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mercoledì 16 gennaio 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
In "Deutschland 86" le contraddizioni tedesche senza giudizi
"La vita ai tempi della guerra fredda è al centro di Deutschland 86, secondo capitolo di un'ideale trilogia iniziata con Deutschland 83, di cui rappresenta appunto il sequeL E una storia di spionaggio in cui le trame dei servizi segreti e le intime vicende personali dei personaggi convergono restituendo l'affresco di un'epoca (Sky Atlantic). Martin Rauch (Jonas Nay), giovane ufficiale della Ddr, è di nuovo al centro di una delicata missione. Dopo che, sul finire della prima stagione, la sua azione d'infiltrato presso la Germania Ovest era stata scoperta, si trova ora sotto copertura in Angola; qui viene raggiunto dalla zia Lenora (Maria Schrader), potente agente della polizia segreta. Rispetto alla stagione precedente, Deutschland 86 mette in luce il progressivo incrinarsi della struttura economica e militare di una Ddr sull'orlo del collasso. Dietro le (presunte) granitiche convinzioni ideali, si cela in realtà la consapevolezza di un mondo in frantumi, tentato — nemmeno troppo velatamente — dalle opportunità dell'«odiato» sistema occidentale. L'imperturbabile Lenora, nella speranza di salvare quel che resta dello Stato, non rinuncia a trafficare armi come intermediario tra la Germania Ovest e il Sudafrica trovando nell'idealismo del nipote Martin un ostacolo al suo disegno. E persino il freddo commissario della Stasi Walter Schweppenstette è immortalato mentre, nella solitudine del suo appartamento, guarda Das Traumschiff, soap opera della Germania occidentale (di fatto, la versione locale di Love Boat). II risultato è una serie intelligente che non sembra voler esprimere giudizi, ma ricostruire le contraddizioni e le angosce di un periodo della storia nazionale ancora vivo nei ricordi della popolazione; i dettagli delle ambientazioni, dei paesaggi urbani, dei riferimenti socio-culturali di vita quotidiana, inoltre, sopperiscono a scene d'azione non sempre credibili". (Aldo Grasso)

lunedì 26 gennaio 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA REPUBBLICA
Roberto Saviano fa sul serial: "la serie che funziona è quella che si consuma"
"Per qualche strana ragione serializzare ha assunto il significato di stressare un concetto, ribadirlo, renderlo merce per la consumazione, in altri termini svuotarlo della creatività originaria e riprodurlo nella sua imitazione. Tutt'altro. La serie che funziona in tv è una serie che non si gonfia ma si consuma. Non si gonfia di storie o personaggi, ma procede con storie necessarie e i personaggi vanno esaurendosi. Storie che trovano un loro spazio ideale, non vicende che vengono annacquate, dilazionate per rinviarne la fine e ricavarne quanti più episodi possibili. Il piacere della serialità che di questi tempi stiamo sperimentando non è affatto novità ma è amore ritrovato. Interi imperi editoriali sono nati dalla serialità nell'Ottocento. Tutti i maggiori talenti letterari si sono espressi nella serialità: Balzac, Dostoevskij, Tolstoj, Gautier, Hugo sono stati pubblicati in serie, come romanzi d'appendice. La differenza tra il feuilleton e la serialità contemporanea sta nel metodo. Il romanzo d'appendice spesso era un libro pubblicato a puntate e il tempo dell'attesa aumentava la sua forza; la serialità è la costruzione di episodi da un nucleo originario, un nucleo che nutre tutte le declinazioni successive di cui si compone. Anche se uscisse in un unico giorno, un'opera seriale rimarrebbe costitutivamente composta da episodi separati; non è così per i romanzi d'appendice, che invece, tolto il tempo d'attesa, diventano un libro, un unicum. Non tutti però. Sono convinto che ci sia una precisa ragione al ritorno vincente della serializzazione di un'idea e di una storia. La serializzazione diventa una forma di resistenza al consumo. Oggi l'ipertrofia della fruizione rende rapidissimi la valutazione e il giudizio su una creazione: sommersi da film, news, libri, diventa difficilissimo selezionare e scegliere. La serie accompagna nel percorso di comprensione con lo stesso scorrere del tempo del quotidiano. Non ti costringe a quell'opera di sintesi cui il film ti costringe per sua natura. Somiglia di più alla vita l'opera che non smette di esistere in un paio d'ore. La serie televisiva oggi sta vivendo un suo momento d'oro, negli Stati Uniti in primis, ma anche in Europa, non solo in termini di quantità ma anche di qualità, non solo in termini di popolarità, ma anche di critica. Negli anni '80 la serie era considerata un genere minore rispetto al film. Telefilm e sit-com erano racconti d'evasione, trionfo dei sentimenti o avventure surreali, in ogni caso contraltare alla realtà spietata. Raramente nello scorrere delle giornate di Love Boat o de Il mio amico Arnold o di Super Vicky finivano tracce della complessità del reale.
La nuova serialità, che oggi rende le serie tv molto più sperimentali del cinema, è invece esercizio alla complessità. Affronta spesso temi attuali e mondi veri o verosimili, facendo della realtà - anche la più cruda, anche la più difficile da accettare - il fulcro su cui svilupparsi e non la dimensione da cui fuggire. La serie è un formato televisivo che permette di innescare la fidelizzazione, che nel commercio è l'elemento più prezioso, alla base di qualsiasi tipo di vendita. Ma come tutto ciò che ha valore trascende il vincolo di marketing. Grazie alla sua struttura, infatti, la serie può permettersi di essere più complessa senza rischiare di perdere spettatori dopo il primo weekend al cinema; può concedersi l'agio di raccontare i protagonisti nella loro totalità, nelle loro varie sfaccettature, nella loro evoluzione temporale; può riuscire a far affezionare gli spettatori ai suoi protagonisti e alle loro vite.
Il mercato dei libri, dei film, della musica, della tv ha ormai parametri di successo impossibili da soddisfare nella situazione attuale. Riuscire a vendere un milione di copie di libri in un unico paese in Europa è praticamente impossibile, nonostante molti editori millantino di riuscire a raggiungere quelle cifre. A parte qualche rarissimo caso, pochissimi film degli anni 2000 sono finiti nella lista dei maggiori incassi al botteghino (se si aggiusta ovviamente il tasso di inflazione). Negli Stati Uniti - il mercato musicale più grande al mondo - nel 2014 nessun cantante ha venduto un milione di dischi. La tv è sottomessa alla spada di Damocle dello share, che la nascita del digitalee la diffusione del satellite hanno reso ancora più affilata, ma le serie hanno in parte la possibilità di smarcarsi da questo meccanismo: da un punto di vista produttivo i loro risultati, infatti, possono essere valutati nel tempo, su più piattaforme e in diversi paesi. Il loro successo può crescere con la fruizione, con la distribuzione: non si consumano passaggio dopo passaggio, ma anzi diventano cult. Serializzare un'idea significa specularci, ma non nell'accezione orrida dello sfruttamento senza scrupolo, al contrario nel significato filosofico di indagare, ricercare, esplorare. Speculare su una trama sino a raggiungere l'opera che si vuole compiere e in cui far specchiare il lettore. In fondo riflettere, torcere, approfondire la stessa idea è il modo migliore per far attraversare l'intero mondo attraverso quell'idea. Qui Heidegger può impropriamente venire in soccorso: pensare è limitarsi a un solo pensiero che un giorno si arresterà nel cielo del mondo, come una stella".

martedì 13 novembre 2012

 
NEWS - Clamoroso al Cibali, anche i Ricky piangono! Erin "Sottiletta" Moran di "Happy Days" è diventata una senzatetto ubriacona...(Fonzie o Gano, pensateci voi!)
Articolo tratto dall'Huffington Post
Former "Happy Days" star Erin Moran has had a rough year.
The actress, who shot to stardom as Joanie Cunningham, was kicked out of the trailer park where she lived in September, and has now become a recluse holed up in an Indiana hotel room where she's writing a book about her life, reports RadarOnline.
Sources tell the website that the 52-year-old has been staying in various hotels after being bounced from the trailer park she was forced to move into after reportedly going broke and being evicted from her California home in June. Moran was living in a trailer with her husband, Steve Fleischmann, and his 72-year-old mother -- who she allegedly got into a drunken brawl with in early October.
"Erin thinks the best thing for her at the moment is to just stay in," a source told the website of her new reclusive lifestyle.
"She’s working on an autobiography, which she hopes will help her settle some debts she has. Every time she ventures out, whether it’s to a bar to grab a drink or even to the supermarket for some groceries, Erin seems to land in hot water," the source explained to RadarOnline.
The actress is reportedly still broke despite the fact that she and her "Happy Days" castmates reached a settlement with CBS over licensing and merchandising revenue in July. The lawsuit originally asked for $10 million, but the final decision was reportedly a $65,000 payment for each of the four original stars, plus future royalties.
Most recently, Moran appeared on "Celebrity Fit Club" in 2008, but has had few acting gigs since the 1980s, when she appeared in the "Happy Days" spinoff, "Joanie Loves Chachi," and had small walk-on roles in series like "The Love Boat" and "Murder, She Wrote."

sabato 15 luglio 2006

NEWS - Paul Haggis: dopo gli Oscar di "Crash" pensa alle malefatte di Bush. L'ideatore di "Walker Texas Ranger" e sceneggiatore di serial storici come "Arnold" e "Love Boat" svela i nuovi progetti a Ischia
(ANSA) - ISCHIA (NA), 14 LUG - Il suo nome figura nei credits di sceneggiature tv come 'Love Boat', 'Arnold' e 'Walker Texas Rangers', ormai considerati quasi peccati di gioventu'. Ma oggi Paul Haggis, nato in Canada 53 anni fa, dopo due Oscar vinti per 'Crash', film mosaico sul razzismo in America, puo' finalmente fare i film che gli piacciono, film denuncia, per niente concilianti con l'America di oggi. Con 'Crash' ha esordito nella regia. L'anno prima aveva sfiorato l'Oscar come sceneggiatore di 'Million dollar baby' che se non altro gli ha fatto vincere un rapporto piu' che solido con Clint Eastwood. "Abbiamo appena finito due film - ha detto Haggis oggi al Kimbo Cinema Forum dell'Ischia Global Fest - che solo Eastwood poteva riuscire a fare. Si tratta di 'Flags of our fathers' e 'Red Sun Black Sands' che raccontano lo stesso celebre tragico episodio della Seconda Guerra Mondiale ma da due punti di vista opposti. Il primo racconta l'eroismo dei sei soldati americani che piantarono la bandiera americana durante la cruentissima battaglia di Iwo Jima, immortalati in una foto divenuta celebre. Il secondo, quello che accadde sul versante giapponese. Clint mi ha chiamato a scrivere la sceneggiatura, Steven Spielberg si e' associato alla produzione e l'idea e' di fare uscire entrambi i film, ora al montaggio, in contemporanea nei due Paesi". "Non mi considero certo un nuovo re di Hollywood, non avrei mai scommesso sull'Oscar a 'Crash' e mi ritengo molto fortunato. Certo il premio ha portato molti cambiamenti nel mio lavoro, anche nel mio rapporto con le major. Ho scelto di utilizzare questa mia celebrita' per realizzare i progetti che piu' sento di amare", ha annunciato a Ischia Paul Haggis. "Come 'La valle di Allah', un film che racconta la scomparsa tragica di un reduce dalla guerra in Iraq. Suo padre, un veterano della guerra in Vietnam, lo ha cresciuto ritenendo di valore la politica bellica americana, ma la realta' con cui dovra' fare i conti e' ben altra. Una storia che non e' certo il tipico film che le major non vedono l'ora di realizzare. O ancora di piu' come 'Against all enemies' (contro tutti i nemici) tratto dal best seller dell'ex capo dell'antiterrorismo in America, Richard Clarke diventato atto di accusa contro quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto l'amministrazione Bush prima e dopo l'11 settembre e come abbia organizzato la guerra prima dell'attacco alle Torri". Per questo political drama, Haggis ha gia' inserito nel cast Vince Vaughn e ne ha parlato con Sean Penn, come ha annunciato oggi". Poi, la regia di 'Honewymoon with Harry', che definisce una storia d'amore non convenzionale, "dove, come nei miei film, nulla e' come sembra". Paul Haggis che dice di essere cresciuto con i film italiani di De Sica e di Antonioni e di amare in generale il cinema europeo "che e' fatto di domande, mentre quello americano cerca sempre di fornire risposte". Progetti impegnativi che non hanno comunque impedito a Paul Haggis di affrontare, da sceneggiatore, due film di tutt'altro registro. Il remake americano dell"Ultimo bacio' di Gabriele Muccino, 'The Last Kiss' e il nuovo 007 'Casino Royale' tratto dal primo libro di Ian Fleming. "Per 'The Last Kiss' ho fatto ben poco, semplicemente tradurre per il pubblico americano, e quindi senza le sfumature italiane, la bella storia del bel film di Muccino. Lo ha diretto Tony Goldwyn e ora e' al montaggio. Quanto a 'Casino Royale' innanzitutto ho chiesto ai produttori e al regista Martin Campbell se erano veramente sicuri di volermi affidare 007 con la licenza di trasformare a modo mio l'agente segreto. Hanno risposto si' e il risultato e' che o ho distrutto per sempre quel personaggio interpretato da Daniel Craig o gli ho dato nuovo vigore". E con la tv discorso chiuso? Affatto. Grazie alla sua popolarita', Haggis ha potuto vendere al network Nbc una serie scritta 10 anni fa, girandone solo la prima puntata pilota, 'The Black Donnellys', storia di quattro giovani fratelli irlandesi che formano una piccola gang a New York per organizzare furti d'auto.

sabato 24 giugno 2006

NEWS - Ultima ora, è morto Aaron Spelling, il papà dei telefilm. Ha firmato cult come "Starsky&Hutch", "Charlie's Angels", "Beverly Hills", "Love Boat"...
(AGI/AFP/REUTERS) - Washington, 24 giu. - L'uomo che ha rivoluzionato il mondo dei telefilm e' morto. Aaron Spelling, il piu' prolifico produttore della storia e al quale si devono pietre miliari dell'intrattenimento televisivo come 'Starsky e Hutch', 'Dynasty' e 'Charlie's Angels', si e' spento a 83 anni nella sua casa di Beverly Hills. Lo scorso fine settimana era stato ricoverato per un ictus. Per la tv, Aaron Spelling e' l'uomo dei record. Piu' di cinquemila ore di programmi televisivi, 300 ore di film-tv e una decine di film gli sono valsi l'iscrizione nel Guinnes dei primati. Per non parlare della sua casa, considerata la piu' grande della California: 123 stanze costruite su rulli (per reggere alle scosse sismiche), un intero piano per gli armadi e uno studio dedicato solo alla preparazione di pacchetti regalo. Ma la vita stessa di Spelling appartiene alla mitologia americana. Nato in Texas da una famiglia di immigrati ebrei russo-polacchi poveri in canna, quando aveva otto anni Aaron fu costretto a casa da un crollo nervoso causato dalle continue angherie razziste dei compagni di classe. Un periodo in cui - ha raccontato nella sua autobiografia - si dedico' con passione alla lettura di quei romanzi d'amore che hanno profondamente influenzato il suo lavoro. Prima di entrare nel mondo dello spettacolo, Spelling conobbe la guerra: tra il 1942 e il 1945 servi' nell'aviazione e si guadagno' una croce di bronzo e il 'Purple Heart', la decorazione dei feriti in combattimento. I primi passi nel mondo del cinema furono davanti alla macchina da presa: Hollywood gli assegnava parti di cattivo o di perdente come nel western tv 'Gunsmoke' del 1953. Ma un perdente Spelling non lo era davvero. Dieci anni piu' tardi capi' che il suo posto era lontano dalla cinepresa, li' dove tv e cinema venivano pensati e scritti. Il suo primo successo come autore fu la serie tv su un ricchissimo detective, 'Burkes' Law', che gli permise di sbarcare alla 'Abc' dove presto i suoi programmi finirono per dominare il palinsesto. Al punto che nell'ambiente l'emittente oggi di proprieta' della Disney veniva chiamata 'Aaron Broadcasting Company'. Tra la fine degli anni '60 e la meta' degli anni '80 vennero trionfi come 'Charlie's Angels', 'Cuore e batticuore', 'Starsky e Hutch', 'Love Boat', 'Fantasy Island' e la supersoap 'Dynasty'. Tutte serie con un unico denominatore comune: personaggi ricchi - o quanto meno belli - appartenenti a un mondo lontano mille miglia dalla realta' e straordinariamente privi di spessore. Un'accusa che gli venne spesso mossa dai critici e alla quale Spelling rispose producendo la serie drammatica 'Family' che vinse quattro premi Emmy. Dopo un breve periodo di calo alla fine degli anni '80, Spelling decise di puntare sui teenager e costrui' un successo come 'Beverly Hills 90210' in cui fece recitare anche la figlia, Tori, divenuta una star nei panni della virginale Donna. Sull'onda del successo dei giovani-belli-ricchi del quartiere piu' esclusivo di Los Angeles nacque poi 'Melrose Place'. Anche la vita privata di Spelling e' ricca di aneddoti. In pochi, ad esempio, ricordano che la sua prima moglie - sposata nel 1953 - fu Carolyn Jones, divenuta poi la sensuale Morticia della serie 'La famiglia Addams'. Il matrimonio duro' una decina d'anni e nel 1968, Spelling sposo' Candy, dalla quale ebbe Tori e Randy - oggi 27enne interprete di 'Sunset Beach' - e che gli era accanto alle 18,25 di venerdi', quando la mente piu' prolifica della tv ha smesso di creare.

martedì 14 marzo 2006

NEWS - A Paul Haggis, regista-sceneggiatore del film Premio Oscar "Crash", l'Accademia dei Telefilm dedica una retrospettiva dei sui lavori "a puntate" al prossimo "Telefilm Festival" (a Milano dal 5 al 7 maggio)
In pochi l'hanno notato, ma il premio Oscar Paul Haggis, vincitore quest'anno per "Crash" e l'anno scorso per "Million Dollar Baby", è cresciuto nella grande palestra delle serie tv americane. Addirittura, il suo debutto nella sceneggiatura è avvenuto nella situation-comedy "Giorno per giorno" nel 1975, per poi passare a scrivere i testi di due cult del piccolo schermo a "stelle e strisce" come "Love Boat" (1977) e "Il mio amico Arnold" (1978). Dopo essere stato dal 1987 autore del "Tracey Ullman Show" - uno dei programmi più popolari d'America - Haggis è stato l'ideatore del serial "Walker, Texas Ranger" con Chuck Norris (passato a più riprese su Retequattro), per poi cimentarsi nelle sceneggiature del telefilm legale "L.A. Law" (1994), del poliziesco "Due South" (1995), di cui è stato anche produttore, del tesissimo telefilm "EZ Streets" (1996) e della serie noir "Michael Hayes" (1997) con protagonista David Caruso. Nel 2005, subito dopo l'Oscar per il film "Million Dollar Baby", Haggis ha ripreso in mano le sceneggiature di "Walker Texas Ranger" per firmare un film per la televisione sempre con Chuck Norris. Al regista-produttore-sceneggiatore Paul Haggis, simbolo vivente di come i telefilm siano diventati ormai la culla dei successi cinematografici - in questo caso da Oscar - l'Accademia dei Telefilm dedicherà una retrospettiva dei suoi lavori seriali al prossimo "Telefilm Festival", organizzato in collaborazione con "Tv Sorrisi e Canzoni" e in programma dal 5 al 7 maggio all'Apollo Spazio Cinema di Milano.

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