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venerdì 15 marzo 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

"Russian Doll", "Il giorno della marmotta" in versione Netflix
"'Se dovessi progettare l'inferno, lo farei così'. Circa a metà di 'Russian Doll', Nadia dai capelli rossi cerca di dare un senso a quel che le sta capitando. L'avventura inizia in bagno, alla sua festa per i 36 anni. Si guarda allo specchio, fuori bussano, lei esce, scambia un paio di battute con l'amica che ha organizzato il buffet, chiacchiera con gli ospiti, se ne va con il giovanotto appena rimorchiato. Viene investita da una macchina - non ha guardato prima di attraversare. E si ritrova davanti allo specchio del bagno: stessa festa, stessa musica, stesso buffet. Una volta, due volte, tre volte, quattro volte. Cambiano le circostanze della morte - scale, montacarichi, altre automobili, ci sarà poi la fuga di gas. E immancabilmente si ritrova davanti allo specchio. "Il giorno della marmotta" in versione Netflix conta 8 episodi, 25 minuti ciascuno. Meglio classificabile come miniserie, se non sapesse di vecchia tv. 0 come lungo film ridotto a spezzoni: non sarà tanto tecnico, e neanche tanto chic, ma coincide con l'esperienza dello spettatore. Vederli tutti di seguito non si configura neanche come binge watching - è quel che abbiamo fatto, per esempio, con "The The End of the F***ing World" di Jonathan Entwhistle, stessa lunghezza e stessa struttura: vuol dire che l'arco drammatico funziona sulla storia intera, la scansione degli episodi è secondaria. Dietro 'Russian Doll' (sta per "matrioska") troviamo un gruppo agguerrito di sceneggiatrici: Leslye Hedland (aveva scritto e diretto "The Wedding Party"), Amy Poehler (aveva fatto coppia con Tina Fey al Saturday Night Live) e Natasha Lyonne, che ha tenuto per sé la parte di Nadia. Il format tiene la fine abbastanza vicina all'inizio (il lavoro di chi racconta storie, spiega Nick Hornby, sta nel "tenere la fine lontana dall'inizio", non vale solo per i romanzieri). Quindi abbiamo la curiosità di sapere come va a finire. Insomma, cosa ha provocato "le mille e una morte" di Nadia, per citare un racconto di Jack London intitolato appunto "Le mille e una morte". Un giovanotto sul punto di annegare- "poi fu il vuoto" - si sveglia a bordo di una nave. Lo hanno fatto tornare in vita allo scopo di ucciderlo tante altre volte. Il capitano nella nave (che poi scopriamo essere suo padre) ha inventato un marchingegno per risuscitare i morti, e non vede l'ora di sperimentarlo. Ma gli servono morti di giornata, al massimo tenuti in ghiacciaia per qualche ora: il poveretto viene costretto a fare avanti e indietro sul confine tra la morte e la vita. Avvelenato, strangolato, asfissiato, steso con troppa morfina o abbattuto con una scarica elettrica. La curiosità per quel che succede a Nadia - che tra una morte e l'altra sperimenta vite parallele, ricombinate partendo da elementi che conosciamo - aumenta quando accanto a lei compare Alan. Il riconoscimento avviene in ascensore, la cabina precipita, tutti urlano e si sdraiano per ammortizzare l'urto. Loro due restano in piedi. "Non hai paura di morire?" chiede Nadia. "Mi succede di continuo", risponde Alan. "Anche a me". Insieme, cercano di uscire dal loop temporale (forse un bug di progettazione, suggerisce lei che traffica con i videogiochi). Non vale svelare cosa succede, se e come riusciranno a cavarsela. Però qualcosa si può dire, anche per scongiurare una seconda stagione: a occhio, un tour de force per le sceneggiatrici, una punizione per lo spettatore. Il finale non è all'altezza dell'inizio, né per trama né per scrittura. Nadia sprizza scintille, Alan fatica a bucare lo schermo". (Mariarosa Mancuso)

giovedì 17 settembre 2015

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Mentre "Orange Is the New Black" torna su Premium (Stories) e "tradisce" l'imminente Netflix italiana, le sue protagoniste sbarcano in massa al cinema (due addirittura insieme!) 
Ritorna con l’attesissima 3° stagione inedita la serie stracult “Orange Is The New Black”: dal 17 settembre su Premium Stories, ogni giovedì in prima serata.
Nel frattempo più o meno tutte le protagoniste del serial stanno sfruttando l’enorme popolarità acquisita tentando il grande passo al cinema. 
Uzo Aduba detiene il record di progetti cinematografici in rampa di lancio: nei prossimi mesi sarà in prima fila in “Showing Roots”, storia di integrazione razziale nel 1977 con Maggie Grace di “Lost”, Elisabeth McGovern di “Downton Abbey” (la 5° stagione inedita su La5 dal 18 ottobre) e Adam Brody di “The OC”; nel 2016 la si potrà ammirare nel drammatico “Tallulah” con Allison Janney di “Mom” (la 2° stagione inedita su Joi dal 24 settembre), nonché in “American Pastoral”, esordio alla regia di Ewan McGregor (altresì interprete).
Le contende lo scettro di più attiva, sul grande schermo, Natasha Lyonne: parteciperà al thriller “Yoga Hosers” di Kevin Smith (con Johnny Depp), per poi passare agli horror “Antibirth” con Chloë Sevigny e “Jack goes home” con Rory Culkin. 
Dascha Polanco sfilerà nel restante 2015 nel cast all-star del biopic “Joy”, al fianco di Robert De Niro, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence e Isabella Rossellini; nel 2016 sarà impegnata nella commedia sentimentale “The Perfect Match”. 
Samira Wiley ha scelto di essere in “37”, la ricostruzione dell’omicidio shock di Kitty Genovese nel 1964, capace di impressionare l’opinione pubblica e creare letteratura nell’ambito dell’anedottica dei crimini violenti: il titolo si riferisce al presunto numero di testimoni che assistettero direttamente o meno all’assassinio, senza intervenire attivamente o senza lanciare allarmi adeguati al fine di salvare la vita della donna, morta accoltellata a più riprese in strada e violentata prima di spirare. 
Yael Stone è attesa nelle sale con “Falling”, al fianco del sempiterno Paul Sorvino. 
Taylor Schilling ha presentato quest’anno al Sundance Festival l’intrigante commedia a sfondo sessuale “The Overnight”, con Adam Scott di “Parks and Recreation” nel cast. 
Kate Mulgrew ha appena finito di girare “Drawing Home” con Rutger Hauer, ambientato nella Boston degli anni ’20.
Succederà addirittura che due delle interpreti di “OITNB” si incontrino nello stesso film: Taryn Manning e Natasha Lyonne condivideranno il set di “#Horror”, dove un gioco avviato sui social media si trasforma in una notte di sangue. 
E non ci saranno solo presenze cinematografiche in…carne ed ossa: Danielle Brooks sta dando voce ad una dei protagonisti del film di animazione “Angry Birds”, previsto nelle sale nel 2016.

sabato 22 agosto 2015

GOSSIP - Natasha Lyonne di "Orange" su "Nylon": "sopravvissuta due volte, alle droghe e alla mia pessima reputazione..."
Natasha Lyonne is teaching proper texting etiquette. We’re nestled in a back booth at a diner in Los Angeles’ Silver Lake neighborhood, about to eat scrambled eggs and turkey sausage. She rests her head against the wall as she pulls up a GIF saved on her phone of a woman punching a human-sized penis. “A GIF always comes in handy,” she explains. “It doesn’t have to be something racy—it could be a gerbil eating a snack or whatever.”
The 36-year-old Orange Is the New Black actress, a born-and-bred New Yorker, is only visiting L.A. Although she’s often here for work, it’s clear the woman hails from the city that never sleeps: She possesses a charming New York accent, an intrepid attitude, and admits to shoulder-checking slow-moving pedestrians, but insists it’s a polite gesture. “I feel very territorial, like I’ve already pissed all over this town and I’m allowed to do what I want and where I want to do it,” she adds. Teetering on the edge of sarcasm and sincerity, Lyonne admits to having some similarities with her Orange character, Nicky Nichols, a tenacious convict and former drug addict with an Upper East Side education. “Other than the fact that I was a scholarship kid, it wasn’t too radically different from my own story,” she muses. She delves into what it was like growing up in a major metropolis, and those two years her family spent in Israel for tax evasion purposes. It was a childhood full of pet rottweilers, BMX biking against traffic, Israeli acrobat training, and adventures with her father, who every Sunday would take her for a drive to steal all the newspapers in their neighborhood. “It was this hilarious thing we would do,” she reminisces. “Looking back, not a great influence.”
These hijinks were mixed with constant go-sees. She appeared in commercials for Hershey’s, Robotech, Pine-Sol, Minute Maid. And then her first big gig came at age six on Pee-Wee’s Playhouse. “Having your child become a child actor is absurd in the first place,” she says. “But if you’re going to do it, at least put them on Pee-Wee’s, because then it’s, like, imagination land.” Eventually, her role as a cute hippie kid on the show evolved into leading roles in cult classics like Slums of Beverly Hills and But I’m a Cheerleader, to name a couple. 
“Now that I’m past the nightmare of it all—all my shenanigans and drugs—and have come out the other side, it is kind of funny to be 36 with 30 years of experience of doing my job,” she says. 
Lyonne, open in discussing her past drug addiction, likens the experience to being a kid who enjoys a guiltless slice of Carvel ice cream cake shaped like a whale at a birthday party before spiraling out of control and eating the entire cake alone in her room. In Lyonne’s case, the cake was heroin. “It’s hard to get a job after your reputation is destroyed like that,” she admits. “There was a time when it felt like, ‘I’m never going to do that again; that time is over.’ And then you’re right back in it.”

venerdì 21 agosto 2015

GOSSIP - Che coppia serial! Natasha Lyonne di "Orange Is The New Black" protagonista del video musicale dei Tanlines diretto e scritto da Kapovsky di "Girls"
Tanlines' new video for "Palace" is everything you never knew you wanted in a music video. Written and directed by Girls' Alex Kapovsky and Teddy Blanks as part of the UO Music Video Series and starring Orange is the New Black's Natasha Lyonne, it's the perfect accompaniment to the synth-pop song.Meandering through different realities, "Palace" follows a recently broken-up couple (Tanlines' frontman Eric Emm and Lyonne) playing with the human obsession of "what ifs?" and the challenge of accepting the present, no matter how painful. But it's not all serious: "Palace" hangs on to Tanlines' playful nature, verging on the absurd by featuring things like a large burlap sack emblazoned with "cocaine" and electrocution by a toaster tossed into a bathtub. It's both ridiculous and confusing in all the best ways possible. Sex, drugs, drama, music, and some of our fave TV stars—it's the perfect recipe for one killer music video. Watch the video, made by Urban Outfitters.

martedì 23 settembre 2014

NEWS - Orange Is The New BANG! Da stasera "OITNB" (Mya) sfida "House of Cards" 2 (Sky Atlantic) in un derby all'insegna di Netflix...
Sono in carcere. Ognuna per un motivo diverso. Ognuna con la propria storia alle spalle. Ognuna con i propri scheletri nell’armadio. Forse, però, non sono mai state così libere. Di guardarsi dentro, di essere se stesse per sopravvivere, di avere relazioni con gli altri. Soprattutto, le altre.
La serie-fenomeno della nuova stagione tv, “Orange Is The New Black”, parte da stasera, 23 settembre, su Mya, ogni martedì in prima serata, sfidando la 2° stagione inedita di "House of Cards" (su Sky Atlantic). 
Per quanto riguarda "OITNB", si tratta di uno dei titoli seriali di cui la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima la recente copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” che lo ha definito letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit on tv”.
In America, il debutto del serial è stato più visto di un altro titolo Netflix come “House of Cards, quest’ultimo battuto anche in termini di popolarità. In una ricerca pubblicata dal prestigioso “Variety” che ha preso in considerazione i dati di Twitter, Facebook e Wikipedia, i followers di “OITNB”” sono risultati 1.400.000 (più del doppio di quelli di “House of Cards”), mentre gli hashtag riguardo le prigioniere in tuta arancione sono arrivati, nei primi tre giorni della 2° stagione, alla cifra di 124.000, 3.5 volte di più rispetto alla serie che ruota attorno alla Casa Bianca (33.000). “Orange” ha battuto “House” anche su Facebook, nettamente in testa sia per numero di “mi piace” che di PTA (People Talking About). I suddetti dati di supremazia popolare della serie in arrivo su Mya con la 1° e 2° stagione una dopo l’altra ha convinto i vertici di Netflix a spostare le fiches della promozione e del marketing su “Orange” rispetto a “House of Cards, fino a qualche tempo fa immagine-simbolo del popolare servizio streaming americano.

Geraldina Neri, channel manager di Mya, spiega: “Il debutto di ‘Orange Is The New Black’ su Mya avviene a settembre poiché, vista l’alta qualità di questa serie, abbiamo deciso di puntare su di essa come opening title della stagione autunnale del canale. Crediamo che il nostro pubblico apprezzerà la scelta poiché proporremo consecutivamente alla prima stagione la seconda a partire dai primi di novembre per una full immersion in quello che è sicuramente uno dei prodotti seriali più interessanti, intelligenti  e divertenti della stagione americana che si sta chiudendo in questi giorni”. 
La serie, ambientata all’interno di un carcere femminile, racconta le vicende di Piper Chapman (Taylor Schilling), una donna del Connecticut che viene condannata a scontare 15 mesi nella prigione federale di Litchfield per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex Vause (Laura Prepon),  una trafficante di droga internazionale un tempo sua amante. Guarda caso quest’ultima finisce nello stesso carcere di Piper… Oltre a Piper e Alex, dietro le sbarre si muovono: Galina “Red” Reznikov (Kate Mulgrew), figura materna addetta alla cucina con un passato legato alla mafia russa; Miss Claudette Pelage (Michelle Hurst), la compagna di stanza di Piper finita dentro per aver ucciso l’uomo che molestava una delle ragazzine dell’impresa di pulizie che gestiva col fine di importare clandestini minorenni negli Stati Uniti; la violenta Suzanne “Occhi Pazzi” Warren (Uzo Aduba), la quale sviluppa una sorta di ossessione per Piper tra una lettura di poesie e l’altra; la ninfomane Nicky Nichols (Natasha Lyonne), ex tossicodipendente e braccio destro di Red; la religiosa Tiffany “Pennsatucky” Doggett (Taryn Manning), la quale ha sparato a un dipendente di una clinica specializzata per averla derisa per i suoi 5 aborti (in prigione ha intrattenuto una relazione controversa con Alex); Tasha “Taystee” Jefferson (Danielle Brooks), incapace di vivere fuori di prigione dopo essere stata rilasciata sulla parola; Sophia Burset (Laverne Cox), transgender divenuta tale con l’appoggio della moglie (è finita in cella per truffa fraudolenta di carte di credito per ottenere i soldi da destinare alla cura degli ormoni); Dayanara “Daya” Diaz (Dascha Polanco), la quale instaura una relazione con la guardia carceraria John Bennett (MattMcGorry); l’italo-americana misteriosa Lorna Morello (Yael Stone), dapprima legata a Nicky; Poussey Washington (Samira Wiley), invaghita di Taystee con ancora 4 anni di detenzione da scontare; Carrie “Big Boo” Black (Lea DeLaria), colei che detiene il record di “mogli” in carcere (spesso in competizione con Nicky); la manipolatrice e pericolosa Yvonne “Vee” Parker (Lorraine Toussaint). Le figure maschili di contorno sono: Larry Bloom (Jason Biggs), il fidanzato scrittore di Piper che cerca di mantenere il legame affettivo dopo la condanna (ha chiesto all’amata di sposarlo alla vigilia del di lei ingresso in carcere); Sam Healy (Michael J. Harney), la guida carceraria di riferimento per Piper, apertamente contrario alle lesbiche; il sorvegliante psicotico George “Pornobaffo” Mendez (Pablo Schreiber), il quale abusa della propria autorità con le detenute (favori sessuali e contrabbando sono all’ordine del giorno); Joe Caputo (Nick Sandow), l’addetto all’amministrazione del carcere che si masturba dopo che le detenute sono uscite dal suo ufficio.Girata col taglio dramedy (a metà strada tra la black comedy e il drama), tratta dal libro di memorie omonimo di Piper Kerman, “OITNB” è stata firmata da Jenji Kohan, già creatrice della serie cult – assai chiaccherata anch’essa – “Weeds”, su una vedova che alla morte del marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i due figli.
La serie indaga sull’auto-distruzione e sulla brutalità che si annida anche nell’animo femminile – ha dichiarato l’ideatrice Kohan – la prigione è solo un megafono di questo aspetto”. 

 Tra i premi si contano i 4 recenti Emmy Awards (tra cui uno a Uzo Aduba), il Television Critic Awards (“miglior nuova serie della stagione”), 3 Critics Choice Awards (“miglior comedy dell’anno”, premiate Kate Mulgrew e Uzo Aduba), un People’s Choice Award, un Peabody Award e il GLAAD Award, il riconoscimento più ambito assegnato dalla comunità gay.
Jodie Foster dirige il terzo episodio della prima stagione (intitolato “Lesbian request denied”, in corsa agli ultimi Emmy Awards per la “miglior regia” in una comedy) e il primo della seconda. Le due interpreti principali, la bionda Taylor Schilling e la bruna Laura Prepon, sono diventate in patria icone di stile e idoli della comunità lesbo. Originariamente Prepon ha intrapreso il provino per la parte di Piper (ma è stata giudicata “troppo forte e sexy” da Jenji Kohan). Il tema musicale, “You’ve got Time”, è eseguito da Regina Spektor. Yael Stone è l’unica attrice del cast a indossare biancheria intima sotto la tuta arancione delle carcerate (“so che non è attraente, ma non posso farne a meno!”). Il personaggio di Crazy Eyes è basato su una giovane donna di colore conosciuta da Jenji Kohan in gioventù finita adottata da una famiglia “molto bianca, molto accademica e molto della East Coast”. Quando a Danielle Brooks una fan le ha chiesto di autografarle le mutandine l’attrice ha risposto: “è ancor meglio del giorno che ho conosciuto Dave Matthews!”. La miope Natasha Lyonne ha rinunciato sul set a occhiali e lenti a contatto (“spesso non vedo cosa succede, da lontano sembra una scena fantastica ma poi avvicinandomi noto che è successo qualcosa di tremendo”). Taylor Schilling ha confessato di non aver mai visto una puntata di “OITNB”. Samira Wiley ha studiato per la parte di Poussey con l’amica collega di set Danielle Brooks, sua conoscente dai tempi del liceo. La sceneggiatrice Lauren Morelli, sposatasi prima delle riprese col fidanzato, si è scoperta omosessuale scrivendo i copioni della serie e ha pubblicato un toccante “coming out” su internet. Il fratello gemello di Laverne Cox interpreta Sophia prima dell’operazione nei flashback.  
Il prestigioso “TIME” a maggio 2014 ha dedicato la copertina all’interprete Laverne Cox: prima transgender (vera) ad interpretare una trans ricorrente in una serie tv. "Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società": così il magazine americano ha presentato, sul suo sito, il servizio sulla Cox. Attrice, produttrice televisiva, sostenitrice (e icona) del movimento LGBT, Cox, originaria dell’Alabama, ha confidato a “TIME”: "Mi sono sentita una donna per la prima volta in terza elementare. La maestra all'epoca disse a mia madre: 'Signora suo figlio finirà a New Orleans vestito da donna'. I tempi sono cambiati. Oggi rispetto a quando sono cresciuta io puoi sentirti meno solo grazie a Internet. E penso che anche sui media le giovani trans possano trovare più modelli a cui accostarsi rispetto al passato". Nel corso della sua carriera, Cox ha interpretato ben 7 “operatrici del sesso”: l’ultima, una prostituta, nel 2011; Sophia Burset è il suo primo personaggio non propriamente legato ad attività sessuali renumerative.
Natasha Lyonne, altro volto-rivelazione di “OITNB”, in prigione c’è stata davvero, come il suo personaggio Nicky Nichols: per guida in stato di ebrezza (nel 2001), per aver creato zizzanie non meglio precisate nell’appartamento dell’attore Michael Rappaport presso il quale era in affitto (2003) e per aver assalito verbalmente e fisicamente una vicina (nel 2004), con tanto di specchio rotto. Non è un caso che, nell’ambiente, Natasha sia etichettata come una “raising underdog”. Eppure grazie a “OITNB”, Lyonne è tra quelle del cast che svetta, perché a volte, sue parole, “essere passata nei traumi dei personaggi che interpreti ti rende più onesta davanti alla telecamera. E poi non ho dovuto fare alcuna ricerca per interpretare la parte!”. Il suo motto è tratto da Albert Camus: “L’unico modo di vivere in un mondo senza libertà è di essere così liberi che la tua esistenza risulti un atto di ribellione”. Perché lei ribelle lo è sempre stata e non rinnega “le cose brutali” che ha vissuto.
Nessun imbarazzo a recitare in un carcere con detenute lesbiche: “sono esseri umani, ognuna è libera di essere gay! Quante volte ancora dobbiamo dirci che nella scala Kinsey la sessualità è fluida? Non riesco a concepire come l’America sia ancora così rigida. E’ un privilegio lavorare con menti aperte. Non penso mai al mio personaggio come omosessuale, ma come a una donna che ha avuto problemi di droga e che cerca di gestire la situazione al meglio”. Sul successo della serie individua il quid: “è divertente e assurda, anche se esistono circostanze drammatiche. E’ una sorta di ‘MASH’ ambientato in prigione: nella serie di Robert Altman si rideva nonostante la Guerra di Corea. In ‘OITNB’ si ride nonostante le sbarre”.a targata
I segnali di culto per “OITNB”, meglio noti come “OITNF” (Orange Is The New Fetishism), prolificano: le illustrazioni ad inchiostro dell’artista Stevie Borbolla ritraenti le protagoniste del serial, in vendita tra i 15 e gli 85 dollari su internet, stanno sbancando: http://society6.com/qeti/oitnb#1=45 il sito di riferimento con le raffigurazioni.

lunedì 30 giugno 2014

GOSSIP - La "resurrezione" di Natasha Lyonne di "OITNB", dal carcere vero a quello seriale
Natasha Lyonne, volto-rivelazione di “Orange Is The New Black” (in prima tv su Mya dal 23 settembre), è sopravvissuta più volte. Letteralmente. I nonni ebrei sono scampati all’Olocausto. Lei stessa, di madre francese, se l’è cavata dopo un’operazione a cuore aperto nel 2012 ed è uscita dalla riabilitazione per dipendenza da droga e alcol nel 2006. “Quando cammino per strada – racconta Lyonne sull’ultimo numero di “Diva Magazine”, mensile di cultura gay e bisex che le dedica la copertina – capita ancora oggi che qualcuno mi dica ‘ah, ma sei viva, credevo fossi morta!’”. Sì, perché lei in prigione c’è stata davvero, come il suo personaggio Nicky Nichols: per guida in stato di ebrezza (nel 2001), per aver creato zizzanie non meglio precisate nell’appartamento dell’attore Michael Rappaport presso il quale era in affitto (2003) e per aver assalito verbalmente e fisicamente una vicina (nel 2004), con tanto di specchio rotto. Non è un caso che, nell’ambiente, Natasha sia etichettata come una “raising underdog”. Eppure grazie a “OITNB”, Lyonne è tra quelle del cast che svetta, perché a volte, sue parole, “essere passata nei traumi dei personaggi che interpreti ti rende più onesta davanti alla telecamera. E poi non ho dovuto fare alcuna ricerca per interpretare la parte!”. Il suo motto è tratto da Albert Camus: “L’unico modo di vivere in un mondo senza libertà è di essere così liberi che la tua esistenza risulti un atto di ribellione”. Perché lei ribelle lo è sempre stata e non rinnega “le cose brutali” che ha vissuto.
Nessun imbarazzo a recitare in un carcere con detenute lesbiche: “sono esseri umani, ognuna è libera di essere gay! Quante volte ancora dobbiamo dirci che nella scala Kinsey la sessualità è fluida? Non riesco a concepire come l’America sia ancora così rigida. E’ un privilegio lavorare con menti aperte. Non penso mai al mio personaggio come omosessuale, ma come a una donna che ha avuto problemi di droga e che cerca di gestire la situazione al meglio”. Sul successo della serie individua il quid: “è divertente e assurda, anche se esistono circostanze drammatiche. E’ una sorta di ‘MASH’ ambientato in prigione: nella serie di Robert Altman si rideva nonostante la Guerra di Corea. In ‘OITNB’ si ride nonostante le sbarre”.

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