NEWS - Er Pupone sul serial! Se HBO gira un telefilm su Belushi, Sky mette in cantiere una serie tv su Totti! (Adani guest star e Ilary Blasi nei panni di se stessa?)
News tratta da "La Gazzetta dello Sport"
Metti una sera a cena in una elegante casa del centro di Roma. Metti che ad un certo punto uno dei commensali si alzi, si metta al pianoforte e gli altri comincino a ridere (e non certo perché suoni male, anzi). Metti che dopo una serata del genere un progetto cominci a prendere forma più strutturata. Ecco, prendete tutti insieme questi elementi, shakerateli e avrete un'idea del magico mondo in cui ormai galleggiano Francesco Totti e sua moglie llary. L'anfitrione della serata, infatti, era Pietro Valsecchi, uno dei più celebri produttori internazionali e proprio per questo mentore di uno dei maggiori talenti del cinema italiano contemporaneo, cioè quel Luca Pasquale Medici, al secolo dell'intrattenimento meglio noto come Checco Zalone. E allora avete capito: al pianoforte quella sera c'era proprio lui. I1 piatto forte, però, deve ancora arrivare. Dopo una lunga trattativa, infatti, è virtualmente concluso l'acquisto dei diritti della fortunata autobiografia, «Un campione», edita da Rizzoli e scritta insieme a Paolo Condò. Partendo da questo libro, infatti, da mesi si sta pensando di strutturare un prodotto intorno alla vita dell'ex stella della Roma. Ad occuparsi dell'operazione sarà la Wildside, la casa di produzione fondata nel 2009, guidata da Lorenzo Mieli e Paolo Gianani. Ma naturalmente anche la famiglia Valsecchi sarà della partita, con Virginia, attrice e produttrice, oltre che figlia di Pietro, cioè il padrone di casa di quella splendida serata d'autunno in cui il progetto ha cominciato a prendere forma. In questi mesi, le ipotesi su come costruire il prodotto sono oscillate dalla serie tv al film vero e proprio, ma a essere vincente sembra proprio che sarà la prima ipotesi, con Sky partner dell'avventura. Dopo aver accarezzato l'idea di rivolgersi a più registi (come accadrà per la serie su Maradona, ad esempio), per la storia di Totti ci sarà un'unica mano dietro la macchina da presa, anche se tutte le scelte devono essere ancora fatte. A cominciare dal casting, naturalmente. Le prime indiscrezioni parlano di un protagonista principale — quello che impersonerà Totti — relativamente sconosciuto al grande pubblico, mentre nei ruoli secondari si vorrebbe invece attori celebri. Comunque è ancora tutto da definire. La cosa certa è che la Wildside — produttrice di celebri serie tv (da «The young Pope» a «In Treatment») — intende lanciare la sfida a uno dei luoghi comuni nel mondo del cinema (ormai anche domestico), ovvero che le opere che trattano anche di calcio non sempre hanno successo. Totti, però, potrebbe essere speciale anche in questo. E chissà che tra Pallone d'Oro e Oscar, in fondo, non ci sia poi un'enorme differenza.
Visualizzazione post con etichetta Pietro Valsecchi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pietro Valsecchi. Mostra tutti i post
martedì 30 aprile 2019
venerdì 27 marzo 2009
NEWS - E' la cRISi, bellezza! Tagli sulla fiction targata Taodue(ANSA) - ROMA - ''C'e' una crisi enorme e noi ci siamo dentro. Quest'anno con la Taodue faremo tagli per il 30% sui costi delle nostre produzioni'': il produttore Pietro Valsecchi, presentando la nuova fiction 'Squadra Antimafia' in onda su Canale 5 dal 31 marzo, lancia l'allarme. ''Diamo lavoro a 19 mila persone e siamo dentro la crisi globale. Cercheremo di fare gli stessi prodotti con la stessa qualita' di sempre, ma non possiamo fare a meno di tagliare i costi''. Giancarlo Scheri, responsabile delle produzioni fiction Mediaset, non nega il problema ma ribadisce ''la fiction continuera' ad avere il ruolo strategico che ha per noi. I tagli non riguarderanno il numero delle serate, ne' la cura, ne' la qualita'. Bisognera' trovare il modo per risparmiare e non escludiamo un ritorno alle coproduzioni internazionali''. Intanto in Spagna si produrra' una versione locale della serie tv 'I liceali'.
venerdì 7 novembre 2008
NEWS - Gli ospedali italiani non sono una cosa serial. Flop per "Crimini bianchi", "Terapia d'urgenza", "Medici miei"...accanimento terapeutico o troppo ansiogeni?Articolo di Chiara Maffioletti
Gli ospedali non piacciono. Almeno in tv. E almeno quelli italiani. Eppure l'offerta di fiction mediche prodotte in Italia non è mai stata più rigogliosa. Passando dalla commedia al dramma, si è raccontato di medici eroi e di «macellai», vagando dai reparti di neonatologia agli obitori. Una sola comune: scarsa, scarsissima fortuna in termini di ascolti. In certi casi una catastrofe. Ed è così che in breve tempo importanti investimenti sono andati persi, inesorabilmente falciati dalla mannaia dell'Auditel che ha costretto le reti (Rai e Mediaset) a caramboleschi cambi di palinsesto e a improvvise variazioni di canale e di orario. Oppure alla chiusura. In un solo mese, le fiction ospedaliere sospese sono state tre. Tutte e tre nuove produzioni. Il 24 ottobre l'ultima interruzione: «Terapia d'urgenza». «Si ritiene - spiegava la nota di Raidue - che il prodotto abbia reso molto meno delle sue potenzialità ». Che tradotto, significa otto puntate trasmesse sulle diciotto previste, con una media tra il 6 e il 7% di share, scesa al 5.83% dell'ultimo episodio.
Anna Mittone, la sceneggiatrice, ammette la débâcle: «Abbiamo cercato di discostarci dal melò-tragico stile "Capri", cercando di fare un passo verso prodotti più autoriali. Ma il pubblico adulto ama lo stile di Raiuno e quello più giovane si è raffinato». Quindi, un coraggioso mea culpa: «Siamo lontani dalla fiction americana. Poi, con la crisi, la gente è meno disposta ad incupirsi. Una signora mi ha detto: già assisto mia suocera malata, non voglio ritrovarmi in ospedale anche guardando la tv». Non ha avuto miglior sorte «Crimini bianchi». La fiction sulla malasanità prodotta da Taodue con protagonista Daniele Pecci è andata in onda a fine settembre su Canale 5. A metà ottobre era stata spostata su Italia 1. Poco dopo, definitivamente sospesa. «Il nostro era un prodotto di altissima qualità - commenta Dante Palladino, l'autore - ma non ha pagato. Questi risultati fanno riflettere: sono lo specchio di un Paese che non vuole pensare. O forse, dalla fiction ci si aspetta altro ». Fa sportivamente autocritica anche il produttore, Pietro Valsecchi: «È stato un flop pazzesco e me ne assumo le responsabilità. Ci sono stati dei problemi di comunicazione e di presunzione: eravamo troppo convinti che sarebbe stato un successo. È passato il messaggio che la fiction fosse contro i medici quando è vero il contrario. Se va tutto male, servono rassicurazioni. Bisogna tornare ad una tv di grandi sentimenti». Insomma, il teorema di Confalonieri, quello secondo cui la gente in tempo di crisi ha bisogno di prodotti ottimisti, è largamente condiviso. Ma ha una falla: neanche la sitcom funziona se ambientata in un ospedale (italiano). Di «Medici miei», fiction con Enzo Iacchetti e Giobbe Covatta e prodotta da Mediaset, sono state trasmesse solo tre puntate. Era seguito un duro scontro verbale tra Iacchetti e Tiraboschi. Passate le settimane, la rabbia di Iacchetti è immutata: «Mi spiace tantissimo perché la serie non ha avuto modo di emergere ed è stata fatta volutamente andare male. Era un tentativo di innovazione, tanto che dopo la prima puntata avevo ricevuto i complimenti da quello stesso direttore che poi, alla terza, ha detto ciò che ha detto. Mi sembra ci sia qualcosa di losco». Ma scorrendo l' elenco delle ultime serie mediche italiane, il triste copione della disfatta è tutt' altro che infrequente: «Nati ieri» è stata sospesa nel 2007 da Canale 5; «Medicina Generale», andata in onda su Raiuno a febbraio 2007, con una media vicina al 22%, fu sospesa e ritrasmessa lo scorso maggio, scendendo sotto il 17%. Nel frattempo, la criptica scelta della Rai di avviare la produzione della seconda serie. Pare lecito parlare di accanimento terapeutico. Ma non si spiega il successo duraturo delle molte serie tv mediche «d' importazione»: da «E.R.», alla 15esima edizione, a «Doctor House» alla quinta come «Grey' s Anathomy» e «Nip/Tuck». E poi ancora «Scrubs», all' ottava. Non si spiega. O forse sì?
Anna Mittone, la sceneggiatrice, ammette la débâcle: «Abbiamo cercato di discostarci dal melò-tragico stile "Capri", cercando di fare un passo verso prodotti più autoriali. Ma il pubblico adulto ama lo stile di Raiuno e quello più giovane si è raffinato». Quindi, un coraggioso mea culpa: «Siamo lontani dalla fiction americana. Poi, con la crisi, la gente è meno disposta ad incupirsi. Una signora mi ha detto: già assisto mia suocera malata, non voglio ritrovarmi in ospedale anche guardando la tv». Non ha avuto miglior sorte «Crimini bianchi». La fiction sulla malasanità prodotta da Taodue con protagonista Daniele Pecci è andata in onda a fine settembre su Canale 5. A metà ottobre era stata spostata su Italia 1. Poco dopo, definitivamente sospesa. «Il nostro era un prodotto di altissima qualità - commenta Dante Palladino, l'autore - ma non ha pagato. Questi risultati fanno riflettere: sono lo specchio di un Paese che non vuole pensare. O forse, dalla fiction ci si aspetta altro ». Fa sportivamente autocritica anche il produttore, Pietro Valsecchi: «È stato un flop pazzesco e me ne assumo le responsabilità. Ci sono stati dei problemi di comunicazione e di presunzione: eravamo troppo convinti che sarebbe stato un successo. È passato il messaggio che la fiction fosse contro i medici quando è vero il contrario. Se va tutto male, servono rassicurazioni. Bisogna tornare ad una tv di grandi sentimenti». Insomma, il teorema di Confalonieri, quello secondo cui la gente in tempo di crisi ha bisogno di prodotti ottimisti, è largamente condiviso. Ma ha una falla: neanche la sitcom funziona se ambientata in un ospedale (italiano). Di «Medici miei», fiction con Enzo Iacchetti e Giobbe Covatta e prodotta da Mediaset, sono state trasmesse solo tre puntate. Era seguito un duro scontro verbale tra Iacchetti e Tiraboschi. Passate le settimane, la rabbia di Iacchetti è immutata: «Mi spiace tantissimo perché la serie non ha avuto modo di emergere ed è stata fatta volutamente andare male. Era un tentativo di innovazione, tanto che dopo la prima puntata avevo ricevuto i complimenti da quello stesso direttore che poi, alla terza, ha detto ciò che ha detto. Mi sembra ci sia qualcosa di losco». Ma scorrendo l' elenco delle ultime serie mediche italiane, il triste copione della disfatta è tutt' altro che infrequente: «Nati ieri» è stata sospesa nel 2007 da Canale 5; «Medicina Generale», andata in onda su Raiuno a febbraio 2007, con una media vicina al 22%, fu sospesa e ritrasmessa lo scorso maggio, scendendo sotto il 17%. Nel frattempo, la criptica scelta della Rai di avviare la produzione della seconda serie. Pare lecito parlare di accanimento terapeutico. Ma non si spiega il successo duraturo delle molte serie tv mediche «d' importazione»: da «E.R.», alla 15esima edizione, a «Doctor House» alla quinta come «Grey' s Anathomy» e «Nip/Tuck». E poi ancora «Scrubs», all' ottava. Non si spiega. O forse sì?
("Corriere della Sera", 03.11.2008)
lunedì 3 novembre 2008

NEWS - Bova Identity! Jack Bauer gli fa le pippe! Il bel Raoul nazionale in uno spy-thriller all'italiana (chi dovrà salvare dall'attacco batteriologico, la Gelmini o Brunetta?)Articolo di Emilia Costantini
Raoul Bova: un James Bond all' italiana in una intricata vicenda di spionaggio. Per la prima volta, le trame inquietanti dei servizi segreti, quelli «sani» e anche quelli «deviati», diventano protagoniste di una fiction. «Intelligence» è l' action-movie che si sta girando in questi giorni a Roma, ma il set si sposterà poi in Romania e in Tunisia. Un kolossal da 16 milioni di euro, per esplorare il mondo delle spie, in Italia e su scenari internazionali, ponendo domande cruciali allo spettatore: qualcuno manipola le informazioni per tenerci all' oscuro di verità scomode? E ancora: quali sono le forze in campo che contrastano il terrorismo internazionale, quali sono gli eroi di questa battaglia combattuta nell' ombra? Precisa subito Bova: «Qui non sono l' eroe in senso classico. Semmai sono un uomo assetato di giustizia e di vendetta, un giustiziere vendicatore che si muove non in base a un' etica o a un' ideologia politica, ma al di fuori delle regole, accecato dalla rabbia e dalla sofferenza interiore. Un Bond più motivato, insomma, forse un eroe per caso, alla ricerca della verità, costretto a confrontarsi con un diabolico piano, destinato a sconvolgere non solo la sua vita, ma quella dell' intero pianeta». Prodotto dalla Taodue per Mediaset in 6 puntate, su Canale 5 dall' autunno 2009, è una nuova sfida televisiva con la regia di Alexis Sweet (il regista del «Capo dei capi»), dove si mescola la tradizione della fiction con i grandi film d' azione di scuola americana. Con Bova, è protagonista Ana Caterina Morariu e inoltre, tra gli altri, Irene Ferri, Massimo Venturiello, Vincent Riotta. Marco (Bova) è un ex parà che vede, o crede di vedere, la figlia morire in un tragico quanto crudele attentato terroristico. Il dolore e il rifiuto di questa morte assurda, lo portano ad arruolarsi nei servizi segreti italiani e ad entrare poi nello strisciante meccanismo del controspionaggio, in contatto con la Cia, il Kgb, la Securitate romena e altre intelligence di Paesi dell' Est. Dovrà quindi affrontare nemici e finti amici di ogni genere, in una intricata ragnatela di interessi nazionali e sovranazionali, ricatti, omicidi, ingiustizie. Riprende Bova: «Marco diventa spietato e, a un certo punto della storia, si trasforma in una cellula impazzita, che tutti vogliono fermare. Un fuggitivo che, ormai completamente solo, vive in un incubo, disposto a compromettere tutto, anche i suoi principi morali». Una corsa all' ultimo respiro, la sua, fino all' estrema impronunciabile rivelazione: un mostruoso attacco batteriologico (n.d.r.: vi ricorda qualcosa???), progettato contemporaneamente in quattro capitali europee. Nel tentare di sventare il multiplo attentato, Marco scoprirà che la figlia è ancora viva, ostaggio di terroristi. Interviene il produttore Pietro Valsecchi: «È una fiction fuori dai canoni del solito "televisionese". Un format italiano, dove una volta tanto non si vedono poliziotti o carabinieri, ma personaggi di cui noi cittadini sappiamo ben poco. Perché le cosiddette spie sono persone all' apparenza assolutamente normali, che magari si camuffano dietro un mestiere qualunque, che possono essere il vicino della porta accanto: un mondo parallelo, sotterraneo, dove perfino i "cattivi" sono in giacca e cravatta». Un format italiano, che strizza l' occhio però alla cinematografia d' Oltreoceano. Sottolinea il regista: «Sulla falsariga dei recenti 007 o di film come "The Bourne Identity" con Matt Damon, è un action-movie adrenalinico, un popcorn-movie, come si chiamano in America, per chi ama l' avventura incalzante, con scene rocambolesche che non lasciano spazio alla noia». Inseguimenti sui tetti con salti nel vuoto a 20 metri d' altezza, esplosioni, fughe spericolate in moto, combattimenti all' ultimo sangue: «In una scena - racconta Raoul - mi ritrovo attaccato al parabrezza di un' auto; in un' altra fuga, salgo e scendo le scale in motocicletta. Sul set siamo supportati da un autentico esercito di stuntmen, ma io non uso controfigure». Ci sono voluti mesi di preparazione fisica, infatti: un training intensivo in palestra per rinforzare i muscoli, con allenatori di arti marziali e con maestri d' armi, per imparare a maneggiare pistole, mitra, bombe a mano... Ma in tutta la rocambolesca vicenda, non manca la storia d' amore, quella che sboccerà tra Marco e Giada (la Morariu), avvenente spia coi tacchi a spillo: «È una donna fredda e determinata - spiega l' attrice -. Una donna-femmina, che punta tutto sull' azione, più che sull' emozione, ma alla fine anche lei si innamorerà». E la morale? Conclude Bova: «Non si traggono conclusioni o giudizi morali, ma riusciremo nell' intento se saremo in grado di far capire alla gente che dietro a una guerra o, peggio, dietro a un attentato si nascondono interessi non solo politici o di fede religiosa, ma anche e soprattutto economici. Interessi per i quali la vita umana conta ben poco».
("Corriere della Sera", 02.10.2008)
mercoledì 9 aprile 2008
XL
Chi ha ucciso quel marxista di Colombo?
"'Colombo' è un brano omaggio al tenente del telefilm omonimo. Mi piace Peter Falk per come rispondeva alle interviste. Ci leggevo questa sottile critica marxista dietro e mi piace pensare che i creatori ci abbiano voluto scientemente mettere questo germe. Era strano che la scena fosse sempre in questi ambienti ricchi e gli assassini benestanti, alcuni anche famosi: non uccidono mai per amore ma solo per potere e denaro. Poi arriva questo sfigato, questo 'underdog' vestito in quel modo fuori tempo, col pantalone sgualcito, la macchina che cade a pezzi, il cane con cui non comunica. Però li inchioda sempre e mi piaceva prenderlo come metafora del mondo occidentale moderno, così ho ipotizzato questo coro degli assassini di Colombo. Credo che in questo momento siamo un pò tutti assassini di Colombo e colpevoli di qualcosa".
(Francesco Bianconi dei Baustelle, Febbraio 2008)
CORRIERE DELLA SERA MAGAZINE
Volevo essere Pamela Anderson
"Io mi sento bionda dentro. A 12 anni volevo essere bionda come Pamela Anderson, ero una fan di 'Baywatch'. Pregai la mia insegnante di canto (Cinzia, una pazza scatenata che aveva il culto dei capelli) di tingermi come Pamela. Lei, per paura di mamma, mi fece solo due ciocchettine platino davanti. Mia madre!!! Mi rispedì a calci (si fa per dire) dal parrucchiere. I capelli sono una componente molto turbolenta della mia vita...".
(Laura Chiatti, 21.02.2008)
LA STAMPA
"Crimini bianchi", alla larga da "Grey's" e "House"
"'Crimini bianchi' è una serie lontana anni luce dai 'Grey's Anatomy' o 'Dr. House', dove l'efficenza degli ospedali non viene mai messa in dubbio. Questa fiction denuncia una situazione di malasanità che è sotto gli occhi di tutti, ma nello stesso tempo plaude ai medici e agli infermieri preparati e capaci".
(Pietro Valsecchi, 21.02.2008)
IL MANIFESTO
Rex, un "bau" fuori dal coro
"Tempi lenti e frasi fatte ('se cerca di fare il furbo sparagli'), scene giustapposte, morale bene in vista, il cane Rex esegue il compito assegnato: mantenere, con il minimo sforzo, la media del 20% di share. Storie di ordinaria criminalità, senza affondare troppo il coltello nel sangue. Al contrario di certi cartoni animati, il pastore è l'immagine della bontà. Specialmente nel confronto con la nutrita compagnia di programmi finiti sotto la lente del Comitato di applicazione del Codice Tv e minori".
(Norma Rangeri, 21.02.2008)
TV SORRISI E CANZONI
"The OC", un addio perfetto
"Sono molto grata ai produttori e agli sceneggiatori di 'The OC', sono onorata di averne fatto parte. Gli ascolti si erano un pò abbassati. Nella storia eravamo arrivati a un buon punto per terminare, eravamo contenti di fermarci lì. E l'abbiamo fatto".
(Rachel Bilson, 01.03.2008)
LA REPUBBLICA
"I Cesaroni", serie 'piaciona' senza pretese
"Stando ai riscontri, tra i momenti felici per Mediaset in questo inizio d'anno bisogna citare soprattutto la seconda stagione de 'I Cesaroni', presentata come una sorta di successo epocale. A guardar bene, siamo dalle parti di un buon risultato per una serie molto piaciona che va su Canale 5 in una serata (quella del venerdì) in cui la concorrenza diretta di Raiuno non riesce a cavare un ragno dal buco. Però è difficile eccepire più di tanto di fronte alla farsa della famiglia allargata che distende i suoi mille meandri di trama sul filo dell'assenza di qualsivoglia pretesa. Il doppio binario rimane quello degli intrecci giovanili (figli, fidanzate, etc.) e di quelli dei grandi, che sono cresciuti per modo di dire".
(Antonio Dipollina, 19.02.2008)
IO DONNA
Sarah, una di noi
"La trasmissione preferita? I telefilm in genere".
(Sarah Felberbaum, 16.02.2008)
CORRIERE DELLA SERA
Sarah, un destino sui tacchi
"Ero una ragazza quasi povera. E come in 'Sex and the City' le scarpe con i tacchi a spillo sono state lo strumento per mutare l'andatura e il destino. Chi ama le scarpe è destinato a restare giovane, a trasmettere energia, ad aver voglia di camminare nel proprio 'viaggio'...".
(Sarah Jessica Parker, 28.02.2008)
Etichette:
Antonio Dipollina,
Colombo,
Crimini bianchi,
Francesco Bianconi,
I Cesaroni,
Il Commissario Rex,
L'EDICOLA DI LOU,
Laura Chiatti,
Pamela Anderson,
Pietro Valsecchi,
Rachel Bilson,
The OC
lunedì 14 gennaio 2008
.jpg)
L’EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieriA cura di: Leo “Grant” Damerini
ENTERTAINMENT WEEKLY
"Nip/Tuck": da Miami a LA, l'ironia è al top
"Dopo due anni di grottesco e di trame surreali (lo sfregiante serial killer, una Brooke Shields auto-distruttiva, ecc.), i chirurghi plastici di 'Nip/Tuck' si sono trasferiti da Miami alla capitale dello star-system: Los Angeles. Chi avrebbe immaginato che un trasloco potesse rinvigorire così tanto la serie? I primi due episodi, scritti da Ryan Murphy, traggono subito vantaggio dal dislocamento hollywoodiano. Si parte con un omaggio cinematografico, che segue i due protagonisti a fare shopping come due Julia Roberts in 'Pretty Woman'. Poi scatta in quarta l'ironia un pò perduta - forse ritrovata alla presenza meno persistente di Julia (Joely Richardson), trasferitasi a Manhattan con il suo amante - con il rapporto da amici-amanti-nemesi tra Sean e Christian, coadiuvati dalla nuova pubblicista del duo (interpretata da Lauren Hutton), uno squalo in tailleur. E' lei che introduce la coppia nel serial 'Hearts 'n Scalpels'. E dove solitamente il plot della tv-tv non funziona, divenendo stratagemma di vanità masturbatoria, con la quinta stagione di 'Nip/Tuck' si raggiunge livelli auto-ironici e satirici da primato, grazie anche all'ingresso in scena della 'star' medica interpretata da Bradley Cooper di 'Alias'".
(Gillian Flynn, 02.11.2007)
PRIMA COMUNICAZIONE
"Dr. House" fa centro due volte
"'Dr. House' merita almeno due considerazioni. La prima è che i telefilm americani piacciono molto e sempre di più. Sorprendono per la spregiudicatezza e l'originalità degli argomenti, il ritmo veloce del racconto, una regia mai sazia di trovate avendo una qualità da film e una ricchezza di budget che le televisioni europee non possono permettersi. E soprattutto sono diventati un vero rifugio per quel pubblico più esigente e meno tradizionale annoiato dal prodotto italiano. L'altra leggenda sfatata da 'Dr. House' è che non è vero che il telefilm americano sia ambito solo dai teenager. In realtà è un pericoloso concorrente della fiction italiana perchè centra il target più ambito dalla pubblicità e ha il grande atout di costare a Mediaset molto meno di una serie di produzione".
(Anna Rotili, Novembre 2007)
IL GIORNALE
La marcia in più di "Cold Case"
"Se i nostri investigatori fossero tutti bravi come quelli di 'Cold Case', altro che delitti impuniti, Ris che ritornano cento volte sul luogo dell'omicidio dando l'idea di aver sempre dimenticato qualcosa, interrogatori che non riescono a incastrare i colpevoli, infinite puntate di 'Porta a porta' e 'Matrix'. In 'Cold Case' il passato non è mai un alibi per giustificare come siano cambiati i sentimenti e la vita stessa dei colpevoli e delle vittime: il cerchio si deve sempre chiudere e i conti anche, costi quello che costi in termini di sofferta introspezione psicologica. 'Cold Case' ha una marcia in più rispetto ai polizieschi tradizionali".
(Roberto Levi, 27.11.2007)
CORRIERE DELLA SERA
"Crimini Bianchi": quando "Dr. House" incontra "Perry Mason"
"Con 'Crimini Bianchi' abbiamo messo insieme il 'Dr. House' e 'Perry Mason', non solo per difendere i pazienti indifesi, quelli che magari non hanno gli strumenti economici o culturali per far valere i loro diritti, ma anche quei medici seri e capaci che purtroppo, a causa di alcuni colleghi e, in certi casi, di un sistema sanitario che non funziona, finiscono per rientrare nella categoria degli imputati".
(Pietro Valsecchi, 29.11.2007)
LA STAMPA
Immobilizzata è meglio!
“Amo l’uomo che prende l’iniziativa e se mi lega sono felice. Adoro i giochi di sottomissione, li trovo davvero eccitanti”.
(Eva Longoria, 04.12.2007)
LA PROVINCIA DI COMO
Sayid docet
"Al provino di 'Saturno contro' dovevo fare il ragazzo che si finge immigrato, così mi sono ispirato al modo di parlare di Sayid in 'Lost'...".
(Luca Argentero, 04.12.2007)
lunedì 13 novembre 2006

NEWS - Max Giusti nel cast di "Distretto di polizia 7". Tirabassi-Ardenzi fuori ma tornerà da guest-star, nessuna speranza per il ritorno di Memphis-Belli(ANSA) - Roma, 13 nov - Le voci si inseguivano da un po' di tempo ma oggi e' stato proprio il produttore, Pietro Valsecchi, a confermarlo: Max Giusti sara' nel cast di 'Distretto 7'. Con l' addio di Ricky Memphis, l'amato ispettore Belli, e quello di Giorgio Tirabassi, che con il pretesto di un trasferimento uscira' di scena alla fine di questa serie, ci saranno tanti nuovi arrivi, tra cui appunto quello di Max Giusti, che pero' non prendera' il posto del commissario Ardenzi, il cui sostituto e' ancora top secret, ma di certo sara' un uomo. A bocca per lo piu' cucita sulle indiscrezioni e anticipazioni della prossima edizione della serie, annunciata comunque piena di sorprese, Valsecchi svela che la puntata finale di 'Distretto 6', in onda martedi' 21 su Canale 5, sara' davvero risolutiva. "Si fara' luce sia sul passato che sul futuro - svela il produttore della Taodue, che ha accompagnato stamani Ricky Memphis al Museo delle auto della polizia dove l'attore ha donato la sua famosa giacca - si capira' bene che cosa e' successo all' ispettore Belli e anche quale potrebbe essere il futuro della serie con la risoluzione della storia del commissario Ardenzi". Per quanto riguarda i fan di Tirabassi si potranno consolare, perche', anche se l'attore lascera' 'Distretto' alla fine di questa serie, Valsecchi rivela che fara' qualche apparizione anche nella prossima. Nonostante le indiscrezioni di un probabile ritorno, niente 'resurrezione' per ora per Ricky Memphis, che presto vedremo al cinema in un film di cui pero' non vuole assolutamente anticipare niente. "No, per ora niente rientro - afferma l'attore - non so che cosa succedera' alla serie e come si evolvera', ma per il rispetto che sia io che Valsecchi abbiamo verso 'Distretto' non vogliamo assolutamente fare rientri da telenovelas. Se ci sara' in futuro qualche idea geniale si vedra' e poi credo che se una persona prende una decisione deve anche mantenerla". Dopo la sua 'morte televisiva' avvenuta il 3 ottobre con un boom di ascolti (8.218.000 spettatori ndr.), sono stati veramente tante le persone che hanno pianto, minacciato di non guardare piu' la serie e protestato per questa uscita di scena. Nonostante in parte se lo aspettasse, Ricky Memphis ammette pero' che questo grande amore del pubblico e' andato oltre ogni aspettativa. "La gente mi fermava in strada piangendo - racconta - e per quanto vivessi quotidianamente l'affetto del pubblico non mi aspettavo tanto. Alla mia uscita di scena mi sono commosso anch'io per la per la commozione degli altri". L'attore romano, il cui primo desiderio in questo momento e' di passare piu' tempo possibile con suo figlio, promette che lavorera' ancora con Valsecchi e non si dispiace che la coppia Memphis-Tirabassi sia momentaneamente scoppiata: "Io e Giorgio siamo grandi amici e lavoreremo presto insieme, per ora abbiamo il progetto di trovare un progetto", scherza. E dopo aver dato per tanto tempo il volto al seguitissimo ispettore Belli, Memphis non rifiuterebbe un altro ruolo da poliziotto, ma, saggiamente spiega: "non e' il personaggio che interpreti ma l'umanita' che gli dai a fare la differenza".
mercoledì 4 ottobre 2006
NEWS - Ascolti, boom per la morte di Belli a "Distretto di polizia". Ardenzi affronterà il suo killer. Attenzione, contiene spoiler!(ANSA) - Roma, 4 ott - "Distretto di Polizia aveva bisogno di un colpo di scena. Anche se ho deciso io di far morire l'ispettore Mauro Belli, non nascondo di essermi commosso ieri". Cosi' Pietro Valsecchi, produttore della fortunata serie di Canale 5, commenta l'uccisione dell' "eroe quotidiano" impersonato da Ricky Memphis. L'assassinio ha gettato nello sconforto i fan delle imprese del Decimo Tuscolano. "Ma giustizia sara' presto fatta", assicura Valsecchi, mentre il commissario Roberto Ardenzi-Giorgio Tirabassi e' gia' sulle tracce del killer. Anche Antonio Stornaiolo, l'attore che ha dato il volto all'odiato assassino di Belli, non ha avuto un risveglio facile stamattina. "La gente mi ferma per strada, sono braccato - dice - temo per la mia incolumita', non sono mai stato ricercato come in questo periodo! Tutti quelli che mi conoscono mi dicono 'Sei cosi' buono nella vita...' ma chi non mi conosce mi guarda storto perche' ieri ha pianto tanto per colpa mia... Il personaggio di Memphis - aggiunge Stornaiolo - e' talmente umano che anche un killer scafato come me ha sofferto a spingere quel maledetto grilletto. E questo gesto mi costera' caro nelle prossime puntate". "Distretto di Polizia" - serie cha ha dato filo da torcere anche a prodotti di punta di Raiuno come il film su Giovanni Falcone - ha registrato ieri 8.218.000 telespettatori pari al 29.06% nel primo episodio e 7.482.000 con il 30.94% nel secondo, record stagionale per la sesta serie della fiction. Il picco di share - sottolinea l'ufficio stampa - e' stato raggiunto ieri alle 23:05 con il 36,08%. L'ascolto massimo e' stato invece alle 20:59, quando 9.908.000 spettatori erano incollati a Canale 5. Questo dato e' il risultato piu' alto della sesta serie della fiction, ma non dell'intera storia di Distretto. Per rintracciare il record assoluto occorre, infatti, andare a rivedere i dati dell'ultimo episodio della terza serie, in onda il 3 dicembre 2002, seguito da 10.081.000 spettatori pari al 38,11% di share. La puntata vedeva un Mauro Belli ancora felice nel giorno delle sue nozze con l'amata Germana. Il matrimonio arrivava per Belli dopo momenti avvincenti come la cattura di Carla Monti, la responsabile dell'omicidio di Angela, moglie del commissario Roberto Ardenzi (Giorgio Tirabassi). In un giro di vendette incrociate, nelle prossime puntate di "Distretto di Polizia 6" sara' proprio il commissario Ardenzi, dilaniato dalla tragica scomparsa dell'amico, a riscattare Belli affrontando il suo assassino. Negli ultimi episodi di 'Distretto 6' anche Ardenzi abbandonera' la serie, ma lo fara' da vivo. "Da sette anni - dice Valsecchi - Distretto e' il faro della fiction di Mediaset. Le storie raccontate riflettono la vita reale: ieri tutti noi abbiamo iniziato ad elaborare il lutto della perdita di un amico". Le scelte artistiche di Memphis, che ha dichiarato di non voler vestire i panni del poliziotto o del delinquente nel prossimo film, sono rispettabili, secondo il produttore di Tao due, che sottolinea che questa fiction "richiede una presenza sul set di oltre dieci ore al giorno per cinque giorni a settimana, per quasi tutto l'anno". In tv, sostiene Valsecchi, "vincono l'onesta' intellettuale, i contenuti e soprattutto la confezione mai retorica ma profonda. Distretto e' un palcoscenico su cui vediamo tutti i nostri piccoli eroi quotidiani che combattono accanto a noi, per noi". La serie "avra' gambe lunghe per continuare ancora molti anni; ipotizzo di consegnare il testimone di Distretto anche ai miei figli", conclude il produttore.
martedì 18 luglio 2006
L’EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieriA cura di: Leo “Grant” Damerini (Rubrica tratta dal "Telefilm Magazine" di Luglio)
THE OBSERVER MAGAZINE
"Lost" è il nuovo oppio dei popoli
"E' possibile diventare fobici per una serie tv? 'Lost' ci ha provocato questa sensazione rendendoci, appunto, 'perduti'. Perdiamo il senso del tempo e tutto quello che ci interessa è lasciarci cadere nel vortice di quanto c'è di selvaggio e irritante nel diventare pazzi a seguire le vicende dei protagonisti che ci lasciano ogni volta insoddisfatti, tanto da cercare le anticipazioni a tarda notte sul satellite. 'Lost', per questo, non è un telefilm: è un lavoro a tempo pieno! Per qualcuno è anche diventato il motivo per cui, il lavoro, non ce l'ha più. Ma ci sono altre ragioni per cui la serie ci rende sottomessi e, nello stesso tempo, ci fa battere il cuore. Guardare 'Lost' è come invitare un uomo sposato a casa tua. Tutte quelle parole dolci e quelle promesse: 'Non ti è piaciuto, dolcezza? Se solo potessi capirmi...'. E prima che tu te ne possa rendere conto, sei di nuovo al punto di partenza. Così tante domande, così poche risposte, così tanto struggersi e così tanto tempo perso. Il vero mistero di 'Lost' non è quello scritto dagli sceneggiatori. Non ci importa dei numeri della lotteria di Hurley, di perchè l'aereo è caduto, della tossicodipendenza di Charlie...a noi interessa capire che 'Lost' è il simbolo della televisione moderna: sempre a promettere, mai a risolvere, così attraente da non poterci allontanare. E' il nuovo oppio dei popoli, così distraente e nello stesso tempo al passo coi tempi che non ti sorprenderesti se nei credits della sceneggiatura comparisse George Bush ("Non vi preoccupate di tutto quel casino sull'Iraq, gente, beccatevi questo!"). Ma non bisogna diventare paranoici. Dopo tutto 'Lost' è solo un programma tv. Siamo tutti adulti, abbiamo la facoltà di vedere una trasmissione o meno. Una flebile voce dentro mi dice: 'Non farlo, la tua vita non sarà più la stessa per milioni di puntate'. Poi sapete com'è: lui mi dice che questa volta sarà diverso, che è dispiaciuto, che si prenderà cura di me. E io immagino che questa volta faccia sul serio...".
(Barbara Ellen, 07.05.2006)
ANNA
Quando il fanatismo diventa serial
"Si comincia così per scherzo, tanto per provare. Tanto per capire cosa ci trovino i ragazzi. Accendi e la prima volta non ti piace. La seconda sghignazzi. la terza fai commenti caustici e schiamazzi. ma intanto è troppo tardi. Sei anche tu un telefilm-addicted. Ognuno ha la sua droga: c'è quella leggera, da prima serata, socialmente accettabile (tipo 'Lost'), e quella pesante, inconfessabile, che ti aggancia tra un aperitivo e due spaghetti e ti trascina nel tunnel delle repliche a tarda notte. C'è chi dice: tutta colpa dei figli. All'ora X scippano il telecomando e anche tu prendi il vizio. Ma più che altro è il meccanismo perverso della ripetizione, dell'appuntamento fisso, a creare dipendenza. E più la storia è trash, più ti riduce a un tele-junkie".
(Nicoletta Melone, 11.05.2006)
FAMIGLIA CRISTIANA
"Veronica Mars", soap debole in prime-time
"Le vicende giallo-rosa dell'agenzia di Veronica Mars sono leggere ed evanescenti. Troppo per proporne 3 episodi consecutivi pur di coprire un'intera prima serata. Ci vogliono thriller tosti come 'CSI' o '24', o fantascienza pura come in 'Star Trek'. Questa è soap".
(Maurizio Turrioni, 14.05.2006)
CORRIERE DELLA SERA MAGAZINE
"Cold Case": troppo freddi quei casi
"Il serial 'Cold Case' piace al pubblico. Eppure è una fiction fredda, senz'anima. Il ritmo è un vortice che dà il capogiro, se si distoglie lo sguardo per un attimo si perde un tassello importante della trama investigativa. I rapporti umani tra gli agenti sono solo accennati, non creano empatia. I famigliari delle vittime che hanno atteso per anni, talvolta decenni, per ottenere giustizia, sembrano muoversi in un sogno, non c'è pathos. Le motivazioni dei criminali sono pretestuose. Eppure piace. E suppongo per due motivi. Il primo, la bravura e il rigore morale dei due protagonisti, Lilly e Scotty, trasformano l'impossibile in possibile, vincono là dove i colleghi avevano fallito. Il secondo. Scovando l'assassino, riescono ad appagare due archetipi che gli spettatori custodiscono nel profondo e desiderano che siano oggettivati nella realtà quotidiana: la sete di giustizia e la voglia di pulizia morale".
(Rosa Alberoni, 11.05.2006)
TV TALK
"C.S.I." deve il successo a "R.I.S."!
"Non è vero che 'R.I.S.' è una brutta copia di 'C.S.I.'. Diciamo che 'C.S.I.' è cresciuto molto nella nostra televisione da quando è comparso 'R.I.S.'".
(Pietro Valsecchi, 13.05.2006)
GRAZIA
McKenzie in corsa per la Casa Bianca?
"Mi piacerebbe essere uno dei giovani consiglieri del Presidente degli Stati Uniti".
(Benjamin McKenzie, 17.05.2006)
Etichette:
24,
Benjamin McKenzie,
Cold Case,
CSI: Scena del crimine,
L'EDICOLA DI LOU,
Leo Damerini,
Lost,
Pietro Valsecchi,
RIS: Delitti Imperfetti,
Star Trek,
Telefilm Magazine,
Veronica Mars
Iscriviti a:
Post (Atom)
"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm
Lick it or Leave it!

