Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
La televisione spesso si rivela per quella che è: uno specchio. E lo stesso fanno i numeri: leggerli non fa che restituire un’immagine molto chiara. Sono 18 mila i personaggi eterosessuali che compaiono nelle serie tv, appena 383 invece quelli appartenenti alla comunità Lgtb: e di questi ben 156 sono stati uccisi. Una sproporzione. Confermata anche da altre percentuali: l’89% delle serie tv non ha personaggi omo o bisessuali. E nell’11% rimanente solo il 16% delle storie si è concluso con un lieto fine. Ma qualcosa si muove e ora sotto la spinta della ribellione di molti fan, autori e produttori hanno promosso una raccolta firme (riuniti nel gruppo «Lgtb Fans Deserve Better», ossia meritano il meglio) stanchi di vedere la morte di personaggi televisivi gay e chiedono — con tanto di appello in un video che ricostruisce i numeri di questa discriminazione — che i personaggi che rappresentano la comunità Lgtb vengano trattati con più rispetto. Hanno redatto anche un impegno scritto in 7 punti il cui scopo è quello che «la comunità queer sia equamente rappresentata in tv». La goccia che ha fatto traboccare il vaso (e chi vuole evitare spoiler su The 100 non continui a leggere) è stata la morte di Lexa, la lesbica interpretata da Alycia Debnam-Carey nella serie che in Italia va in onda su Premium Action (la terza stagione inedita da settembre). Lexa era un personaggio chiave, fatto sparire di scena come è accaduto nel tempo a storici protagonisti paladini dei diritti arcobaleno: Marissa (Mischa Barton) in The O.C., Tara (Amber Benson) in Buffy l’ammazzavampiri, Tricia (Madeline Brewer) in Orange Is the New Black, Denise (Merritt Wever) in The Walking Dead.




