domenica 16 dicembre 2018

NEWS - Arriva "The First" col debutto seriale di Sean Penn: nei cinema (il 18 dicembre) e poi su TimVision (dal 19)
Dopo il successo di pubblico e critica internazionale arriva in Italia in esclusiva dal 19 dicembre su Timvision la serie The First creata dallo showrunner di House of Cards Beau Willimon. I primi due episodi di The First, prodotto da Westword Productions, verranno proiettati in anteprima martedì 18 dicembre dalle ore 20 in 30 cinema italiani grazie a Timvision in collaborazione con Nexo Digital. La serie in 8 episodi è ambientata nel 2030 e racconta la preparazione di un team di astronauti alla prima missione su Marte guidata dal capitano Tom Hagerty, interpretato dal 2 volte premio Oscar Sean Penn per la prima volta protagonista di una serie tv.
Ecco l'elenco dei cinema dove poterlo vedere gratuitamente: LINK

venerdì 14 dicembre 2018

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Il Signore del Malek! Il protagonista di "Mr. Robot" dopo Freddie Mercury sarà il prossimo cattivo contro 007 al cinema

News tratta da Corriere.it
Dai Queen a James Bond. Rami Malek, il protagonista di Bohemian Rhapsody, il film attualmente nelle sale dedicato all'ex voce dei Queen, potrebbe indossare i panni del villain nel nuovo film della saga di James Bond. Lo riferisce Variety. La conferma di Malek nel ruolo è legata alle riprese, in marzo, dell'ultima stagione di «Mr. Robot» (serie che è valsa all'attore il premio Emmy nel 2016), che andrebbero a sovrapporsi con l'impegno per Bond 25. Nel caso in cui gli impegni lo consentissero, l'attore seguirebbe le orme degli ultimi due antagonisti di 007, Christoph Waltz e Javier Bardem, interpreti del ruolo di «cattivi» in Spectre e Skyfall. E certo invece che a indossare i panni della Bond Girl tornerà Léa Seydoux, che riprenderà il ruolo di Madeleine Swann già rivestito in Spectre.

giovedì 13 dicembre 2018

GOSSIP - Ellen Pompeo shock: "non sento Patrick Dempsey da quando ha lasciato 'Grey's Anatomy'!"
Ellen Pompeo is opening up about the status of her relationship with Patrick Dempsey after he left their hit series Grey’s Anatomy in 2015. The 49-year-old actress says that she hasn’t talked to Patrick since he exited the series. We haven’t spoken since he’s left the show, if that’s… I have no hard feelings toward him,” Ellen said on an episode of Facebook Watch’s Red Table Talk. “He’s a wonderful actor and we made the best TV you can make together. That’s a talented man right there. He did 11 amazing years.” “Typically, when people leave the show, they need to sort of find themselves, who they are without the show, because the show takes up so much of your life,” Ellen added. “You need that time to figure out who you are without the show, we have not spoke, but I will always have a place in my heart for Patrick.”

martedì 11 dicembre 2018

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Ecco perché le coppie di adolescenti di "Baby" e "L'amica geniale" sono cult (e un fil rouge le unisce fino ad oggi)
Leggi LINK

lunedì 10 dicembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Cardinal" una ragnatela di misteri che avvince
"Gran finale della prima stagione di «Cardinal — Quaranta modi per dire dolore», la serie crime canadese ideata da Aubrey Nealon e ispirata all'omonima saga dello scrittore Giles Blunt. Negli ultimi due episodi, il detective John Cardinal si è avvicinato a scoprire chi ha commesso la lunga serie di brutali omicidi (laF, canale 135 di Sky, martedì, ore 21.10, e su Sky On Demand). Nell'immaginaria cittadina di Algonquin Bay, silenziosa località affacciata sulle rive del lago Ontario, in Canada, era stato rinvenuto tra i ghiacci, completamente ibernato, il corpo di una ragazzina. Si trattava di Katie Pine, tredicenne di cui da tempo si erano perse le tracce. L'introverso detective John Cardinal è convinto che il modus operandi sia quello di un serial killer e riesce a convincere di ciò la timida collega Lisa Delorme (Karine Vanasse); tra i due, il rapporto non è semplice. Da vecchie indagini riemergono di lì a poco altri corpi di ragazzini mutilati e seviziati, gettando un'ombra di paura e inquietudine nel villaggio. «Cardinal» ha saputo ricreare alcuni elementi classici dei cosiddetti local drama: l'ambientazione caratteristica (un rigido inverno canadese), la quotidianità scandita da ritmi dilatati, la diffidenza e i sospetti che regolano i rapporti all'interno di comunità chiuse. In questa cornice, si staglia la figura del detective protagonista, il cui tormento per un passato oscuro e una moglie malata è ben restituito dalla brillante interpretazione di Billy Campbell. Le atmosfere cupe, i lunghi silenzi, i paesaggi artici ricreano un mood che sembra sconfinare nei noir di matrice scandinava che hanno spopolato negli ultimi anni. Una scrittura avvincente e una ben articolata rete di storylines differenti fanno il resto. Unica pecca? A parte John Cardinal, gli altri personaggi mancano di profili delineati e di interpretazioni all'altezza del protagonista". (Aldo Grasso)

domenica 9 dicembre 2018

sabato 8 dicembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
Mrs. Masiel va a Parigi ed entra nel mito
"Mrs Maisel fa l'americana a Parigi. In una Parigi che ruba tutto quel che può al cinema, dal technicolor di Vincente Minnelli a "Ratatouille"; da "Les parapluies des Cherbourg" di Jacques Demy a Woody Allen di "Tutti dicono I love you". Immancabile la Tour Eiffel, che secondo i registi si scorge da tutte le finestre parigine - anche quella del ratto chef. Immancabile la concierge impicciona. Immancabili le sigarette. Immancabili gli artisti. Immancabili le soffitte. Immancabile il Lungosenna con i fidanzati che si baciano. Immancabile la baguette, con il cibo che al palato newyorchese sembra assai strano (Julia Child pubblicherà il suo bestseller "Mastering the Art of French Cooking" nel 1963, le trasmissioni in tv arrivano due anni dopo, del 2009 è l'omaggio di Nora Ephron nel film "Julie e Julia"). Mrs Maisel va in trasferta, dopo il trionfale numero comico che aveva concluso la prima stagione della premiatissima serie creata da Amy Sherman-Palladino (la seconda stagione da oggi su Amazon Prime Video). Un po' di genealogia: Sherman come Don Sherman, attore e sceneggiatore anche di qualche "Rocky", Palladino come il consorte Daniel Palladino. Prima della "Fantastica signora Maisel", la coppia aveva in curriculum "Una mamma per amica". A papà Sherman Amy deve la conoscenza della comicità stand up, un uomo e il suo microfono, una platea che o è distratta o rumoreggia. "Quando lui e i suoi amici provavano i numeri - ricorda - sembrava di vivere dentro 'Broadway Danny Rose"'. Per questo, dopo Parigi la serie farà tappa nei monti Catskill, altro luogo mitico della comicità ebraico-americana. Riassunto della trama, per chi si fosse perso la magnifica serie. Miriam Maisel detta Midge, casalinga niente affatto disperata dell'Upper West Side, viene lasciata dal marito perla segretaria (e fin qui ancora si potrebbe sopportare, ma la ragazza è cosi tonta da non saper usare un temperamatite - per le lamentele, rivolgersi alla showrunnec nel caso fosse sfuggito, è femmina e ama i cappellacci da strega). Un po' alticcia finisce in un locale al Greenwich Village, dove racconta le sue disgrazie in maniera cosi comica che il pubblico applaude. Siccome sul palco ha mostrato le tette - il perché è storia lunga, guardatevi la serie - finisce in un commissariato di polizia dove conosce Lenny Bruce, altro cultore appassionato della comicità che scatena i poliziotti. Mrs Maisel va in Europa per riportare a casa la madre, che nella Ville Lumière si è trasferita, stanca del marito che pretende il silenzio domestico e oltre a lei zittisce i nipoti. Lo ha annunciato, ha svuotato gli armadi, ha prenotato l'aereo, ha lasciato scritto pure l'indirizzo, ma il consorte se ne accorge solo dopo giorni. Da qui la missione a Parigi, dove le donne sfoggiano cappellini e abiti più belli del magnifico guardaroba indossato da Midge, anche quando lavora come centralinista. Tra le scene-capolavoro, c'era la vestizione per andare giù al Greenwich: via le gonne a palloncino intonate al paltò, via i tacchi alti, ora servono pantaloni neri a sigaretta e ballerine, un maglione a collo alto per il consorte che fa sparire giacca e cravatta. Per un po' separata dalla sua agente Susie (rimasta a New York, passa qualche guaio), Midge Maisel porta il suo numero ormai collaudato sul palco di Madame Arthur, storico cabaret parigino di travestiti. Con traduzione simultanea, e le immancabili punzecchiature sul fatto che i francesi, in materia di tradimenti coniugali, sono assai più tolleranti degli americani". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 7 dicembre 2018

GOSSIP - Ultima spiaggia! L'ex bagnina Pamela Anderson si tuffa nella polemica su twitter attaccando Salvini e lui replica: "peccato, da fan di 'Baywatch' la preferivo in costume"
News tratta da Corriere.it
L'ultima star del mondo dem si chiama Pamela Anderson. Proprio lei, la bagnina più amata della tv. Che diventa per un giorno la protagonista del web attaccando il ministro dell'Interno e azzardando un'analisi politica che non dispiace agli elettori delusi. Il primo tweet, mercoledì pomeriggio, comincia con un innocuo: «Pensieri dall’Italia», con tanto di bandierina del nostro Paese. Ma non c’è niente di idilliaco in quello che l’attrice naturalizzata negli States scrive: «L’Italia è un Paese meraviglioso, lo amo tanto, amo il cibo, la moda, la storia, l’arte, ma sono molto preoccupata dalle tendenze che mi ricordano gli anni ‘30». La modella, attrice e showgirl di origini canadesi, 51 anni portati splendidamente, prosegue la sua analisi politica e sociale: «la paura e l’insicurezza in tutte le fasce sociali, gli attacchi quotidiani a rifugiati e migranti, la profonda crisi economica...» .
La soluzione a questi scenari drammatici? «Non è più Macron o più Salvini- scrive Anderson su Twitter- visto che «hanno bisogno l’uno dell’altro e si rafforzano l’un l’altro». Ma «un risveglio paneuropeo che valichi i confini e le nazionalità, che sia capace di affrontare la profonda crisi economica, sociale, ecologica che l’Europa sta attraversando». Del resto, quanto sta accadendo in Francia, insiste impietosa la bagnina simbolo di Baywatch, «è un problema europeo, nella stessa misura in cui le misure anti- immigrazione e le derive fasciste italiane sono un problema europeo». Quindi quando «Mr Salvini», come l’attrice chiama il nostro ministro dell'Interno, dice che «Macron è un problema per la Francia», «intendendo che quanto sta avvenendo in Francia con la protesta dei gilet gialli riguarda solo la Francia», sbaglia: «This is wrong», scrive Anderson. Riscuotendo i plausi degli elettori Dem, che, affranti per le guerre interne, arrivano a candidarla- sui social- a prossimo segretario del partito. Ironicamente. O forse no.
Dopo qualche ora arriva la replica del ministro dell'Interno: «Ahimè, con dolore da affezionato spettatore e fan di «Baywatch», lei questo sabato a Roma non ci sarà».
Poi il commento su Twitter che mette alla gogna la Anderson: «Oggi sono stato attaccato da un'importante politica americana: Pamela Anderson. La preferivo in costume». Una «battuta»criticata in Rete anche dai suoi fan: «Pessima, va bene in caserma, ma su Twitter ...». E qualcuno gli suggerisce di fare attenzione alle reazioni della Bongiorno e della Hunziker, impegnate da sempre in campagne anti- sessismo.

giovedì 6 dicembre 2018

NEWS - Al via "Mayans MC", spin-off di "Sons of Anarchy". E il protagonista, metà argentino e metà salvadoregno, accusa: "Obama ha privilegiato gli afroamericani e ha dimenticato i latini"
Articolo tratto da "La Stampa"
J. D. Pardo, classe 1980, americano, papà argentino e mamma di El Salvador, è il protagonista di Mayans M. C. , serie spin-off di Sons of Anarchy, in onda su Fox da stasera. Interpreta un motociclista, diviso tra il club - i Mayans del titolo - e la sua vecchia vita. «Ero emozionato quando mi hanno scelto - ha raccontato al Fox Circus, evento milanese che in tre giorni ha raccolto più di 50 mila persone —. Ma ero emozionato anche per tutta l'attesa che c'era attorno a questa serie». Sons of Anarchy, ha detto, l'ha recuperata subito prima di fare il provino: «Perché volevo conoscere il mondo e la realtà in cui queste storie sono ambientate». Per prepararsi, oltre ad imparare a guidare una Harley, ha deciso di seguire i consigli di Kurt Sutter, il creatore della serie. E cioè: evitare qualunque contatto con i club motociclistici. «Ez, il mio personaggio, è solo un aspirante, e in un certo senso rappresenta gli occhi del pubblico: deve scoprire ogni cosa di volta in volta, e le mie reazioni dovevano essere genuine». Ez è anche un ragazzo intelligente, figlio di immigrati, che è andato a Standford e che incarna il sogno americano. «Aveva una fidanzata conosciuta al liceo e sapeva quello che voleva fare nella sua vita - ha precisato Pardo -. Poi, però, a causa di un incidente, è finito in galera. Ed è su questo che volevo concentrarmi». E quindi sulla prigione e su come riesca a stravolgere le persone e il loro futuro. Una cosa che - ha insistito Pardo - non viene fatta spesso nei film e nelle serie tv. «Io, invece, volevo analizzare a fondo questo aspetto. Quando sei in galera, vivi secondo un codice. Non importa chi sei, il tuo aspetto, quello che indossi; importa solo la tua parola. È tutto quello che hai». Quello di Ez è un ruolo diverso dal solito: non è il tipico delinquente, e - come ha tenuto a dire anche Pardo - non è il tipo di lavoro che viene offerto ai latini ad Hollywood. Ed è per questo che ha sentito una certa responsabilità: «Da una parte c'è quella di non deludere le aspettative dopo Sons of Anarchy. E dall'altra c'è quella di attore. A Hollywood la comunità latina non ha molte visibilità. Ora sento il peso della posizione in cui mi trovo». Perché? «Quando Obama è diventato presidente, ha aperto molte porte per gli afro-americani. Per i latini, invece, ci sono sempre le stesse possibilità. Al cinema e in tv».

mercoledì 5 dicembre 2018

GOSSIP - Viola e...giallo!
Guarda la gallery completa su

martedì 4 dicembre 2018

NEWS - Strategia Netflix: il prezzo degli abbonamenti varia da Paese a Paese: in Asia a poco più di 3 euro, in Francia a quasi 17

News tratta da "Italia Oggi"
Netflix gioca coi prezzi dei suoi abbonamenti pur di trovare nuovi utenti. Ma per gli adolescenti si concentra maggiormente sui contenuti: quindi via a produzioni ad hoc chiamate «romcom», dall'inglese commedie romantiche. In particolare, la piattaforma streaming guidata da Reed Hastings sta sperimentando nel Sudest asiatico una tariffa a 4 dollari (3,5 euro circa), più bassa rispetto alle tradizionali offerte a 7,99, 10,99 e 13,99 euro (così come in Italia). Però offerta che accetti catalogo di titoli che ti ritrovi e, per 3,5 euro, la visione di film e serie tv è consentita solo via mobile (smartphone e tablet). A spingere Netflix verso la sperimentazione ci sono i prezzi dei concorrenti in Asia, molto più contenuti dei suoi. Così succede in tutta l'Asia e in India. Ecco perché la sperimentazione a 3,5 euro, attualmente prevista solo in Malesia e altri piccoli mercati locali (niente Europa, niente Italia), può essere considerata una prima mossa per raggiungere l'obiettivo che davvero sta a cuore a Hastings: l'India con i suoi 100 milioni di clienti potenziali, secondo le stime della stessa piattaforma Usa. Peraltro la formula «testare e imparare» dal mercato è stata applicata da Netflix, in senso contrario, anche in Francia. Oltralpe è stata avviata una formula di abbonamento più cara di quanto proposto finora (a 16,99 euro), per posizionarsi in una fascia premium. Insomma, a seconda del potere d'acquisto dei consumatori, si aggiusta il prezzo ma il fil rouge della strategia è e resta quello di coinvolgere nuovi utenti. Del resto, per sostenere le spese delle produzioni originali (in tutto 12 miliardi di dollari, pari a 10,5 miliardi di euro) e mitigare le proiezioni su una marginalità in contrazione a fine anno, non rimane altro se non sfondare l'attuale soglia dei 137 milioni di abbonati nel mondo. La strategia di Hastings non punta comunque sul solo prezzo offerto ma anche sulle produzioni locali. In Asia, per esempio, sono stati annunciati 17 nuovi titoli realizzati in loco e, per la sola India, dopo la prima serie locale Giochi Sacri, sono in lavorazione quattro cortometraggi di Storie sensuali, il titolo horror Ghoul (genere poco diffuso in India) e un titolo tratto dal romanzo I figli della mezzanotte di Salman Rushdie, scrittore britannico nato a Bombay (vedere ItaliaOggi del 21/7/2018). Le produzioni originali verranno declinate diversamente non solo per area geografica ma anche per target di pubblico. Quello messo ora nel mirino da Hastings sono gli adolescenti tra i 15 e i 25 anni. L'amo saranno commedie romantiche come The kissing booth, storia scritta da un 15enne a cui ha puntato anche Sony. Le cosiddette romcom hanno, infine, il pregevole vantaggio per un produttore di richiedere basse spese di realizzazione.

lunedì 3 dicembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Le ingenuità e gli stereotipi di "Baby"

"'Per noi la vita è semplice, vogliamo sentirci onnipotenti, divertirci e fare cazzate. E se non riusciamo a farlo alla luce del giorno ci rifugiamo in qualcosa che è solo nostro. La cosa bella è avere una vita segreta...». Adolescenti inquieti e genitori egocentrici, perdizione e rispettabilità borghese, Parioli e borgate: liberamente ispirata alla vicenda delle «baby-squillo» minorenni che segnò la «Roma bene» nel 2013, la serie «Baby» (Netflix) se ne discosta ampiamente, senza troppo cedere alla pressione della cronaca. Dopo «Suburra», il colosso globale dello streaming conferma la Capitale come ambientazione privilegiata per le proprie produzioni locali italiane; una Roma di nuovo scandagliata nei suoi bassifondi morali, ma osservata stavolta nei suoi spazi urbani più elitari e distintivi e mediata tramite un universo giovanile a rischio d'implosione. A raccontare la storia dell'amicizia tra Chiara (Benedetta Porcaroli) e Ludovica (Alice Pagani), delle loro frequentazioni pericolose e della loro solitudine familiare, così diversa ma in fondo simile (il formalismo di genitori «separati in casa» nel caso di Chiara, l'assenza del padre e la presenza di una madre assalita da patologie adolescenziali nel caso di Ludovica), è la scrittura del collettivo Grams, un insieme di giovani autori romani, pressoché coetanei dei protagonisti della serie, e forse proprio per questo titolati a imprimere agli snodi della trama scarti un po' ingenui e a forzare i diversi piani di conflitto e di contrapposizione con soluzioni stereotipate (o prese a prestito dal nuovi §cenaci del teen trama, tipo la serie spagnola Elite). L'operazione va, tuttavia, nella direzione di immaginare anche un pubblico largo. II cast attinge dai giovani attori di Braccialetti rossi ad adulti come Pandolfi, Isabella Ferrari, Calabresi". (Aldo Grasso)

venerdì 30 novembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

AVVENIRE
L'inaccettabile nichilismo di "Baby"
"Non è stato facile per chi scrive arrivare alla fine della proiezione (riservata alla stampa) delle prime due puntate di Baby senza provare un senso di ribellione. Non tanto perché la nuova serie disponibile su Netflix da venerdì 30 novembre (prodotta da Fabula Pictures e diretta da Andrea De Sica e Anna Negri) ha preso spunto dagli sconvolgenti fatti accaduti a Roma qualche anno fa e battezzati dai giornali come il caso delle baby squillo dei Parioli. Quello che proprio non ha convinto la sottoscritta, non solo come giornalista ma soprattutto come madre di un figlio adolescente, è stata la voluta parzialità del racconto. Di una storia che, forse, si proponeva di raccontare gli adolescenti di oggi e che invece ha finito per tracciame un ritratto assolutamente incompleto, in certi momenti persino fastidioso. La storia di Baby si svolge ai Parioli: «Se hai sedici anni e vivi nel quartiere più bello di Roma sei fortunata» dice Chiara (Benedetta Porcaroli), una delle giovani protagoniste della serie all'inizio della prima puntata. Ma bastano pochi minuti per capire che quella fortuna è solo illusoria: la ragazzina, come tutti i coetanei della prestigiosa scuola che frequenta, è sola. Terribilmente sola, figlia di una famiglia in decomposizione nella quale i genitori si dichiarano separati in casa («Lo facciamo per te»), salvo fare ciascuno i propri comodi, a volte proprio sotto lo sguardo sconcertato della figlia. Non va meglio ai suoi amici, che poi tanto amid non sono visto che il valore dell'amicizia qui non è nemmeno abbozzato, come del resto qualsiasi altro valore: Ludovica (Alice Pagani) vive con una madre fragile e instabile che con la figlia condivide lo smalto, le cene con i fidanzati di passaggio e poco altro; e Damiano (Riccardo Mandolini) è cresciuto nella periferia romana del Quarticciolo ma, a causa della morte della madre, è costretto a vivere ai Parioli con il padre ambasciatore e la di lui moglie, lacerato tra due mondi diametralmente opposti nei quali fa fatica a riconoscersi. In questa riproduzione (volutamente?) stereotipata, dove non c'è nemmeno un solo personaggio positivo, non mancano naturalmente il sesso facile per sfuggire alla noia, che non richiede alcun coinvolgimento affettivo ed emotivo; la droga altrettanto facile visto che a scuola si spacciano canne e cocaina; i locali da frequentare fino a notte fonda E, dulcis in fundo, la prostituzione. Il teorema alla base di Baby è, tutto sommato, chiaro e, per certi versi, persino condivisibile: se hai sedici anni e una famiglia che non si occupa dite se non in apparenza, il rischio è quello di diventare un adolescente sbandato alla mercé del primo disgraziato che passa Un paio di cose, però, non convincono. La prima è, come dicevamo, la parzialità del racconto: il mondo degli adolescenti è, per fortuna, più ricco e variegato di quello proposto da Baby ma la serie non lo mostra, dando l'impressione che i sedicenni di oggi, almeno quelli benestanti e abitanti in una grande città, siano tutti così. La seconda è che non c'è traccia di un benché minimo giudizio su comportamenti francamente discutibili. Nessuno ha particolari nostalgie della tv pedagogica di un tempo ma è inaccettabile sentir dire dagli autori di Baby che «il nostro primo obiettivo è stato quello di non giudicare i personaggi» o che «non vogliamo filtri paternalistici o moralistici. Sarà il pubblico a trarne le conseguenze» davanti a ragazzini e ragazzine che si drogano e considerano il sesso poco più di un passatempo perché significa non riconoscere la responsabilità che ci si assume quando si fa televisione. Soprattutto una televisione come Netflix che ha nel suo Dna proprio il pubblico giovane. Autori e protagonisti di Baby da questo orecchio, però, non ci sentono: «Questa serie ha l'obiettivo di mettere il pubblico in condizione di farsi delle domande e non di trovare le risposte» ribadisce Benedetta Porcaroli mentre Isabella Aguilar si spinge a generalizzare: «In questa serie abbiamo messo anche tanto di noi, delle nostre esperienze personali. Siamo stati tutti sedicenni allo stesso modo. Non c'è nichilismo né denuncia sociale». Se non è nichilismo Baby c'è da chiedersi cosa lo sia". (Tiziana Lupi)

giovedì 29 novembre 2018

NEWS - Achtung, compagni! Le piattaforme di streaming tipo Netflix e Amazon verso il pareggio con la pay tv (Sky): raddoppiati gli abbonamenti in un solo anno!
News tratta da "Il Sole 24 ore"
Manca poco al pareggio con i numeri della pay tv tradizionale. Qui gli abbonamenti in Italia si sono storicamente attestati attorno ai 6,5 milioni fra Sky e Mediaset Premium. Oggi le piattaforme di videostreaming arrivano a superare i 5 milioni. E il trend fa pensare al livello della pay come a un muro che sta per crollare. Del resto, l'impennata del video on demand è fuori discussione, anche in un Paese come l'Italia in cui ci si dibatte nelle sabbie mobili di una digitalizzazione che se da una parte mostra segnali di miglioramento come indicato dall'aumento dell'ultrabroadband (si veda Il Sole 24 Ore), dall'altra ha evidentemente enormi margini di crescita. A mettere in fila inumeri dell'avanzata anche in Italia di Netflix, Amazon Prime Video e delle altre piattaforme di videostreaming è EY con uno studio che tra gli sponsor ha Sky, Mediaset, Discovery, Vodafone. E i risultati lasciano poco spazio a dubbi: gli abbonamenti in Italia alle piattaforme di videostreaming a pagamento - EY cita Netflix, Amazon Prime Video, Timvision, Now Tv (Sky), Infinity (Mediaset), Eurosport Player - sono passati da 2,3 a 5,2 milioni. E tutto in un anno, fra giugno 2017 e giugno 2018. Numeri sui singoli operatori non ne sono forniti, ma a giudicare dalle indiscrezioni di mercato a farla da padrona è Netflix, in Italia da 3 anni. «Questi dati - spiega Fabrizio Pascale, Telco, Media e Technology Med Leader di EY- delineano un mercato dei servizi videostreaming in espansione, sia sul fronte dei servizi free offerti dai broadcaster televisivi sia a pagamento. Le crescite più importanti arrivano, però, dalle piattaforme pay che, a metà 2018, contavano oltre i 5 milioni di abbonati, più che raddoppiati nell'ultimo anno». Oltre al numero degli abbonamenti c'è anche da guardare al computo totale degli utenti (in famiglia a usufruire delle piattaforme può essere più di uno). In questo caso si passa da 4,3 a 8,3 milioni di utenti con un numero di sottoscrittori unici (che possono avere anche più di un abbonamento) pari a 4 milioni. EY nella sua indagine va poi anche oltre il video on demand "a pagamento" unendo i dati della parte free comprensiva di player come Youtube, Raiplay, Mediaset Play. E così, considerando chi «nell'ultima settimana ha guardato contenuti video attraverso Internet della durata di almeno 10 minuti», gli utenti free sono saliti in un anno da 17,6 a 20,9 milioni. ll che, considerando che utenti free e pay possono in parte coincidere, segnala 23,8 milioni di italiani che guardano video on demand: il 68% degli utenti internet totali. Tutte cifre, insomma, che fotografano anche per l'Italia quella che è una tendenza mondiale messa nero su bianco da diversi studi e istituti di ricerca. ITMedia Consulting, ad esempio, prevede che i ricavi totali del settore Vod (video on demand) nell'Europa occidentale aumenteranno rispetto ai 6,26 miliardi di euro del 2018, superando gli 8,8 miliardi nel 2021, con una crescita media annua, pur in un mercato prossimo alla maturità, ancora a doppia cifra: del 12 per cento. Dal Vod arriverà così un quarto dei ricavi del mercato payTv. L'Italia ha numeri ben più bassi rispetto ad altri Paesi d'Europa. Ma il trend è impetuoso. E così, stando sempre al rapporto"Video on Demand in Europe: 2018-2021", guardando al totale del video on demand - e dunque non solo Svod (servizi con abbonamento), ma anche Tvod (quello in cui si pagano le singole transazioni, erede dell'ormai scomparso home video) che non è stato considerato da EY- lapenetrazione sul totale dell'Europa Occidentale è del 26,6% in Uk, del 19,4% in Germania e del 4,6% in Italia che salirà all'8,3% nel 2021. Chiaro che con questi numeri il campanello d'allarme sia risuonato forte fra i player "tradizionali". La pay tv ad esempio, che ha prezzi per gli utenti più alti rispetto al Vod, sta cercando di trovare le migliori contromisure. In Italia anche il mondo del cinema ha alzato i toni e un decreto nei giorni scorsi ha stabilito che forme di incentivazione perle opere cinematografiche potranno esserci solo per quelle pellicole che non sceglieranno di approdare su piattaforme di videostreaming contemporaneamente alle sale. A livello mondiale Disney ha deciso di sottrarre a Netflix i propri film e le serie tv nel 2019, puntando su un proprio servizio che si chiamerà Disney+. E ancora: nel 2012 Ted Sarandos, chief content officer di Netflix, dichiarò che «l'obiettivo è diventare Hbo più velocemente di quanto Hbo possa diventare Netflix». Frase che poteva apparire sibillina allora, ma non certo oggi visto che la ATeT che ha acquisito la Time Warner punta, sempre per il 2019, a un servizio di streaming con i contenuti della"madre" di Game of Thrones. C'è poi il capitolo della lotta fra le stesse piattaforme: Amazon Prime Video sta crescendo e Walmart è pronta a entrare sul mercato. Intanto Netflix cresce e investe miliardi in contenuti lasciando però negli investitori il dubbio sulla sostenibilità del business a fronte di un indebitamento crescente. Che vincano o meno le Cassandre, è comunque certo che indietro non si torna.

mercoledì 28 novembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Con "L'amica geniale" le serie tv superano i libri da cui sono tratte
"L'amica geniale, il caso editoriale della «misteriosa» Elena Ferrante, è ora una serie tv che racchiude i quattro libri dove si narra la storia di Lila e Lenù, prima bambine, poi adolescenti, seguite tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana e, in seguito, pedinate nell'intreccio polifonico della vita adulta. Tra digressioni fascinose, anse maestose e realiste, deviazioni fulminee, veniamo irresistibilmente catturati da una narrazione che possiede, insieme, una prodigiosa potenza pittorica (irriproducibile dalla parola) e un'attenzione ai battiti più riposti: Lenù Greco (Margherita Mazzucco) e Lila Cerullo (Gaia Girace) sono le migliori amiche e le peggiori nemiche. L'una è il doppio dell'altra, ma anche il suo opposto, la sua parte mancante. Prodotta da Hbo-Rai Fiction con Wildside, Fandango e Timvision, la serie diretta da Saverio Costanzo, che firma anche la sceneggiatura con Laura Paolucci, Francesco Piccolo ed Elena Ferrante (chiunque essa sia), è trasmessa dai Rai1 (il martedì, ore 21.25), e resa disponibile sulle piattaforme di Timvision e Raiplay. La fiction italiana ha finalmente raggiunto quel grado di maturità che da tempo auspicavamo? Si, la violenza, la tragicità, l'amicizia, l'ironia, la rabbia, lo stupore, i sentimenti tutti che qui contrappuntano questo dramma delle emozioni affondano nella concretezza delle cose, per essere poi riscattati da una scrittura sontuosa che libera i personaggi dal determinismo che incombe sulle loro «vite minuscole». Con nitore formale, come solo Rossellini sapeva fare, caricando di pensieri imperscrutabili, metafisici le figure neorealiste che entravano nel suo obiettivo. Che strano, in Romanzo criminale, in Gomorra, in L'amica geniale l'uso diffuso del dialetto non preclude una distribuzione internazionale. E poi, mistero dei misteri, le serie sono più belle dei libri da cui sono tratte". (Aldo Grasso

martedì 27 novembre 2018

NEWS - Hulk, che Toro! Anche il supereroe dalla pelle verde diventerà una serie tv!

News tratta da "Uproxx"
Guillermo del Toro may have taken home several trophies at this year’s Academy Awards ceremony for his film The Shape of Water, but that hasn’t stopped him from planning his next steps. These include a Pinocchio stop-motion musical for Netflix and an adaptation of the popular young adult horror series Scary Stories to Tell in the Dark. But what about his long-gestating-in-development-hell take on H.P. Lovecraft’s At the Mountains of Madness? Or his version of the Pacific Rim sequel?These, along with many, many other projects, have been collecting dust on Del Toro’s shelves for years. And yes, this sucks, but it’s also part of the filmmaking process, so the Mexican director, producer and screenwriters shared the titles of his unproduced screenplays in a series of tweets on Monday. “SCREENPLAYS I have developed, fully written or co-written that have gone unproduced (so far),” the thread began. They include the aforementioned At the Mountains of Madness and Pacific Rim 2, as well as Justice League Dark, Beauty and the Beast, Fantastic Voyage and a Hulk TV pilot.

lunedì 26 novembre 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! Ecco perché: 1) il sesso nelle serie tv non sarà più lo stesso 2) HBO non sarà più la stessa 3) i tempi di produzione seriali non saranno più gli stessi (forse)
Leggi QUI

sabato 24 novembre 2018

NEWS - Lo sapevate? "Glow" doveva essere cancellata dopo la prima stagione per i bassi ascolti, ma poi Netflix...
News tratta da "Tv Line"
Netflix reportedly came this close to body-slamming GLOW into oblivion after the series’ acclaimed first season. According to the Wall Street Journal, the streamer seriously considered pulling the plug on the Emmy-nominated wrestling dramedy due to disappointing ratings“There were serious conversations from the tech side pressuring the Hollywood side not to renew it for a second season,” a source tells the paper. However, creative execs at Netflix — citing GLOW‘s critical acclaim and the importance of remaining on good terms with exec producer Jenji Kohan — reportedly argued that it was worth keeping the show alive. The creative folks won out; GLOW was ultimately renewed for a second (and third) season. Its first season was also nominated for Outstanding Comedy Series; it lost the top prize to The Marvelous Mrs. MaiselPer WSJ, Kohan believed Netflix’s initial marketing plan for GLOW — which catered to men vs. women — was to blame for Season 1’s (alleged) low ratings. (It’s worth noting that Netflix does not make public its ratings data.) In response to the WSJ piece, a Netflix spokesperson tells TVLine, “We are tremendously proud of GLOW, and were happy to bring it back for its award-winning second season and again for its upcoming third.”

venerdì 23 novembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Elite", il "Gossip Girl" spagnolo della generazione Netflix
"Le serie tv spagnole stanno vivendo una sorta di età dell'oro. Dopo il successo e l'interesse destato da «La casa di carta», oggi c'è un nuovo titolo sotto i riflettori: si tratta di «Elite», disponibile su Netflix da qualche settimana (tra i protagonisti ci sono diversi attori già visti alle prese con la celebre rapina alla zecca di stato). «Elite» è l'ultima manifestazione di un genere reso classico dalla tv americana, il teen drama: racconta la storia di un gruppo di liceali, figli di famiglie molto ricche. Frequentano una costosa scuola che ha la missione di formare i leader del futuro, dove i genitori li mandano senza badare a spese per sentirsi a posto con la coscienza. Il loro piccolo mondo fatto di privilegi, rituali condivisi e parecchia «stronzaggine», viene scosso quando tre ragazzi di umili origini, provenienti da una scuola pubblica, vengono ammessi grazie a una borsa di studio. Sono il «tamarro» Christian, il docile Samuel, e Nadia, di origine araba, costretta ad abbandonare il velo per entrare a scuola. I due mondi collidono, dando vita a dinamiche inaspettate che indirizzano il racconto verso una svolta crime. «Elite» dimostra di aver assimilato la lezione di serie come «The OC», «Gossip Girl» ma anche «13» nel mettere in scena le classiche meccaniche del teen drama, cioè il rapporto tra il gruppo dei pari, le storie d'amore spesso tormentate, l'insicurezza di chi sta cercando il proprio posto nel mondo, gli adulti spettatori quasi sempre incapaci di dare risposte educative. E, al contempo, di aver aggiunto a questi ingredienti consolidati una buona dose di soap (troppa?) e lo spirito della piattaforma Netflix, che permette più libertà espressiva della tv classica: alla sublimazione scelta dalle serie destinate alla tv tradizionale, preferisce un crudo realismo, mostrando senza mezzi termini i temi che agitano l'adolescenza di oggi (vedi la sieropositività di una delle giovani protagoniste)". (Aldo Grasso)

giovedì 22 novembre 2018

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Il reboot di "Scrubs"? Più probabile al cinema che su piccolo schermo

News tratta da "Deadline"
It’s been almost nine years since Scrubs aired its finale episode on ABC, following a run that began at NBC way back in 2001. So when the all-star cast reconvened at Vulture Festival in Los Angeles on Saturday, the big question was, would they ever do a reboot? The answer turned out to be both yes and no, with a negative for a TV revisit, but a ‘maybe’ for a film“I would do anything to not only get to work with not only this group, but the writers, and do it again,” creator Bill Lawrence said. “It was the best time in my life…you can never equal that experience. But that said, sometimes reboots, not all the time, but sometimes, they feel like a money grab.” So while Lawrence isn’t keen on going down that road, he did concede there are some–somewhat unlikely–circumstances that might twist his arm. “If this group came to me destitute and unemployed and said, ‘Oh my God, we need to do Scrubs again,’ or the crew did, or the writing staff did, then we would do it, but you are looking at a group of people who work whenever and however they want to, because of how talented they are.” However, Lawrence didn’t sound averse to a one-off reunion piece. “If we ever do it, it’ll be a short little movie or something like that,” he said. So, where would the characters be if they went back? “When people have asked me about doing the show again,” Lawrence said, “the problem for me is i would want to see where everybody is in their life, I would want to see where their marriage is.” “The janitor is back in the CIA,” quipped Ken Jenkins, while Judy Reyes said she didn’t need her character Carla Espinosa to become a doctor, as she was proud of her nursing job.  “I definitely see her with a couple of kids,” she said, “and you know we talked about early in Scrubs about her aspiring to be a doctor, but I liked her running the show as a nurse.” Zach Braff also recalled the sometimes amusing constraints ABC put on the show after they took it on for its last two seasons, including the careful angles allowed when The Todd (Robert Maschio) wore his speedo. “I had to frame above his penis,” Braff said of directing, “Rob’s banana hammock was not ABC Disney approved.” Also the cast guffawed when Lawrence recalling how they weren’t allowed a medical marijuana storyline, but they were given the green light for a plot involving seeking out a prostitute for a virgin patient. Referring to the show’s longevity, despite its sometimes wacky fantasy sequences, and off-the-wall humor, Lawrence said, “We lived in a time that once your show had a very passionate fan base, you knew you could stay on for a while, if you kept doing things that people were really enjoying.”

mercoledì 21 novembre 2018

GOSSIP - Joshua Jackson ha una nuova fiamma (telefilmica)! Così lei ora potrà permettersi jeans nuovi...
Joshua Jackson looks so happy while out for the afternoon with actress Jodie Turner-Smith on Sunday (November 18) in Los Angeles. The 40-year-old actor and the actress held hands as they stepped out to enjoy the day. Neither Joshua nor Jodie have confirmed if they’re in a relationship.
If you don’t know, Jodie is known for her work in the series Nightflyers, as well as her work on The Last Ship. She has also just been cast in the movie Queen & Slim opposite Daniel KaluuyaJoshua was last linked to Alyssa Julya Smith. He previously dated Diane Kruger and was in a long term relationship before their split.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

Lick it or Leave it!