Telefilm Cult su Twitter

venerdì 19 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Magnum PI", reboot da vedere all'aperitivo dimenticando l'originale
"Il paradosso del reboot (il riavvio, il rilancio di una serie attraverso nuovi protagonisti) è che si riprende qualcosa che appartiene ancora all'immaginario diffuso («raccontala ancora» è la richiesta che i bambini fanno a ogni favola), ma che esigerebbe l'oblio dell'esperienza precedente. Dopo Hawaii Five-O e MacGyver il canale generalista americano Cbs ha sfornato il remake (rifacimento) di un altro telefilm degli anni 8o, Magnum PI (Fox, martedì, ore 21.15). La reazione di molte critiche uscite negli Usa è stata unanime: il precedente era meglio. Per forza di cose: allora c'erano la forza e l'ingenuità della prima volta. La nuova serie ricalca fedelmente le vicende andate in onda negli Usa tra il 1980 e il 1988 (da noi ha debuttato nel 1982 su Canale 5). Siamo sempre alle Hawaii, ci sono sempre le «fiammeggianti» Ferrari e la polizia locale continua a non essere proprio contenta delle indagini alternative. Il nuovo Magnum PI (Private Investigator) è anche lui ospite di uno scrittore facoltoso (ricco perché vende bestseller le cui storie di guerra sono racconti di Magnum), ma veste in maniera più sobria di Tom Selleck. L'interprete, Jay Hernandez, è di origini latine, non ha fatto la guerra del Vietnam ma è stato in Afghanistan ed è leggermente meno spavaldo del suo predecessore. Il cambiamento più significativo riguarda il personaggio di Higgins, il manager della tenuta dello scrittore Robin Masters: ora è una bella donna (Perdita Weeks) con un passato nei servizi segreti britannici. Ovviamente i rapporti fra Magnum e Higgins rappresentano una «corposa» sottotrama. Nella fedeltà all'originale — il caso si risolve sempre al termine di ogni puntata — e nell'esibizione di paesaggi esotici e festaioli, Magnum PI è la classica serie di «scarico» (da vedersi prima di cena, quasi una camera di compensazione dopo il lavoro)". (Aldo Grasso)

giovedì 18 ottobre 2018

mercoledì 17 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Che noia i Romanoff! 
Una volta le serie erano belle perché meno lente di certi film...
"Ma che fate, vi accanite? Non basta che Damien Chazelle nasconda nel ripostiglio le scarpe bicolori da tip tap per dedicarsi a Neil Armstrong con "First Man", la storia del primo astronauta che mise piede sulla luna (ci sono andati, sicuro, anche se i manifesti del film, alla Mostra di Venezia, lanciavano "l'impresa impossibile", schiacciando l'occhio ai negazionisti). Ora fa i dispetti anche Matthew Weiner, dedicando una serie ai Romanoff (su Amazon, gli episodi 1 e 2 dal 12 ottobre, gli altri sei di venerdì in venerdì: nulla è più nuovo, ormai, della cara vecchia somministrazione settimanale). I Romanoff - e le fantasie sulla piccola Anastasia la figlia dello Zar, sopravvissuta alla fucilazione bolscevica - stanno abbastanza in fondo perfino nella lista delle cose che NON ci interessano, e invece sembrano vantare schiere di appassionati. Ci fanno sbadigliare più delle virtù del silenzio, più dell'oro perduto di Benito Mussolini (chi lo sa? magari Antonio Scurati conosce il ripostiglio segreto, lo svelerà nell'ultima riga dell'ultimo volume della trilogia "M. Il figlio del secolo"), più del linguaggio dei delfini, più dei libri che sulla fascetta promettono "un'intensa scrittura femminile". Però Matthew Weiner è Matthew Weiner. Ha scritto per "I Soprano", ha avuto la sua storia di mezzo insuccesso "Mad Men" non la voleva nessuno, finì alla AMC che non aveva mai prodotto una serie. E' stato accusato di comportamenti inappropriati, per aver detto a una donna che lavorava con lui "dovresti farti vedere nuda" (i garantisti attendevano l'entrata in campo di Cristiano Ronaldo, per disquisire di sottigliezze giuridiche). Ha rivelato la magia del Carrousel che proiettava le diapositive, la difficoltà di pubblicizzare i fagioli, la destrezza dei ragazzini capaci di preparare un Tom Collins con la ciliegina. Una bella apertura di credito l'aveva, nonostante i Romanoff - colpa della maledetta convinzione che gli showrunner bravi rendono interessante qualsiasi cosa. E nonostante la notizia che aveva girato gli episodi in paesi diversi: quando i discendenti dello Zar di tutte le Russie si disperdono hanno il mondo intero a disposizione. Oltre ad Anastasia, potrebbe essere sopravvissuto il fratello Alessio, che scatena meno fantasie (un guantino dello zar fa la sua apparizione nel romanzo di Rosa Matteucci "Tutta mio padre"). Quindi abbiamo guardato le prime due puntate, sperando che si ripetesse il miracolo di "Mad Men". Durata un'ora e mezza. Così da far dire - è una mania - "l'ho pensato come un film, va visto come un film". Idea bizzarra: le serie erano belle perché erano meno noiose di certi film. Se adesso fate le serie noiose, a episodi lunghi come un film, forse ci ripensiamo. Se poi la lentezza finisce per diventare un merito, e come tale viene celebrata, va a finire che torniamo la sera a leggere i romanzi dell'Ottocento, loro sì che sapevano come si fa. "The Violet Hour", ambientato a Parigi, racconta una ricca aristocratica di nome Anastasia. La mattina sventola il croissant davanti alla musulmana con il velo che si prende cura di lei: "Lo vedi? Questo lo abbiamo inventato dopo avervi sconfitto a Vienna". In "The Royal We", racconta un doppio adulterio. Il marito in città - con la scusa di far parte di una giuria popolare". La moglie in crociera, dove son tutti discendenti dei Romanoff. Unica zampata: la famiglia dello Zar Nicola messa in scena dai nani, con il nano Rasputin che insegue Anastasia. Per colonna sonora, la "Danza delle spade" di Khachaturian". (Mariarosa Mancuso)

lunedì 15 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA VERITA'
Sentite questa: "Skam" Italia vittima di ossessioni porno gay patologiche
"Ah che bella, l'adolescenza. Lo scorso 5 ottobre, su Timvision, piattaforma televisiva on demand di Tim, è iniziata la seconda serie di Skam Italia, fortunato remake dell'originale produzione norvegese. Skam, che in norvegese significa «vergogna», era ambientato in un liceo della Oslo «bene»; il remake italiano, ideato, diretto e sceneggiato da Ludovico Bessegato, si svolge in un istituto superiore di Roma. Protagonista un gruppo di adolescenti, alle prese con avventure, problemi, esperienze e disagi caratteristici di questa età. La formula della serie è assai originale: ogni giorno va online una clip di due minuti circa, che messe uno dopo l'altra formano l'episodio completo, che va in onda ogni settimana. Tra i protagonisti della prima serie, che ha avuto un buon successo di audience, c'era anche Martino, forse gay, forse no. Tra i temi affrontati dalla serie, infatti, ci sono anche bullismo, cyberbullismo, omosessualità. Argomenti delicati, importanti, terni di grande impatto sul pubblico di adolescenti che si è appassionato e continuerà ad appassionarsi alle avventure dei protagonisti di Skam Italia. Al termine dell'edizione precedente, la protagonista, Eva, lascia il fidanzato perché è convinta di piacere a Martino, ma scopre che il suo compagno di scuola frequenta siti per gay. Per «spoilerare» le prossime puntate di Skam Italia 2 basta andarsi a rileggere la trama della versione norvegese: Isak, il personaggio della serie originale al quale è ispirato quello di Martino (protagonista principale della seconda edizione italiana) è gay e vive le difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale finché si innamora di Even e decide di fare outing. Tra le clip già online, una merita di essere commentata, perché, ci sarà consentito dirlo senza passare per pericolosi oscurantisti, ci sembra di pessimo gusto a dir poco. È ambientata su una spiaggia, e il protagonista, Martino, seduto sul bagnasciuga, osserva i suoi amici giocare a racchettoni, tuffarsi, divertirsi intorno a lui. Martino, mentre in sottofondo possiamo ascoltare una canzone che definire struggente è poco, si guarda intorno con sguardo smarrito, e la telecamera indugia sui costumi e sui muscoli dei ragazzi che si divertono sulla spiaggia. L'apoteosi, è il finale: uno dei giovani spruzza della crema solare addosso ai compagni, il fiotto sfugge al controllo e finisce per colpire il protagonista della clip, che si ritrova, nella ultima inquadratura, tutto impiastricciato di liquido bianco e cremoso: capelli, guancia, torace, spalla. Ora, due sono le possibilità: o chi scrive è vittima di una vera e propria ossessione, a livelli patologici, e vede sesso ovunque, oppure ci troviamo di fronte a un doppio senso esplicito, molto esplicito, e (ci sia consentito) di pessimo gusto". (Carlo Tarallo)

sabato 13 ottobre 2018

GOSSIP - Shonda su onda. La Rhimes si arrampica sui vetri su "Elle" sul motivo per il quale è passata a Netflix a suon di dollari: "ho avuto una visione e loro l'hanno accolta" (aka: non per soldi ma per denaro, poche balle...)
Shonda Rhimes looks radiant on the cover of one of Elle‘s eight Women in Hollywood covers, on newsstands October 23. Here is what the television producer – who is behind shows like Grey’s Anatomy and Scandal – had to share with the mag:
On her deal with Netflix: “I keep hearing about how I got lured away, as if somebody wagged a piece of candy in front of me. But really, it was me deciding I had a vision, and [Netflix’s chief content officer] Ted Sarandos shared that vision. I wanted to be able to decide what kind of shows we were going to make and how we were going to make them. So to have that kind of power has been an amazing experience so far. It’s also a little bit like Christmas because there’s a very ‘Yes, we can’ attitude. Almost so much that we have to be careful what we ask for, like, ‘Don’t ask for the moon, because they will build you the moon.’”.

venerdì 12 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Romolo+Giuly", inno alla Roma Decadence
"Non essendo romano, fino a poco tempo fa non conoscevo il Pigneto, meglio non conoscevo la «filosofia» del Pigneto. Poi mi hanno spiegato che una volta il Pigneto era una zona non tanto bella di Roma che comprendeva la «Casilina», la «Prenestina», la «Tangenziale». Poi, come ha scritto Andrea Minuz, «una borgata romana si è trasformata in una periferia industriale, poi in quartiere multietnico, poi in zona bohémien, poi in luogo di tendenza e infine in esercizio letterario nazionale su cui, prima o poi, si buttano tutti, anche se ci avvertono che "è impossibile cogliere l'essenza del Pigneto"». Questa premessa era necessaria per capire Romolo+Giuly, la miniserie in 8 episodi da 30 minuti l'uno prodotta da Fox Italia e Wildside, in onda su Fox (canale 112 di Sky). In apparenza l'eterno scontro fra Montecchi e Capuleti altro non è che lo scontro fra Roma nord (il fighettismo de' noantri del Pigneto) e Roma sud (il coattismo storico della periferia borgatara). Al posto di Romeo c'è l'insicuro Romolo Montacchi, interpretato da Alessandro D'Ambrosi (anche coautore con il regista Michele Bertini Malgarini e Giulio Carrieri), e di Giulietta, la sensibile Giuly Copulati (Beatrice Arnera). Lo spirito è quello di Boris, unico grimaldello per superare i confini territoriali del Sacro Gra (il Grande Raccordo Anulare); così sono stati ingaggiati Giorgio Mastrota, che interpreta il capo di una setta massonica il cui scopo è realizzare una Roma milanese senza romani («il milanese è perfetto per eliminare i terroni») e Fortunato Cerlino, il grande Don Pietro Savastano di Gomorra. Difficile che i mondi di Romolo e Giuly possano integrarsi, specie se lui deve farle l'esegesi di 'sti cazzi. L'unico in grado di riunire le due anime di Roma è il fantasma di Antonello Venditti con la sua poetica amorosa, risospinta da una profonda romanità! Un inno alla Roma Decadence". (Aldo Grasso)

giovedì 11 ottobre 2018

NEWS - Occhio alle serie tv di DPlay in "Walter Presents", sorta di Netflix free e full con titoli europei non privi di curiosità
Articolo di Antonio Dipollina su "La Repubblica"
La febbre da serie tv non ha limiti, parliamo dell'offerta. Per esempio all'insegna del gratuito, per differenziarsi dai servizi streamig in pay, quelli di Discovery Channel si sono inventati Walter Presents. O meglio lo ha inventato Walter Iuzzolino. Viene da Genova, ma da tempo staziona in Inghilterra, per esempio a Channel Four, creando format assai pop e immergendosi nelle acque della fiction Internazionale. Con ordine: bisogna partire dal sito Dplay, gratuito, che ospita la produzione dei van canali Discovery, da Crozza in giù. Nella sezione Walter Presents sono già a disposizione alcune serie, soprattutto francesi, quasi sempre in originale con sottotitoli italiani. Si tratta di fiction di successo trasmesse dalla tv in chiaro dei vari Paesi. L'operazione è libera, con fruizione full, ovvero tutti gli episodi a disposizione, e senza spendere nulla si vive una sensazione alla Netflix o Amazon Video, e si può andare di maratona. A patto di essere interessati al genere e soprattutto di credere alle fiction europee, popolai nei rispettivi Paesi, come se fossero qualcosa anche di casa nostra. Vedi il caso francese. Due esempi su tutti. In primo è Spin. Gli uomini dell'ombra, thriller politico in onda su France 2, ambizioso tentativo di andare in scia a House of Cards, ma con avvio shock - kamikaze uccide il presidente francese - salvo scoprire che il terrorismo c'entra almeno quanto c'entrano micidiali trame di potere, tra ricatti incrociati e scheletri, neppure troppo metaforici, nell'armadio. L'altro esempio è Spiral, proposta anche in chiaro sul Canale 9. Si va indietro nel tempo: la fiction è partita nel 2005. E un noir che inizia con il delitto di una ragazza dell'Est Europa Anche qui, trame e intrecci giudiziario-politici. Dplay, forse per vezzo, forse per parodia o chissà, imita nella grafica del sito quella di Netflix: l'intenzione di farne una versione free, quasi rugged e comunque insolita, diventa, a quel punto, plateale.

mercoledì 10 ottobre 2018

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Ma che, davero? Anche Carlo Verdone si dà alle serie tv! "Almeno una la dovrò fare..."

News tratta da "Il Giornale"

Carlo Verdone si dedicherà a una serie tv. Anche se non ha intenzione di trascurare il cinema. «Ho scritto cinque soggetti, ma dobbiamo essere d'accordo anche con il produttore. Il momento per il cinema italiano è talmente difficile che bisogna stare molto attenti, i risultati di questo inizio di stagione per il nostro cinema sono stati terribili». Così Carlo Verdone ieri a I lunatici su Radio2. «E cambiato tutto - ha aggiuntoma senza la sala cinematografica si perde molta poesia. Sta cambiando la fruizione del prodotto, io lavorerò ancora un po'... Probabilmente farò una incursione con una serie televisiva. Almeno una la dovrò fare. Me lo chiede il produttore e mi rendo conto anche io che con i tempi che corrono bisogna mettersi in gioco anche con cose del genere».

martedì 9 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
"Romolo+Giuly" fa ripiombare le serie tv italiane nel campanilismo con citazioni forzate
"Siamo moderni, giriamo le serie, ma ricaschiamo sempre nell'Italia dei campanili. Mezzo campanile: Roma nord schierata contro Roma sud (vale anche il contrario). Trascinando nella mischia William Shakespeare e soprattutto Baz Luhrmann, che nel 1996 aveva ambientato nella californiana Verona Beach il suo "Romeo+Giulietta" con Leonardo DiCaprio e Claire Danes. Gli innamorati divisi dalla rivalità familiare sono romanamente ribattezzati "Romolo+Giuly". Lui un Montacchi, ha per genitore il re della monnezza. Lei una Copulati, erede dei palazzinari che allignano al nord. La seconda metà del titolo, che allude a una guerra mondiale italiana, svela che nella vicenda entrano anche Milano e Napoli: altrettanto caricaturali, fungono da esca per gli spettatori non romani. "Romolo+Giuly" è prodotta da Fox (e su Fox va in onda, otto puntate). Con l'intenzione di ripetere il successo di `Boris", la serie che sfotteva i prodotti audiovisivi italiani scritti male e recitati peggio (la parola "fiction" andrebbe risparmiata, in questi casi: meglio il giro di parole). Ma "Boris" era a suo modo universale, le brutte sceneggiature, gli attori mediocri, i registi incapaci, le troupe svogliate si trovano dappertutto, anche dove il cinema e la tv sono migliori dei corrispettivi nostrani. Roma nord contro Roma sud resta una nicchia, di recente invenzione comica. Complice un video virale su YouTube, e un episodio pilota premiato nel 2016 al Roma Web Fest. Giocavano in casa, con spettatori che alle frasi "La breccia di Corso Francia" o "le sirene di Ponte Milvio" o "le miniere di cocaina di Vigna Clara" già ridono (chi a suo tempo spiegò che il tragico è universale, mentre il comico è geolocalizzato aveva in mente cose così). La busta con la nebbia padana potrebbe essere Totò - e già un po' allarghiamo l'orizzonte. Il regista Paolo Sorrentino, odiato a Napoli perché "La grande bellezza" l'ha girato a Roma, è tormentone cinefilo, e un po' generazionale. Totalmente generazionale è il pupazzo T'ciù, che conosce in carcere il televenditore Giorgio Mastrota (nella parte di se stesso): se non eravate davanti alla tv quando andava in onda "Bim Bum Bam", e quindi niente sapete del pupazzo Uan, lasciate ogni speranza. Si inoltrano nelle campagne padane per avere alleati, ma rifiutano di dare la caccia ai "negher" - finché pietoso non arriva il traduttore simultaneo: "Caccia ai terroni" (un avvocato di Crotone con toga e valigetta scappa inseguito dai forconi). Togli di qui e leva di là, resta la guerra tra i coatti che se vogliono andare dallo psicoanalista devono spacciarlo per personal trainer (la professione lì è fuorilegge) e i fighetti che trattano le filippine come animali domestici ("ti ho regalato un cucciolo", dice la mamma di Giuly alla figlia che va sposa, dopo aver firmato gli accordi prematrimoniali). Come da copione, tre Montacchi travestiti si infiltrano a Roma nord, dopo aver superato con l'inganno il check-point. Sullo sfondo, il Ponte della Musica, o Ponte Veltroni (di nuovo, ridono solo i romani). A una festa - nel castello dei Copulati che sopra lo stemma di famiglia ha il cartiglio "Coca Progresso Figa" - Romolo incontra Giuly, e si innamorano. Lo spettatore un po' si diverte e un po' si annoia. La trama la sappiamo - anche se qui la fanno partire dai Garibaldini. Citazioni e rimandi alla lunga sono forzati: Leonardo DiCaprio e Claire Danes amoreggiavano in piscina; Romolo sbaciucchia Giuly dietro la boccia del pesce rosso di Boris". (Mariarosa Mancuso)

lunedì 8 ottobre 2018

GOSSIP - Tremate, tremate, le Streghe svalvolate son tornate! Dopo i deliri di Rose McGowan anche Alyssa Milano si reinventa come paladina rivoluzionaria (a tavola)
Alyssa Milano is speaking out for change. The 45-year-old actress and activist attended and spoke at the inaugural year of the Actions For Change Food & Music Festival on Sunday (September 30) in Parkland, Fla. The event was founded to help soothe and heal the community of Parkland and its residents, following the horrific mass shooting at Marjory Stoneman Douglas High School in February. The festival included appearances from entertainers, artists, chefs, restaurateurs and mixologists from around the country. It’s also the culmination and grand finale of a week-long series of over 80 concerts across America to end gun violence. “I had the honor of attending the #ActionsForChange festival in Parkland. I love this community. I love these people. I’ve seen the future in these young leaders. It’s all going to be ok. #MSDStrong,” Alyssa wrote on Instagram.

domenica 7 ottobre 2018

venerdì 5 ottobre 2018

NEWS - Ultima ora! Amazon debutterà nel 2019 con una serie tv italiana autoprodotta (dagli autori di "Gomorra")

News tratta da "La Stampa"
A breve Amazon Prime lavorerà anche in Italia. «Stiamo creando un trama originale, di cui potremo dire di più solo l'anno prossimo, con due scrittori di incredibile talento, tra i migliori in Italia, Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, autori di Gomorra, con cui abbiamo lavorato già in ZeroZeroZero», serie basata sul libro di Roberto Saviano e co-prodotta con Sky, Canal+. «Ci è piaciuto molto lavorare con loro e lo show che stiamo mettendo a punto è il prossimo passo della nostra relazione».

giovedì 4 ottobre 2018

NEWS - Anteprima! La prima immagine di Helen Mirren in "Catherine the Great" (3° partnership tra Sky e HBO)
Ecco la prima immagine di Helen Mirren nelle vesti di una delle figure femminili più potenti di tutti i tempi nella produzione originale Sky e HBO, Catherine the Great, ambientata nella sfarzosa ma politicamente spietata corte russa del 18° secolo. In una corte scintillante e assetata di potere, accanto alla vincitrice del  premio Oscar®, vedremo Jason Clarke (Zero Dark Thirty) nel ruolo di Potemkin, lo statista preferito di Caterina oltreché comandante militare e amante, la vincitrice del BAFTA Gina McKee (Bodyguard), che interpreta la Contessa Bruce, amica e confidente di tutta una vita, e Rory Kinnear (The Imitation Game) nei panni del ministro Panin, abile uomo politico, consigliere del figlio ed erede di Caterina, Paolo I (Joseph Quinn). Anche Richard Roxburgh (Moulin Rouge) si unisce al cast nella parte di Grigory Orlov, uno degli ex amanti di Caterina che, con suo fratello Alexei Orlov (interpretato da Kevin R McNallyUnforgotten), ha orchestrato il colpo di stato che ha portato Caterina al potere. La serie, in quattro parti, che attualmente viene girata in palazzi e set in Russia, Lettonia e Lituania, racconta gli ultimi anni del lungo regno di Caterina, durato 34 anni, durante i quali l’imperatrice ha costruito la reputazione della Russia come una delle grandi potenze dell'Europa. Questa primissima immagine mostra Helen Mirren nei panni dell'imperatrice Caterina nei suoi alloggi privati ricostruiti sulla base dei palazzi russi originali e circondata da copie, create per l’occasione, dei quadri presenti all'Ermitage. Il cast al completo include Clive Russell (Il Trono di Spade) nel ruolo di The Fool, Sam Palladio (Nashville) che interpreta il giovane amante di Caterina Alexander Vasilichikov, Lucas Englander (Genius) nel ruolo del luogotenente  Mirovich, Antonia Clarke (Les Misérables) nei panni della Principessa Sofia, Paul Ritter (Friday Night Dinner) nel ruolo del generale Suvorov, Paul Kaye nei panni di Pugachev, Thomas Doherty come Peter Zavadovsky, Raphael Acloque che interpreta Platon Zubov, James Northcote come Alexander Bezborodko ed Andrew Rothney come Alexander Dmitriev-Mamonov. Scritta da Nigel Williams (Elizabeth I) e diretta dal regista vincitore di BAFTA ed Emmy Philip Martin (The Crown), Catherine the Great è prodotta da Origin Pictures e New Pictures. È il terzo progetto frutto della partnership tra Sky e HBO per lo sviluppo di produzioni globali di alto livello. La serie verrà trasmessa nel 2019 su Sky Atlantic in Italia, ma anche nel Regno Unito, Irlanda, Germania, Austria e Spagna. Sky Vision gestirà la vendita e la distribuzione internazionale.

mercoledì 3 ottobre 2018

NEWS - A(m)maz(z)on, che palinsesto! Presentato a Londra il carnet seriale deluxe di Prime Video: da "Homecoming" di Sam Esmail a "The Romanoffs" di Matthew Weiner e "Good Omens" di Terry Pratchett. Julia Roberts, esordiente seriale come Orlando Bloom e Cara Delevingne, non ha dubbi: "qui si respira arte e libertà!"

Articolo tratto da "Il Messaggero"
Per rischiare tutto, a cinquant'anni, ci vuole coraggio. Specialmente se il proprio lavoro è a Hollywood, e se a quell'età si dispone ancora di un piccolo capitale di successo, potere e bellezza. Julia Roberts, però, non è donna da facili conformismi. E così, compiuto mezzo secolo d'età, il Premio Oscar si è regalata un esordio assoluto in una serie tv. «Non è stato poi cosi diverso dal fare un film, a parte il fatto che la gente vive nel terrore dagli spoiler e che ogni tanto serviva che qualcuno mi ricordasse a che punto della storia fossimo arrivati», ha detto ieri l'attrice, ospite a sorpresa del meeting organizzato da Amazon a Londra per presentare alla stampa le novità della piattaforma Prime Video.
Protagonista della serie Homecoming, in Italia dal 2 novembre, diretta dal papà di Mr Robot Sam Esmail e già rinnovata per una seconda stagione, Roberts interpreta il ruolo di una psicologa, Heidi Bergman, che assiste i militari appena rientrati dal fronte. Ma l'azienda per cui lavora non è cosi onesta come sembra: «E un thriller in cui mi hanno affidato un doppio personaggio, vulnerabile e autoritario. Sono orgogliosa di Homecoming, è un prodotto artistico». «Arte» e «libertà» sono termini che ricorrono in più di un'occasione: li usa anche il fumettista e scrittore Neil Gaiman, presentando le prime immagini dell'attesa serie Good Omens, tratta dal romanzo, scritto a quattro mani con il genio del fantasy comico Terry Pratchett, Buona Apocalisse a tutti!. «Ricordo di aver sprecato anni a proporre a chiunque il progetto di American Gods: tutti mi dicevano che era troppo strano, troppo inconsueto. Amazon, appena l'ha letto, l'ha voluto immediatamente. È gente che ha rispetto per la libertà degli autori». E cosi Gaiman, dopo aver firmato un contratto in esclusiva per la piattaforma, e lavorato alla seconda stagione di American Gods, è riuscito a rendere reale anche «l'ultimo desiderio di Pratchett, cioè quello di trasformare Buona Apocalisse a tutti! in una serie tv. Terry Gilliam voleva farne un film, ma non ci è riuscito. L'ho scritta in 18 mesi, ci sono 10 milioni di fan in tutto il mondo pronti a linciarmi, se dovessi sbagliare». Ma dalle prime immagini mostrate ieri - uno spassoso dialogo tra candido angelo Michael Sheen e il diavolo dagli occhi di serpente David Tennant, e una sequenza con Jon Hamm nei panni (sempre elegantissimi) dell'Arcangelo Gabriele - Good Omens, «la prima commedia mai girata sull'Apocalisse», ha le carte in regola per diventare uno dei cult del 2019. 
Farà parlare di sé anche The Romanoffs, la prima delle novità Prime Video a trovare la via dello streaming il 16 ottobre, che ieri a Londra ha festeggiato la sua première: nata dalla penna di Matthew Weiner, tomato a scrivere per la tv a 11 anni da Mad Men, The Romanoffs è una serie in otto puntate, autonome l'una dall'altra, ambientate ai giorni nostri e accomunate da uno spunto, cioè l'appartenenza di alcuni dei protagonisti alla stirpe degli zar di Russia. Colonna sonora rock (Cake, Lou Reed nei primi due episodi), pochi nomi celebri nel cast (Aaron Eckhart, Isabelle Huppert) e molti volti che Weiner spera di lanciare, «come fu con Mad Men. Ho voluto mantenere lo stesso staff, lo stesso approccio cinematografico alle inquadrature e un certo senso dello humor». Che ne I Romanoffs ha una qualità nera, quasi sovversiva, come si intuisce già dall'intrigante sigla inziale: «Non mi interessa raccontare storie in cui non ci sia umorismo, anche se si tratta di melodrammi».
Tra gli altri titoli presentati ieri, molta Germania con le nuove stagioni della serie Deutschland, 86 e 89 (tutta sulla caduta del Muro), il thriller Beat, ambientato nei club della Berlino techno tra dj set e traffico di organi, e la coproduzione franco-tedesca Deutsch-les-Landes, sorta di Benvenuti al Sud in cui un paesino francese in bancarotta viene ripopolato da ricchi tedeschi.
Confermato anche il ritorno di Jack Ryan, in una seconda stagione in cui a John Krasinski si affiancherà Noomi Rapace, «nei panni di una donna tostissima - ha detto l'attore - ma poco amichevole», e l'arrivo nel corso del 2019 del misterioso Carnival Row, fantasy-steampunk con Orlando Bloom detective e Cara Delevingne fata ribelle. «Non sarà un fantasy come tutti gli altri - ha detto la modella e attrice - tratterà temi importanti e politici, come l'immigrazione, il classismo e il razzismo". Una serie che segna un altro esordio in tv, quello di Orlando Bloom: "È un film epico, ambientato in un mondo quasi vittoriano. Non potevo tirarmi indietro di fronte a un progetto così particolare. Cosi artistico".

martedì 2 ottobre 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! Netflix produrrà serie tv dove gli spettatori potranno scegliere i finali (a cominciare da "Black Mirror")

News tratta da "Deadline"
In an effort to find yet another way to make its service sticky, Netflix is planning to roll out interactive features on shows including Black Mirror that will enable viewers to choose their own endings, according to a report by Bloomberg. Citing unnamed sources, the report said projects will be released before the end of the year that follow the model of some kids shows already on Netflix, such as Puss in Book. The technology follows the pattern of videogames, and Netflix has videogame-based shows in the works, including a take on Minecraft due by the end of 2018. HBO has already dipped a toe into interactive waters this year with Mosaic. The six-part Steven Soderbergh-directed mystery thriller aired on the linear network but was accompanied by an app featuring a range of different story threads that viewers could customize. Critics generally praised Soderbergh’s narrative architecture and the experience of the show. Black Mirror is a prominent, Emmy-winning series for Netflix, whose themes lend themselves to high-tech experimentation. The fifth season of the Charlie Brooker-created show is expected to premiere in December. In addition to Black Mirror, Netflix has closed a deal for one other live-action series and is in the final stages of other deals, according to Bloomberg. While plenty of reality series have incorporated interactive elements for years now, the scripted realm faces hurdles to wider deployment of choose-your-own-ending storytelling. In addition to the technology requirements, it requires more extensive scripts and produced scenes. That can present budget and labor challenges for producers.

lunedì 1 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Ozark" una discesa nell'abisso come "Breaking Bad", ma meno tragica
"Grana, contante, capitale, gruzzolo, pecunia, cocuzze, verdoni denaro... Quello che separa 'i ricchi dai poveri. Ma cos'è il denaro? E' tutto se non ne hai, giusto? Metà degli adulti americani ha più debiti della carta di credito che risparmi'. E con quest'amara considerazione che si apre Ozark, una delle più belle serie targate Netflix, di cui è appena stata rilasciata l'attesissima seconda stagione. Marty Byrde (Jason Bateman) fa il revisore contabile, ha una bella famiglia e una vita regolare, da media borghesia democratica che ha raggiunto un buono status sociale ma deve lottare per mantenerlo senza restare indietro nella corsa al benessere. E un tipo pragmatico, metodico, portatore di una discreta dose d'infelicità, concentrato nello sforzo di provvedere alla moglie Wendy (Laura Linney) e dei due figli. Ma basta una fatalità, un semplice scarto nella linearità dei binari del destino, per convincere Marty che si merita di più. L'incontro casuale con un narcotrafficante diventa un'opportunità da cogliere e lo trasforma nel più abile riciclatore di denaro del Cartel. Inizia così un viaggio grottesco, carico di violenza: le cose cominciano presto ad andare male e la compromissione con la criminalità non è priva di sanguinose conseguenze, per lui e per chi lo circonda. Nello sperduto lago Ozark, un bacino artificiale, patria di quelli che in Usa chiamano «redneck», bifolchi, Marty vede un'occasione per i suoi traffici, vi trasferisce la famiglia non immaginando di inserirsi in un ecosistema umano già corrotto, in cui trascina anche la moglie e i figli, in un crescendo drammatico. Sulle loro tracce, arriva presto anche l'Fbi. Guardando Ozark, è difficile non pensare a Breaking Bad. La discesa nell'abisso del male è simile ma meno tragica, come se Marty fosse un «antieroe minore». Non reagisce a un destino avverso, ma cerca con pochi scrupoli di riprendersi ciò che ritiene gli spetti di diritto". (Aldo Grasso)

sabato 29 settembre 2018

SGUARDO FETISH - Meester(y) Mistress! L'ex interprete di "Gossip Girl" diventa dark lady fetish per "Porter"
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venerdì 28 settembre 2018

NEWS - TimVision, con "L'amica geniale" apre alle serie tv autoprodotte dopo gli acquisti deluxe di "The Handmaid's Tale" e "Killing Eve"

Articolo tratto da "Affari&Finanza"
TIMVISION è una delle principali piattaforme di streaming del panorama italiano e offre serie tv in anteprima esclusiva, grandi successi cinematografici, film inediti, cartoni animati, grandi eventi sportivi, documentari, programmi di intrattenimento e news anche grazie ad importanti accordi siglati, tra i più recenti quelli con Vision Distribution, Mediaset, Warner Bros. e Eurosport. Punta a dare la migliore user experience con la migliore offerta di connettività fissa e mobile: l'obiettivo è quello di unire con una unica soluzione connettività e contenuti. Oggi alla base di qualsiasi servizio, in mobilità o a casa, è la disponibilità di una connessione veloce e stabile. E Tim punta a offrire qualità di infrastruttura sempre più orientata alla fruizione dei servizi, un percorso che registra oggi oltre 1,6 milioni di clienti Timvision e che consente alla piattaforma on demand di posizionarsi al centro della rivoluzione digitale promessa al mercato dal piano strategico DigiTIM. Inoltre, per vivere un'esperienza ancora più completa, con il decoder TIM Box e le sue funzionalità rinnovate è possibile l'accesso rapido ai canali, riprendere la visione dall'inizio del programma o rivederlo quando si vuole. Per quanto riguarda lo sport, comprende i grandi appuntamenti sportivi grazie alla partnership con Eurosport per seguire i principal' eventi italiani e internazionali. Dopo gli US Open dello scorso agosto, si prosegue in ottobre con il campionato Serie A di basket, la Coppa del Mondo di sci alpino a Sölden e le classiche di fine stagione del ciclismo. Anche il grande caldo della Serie A TIM è protagonista: per i clienti è infatti disponibile direttamente sul decoder l'app Dazn. Da più di un anno, inoltre, Timvision è impegnata nella realizzazione di progetti di produzione e coproduzione di film e serie TV, in collaborazione con i principali player del mercato nazionale ed internazionale e la stagione autunnale si avvia con molti titoli attesi che rafforzano l'offerta streaming. In questo percorso di crescita si è inserita a 'Venezia 75' con "L'amica geniale", uno dei progetti più attesi della prossima stagione televisiva, tratto dal primo libro della quadrilogia di Elena Ferrante, best seller nel mondo ed edito in Italia da Edizioni E/O. Sono state presentate al festival le prime due puntate della serie diretta da Saverio Costanzo. La serie andrà in onda in autunno nello stesso giorno e nella stessa fascia oraria su Timvision e Rai 1. Timvision punta alla pluralità dei modi di fruizione e nella differenziazione dei pubblici a cui si rivolge con stone sempre diverse ma ognuna con una sua natura innovativa, confermando il proprio impegno produttivo nel valorizzare la creatività italiana e i giovani talenti ma con attenzione anche ai grandi successi internazionali. Ne sono un esempio le esclusive in Italia di "The Handmaid's Tale", "Killing Eve" e "The Good Fight", le serie tv più importanti nel panorama mondiale. A questi titoli si affiancano produzioni di grande successo come "SKAM Italia", coprodotto con Cross Productions perla regia di Ludovico Bessegato. La prima stagione ha raccolto un incredibile successo di pubblico e critica in tutto il mondo, fino a trasformarsi in un vero e proprio fenomeno internazionale testimoniato dalle oltre 8 milioni di views sui social e da un pubblico estremamente giovane - il 65% dell'audience ha meno di 20 anni. Sempre per il pubblico dei giovanissimi ha prodotto la docuserie "Dark Polo Gang - La serie", sul gruppo musicale omonimo, una band che è un vero e proprio fenomeno di popolarità tra i teen, coprodotta con Oplon Film in associazione con Ring Film, e diretta da Tommaso Bertani e Carlo Salsa. "TIM prosegue con determinazione nel percorso di arricchimento dell'offerta di Timvision, puntando su prodotti esclusivi che derivano dalle nostre produzioni o da accordi con i più importanti player del mercato. La nostra offerta è già apprezzata da oltre 1,6 milioni di clienti e stiamo puntando molto sulle nuove produzioni e acquisizioni nazionali ed internazionali. II decoder TIM Box è una finestra aperta che propone le offerte di più player anziché un unico pacchetto di un solo broadcaster" sottolinea Daniela Biscarini, Responsabile Multimedia Entertainment e Consumer Digital Services di TIM.

giovedì 27 settembre 2018

NEWS - Ultima ora! Mussolini sul serial: "M. Il figlio del secolo" di Scurati diventerà una serie tv per Wildside ("The Young Pope", "Il Miracolo")

News tratta da LaStampa.it
Wildside ha acquisito i diritti del romanzo «M. Il figlio del secolo» di Antonio Scurati (edito da Bompiani), attualmente ai vertici delle classifiche dei libri più venduti in Italia. La casa di produzione di Lorenzo Mieli e Mario Gianani (In Treatment, 1992, 1993, La Mafia uccide solo d’estate, The Young Pope, Il Miracolo, L’amica geniale) trasformerà il libro - che racconta il fascismo come un romanzo, dall’interno, senza filtro politico e ideologico - in una serie televisiva. Si tratta di «un romanzo, sì, ma un romanzo in cui d’inventato non c’è nulla. Al contrario, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo o discorso è storicamente documentato o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. È la storia dell’Italia tra il 1919 e il 1925, dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento al delitto Matteotti, la storia di un Paese che si consegna alla dittatura, la storia di un uomo che rinasce molte volte dalle proprie ceneri. La storia della Storia che ci ha resi quello che siamo».  

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