Viewers last month

mercoledì 7 dicembre 2016

NEWS - JJ Abrams+Meryl Streep, coppia d'assi ad alto budget che nessun network vuole (per ora)
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lunedì 5 dicembre 2016

NEWS - Più che letale è Arma Fetale. Confronto da grande a piccolo schermo sulle origini della saga con Gibson-Glover (da stasera su Italia 1)
Era il 1987 quando un giovane Mel Gibson vestiva, per la prima volta, i panni del poliziotto Martin Riggs nell’action-movie Arma Letale. Il film consacrò definitivamente la popolarità dell’attore americano e diede vita a una saga cinematografica che diventò un vero e proprio cult. Due delle pellicole conquistarono persino una nomination agli Oscar. Ventinove anni dopo il primo film, “Lethal Weapon” diventa una serie tv che, per la prima volta, verrà trasmessa da Italia 1 quasi in contemporanea con gli Stati Uniti, da lunedì 5 dicembre in prima serata e in prima tv assoluta. In “Lethal  Weapon” il giovane attore Clayne Crawford prende il posto di Mel Gibson. Per rendere la serie più attuale, Martin Riggs non è più un veterano del Vietnam, come nella pellicola originale, bensì un ex Navy Seal. Al suo fianco, è il plurinominato agli Emmy Awards, Damon Wayans, a interpretare il poliziotto più maturo e prudente Roger Murtaugh, ruolo che fu negli anni Ottanta del celebre Danny Glover. Nel cast anche la star di “Fast and Furious”Jordana Brewster nel ruolo di Maureen "Mo" Cahill, negoziatrice e terapista del dipartimento di polizia di Los Angeles. Guest star Hilarie Burton nei panni di un'investigatrice che lavora con la DEA, l'antidroga. Azione, dramma, amicizia e humour sono solo alcuni degli ingredienti della sceneggiatura firmata, tra gli altri, dall’ideatore Matt Miller, già produttore esecutivo di “Chuck” e “Forever”. Due episodi della serie sono diretti dal regista, produttore cinematografico e sceneggiatore statunitense, McG, noto per pellicole d’azione come “Charlie’s Angeles” e il sequel “Charlie's Angels - Più che mai”. In patria, i primi episodi della serie hanno ottenuto ottimi risultati d'ascolto – con una media di oltre 7 milioni di telespettatori -, tanto che la rete americana che trasmette la serie prodotta da Warner Bros ha ordinato la realizzazione di 5 puntate in più: “Lethal  Weapon” ha, così, una prima stagione di 18 episodi. Per Entertainment Weekly “il pilot rappresenta tutto quello che è piaciuto della pellicola cult ‘Arma letale’ oltre a Danny Glover e Mel Gibson”. Tv Line ha invece affermato che “il cast funziona davvero, in larga parte perché Crawford è, non a caso, due volte più bravo di come probabilmente avrebbe bisogno di essere”.
NEWS - Clamoroso al Cibali! Negan, un'altra stagione e mezza per rivitalizzare "The Walking Dead"
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sabato 3 dicembre 2016

venerdì 2 dicembre 2016

GOSSIP - The Big Boob Theory. Kaley Cuoco: "mi sono rifatta il seno per me stessa"!
Kaley Cuoco shows off her amazing abs on the cover of Women’s Health magazine’s December 2016 issue. Here’s what the 30-year-old Big Bang Theory star had to share…
On plastic surgery: “Years ago, I had my nose done. And my boobs – best thing I ever did. Recently I had a filler in a line in my neck I’ve had since I was 12. As much as you want to love your inner self…I’m sorry, you also want to look good. I don’t think you should do it for a man or anyone else, but if it makes you feel confident, that’s amazing.”
On how horseback riding helped her through tough times: “For a month straight I would talk to my horse and just bawl. Finally I went out and the crying didn’t come. I was like ‘I think I actually got through this.”
On finding success in Hollywood: “I don’t think success comes over night. I’ve been doing this for over twenty years and it’s been a long road. If you really want it you’ve got to go for it, but that’s for anything…it takes a lot of work and a lot of drive and a lot of patience.”

mercoledì 30 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "The Night Of" tensione narrativa alle stelle
"Che angoscia! Chi volge gli occhi al fondo di un abisso è preso dalla vertigine; difficile staccarsi da un tale, terribile incantesimo. 'The Night Of' è una serie in otto episodi, una delle migliori della stagione (Sky Atlantic, venerdì, 21.15). Prodotta da Hbo, è stata scritta (alla sceneggiatura ha collaborato Richard Price) e diretta da Steve Zaillan (è lo sceneggiatore di Schindler's List). Ispirata al drama inglese «Criminal Justice» di Peter Moffat, era stata pensata per il grande James Gandolfini, scomparso nel 2013 (qui figura, comunque, come produttore esecutivo). 'The Night Of' narra la storia di Nasir Khan, detto Naz (interpretato da Riz Ahmed), uno studente universitario di origine pakistana, che vive coi suoi genitori nel Queens. Una sera, Nasir prende il taxi del padre senza il permesso per andare a una festa e dà un passaggio ad una giovane donna, Andrea, che lo scambia per il reale tassista. Dopo una notte insieme a base di sesso e droga, Nasir si risveglia trovando Andrea pugnalata a morte (un vero massacro) nell'appartamento di lei, senza il minimo ricordo di cosa sia accaduto. Incastrato dall'arma del delitto e da diverse testimonianze, più o meno casuali, Nasir si affida all'aiuto di un avvocato caduto in disgrazia, Jack Stone (interpretato da John Turturro), per dimostrare nel processo la sua innocenza. La prima puntata non lascia dubbi: Naz è innocente. Ma questo è solo il punto di partenza, un progressivo slittamento dal legal drama al racconto della durezza della vita carceraria. E l'inquietudine nasce proprio da quelle atmosfere rese immortali da Kafka: uno dei principi che regolano il lavoro della giustizia è che resta remota la possibilità di uno sbaglio. Meglio: errori se ne commettono, ma chi può dire alla fin fine che sia davvero un errore? Di qui l'angoscia, resa concreta dalla fotografia e dalla tensione narrativa". (Aldo Grasso, 27.11.2016)

lunedì 28 novembre 2016

NEWS - Allons enfants de la Pa...TIM! Vivendi sbarca in Italia a braccetto di Telecom con l'app Studio+ col claim "10 minuti non ti porteranno mai così lontano": serie tv originali di 10 episodi di 10 minuti ciascuno ad alta qualità per smartphone e tablet
Al grido internazionale di "Setting a new standard" e, in italiano, "10 minuti non ti porteranno mai così lontano", è stata presentata stamattina alla Fonderia Napoleonica di Milano - location che suggerisce imprese "rivoluzionarie" - la app Studio+, nata dalla joint venture tra TIM e Vivendi. In soldoni: serie tv originali realizzate appositamente per smartphone e tablet (ma visibili anche su pc e Mac, volendo, come da abbonati non TIM) in qualità HD sia video che audio, anche in modalità off-line in download. Inquadrature più strette, sceneggiature più dinamiche, lungo serie di 10 episodi da 10 minuti l'uno; ogni settimana una serie nuova disponibile, in 5 lingue diverse (con sottotitoli). Una piccola grande rivoluzione salutata da Dominique Delport, Presidente di Vivendi Content con "We love density" lungo "un prodotto di alta qualità ad uso esclusivo, storie affascinanti e di grande divertimento facilmente fruibili". Gli ha fatto eco Daniela Biscarini, Responsabile Multimedia Entertainment & Consumer Digital Services di TIM, secondo la quale "ormai i giovani guardano le serie tv sulla rete mobile sdraiati sul divano, accanto alla tv". 
Tra le 15 serie in arrivo, battenti bandiere francese, italiana, inglese, marocchina, danese, canadese, thailandese, belga, brasiliana e americana, si spazia dall'horror al crime, dall'avventura al drama e sci-fi. Al momento non trova spazio la comedy. Titolo di punta è il thriller danese "Kill Skills": un killer francese fugge in Danimarca dopo che la figlia di un boss malavitoso israeliano è morta per overdose al fianco dell'assassino su commissione. Caterina Murino è la protagonista della francese "Deep", girata sulla vita in apnea di Sofia per ritornare a galla nella vita dopo la perdita del fratello gemello sommozzatore. Guest star Ornella Muti. Spazio anche alle rivolte degli animali in "Urban Jungle" (UK), il claustrofobico "Madame Hollywood" (Canada), il thailandese "Brutal" sullo sfondo dei combattimenti clandestini, il belga catastrofico "Amnesia", il super-eroico americano "Superhuman" e il bollente brasiliano "Red Season".
Nel comunicato stampa si legge: "L'accordo tra TIM e Studio+ sottolinea come la realizzazione di sinergie tra operatori di telecomunicazione e produttori di contenuti premium (n.d.r.: non Premium!) rappresenti il nuovo percorso per lo sviluppo di modelli inediti di intrattenimento che permetteranno di raggiungere una nuova generazione di spettatori, offrendo produzioni digitali originali e di alto livello".
L'offerta Studio+ è proposta in esclusiva ai clienti TIM a 3,99 euro al mese con il primo mese gratis.

domenica 27 novembre 2016

GOSSIP - Stranger Covers! Una copertina per due con i volti-rivelazione della stagione
Millie Bobby Brown glances at the camera on the cover of Dazed magazine’s Winter 2016 issue, available now. Here’s what the 12-year-old Stranger Things actress and her co-star Finn Wolfhard had to share with the mag:
Millie, on what she would tell her character Eleven: “Don’t give up, that’s it. She’s always trying to give up, but she can’t. But maybe one day she will! You never know.” 
Finn, on auditioning for the show from his bedroom: “I did it sick from bed. Just on my phone, then I emailed it. Matt and Ross [Duffer] loved it, and they made me do it again. Finally, I came to LA and met them.”
Millie, on meeting Winona Ryder: “She’s incredible, ultra-professional and a really good friend. I met her in the production office and we were all having lunch and she just came in and was like, ‘I was told that I look like you!’ We’d sneak away to her trailer to eat cheese and crackers and gossip.”
Finn, on what’d he wants to see in season two: “I’d love to see myself a little heartbroken. You know, because Elle’s been gone for a year, so I’d love to see him [have to] conquer being a little sad, a little depressed.”

venerdì 25 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

'Gilmore Girls' Cast Has a 'Brady Bunch' Moment for 'EW' Cover!
There is just one more week to go until the new Gilmore Girls episodes debut on Netflix and this fun cover for Entertainment Weekly is getting us so excited! The main cast members, including Lauren Graham and Alexis Bledelpose in Brady Bunch style photos and the result is too cute. Also featured are Rory’s three guys – Jared Padalecki, Milo Ventimiglia and Matt Czuchry – as well as Kelly Bishop, Scott Patterson, and Keiko Agena. In the issue, Lauren talks about the change of pace in season seven when a new showrunner took over and Lorelai’s signature dialogue was different. “I was in a scene in that seventh season and I thought, ‘Something feels so odd to me,’” she said. “And it was I was in a scene with two other people and I wasn’t talking. I thought, ‘I’ve never had this before.’”

mercoledì 23 novembre 2016

NEWS - Vivendi non sta a guardare e lancia serie tv in esclusiva sul mobile in accordo con Tim (Premium è avvisata!)

Articolo tratto da "Italia Oggi"
Le tensioni tra Mediaset e Vivendi non riguardano solo l'acquisizione di Premium da parte del gruppo francese. Ma anche e soprattutto, dice Marco Giordani, cfo di Mediaset, a.d. di Rti e presidente di Premium, il progetto che Mediaset aveva con Vivendi per la realizzazione di un polo produttivo di contenuti europei, di una sorta di Over the top alternativo ai vari Netfiix ecc. E in attesa che gli screzi si appianino, il gruppo Vivendi va per la sua strada e il 28 novembre presenta a Milano Studio+, il nuovo servizio di Vivendi che mette a disposizione serie fruibili esclusivamente da mobile. Studio+ sarà operativo dal 4 dicembre, tramite un abbonamento sottoscrivibile attraverso Tim, con dieci nuove serie di 5-10 minuti a episodio, prodotte esclusivamente per mobile. All'incontro del 28 novembre interverranno il responsabile contenuti di Vivendi, Dominique Delport, il ceo di Studio+ , Gilles Galaud, e Daniela Biscarini, responsabile entertainment di Tim. Intanto, ieri, Vivendi ha reso noto con una nota di aver collocato obbligazioni per un valore di 600 milioni di euro, per «beneficiare delle condizioni di mercato ancora favorevoli in un contesto volatile». L'obbligazione della durata di sette anni è stata collocata presso investitori istituzionali. Vivendi allunga così, ha precisato la stessa società francese, la durata media del suo debito obbligazionario a 4,5 anni.

martedì 22 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"The Young Pope", una anti-serie dal compiacimento fastidioso
"Ho visto anche l'ultima puntata di «The Young Pope», non me ne sono persa una (Sky Cinema). Dovessi però dire il motivo sarei in seria difficoltà. In questi casi si ricorre alla scappatoia del guilty pleasure, quella sorta di attrazione fatale che si prova davanti alle opere sublimemente ridicole. Ma si può liquidare così una serie tanto divisiva? L'aspetto più affascinante è che uno, ogni volta, si chiede dove Paolo Sorrentino voglia andare a parare. Non è una serie, ma un'antiserie (sarà interessante osservare come verrà recepita all'estero). Non è un racconto (non c'è trama o, almeno, è flebile), ma, volutamente un antiracconto. Costruire una narrazione in dieci puntate basandosi solo sui dialoghi («The Young Pope» è un lungo film che non tiene minimamente conto degli espedienti narrativi della serialità) è opera o di un pazzo odi un genio. Per questo, i due aspetti più controversi sono il «realismo magico» di Sorrentino (altrimenti detto «sorrentinismo») e i dialoghi. Indubbiamente, a differenza di molti, Sorrentino ha uno stile raffinato e incontestabile (ci vuole coraggio, se non si è Aldo Busi, a inserire canguri nell'inquadratura o a far fumare il Santo Padre). E, tanto per fare un esempio, la sequenza in cui il Papa e i pochi astanti ascoltano un disco di Nada è un gioiello espressivo di rara efficacia. Ma Sorrentino ama rispecchiarsi in se stesso, con un compiacimento fastidioso ed esagerato che raggiunge punte acuminate di comicità involontaria. Quanto ai dialoghi, sembra che Sorrentino si diverta a creare un universo linguistico dal tepore torbido e ossessivo dove i protagonisti affrontano i massimi sistemi (Dio, l'Anticristo, la teologia, l'eterodossia, la politica, il sesso, il tradimento...) come se fossero venditori ambulanti — logorroici, petulanti e sottilmente sadici — di aforismi o citazioni colte. E vero che non tutti sono abbandonati da genitori yuppie (come Pio XIII), ma non bisogna approfittarsene". (Aldo Grasso, 21.11.2016)

domenica 20 novembre 2016

GOSSIP - Lauren Cohan fa rivoltare nella tomba il povero Glenn su "Health Magazine"!
Lauren Cohan of "The Walking Dead" shows off her amazing and toned figure, covering the December issue of Women's Health magazine. In the issue, the actress revealed how she manages to stay fit and what people may be surprised to learn about her. Cohan admitted that she does all different types of activities to get herself in shape. "I try to follow the 10,000 steps, which is not difficult if I'm busy working, and Pilates, and ballet, and dancing. Anything that I have fun doing," Cohan told the mag. "For me staying healthy is so often just about me being happy, and a workout that makes me happy. Staying invigorated trying new things. If it's outdoors, it's dancing, I'm set." According to the magazine, Cohan never imagined that she would be playing Maggie Greene in "The Walking Dead." In fact, the actress believed she would be starring in comedic roles. However, the actress has fallen in love with the show. She also stated that she loves living in Georgia (where the show is filmed), reports Women's Health. The 32-year-old admitted that what people may be surprised to know about her is that she feels happiest listening to a piano and visiting churches in the state.  "The things that make me the happiest are just standing around a piano. That's one thing I like about Georgia, I feel like I've met a lot of people with really old-fashioned hobbies ... I go to a gospel church here –– I actually go to a lot of different churches here just to sing. It's been such a great experience in the south. Basically anything that involves a piano, singing, jazz, reading ... I could be in 1800 and be really happy," Cohan admitted. In the December issue which is on stands now, the actress also revealed her admiration for Tilda Swinton. "I've always just thought she is so brave and so inspiring –– trailblazing. She doesn't follow any rules and it doesn't seem that she adheres to anything in life but what her heart and soul tell her to do," Cohan said. "I think that's just always what I'd like to check in with every day –– that that's how I'm conducting myself and conducting my life." 

venerdì 18 novembre 2016

NEWS - Achtung, compagni! Il più grande oscuramento di siti illegali di serie tv di settimana scorsa è solo l'inizio: la Guardia di Finanza vuole scovare i pirati del web (reato penale e multe oltre i 2000 euro) e rintracciare chi scarica e i fornitori (i provider mantengono i dati di flusso). In Francia a chi viene beccato tagliano internet come fosse un'evirazione...

Articolo tratto da Vice.com
La scorsa settimana la Guardia di Finanza, su disposizione del gip del Tribunale di Roma, ha effettuato il più grande oscuramento congiunto di siti illegali che offrono contenuti in streaming e downloadIn poche ore è stato impedito l'accesso a più siti internet che nei tre anni precedenti, ma non è soltanto il numero a far pensare che ci sia stato un giro di vite significativo nella lotta alla pirateria online. Le nuove misure, infatti, cercano di risalire a ritroso la china del denaro ottenuto da questi siti per rintracciare gli individui che vi si nascondo dietro. Questo cambiamento di strategia sarà realmente in grado di mettere fine all'epoca in cui ogni singolo contenuto video era reperibile gratis online con estrema facilità? E al di là di questo, le conseguenze riguarderanno solamente i fornitori di questi servizi illegali? Cosa rischia effettivamente chi scarica un film illegalmente—e magari lo ricondivide in sistemi di peer-to-peer—o lo guarda direttamente in streaming?
Per capirlo ho contattato l'avvocato Fulvio Sarzana, esperto in diritto delle nuove tecnologie, che da anni cura un blog in cui si occupa di questi temi. Ho cercato di riassumere quello che mi ha detto in una serie di punti principali, in modo da sintetizzare la situazione della pirateria online e dei rischi reali che si corrono utilizzandola in Italia.
Innanzitutto si deve distinguere il tipo di comportamento degli utenti che utilizzano questi contenuti: "la norma approvata nel 2005 in materia, che ha introdotto sostanzialmente nel nostro ordinamento le fattispecie di downloading e uploading di materiale protetto dal diritto d'autore su internet, pone una differenza sostanziale," mi ha detto l'avvocato Sarzana. Di fatto, chi guarda film o serie tv in streaming, o compie un download per utilizzo personale e singolo, non rischia praticamente niente. E questo anche per una semplice questione pratica: "le forze dell'ordine sono principalmente concentrate nell'individuazione di coloro che offrono questi servizi—tentare di perseguire migliaia di utenti sarebbe veramente complicato—ed è quindi l'upload a rappresentare la differenza sostanziale per il rischio di essere individuati."

Visto che l'utente che compie download non risponde, se non con delle sanzioni amministrative abbastanza blande, il tipo di servizio che utilizza non fa alcuna differenza. Sia che utilizzi un sito illegale per guardare una partita di Champions in streaming, sia che scarichi la prima stagione di Narcos. Per come stanno le cose, insomma, fruire di questi contenuti senza condividerli su internet allontana realmente ogni potenziale ritorsione legale, anche se in teoria si sta comunque compiendo un illecito che prevederebbe una sanzione amministrativa. "In altri paesi, invece, come la Francia, si arriva anche a tagliare la rete internet a chi scarica". 
Se è l'upload a fare la differenza, resta comunque da capire cosa rischiano tutti gli utenti che partecipano ai circuiti di peer-to-peer. In questo caso, è la finalità dell'upload a essere discriminante.

"Chi immette su sistemi di file-sharing contenuti protetti dal diritto d'autore, senza scopi di lucro, rischia una sanzione penale. Ma è una sanzione di tipo pecuniario—fino a 2065 euro—che non prevede la reclusione."

Chi invece lo fa con scopi di lucro, va incontro a un procedimento che prevede la reclusione; è questa la categoria verso cui si concentrano maggiormente le azioni della Guardia di Finanza, per ridurre appunto l'afflusso di questi contenuti.  
I provider che ci danno accesso a internet conservano tutti i nostri dati di navigazione, e questo teoricamente potrebbe essere un fattore importante.

"Questi dati vengono utilizzati dalle grandi major per monitorare, più o meno legalmente, il compimento di determinati comportamenti. In realtà sarebbero dati protetti dalla privacy, però si discute da tempo—senza che qualcuno abbia mai portato prove reali—sul fatto che alcune società riescano a sapere quali sono gli utenti che scaricano."

Il Caso Peppermint, da questo punto di vista, è abbastanza significativo: l'etichetta discografica tedesca nel 2006 accusò più di 3.600 utenti per aver illegalmente condiviso file su cui esercitava il diritto d'autore, con la complicità dei loro provider. Il Garante della privacy, però, stabilì l'illegalità dei dati raccolti.

Per quanto riguarda invece l'ipotetico pericolo che qualcuno utilizzi una rete wi-fi pubblica—oppure sottraendo la password a un privato—per scaricare file protetti da diritto d'autore o per gestire il proprio sito di sharing, la normativa non prevede sanzioni a carico di coloro che posseggono la linea. "La responsabilità del provider si riferisce all'hosting, e quindi colui che risponde dell'infrazione è l'utente".
Al di là della mole di siti sequestrati, quest'ultima operazione della Guardia di Finanza prevede anche un salto di qualità nel tipo di procedimento utilizzato per perseguire coloro che lucrano grazie a questi siti.

"Le Forze dell'Ordine vogliono innanzitutto riuscire a identificare chi opera dietro questi siti grazie ai flussi di denaro, e dimostrare che spesso questi individui si trovano in Italia. Per poi contestargli una serie di reati congiunti."

Questo tipo di provvedimenti potrebbe insomma portare alla fine del meccanismo secondo il quale un sito sequestrato viene riaperto dopo poche ore utilizzando un altro url, perché finalmente si arriverebbe a individuare i responsabili. Con l'inasprimento delle conseguenze, poi, ci sarebbe probabilmente una diminuzione netta dell'offerta. In realtà, però, non si può essere così netti nel decretare l'imminente morte del fenomeno.
Secondo Sarzana, però, lo sviluppo della questione coinvolge anche altre dinamiche. "Uno dei problemi reali che alimenta la pirateria online, però, rimane intatto: ovvero l'inadeguatezza dei servizi legali. Se non cambieranno questi servizi—rendendoli cioè più accessibili, funzionali, ed economici—sarà difficile arginare totalmente il fenomeno."

giovedì 17 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LA STAMPA
Con "Westworld" conta più l'atmosfera che il resto
"L'ultimo giocattolo della tv si spinge in una zona d'ombra difficile da decifrare. Westworld, ambiziosa serie della Hbo in onda in contemporanea negli Stati Uniti e in Italia, porta nel titolo, «Dove tutto è concesso», le istruzioni per l'uso. Solo che la mappa è molto meno chiara di quanto possa sembrare. L'elaborato parco dei divertimenti a tema western si trasforma ogni dieci minuti in un bagno di sangue festeggiato con stupri e violenze. E il limite non esiste perché tutta questa brutalità, venata di vago romanticismo e interrotta solo da lunghe occhiate languide, non si sfoga contro degli esseri umani ma contro delle sofisticate macchine. Quindi, appunto, vale tutto. Molti personaggi non fanno che ripeterlo ad amici più timidi: «E disegnato apposta per farti divertire, lasciati andare, non è reale» ed è pure girato per non essere mai neanche vagamente verosimile. Non esiste nemmeno una realtà contemporanea da contrapporre alla mattanza del vecchio west, si vedono solo gli uomini che vivono dietro al parco e lo controllano e nulla si sa dell'epoca e del luogo in cui si muovono. Gli androidi dalle sembianze perfettamente umane stanno quasi tutto il tempo nudi, in officina, dove una serie di programmatori psicologi, tutti fuori controllo, impartiscono ordini surreali del tipo: «Togli la parte emotiva». E poi cancellano ogni giornata dalla memoria dei cyborg. È un fumetto e la responsabilità non trova radici, scivola, perde di senso. Eppure la domanda di fondo torna: ma davvero avrebbe senso pagare quasi 40 mila euro al giorno per poi sparare a tutto quello che si muove e violentare quel che resta in piedi? Preoccupati che il quesito contagi l'audience, gli attori iniziano a rivelare trame e dettagli per chiarire che nulla è gratuito e del resto pure il copione rispecchia l'idea perché segue letteralmente il percorso di un labirinto che appare fra le mani di diversi ospiti. Trovare un senso nel disegno della fiction avrebbe poco senso: da Twin Peaks a Lost ormai si è capito che conta l'atmosfera, l'idea di fondo. L'evoluzione della storia non è poi così importante in molta parte delle serie contemporanee. Però, in una scenografia dove il fondale cambia, le intenzioni pure, i protagonisti si perdono e le menti dietro il progetto sono logorate dai segreti, dare un peso a quel che è giusto diventa complicatissimo. Il padre del baccanale, interpretato da Anthony Hopkins, non aiuta. Tanto memo il visitatore seriale con la faccia di Ed Harris e nemmeno un nome a disposizione. Per sciogliere qualche nodo e capire se il fascino supera l'imbarazzo o viceversa bisogna andare alle radici dell'idea. Westworld è figlio di una visione più arcaica già diventata film nel 1973 grazie alla regia di Michael Crichton che ha scritto il soggetto originale. La realizzazione non lo aveva soddisfatto e in realtà lui si era tolto lo sfizio di un parco degenerato con JurassicPark, diciassette anni dopo. Gli avevano proposto un remake di Westworld, ha rifiutato. II primo a cui hanno offerto la direzione del remake è stato Quentin Tarantino e pure lui ha deciso di stare alla larga. Più raffinati diventavano i mezzi e più rischioso si faceva il programma. C'erano tutti gli elementi del fiasco e invece la serie ha successo. Esordio sopra le aspettative, nessun rimpianto per Game of Thrones, che ha creato persino casi di inspiegabile dipendenza, seconda stagione più o meno concordata nonostante i costi. Il giocattolone perverso funziona, il sangue finto è catartico, peccato che alla quinta puntata ormai sia chiaro che le intelligenze artificiali hanno imparato pure a provare emozioni e anche quando vengono resettate mantengono psichedelici ricordi. Quindi prenderle a pistolettate e trascinarle per i capelli torna a essere un reato. Non proprio, la sceneggiatura ci risparmia il voyerismo illecito. Gli ospiti non sanno che le macchine stanno assimilando sentimenti, se la godono. Con quel che costa il soggiorno. Il pubblico è adulto e consenziente ed è lo stesso che chatta on line raccontando frottole in cambio di sesso virtuale. Il senso di colpa per quel che non è reale lo ha perso almeno da una generazione". (Giulia Zonca, 31.10.2016)

lunedì 14 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Game of Silence", il primo adattamento Usa di una serie turca
"Quattro ragazzini (Jackson, Gil, Shawn e Boots), cresciuti nel sobborgo di Brennan, vicino a Houston, trascorrono insieme le loro estati: è il 1988, e in seguito a un incidente fatto con un'auto che non avrebbero dovuto guidare, le loro vite cambieranno per sempre. Quasi trent'anni dopo, Jackson (David Lyons) è un avvocato di successo a Houston, che sta per sposarsi e diventare socio del suo studio legale. Ed ecco che all'improvviso quel passato ritorna, con Gil (Michael Raymond-James) e Shawn (Larenz Tate) che chiedono il suo aiuto per far uscire Boots (Derek Phillips) dal carcere. «Game of Silence» (Premium Stories, mercoledì, ore 21.10) è il racconto del lento riemergere, per Jackson, di brutti ricordi che sembravano sepolti ma in realtà erano lì sotto la superficie, del dolore e della violenza vissuti da adolescenti, della ricerca tardiva di vendetta. Accompagnati dalla voce fuori campo, scopriamo così che dopo l'incidente i 4 ragazzini sono stati mandati, «come agnelli al massacro», nell'istituto penale minorile di Quitman, un luogo infernale dove la legge è sospesa, gli abusi all'ordine del giorno, il traffico di droga e gli intrecci con la politica tutt'altro che chiari. In una continua sovrapposizione di piani, tra passato e presente, rivediamo quei fatti negli occhi e nelle azioni degli adulti, alla ricerca di una giustizia che richiederà altra fatica, altri segreti e altra violenza. Al di là della fattura della serie, che alterna parti di maniera e scene capaci di costruire vera tensione, «Game of Silence» è il primo adattamento americano di una serie originale turca, «Suskunlar». Come racconta uno speciale di Link. Idee per la tv, la Turchia è un distretto sempre più rilevante nei mercati W globali, forte nell'esportazione di fiction, e il remake per un network americano è stato un atto simbolico forte. Anche se è durato solo il tempo di una stagione". (Aldo Grasso, 21.10.2016)

sabato 12 novembre 2016

NEWS - We can be all SuperHeroes, just for one cover! 
Articolo e cover tratti da "Entertainment Weekly"
On an early October afternoon, the casts of The CW’s “Arrowverse” serials gathered in an airport hangar on the outskirts of Vancouver B.C. for a historic event. From Arrow, there was Stephen Amell (Oliver Queen, aka the show’s emerald archer), David Ramsey (Diggle/Spartan), Willa Holland (Thea Queen/Speedy) and Emily Bett Rickards (Felicity Smoak). From The Flash, there was Grant Gustin (Barry Allen, aka the show’s scarlet speedster), Candice Patton (Iris West), Tom Cavanagh (H.R. Wells), Danielle Panabaker (Dr. Caitlin Snow) and Carlos Valdes (Cisco/Vibe). From Legends of Tomorrow, there was Brandon Routh (Ray Palmer/The Atom), Caity Lotz (Sara Lance/White Canary), Dominic Purcell (Mick Rory/Heat Wave), Franz Drameh (Jax, one half of Firestorm), Victor Garber (Dr. Martin Stein, the other half of Firestorm). And from Supergirl, there was the maiden of might herself, Melissa Benoist, the only actor dressed in their caped crusader colors. (Must be dry cleaning day at the Hall of Justice).

Calling this unprecedented all-star squadron of comic book stars to order, director Dermott Downs instructed them to perform a very important heroic duty: Surprising Benoist with a “Happy Birthday” serenade. “That was overwhelming,” says the actress, who turned 28 on the day in question. “I think that will be the first and only time I will be sung to by a group of superheroes.” Of course, Benoist and all of her Super-Friends had to actually work on her birthday; not even the girl of steel gets a day off for turning another year older. The occasion of this massive team-up: filming a four-show crossover event, which begins in the final scene of the Nov. 28 episode of Supergirl and unfolds over the next three nights in episodes of The Flash, Arrow and Legends. Entertainment Weekly visited the set of the massive undertaking and brings you a report in our new issue, on sale this week. We got to see Supergirl fly, The Flash and Cisco tear a hole in the fabric of space-time (or pretend to), and even saw someone get shot. No, we can’t tell you who, but we can tell you the threat that set the sprawling plot in motion: The Dominators, mind-controlling extraterrestrials threatened by Earth’s surging population of metahumans. If you’re wondering if “mind-control” = “we’re totally going to see these superheroes fight each other,” then you’re absolutely [REDACTED].
The “Arrowverse” has an alternate moniker, the “Berlantiverse,” named after the super-producer who presides over it, and he has some feelings about the term. “I object to it, to be honest. There are just so many people that are also part of this,” says Greg Berlanti, 44, whose prodigious, eclectic output began with Everwood in 2002 and currently includes Blindspot on NBC. “Plus, you never want anything named after you that people could be upset or angry about.” Produced in collaboration with Marc Guggenheim and Andrew Kreisberg, Berlanti’s small screen treatment of Warner Bros.’ DC Comics properties offers an alternative – some might argue correction – the studio’s big screen superhero pop, including the apocalyptic heavy metal of Zack Snyder’s Man of Steel flicks and the bubblegum nihilism of David Ayer’s Suicide Squad. The Arrowverse actually likes superheroes, believes in superheroes, and knows how to have fun with them – and critique them – without deconstructing them to smithereens. They possess the levity of Marvel’s cinematic universe (still the genre’s gold standard), and the progressiveness of Marvel’s best TV offerings (Jessica Jones, Luke Cage), but with a more carefree embrace of melodrama and whimsy.
“These shows have to work on multiple levels,” says Berlanti. “You want them to be fun and enjoyable. But if they’re not about something, why are you showing up to work every day and asking everybody to pour their heart and soul into a story if it’s only about the Flash fighting a villain of the week?”
To read more on Berlantiverse, pick up the new issue of Entertainment Weekly on stands Friday, or buy it here now – and subscribe for more exclusive interviews and photos, only in EW. 

giovedì 10 novembre 2016

NEWS - Creed(eteci)! Netflix stringe accordo con Ubisoft per far diventare serie tv i suoi videogames

News tratta da SlashFilm.com
Nobody outside of Netflix knows exactly how many people watch anything on everyone’s default streaming service, but the numbers are high enough for everyone involved to keep investing in original shows and movies. They’re also large enough to attract major talents. Netflix is responsible for an upcoming Will Smith movie. A Will Smith movie! Which brings us to today’s little morsel of news: Ubisoft, the video game publisher responsible for its fair share of popular titles, is looking to get into the Netflix business. With a Ubisoft Netflix tv series possibly in the works, which video game property might they be looking at for a small screen tv show? The news comes our way in a brief Reuters article that offers no details beyond Ubisoft being “in talks with Netflix over a series.” These discussions arrive a little over a month before Assassin’s Creed, the first film produced by the company’s film division, hits theaters. Ubisoft first started dipping its toe in the movie and television pool back in 2011 with the creation of Ubisoft Motion Pictures, a division of the company dedicated to bringing their various titles out of the video game world and into other mediums. Their first project, the animated series Rabbids Invasion (based on characters from the Raving Rabbids series), premiered in 2013 and is currently airing its third season. So let’s go ahead and assume that the Rabbids characters and Assassin’s Creed are both off the table for whatever Ubisoft is cooking up with Netflix. What series could justify an ongoing show on Netflix? We know that film adaptations ofSplinter CellThe DivisionFar CryGhost Recon, and Watch Dogs are all being developed, but it’s easy to imagine one of those breaking away and getting the television treatment. After all, an action and espionage story like Splinter Cell would work quite well as a serialized story, and we haven’t heard much about the film adaptation starring Tom Hardy for quite some time. Right now, all eyes are surely on Assassin’s Creed, a movie that could (maybe, hopefully, possibly) shatter the video game movie curse. The combination of star Michael Fassbender and director Justin Kurzel is a step or three above the regular video game adaptation. It could buck the trend and be, you know, a good movie. If it’s a hit, I certainly wouldn’t put it past Ubisoft to create a companion series that further explores this world. Especially since they annualized the Assassin’s Creed games and made sure a new chapter was released every year like clockwork for a while.

mercoledì 9 novembre 2016

 NEWS - The Winner is... Altro che Trump, il vero vincitore è Tony Soprano! La sua serie eletta la "migliore di tutti i tempi" in un numero antologico di "Rolling Stone"
Rolling Stone is out, with the magazine’s list ofThe 100 Greatest TV Shows of All Time on the cover. (No. 1? Hardly a spoiler alert needed – it’s HBO’s The Sopranos). 
It’s not an easy task, even though Rolling Stone helpfully supplied a long list of potential candidates, sorted by decade, to help jog the memory.The final results, which included input from the magazine’s staff, have been intelligently corralled and summarized by Rob Sheffield, Rolling Stone’s TV critic and in-house pop culture guru. The list contains a few surprises and, naturally, some choices that could be eternally quibbled over. The whole list is worth a read. After “The Sopranos,” the rest of their Top 10 goes like this: (2) “The Wire”; (3) “Breaking Bad”; (4) “Mad Men”; (5) “Seinfeld”; (6) “The Simpsons"; (7) “The Twilight Zone”; (8) “Saturday Night Live”; (9) “All in the Family”; and (10) “The Daily Show”.

martedì 8 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Happy Valley", una delle serie più interessanti della stagione (di cui si parla poco)
"Una delle serie più interessanti di questa stagione è disponibile da qualche tempo su Netflix: si intitola «Happy Valley» ed è una produzione inglese di Bbc, un poliziesco plumbeo e duro ambientato nell'Inghilterra profonda, rurale ed economicamente depressa, solcata da pesanti tensioni (molti dei protagonisti hanno alle spalle vicende di droga e alcolismo). Quella del titolo è solo una compassionevole antifrasi: la vallata che fa da sfondo al racconto non è per niente felice, ma livida di rabbia, brulicante di esistenze vissute ai margini della società che impiegano poco a prendere la strada della violenza e della delinquenza. «Happy Valley» è in fondo una versione televisiva moderna della teoria del «paesaggio stato d'animo», dove decadenza psicologica e ambientale procedono sempre di pari passo. In «Happy Valley» il realismo è tutto ma non è abbastanza per spiegare la riuscita della serie: molto del suo fascino è dovuto al personaggio principale, Catherine Cawood (interpretata magistralmente da Sarah Lancashire), sergente di polizia di mezza età, con una famiglia disastrata alle spalle e una tempra indomita. Quando Becky, sua figlia poco più che adolescente, si toglie la vita dopo aver dato alla luce un bambino, il dolore sembra insopportabile: ma se poi lo sbandato che ha indotto Becky al suicidio riappare all'improvviso, collegato a un caso di rapimento sul quale Catherine sta indagando, i livelli di sofferenza, rabbia e frustrazione si moltiplicano all'infinito. È l'avvio di un giallo stringente che si sviluppa lungo il corso di due stagioni, proseguendo in modo quasi sempre convincente. Nella «nuova ondata» di personaggi femminili protagonisti delle serie tv, Catherine è un caso diverso da tutti gli altri, fuori da ogni stereotipo estetico e caratteriale: inflessibile e risoluta (a volte anche oltre gli standard comuni), umana e calorosa, dà vita a un ritratto umano di rara intensità". (Aldo Grasso, 19.10.2016)

lunedì 7 novembre 2016

NEWS - Clamorosissimo al Cibalissimo! "Breaking Bad" sarebbe il prequel di "The Walking Dead"! 

News tratta da Mic.com
On the surface, there's nothing that connects Breaking Bad to The Walking Dead, aside from massive popularity and their shared network, AMC. But what if Breaking Bad and its "Mr. Chips to Scarface" story of Walter White was simultaneously a window into the zombie outbreak on The Walking Dead? Netflix, of all places, broke down the already established "Breaking Dead" theory. Netflix points to a few hints from The Walking Dead that ostensibly link the shows, starting with the blue meth that put Heisenberg on the map. In the zombie series' first season, Daryl's brother Merle has a hidden stash of drugs, which includes the signature blue tint of Heisenbergs' product. Then there's the red and black Dodge Challenger that Walter buys for his son, Walt Jr., in season four. It's badass, but Skyler asks Walter to return the sports car to the dealership and its manager, whose name is Glenn. Walt doesn't want to pay a $700 fee for returning the car, so instead he blows it up. But that same Challenger shows up in The Walking Dead when Glenn drives out of Atlanta. Could he be the car dealer from Breaking BadFurther hints include the drug dealer Daryl refers to as a "janky little white guy" who says "bitch," which is Jesse Pinkman's favorite word in the English language, as well as Gus Frings' gruesome, zombie-like death in season four. Could Walter White's meth be the agent for the zombie outbreak, with Fring being one of the first zombies seen on-screen (the man does fix his tie after losing half his face). While the theory is cute, and interesting, we're going to have to call B.S. on this one. The Walking Dead's Glenn, for instance, wasn't a car dealer before the zombie outbreak: He delivered pizzas. He also delivered pizza in Atlanta, whereas Breaking Bad takes place in New Mexico. Plus, if Fring really was a zombie, the outbreak would've been nearly instantaneous — we have Fear The Walking Dead's first season in Los Angeles as the proof. Any seeming hints to Breaking Bad were most likely AMC's clever way of inserting Easter eggs into its other shows. The blue meth from The Walking Dead's first season and the car Glenn drives, are pretty good proof to this. To Netflix's credit, they gave the theory a 5 out of 10 for believability. We agree, much like their 9 out of 10 for its entertainment value. 

sabato 5 novembre 2016

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Di Malek in meglio! Il protagonista di "Mr. Robot" interpreterà Freddie Mercury nel biopic sul leader dei Queen
News tratta da "Variety"
Mr. Robot” star Rami Malek is attached to play Freddie Mercury in long-development biopic “Bohemian Rhapsody” from GK Films with Bryan Singer in talks to direct. New Regency and Fox are coming aboard to co-produce the film with Graham King producing as well.
“The Theory Of Everything” scribe Anthony McCarten penned the script.
Singer confirmed the news on Instagram with a photo of 
the group confirming his involvement as well as Malek’s.  King has been
trying to get the project off the ground for sometime
having originally set it up at Sony with Sacha Baron Cohen
at one point set to star. When Cohen dropped out, King began
shopping the project elsewhere while looking for a new director
and front-man to star in the pic.
Jim Beach is also producing with Denis O’Sullivan exec producing.
Original Queen bandmembers Brian May and Roger Taylor
will serve as music producers.
Malek, 35, recently won the best actor Emmy for USA’s
hit cyber series “Mr. Robot”.
King, who won an Oscar for “The Departed”, has Allied bowing on Nov. 23.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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