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venerdì 22 luglio 2016

TELEFILM ART - Foto, grafica e visioni al confine con la Pop Art
NBC’s new super series Powerless has unveiled their Comic-Con poster – which reveals a brand new cast member! In the first comedy series set in the universe of DC Comics, Vanessa Hudgens plays Emily, a spunky young insurance adjuster specializing in regular-people coverage against damage caused by the crime-fighting superheroes. It’s when she stands up to one of these larger-than-life figures (after an epic battle messes with her commute) that she accidentally becomes a cult “hero” in her own right… even if it’s just to her group of lovably quirky co-workers. Now, while she navigates her normal, everyday life against an explosive backdrop, Emily might just discover that being a hero doesn’t always require superpowers. Undateable star Ron Funches has joined the cast as Ron, an IT guy who works at RetCon Insurance Co. Ron is a sweet and innocent guy who, unlike his co-workers, has not lost his childlike enthusiasm for all things superhero. Alan Tudyk, Danny Pudi and Christina Kirk also star. Ben Queen will write and executive-produce with director Michael Patrick Jann. The poster, designed by DC artist Neal Adams, will be available at the WB booth at Comic-Con. Powerless will debut midseason on NBC.

giovedì 21 luglio 2016

NEWS - Allarme Netflix! Rallenta la crescita, abbonati in fuga dopo l'aumento prezzi, profitto negativo fuori dagli Usa (-173 milioni) e il titolo crolla in Borsa (-14%)

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
«Stiamo crescendo, ma non così velocemente come ci saremmo aspettati o come avremmo voluto». Già nelle prime righe della lettera agli azionisti si riporta quello che è il fardello che pesa sui conti del secondo trimestre (e sull’andamento del titolo arrivato a perdere l'altroieri fino al 14%) per Netflix. Il gigante californiano è rimasto sotto le attese nel capitolo abbonati. Motivo? C’è un churn (un tasso di abbandono) «cresciuto in maniera inaspettata». Fra un trimestre e l’altro dovevano essere 500mila in più gli abbonati sul mercato Usa e invece fra nuovi e abbandoni il saldo si è fermato a 160mila. Allo stesso modo fuori dagli States si attendevano 2 milioni di abbonati in più, ma il saldo è stato di 1,5 milioni. Maggiore concorrenza certo. Negli Usa per esempio c’è da fare i conti con Cbs Access, Hulu, Amazon Prime Video, Seeso, Youtube Red. Ma secondo la società californiana non è questo ad aver inciso. Piuttosto sarà la tv lineare a risentirne. Pesa invece la fine del “grandfathering price“: prezzi di favore lanciati nel 2014 negli Usa e scaduti ad aprile. Gli abbonati storici dovranno quindi mettere mano al portafogli, con due dollari in più al mese rispetto ai 7,99 pagati finora, per usufruire del servizio Hd. In tutti i modi, anche se qualcuno scappa «si avranno più risorse per gli investimenti», si legge nella nota Netflix che punta a 6090 milioni di utenti un Usa. Fuori dal mercato domestico anche Canada, Uk-Irlanda, Latin America e Paesi nordici hanno sperimentato questa novità di prezzo. Il risultato è stata una crescita complessiva, su base trimestrale, di poco inferiore agli 1,7 milioni di utenti a giugno, contro i 2,5 milioni attesi e i 3,3 milioni di utenti in più registrati nel secondo trimestre del 2015. Per il prossimo trimestre l’azienda prevede 300mila nuovi utenti negli Usa e 2 milioni nel resto del mondo. I contenuti non sembrano essere un problema visto che 17 delle sue serie originali, documentari, film e commedie speciali hanno ricevuto 54 nomination ai Primetime Emmy. Dal punto di vista dei conti invece i ricavi del trimestre (e del semestre) hanno dimensioni monstre collocandosi poco al di sotto dei 2 miliardi di dollari nel trimestre e 4 nei sei mesi, ma con profitti operativi di appena 70 milioni di dollari che scendono a 41 come risultato netto nel trimestre e a 68,4 milioni nel semestre. E questo a fronte di debiti a lungo termine per 2,4 miliardi di dollari. Sui profitti il contributo è positivo dagli Usa, ma negativo sull’internazionale (-173 milioni nel semestre e -69 milioni solo nel secondo trimestre) dove la società conferma la svolta dal 2017. Crescere oltreconfine è del resto una conditio sine qua non, che però ancora si scontra anche con barriere linguistiche, anche se Netflix conferma di voler produrre serie e film originali in lingua non inglese. Netflix è ormai presente in oltre 190 Paesi. Non in Cina, opzione «da esplorare», ma dove ancora tante sono le «difficoltà regolatorie». Tant’è che «il servizio di streaming di Disney, lanciato in collaborazione con Alibaba, è stato chiuso».

mercoledì 20 luglio 2016

NEWS - Tara! Tara! Tara! La medaglia d'oro di pattinaggio Lipinski produce serie tv a tema per Hulu

News tratta da "Entertainment Weekly"
Yes, the Summer Olympics are just weeks away, but if ice is your thing, and the 2018’s Winter Games are too long a wait, Hulu’s new drama series has your figure skating fix. Olympic figure skating gold medalist Tara Lipinski — who glided her way to victory as the youngest winner of a ladies’ figure skating individual event at the 1998 Winter Games in Nagano, Japan — is sharpening her blades to produce a new figure skating drama series on Hulu, a source confirms to EW. As first reported by Deadline, the show, produced by Michael Shamberg (Into The Badlands) and written by Jonathan Igla (Mad Men, Masters of Sex), will take audiences’ attention away from the glitz and glamor of the rink and go behind-the-scenes for a glimpse into the world of competitive figure skating. Hulu is developing a script for the untitled series, which will delve into what it takes to reach the career height of Olympic figure skating champion. The drama will focus on a group of men and women in their teens and 20s and reveal the challenges and dedication that go into making a champion.

martedì 19 luglio 2016

NEWS - Netflix, tanto rumore per nulla! E' il sito di streaming preferito in Italia, ma nessun tsunami (il meno strombazzato Infinity insegue a soli 8 punti di percentuale...)

Articolo tratto dal "Corriere Economia"
Tanto rumore per nulla, avrebbe detto Shakespeare. Forse scomodare il Bardo è eccessivo, ma nel panorama della tv on demand sembra proprio questa la tendenza quando si parla di Netflix. Quando a ottobre era stato annunciato lo sbarco anche in Italia della creatura di Reed Hastings, il fermento mediatico, ma non solo, era stato alto: «Seppellirà i concorrenti», «con la libreria e i contenuti che ha, renderà obsoleto qualsiasi altro competitor». E invece...E invece a distanza di nove mesi, complice anche la casa madre americana che comunica con il contagocce qualunque dato relativo ai singoli Paesi, non sembra che lo tsunami Netflix abbia avuto particolari effetti sui numeri degli utenti. O meglio, un effetto l' ha avuto: ha fatto capire ai competitor le potenzialità della tv on demand e la diffusione ormai inarrestabile dello streaming. Oltre alla necessità di sviluppare il piano della banda larga capillarmente a tutto il Paese. Puntare sull' innovazione è sempre stata una delle strategie di Netflix che ha preventivato per tutto l' arco dell'anno 800 milioni di investimenti in tecnologia e sviluppo, a fronte dei 5 miliardi previsti per le nuove produzioni. Una cifra che, al momento dell' annuncio, aveva fatto infuriare gli azionisti che rimproverano al patron margini non all' altezza del fatturato da 2 miliardi. Resta il fatto che le produzioni originali di Netflix sono difficili da eguagliare, forti anche della solida base economica alle spalle. Titoli come House of Cards e Orange is the new black sono ormai serie cult. E date le premesse, per le nostrane Sky e Mediaset è complesso riuscire eguagliare, almeno in termini di produzione il «cugino ricco». Secondo uno studio condotto dall' istituto di ricerca Nextplora, Netflix è il sito di streaming a pagamento preferito in Italia. Stando all'indagine, nell'ultimo anno il 15% degli internauti ha usufruito di contenuti sui siti di streaming a pagamento. E tra questi, la preferenza del 48% va a Netflix, il 40% a Infinity e il 37% a Skyonline, da poche settimana diventata Now Tv. Il network guidato da Zappia, infatti, ha trovato il modo di controbattere, sia a livello di contenuti, investendo 40 milioni di euro in due nuove produzioni originali: The young Pope e Diabolik, (forte del successo di Romanzo Criminale e Gomorra, tra i pochi prodotti made in Italy esportati con successo anche all' estero). Sia rivoluzionando la sua Internet tv, trasformandola in Now tv, per l' appunto, un brand già operativo nel Regno Unito che ricalca quindi il progetto di integrazione delle tre Sky: Italia, Germania e Uk. Obiettivo: una navigazione e un' interfaccia più fruibile e immediata e un' offerta più ricca. Novità anche in casa Mediaset, in attesa del via libera dell'Antitrust che dovrà dare l'ok alla cessione di Premium a Vivendi. «La due diligence è stata fatta, tutto è a posto - aveva detto a inizio mese l' amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti -. È difficile dire se il closing sarà anticipato o no». Grazie a questa operazione Mediaset diventerà il secondo azionista industriale di Vivendi e Premium farà parte del gruppo francese. Nell'accordo è anche compresa la creazione di un «polo paneuropeo» di produzione e distribuzione di programmi televisivi, un progetto molto complicato di cui però si parlerà non prima della primavera del 2017. E della nuova piattaforma dovrebbe far parte anche Infinity. Ma, precisano da Cologno, il servizio di streaming resta in Mediaset: «Ci teniamo molto, è l' attività più vicina a quello che pensiamo sarà il futuro - è stato il commento di Pier Silvio Berlusconi - ha più di 600mila utenti, siamo leader in Italia e siamo soddisfatti, ma è un business ancora molto piccolo, questo riguarda sia noi sia Netflix». Ma la battaglia degli ascolti (e della pubblicità) non sarà solo online: anche i canali generalisti si stanno preparando per un autunno impegnativo. La7 in primis, dato che deve fare i conti con la presenza di due ingombranti vicini: Sky sul tasto 8 e Discovery sul 9. Due canali in via di definizione, ma che stanno cominciando a ritagliarsi una precisa identità anche a livello di contenuti. Per il gruppo di Urbano Cairo l'obiettivo sarà non solo spingere sugli ascolti, ma rafforzare la raccolta pubblicitaria con previsioni per fine semestre di una crescita del 2,5%.
Forte dei numeri registrati nei primi sei mesi, con uno share complessivo in aumento del 15% rispetto all' anno precedente, Discovery Italia si prepara a farsi largo tra le emittenti grazie ai suoi 13 canali tra digitale, satellite free e pay. Un portfolio completato con l' acquisto del tasto 9 dal gruppo editoriale L'Espresso, su cui l' emittente guidata dall' amministratore delegato Marinella Soldi punta molto. Lo scorso anno poi, il gruppo ha acquisito, con un investimento da 1,3 miliardi, i diritti di trasmissione delle Olimpiadi per l' Europa dal 2018 al 2024. Non bisogna dimenticare che a livello pubblicitario, la pare del leone la fanno ancora i canali generalisti. In particolare la Rai di Antonio Campo Dall'Orto che può contare sul 22% della torta degli investimenti pubblicitari destinati al piccolo schermo, e un 13,6% dell' intero mercato.

lunedì 18 luglio 2016

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Primo ciak bagnato! Iniziate le riprese (in acqua) del remake de "Il Club delle prime mogli" con la "buff-a"Alyson Hannigan 
Alyson Hannigan gets some help from her friends after almost drowning for a scene in the television remake of the movie The First Wives Club on Friday (July 15) in Malibu, Calif. The actress was joined for the scene by her co-stars Megan Hilty and Vanessa Lachey. The upcoming remake is being made by TV Land. It is “set in present-day San Francisco and the story revolves around three women – friends and classmates in the ’90s – who reconnect after their close friend from college dies in a freak accident. When they discover that they are all at a romantic crossroads, they band together to tackle divorce, relationships and life’s other annoying challenges,” according to Deadline.

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