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martedì 18 settembre 2018

NEWS - Emmy Awards 2018, tutti i vincitori (in rosso) e i vinti. 

Drama Series
The Handmaid’s Tale
Game of Thrones
“This Is Us”
“The Crown”
“The Americans”
“Stranger Things”
“Westworld”

Comedy Series
“Atlanta” (FX)
“Barry” (HBO)
“Black-ish” (ABC)
“Curb Your Enthusiasm” (HBO)
GLOW” (Netflix)
“The Marvelous Mrs. Maisel” (Amazon)
“Silicon Valley” (HBO)
“The Unbreakable Kimmy Schmidt” (Netflix)

Lead Actor in a Drama Series:
Jason Bateman (“Ozark”)
Sterling K. Brown (“This Is Us”)
Ed Harris (“Westworld”)
Matthew Rhys (“The Americans”)
Milo Ventimiglia (“This Is Us”)
Jeffrey Wright (“Westworld”)

Lead Actress in a Drama Series:
Claire Foy (“The Crown”)
Tatiana Maslany (“Orphan Black”)
Elisabeth Moss (“The Handmaid’s Tale”)
Sandra Oh (“Killing Eve”)
Keri Russell (“The Americans”)
Evan Rachel Wood (“Westworld”)

Lead Actor in a Comedy Series:
Donald Glover (“Atlanta”)
Bill Hader (“Barry”)
Anthony Anderson (“Black-ish”)
William H. Macy (“Shameless”)
Larry David (“Curb Your Enthusiasm”)
Ted Danson (“The Good Place”)

Lead Actress in a Comedy Series:
Pamela Adlon (“Better Things”)
Rachel Brosnahan (“The Marvelous Mrs. Maisel”)
Tracee Ellis Ross (“Black-ish”)
Allison Janney (“Mom”)
Lily Tomlin (“Grace and Frankie”)
Issa Rae (“Insecure”)

Supporting Actor in a Drama Series
Nikolaj Coster-Waldau (“Game of Thrones”)
Peter Dinklage (“Game of Thrones”)
Joseph Fiennes (“The Handmaid’s Tale”)
David Harbour (“Stranger Things”)
Mandy Patinkin (“Homeland”)
Matt Smith (“The Crown”)

Supporting Actress in a Drama Series
Alexis Bledel (“The Handmaid’s Tale”)
Millie Bobby Brown (“Stranger Things”)
Ann Dowd (“The Handmaid’s Tale”)
Lena Headey (“Game of Thrones”)
Vanessa Kirby (“The Crown”)
Thandie Newton (“Westworld”)
Yvonne Strahovski (“The Handmaid’s Tale”)

Supporting Actor in a Comedy Series
Louie Anderson (“Baskets”)
Alec Baldwin (“Saturday Night Live”)
Tituss Burgess (“Unbreakable Kimmy Schmidt”)
Brian Tyree Henry (“Atlanta”)
Tony Shalhoub (“The Marvelous Mrs. Maisel”)
Kenan Thompson (“Saturday Night Live”)
Henry Winkler (“Barry”)

Supporting Actress in a Comedy Series
Zazie Beetz (“Atlanta”)
Alex Borstein (“The Marvelous Mrs. Maisel”)
Aidy Bryant (“Saturday Night Live”)
Betty Gilpin (“GLOW”)
Leslie Jones (“Saturday Night Live”)
Kate McKinnon (“Saturday Night Live”)
Laurie Metcalf (“Roseanne”)
Megan Mullally (“Will & Grace”)

Limited Series
“The Alienist”
“The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story”
“Genius: Picasso”
“Godless”
“Patrick Melrose”

Lead Actor in a Limited Series or Movie:
Antonio Banderas (“Genius: Picasso”)
Darren Criss (“The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story”)
Benedict Cumberbatch (“Patrick Melrose”)
Jeff Daniels (“The Looming Tower”)
John Legend (“Jesus Christ Superstar”)
Jesse Plemons (“USS Callister”)

Lead Actress in a Limited Series or Movie:
Laura Dern (“The Tale”)
Jessica Biel (“The Sinner”)
Michelle Dockery (“Godless”)
Edie Falco (“The Menendez Murders”)
Regina King (“Seven Seconds”)
Sarah Paulson (“American Horror Story: Cult”)

sabato 15 settembre 2018

GOSSIP - Brown Sugar! La star di "Stranger Things" confessa su "W Magazine" di essere una casinista...per bene
Millie Bobby Brown lands the cover of W Magazine’s Volume IV, 2018 issue. Captured by Alasdair McLellan, the ‘Stranger Things’ star poses in a Prada blouse, top and ID badge. For the accompanying shoot, Millie embraces retro looks with a 1960’s inspired beehive hairstyle. Stylist Melanie Ward selects the designs of Gucci, Calvin Klein, Miu Miu and more for the actress to wear. In her interview, Millie talks about whether she wants to be a rebellious teen. "I can be rebellious. But not so much. I’ve never been grounded by my parents. I’m a very good girl. But I do believe in making noise, in being loud.”

venerdì 14 settembre 2018

NEWS - Nixon, datti al Netflix! L'ex interprete di Miranda in "Sex and the City" doppiata da Cuomo nelle primarie democratiche 

News tratta dal "Corriere della Sera"
Non ce l’ha fatta l’attrice di «Sex and the City» Cynthia Nixon a detronizzare il potentissimo governatore di New York Andrew Cuomo, 60 anni, che ha vinto con scioltezza le primarie democratiche con il 66% dei voti contro i l 34% ottenuti dalla sua sfidante. Cuomo, che è in carica dal 2011, sarà quasi certamente rieletto il prossimo 6 novembre quando correrà contro il repubblicano Marc Molinaro. L’attrice, 52 anni, universalmente conosciuta per aver impersonato la algida e sofisticata Miranda Hobbes nella famosa serie tv , si era candidata nelle primarie democratiche lo scorso marzo con una clip di un minuto e 45 secondi. Nel video annunciava che «New York deve tornare a muoversi e a guidare la riscossa contro Donald Trump». Apertamente bisessuale e politicamente vicina a Bernie Sanders Nixon aveva sperato di riuscire a sfruttare l’ondata «anti establishment» che agita il partito democratico e che ha visto molti pezzi grossi soccombere alle primarie di fronte a sconosciuti candidati. Una carta giocata dallo stesso Trump per vincere le presidenziali quella di rendere l’inesperienza il punto di forza della proposta politica. Questa volta, però, l’impresa non è riuscita. La campagna elettorale è stata aspra. Cuomo non ha sottovalutato l’avversaria e ha investito quasi 25 milioni di dollari in spot, manifesti pubblicitari e volantinaggio porta a porta. Non sono mancati i colpi bassi. Il governatore ha volutamente evitato di citare Nixon nei suoi discorsi sottolineando l’importanza di avere al comando dello Stato di New York qualcuno con grande esperienza soprattutto quando alla Casa Bianca c’è un repubblicano ostile.

giovedì 13 settembre 2018

NEWS - Che coppia! Tatiana Maslany di "Orphan Black" reciterà con Bryan Cranston di "Breaking Bad" a Broadway 
News tratta da "Deadline"
Orphan Black star Tatiana Maslany will make her Broadway debut this November opposite Bryan Cranston in Network, director Ivo Van Hove’s take on Paddy Chayefsky’s great Oscar-winning 1976 film. Maslany will play Diana Christensen, the icy network executive so memorably performed by Faye Dunaway in the movie. (She won a Best Actress Oscar for the role). Downton Abbey’s Michelle Dockery played the character when the play premiered in London last year. The casting was announced today by producers David Binder, the National Theatre, Patrick Myles, David Luff, Ros Povey and Lee Menzies. Network is presented in association with Dean Stolber. Additional casting will be announced shortly. Network begins performances Saturday, Nov. 10, at the Belasco Theatre (not the Cort Theatre, as previously planned). Official opening date is Thursday, Dec. 6. Maslany, who won a 2016 Emmy Award for her lead role in BBC America’s Orphan Black, is currently featured in Destroyer, the Nicole Kidman-starrer premiering at the Toronto Film Festival (theatrical release set for Dec. 25). She also appeared opposite Jake Gyllenhaal in Stronger, and made her New York stage debut earlier this summer in Second Stage Theater’s Off Broadway production of Mary Page MarloweNetwork, which stars Cranston as the mad-as-hell newsman Howard Beale, world premiered at London’s National Theatre last November. Van Hove directs from Lee Hall’s adaptation of the Chayefsky film. Jan Versweyveld, Van Hove’s longtime collaborator, is the scenic and lighting designer.

mercoledì 12 settembre 2018

PICCOLO GRANDE SCHERMO - "Downton Abbey", al via il primo ciak del film (con regista cambiato)
News tratta dal "Corriere della Sera"
Grazie a Lady Mary, ora tutti gli appassionati di Downton Abbey possono stare tranquilli: le riprese del film, prosecuzione ideale della fortunata serie tv, sono iniziate. E bastato che Lady Mary (interpretata da Michelle Dockery) postasse su Instagram una foto in bianco e nero del set con la semplice didascalia «E... si comincia», per una conferma (di fatto) ufficiale dell'avvenuto primo ciak. Erano tre anni che i fan aspettavano questo momento, da quando cioè è andata in onda l'ultimo dei 52 episodi della serie televisiva ambientata fra il 1912 e 111926 nella tenuta fittizia di Downton Abbey nello Yorkshire. Premiato con decine di Emmy, il serial è considerato uno dei migliori prodotti di sempre. Il film, scritto dal creatore della serie Julian Fellowes, non è diretto, come sembrava all'inizio, da Brian Percival (che aveva firmato l'episodio pilota). Il suo posto è stato preso Michael Engler, già regista di qualche puntata.

martedì 11 settembre 2018

TELEFILM ART - Cosa ti salta in testa? Il poster del nuovo "AHS: Apocalypse" promette di essere una...bomba

lunedì 10 settembre 2018

NEWS - Un fulmine a Sky sereno. Andrea Scrosati, il Tom Ford della comunica/programma-zione di Sky, lascia l'azienda
Sky Italia comunica che alla fine di ottobre Andrea Scrosati lascerà l’azienda per intraprendere una nuova avventura professionale dopo 11 anni di collaborazione con Sky Italia. Nelle prossime settimane verrà invece comunicato il nuovo responsabile della Direzione dei programmi. L’Amministratore Delegato di Sky Italia, Andrea Zappia, ha dichiarato: “Andrea è stato, nei suoi anni trascorsi in Sky, uno degli executive più importanti nella crescita della nostra azienda ed un collega di grandissimo valore. Andrea ha dato un’impronta vincente ai nostri programmi di intrattenimento e cinema e supportato la crescita e la trasformazione di Sky TG24, definendo un mondo di contenuti televisivi solo nostro e, per questo, unico, distintivo e di grande successo. Oggi siamo più attrezzati che mai per offrire ai nostri clienti programmi e innovazione sempre migliori e far crescere la nostra azienda. Andrea lascia un team di grande qualità, che sono sicuro affronterà il futuro con la stessa passione ed energia innovativa che hanno caratterizzato il suo modo di lavorare, e che ha sempre trasmesso a tutte le persone con cui ha collaborato. Sono certo che questa sua eredità continuerà a garantire la forza dei nostri programmi.Vorrei ringraziare personalmente Andrea per quanto ha fatto in Sky. A lui va il mio più caloroso in bocca al lupo, nella certezza che saprà aprire un nuovo capitolo di successo della sua vita professionale.” “La mia esperienza in Sky è stata la più importante della mia carriera – ha dichiarato Andrea Scrosati - E’ stata anche una straordinaria esperienza personale, nel corso della quale ho avuto la possibilità di sperimentare e assumere dei rischi che nessuna altra Azienda mi avrebbe mai permesso. Per questo voglio ringraziare i vertici aziendali e tutto l’eccezionale team con cui ho avuto la fortuna di lavorare, grazie ai quali nessuna delle cose fatte in questi anni sarebbe stata possibile. Sky oggi è in una condizione molto forte e con davanti a sé straordinarie opportunità che continuerò a seguire con l’attenzione e l’emozione di sempre. Ho deciso però che era giunto il momento di rimettermi in gioco, anche personalmente per coltivare nuove idee in un nuovo progetto professionale“. Andrea Scrosati manterrà il ruolo di Presidente di Vision Distribution, la società di distribuzione cinematografica fondata da Sky.
GOSSIP - Clamoroso al Cibali! Alexander Skarsgard: "nella 2° stagione di 'Big Little Lies' reciterò con l'ologramma di Meryl Streep!"
Alexander Skarsgard is looking so suave in his new cover story for WSJ. Magazine, on newsstands on September 15. Here’s what the Big Little Lies actor had to share with the mag…
On filming with a hologram version of Meryl Streep for Big Little Lies (she was out of the country at the time): “I haven’t worked with her yet, but I’m excited…If she’s a hologram again, I’ll throw a fit.” 
On romance rumors and if he’ll settle down: “It doesn’t affect me. People can think whatever they want…It’s impossible to live in a vacuum—you hear, ‘Oh, I heard you’re dating so-and-so.’ Sometimes you’re like, ‘Yeah, I did.’ Sometimes it’s, ‘Never met the person but give her my number.’ Hopefully one day I’ll settle down.” 
On Big Little Lies season 2: “We’re taking it a slightly different direction this season.”

domenica 9 settembre 2018

GOSSIP - The Only One! Emilia Clarke di "GOT" canta "Quando, Quando, Quando" in una trattoria romana nel nuovo spot del profumo di Dolce&Gabbana!
Emilia Clarke returns for Dolce & Gabbana’s new fragrance called, ‘The Only One’. Photographed in black and white by Luca and Alessandro Morelli, the images capture a cinematic scene in an authentic Roman trattoria. The perfume is described as a floral scent with notes of violet, coffee, vanilla and patchouli. In addition to the print advertisements, Emilia also appears in a short film where she performs the song, ‘Quando, Quando, Quando’.

venerdì 7 settembre 2018

NEWS - United States of Virginia. La Raffaele si fa in quattro debuttando in una serie tv dove scimmiotterà Toni Collette...

News tratta da "Il Fatto Quotidiano"
"Come quando fuori piove". Il 6 settembre a Milano il sole splende in ogni direzione ma per chi si trova alla presentazione dei palinsesti Discovery Italia, sono queste le parole da tenere a mente. Perché il colpaccio del network, che si conferma terzo editore nazionale, ha esattamente questo titolo: "Come quando fuori piove". È così che si chiama la prima serie tv con protagonista Virginia Raffaele, dal 12 settembre in onda sul Nove in prima serata. Un gran gol, e Laura Carafoli, SVP Chief Content Offer Discovery, non nasconde la sua soddisfazione: "Abbiamo fortemente voluto Virginia per il suo incredibile talento ma non aveva senso riproporrequello che fa, benissimo, sulle altre reti. Volevamo un prodotto che fosse nostro". E il contenuto originale è arrivato, con Virginia Superstar presente a sorpresa in conferenza stampa. Gonna corta e inedita chioma castana, la Raffaele sorride e soprattutto ringrazia per averla voluta e per averle dato massima libertà nella realizzazione della fiction: "Quello di interpretare personaggi è il mio mestiere, ma le tempistiche della serie mi hanno permesso di approfondirli in maniera diversa - racconta - Stavolta ho a che fare con quattro donne lontane eppure vicinissime. Il titolo, infatti, richiama il poker: quattro semi distinti, che sono però carte dello stesso mazzo". E nella clip mostrata in anteprima si ha un'idea di quanto vedremo a breve: Virginia sarà Susanna, giovane sposa che deve fare i conti con l'inaffidabilità del caso, Saveria Foschi Volante, la migliore attrice italiana in circolazione afflitta però da insicurezza cronica e dipendente dalle benzodiazepine, Giorgiamaura, diciannovenne che vuole vincere Amici ma che deve vedersela con uno zio portatore di malsani principi e infine Gregoria Barberio Bonanni, un'anziana signora. Quale sarà la resa della Raffaele in un formato televisivo per lei nuovo? Non resta che aspettare il 12 settembre per dare i voti.

giovedì 6 settembre 2018

GOSSIP - Ohhh Issa! La Rae svela quando Michelle Obama le ha detto di guardare "Insecure"...
Issa Rae is on the cover of Glamour magazine’s new issue. Here’s what the Insecure star had to share with the mag…
On Michelle Obama telling her she watches Insecure: “I was like, ‘You really watch it?’ She was like, ‘Yes. Sasha and Malia put me on to it.’…It bums me out that I will never have that feeling again of the First Family f*cking with us so hard and getting us. If Melania said that to me, I would be like, ‘Well, I guess it’s canceled. We’re not making this show. It’s not ours anymore.’”
On the backlash to her upcoming show, Him or Her, about the dating life of a bisexual black male comedian: “[Being queer] is the experience of lots of black men, and it’s like, ‘Why would you try to prevent that story from being told? Who are you to tell him that his story isn’t valid.” 
On being herself: “All I know is who I am. At the end of the day, all I know is my intentions, and no matter what you take out of context, no matter what pictures you post, I know that I am aligned with. I know what my truth is.”

mercoledì 5 settembre 2018

NEWS - Sette-te! Al via progetto per il settimo spin-off di "Law&Order": "Hate Crimes" (derivazione da "SVU")

News tratta da "Uproxx"+"Deadline"
NBC and Dick Wolf have made a habit out of ripping stories from the headlines and putting them on TV with landmark crime and justice procedural Law & Order. There have been six versions of the show over the years, and number seven seems perfect for life in 2018. Deadline reported on Tuesday that NBC is spinning off Law & Order: Special Victims Unit for a Law & Order: Hate Crimes series. Thought the original Law & Order went off the air in 2010 , Special Victims Unit is still going strong and still giving NBC new opportunities for Dick Wolf properties. According to Deadline, Law & Order: Hate Crimes will be a direct spin-off from the SVU universe. That show, which is entering a record-tying 20th season this year, will beget a 13-episode Hate Crimes narrative from Law & Order executive producer and creator Dick WolfThe show stays with what makes Law & Order great in the first place: dramatizing real-life events that are based in a much more dangerous New York City. 
Co-created with one of Wolf’s top lieutenants, former Law & Order: SVU showrunner Warren Leight, the latest Law & Order installment is based on New York’s actual Hate Crimes Task Force, the second oldest bias-based task force in the U.S. The unit, which pledges to uphold a zero tolerance policy against discrimination of any kind, works under the NYPD’s real Special Victims Unit and often borrows SVU’s detectives to assist in their investigations.
The new Law & Order series will be introduced as a planted spinoff from SVU, with the first incarnation of the new unit appearing in the latter part of the upcoming season of the Mariska Hargitay-starring series.
This is the seventh Law & Order property, following the original Law & OrderSVUCriminal IntentTrial By JuryLos Angeles and the True Crime anthology. NBC executives seem very excited to tie the series into the present day, speaking about the real-life rise in hate crimes across the country and increasing racial tensions in America. “As Law & Order: SVU enters its remarkable 20th season, it is exciting to get back into business with Dick Wolf on a new Law & Order incarnation that feels extremely timely,” co-president of scripted programming for NBC told Deadline. “Considering that last year there was a double-digit rise in hate crimes in our 10 largest cities — the highest total in over a decade — it seemed like this topic is begging to be explored.” Details about when exactly Law & Order: Hate Crimes hits the air were not announced, but don’t expect to see the franchise leaving NBC anytime soon.

lunedì 3 settembre 2018

GOSSIP - Rachel Brosnahan rivela: "al provino di 'The Marvelous Mrs. Maisel' ero malata..."
Rachel Brosnahan is on eight separate covers for Modern Luxury’s September issue!
Here’s what the 27-year-old The Marvelous Mrs. Maisel star had to share with the mag…
On how auditioning while sick landed her the role as Midge in The Marvelous Mrs. Maisel: “When you don’t feel well or you’re over exhausted, all of you inhibitions fall away. You do some of your most fearless work because you have nothing to lose.”
On pursuing her lifelong dreams of becoming an actress: “I think it was something I always knew, but in high school I realized I never really wanted to do anything else. I loved performing and storytelling and they were the only thing I had interest in. At that point, I started pursuing it in an active way with an eye toward a future career.”
On baring all in her award-winning role: “I get very frustrated with gratuitous nudity; it’s tired and distracts from storytelling, but I appreciated the pilot’s relationship to nudity because I think it’s funny. It’s not about sex or being sexulaized. [Midge was] hitting a bottom she couldn’t have imagined.”

venerdì 31 agosto 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
AVVENIRE
Se in "Elementary" Sherlock Holmes diventa postmoderno
"Elementare, Watson. Sherlock Holmes lo ripete sempre al suo assistente, almeno nei film e in tv. Peccato che non l'abbia mai detto nei romanzi dello scrittore inglese sir Arthur Conan Doyle, che ha dato vita al celebre investigatore privato pronto ogni volta a dare scacco a Scotland Yard nella soluzione dei misteri di Londra. Insomma, quella frase è apocrifa. Ma per l'immaginario collettivo Holmes non ne può fare a meno. Addirittura dà il titolo all'ultima serie dedicata alla creatura di Conan Doyle: Elementary, di cui il venerdì su Rai 2 sta andando in onda la sesta stagione. E pensare che in questo caso Holmes (interpretato da Jonny Lee Miller) fa a meno di tutto: dal famoso cappello da caccia (il deerstalker) alla tipica pipa ricurva a forma di proboscide. Ma soprattutto John H. Watson non è più il medico che Holmes liquidava con la famosa frase facendolo sentire inadeguata In questa versione statunitense prodotta dalla Cbs con la regia di Rob Doherty, Watson è un'affascinante donna di origini asiatiche interpretata da Lucy Liu. Ma se questa è la rilettura in chiave moderna più azzardata, non mancano altre novità. Innanzitutto l'ambientazione. Addio alla capitale britannica. Dopo essere uscito da una clinica per disintossicarsi dall'alcol e dalle droghe, Sherlock Holmes si stabilisce negli Stati Uniti, a NewYork, dove accetta di collaborare con la polizia affiancato, inizialmente suo malgrado, dalla sua tempista di riabilitazione, la Watson appunto, che diventa così sua assistente investigativa. E se Holmes non ha più la mantellina e nemmeno il papillon, ma una camicia senza cravatta con il collo sempre abbottonato, Watson in versione femminile conserva giacca e cravatta abbinandole, però, ai tacchi a spillo. Siamo, insomma, agli antipodi dallo Sherlock Holmes interpretato in tv da Nando Gazzolo e Gianni Bonagura con la regia di Guglielmo Morandi nel lontano 1968. Sono passati cinquant'anni. Il mezzo secolo si avverte tutto. L'Holmes attuale, all'inizio di questa sesta stagione, scopre addirittura di essere affetto da una particolare sindrome che lo costringe a bagni in acqua salata all'interno di un sarcofago di metallo. Ma anche così il popolare detective mantiene un suo fascino televisivo grazie ai tratti essenziali segnati per sempre dal suo autore sulla carta". (Andrea Fagioli)

mercoledì 29 agosto 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Con "The Generi" Capatonda non graffia
"Quando la generalista va in vacanza, è un ottimo momento per dedicarsi alle infinite possibilità dell'on demand, anche oltre i confini di Netflix. Per esempio, Maccio Capatonda (al secolo Marcello Macchia) ha realizzato per l'area «Generation» della piattaforma online di Sky, Now TV, una serie in otto episodi intitolata The Generi, pensata per il pubblico giovane che da sempre segue Maccio. L'idea è questa: Maccio interpreta una nuova maschera, quella di Gianfelice Spagnagatti, un quarantenne «sfigato» che per insicurezza e frustrazione ha organizzato la sua vita in modo da non dover più uscire di casa e interagire con altre persone fisiche. Telelavoro, cibo a domicilio, home shopping e via così in un completo ripiegamento su se stesso. Improvvisamente, quasi fosse una nemesi per il suo stile di vita dopo l'ennesima rinuncia alla socialità, viene catapultato in un viaggio incredibile all'interno di una realtà parallela. In ogni episodio dovrà spingersi oltre la sua «comfort zone» e affrontare avventure che lo costringeranno a passare dalla passività al decisionismo. Tutto qui? No, la trama di ogni episodio è ambientata all'interno di uno specifico genere cinematografico, riprendendone caratteristiche e stilemi: il western, l'horror alla Scream, il noir alla Casablanca, ma anche le commedie delle docce all'italiana stile Lino Banfi e Alvaro Vitali. L'approccio «meta» si sa può essere molto scivoloso: detto onestamente, Maccio ha dimostrato in passato una grande capacità di raccontare vizi e manie dell'italiano medio, anche giocando su un registro fortemente demenziale. In questo caso invece ci sono alcuni episodi più riusciti di altri (quello horror), mala chiave di The Generi pare a tratti troppo di «testa»: nonostante il grande sforzo produttivo (la serie è realizzata da Lotus) il racconto fatica a ingranare e la comicità a graffiare". (Aldo Grasso)

martedì 28 agosto 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Se "Batwoman" lesbica riporta i social al neolitico
"Sarei morta pur di vedere un personaggio così in tv quando ero un giovane membro della comunità lgbt e non mi sentivo rappresentata in tv. Grazie a tutti. Grazie a Dio", ha scritto su Twitter Ruby Rose, la scorsa settimana, quando è stato ufficializzato il suo ingaggio nella parte di Batwoman per la prossima stagione di Arrow (in onda dal 2012 sull'emittente statunitense CW). In soldoni: finalmente una lesbica che interpreta una lesbica, ecce lesbica ed ecco pure la rappresentazione delle diversità fatta come si dovrebbe fare. E invece no, altroché, non ci siamo di nuovo: centinaia e centinaia di indignati hanno preso a scriverle, su Twitter, che non è adatta, che è vergognoso e ignominioso e insultante e razzista che sia stata scelta lei, perché non è abbastanza lesbica (come lo avranno stabilito, con il lesbicometro?), è un'attrice mediocre e, soprattutto, non è ebrea (nel fumetto di Bob Kane, invece, Batwoman è una ricca lesbica ebrea che frequenta l'alta società di Gotham City ed ha alle spalle una burrascosa relazione con la detective Montoya). Un paio di giorni di graticola mediatica e, alla fine, Ruby Rose ha cancellato il suo profilo Twitter dopo averlo usato per ricordare al gentile pubblico di aver fatto coming out a dodici anni, di essersi sempre battuta per i diritti lgbt, di aver subito discriminazioni e bullismo e omofobia e di conoscere perfettamente la frustrazione di chi fa parte di una minoranza relegata ai margini della rappresentazione, là dove tutto è macchietta e cliché. Meno di un mese fa, Scarlett Johansson ha rinunciato a un ruolo da transessuale che le era stato affidato (e che aveva accettato con entusiasmo) perché le erano precipitati addosso insulti e colorite indignazioni che contestavano, ritenendola discriminatoria, la scelta di affidare la parte di un trans a una eterosessuale cisgender anziché a un transessuale. Lei si è scusata per l'indelicatezza, ha ribadito di amare la comunità lgbt e ha stracciato il contratto. Ruby Rose, invece, per quanto intontita dal vedersi ritorcerlesi contro una battaglia che ha condotto in prima persona - i gay facciano i gay, gli asiatici facciano gli asiatici, i travestiti facciano i travestiti - ha solo fatto quello che stanno facendo sempre più personaggi pubblici: ha cestinato il suo account social. Ed è su questo che i giornali che hanno ripreso la notizia si stanno concentrando: l'insostenibilità di Twitter per i suoi utenti, specie se famosi. La catastrofe culturale che sta dentro il ritenere inappropriato un attore a un personaggio con il quale non condivida in modo completo e uniforme genotipo, fenotipo e bagaglio culturale, invece, viene discussa molto meno. Il paradosso tragicomico del risolvere l'inclusione delle minoranze, di fatto, con l'esclusione delle maggioranze è una specie di razzismo buono dal quale, forse, ci si comincia a illudere che otterremo lo sgombero dei pregiudizi dal nostro sguardo. Uno sguardo sempre più incapace di definire l'essere umano al di là delle sue informazioni anagrafiche e dei suoi gusti sessuali. Non è Medioevo (magari lo fosse): è Neolitico.

lunedì 27 agosto 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Basta serie tv col "binge watching", non si scopa più!
"Oltre a far entrare le gattare nel salotto buono, Instagram ha ridato dignità ai filtri seppiati. Pure a quelli che trasformano gli scatti in cartoline con il bordo seghettato, sfumate in rosa cipria e azzurro. Fa circolare a piede libero le prodezze dei pupi e le feste di carnevale con i cappellini scemi. Non possiamo più dire, figuriamoci pensare: "Grazie, riponga pure la foto della creatura vestita da pinguino nel portafogli". Poteva Netflix restare indietro? Certo che no. Netflix ha fatto l'upgrade alle serate di coppia davanti alla tv, fusi con i cuscini del divano — il sofà pub essere anche un letto, il televisore può essere un computer o qualsiasi altro black mirror, cambia poco. Era l'ultimo stadio della noia matrimoniale, della lunga convivenza, di "ogni passione spenta": lui sul divano che russa stringendo il telecomando; guai a sfilarglielo di mano, pena il risveglio. Se appena lo chiamiamo "binge watching" (magari con la promessa solenne di fedeltà "non andrò avanti a guardare questa serie senza di te") la serata coniugale cambia di segno. Diventa una prodezza di cui vantarsi. "Noi quattro, ieri sera". "Noi tre di fila, abbiamo saltato la cena". I francesi, che alle tradizioni ci tengono, hanno cominciato a interrogarsi sull'effetto che hanno serie sui bollenti spiriti degli spettatori. La tv era un rifugio per chi aveva superato l'età delle notti in discoteca. Netflix ha soprattutto abbonati giovani: l'elettrodomestico non l'hanno mai visto, non sanno cos'è un palinsesto televisivo, ma gli ormoni li dovrebbero avere ancora. "Fucking séries" — con l'accento perché sono francesi e il Big Mac lo chiamano "Le Big Mac", copyright Quentin Tarantino — è un articolo uscito su Les Inrockuptibles, numero speciale dedicato al sesso (ne fanno uno all'anno, con impegno e fantasia, scovando gruppi sadomaso rispettosi del #MeToo, con lo slogan "fammi male ma fammelo bene"). "Abbiamo smesso con le serie perché finiva che non scopavamo più", si lascia scappare una trentenne. Basta a una giornalista sveglia per partire con l'inchiesta. Prima gli studi scientifici, che non dimostrano granché. Sono vecchiotti, confermano che i bollenti spiriti sono intiepiditi, ma uno studio termina prima che arrivi lo streaming, e l'altro è una fake news partita da una battuta del ricercatore: "Questi sono i numeri, le cause non chiedetele a me, sarà colpa di Netflix". Un esperto francese di serialità non vede il rapporto causa/effetto: "Mi ricorda chi nell'800 accusava i romanzi di turbare le menti delle fanciulle". Con il senno di poi: le fanciulle non si sono fatte turbare granché. Possiamo indovinare un grande futuro per le serie televisive, che peraltro riprendono il feuilleton o romanzo a puntate, da cui non era esente neppure Dostoevskij. La psicosessuologa: "Succede, guardare una serie è meno impegnativo che far l'amore, se sei stanco". Interviene un paziente: "Non sono le serie, è che la mia fidanzata si addormenta a metà episodio, non mi sento di svegliarla". Sdrammatizza anche Iris Brey, nel libro "Sex and the series". Trovo romantico — scrive — che una coppia guardi una serie fino all'una di notte (come si siano messi d'accordo sulla serie per due sarà svelato agli avvocati che si occuperanno del divorzio). Sostiene che le serie spingono a un'attività scopereccia diversa. Che la frequenza — chiamatela anche quantità — non ha nulla a che fare con la qualità. Che la bizzarria e la non ortodossia (diciamo così) fanno solo bene. Firma l'articolo Camille Emmanuelle, che alla fine—siamo ormai sulla soglia per andarcene — sgancia la rivelazione: "Io e mio marito abbiamo chiamato nostra figlia come l'attrice che nella serie 'Transparent' fa Ali Pfefferman". Per i non adepti, una donna che vuole essere "queer", né maschio né femmina. Prendiamo nota anche di questo: prima dell'avvento di Netflix, chi dava ai figli i nomi presi dalla tv—vedi Pamela e Sue Ellen, le cleptomani borgatare di "Come un gatto in tangenziale" — non firmava articoli sui giornali alla moda". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 24 agosto 2018

NEWS - Anteprima, sul set di "Baby", la serie made in Italy sulle squillo minorenni di Roma pronte a sedurre il mondo: in 190 Paesi entro fine 2018. Schiera di esordienti e scritta dal collettivo Grams, cresciuta a "pane e 'Breaking Bad'"...

News tratta da "Il Messaggero"
I corridoi asettici di una scuola esclusiva - potrebbe essere indifferentemente un liceo italiano o un campus anglosassone - brulicano di studenti in divisa. Dialogo concitato tra un ragazzo e una ragazza: «Cosa ti ho fatto, me lo dici?». «Tu non c'entri nulla». Appartato in un angolo, un giovane cerca compulsivamente compagnia su Grindr, l'app degli incontri gay. L'interno di un bagno ospita invece le confessioni "pericolose" di due studentesse. Si respira tensione, disagio esistenziale, trasgressione latente. Il regista Andrea De Sica, in bermuda dietro un monitor, grida: «Stop!» e per qualche minuto il set si ferma. Siamo a Roma, nell'università di Tor Vergata trasformata per qualche settimana nell'immaginario Liceo Collodi: si gira Baby, la serie originale Netflix prodotta da Fabula Pictures, regia dei sei episodi spartita tra De Sica (quattro) e Anna Negri (due). Ispirata a fatti di cronaca recenti che hanno sconvolto l'opinione pubblica, la serie è destinata a fare scalpore: protagonista è infatti la «vita segreta», o meglio inconfessabile, di alcuni teenagerdei quartieri alti di Roma. Prostituzione minorile, droga, bullismo, omosessualità, suicidio, integrazione, conflitti familiari: a partire dallo scandalo delle "baby squillo" che esercitavano ai Parioli, sono tanti i temi "bollenti" affrontati dalla serie che sarà disponibile in 190 Paesi entro la fine dell'anno ed è interpretata da una quarantina di attori giovanissimi, sia volti noti sia sconosciuti, facce pulite e anime tormentate: Benedetta Porcaroli, Alice Pagani, Riccardo Mandolini, Chabeli Sastre Gonzalez, Brando Pacitto, Lorenzo Zurzolo. I loro rispettivi personaggi sembrano condannati alla trasgressione, declinata in forme diverse, «perché sono disperatamente in cerca d'amore», spiegano gli sceneggiatori, tutti under 30, del collettivo Grams scelto per portare nella serie la verità dei giovani vista «dal di dentro»: è la loro scrittura, definita «audace», la novità forse più significativa del progetto. Ma del cast fanno parte anche Isabella Ferrari nei panni di una mamma "pariola" apparentemente sicura di sé ma molto fragile, Claudia Pandolfi (una prof della scuola), Paolo Calabresi nel ruolo ingrato del "localaro" che recluta le ragazze per poi darle in pasto a clienti senza vergogna che hanno la stessa età dei loro padri. De Sica, 36 anni, terza generazione della gloriosa dinastia artistica (è figlio di Manuel e della produttrice Tilde Corsi, nonché nipote di Vittorio), è stato scritturato dopo aver diretto il premiatissimo film d'esordio I figli della notte sulle amicizie «maledette» di alcuni ragazzi altoborghesi. E apparso dunque il regista giusto per maneggiare con sicurezza e una buona dose di oggettività l'incandescente materia della serie Netflix. «Baby racconta, al di fuori degli stereotipi e senza giudizi morali, i conflitti profondi che nascono in un ambiente agiato», spiega Andrea, «i nostri pariolini somigliano ai ragazzi di qualunque quartiere e di qualunque estrazione. Le loro storie riflettono romanticismo e cattiveria, sono tutt'altro che edulcorate. E abbiamo cercato di dare alla serie una connotazione internazionale: per intenderci, qui non ci sa no i banchi rotti e i graffiti del Mamiani che abbiamo visto fino alla nausea in troppi film italiani». Il produttore Nicola De Angelis afferma che lavorare per Netflix «è un'esperienza a 360 gradi estrema e interessante, caratterizzata dalla libertà assoluta e dalla velocità dei tempi di attuazione». Annuiscono i ragazzi del Grams che sono spesso presenti sul set e, mantenendo un rapporto quasi simbiotico con il regista e gli attori, hanno portato nel progetto Baby non solo un linguaggio ma anche un modo inedito di lavorare. «Il caso delle squillo minorenni ha rappresentato solo uno spunto da cui siamo partiti ma da cui ci siamo presto staccati per raccontare le vite segrete dei giovani della Roma bene», spiega Eleonora Trucchi, 25 anni. «La serie è una storia di formazione che vede contrapposti teenager che fanno gli adulti e adulti che si comportano da bambini», aggiunge Antonio Le Fosse, 25 anni. «I nostri protagonisti soffrono tanto, ma i grandi ignorano il loro dolore», incalza Giacomo Mazzariol, 21. «Abbiamo indagato sul vuoto esistenziale di questi ragazzi senza giudicare le loro azioni», incalzano Re Salvador, 28, e Marco Raspanti, 29. Curiosità: nessuno di loro proviene dai Parioli, il quartiere un po' ingenuamente e sbrigativamente considerato l'epicentro di ogni vizio. In compenso raccontano di essersi formati con le grandi serie americane: «Siamo cresciuti a pane e Breaking Bad». Sentono di appartenere a un mondo in cui «le Instagram Stories hanno sostiutito la tv» e non vogliono rimanere estranei al processo produttivo: «Il mercato internazionale è importante». Infatti i loro discorsi sono disseminati di termini come "payoff", "endorsement", "core business" e così via. Tant'è. Ma un fatto è certo: le teenager perdute di Baby sono pronte a fare il "botto" in tutto il mondo.

mercoledì 22 agosto 2018

NEWS - Achtung, compagni! Netflix inserisce la pubblicità tra una puntata e l'altra delle serie tv!
News tratta da "Italia Oggi"
Gli spot arrivano su Netflix, o meglio i promo. Il gigante dello streaming online ha infatti iniziato a testare un nuovo modo di promuovere i propri programmi sugli stessi abbonati: mostrando brevi filmati che pubblicizzano altri contenuti. I promo sono inseriti da Netflix fra una puntata e quella successiva della serie che si sta guardando. La piattaforma, infatti, è stata la prima a introdurre la visione di una puntata dopo l'altra: una comodità per l'utente e un modo con cui Netflix riesce a trattenere sulla propria piattaforma gli spettatori più a lungo. Ebbene fra una puntata e un'altra c'è un conto alla rovescia di pochi minuti inserito per dare la possibilità eventualmente agli utenti di fermare la riproduzione, ed è proprio durante questo countdown che sono inseriti i promo. Ovviamente, come tutto quello che fa la società di Reed Hastings, i consigli sono targetizzati, ovvero basati sull'analisi dei dati dell'utente e sulla proiezione delle sue preferenze. Anche questo un modo con cui Netflix può coinvolgere maggiormente i propri abbonati portandoli a seguire una serie dopo l'altra. «Stiamo testando se le raccomandazioni tra gli episodi aiutino i membri a scoprire più velocemente storie che apprezzeranno», ha dichiarato con una nota Netflix al sito Cord Cutters, chiarendo che gli spettatori saranno in grado di saltare gli annunci Hastings ha però escluso diverse volte di voler inserire pubblicità da società esterne sul suo servizio, definendo la mancanza di spot un «elemento chiave di differenziazione». Ma quando si tratta di spendere soldi per promuovere i propri show, il ceo preferirebbe che l'algoritmo facesse il proprio lavoro. «Il nostro sogno del Santo Graal è che il servizio sia stato così bravo a promuovere i nuovi contenuti che non avremmo dovuto spendere esternamente» in pubblicità, ha detto Hastings durante la presentazione dell'ultima trimestrale. Per contro Netflix utilizza il product placement nei contenuti che produce, che costa tra i 50 mila e i 500 mila dollari a episodio (tra i 44 e i 450 mila euro). Netflix fa centinaia di test all'anno per aiutare le persone a trovare contenuti: «Un paio di anni fa», ha spiegato ancora l'azienda, «abbiamo introdotto le anteprime video all'esperienza tv, perché abbiamo visto che riduceva significativamente il tempo impiegato dai membri navigando e aiutandoli a trovare ancora più velocemente qualcosa che gli sarebbe piaciuto guardare. Da allora, abbiamo sperimentato ancora di più con video basati su consigli personalizzati per show e film sul servizio o in arrivo, e continuiamo a imparare dai nostri membri». Nel 2018 Netflix ha messo sul piatto 8 miliardi di dollari (6,8 miliardi di euro) per la produzione di contenuti originali (e ormai il trend di questa voce vede un aumento di un miliardo di dollari all'anno da un po' di anni), e nei primi sei mesi dell'anno ha investito oltre un miliardo di dollari (850 milioni di euro) in promozione e marketing. Peraltro, come mostrato dai dati dell'ultimo trimestre, la crescita degli abbonati è al di sotto delle aspettative: 5,2 milioni di nuove sottoscrizioni, rispetto ai 6,2 milioni attesi. In particolare, è il mercato Usa a essersi fermato, con 670 mila nuovi abbonati rispetto agli 1,2 min attesi, mentre nei mercati internazionali sono arrivati 4,47 milioni di nuovi abbonati a Netflix rispetto ai 5 min previsti.

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