier. "Siamo sicuri di dover essere noi a svelare questo mistero?", gli fa eco il generale. Il Miracolo è anche una storia sulla responsabilità che nasce dall'incontro con un fatto inspiegabile - va detto a tutti? Lo "usiamo" per noi? Cerchiamo di fermarlo? - e ha il pregio di non offrire risposte preconfezionate. Ognuno dei personaggi risponde come può e come sa. Con la voglia di farla propria o di trovare una definizione- religiosa o scientiflca -che spieghi tutto. Ma è impossibile, e mentre le storie dei cinque personaggi principali precipitano, cambiano, hanno svolte drammatiche e imprevedibili, quella statuetta di plastica resta là, nascosta ma imponente. E in attesa di una seconda stagione". (Piero Vietti)

sabato 2 giugno 2018

GOSSIP - Evan Peters rivela: "ancora un personaggio insoddisfatto per Ryan Murphy in 'Pose'!"
Evan Peters looks so handsome in the latest issue of The Journal through Mr. Porter.
In the feature, the 31-year-old American Horror Story actor opened up about his role in the highly-anticipated new series Pose from Ryan Murphy.
On his character on Pose: “My character has a lot of unrest and doesn’t feel very good about where he’s at. How did he get here? And to what end? It’s this life that you’re supposed to want, but is it really true to you? The whole show is about being authentic. I’ve got this thing inside of me that’s been there a long time…My character does.”

giovedì 31 maggio 2018

NEWS - "Il Miracolo" a processo! Lo scopritore della Madonna sanguinante di Sant'Agostino denuncia Ammaniti per calunnia e diffamazione
News tratta dal "Corriere della Sera"
«Il culmine s'è raggiunto l'altra sera. C'era Monica Bellucci nei panni di una Madonna con i tentacoli da piovra. Ho spento subito la televisione...». Fabio Gregori, turnista dell'Enel, è appena tornato nella sua casa di via Fontanatetta, dove in giardino c'è ancora la piccola grotta che 23 anni fa custodiva la statua della Madonnina che per 15 volte — tra il febbraio e il marzo del `95 — lacrimò sangue. Mistero insoluto. Non c'è mai stato un riconoscimento ufficiale del miracolo da parte della Chiesa, ma papa Wojtyla «non esitò a venerarla e a incoronarla, quando venne qui di persona a vedere», ricorda commosso l'operaio dell'Enel. Oggi la statua è conservata in una teca di vetro nella vicina parrocchia di Sant'Agostino, eletta a santuario mariano, che dista appena un chilometro da casa Gregori. Il signor Fabio si dice «addolorato». Per questo, assistito dall'avvocato Bruno Forestieri, ha deciso ieri di querelare per calunnia e diffamazione Niccolò Ammaniti, lo scrittore premio Strega nel 2007 che è anche il regista e lo sceneggiatore della serie tv «Il Miracolo», i cui ultimi due episodi — con la Bellucci nei panni della Madonna tentacolare — sono andati in onda martedì sera su Sky Atlantic. L'operaio dell'Enel dice che la Madonnina di Civitavecchia, a cui lui naturalmente è devoto, viene tirata in ballo nel terzo episodio della fiction. «Ma senza alcun rispetto», protesta. Non solo: Gregori cita alcune interviste rilasciate da Ammaniti nei mesi scorsi. C'è un passo, soprattutto, che lo fa imbestialire: «Ricordo quando, da ragazzo, mia nonna mi portò a Civitavecchia per vedere la Madonnina che piangeva sangue, ma era sangue di pollo...», disse Ammaniti. Sangue di pollo? Gregori si sente diffamato: «Per il regista, dunque, questa storia sarebbe tutta una truffa — s'inalbera —. Dimentica, però, che una commissione teologica per anni ha studiato il caso, riconoscendo infine la verità della lacrimazione». La polemica, ieri, ha lasciato di stucco lo stesso Ammaniti, che ha preferito non replicare. L'ha fatto invece «Wildside», la società che ha prodotto la fiction: «Siamo dispiaciuti se qualcuno si è sentito offeso. Non c'è mai stata la volontà di mancare di rispetto nei confronti della religione e dei credenti. Il tema religioso, nella serie "Il Miracolo", viene trattato con la serietà che merita». Il vescovo di Civitavecchia, Luigi Marrucci, non vuole entrare nella discussione. Lui, piuttosto, aspetta novità dal Comune: «Ho pure votato per il sindaco 5 Stelle — confessa —. Ma sono quattro anni che è in sella e ancora non arriva il via libera per il nuovo santuario. La chiesetta di Sant'Agostino è troppo piccola per ospitare la massa dei fedeli». Il sindaco 5 Stelle, Antonio Cozzolino, «pur non credente» assicura che per la fine del 2018 dovrebbero partire i lavori. Rispetto alle folle oceaniche di un tempo, però, il culto per la Madonnina di Pantano sembra sfumato. «In questo mese mariano —dicono Assunta e Donatella Quartili, della trattoria che sorge accanto alla parrocchia — non c'è stato neppure un pellegrinaggio».

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