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lunedì 26 febbraio 2018

NEWS - Tutto cambia, in tv come nella vita, tranne l'Auditel. Dopo 30 anni poco si è evoluto nella rivelazione dittatoriale degli ascolti: tra buchi, bachi e misteri mai risolti, non è ancora attiva la classificazione di chi guarda i programmi dal pc, smartphone o tablet

Articolo di Vincenzo Vita su "il manifesto"

Auditel, trent'anni dopo. E stata presentata nei giorni passati la nuova strategia del vecchio istituto di rilevazione dei dati dell'ascolto televisivo. L'autoriforma è considerevole, come si evince dall'interessante relazione tenuta alla camera dei deputati dal presidente Andrea Imperiali. All'inizio, infatti, erano seguite le reti del duopolio» Rai-Mediaset, con qualche attenzione residuale al cosiddetto terzo polo, che allora aveva le sembianze di Telemontecarlo. Il resto del mondo era di fatto classificato nelle "altre". Ora sono circa 440 le emittenti rilevate sul digitale terrestre e 209 i soggetti free e pay distribuiti sul satellite. Ed è in corso d'opera l'apertura alla SmartTv, al Pc, a smartphone e tablet: i device digitali. Non solo. Il dato di immediato rilievo è costituito a partire dal 30 luglio dall'introduzione di un «SuperPanel» di 16.100 famiglie, il triplo delle attuali 5.700. Tuttavia, a monte rimane attualissima (anzi) la riflessione critica di Ien Ang nel suo cristallino volume «Cercasi audience disperatamente» (1991), laddove si mette in causa il punto di vista istituzionale (inteso come quello dei soggetti implicati commercialmente), che ha colonizzato le pratiche reali e la loro percezione. «L'audience è considerata nulla più che un'entità data per scontata, formata da un insieme di persone sconosciute, ma non per questo non conoscibili...».
Per quanto apparentemente perfezionati, i dati non ci raccontano la verità: non solo quanto, bensì come come si ascolta, pure tenendo acceso il video senza seguirlo davvero. Già nell'ottobre del 2015 scoppiò lo scandalo dei «bachi» nella mailing del campione, tali da vanificare ogni segretezza. Per non dire dei casi clamorosi del monoscopio seguito come il programma malgrado l'interruzione tecnica, o della curiosa omologazione in basso di taluni programmi (vedi l'opera o la lirica) scarsamente appetibili sotto il profilo pubblicitario. E utile rileggere l' istruttiva intervista che fece ad una famiglia-meter nel dicembre del 2011 Alessandra Comazzi, giustamente celebrata dal suo giornale -La Stampa- dopo ventotto anni di critica televisiva. E si, perché in fondo il calcolo degli ascoltatori risponde all'esigenza dell'accumulazione primaria dei media: vendere il pubblico alla pubblicità. E, malgrado lo spirito innovatore, l'Auditel non pare cambiare granché rispetto alle origini.
Inoltre, va ben compresa la nuova età cross-mediale. Le attitudini del e nel consumo non riguardano solo la variazione della fruizione. Un programma, magari di nicchia (Cattelan?), raggiunge anche quattro milioni di visualizzazioni sui social e fa opinione a differenza di un programma di palinsesto forte per il traino inerziale della rete generalista. Proprio l'era numerica richiede approcci complessi per capire sul serio i numeri. E veniamo alla questione delicata. Per quanto perfezionata, la società raccoglie i dati in esclusiva. Sarebbe stato assai meglio, in ottemperanza allo spirito della legge 249 del 1997, che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni mettesse a gara la ricerca, attribuendo la commessa ad almeno due soggetti in concorrenza. Neppure convince la logica sbandierata del Joint Industry Committee, vale a dire il modello di gestione attribuito ai diretti interessati: emittenti e associazioni della pubblicità o del settore. Insomma, i beneficiari della suddivisione dell'advertising siedono nella stanza dei bottoni. E il «Gattopardo» vince sempre: cambiare un po' per non cambiare. 

martedì 18 dicembre 2012

IL GIOCO DEI TELEFILM - Lo sdoganamento delle serie tv col "Gioco dei Telefilm"

LA STAMPA

A Natale giochiamo coi telefilm!
"Sentite questa. Ci mancava. Per chi le serie le ama proprio, e ritiene che lì la tv abbia la sua miglior forma, è uscito «Il gioco dei telefilm», un gioco in scatola sulle serie di tutti i tempi, 750 domande, divise in epoche e difficoltà. Tipo: qual è il soprannome della sorella di Richie Cunningham in «Happy Days»? Di che colore è la macchina con la quale sgommano «Starsky & Hutch»? Qual è il nome di Locke di «Lost»? Quale mestiere svolge la moglie di Colombo? Come si chiama la cittadina al centro di «True Blood»? Personalmente, ahimè, non conosco neanche una risposta. Questo «trivial pursuit» tutto tv, disegni di Silver, lo hanno inventato due che certo non sono improvvisati, in materia, Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria. Già autori del «Dizionario dei Telefilm», fondatori dell’Accademia dei Telefilm e direttori del Telefilm Festival. E chi più telefilm ha, più telefilm metta. Mancava quest’ultimo tassello - dicono - allo sdoganamento del genere. Un genere di grande forza aggregatrice, che si declina con tutti i mezzi che le tecnologie vecchie e nuove consentono, edicole e librerie, sale cinematografiche e social network. Oggi pomeriggio, domenica 16, a Milano, primo torneo ufficiale. E insomma, grazie alla mania delle serie tv, si possono ludicamente rivivere fenomeni di costume vecchi e nuovi. Pare che i peggio messi amino giocare da soli". (Alessandra Comazzi, 16.12.2012)

venerdì 12 febbraio 2010

NEWS - Auditel, è tutto una bufala! La confessione di una spettatrice-campione getta ombre e dubbi sul rilevamento degli ascolti (e nessun politico-pubblicitario-media si indigna, nessuna replica da Auditel...va bene così!)
Articolo di Alessandra Comazzi per "La Stampa"
"Questo è il resoconto dettagliato del mio incontro, avvenuto nella sua aula del Conservatorio di Torino, con Gabriella Bosio, artista, arpista e docente. Lei è stata per 15 anni un "campione" Auditel. Ha contribuito con un semplice, piccolo gesto, alla fortuna o alla disgrazia di programmi e conduttori. Ha condizionato le scelte degli investitori pubblicitari, ha mosso milioni, ha fatto piangere soubrette, creato fenomeni, affossato divi. Gabriella Bosio per 15 anni ha avuto il meter sul televisore: arpista, single, senza figli, è stata uno dei «campioni» scelti dall'Auditel per rilevare gli ascolti della tv italiana. Non ha mai ricevuto una lira, per il periodo di attività l'hanno vincolata alla riservatezza, ma senza pressioni. «Se avessi parlato, non sarei più stata nell'Auditel, tutto lì». Quando ha lasciato la «carica»? «L'anno scorso». Com'era cominciata? «Mi telefonò una signora dalla voce anzianotta, e credevo fosse uno scherzo. Mi propose di far parte del campione Auditel. Io risposi che guardavo poco la tv, e più o meno sempre le stesse cose, alle stesse ore. Inoltre, avevo un televisore molto vecchio, che per motivi suoi, quando si accendeva si sintonizzava sempre e solo su Rete 4. Mi rispose che non c'era problema, perché la rilevazione cominciava dopo dieci minuti. Ho accettato, mi hanno messo il meter. Per 15 anni un tecnico si presentava periodicamente a casa mia. Ogni tanto mi cambiava la scatola, e se c'era qualche problema, lo risolveva. Sarebbe stato comodo adesso, con il passaggio al digitale terrestre». Lei che cosa fa nella vita? «Da 35 anni insegno arpa nei Conservatori. Reggio Calabria, Brescia e dal '79 Torino, dove mi sono diplomata». Fa concerti? «Una volta sì, ora meno. Mi occupo soprattutto di didattica, anche per i bambini. Insegno con il metodo Suzuki. Si parte da questo presupposto: come i piccoli imparano a parlare per imitazione, così possono fare con la musica». Si rende conto di essere un personaggio da fantascienza, per la tv italiana, la nicchia della nicchia? «Si vede che ero funzionale alla campionatura». Che cosa vuol dire, materialmente, avere il meter? «Semplicissimo. Si accende la tele, e subito dopo si avvia il telecomando del meter. Si indica il numero di persone che seguono il programma, l'età, il sesso. Poi si segnala quando si va in vacanza. Poi basta. Ma ti controllano. Io una volta dimenticai di segnalare la vacanza, e me lo fecero rilevare». Si sentiva spiata? «Ma no». Lei poteva accendere la tele e non guardarla? «E certo». Anche andarsene di casa? «Ci potevano essere controlli casuali, però sì, lo potevo fare». L'ha fatto? «Una volta non riuscivo a vedere "Report" e volevo alzargli l'ascolto. Ho acceso la tele e sono uscita». Poteva anche barare sul numero di spettatori davanti alla tv? «E certo». Lo ha mai fatto? «No, tra noi c'era un patto tra gentiluomini. Lo avrei fatto solo se mi avessero corrotto». Prego? «Ma sì, mi dicevo, vuoi che nessuno venga a propormi qualche conveniente accordo per l'ascolto? Oh: zero, nessuno, mai». Che effetto le faceva questo potere artistico e economico? «Una bella soddisfazione». Si sentiva responsabile? «Le mie erano scelte consapevoli, avevo ben presente le conseguenze del mio gesto». E la società Auditel che cosa le dava? «Ogni anno, un premio scelto da un catalogo tipo quello dei punti della benzina: un frullatore, una macchina per fare il pane, una gelatiera, cose così». Come mai è stata «campione» per 15 anni, mentre di solito i cambi avvengono ogni 2 o 3? «Perché mi dicevano che il mio "status sociale" non era cambiato, e che un "campione" come il mio serviva sempre». Adesso è cambiato? «No». E allora? «Allora non so, sarà comunque necessario un rinnovamento». Ha contribuito al successo di chi? «Del caso Franzoni. Ero una fan assoluta della vicenda, la guardavo dovunque la trovassi. Non male neanche Erica e Omar». Fiction? «Mai». Fiorello? «Non l'avevo capito, credevo ancora fosse stupido, così me lo sono perso». Panariello? «Mai visto». I reality? «Mai visti». Telefilm? «Il tenente Colombo». Festival di Sanremo? «Un pezzetto ogni anno. Di più la finale di Miss Italia. Insomma, io li ho informati subito del mio rapporto con la tv: a colazione sento la radio; a pranzo vedo tre tg; ma ho fatto alzare l'audience della "Prova del cuoco" con la Clerici, ai tempi, di Fazio prima che esplodesse. La sera guardo l'informazione». E Vespa? «Per la Franzoni e Novi Ligure, poi meno». A chi abbassava l'audience? «Quando spuntavano Belpietro, Giovanardi, Ghedini, zàc, li toglievo immediatamente». Chi le deve un po' del suo successo? «La Dandini, "Per un pugno di libri", "Prima della prima", il concerto di Capodanno da Vienna o Venezia, "Gran concerto"». Le dà fastidio che la musica in tv sia così marginale? «No. Io la musica la vado a sentire nelle sale. E se non lavoro, preferisco sentir parlare che sentir suonare».

mercoledì 18 marzo 2009

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

L'ESPRESSO
Maria in the Sky (with diamonds)
"Su Italia 1 e Raidue vanno in onda tutti telefilm che io ho gia' visto e stravisto su Sky. Se i telespettatori iniziano a comportarsi come me, la preoccupazione ci deve essere eccome!".
(Maria De Filippi, 13.02.2009)

D - LA REPUBBLICA DELLE DONNE
Un fantastico mondo, se c'è Alicia
"Messa così sembra una rubrica di Maurizio Milani. Invece è per dire che le passioni virtuali sono cose serie, e che a ripetere lo stesso concetto per Nicole Kidman o Charlize Theron sono capaci tutti. Invece Alicia Coppola. Nulla in comune con Francis Ford, è un'attrice di serie tv, livello medio-basso. La prima volta fu in un episodio di 'CSI', era l'assassina che uccideva per bere il sangue di cui aveva bisogno per una rara malattia. Poi un ruolo importante nella serie 'Jericho' passata su Raidue con scarse fortune - ma sono usciti da poco i dvd. Per noi fu folgorante la presenza in un solo episodio del bellissimo 'Huff', su Italia 1: la scena in cui sta quasi combinando con il mastodontico Oliver Platt è da antologia (sul più bello, la cena al ristorante di lusso, lui crolla di schianto, paga il conto e se ne va). Ha 40 anni, una bambina di 6, vive a Manhattan. Non vogliamo saperne di più. Ognuno sostituisca Alicia con un'altra scelta (vietate quelle famose, ripetiamo), sono passioni così, che alleviano l'esistenza".
(Antonio Dipollina, 31.01.2009)

IL GIORNALE
Er boccone dei Cesaroni
"Forse il segreto principale del perdurante successo de 'I Cesaroni' sta nell'aver fatto digerire quell'intonazione romanesca che in molte altre fiction gran parte del pubblico sopporta mal volentieri".
(Roberto Levi, 10.02.2009)

TV SORRISI E CANZONI
Lancio del...Pietro
"Ho chiesto io di uscire dalla 'Squadra', perchè non ero d'accordo con le scelte del direttore creativo: la serie era diventata troppo buonista: non faceva più per me".
(Pietro Taricone, 02.02.2009)

IL MATTINO
Salvate 'La Nuova Squadra'!
"E' folle pensare di cancellare 'La Nuova Squadra'. Questa fiction fa lavorare tanta gente di Napoli a Napoli. E' un esperimento unico di coproduzione tra Rai e privati (Grundy), è girata non in appalto ma solo con troupe interne Rai e in dieci anni ha permesso di costruire professionalità altissime".
(Rolando Ravello, 01.02.2009)

CORRIERE DELLA SERA
"30 Rock", il (terzo) calore del cult

"Il segreto di un programma comico tv consiste nello sprigionare il «terzo calore». Difficile spiegare cosa sia, anche perché il suo teorizzatore è un produttore di forni elettrici, dotati appunto di «terzo calore». Sta di fatto che quando al comando della Nbc, dove si produce lo show 'The Girlie Show' (Tgs), arriva Jack Donaghy (uno strepitoso Alec Baldwin) che è anche manager della General Electric (Ge), tutti sono costretti ad accettare questa teoria. '30 Rock' (indirizzo del Rockefeller Center di New York dove hanno sede gli studi televisivi della Nbc) è la storia di uno show chiamato inizialmente Tgs e che assomiglia molto al 'Saturday Night Live' (Snl). Alla guida del programma c’è Liz Lemon (la bravissima Tina Fey, autrice storica del Snl) costretta, per salvare Tgs e i suoi amici, ad accettare la teoria del «terzo calore» imposta dal marketing e che consisterebbe nell’arruolare dalla prima puntata una star della tv trash, un divo di colore che ha fama di essere cretino e psicopatico, tale Tracy Jordan (Tracy Morgan). Che però in video funziona, eccome. '30 Rock' è una delle più sottili e straordinarie prese in giro del mondo della tv. L’intelligenza più sofisticata (Tina Fey) si mette in discussione, confrontandosi con il «calore» della tv più popolare e dozzinale. In Italia, 30 Rock dovrebbe diventare un testo obbligatorio per le Università che si occupano di comunicazione e marketing, per master sulle sceneggiature, per autori comici televisivi, specie per quelli che si esercitano nel difficile compito di mettere in scena la tv sulla tv. Questa serie pluripremiata ha un solo difetto: è troppo raffinata. Molte battute sono intraducibili, molte situazioni sono riferite a circoli di New York. Persino la pezzatura, 25 minuti, non è da standard italiano. Eppure, anche nella traduzione, '30 Rock' resta un piccolo gioiello di intelligenza e di spirito".
(Aldo Grasso, 31.01.2009)

LA STAMPA
Telefilm italiani: la tragedia di un genere ridicolo
"Se Scorsese produce una serie su Lucky Luciano, Spielberg ha prodotto il telefilm 'Taken', Tom Hanks 'Big Love' sui mormoni poligami e i fratelli Scott la rivoluzione dei 'Numbers'. L'industria tv americana non ha tra i suoi difetti la paura dei delitti nazionali, della storia e del presente. E i finanziatori li trova. E noi? Commissari a volontà: il bello, il comico e il nevrotico occhieggiano in contemporanea sui nostri teleschermi. Molto amore, mamme che si sacrificano, balli in costume, i capitoli della Bibbia, la comica finale. Alla famiglia allargata si arriva, ma con l'obbligo di buttarla in commedia".
(Alessandra Comazzi, 02.02.2009)

venerdì 12 settembre 2008

LA VITA E' UN TELEFILM - Alessandra Comazzi: "Sono le parole e le sceneggiature a reggere i telefilm"
"Gli autori partono da un presupposto, enunciato fin dal titolo: 'La vita e' un telefilm'. Basta accendere la tv a qualsiasi ora per accorgersene, anche nelle giornate ferragostane dedite alle repliche e alla sempre trionfante 'Signora in giallo'. Non c'e' reality che tenga: sono le storie inventate quelle che meglio descrivono la vita, nell'eterno corto circuito fra realta' e finzione. Chiara Poli e Leopoldo Damerini, (che ha fondato l'Accademia del telefilm e ne ha scritto un Dizionario) hanno selezionato per Garzanti «la saggezza del nuovo millennio nelle 2020 migliori battute delle grandi serie televisive». Hanno diviso le battute per temi che vanno da «abilita'» a «vivi e lascia vivere» passando per amore, bugie, denaro, guerra, matrimonio, politica, sesso. Di tutto un po'. Esempi. Da 'Scrubs', su Internet: «Sono quasi sicuro che se da internet togliessero i siti porno, resterebbe un solo sito chiamato ''Ridateci il porno'». Da 'Will & Grace', sull'omosessualita': «Quale mostro puo' regalare a un bambino di dieci anni un guantone da baseball, quando aveva chiesto una foto autografata di Elton John?». Da 'Ally McBeal', sulla depressione: «Ogni volta che sono depressa mi accorcio le gonne. E se le cose non cambiano, fra poco verro' arrestata». Da 'Tutti odiano Chris', sull'amore: «Amare significa non dover mai dire: impiccati». Le battute sono rappresentative di sceneggiature scintillanti: le immagini contano, ma sono poi le parole, quelle che reggono i telefilm".
(Alessandra Comazzi, "La Stampa")

martedì 30 ottobre 2007

L’EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri
Pagina a cura di: Leo “Grant” Damerini

ARENA
No Ugly, no Betty

"Non sopporto 'Ugly Betty', quel suo prendere in giro le persone grasse lo trovo rivoltante...".
(Jaime Pressly, Agosto 2007)

ANSA
E' meglio distinguere

"Qui non siamo a 'CSI', dove si risolve tutto in mezz'ora".
(Alfonso Lauro, procuratore di Vigevano sull'omicidio di Garlasco, 18.08.2007)

VANITY FAIR
"'The OC' ha fatto bene a chiudere"

"'The OC' è stata una serie che si è consumata rapidamente, in genere ci vogliono decine di puntate prima che i personaggi si bacino, mentre noi abbiamo fatto in fretta ogni tipo di esperienza e così è stato giusto chiudere. Sexy io? Io avevo appeso il poster di Pamela Anderson. Lei si che è un tipo hot...non io. Non scherziamo".
(Adam Brody, 30.08.2007)

CORRIERE DELLA SERA
Dipietrismi telefilmici

"Le ispezioni d'agosto nei confronti dei magistrati sono inutili, buone tanto per fare qualche telefilm. Bisogna cambiare e fare le leggi che questo Stato si è dato".
(Antonio Di Pietro, 13.08.2007)

LA STAMPA
Quell'abitudine cult

"Un telefilm di richiamo basta per costruire rapidamente un'abitudine d'ascolto, e gli americani sanno ancora come inventarsi dei 'Dr. House' di grande richiamo popolare internazionale. In fondo anche Canale 5, a suo tempo, è nato con un doppio 'Dallas' settimanale".
(Paolo Martini, 06.08.2007)

LA STAMPA
Trucchi e cross-over

"In questo mese si sono intrecciati gli svariati «Law and Order», «Jag», «Ncis», un modo vagamente misterico per mantenere vivo l’interesse non solo verso i telefilm del presente, ma anche verso quelli del passato, e in una prospettiva futura: un futuro di repliche, sulle quasi si basa il palinsesto estivo mica solo della tv generalista. Anche le reti a pagamento si sono scatenate in «déja vu», truccando un po’ le operazioni. Ma i trucchi possono essere fondamentali, nella società dello spettacolo".
(Alessandra Comazzi, 28.08.2007)

VARIETY
"Californication", l'alter ego di "Weeds"
"'Californication' mette in difficoltà il telespettatore, il quale non sa verso chi nutrire simpatia. Il protagonista Hank (David Duchovny) ha la stessa voglia di piacere di Tony Soprano, ma guardandolo nella puntata-pilota - a bere troppo, insultare chiunque, finire a letto con donne tutte inappropriate - sembrerebbe che a nessuno importi che fine faccia. Duchovny ha da sempre doti comiche nascoste, come evidenziato al 'Larry sanders Show', così come la sua attitudine al sesso mostrata nella serie 'Red hoe Diaries', ma il suo recitare distaccato sembra indebolire la vitalità della serie in questione, che si accredita come logica accoppiata con 'Weeds'. Tuttavia, 'Californication' (dal titolo stupidamente azzeccato) non è un brutto posto in cui stare, a patto che gli sceneggiatori sorvolino in futuro sull'autocommiserazione di Hank".
(Brian Lowry, 19.08.2007)

CORRIERE DELLA SERA
"Brothers&Sisters", una storia che ci appartiene

"Uno dei pregiudizi nei confronti di 'Brothers&Sisters' è che racconta una storia che non ci appartiene, come se i rapporti fra i membri di una famiglia non fossero un classico di tutti i tempi e di tutte le latitudini. Troppo americana - si dice - troppi riferimenti che ci sfuggono, troppe situazioni che non ci sono proprie. Con questo criterio si capisce perché l' unica serie italiana che ha avuto successo internazionale è 'La piovra', che racconta storie di mafia. 'Brothers & Sisters' ci riguarda, eccome. Per come affronta i legami parentali, per come lascia entrare la realtà di tutti i giorni nel contesto familiare, per come tratteggia con finezza e profondità le psicologie dei singoli, per come sa catturare l' aria del tempo, per la grazia che la pervade. Un solo rammarico: le labbrone di Calista Flockhart, che quasi le impediscono di recitare e che molto fanno rimpiangere i tratti delicati di 'Ally McBeal' (e anche questa è una storia che ci appartiene...)".
(Aldo Grasso, 03.08.2007)

IL VENERDI
Telefilm, palestra mentale
"La tv intelligente è il nuovo serial americano. L'intelligenza non è nei contenuti ma nella complessità dell'intreccio narrativo: 'Lost', 'Dr.House', '24' hanno sceneggiature di una complessità tale che non ha precedenti nella letteratura e nel cinema. Sono una grande palestra per il nostro cervello".
(Carlo Freccero, 31.08.2007)

giovedì 23 novembre 2006

NEWS - Ascolti, "Dr. House" chiude col botto (di uno sparo) e fa record. Le nuove puntate forse a gennaio su Italia 1. Al prossimo "Telefilm Festival" probabile un evento ad hoc
(ANSA) - ROMA, 23 nov - Vince la serata e incassa ascolti record Dr. House, che ieri con gli ultimi due episodi della seconda stagione chiude in bellezza con una media di 5.525.000 telespettatori e il 19.0% di share. Il telefilm di Italia 1, oramai divenuto di culto grazie al medico piu' antipatico della tv, e' stato seguito nel primo episodio da 5.366.000 telespettatori, share del 18.58% e da 5.685.000 telespettatori totali, share del 21.43% nel secondo che segna il record stagionale. Le avventure del Dr. Gregory House hanno toccato picchi che hanno sfiorato i 7 milioni di telespettatori e il 27% di share.

Comunicato di Italia 1:
Ha chiuso ieri con ascolti al top la seconda serie del telefilm rivelazione della stagione televisiva 2006: “Dr.House -mediacal division”. Ascolti record per gli ultimi episodi della seconda stagione di Dr. House che si è classificato ieri programma più visto di prima serata con una media di 5.525.000 telespettatori e il 19.0% di share. Il telefilm cult di Italia 1 è stato seguito da 5.366.000 telespettatori, share del 18.58% nel primo episodio e segna il suo record stagionale nel secondo con 5.685.000 telespettatori totali, share del 21.43%. Le avventure del Dr. Gregory House hanno toccato picchi che hanno sfiorato i 7 milioni di telespettatori e il 27% di share. Amata dalla critica e seguitissima dal pubblico, la serie dedicata al medico più anticonvenzionale mai esistito ha sbaragliato ogni tipo di concorrenza e raccolto ascolti record che l’hanno trasformata in un vero fenomeno di culto. I 24 episodi della seconda stagione hanno tenuto incollati davanti agli schermi una media di oltre 4 milioni di telespettatori a puntata e il 16.8% di share, con picchi che hanno sfiorato 7 milioni e superato il 25% di share. Continui record in termini di ascolto per le vicende del Dr. House - Medical Division, la serie televisiva nata da un'idea di David Shore che racconta le storie del Dottor. Gregory House (High Laurie) un professionista brillante ma dal carattere scontroso ed anti-sociale, molto diffidente nelle relazioni umane, persino con i suoi stessi pazienti. Iconoclasta, misantropo, abrasivo, eccentrico, scontroso, antipatico anche ai suoi pazienti; scrupoloso, preparato, anticonvenzionale con un grande senso clinico: ecco la carta d’identità di Gregory House, antitesi dell’eroe empatico e positivo, protagonista della serie che ha scompaginato i canoni tradizionali di tutti i serial ambientati in corsia. In america i telespettatori stanno già seguendo la terza stagione di Dr. House e la scelta della Fox di dare un seguito alla serie era tuttavia prevedibile. Dr. House, infatti, oltre ad aver avuto una seconda stagione dagli ascolti eccezionali anche oltreoceano (ha superato con facilità i 20 milioni di telespettatori), si è anche aggiudicata il premio Miglior Attore Protagonista ai recenti Golden Globe. Risultati record e premi che hanno consacrato il protagonista cinico e brillante del medical drama, Gregory House, re del mondo medico del piccolo schermo.

L'Edicola di Lou:

“E’ l’autentico fenomeno televisivo dell’ anno e i numeri lo comprovano: lui si chiama gregory House,di professione medico, e ha conquistato le platee televisive nazionali in cerca di prodotti di qualità”
(Aldo Grasso- Corriere della sera- 20 novembre 2006)

“Onore e calici alzati per lui, il Dr. House…”
(Antonio Dipollina – La Repubblica- 29 settembre 2006)

“…gli indizi sono sintomi e il colpevole è la malattia. E se si sbaglia. Appunto si ha la realtà. Per questo Dr House mette anche paura”.
( Alessandra Comazzi - La Stampa- 21 ottobre 2006)

“Il pubblico italiano si è innamorato del Dr. House”
(Roberto Levi – Il Giornale- 29 settembre 2006)

A quanto apprende "Telefilm Cult", le nuove puntate di "Dr.House" potrebbero andare in onda su Italia 1 a gennaio 2007, mentre al telefilm più visto della stagione sarà quasi certamente dedicato un evento al prossimo "Telefilm Festival" (quinta edizione).

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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