Viewers last month

sabato 17 marzo 2012

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl 
   
Pollice in su, dopo due episodi appena, per GCB la nuova dramedy targata Abc,. Sulla scia del discreto successo ottenuto da Suburgatory, la Abc fa ancor più sua l’atmosfera patinata e kitsch della comedy per trasferirla in un’assolata cittadina del sud del Texas, dove tra rodeo e anelli di cipolla, musica country e cappelli da cowboy, a farla da padrona troviamo un gruppo di quarantenni biondissime e siliconate nei punti giusti, strette in abiti succinti e tacchi vertiginosi.
La nuova serie in questione, GCB - Good Christian Bitches (modificato in seguito ad alcune aspre proteste di cristiani e conservatori in Good Christian Belles), creata da Robert Harling e prodotta da Darren Star (un nome, una garanzia), è partita in midseason lo scorso 4 marzo e dopo due episodi appena, si è già fatta carico di un’eredità pesante come quella delle Desperate Housewives, pur discostandosi notevolmente dal drama sia dal punto di visto del plot che da quello dei personaggi.
Amanda (la deliziosa Leslie Bibb, Popular), ex mean girl al liceo e oggi madre di due teenager e vedova di un truffatore, ritorna nella città d’origine, in quell’angolo di Texas, per ripartire da zero e ricominciare una nuova vita, e contare sull’aiuto di una madre invadente e prepotente (interpretata da una strepitosa Annie Potts).
Per Amanda però, la strada è tutt’altro che in discesa: ad accoglierla infatti, le ormai attempate ex compagne del liceo, arricchite e affermate “cougar” ora, affamate di una famelica vendetta nei suoi riguardi.
A capeggiarle, un’irresistibile Kristen Chenoweth (Pushing Daisies, Glee) la classica arrivista dalla lingua tagliente, pronta a nascondersi dietro la religione cristiana per lanciare provocazioni e colpire gli avversari. Tratto da un irriverente romanzo della scrittrice Kim Gatlin, GCB punta i riflettori sull’ipocrisia delle apparenze, i superficiali rapporti di vicinato e i colpi bassi tra amiche, qui edulcorati ad hoc.
L’umorismo portato in scena è cinico e aspro, divertente seppur a volte prevedibile, la regia fresca e frizzante e il cast favoloso.
Il mio suggerimento più spassionato è di partire col piede giusto quando vi troverete faccia a faccia col pilot: preparatevi a vedere la puntata di una nuova dramedy ben scritta e ben diretta e con un ottimo potenziale, senza darle subito l’appellativo di “erede” di Desperate: evitate di cadere nello stesso errore che molti di noi hanno fatto con Lost, solo così non resterete delusi.
GCB va visto con la giuste dose di leggerezza, senza eccessive aspettative, con la speranza che andando avanti non deluda ed evitando di paragoni inopportuni con Bree, Susan & Co.
Perché se è vero che nella vita le certezze non sono poi molte, di una cosa possiamo però esser sicuri: Desperate Housewives è una serie che non dimenticheremo mai, che resterà per sempre nel nostro cuore e nessun altro telefilm potrà mai eguagliarla. 


In seguito a un tragico incidente automobilistico, il detective Michael Britten (Jason Isaacs, il Lucius Malfoy della saga di Harry Potter) perde la moglie Hannah (Laura Allen) e il figlio Rex (Dylan Minnette), e si ritrova imprigionato nel dolore e in un’intricata spirale in cui il sogno non si riesce a distinguere dalla realtà. Se in un mondo infatti Michael è vedovo e padre di un adolescente, nell’altro è ancora al fianco della sua splendida moglie ma in lutto per la morte del figlio avvenuta in seguito all’impatto.
La sua vita cambia una mattina dopo l’altra, e il risultato irreversibile è che lui si sveglia un giorno in un mondo e il giorno dopo in un altro.
Cosa gli resta per non perdere il filo del destino? Semplice, due braccialetti di colori differenti, uno rosso uno verde, da indossare secondo la realtà in cui il protagonista viene catapultato.
In entrambi i mondi si ritrova a risolvere delitti e crimini con due partner diversi, Isaiah Freeman (Steve Harris) e Efrem Vega (Wilmer Valderrama), e contemporaneamente a cercare una via d’uscita da questo labirinto, con l’aiuto del terapista John Lee (B.D. Wong) nella realtà rossa e con quello della dottoressa Evans (Cherry Jones) nella verde.
Questo in poche parole il plot di Awake, la nuova serie della Nbc firmata Kyle Killen (Lone Star), a metà strada tra ilo sci-fie il crime.
Alla base c’è il paradosso del Gatto di Schrödinger e l'idea dell’esistenza di un mondo parallelo, di una possibile realtà alternativa, tutte teorie affascinanti e misteriose da sempre così care a registi e scrittori.
Risale a pochi giorni fa la notizia di un accordo con Kevin Weisman, l’indimenticabile Marshall Flinkman di Alias, per un ruolo ricorrente nella serie già dopo una manciata di episodi, in cui interpreterà l’emblematico Mr. Blonde, personaggio chiave per la risoluzione del mistero che vede protagonista Michael.
Lo spunto è interessante, la sceneggiatura discreta, ma in quanto a ritmo e hype non ci siamo affatto: nonostante Awake fosse una delle serie più attese dell’anno sin dal Comic-Con 2011, l’impressione è che manchi totalmente di azione e velocità, un deficit piuttosto elevato visto il genere. La trama, complessa e ambiziosa, non si avvale della regia adeguata, e anche a livello di script, la qualità non è delle migliori. Momenti statici, spesso noiosi e troppo contorti, regalano ad Awake il titolo di stracotto della settimana.

giovedì 15 marzo 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

IL SOLE 24 ORE
Auditel Attack!
"L'Auditel non torna. Ci ha messo due anni per rilevare gli ascolti di chi non vede i programmi in diretta. Quando si dovrà occupare del web, dei tablet o degli smartphone, quanto ci vorrà, 25 anni?".
(Giovanni Stella, Vice Presidente e amministratore delegato di Telecom Italia Media/La 7, 15.03.2012)
NEWS - L'improvvisa e inaspettata cancellazione di "Luck" non è dovuta (solo) alla morte dei tre cavalli sul set o agli ascolti in picchiata ma allo "zoccolo duro" dell'HBO

Articolo di Tim Goodman per "Hollywood Reporter"
The cancelation of
Luck while in production on its second season came as something of a shock Wednesday, but certainly made sense in the big picture. Two horses were unfortunately killed during the filming of Season 1 and a third died recently while filming Season 2.
But to claim HBO was quick to pull the plug after the third horse died because the ratings for Luck were meager – and conversely would have kept a hit show like Game of Thrones on the air despite such deaths – is to ignore the HBO business model. It doesn’t rely on ratings. It relies on subscriptions. And what fuels people to want HBO is a desire to be in on the conversation when discussing some of the best shows on television. Buzz, hype – and awards – are essential to the formula that fuels HBO’s business model and three dead horses is not the kind of buzz HBO is after. It was clear even before HBO expanded its statement regarding the shut down of the series, the channel could get no reliable assurances that the horse deaths would end. If you can’t predict something like that – and three is already a lot, regardless of how they died – then you can’t manage the situation. From a business standpoint, HBO couldn't leave that to chance. As the first and foremost reason for pulling the plug, that seems clear.

Secondarily, you can then factor in the cost of the show, which isn’t cheap given the star power in front of and behind the camera. It’s easier to call it a day when you’re pouring money into something that’s about to get a tarnished reputation and – you guessed it – lose all but the bad buzz.But pointing to the ratings is, in fact, pointless. They don’t matter. Most of the people quick to chide the lack of viewers for the show don’t like it anyway. If ratings really mattered, HBO wouldn’t have renewed it for a second season. In HBO’s world, Luck was setting up rather nicely. It had a ton of critical acclaim and the latter episodes of the season were bringing together a complicated storyline. Most important, viewers were getting more familiar and comfortable with a subculture – horse racing – that many knew nothing about when the series launched.

Given that cable series often see a spike in ratings during the second season – after those who didn’t watch find it on DVD or rentals – HBO had every reason to believe it could build on the Luck track record.

But that horse, as they say, has left the barn. All that’s left now is for HBO and People for the Ethical Treatment of Animals to fight it out on the public relations battlefront about whether horses were being unfairly treated.

HBO has said that it went beyond the requirements for humane treatment, going so far as to toss out this odd quote: “We maintained the highest safety standards throughout production, higher in fact than any protocols existing in horseracing anywhere with many fewer incidents than occur in racing or than befall horses normally in barns at night or pastures.”

For its part, PETA said HBO used “old, unfit and drugged horses” and has called for an investigation.

Or if you’ve been watching Luck at all, there’s an “inquiry” on this race. Hold all tickets. What happens more often than not in that situation? The horse under inquiry gets disqualified.

mercoledì 14 marzo 2012

NEWS - Fuori dalla tv c'è vita vera: su Bonsai l'australiana "Kick"
Bonsai TV lancia "Kick", la serie TV australiana targata SBS, per la prima volta disponibile gratuitamente in Italia in modalità on demand. Bonsai TV, dopo la premiere del 13 marzo con le prime due puntate, manderà online ogni martedì e giovedì un episodio della prima stagione, composta complessivamente da tredici episodi. Ambientata nella soleggiata Melbourne, "Kick" porta in scena le divertenti sventure di Miki Mavros (Zoe Ventoura, Last Man Standing, See No Evil), una showgirl che non è riuscita a sfondare nel mondo della televisione, trovandosi costretta a tornare a vivere con i propri parenti nel quartiere multiculturale di Brunswick. Da qui parte la sua nuova vita, in compagnia dei suoi amici/vicini tra problemi familiari, di cuore e divertenti incomprensioni al gusto melting pot.
Ecco il link diretto alla Playlist di "Kick": http://tinyurl.com/7lebvhd

martedì 13 marzo 2012

NEWS - Ultima ora, fermi tutti! Cancellate la Sheridan da "Desperate Housewives" e dai computers: testimone a sorpresa nel processo Sheridan vs. Cherry (quasi quasi è meglio del finale di "DH"!)

Articolo tratto da "Hollywood Reporter"
Despite strenuous protests from the attorney for Marc Cherry and ABC, the judge in theDesperate Housewives trial allowed a surprise witness to testify Tuesday that in the fall of 2010 he saw an email that said ABC and Disney planned to delete all emails relating to Nicollette Sheridan and the killing of her character from the computer hard drives of show producers.

Michael R. Reinhart, a construction coordinator onHousewives for all eight seasons, said he was "disturbed" by the email but immediately deleted it and tried to forget it. However, he said, that was impossible. After sleepless nights, he said he felt he had to come forward before the trial ended and tell Sheridan’s legal team what he had seen and remembered.

Why, he was asked in a preliminary discussion before the jury was brought in? "To possibly equalize an inequity I felt because of what I perceived was in the email," said Reinhart.

Under questioning by Adam Levin, lead attorney for Cherry and ABC, Reinhart said he could not recall the exact words in the email, except it included "delete," "hard drive" and "producers."

Levin tried to suggest it could have been an email that was sent about preserving documents but Reinhart said he did not remember it saying anything about preserving anything.

Levin asked if it was possible he had misunderstood the contents of the email, and Reinhart said, "Yes, it is possible I misunderstood it."

Reinhart said he told Sheridan attorney
Marc Baute when he called him Sunday that he did not want to be involved or testify. When asked why, he said: "I expressed my strong reluctance to get involved because of the professional ramifications on my career."

In the first hearing before the judge, Reinhart said he felt he was committing "professional suicide" that would not only impact his ability to get jobs but also those of his crew, and thus his testimony would negatively impact their families as well.

Reinhart agreed to turn over his computer to the defense so they can do a forensic examination to see if they can find the email he said he received, even though he said he deleted it, and then killed it out of the system.

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri


RIVISTA STUDIO

La sostanza narrativa e la chiarezza mentale di Tina Fey

"Nell’ultimo numero del New Yorker (predatato 14 marzo) c’è un lungo pezzo di Tina Fey che vale l’acquisto della rivista: si chiama “Lessons from late night”, ha il sottotitolo (molto redazionale, considerato anche, forse, l’otto marzo) “What separates women from men”, ma è in effettisoprattutto un ottimo pezzo sulle relazioni di lavoro, su come si fa carriera, su come si fa il capo.

Tina Fey è stata autrice e performer al Saturday Night Live per un decennio e da quell’esperienzaha tratto il materiale per 30 Rock, la serie ambientata sul set di un ipotetico spettacolo comico NBC, The Girlie Show With Tracy Jordan. Nella serie, Liz Lemon, interpretata da Fey, è head writer dello show, come Fey lo è stata di Saturday Night Live. La prima cosa che verrebbe da dire su Tina Fey è che sa raccontare com’è per una donna gestireun potere. Lo confermerebbe lei stessa chiamando la sua autobiografia comica Bossypants. Maleggendo “Lessons from late night” non mi viene da scrivere frasi come la Merkel della comicitàamericana, quanto piuttosto un pezzo che parla del potere in modo onesto e comprensibile. Il pezzo è comico, il suo scopo sembra far ridere. Ruota intorno a un’aneddotica da ufficio, apartire da domande classiche tipo che differenza c’è tra autori e autrici di commedia. Per rivoltarela questione Fey rivela che diversi autori uomini del SNL pisciano nei bicchieri di carta e poi li lasciano a evaporare sugli scaffali dei propri uffici, “così poi evaporando gli ritorna nel corpo attraverso i pori del viso”. Per capire la lenta rimuginante comicità di Tina Fey, il lungo aneddoto si conclude così: “Non tutti gli autori uomini di SNL facevano pipì nei bicchieri. Ma quattro o cinque su venti sì, per cui ora devono considerarsi colpevoli tutti. Ogni volta che da qualche parte spunta una comica di stand up incapace, qualche blogger idiota deduce che “le donne non fanno ridere”. Usando la stessa aritmetica, posso dedurre che gli autori comici maschi pisciano nei bicchieri dicarta”.

Ma ciò che mi importa più del confronto tra uomini e donne è come Tina Fey parla del potere. Recentemente, la controversa scoperta dei problemi di lavorazione di Shame (scherzo), mi ha spinto a riflettere sul potere, e su quanto in generale nelle opere narrative il potere soggettivo come esperienza personale dell’autore dell’opera, a qualunque livello (dal nonnismo scout alla direzione di un giornale), sia scomodissimo da raccontare. Tina Fey è sbocciata nell’era dell’awkward humour, lo humour dell’imbarazzo, del disagio, invalso a partire dal suono di fotocopiatrice di The Office come alternativa alla laugh track delle sit-comedy americane classiche. Il gelo come vera esperienza comica. È quindi adatta a parlare di cose imbarazzanti, e in 30 Rock il tema del suo potere come head writer è continuamente affrontato nellaserie, ma in questo pezzo sembra che Tina Fey voglia solo scrivere cos’è il potere del produttore edell’head writer, spesso senza quasi cercare la risata.

Il punto 9) delle lezioni imparate dal produttore Lorne Michaels dice: “Non dare mai del pazzo a un pazzo”. Fey ammette di non aver capito per anni come mai Lorne Michaels non mandasse mai a cacare nessuno della produzione: autori di sketch troppo lunghi, attori isterici che volevano essere spostati lungo la scaletta. Seriamente, come stesse tenendo un corso per manager (eppure no, è così difficile stabilirlo), Fey spiega che contrariamente al proprio istinto di mandare tutti a cacare, “non esiste corso di management al mondo che raccomandi il sentirsi superiore come strumento [di comando]”.“Lorne ha un modo molto indiretto ed efficace di trattare con i pazzi. Lo si può descrivere al meglio con la vecchia battuta che tutti sanno da Io e Annie”. (Un uomo va da uno psichiatra e dice: “Mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina”. “Perché non lo interna?” “Perché ci servono le uova”.) “Lorne sa che la gente più estenuante ogni tanto tira fuori la roba migliore. …Per senso di giustizia, userò me stessa come esempio”.

E qui comincia a raccontare che nell’ottobre 2001, in piena paura antrace, seduta nel suo camerino al 30 di Rockefeller Plaza, gli studi della NBC a Manhattan, vede al telegiornale che la polizia sta esaminando la sostanza trovata in un pacco sospetto spedito alla NBC. “’No no’, mi dissi. ‘Io lascio perdere’. Presi la giacca, scesi a piedi, superai amici e colleghi senza dire una parola. Passai oltre la dolcissima Drew Barrimore, che presentava SNL quella settimana, senza dirle cosa avevo sentito. Andai all’ascensore e uscii. Poi andai a casa a piedi e aspettai la morte. Diverse ore dopo, Lorne mi telefonò e disse con gentilezza: ‘Siamo tutti qui. Tu e Drew siete le sole a esservene andate. E Drew è tornata qualche ora fa, per cui… stiamo ordinando la cena, se vuoi tornare’. Era il modo più cortese di dire: ‘Ti stai coprendo di ridicolo’”. Più tardi, “mentre guardavo lo show dalla balconata provai un affetto tremendo per tutti. È come se fossimo una famiglia e, se dovevamo lasciare questo mondo, almeno l’avremmo fatto insieme. Dovevo aver scordato che poche ore prima me l’ero data, lasciandoli qui a morire. (Ho una capacità squisitamente tedesca di vacillare tra sentimentalismo e freddezza.) Mail punto è che Lorne non fece quanto avrei fatto io al suo posto, ossia dire a me: ‘Stai facendo la pazza. Torna qui. Ti credi più importante di tutti gli altri?’ Oltretutto, nemmeno mi coccolò, che è ciò che avrei fatto io per compensare la mia naturale freddezza. ‘Stai bene? Se ti servono due giorni di vacanza, sono sicuro che ce la faremo, bla bla bla’. Invece, trovò un modo per farmi tornare dalla porta come se il mio crollo mentale non ci fosse mai stato. ‘Ordiniamo la cena. Cosa prendi?’ Lui sapeva come farsi dare le uova”.

Lo stile di Tina Fey è interessante. Non lo si può definire né sobrio né eccessivo, né intellettualené viscerale, non sembra quasi importante quale sia il suo stile. Le sue adorabili fattezze da topo secchione quarantenne aiutano, ma ora che per la prima volta ho letto qualcosa di suo per iscritto, posso finalmente, lontano dalla solita domanda “te la faresti o no?”, riconoscere nella sua calma analisi del proprio potere e del potere del suo mentore Lorne Michaels, un esempio di sostanza narrativa e chiarezza mentale".

(Francesco Pacifico, 09.03.2012)

lunedì 12 marzo 2012



GOSSIP - Clamoroso al Cibali! Heather Morris come mamma l'ha fatta in scatti rubati dal cellulare

Sembra che la pubblicazione sul web delle foto intime delle celebrità sia diventato un hobby consueto (oltre che curioso ed inspiegabile sulla modalità...). E così nella rete - in tutti i sensi - ci è cascata pure Heather Morris di "Glee", ripresa in 21 scatti che lasciano ben poco all'immaginazione...Si attendono sviluppi (di altri rullini?).

domenica 11 marzo 2012

TWITTER-JAM - La playlist delle migliori twittate seriali selezionata da AcademyTelefilm e TelefilmCult

Nina Dobrev & Ian Somerhalder: 'Vampire Diaries' at PaleyFest!: Ian Somerhalder and Paul…


I can't wait to meet President Peres from Israel tomorrow. Looking forward to learning more about the situation in Israel.


Desperate Housewives e il finale rovinato via


Eva Longoria Dines With Friends Post Split: Eva Longoria heads back to her car after grabbing…


Kathy Bates talks 'Harry's Law' return: 'I wish the naysayers would just shut the F up'


Scoop: 2 BROKE GIRLS Books Martha Stewart


PaleyFest: 'Bones' Creator Hart Hanson on a 2-Season Pickup, Those Extra 4 Episodes


"Mad Men's" return comes with a plea from Matthew Weiner to critics: No spoilers. Will they listen? Why they should:

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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