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mercoledì 4 gennaio 2017

NEWS - A dieta dopo le Feste! Ecco come non ingrassare guardando le serie tv...

Articolo di Mariarosa Mancuso per "Il Foglio"
A furia di vedere serie tv temete di ritrovarvi con "un culo che fa provincia"? (copyright Mario Moniceli in "Parenti serpenti": lo dice Miriam Leone alla figlia adolescente strappandole il gelato di mano). Andrà peggio, molto peggio. Il British Journal of Sports Medicine ha stabilito che ogni ora di televisione guardata dopo i 25 anni toglie venti minuti di vita. Pare di ricordare che neppure le sigarette avessero effetti tanto devastanti. Prima dei 25 anni restiamo con il dubbio: forse i bambini che ne hanno vista fin dall'asilo alla maggiore età neppure arrivano. Oppure sono vaccinati e possono guardarla a oltranza. Servono lumi, da chi sa. L'ha scritto il British Journal of Sports Medicine — dimenticando le statistiche sui malanni da jogging e le soporifere conversazioni di chi non ha la tv e comunque le serie non le guarderebbe. Com'è naturale — in questo mondo votato alla prevenzione (soprattutto di accidenti che mai succederanno) — subito arrivano le contromosse. Per evitare danni bisogna mangiare acini d'uva ghiacciati, suggerisce Jeff Wilser su Vulture. Sono lo spuntino perfetto, ingannano la mente convinta di star mangiando un gelato. Più difficile, ammette l'articolista, farsi venire voglia di carote crude mentre si guarda una puntata sanguinaria di "Game of Thrones". Bisogna fare pause, come al lavoro. Tappa che segue all'ergonomia da scrivania, scavalcata dai contorcimenti per guardare i Black Mirror anche quando sarebbe vietato (alle anteprime importanti il cellulare viene imbustato, per liberarlo dalla morsa servono unghie ad artiglio). Oppure proibitivo, per esempio sotto l'ombrellone. Dove però è più facile seguire la regola del venti-venti-venti. Ogni venti minuti bisognerebbe staccare gli occhi dallo schermo, fissare qualcosa distante venti piedi (diciamo sei metri, non basta la parete di fronte) per almeno venti secondi. Poi si può riprendere con l'episodio della serie messo in pausa. "Binge Better" è il titolo dell'articolo. Come dire "Ingozzati meglio" (di immagini, si intende). Chi lo ha scritto evidentemente non sa, o finge di non sapere, che il Binge Watching incatena un episodio dietro l'altro, saltando per fare prima i titoli di coda. Anche i titoli di testa a volte si possono saltare, quando arrivano dopo la prima scena e sono uno spettacolo a sé come in "The Affair" o in "True Detective": sublimi, ma dopo tre o quattro episodi incatenati non è un delitto andare avanti veloci. L'indigestione programmata — decidi prima quanti episodi vuoi vedere — va molto vicino a una contraddizione in termini. Riduci l'illuminazione dello schermo. Bevi molta acqua (fa bene a tutto, finché qualcuno scoprirà che fa malissimo). Ultimo consiglio: prendi in considerazione l'acquisto di un televisore, come quello che i genitori hanno in salotto. Già, perché i consigli salutistici sono gentilmente forniti a chi le serie le guarda sul computer, sul cellulare, sul tablet. Non vogliamo sapere cosa i medici sportivi britannici pensino di "Binging With Babish", dove "Binging" riconduce al cibo e Babish omaggia Oliver Babish, cicciottello consigliere alla Casa Bianca nella serie "West Wing" di Aaron Sorkin. Il corso di cucina più seriale che c'è: rifa e insegna i piatti delle serie televisive. Il pollo fritto che Louis C. K. — in "Louie" — porta alla festa sbagliata. Il gigantesco sandwich del Giorno del Ringraziamento preparato da Monica in "Friends". La crostata alle ciliegie divorata dall'agente speciale Dale Cooper in "Twin Peaks".

venerdì 2 settembre 2016

mercoledì 3 agosto 2016

NEWS - E adesso Netflix s'inventa Flixtape, le playlist a tema

News tratta da "Vulture" 
Netflix knows it's your favorite place to procrastinate. To help you kill more time,  it's added a new feature: Flixtape, a playlist function that will enable you to make Netflix-TV-and-movie "mixtapes" — because you don't need to do errands or clean your house, you need to make an "Every Show I Liked in 1999" playlist. (Start with Buffy, proceed with The West Wing ...). If you're looking for inspiration, Netflix has some premade Flixtapes all lined up for you. The "Besties or Frenemies" playlist contains eps of Pretty Little Liars, Unbreakable Kimmy Schmidt, New Girl, and wild-card 1997 film Good Burger, while the "Summertimes" playlist features Wet Hot American Summer: First Day of Camp, Moonrise Kingdom, Grease, and, ahem, High School Musical 2.
Before you commence your Flixtape-ing, remember John Cusack's High Fidelity mixtape advice: “The making of a good compilation tape is a very subtle art. Many dos and don'ts. First of all, you’re using someone else’s poetry to express how you feel. This is a delicate thing.” Truer words were never spoken.


venerdì 24 luglio 2015

NEWS - Tutti a Como sabato sera! C'é la maratona "Twin Peaks", brividi cult per sfuggire dal caldo. "Fu la prima serie a unire marketing e sostanza"

Articolo tratto da "La Repubblica"
Alberi mossi dal vento, una provincia torbida e dalla natura selvaggia, omicidi misteriosi, personaggi con segreti indicibili resi ancor più mostruosi da inquadrature sghembe e luci seppia, lunghi silenzi, forse la cosa più angosciante. Quando uscì I segreti di Twin Peaks, serie tv di David Lynch, fu una bomba: il cinema irrompeva nellatv e modificava per sempre il linguaggio della fiction, con effetti che si possono vedere ancora adesso. Parliamo di un quarto di secolo fa (primo episodio 8 gennaio 1991), ma le vicende di Twin Peaks, cittadina al confine col Canada simile a mille altre non solo degli Usa, sono ancora ben conosciute. Non solo da chi le vide allora su Canale 5, ma anche da chi si è poi affidato a cofanetti dvd e file scaricati da Internet. Un'alternativa c'è però domani sera: al Lake Como Film Festival gli 8 episodi cruciali della serie (cornposta di 30 puntate) sono proiettati di fila, in una maratona notturna che parte alle 21.30. «Ottima idea, resta una visione geniale e che ci racconta molto della tv attuale. Però qualcosa chi non c'era allora non potrà capirlo», dice Leo Damerini, autore con Fabrizio Margaria del Dizionario dei telefilm, edito da Garzanti, e direttore del Telefilm Festival ( «che presto ripartirà, ma lontano da Milano e dalla Lombardia»). Cosa sfuggirà allo spettatore di questa maratona? Semplice, il clima di allora. «I segreti di Twin Peaks fu il primo grande esempio di marketing applicato alla tv. Il battage pubblicitario diventò un tormentone, con le famosa domanda-slogan "chi ha ucciso Laura Palmer?". E - in epoca ben lontana da chat, internet e social network - si creò un evento: una serie tv diventava qualcosa di intrigante e curioso, il prodotto in sé contava ancor più del fatto che il regista fosse famoso, anche perché ai tempi Lynch lo era relativamente. Per cui ogni dettaglio fu studiato con attenzione, penso alle videocassette che arrivavano dagli Stati Uniti solo pochi giorni prima della messa in onda, o il diario di Laura Palmer allegato a puntate da Tv Sorrisi e canzoni». Naturalmente non fu solo questione di marketing. Il telefilm aveva grandissima sostanza, «solo che non era la sostanza che ci si aspettava. Era un mistery, ma in fondo chi avesse davvero ucciso la giovane Laura diventava man mano meno importante nella narrazione. Anzi, era forse il punto debole della trama. E col tempo venivano fuori dettagli, bozzetti umani, sottotrame, storie di società segrete, sesso clandestino, droga, e molto altro. La scommessa vinta di Lynch fu prendere il pubblico dei Peccatori di Peyton Place, delle serie tv poliziesche e del cinema. E ci riuscì. Al punto che il secondo ciclo è un puro antipasto del suo cinema, penso a un titolo come Mullholland drive di anni dopo: nel cinema non bisogna entrare nella trama, ma nel senso della visione, che è tutta un'altra cosa». E quanto a senso della visione, il telefilm offriva di tutto: «Citazioni continue, inquadrature deformanti, colori che colpivano l'occhio. Più una colonna sonora che, a parte l'indimenticabile tema di Angelo Badalamenti, miscelava un tema diverso per ogni personaggio e silenzi che diventavano un filo narrativo. Tutte cose in teoria antitelevisive e che invece erano uno spettacolo perfetto». Una filosofia che è percolata anche in tante altre serie tv, «e in questo senso I segreti di Twin peaks ha fatto scuola: si parla di qualcosa di specifico, ma in realtà si racconta tutt'altro fra sotto-trame, citazioni e pretesti. Penso ai Soprano, E.R. e West Wing, che solo in apparenza trattano di mafia, sanità e politica. Anche se, dovendo indicare gli eredi più diretti di questa fiction, direi Fargo, True detective e The Killing, tutte serie di pay e non a caso, perché sono quelle che si possono concedere sperimentazioni. Mentre allora Lynch produsse per la Abc, una tv gratuita e generalista, e anche in questo fu dirompente». Ma proprio per tutto quello che è restato da allora, un ragazzino di adesso riuscirebbe ancora a essere sorpreso dai Segreti di Twin peaks? «Io penso di sì. Proprio perché se ne è parlato molto negli anni, i giovani ci si accostano come una cosa di culto. E che parla ancora il linguaggio di oggi».

DOVE E QUANDO: Como, Arena teatro sociale, sabato 25 luglio, ore 21.30 . Ingresso 8 euro (spaghettata notturna a 5 euro). Tel. 031.303492

martedì 11 novembre 2014

NEWS - Clamoroso al Cibali! Aaron Sorkin shock: "'The Newsroom' potrebbe essere la mia ultima serie tv". Lutto al braccio e bandiere a mezz'asta!

News tratta da "Variety"
Aaron Sorkin fans should savor the third and final season of “The Newsroom,” which starts Sunday, as it may be his last television project.
“I know the whole ‘Never say never’ stuff,” Sorkin told the Los Angeles Times in an article published Saturday. “But I’m pretty certain I’m about to write my last three episodes of television.”
Sorkin made the declaration in May as he was writing the final season of the HBO drama, but hadn’t changed his mind when the Times checked back in with him in late October.
“All these months later, I still don’t see another series in my near future,” Sorkin said. “But, again, you never know. Maybe I’ll get another idea.”
While Sorkin is best known in television for “The West Wing,” he also created “Sports Night” and “Studio 60 on the Sunset Strip.” While Sorkin has had a bumpy ride in television, he made it clear that it had not soured his view on the business.
“And I want to be really clear about this. Really clear about this,” he said. “I’ve loved every minute I’ve spent in television. And I’ve had much more failure, as traditionally measured, than success in television. I’ve done four shows, and only one of them was ‘The West Wing.'”
The 53-year-old, who won an Oscar for the screenplay for “The Social Network” and penned the script for “Moneyball,” is currently working on an untitled Steve Jobs biopic that is eyeing Michael Fassbender to star, having recently lost Christian Bale.
Season three of “The Newsroom” premieres Sunday on HBO.

mercoledì 2 luglio 2014

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
 "Veep", umorismo disincantato sul potere
"In America la politica ha modi complessi di autorappresentazione e la tv non ha certo perso occasione di trasformarla in racconto, in oggetto di narrazione: dal capolavoro «West Wing» a «24», da «House of Cards» fino a «Scandal». La Casa Bianca e i suoi uffici sono stati lo sfondo d’intrighi e alti ideali, la cornice di azioni di patriottismo e insieme dell’esercizio spietato del potere. Ma cosa succede quando il racconto televisivo non nobilita la politica ma la osserva con occhio disincantato? Del resto è possibile scherzare solo sulle cose serie (in Italia, per esempio, la realtà supera sempre la fantasia e una serie sul Quirinale sarebbe impensabile). È questo il punto di partenza di «Veep», la serie comedy firmata da Armando Iannucci che racconta le giornate di Selina Meyer, la prima Vice Presidente (la Veep) donna degli Stati Uniti (Sky Atlantic, mercoledì, ore 21.10, con repliche anche il venerdì sera). Selina, interpretata in modo straordinario dall’attrice Julia Louis-Dreyfus, non è propriamente un gigante della politica: consumata gaffeur, sempre alla disperata ricerca dell’attenzione del Presidente, ha il dono di mettersi continuamente in situazioni imbarazzanti, dalle piccole cose ai grandi temi dell’agenda nazionale. Vorrebbe lasciare un segno nella storia americana ma pare difficile che ci riesca, anche perché tende a circondarsi di collaboratori improponibili, «yes men» capaci di combinare più pasticci di lei. Bisogna subito dire che l’umorismo di «Veep» è sottile e che forse il sottotitolo in italiano «Vicepresidente incompetente» non rende proprio giustizia alla raffinatezza della serie. Ci sono molte battute e riferimenti specifici della cultura americana, che forse allo spettatore italiano rischiano di sfuggire. Ma la serie resta molto divertente e promette di crescere nel corso delle puntate". (Aldo Grasso, 30.06.2014)

giovedì 27 marzo 2014

NEWS - Mamma single ex alcolizzata e tossicodipendente con figli e madre a carico: non è un dramma, è la sit-com della stagione! Da domani "Mom" su Joi
Una mamma single ex alcolizzata e tossicodipendente con figli e madre a carico in salotto, con un posto da cameriera in un ristorante chic dove si mette a piangere quando serve ai tavoli di coppie felici o quando ordinano torte di compleanni…Ma non è un dramma: è la sit-com della stagione, firmata da quel Chuck Lorre di “The Big Bang Theory” (5 Emmy Awards e un Golden Globe). Dal 28 marzo, in anteprima assoluta approda su JOI (Mediaset Premium) “Mom”, ogni venerdì, alle ore 21.10.

Anna Faris, regina delle parodie americane al cinema, debutta in una sit-com su misura confezionata da Lorre, ideatore dell’ipercult “The Big Bang Theory” (altro titolo fiore all’occhiello di JOI).

La protagonista, Christy, è una madre single di due figli con un passato di abusi di alcol e droghe che tenta di rifarsi una vita come cameriera. Vista la crisi economica, la nostra si vede costretta, per dividere le spese, a ospitare la madre Bonnie (Allison Janney, vincitrice di 4 Emmy Awards per “West Wing”), anch’essa con un passato turbolento di droghe e alcol, sua compagna di banco nei rehab. Le risate in sottofondo sono ispirate da una scrittura a tratti cinica che sfocia nello sferzante all’interno di un microcosmo familiare non del tutto anomalo ai giorni nostri.
La sit-com è stata rinnovata in Usa per una seconda stagione. Jon Cryer di “Due Uomini e Mezzo” (in onda su JOI dal lunedì al venerdì alle ore 18.50), altra sit-com cult firmata da Chuck Lorre, compare nella puntata-pilota.
“E’ una sit-com che mette alla berlina i rancori tra madre e figlia – ha commentato ‘Variety’ – esorcizzando l’autodistruzione con più di una risata”.

venerdì 6 settembre 2013

NEWS - Finalmente un magazine italiano si espone e lancia in copertina le serie tv migliori dell'anno e di sempre: "IL" (il maschile del "Sole 24 ore") è imperdibile in edicola (ma "Lost" solo 6° siam sicuri?)
E' successo. Finalmente anche in Italia, come fanno in America i settimanali "Tv Guide" o "Entertainment Weekly" - che però son televisivi e qui stiamo invece parlando di un magazine più generalista - che un periodico si sia lanciato in un numero speciale dedicato alle serie tv (titolo di copertina: "La televisione è la nuova letteratura"). A dire il vero lo aveva fatto anche "Sette Tv", l'inserto del "Corriere della Sera", qualche mese fa, ma il consiglio è di non farsi perdere in edicola "IL", il magazine maschile del "Sole 24 ore" (costo: 0.50 euri). Pagine e pagine di anticipazioni, titoli, classifiche, chiose anche interessanti, grafica eccelsa. Imperdibile comunque. Certo, poi c'è la classifica delle 16 serie tv "migliori di tutti i tempi" (quella delle "best" di quest'anno ve la lasciamo scoprire senza spoiler...). Ve la riportiamo senza commenti, sarete voi a dirci cosa ne pensiate, nel caso...(siam sicuri comunque che farà discutere)
1 - THE WIRE
2 - THE WEST WING
3 - I SOPRANO
4 - MAD MEN
5 - 24
6 - LOST
7 - THE GOOD WIFE
8 - BREAKING BAD
9 - SIX FEET UNDER
10 - DESPERATE HOUSEWIVES
11 -  CURB YOUR ENTHUSIASM
12 - SEX AND THE CITY
13 - GAME OF THRONES
14 - THE OFFICE
15 - MISFITS
16 - DR. HOUSE

venerdì 14 giugno 2013

NEWS - Ultima ora! La prima immagine di Ginnifer Goodwin nei panni di Jackie O in "Killing Kennedy". Rob Lowe interpreta JFK
Ecco la prima immagine di Ginnifer Goodwin ("OUAT") nei panni di Jackie O nel docudrama "Killing Kennedy" in onda prossimamente su National Geographic Channel. Rob Lowe ("West Wing", "Brothers and Sisters", "Parks&Rec") interpreta JFK. Altro volto telefilmico sarà Michelle Trachtenberg ("Buffy"), nel ruolo della moglie del presunto attentatore Oswald...

lunedì 3 giugno 2013

NEWS - Le 101 serie tv meglio scritte di tutta la storia! In cima all'elencone dei prestigiosi WGA..."I Soprano"
Los Angeles and New York – Recognizing the essential role that writers have played in creating and elevating the medium of television since its inception, the Writers Guild of America, West (WGAW) and the Writers Guild of America, East (WGAE) tonight announced the list of the 101 Best Written TV Series, honoring seven decades of outstanding television programming and the writers who brought it all to life. The list was determined through online voting by WGAW and WGAE members. A follow-up to the WGA’s 101 Greatest Screenplays (2006), the “TV 101” list honors classic, trailblazing series and miniseries, as well as current and critically acclaimed programs, from comedies and dramas to variety/talk and children’s programming. “At their core, all of these wonderful series began with the words of the writers who created them and were sustained by the writers who joined their staffs or worked on individual episodes,” said WGAW President Chris Keyser and WGAE President Michael Winship in a joint statement. “This list is not only a tribute to great TV, it is a dedication to all writers who devote their hearts and minds to advancing their craft.”

1. The Sopranos – HBO – Created by David Chase
2. Seinfeld – NBC – Created by Larry David & Jerry Seinfeld
3. The Twilight Zone (1959) – CBS – Season One writers: Charles Beaumont, Richard Matheson, Robert Presnell, Jr., Rod Serling
4. All in the Family – CBS – Developed for Television by Norman Lear, Based on Till Death Do Us Part, Created by Johnny Speight
5. M*A*S*H – CBS – Developed for Television by Larry Gelbart
6. The Mary Tyler Moore Show – CBS – Created by James L. Brooks and Allan Burns
7. Mad Men – AMC – Created by Matthew Weiner
8. Cheers – NBC – Created by Glen Charles & Les Charles and James Burrows
9. The Wire – HBO – Created by David Simon
10. The West Wing – NBC – Created by Aaron Sorkin
11. The Simpsons – FOX – Created by Matt Groening, Developed by James L. Brooks and Matt Groening and Sam Simon
12. I Love Lucy – CBS – “Pilot,” Written by Jess Oppenheimer & Madelyn Pugh & Bob Carroll, Jr.
13. Breaking Bad – AMC – Created by Vince Gilligan
14. The Dick Van Dyke Show – CBS – Created by Carl Reiner
15. Hill Street Blues – NBC – Created by Michael Kozoll and Steven Bochco
16. Arrested Development – FOX – Created by Mitchell Hurwitz
17. The Daily Show with Jon Stewart – COMEDY CENTRAL – Created by Madeleine Smithberg, Lizz Winstead; Season One – Head Writer: Chris Kreski; Writers: Jim Earl, Daniel J. Goor, Charles Grandy, J.R. Havlan, Tom Johnson, Kent Jones, Paul Mercurio, Guy Nicolucci, Steve Rosenfield, Jon Stewart
18. Six Feet Under – HBO – Created by Alan Ball
19. Taxi – ABC – Created by James L. Brooks and Stan Daniels and David Davis and Ed Weinberger
20. The Larry Sanders Show – HBO – Created by Garry Shandling & Dennis Klein
21. 30 Rock – NBC – Created by Tina Fey
22. Friday Night Lights – NBC – Developed for Television by Peter Berg, Inspired by the Book by H.G. Bissinger
23. Frasier – NBC – Created by David Angell & Peter Casey & David Lee, Based on the Character “Frasier Crane” Created by Glen Charles & Les Charles
24. Friends – NBC – Created by Marta Kauffman & David Crane
25. Saturday Night Live – NBC – Season One: Writing Supervised by Walter Kempley, Harry Shearer; Written by: Ann Beatts, Chevy Chase, Tom Davis, Al Franken, Rosie Michaels, Garrett Morris, Michael O’Donoghue, Herb Sargent, Tom Schiller, Alan Zweibel

26. The X-Files – FOX – Created by Chris Carter
27. Lost – ABC – Created by Jeffrey Lieber and J.J. Abrams & Damon Lindelof
28. ER – NBC – Created Michael Crichton
29. The Cosby Show – NBC – Created by Ed Weinberger & Michael Leeson and William Cosby, Jr., Ed. D.
30. Curb Your Enthusiasm – HBO – Created by Larry David
31. The Honeymooners – CBS – Season One writers: Herbert Finn, Marvin Marx, A.J. Russell, Leonard Stern, Walter Stone, Sydney Zelinka
32. Deadwood – HBO – Created by David Milch
33. Star Trek – NBC – Created by Gene Roddenberry
34. Modern Family – ABC – Created by Steven Levitan & Christopher Lloyd
35. Twin Peaks – ABC – “Pilot,” Written by Mark Frost & David Lynch
36. NYPD Blue – ABC – created by David Milch & Steven Bochco
37. The Carol Burnett Show – CBS – Season One: Written by Bill Angelos, Stan Burns, Don Hinkley, Buz Kohan, Mike Marmer, Gail Parent, Kenny Solms, Saul Turtletaub; Writing Supervised by Arnie Rosen
38. Battlestar Galactica (2005) – SYFY – Developed by Ronald D. Moore, Based on the Series Battlestar Galactica Created by Glen A. Larson
39.  Sex & the City – HBO – Created by Darren Star, Based on the Book by Candace Bushnell
40. Game of Thrones – HBO – Created by David Benioff & D. B. Weiss, Based on A Song of Ice and Fire by George R. R. Martin
41. The Bob Newhart Show *TIE – CBS – Created by David Davis and Lorenzo Music
41. Your Show of Shows *TIE – NBC – Season One: Written by Mel Tolkin, Lucille Kallen, Max Liebman
43. Downton Abbey *TIE – PBS – Created by Julian Fellowes
43. Law & Order *TIE – NBC – Created by Dick Wolf
43. thirtysomething *TIE – ABC – Created by Marshall Herskovitz & Edward Zwick
46. Homicide: Life on the Street *TIE – NBC – Created by Paul Attanasio, Based on the Book Homicide: A Year on the Killing Streets by David Simon
46. St. Elsewhere *TIE – CBS – Created by Joshua Brand & John Falsey, Developed by Mark Tinker / John Masius
48. Homeland – SHOWTIME – Developed by Howard Gordon & Alex Gansa, Based on the Original Israeli Series Prisoners of War by Gideon Raff
49. Buffy the Vampire Slayer – WB – Created by Joss Whedon
50. The Colbert Report *TIE – COMEDY CENTRAL – Season One writers: Stephen Colbert, Rich Dahm, Eric Drysdale, Peter Gwinn, Jay Katsir, Laura Krafft, Allison Silverman
50. The Good Wife *TIE – CBS – Created by Robert King & Michelle King
50. The Office (UK) *TIE – BBC – Created by Ricky Gervais & Stephen Merchant
53. Northern Exposure – CBS – Created by Joshua Brand & John Falsey
54. The Wonder Years – ABC – Created by Neal Marlens & Carol Black
55. L.A. Law – NBC – Created by Steven Bochco & Terry Louise Fisher
56. Sesame Street – PBS – Created by Joan Ganz Cooney
57. Columbo – NBC – Created by Richard Levinson & William Link
58. Fawlty Towers *TIE – BBC – Written by John Cleese & Connie Booth
58. The Rockford Files *TIE – NBC – Created by Roy Huggins and Stephen J. Cannell
60. Freaks and Geeks *TIE – NBC – Created by Paul Feig
60. Moonlighting *TIE – ABC – Created by Glenn Gordon Caron
62. Roots – ABC – Written by William Blinn, M. Charles Cohen, Ernest Kinoy, James Lee; Based on the Book by Alex Haley
63. Everybody Loves Raymond *TIE – CBS – Created by Philip Rosenthal
63. South Park *TIE – COMEDY CENTRAL  – Created by Matt Stone & Trey Parker
65. Playhouse 90 – CBS – Season One writers: Edna Anhalt, Edmund Beloin, Harold Jack Bloom, Marc Brandel, George Bruce, James P. Cavanagh, Whitfiled Cook, Helen Doss, Scott Fitzgerald, Devery Freeman, Frank D. Gilroy, Helen Howe, Speed Lamkin, Ernest Lehman, Herbert Little, Jr., Don Mankiewicz, Elick Moll, Paul Monash, Dean Reisner, Norman Retchin, Selma Robinson, William Sackheim, Rod Serling, Leonard Spigelgass, Leslie Stevens, Brandon Thomas, David Victor, Charles M. Warren, Hagar Wilde, Cornell Woolrich
66. Dexter *TIE – SHOWTIME – Developed for Television by James Manos, Jr., Based on the Novel Darkly Dreaming Dexter by Jeff Lindsay
66. The Office (US) *TIE – NBC – Created by Ricky Gervais & Stephen Merchant, Developed by Greg Daniels, Based on the BBC Series The Office
68. My So-Called Life – ABC – Created by Winnie Holzman
69. The Golden Girls – NBC – Created by Susan Harris
70. The Andy Griffith Show – CBS – Episode 1, “The New Housekeeper,” Written by Jack Elinson and Charles Stewart
71. 24 *TIE – FOX – Created by Joel Surnow & Robert Cochran
71. Roseanne *TIE – ABC – Created by Matt Williams, Based on a Character Created by Roseanne Barr
72. The Shield *TIE – FX – Created by Shawn Ryan
74. House *TIE – FOX – Created by David Shore
74. Murphy Brown *TIE – CBS – Created by Diane English
76. Barney Miller *TIE – ABC – Created by Danny Arnold & Theodore J. Flicker
77. I, Claudius *TIE – PBS – Written by Rupert Graves and Jack Pulman
78. The Odd Couple – ABC – Episode 1, “The Fight of the Felix,” Written by Peggy Elliott & Ed Scharlach
79. Alfred Hitchcock Presents *TIE – CBS – Season One writers – Gwen Bagni, Samuel Blas, Robert Blees, Ray Bradbury, Richard Carr, James Cavanagh, Eustace Cockrell, Francis Cockrell, Marian Cockrell, John Collier, Robert C. Dennis, Mel Dinelli, Stanley Ellin, Fred Freiberger, Irwin Gielgud, Gina Kaus, Terence Maples, Richard Pedicini, Louis Pollock, Joseph Ruscoll, A.J. Russell, Stirling Silliphant, Andrew Solt, Harold Swanton, Victor Wolfson, Cornell Woolrich
79. Monty Python’s Flying Circus *TIE – BBC – Conceived and Written by Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Neil Innes, Terry Jones, Michael Palin
79. Star Trek: The Next Generation *TIE – SYN – Created by Gene Roddenberry
79. Upstairs, Downstairs *TIE – PBS – Created by Jean Marsh and Eileen Atkins
83. Get Smart – NBC – “Pilot,” Written by Mel Brooks and Buck Henry
84. The Defenders *TIE – CBS – Created by Reginald Rose
84. Gunsmoke *TIE – CBS – Episode 1, “Matt Gets It,” Written by Charles Marquis Warren & John Meston
86. Justified *TIE – FX - Developed for Television by Graham Yost, Based on the Short Story “Fire in the Hole” by Elmore Leonard
87. Sgt. Bilko (The Phil Silvers Show) *TIECBS - Created by Nat Hiken
88. Band of Brothers HBO - Written by Erik Bork, E. Max Frye, Tom Hanks, Erik Jendresen, Bruce C. McKenna, John Orloff, Graham Yost; Based on the Book by Stephan E. Ambrose
89. Rowan & Martin’s Laugh-In NBC - Season One: Written by Chris Beard, Phil Hahn, John Hanrahan, Coslough Johnson, Paul Keyes, Marc London, Allan Manings, David Panich, Hugh Wedlock, Digby Wolfe
90. The Prisoner CBS - Premiere Episode: Written by George Markstein and David Tomblin
91. Absolutely Fabulous (UK) *TIE BBC - Episode 1, “Fashion,” Written by Jennifer Saunders, Based on an Original Idea by Jennifer Saunders & Dawn French
92. The Muppet Show *TIE SYN - Season One: Written by Jack Burns, Jim Henson, Jerry Juhl, Marc London
93. Boardwalk Empire HBO -  Created by Terence Winter, Based on the Book Boardwalk Empire by Nelson Johnson
94. Will & Grace NBC - Created by David Kohan & Max Mutchnick
95. Family Ties NBC - Created by Gary David Goldberg
96. Lonesome Dove *TIE CBS - Teleplay by Bill Wittliff, Based on the Novel Lonesome Dove by Larry McMurtry
97. Soap *TIE ABC - Created by Susan Harris
98. The Fugitive *TIE ABC - Episode 1, “Where the Action Is,” Written by Harry Kronma
99. Late Night with David Letterman *TIE CBS -Season One: Writing Supervised by Merrill Markoe, Writers: Andy Breckman, Tom Gammill, David Letterman, Richard Morris, Gerard Mulligan, Max Pross, Karl Tiedemann, Steve Winer

100. Louie *TIE FX - Season One: Written and Directed by Louis C.K.
101. Oz HBO - Created by Tom Fontana
For additional information about the WGA’s 101 Best Written TV Series and a complete list of credited writers, please visit: http://www.wga.org/101tv.html or www.wgaeast.org/tv101.
Writers Guild members had a broad and dynamic TV programming field to choose from, as eligibility criteria included any series that aired from the early years of television through the present, on broadcast TV and basic or pay cable. All genres of scripted series were eligible for consideration, including animation, children’s, comedy, daytime/serial, drama, scripted anthologies, miniseries with six hours or more of programming, and variety/talk series. Series must have been written in English, have aired in the U.S., and featured onscreen writing credits. (Individual episodes, specials, non-serialized or individual programs including telefilms/movies-of-the-week, and miniseries with less than six hours of programming, were not eligible.)

mercoledì 8 agosto 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LINKIESTA
"The Newsroom ", dilemma amletico sul giornalismo
Era la serie che aspettavo con ansia. La data dell'inizio, negli States, di The Newsroom me l'ero persino segnata sul calendario. Per tre motivi: è HBO, sinonimo di garanzia. E' Sorkin, sinonimo di garanzia (l'ho già detto??). Ed è una serie TV sul giornalismo, quindi non potevo non sentirmi chiamata in causa.

Premetto: non dirò che The Newsroom (stando alle prime tre puntate che sono andate in onda) è un capolavoro. Perché non lo è. E' una serie ben fatta (e già i motivi uno e due costituiscono solide basi per dirlo) ma qualche pecca ce l'ha. Aaron Sorkin (quel gran genio di The West Wing - un capolavoro da recuperare, appena potete) è bravissimo nello scegliere il tema da trattare (colmando anche dei gap televisivi), nella tecnica narrativa (il walk and talk che ha fatto il successo di The West Wing si trova anche qui), nel toccare le giuste corde. Solo che è dannatamente idealista. Già nella serie TV sull'operato dell'Ala Ovest della Casa Bianca questo aspetto era più che palesato: ma forse la politica (che non vivo di prima persona) mi piace vederla così. Immaginarla migliore di quello che è.
Beh, tutta quella idealizzazione che investe il mondo del giornalismo mi spiazza. E un po' mi lascia interdetta. Mi spiego meglio: a me The Newsroom sta piacendo. Moltissimo. Mi sono venuti i brividi ascoltando il monologo iniziale del protagonista, l'anchorman Will McAvoy, che durante un talk show, vomita in TV tutta la sua rabbia per un Paese, il suo, che si aggrappa alla convinzione di essere la nazione più grande del mondo.
Siamo settimi al mondo per alfabetizzazione, 29esimi in matematica, 22esimi nelle scienze, 49esimi per aspettativa di vita, 178esimi per mortalità infantile, terzi per reddito familiare medio, quarti per forza lavoro ed esportazioni. Siamo i primi al mondo soltanto in tre settori: numero di cittadini in carcere pro capite, numero di adulti che credono negli angeli e spese per la Difesa, settore in cui spendiamo più di 26 nazioni insieme, 25 delle quali sono nostre alleate. Se va così non è certo colpa di una studentessa ventenne, ma non c'è' dubbio che tu faccia parte della generazione peggiore di tutta la storia delle generazioni. E quando mi chiedi perché siamo il più grande paese del mondo, non capisco nemmeno di che cazzo stai parlando. Del parco Yosemite?
Da qui il punto di rottura e la decisione di trasformare il suo programma in un nuovo prodotto che abbracci quell'ideale aulico di giornalismo, dove non si asseconda, ma si tirano fuori i cosiddetti e si offre al pubblico un servizio come si deve. Cosa non va? Assolutamente nulla. E allora cosa mi lascia interdetta? Il punto è che chiunque decide di fare giornalismo, prima o poi, affronta questa fase in cui dall'idealismo si è costretti a fare i conti con la realtà. La visione utopica che avevo quando ho iniziato a studiare giornalismo all'Università si è scontrata con il vero lavoro in redazione, che per quanto eccitante e bellissimo, è un lavoro fatto di compromessi e che spesso predilige quell'infotainment che va tanto di moda ai fatti e alle notizie intelligenti.
Nessun giornale (nella realtà) si sarebbe fatta scappare la gaffe di Sarah Palin (e nessuno l'ha fatto) ma nel tg ideale ipotizzato dalla nuova produttrice esecutiva di News Night questo è possibile. Un programma dove gli ascolti non influiscono, la pubblicità nemmeno, e dove le idee del giornalista sono palesate (in barba al modello della fairness e della credibility tanto osannato dal primo quotidiano inglese, il Daily Courant, precursore di un genere). Il giornalismo a cui si appiglia The Newsroom è quello di denuncia, giudizio, condanna e assoluzione, sulla scia del giornalismo francese nato con la Rivoluzione del 1789 basato sulla convinzione che tutto ciò che i giornalisti scrivono contribuisce a formare le sorti (politiche e sociali) di un Paese. Certo, Sorkin come ha più volte ribadito non ha nessuno scopo documentaristico: "i miei obblighi non sono verso la verità - aveva detto a proposito di The West Wing - il mio obbligo sta nel catturare la vostra attenzione". Tuttavia dietro all'esaltazione per un ideale in cui ho creduto, che ho sostenuto e che mi ha deluso (i titololi solo per acchiappare lettori, le notizie urlate: quale giornale si salva da tutto questo?), non posso fare a meno di sentirmi un po' amareggiata. Ecco questo è l'effetto di The Newsroom su di me: mi esalta e mi commuove, ma al tempo stesso mi fa riscoprire disillusa"
(Alessia Barbiero)

giovedì 2 agosto 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Shameless" emoziona e diverte (ancora)
"È iniziata su Mya la seconda stagione di «Shameless», la serie prodotta da John Welles, pluripremiato autore che ha firmato telefilm come «E.R.» e le ultime stagioni di «West Wing» (Mediaset Premium, venerdì, ore 21.15). Il telefilm è il remake di una bellissima serie inglese, espressione di quella «nouvelle vague» della fiction televisiva d'oltremanica che negli ultimi anni ha sfornato prodotti interessanti come «Misfits», il nuovo «Sherlock Holmes», e «Luther». Welles ha sfruttato una base di partenza ottima e ne ha fatto uno dei telefilm più interessanti della produzione recente del canale via cavo Showtime (per intenderci, quello di «Weeds» e «Dexter»). La storia è quella di una famiglia particolare, dove le regole funzionano alla rovescia: il padre, Frank Gallagher (un William E. Macy nella sua migliore interpretazione di sempre), è un alcolizzato totalmente irresponsabile ma altamente e orgogliosamente prolifico. I suoi sei figli sono così costretti a prendersi cura uno dell'altro, guidati da Fiona, la sorella maggiore sempre divisa tra desiderio legittimo di godersi la sua giovane età e la responsabilità di gestire l' intera baracca. Il tutto sullo sfondo della poverissima periferia di Chicago, dove i Gallagher fanno parte di quella categoria sociologica tutta nordamericana del «white trash», spazzatura bianca, costretta a tirare avanti tra lavoretti, coupon ed espedienti. In «Shameless» gli ingredienti tradizionali del family drama ci sono tutti, dall'amore fraterno all'attaccamento alle proprie radici, ma sono mescolati a una buona dose di cinismo, linguaggio «estremo» e comicità politicamente scorretta. La prima stagione aveva sorpreso per l' alta qualità della scrittura capace di approfondire le psicologie dei personaggi attraverso trame sempre avvincenti e credibili, questa seconda sembra per ora avvitarsi un po' su se stessa, ma rimane un'ottima fonte di divertimento ed emozione".
(Aldo Grasso, 22.07.2012)

mercoledì 23 maggio 2012

NEWS - La politica Usa dissacrata da "Veep", all'opposto di "West Wing"
Articolo di Alessia Barbiero per Linkiesta
"C'è chi ci vede una copia sputata di Sarah Palin, chi pensa a una parodia di Hilary Clinton e chi ancora chiama in causa James Danforth "Dan" Quayle, il 44esimo vicepresidente degli Usa ai tempi di Bush padre (passato alla storia come il vicepresidente più ridicolizzato dai media, per le sue battute senza senso e la poca cultura politica). E' difficile dire a chi Selena Meyer, nuova protagonista della serie TV firmata HBO, Veep, strizzi l'occhio: l'attrice (Julia Louis-Dreyfus, che grazie a questa interpretazione è entrata di petto tra i divi della comicità seriale americana) ha negato qualsiasi riferimento. Sarah Palin resta comunque la candidata numero uno, ma attenzione a non cadere in inganno: la Selina della sfottò Hbo è democratica.
Tutti e nessuno entrano in questa serie che non vuole essere né repubblicana né democratica, né conservatrice né liberale: è piuttosto uno show metapolitico che dall'interno cerca di distruggere, ironizzare e raccontare in modo disincantato la politica statunitense. Facendo a pezzetti il mito della White House, il luogo in cui si decide il destino del mondo.Un'ottica diametralmente opposta da quella che Aaron Sorkin ci ha regalato alla fine degli anni novanta con l'indimenticabile The West Wing (la serie di sette stagioni ambientata nell'Ala Ovest della Casa Bianca). Lì ad avere la meglio era una visione alta, intellettuale, solida e decisamente idealizzata della politica. L'unica cosa che Veep ha in comune con la serie di Sorkin sono quei botta e risposta rapidi nei corridori degli uffici presidenziali: tutto il resto scivola nel filone comico. Veep (remake del mockumentary inglese The Thick of It) ci risparmia ogni possibile moralismo ideologico e punta su eccentricità e manie di coloro che sono attratti dal potere.
Selina è, a tutti gli effetti, l'antipolitica: disinteressata ai problemi reali, si preoccupa solo dell'immagine, di non fare gaffe (o meglio di rimediare a quelle fatte) e di sapere se il presidente ha chiamato (no, ovviamente non chiama mai). A soccorrerla c'è un manipolo di incompetenti o disadattati: da Gary che non fa altro che seguire il vicepresidente e sussurrarle all'orecchio alcune informazioni sulle persone che incontra ("Moglie, non figlia! Moglie, non figlia!") a Mike, il portavoce, che finge di possedere un cane per giustificare i ritardi in ufficio.
Le lodi sono state tessute da molti critici americani, anche se ci sono voci fuori dal corso. Una satira profana, l'ha definita il New Yorker, sottolineando come la parola "fuck" e le sue varianti siano presenti oltre 250 volte nei primi otto episodi. Storce il naso anche Entertainment Weekly: troppe parolacce e il confronto con The West Wing vede Veep uscire perdente. Ma è un confronto che davvero ha poca ragione di esistere: la prima drama, la seconda comedy. La prima incentrata su un presidente serio e coscienzioso e la seconda una parodia su una vicepresidente, che più che Veep si sente una VIP.

martedì 22 marzo 2011

NEWS - Vade retro cinema (almeno per ora)! Aaron Soorkin torna in tv con Jeff Daniels
(ANSA) LOS ANGELES, 22 MAR - Aaron Sorkin ha trionfato agli Oscar con la vittoria per la sceneggiatura di The Social Network e ora ha deciso di tornare alla televisione. L'autore ora ci riprova, con un nuovo progetto che parlera' degli impiegati di uno show via cavo notturno e si intitolera' More as the story develops. Jeff Daniels e' entrato a far parte del cast dell'episodio pilota che andra' in onda sul canale via cavo Hbo. Aaron Sorkin, famoso anche per essere l'autore di serie televisive di successo come West Wing, aveva tentato di portare in tv il mondo dei media con Studio 60 on the Sunset Strip, fallito dopo meno di una stagione

lunedì 13 luglio 2009

NEWS - Gli spoiler? Ci vorrebbero punizioni corporali per un delitto che non cade mai in prescrizione...
Articolo di Guia Soncini su "Gioia"
"Circa un anno fa, ho pensato che al Corriere della Sera meritassero punizioni corporali. Sex and the city stava per uscire nei cinema ditutto il mondo, la trama era un mistero, certo c'erano in giro le foto di Carrie vestita da sposa, ma si sapeva che la cerimonia andava arotoli, e insomma chissà come finiva. Organizzarono una visione in anteprima del film, riservata alla stampa, e – prima che anche quellecosì fanatiche da andare al primo spettacolo nel giorno dell'uscita potessero vedere e sorprendersi e commuoversi – il Corriere dedicò alla storia tra Carrie e Big una pagina. Alla quinta riga, si riferiva che, dopo l'andata a monte della gran cerimonia nuziale, i due si sposavano infine in Comune, da soli, senza sfarzi. Gli americani, che le cose di spettacolo le prendono abbastanza sul serio da disturbarsi a creare peresse delle specifiche linguistiche, lo chiamano spoiler. È il gesto di rovinare la sorpresa svelando il finale alle poverine che vorrebberogoderselo. Su un giornale americano un articolo così non sarebbe mai uscito, prima dell'uscita del film; qualche settimana dopo, a film ancora nelle sale, magari sì, ma preceduto dall'avviso «segue spoiler», partendo dal principio che la maggioranza l'abbia ormai visto, e per gli altri basti un avvertimento che li inviti a voltarsi dall'altra parte. Eppure, almeno lì, non basta. Un paio d'anni fa, il settimanale Entertainment weekly dedicò un titolo in copertina a due personaggi che erano morti nella puntata di Lost andata in onda la settimana prima sulla Abc. Le lettere di protesta erano indignate: non era forse degnodi rispetto chi, quella puntata, l'aveva registrata e doveva ancoravederla? In Italia, per i prodotti importati, il problema dei diversi tempi di fruizione si moltiplica: quando si può parlare degli sviluppidi trama di Desperate Housewives? Il lunedì, quando noi altre teppiste vediamo la puntata andata in onda la domenica negli Usa e scaricata daInternet? Un mese dopo, quando la stessa puntata va in onda su FoxLife e la vedono le italiane abbonate a Sky? Sei mesi o un anno dopo, quando infine la trasmette Rai2? Mai? Me lo chiedo perché l'altro giorno mi sono ritrovata a discutere della gravità dello svelare gli snodi di trama di West Wing, una serie chiusa nel 2006, e che ormai è andata in onda su Sky, e sul digitale terrestre, e su Rete4 e insomma se una West Wing non l'ha visto fin qui evidentemente non le interessa, no? No. Comunque, svelare i colpi discena è un atto degno di punizioni corporali. Mi è venuto il sospetto che lo spoiler sui telefilm non cada mai in prescrizione, e che quindi ci siano regole diverse, per la tv, da quelle valide per i film. Almeno:che io ricordi, ai tempi di Francamente me ne infischio, nessuno accusò Celentano di avere spoilerato, a chi non l'avesse ancora visto, il finale di Via col vento".

martedì 4 novembre 2008

NEWS - Obama Night! I telefilm tracciano il solco verso l'elezione del primo Presidente di colore

Articolo di Aldo Grasso
Un po' su Sky e un po' su Youtube, abbiamo visto il lungo spot televisivo (27 minuti) a favore di Barack Obama andato in onda a pagamento su sette grandi network nella notte di mercoledì per chiedere il voto nell' Election Day. In gergo tecnico, questo tipo di spot si chiama «infomercial» (una crasi fra l' informazione e il commercial, il messaggio pubblicitario) ed è stato realizzato da Davis Guggenheim, il regista di "Una verità scomoda" di Al Gore. Nella storia della propaganda politica, l' «Obama Biden» (questo il titolo ufficiale) rappresenta la discesa in campo dell' immaginario della serialità: è il telefilm che traccia il solco. Non solo per l' evidente riferimento a «West Wing», ma per l' uso sapiente di molte tecniche narrative prese a prestito dalle serie più famose, giusto per cucire la parte più propriamente propagandistica con l' informazione. Obama si muove e recita come i «neri» dei telefilm, non fa prediche, ma preferisce mettere in scena piccole storie, caricandole della forza dell' apologo (i mutui a rischio, la pensione, l' educazione, la precarietà del lavoro si fanno narrazione), si affida alla voce fuori campo, preferisce i discorsi privati a quelli pubblici. L' «Obama Biden» ignora la piazza, intesa come entità politica indistinta, ma interpella uno a uno i suoi possibili elettori. Solo nella retorica della serialità un leader può dire «non sono perfetto», intendendo naturalmente il contrario. Ha scritto Christian Rocca sul "Foglio": «In piedi davanti allo studio simil Casa Bianca o in cucina con una famiglia del New Mexico o tra i pensionati del Kentucky, Obama è sempre patinato, tirato a lucido, senza mai una piega, ogni tanto con un fascio di luce solare che gli sbatte sulla testa a formare un' aureola». Ma l' Obama aureolato ha un carisma che sembra raffigurato da J.J. Abrams, è come Jack di «Lost»: una guida misteriosa per uscire dalla perdizione.
(Corriere della Sera, 02.11.2008)

Vedi lo Spot di Obama:

venerdì 8 febbraio 2008

BOLLETTINO - Cinema in Iraq: i telefilm danno una...Mann
Il 2007 si è chiuso con un regalo inestimabile di fine anno. Più che il Natale, sono contati i natali di due giganti del piccolo schermo a permettere alla settima arte di iscrivere due convincenti capitoli sulla guerra in Iraq e sulle diverse culture tra Occidente e Medio Oriente. "La Valle di Elah" e "The Kingdom" recano le firme di due maestri del cinema di oggi, nati e cresciuti a scriver sceneggiature a puntate in lungo e in largo nei palinsesti tv: Paul Haggis e Michael Mann. Aldilà della qualità eccelsa di entrambe le pellicole, emerge quel "senso di colpa" che catapulta il cinema americano "là, dove nessun sceneggiatore era mai giunto prima". All'indomani della tragedia delle Torri Gemelle di quel fatidico 11 settembre 2001, molte pellicole si auto-censurarono rimandando l'uscita di immagini che contemplavano panoramiche sulle crollate Twin Towers. Nel contempo, la televisione, i telefilm in primis, organizzavano puntate ad hoc o serial a tema sul nuovo scenario ("Squadra Emergenza", "NYPD", "West Wing", "ER", "The Agency"...). Mentre il cinema conosceva il suo personalissimo Ground Zero, la televisione mise la freccia per uno storico sorpasso verso la realtà. Con la sua capacità di essere instant, il piccolo schermo superò il grande e inaugurò quella che una storica copertina di "Entertainment Weekly" di oltre un anno fa sancì a caratteri cubitali come "A New Golden Era". Quella degli anti-eroi, quella degli "Heroes" con gli scheletri nell'armadio, dei Clark Kent che vorrebbero "essere normali", dei Tony Soprano dall'analista, dei Presidenti d'America che piangono per aver firmato la pena di morte. E' stato proprio il florido humus telefilmico degli ultimi anni a permettere al cinema di risorgere. Il transito dalle serie tv alle sale cinematografiche di attori, registi e sceneggiatori ha donato nuovo sangue alla flebitica settima arte a "stelle e strisce", in preda a crisi d'asma quando c'era da raccontare storie di conflitti d'oltre confine e dell'anima. l'apporto di nomi telefilmici, che si erano fatti le ossa raccontando le evoluzioni e le involuzioni di personaggi quasi mai bianchi o neri ma più spesso grigi, ha permesso di seminare dubbi, di mettersi allo specchio, di cercare di capire colui che si etichetta come un nemico o un diverso. E scoprire che il più delle volte l'avversario è dentro casa. Dentro noi stessi.
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Febbraio)

venerdì 8 dicembre 2006

BOLLETTINO - Le scelte di Amanda Peet: una donna tra la Vallettopoli di "Studio 60"
Amanda Peet è da tenere d'occhio. Non tanto e non solo perchè è una delle attrici più affascinanti dello star-system, quanto perchè è sicuramente il volto emergente di "Studio 60 on the Sunset Strip" di Aaron Sorkin, ovvero quel gran genio di "West Wing". L'attrice newyorkese è stata reclutata all'ultimo in questa serie delle meraviglie che accende i riflettori su uno show dove si annidano storie d'amore e di potere tra autori, produttori e star della tv. Una sorta di versione allargata di "Vallettopoli" d'Oltreoceano (in America, si sa, non vanno tanto per il...Sottile). Il programma al centro del telefilm ricorda nella scenografia il "Saturday Night Live", ma anche la sit-com "Sports Night" (1998) dello stesso Sorkin. Inizia con la star dello show che, in diretta, si scaglia contro la censura, il politicamente corretto e l'intero mondo della televisione. Dopo il suo licenziamento viene promossa direttore della rete Jordan McDeere, interpretata proprio da Amanda Peet, la quale come primo atto da dirigente richiama Matt Albie (Matthew Perry di "Friends") e il suo collega Danny Tripp (Bradley Whitford, colui che in "West Wing" interpretava il vice-direttore dello staff presidenziale Josh Lyman). I due non possono rifiutare perchè Danny e' stato trovato positivo alla cocaina e Matt e' dipendente dagli antidolorifici. Tra fantasia e realtà - sia Perry che Sorkin hanno avuto problemi di droga - Amanda Peet emerge a nuova vita: dopo la delusione di "Syriana" al cinema, dopo il mezzo flop di "FBI: protezione testimoni" (in cui era sempre al fianco di Matthew Perry), l'attrice è stata convinta dal fidanzato a puntare su una serie tv: "ovunque ci sia Sorkin, è bene che tu ci vada", le ha intimato perentoriamente David Benioff, allora boyfriend sceneggiatore dall'occhio lungo e oggi suo fresco marito in attesa di diventare padre.
(Articolo di Leo Damerini tratto dal Bollettino dell'Accademia apparso sul numero di Dicembre del "Telefilm Magazine")

sabato 23 settembre 2006

NEWS - Altro che Matt LeBlanc in "Joey", il vero friend che sfonda è Matthew Perry con "Studio 60 on Sunset strip"
(ANSA) - Los Angeles - Due anni dopo la fine di "Friends", Matthew Perry e' tornato alla televisione. L' attore reso famoso dal ruolo di Chandler è infatti il protagonista di "Studio 60 on Sunset Strip". Non piu' dunque Chandler Bing, impacciato, insicuro e dalla battuta pronta, ma un autore di successo che rientra nei ranghi della rete televisiva che l' ha licenziato quattro anni prima per salvarla dal fallimento. "Studio 60 on Sunset Strip" racconta i drammi che si annidano dietro uno show comico, con storie d' amore e di potere tra autori, produttori e star. Il programma ricorda, anche nella cenografia, "Saturday Night Live", e inizia con la star dello show che, in diretta, si scaglia contro la censura, il politicamente corretto e l'intero mondo della televisione. Dopo il suo licenziamento viene promossa direttore della rete Jordan McDeere, interpretata da Amanda Peet, che come primo atto richiama Matt Albie (Perry) e il suo collega Danny Tripp (Bradley Whitford). I due non possono rifiutare perch‚ Danny e' stato trovato positivo alla cocaina e Matt e' dipendente dagli antidolorifici, cosi come accaduto nella realtà. Matthew Perry, infatti, ha avuto lo stesso problema mentre era ancora sul set di "Friends": "Per fortuna e' un momento della mia vita che ho superato, e ora posso usare questa esperienza come bagaglio per interpretare meglio il mio personaggio. Aaron Sorkin, che ha lavorato con Perry in alcune puntate dello show "West Wing", sembra aver sempre avuto in mente il Chandler di "Friends" mentre produceva il nuovo show. Mi sono ritrovato nella mia parte - ha commentato Perry - ma c e' anche molto l'impronta di Sorkis. Pensare che abbia scritto il ruolo avendo me in mente e' molto lusinghiero. Perfino i nostri nomi sono uguali. Quando ho saputo che esisteva un copione pero' sono stato io a volerlo leggere, non loro a chiamarmi. Albie compare dopo 35 pagine, mentre le sfogliavo pensavo: Ottimo, non c'e' la mia parte. Quando l'ho trovata pero' mi e' piaciuta moltissimo". Matthew Perry e' tornato a tempo pieno alla televisione, che non ha mai abbandonato totalmente, dopo alcuni film che non hanno avuto molto successo: "Ho deciso di rientrare perchè‚ la sceneggiatura di 'Studio 60' era ottima, mentre 'Fbi protezione testimoni 2' era terribile. Qui ci sono moltissimi dialoghi, la maggior parte del tempo ci muoviamo nei corridoi e parliamo". Perry deve ancora lottare con l' immagine che si e' creata di lui tra il pubblico, che lo identifica sempre con il divertente Chandler e si aspetta una battuta ogni volta che il suo volto appare in televisione. Per questo Perry cerca di rimanere serio durante le interviste per promuovere 'Studio 60' come sulla scena. Whitford pero' svela che dietro le quinte e' rimasto quello che gli spettatori sono abituati a vedere: "Matt e' divertentissimo, davvero una delle persone piu' divertenti che io conosca. Bradley e' piuttosto impacciato, e lo posso essere anch'io - ha ribattuto Perry - Entrambi siamo molto seri quando si parla di lavoro, ma prendo sul serio anche lo scherzare tra amici e il tentativo di creare un clima rilassato sul set". Nonostante Perry stia cercando di scrollarsi di dosso "Friends", e' a quel periodo che ripensa con affetto: "Mi mancano molto le persone. C'e' una versione porno di 'Friends', realizzata con attori che ci somigliano e l'ultima volta che ci siamo visti l'abbiamo guardata. Nel film tutti fanno sesso con tutti, tranne quello che interpreta Ross che per tutto il tempo sta seduto in un angolo". All'inizio della sua carriera, Perry ha rischiato di non partecipare neanche al casting di "Friends". Dodici anni fa doveva infatti essere il protagonista di "Lax 2194", una serie ambientata nel futuro in cui lui doveva controllare i bagagli dei passeggeri alieni. "Gli extra-terrestri erano interpretati da nani con parrucche - ha detto -. Era una sitcom, c'era anche un mio antenato rimasto ibernato per duecento anni a cui dovevo spiegare come si vive nel futuro. Ero fuori dal mercato per "Friends", ma per fortuna a un certo punto qualcuno ha visto lo show e ha capito che presto sarei stato libero da impegni. Meno male che non l'hanno visto troppe persone, altrimenti non sarei ancora qui".

domenica 27 agosto 2006

NEWS - Medici contro spie agli imperdibili Emmy Awards di stanotte
(ANSA) - Washington, 26 ago - (Di Cristiano Del Riccio) Medici contro spie:la battaglia per gli Emmy Awards, gli 'Oscar' della Tv che saranno consegnati domenica sera a Los Angeles, vede una lotta serrata tra la serie ospedaliera 'Grey's Anatomy' (che ha ricevuto undici candidature) e il thriller di spionaggio '24' (che puo' vantare undici candidature). Lo scontro piu' forte tra le sue serie sara' quello per l'Emmy per il miglior dramma televisivo che vede in lizza altri tre programmi di grande successo: 'The Sopranos', 'House' (un'altra storia ospedaliera) e 'The West Wing'. Ha destato sorpresa la esclusione dalla rosa dei candidati del dramma 'Lost', il programma che ha conquistato il seguito piu' vasto nella vasta arena televisiva Usa e che l'hanno scorso aveva sbaragliato il campo anche agli Emmy. La cerimonia, che sara' condotta dal comico Conan O'Brien, vede anche in lizza due presidenti: Martin Sheen, che interpreta il ruolo dell'inquilino della Casa Bianca in 'The West Wing', e' alla sua sesta candidatura come miglior attore di una serie drammatica. Le cinque volte precedenti e' sempre stato sconfitto e questa e' la sua ultima possibilita' perche' la serie e' giunta al capolinea. Suo principale avversario e' Kiefer Sutherland (24) che e' stato a sua volta nominato cinque volte senza mai vincere. Assente e' questa volta James Gandolfini, il Tony Soprano televisivo, che in passato ha vinto tre volte la statuetta per il miglior attore ma che quest'anno e' stato clamorosamente escluso. L'altro presidente in gara e' Geena Davis che ha interpretato a sua volta il ruolo del numero uno d'America nella serie 'Commander in Chief', che ha avuto un successo molto inferiore alle attese. Per Geena Davis e' la prima candidatura in questa categoria (miglior attrice in una serie drammatica) ma la grande
favorita e' Kira Sedgwick per il suo ruolo di detective nella nuova acclamata serie 'The Closer'. Ha sorpreso l'esclusione dalle candidature del miglior attore drammatico del sublime Hugh Laurie nel ruolo di un medico scorbutico nella serie ospedaliera 'House', tutta imperniata
sulla bravura dell'attore. In campo comico l'inarrestabile Steve Carell (esploso anche sul grande schermo con il ruolo di un 'vergine' quarantenne) e' favorito all'Emmy per la miglior interpretazione per la serie 'The Office'. Dovra' vedersela con Charlie Sheen (protagonista
di 'Two and Half Men'), il figlio del grande Martin Sheene. Lotta in famiglia anche per la miglior attrice comica con due veterane di 'Friends' in lizza con le loro nuove serie: Lisa Kudrow e' candidata per 'The Comeback' mentre Julie Louis-Dreyufus e' stata nominata per 'The New Adventure of Old Christine'. La terza incomoda nella battaglia per l'Emmy comico sara' la imprevedibile Debra Messing, protagonista della serie gay 'Will & Grace'.

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