NEWS - Hulk, che Toro! Anche il supereroe dalla pelle verde diventerà una serie tv!
News tratta da "Uproxx"
Guillermo del Toro may have taken home several trophies at this year’s Academy Awards ceremony for his film The Shape of Water, but that hasn’t stopped him from planning his next steps. These include a Pinocchio stop-motion musical for Netflix and an adaptation of the popular young adult horror series Scary Stories to Tell in the Dark. But what about his long-gestating-in-development-hell take on H.P. Lovecraft’s At the Mountains of Madness? Or his version of the Pacific Rim sequel?These, along with many, many other projects, have been collecting dust on Del Toro’s shelves for years. And yes, this sucks, but it’s also part of the filmmaking process, so the Mexican director, producer and screenwriters shared the titles of his unproduced screenplays in a series of tweets on Monday. “SCREENPLAYS I have developed, fully written or co-written that have gone unproduced (so far),” the thread began. They include the aforementioned At the Mountains of Madness and Pacific Rim 2, as well as Justice League Dark, Beauty and the Beast, Fantastic Voyage and a Hulk TV pilot.
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martedì 27 novembre 2018
mercoledì 13 giugno 2018
NEWS - Netflix, il mistero dei numeri ne accresce il culto. Ma il portafogli?
Articolo di Mariarosa Mancuso per "Il Foglio"
Lo stato dell'arte - titolo alternativo: "Di cosa parliamo quando parliamo di Netflix" - viene ampiamente illustrato in un articolo di Josef Adalian sul New York Magazine. Il giornalista ha partecipato alle riunioni dirigenziali, ha raccolto storie di successo e di insuccesso. Ma neppure lui è riuscito a farsi dire quale serie Netflix ha avuto più pubblico, e quanti milioni di spettatori ha messo insieme. I dirigenti sparano solo l'ordine di grandezza, ipotecando con ottimismo il tempo libero degli abbonati e dei familiari: "Possiamo dire un picco potenziale di 40 o 50 milioni nel mondo", buttano lì. "E' capitato", garantiscono. Ma bocche cucite sul titolo. Per certificare che nel mondo Netflix non esistono privilegiati, giurano di non dare i dati di audience neppure a Shonda Rhimes o a Ryan Murphy, strappati alla concorrenza con contratti milionari (più milionari di quelli firmati con la concorrenza). Non daranno i numeri neppure al regista da Oscar Guillermo Del Toro, arruolato per girare la serie horror "10 After Midnight". Diciamo "sì" in una Hollywood costruita sul "no": ecco l'ultima vanteria. Malignamente si potrebbe dire che l'abbonato-spettatore se n'era accorto dalla quantità di film e serie che ogni mese vengono annunciati, di produzione propria o comprati belli e pronti come "La casa di carta". Si parla di 1000 - mille - titoli originali per il 2018. Cifra da spendere: 8 miliardi. Ted Sarandos, capo dei contenuti, non è il solo a dire tanti sì. Sotto di lui, hanno licenza di approvazione un paio di livelli gerarchici, con portafogli diversificati: chi può dare il via a uno show da 3 milioni di dollari non pub fare altrettanto se il budget si aggira sui 10 milioni. Pub farlo anche se Sarandos in persona scuote la testa: "non mi convince". E' accaduto con "American Vandal", finto documentario d'inchiesta su un liceale accusato di aver disegnato cazzetti sulle auto di 27 insegnanti. Un certo coraggio ci voleva per difendere il progetto. Ostinazione premiata, sta arrivando la seconda stagione. "Però risparmiamo sui pilot" insistono da Netflix, facendo saltare un passaggio tradizionale nelle televisioni via cavo e via antenna. Un tempo si sceglieva la sceneggiatura, poi veniva finanziato e girato l'episodio pilota, che aveva un suo tasso di mortalità (tra le serie soffocate in culla, "Le correzioni" dal romanzo di Jonathan Franzen, accantonata dalla Hbo dopo il pilot con Ewan McGregor e Maggie Gyllenhaal). Ragionamento - dicono - da buon padre di famiglia, applicato anche alle serie ottimamente recensite ma cancellate per scarso rendimento (l'intera baracca non rende, al momento, ma ci penseranno a mercato conquistato). Regge invece "Santa Clarita Diet" con Drew Barrymore, madre di famiglia zombie che preferisce le dita umane alle patate fritte (nelle Filippine vanno pazzi per la serie, mentre "Tredici" ha la stessa percentuale di spettatori in India e negli Usa). "Inside the Binge Factory" - ma la copertina del settimanale strilla "Netflix Is Watching You, Too", se non ci spiano almeno un po' non ci divertiamo - regala qualche parola chiave. "Completion", per esempio: misura quanto velocemente gli spettatori consumano la stagione. Tra gli altri dati raccolti e preziosamente gestiti, gli episodi che vengono lasciati a metà (pessimo segno) e le scelte fatte dai nuovi abbonati nel primo mese. La mega-ditta con un piede nella Silicon Valley e l'altro a Hollywood garantisce che sesso, età, e altri dati da vecchi pubblicitari non contano. Conta di più quel che hai guardato finora.
Articolo di Mariarosa Mancuso per "Il Foglio"
Lo stato dell'arte - titolo alternativo: "Di cosa parliamo quando parliamo di Netflix" - viene ampiamente illustrato in un articolo di Josef Adalian sul New York Magazine. Il giornalista ha partecipato alle riunioni dirigenziali, ha raccolto storie di successo e di insuccesso. Ma neppure lui è riuscito a farsi dire quale serie Netflix ha avuto più pubblico, e quanti milioni di spettatori ha messo insieme. I dirigenti sparano solo l'ordine di grandezza, ipotecando con ottimismo il tempo libero degli abbonati e dei familiari: "Possiamo dire un picco potenziale di 40 o 50 milioni nel mondo", buttano lì. "E' capitato", garantiscono. Ma bocche cucite sul titolo. Per certificare che nel mondo Netflix non esistono privilegiati, giurano di non dare i dati di audience neppure a Shonda Rhimes o a Ryan Murphy, strappati alla concorrenza con contratti milionari (più milionari di quelli firmati con la concorrenza). Non daranno i numeri neppure al regista da Oscar Guillermo Del Toro, arruolato per girare la serie horror "10 After Midnight". Diciamo "sì" in una Hollywood costruita sul "no": ecco l'ultima vanteria. Malignamente si potrebbe dire che l'abbonato-spettatore se n'era accorto dalla quantità di film e serie che ogni mese vengono annunciati, di produzione propria o comprati belli e pronti come "La casa di carta". Si parla di 1000 - mille - titoli originali per il 2018. Cifra da spendere: 8 miliardi. Ted Sarandos, capo dei contenuti, non è il solo a dire tanti sì. Sotto di lui, hanno licenza di approvazione un paio di livelli gerarchici, con portafogli diversificati: chi può dare il via a uno show da 3 milioni di dollari non pub fare altrettanto se il budget si aggira sui 10 milioni. Pub farlo anche se Sarandos in persona scuote la testa: "non mi convince". E' accaduto con "American Vandal", finto documentario d'inchiesta su un liceale accusato di aver disegnato cazzetti sulle auto di 27 insegnanti. Un certo coraggio ci voleva per difendere il progetto. Ostinazione premiata, sta arrivando la seconda stagione. "Però risparmiamo sui pilot" insistono da Netflix, facendo saltare un passaggio tradizionale nelle televisioni via cavo e via antenna. Un tempo si sceglieva la sceneggiatura, poi veniva finanziato e girato l'episodio pilota, che aveva un suo tasso di mortalità (tra le serie soffocate in culla, "Le correzioni" dal romanzo di Jonathan Franzen, accantonata dalla Hbo dopo il pilot con Ewan McGregor e Maggie Gyllenhaal). Ragionamento - dicono - da buon padre di famiglia, applicato anche alle serie ottimamente recensite ma cancellate per scarso rendimento (l'intera baracca non rende, al momento, ma ci penseranno a mercato conquistato). Regge invece "Santa Clarita Diet" con Drew Barrymore, madre di famiglia zombie che preferisce le dita umane alle patate fritte (nelle Filippine vanno pazzi per la serie, mentre "Tredici" ha la stessa percentuale di spettatori in India e negli Usa). "Inside the Binge Factory" - ma la copertina del settimanale strilla "Netflix Is Watching You, Too", se non ci spiano almeno un po' non ci divertiamo - regala qualche parola chiave. "Completion", per esempio: misura quanto velocemente gli spettatori consumano la stagione. Tra gli altri dati raccolti e preziosamente gestiti, gli episodi che vengono lasciati a metà (pessimo segno) e le scelte fatte dai nuovi abbonati nel primo mese. La mega-ditta con un piede nella Silicon Valley e l'altro a Hollywood garantisce che sesso, età, e altri dati da vecchi pubblicitari non contano. Conta di più quel che hai guardato finora.
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martedì 1 luglio 2014
NEWS - Quel manifesto s'ha da staccare! Proteste per la locandina da pugno nell'occhio - con verme - di "The Strain"
Notizia tratta da "Entertainment Weekly"
If this image creeps you out, you’re not alone. FX has learned that some people just can’t stomach billboards that promote The Strain, the cable net’s new horror show that’s based on the book trilogy by director Guillermo del Toro (Pacific Rim) and author Chuck Hogan.
Turns out the only way FX could worm itself out of this predicament was to just yank ‘em. “We are in the process of replacing the key art for The Strain on outdoor media in several locations,” according to a network statement.
Unfortunately, FX wouldn’t specify where it’ll make the changes, though Buzzfeed reported that several people in Los Angeles were unhappy with the ads.
The Strain, which is also executive-produced by Lost’s Carlton Cuse, debuts July 13. The 13-episode series focuses on an epidemiologist (House of Cards’ Corey Stoll) who must battle a parasitic sickness threatening to transform New Yorkers into plasma-loving monsters.
Notizia tratta da "Entertainment Weekly"
If this image creeps you out, you’re not alone. FX has learned that some people just can’t stomach billboards that promote The Strain, the cable net’s new horror show that’s based on the book trilogy by director Guillermo del Toro (Pacific Rim) and author Chuck Hogan.
Unfortunately, FX wouldn’t specify where it’ll make the changes, though Buzzfeed reported that several people in Los Angeles were unhappy with the ads.
The Strain, which is also executive-produced by Lost’s Carlton Cuse, debuts July 13. The 13-episode series focuses on an epidemiologist (House of Cards’ Corey Stoll) who must battle a parasitic sickness threatening to transform New Yorkers into plasma-loving monsters.
mercoledì 19 settembre 2012
NEWS - Ultima ora: il Toro preso per la...HBO. Il regista di "Hellboy" e del proximo "Pacific Rim" con Idris Elba, firmerà serie Hitchcockiana ambientata negli anni '50
Articolo tratto da "Hollywood Reporter"
HBO is going to a dark place with Guillermo del Toro. The premium cable network has optioned Corinne May Botz’s Nutshell Studies, a Hitchcockian drama about a 1950s small-town housewife who becomes obsessed with solving brutal crimes. Del Toro will serve as an executive producer as well as director on the project, with novelist Sara Gran on board to write and co-executive produce. Joining the duo is del Toro's manager Gary Unger, who is attached as a non-writing executive producer. Botz, who published the book in 2004, will consult. Gran writes for TNT’s Southland and is poised to write and co-EP an adaptation of her female detective novel series, Claire Dewitt, for John Wells and Warner Horizon. For his part, del Toro has been developing a potential Hulk live-action series for ABC. On the big screen, the Oscar-nominated writer-director, best known for such films as Pan's Labyrinth and Hellboy, is prepping the sci-fi adventure Pacific Rim, starring Idris Elba, Charlie Day, Charlie Hunnam and Ron Perlman. He has said of the film: "It's a very, very beautiful poem to giant monsters. Giant monsters versus giant robots." Del Toro is repped by WME and Exile Entertainment; Gran is repped by RWSG Agency, The Karpfinger Agency and Hirsch Wallerstein.
Articolo tratto da "Hollywood Reporter"
HBO is going to a dark place with Guillermo del Toro. The premium cable network has optioned Corinne May Botz’s Nutshell Studies, a Hitchcockian drama about a 1950s small-town housewife who becomes obsessed with solving brutal crimes. Del Toro will serve as an executive producer as well as director on the project, with novelist Sara Gran on board to write and co-executive produce. Joining the duo is del Toro's manager Gary Unger, who is attached as a non-writing executive producer. Botz, who published the book in 2004, will consult. Gran writes for TNT’s Southland and is poised to write and co-EP an adaptation of her female detective novel series, Claire Dewitt, for John Wells and Warner Horizon. For his part, del Toro has been developing a potential Hulk live-action series for ABC. On the big screen, the Oscar-nominated writer-director, best known for such films as Pan's Labyrinth and Hellboy, is prepping the sci-fi adventure Pacific Rim, starring Idris Elba, Charlie Day, Charlie Hunnam and Ron Perlman. He has said of the film: "It's a very, very beautiful poem to giant monsters. Giant monsters versus giant robots." Del Toro is repped by WME and Exile Entertainment; Gran is repped by RWSG Agency, The Karpfinger Agency and Hirsch Wallerstein.
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