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mercoledì 28 febbraio 2007

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti dai giornali italiani e stranieri sui telefilm

AFFARI ITALIANI
Le confessioni di Agostino

“Se le serie americane come 'Desperate Housewives' e 'Lost' fanno ascolti il tutto il mondo e su Raidue no, vuol dire che qualcosa non va e bisogna lavorare non tanto sul prodotto quanto sulla piattaforma».
(Agostino Saccà, Direttore RaiFiction, 28.02.2007)

martedì 6 febbraio 2007

L’EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri
Rubrica a cura di Leo "Grant" Damerini apparsa su "Telefilm Magazine" di Febbraio

ANSA
Incantesimo politico

"La sinistra non pensi di incantare la gente con il buonismo da telefilm".
(Roberto Cota, Lega Nord, 04.12.2006)

SECOLO D'ITALIA
Bianco, rosso e verdastro

"Il rischio per la fiction italiana e' di diventare marginali".
(Agostino Saccà, Raifiction, 10.12.2006)

TV SORRISI E CANZONI
La giustizia ribaltona

"6+ a 'In Justice', nuovo telefilm di Foxcrime in cui si ribadisce con efficacia l'idea di una verità da riscoprire, di un verdetto da ribaltare, dell'innocenza di un condannato che può essere dimostrata per salvarlo".
(Mirella Poggialini, 11.12.2006)

CORRIERE DELLA SERA
I telefilm, derive dell'immaginario
"La serialità d'autore è un'opera aperta che si lascia facilmente attraversare dalle derive dell'immaginario. Come ci insegnano, appunto, i successi di 'Lost' e 'Dr.House', e prima di 'X-Files' e 'Buffy'".
(Aldo Grasso, 10.12.2006)

VANITY FAIR
I malati veri e quelli del Dr. House
"Sono arrabbiato perchè nelle scorse settimane i telespettatori dell''Infedele' mi hanno fatto un brutto scherzo. Io gli ho mandato in onda quella che continuo a considerare la migliore puntata dell'anno, dedicata alla società dei malati di cancro. E gli infingardi hanno voltato canale, tutti a guardare il 'Dr. House'...".
(Gad Lerner, 07.12.2006)

LA STAMPA
Buoni o cattivi, tra Welby e House
"Magari alla puntata di Lerner sul cancro c'erano troppe persone e mancava quella facile e in fin dei conti rassicurante formuletta alla quale siamo rassegnati; e quanti hanno intuito di che si trattava, avranno preferito distogliere lo sguardo, proprio come si sta distogliendo lo sguardo dal letto in cui Welby è 'solo' una persona che soffre. House interpreta alla perfezione il banale bipolarismo nel quale tutti noi, malati e sani, siamo costretti a riconoscerci, e che la televisione sublima in format: o buonismo o cattivismo".
(Stefania Miretti, 09.12.2006)

OGGI
"Vi spiego perchè House è diseducativo"
"Ho visto una sola puntata, ma mi è bastata per farmene un'idea. E' il ritratto opposto a quello dei medici buoni e simpatici cui ci ha abituati un filone narrativo a volte insopportabilmente caramelloso. Come si spiega il successo di questa serie televisiva anticonvenzionale che piace tanto al pubblico? La prima risposta non è nè di ordine medico nè di ordine morale: presentare un personaggio completamente 'alla rovescia' rispetto ai canoni tradizionali è un vecchio trucco che funziona quasi sempre, perchè uscendo dal comune attira l'attenzione. Ricordiamoci la 'ricetta' del secentesco Giambattista Marino: 'E' del poeta il fin la meraviglia/chi non sa far stupir vada alla striglia'. Un altro motivo dell'inimmaginabile successo di House può essere il fatto che il suo caratteraccio e i difetti ne fanno un personaggio al livello di tutti, e quindi in sostanza più 'umano', perchè diminuisce una distanza tra medico e paziente che non è solo culturale: se sotto il camice bianco i pazienti hanno il diritto di aspettarsi sempre un dottor Albert Schweitzer è inevitabile che sentano un pò lontano questo 'modello' di perfezione umana, pur ammirandolo. Ma una cosa è il successo di un personaggio tv, altra cosa è la realtà. Può darsi che a un pubblico che si è tanto divertito negli anni '70 per gli scherzi atroci che facevano i medici militari di 'Mash' (anche se non ai pazienti), House piaccia perchè è anche un esempio di humour, lo stesso che fece definire l'amore come la 'più grave delle malattie veneree'. ma un medico così piacerebbe davvero ai pazienti? Forse sì, ma all'interno di una precisa situazione: la fiducia del paziente in quel medico nonostante il caratteraccio, e la certezza che il malgarbo e le battute micidiali non sono rivolti contro di lui, non sono realmente aggressivi. Nell'House tv vedo invece un'immagine diseducativa, perchè manca uno dei principi base della medicina moderna. la centralità del malato e cioè che siano l'ospedale e i medici a ruotare attorno al paziente, non il contrario. Il malato, in mano a un sistema che non lo considera 'persona', diventa un ostaggio. Non si può muovere, non può reagire, può solo debolmente protestare. on è degno della natura del lavoro di medici e infermieri (e non è degno della natura di uomo) lasciarlo assetato se ha sete, sofferente se ha dolore, spaventato se ha paura. Il paziente ha diritto di essere al centro del lavoro di medici e infermieri, e ha altri diritti che solo da poco cominciano ad affermarsi. Il primo di questi diritti è quello di poter decidere, e questo concetto discende da una rivoluzione etica, che ha cambiato i rapporti tra medico e paziente, tra struttura sanitaria e paziente. Una volta il malato era l'oggetto di una decisione del medico, oggi è invece un soggetto a cui il medico deve fornire i dati utili a poter esercitare una scelta, dando il proprio consenso a soluzioni proposte dal medico, il quale non dimenticherà d'illustrare rischi e benefici. Ma tutto ciò nel serial tv (almeno in quello che ho visto) non appare e questo non è educativo".
(Umberto Veronesi, 13.12.2006)

IL VENERDI'
Spazio, ultimi oltre frontiera
"Noi italiani non abbiamo la cultura per fare 'Star trek' e, avendo a disposizione meno mezzi, dobbiamo sfruttare al massimo la nostra creatività".
(Lorenzo Mieli, 15.12.2006)

sabato 9 dicembre 2006

NEWS - All'armi, produttori di fiction nostrana! Le serie italiane rischiano di diventare marginali rispetto a quelle americane (chiedersi come mai, no, eh?)
(ANSA) - Roma - Centrale nei palinsesti, determinante negli ascolti, la fiction italiana vive stagioni felici. Su Raiuno e Canale 5 ottiene in genere il 4% in piu' della media di rete ma l'attacco della fiction straniera (leggi americana), sia sui canali generalisti come Raidue e Italia 1 e sia soprattutto sui tanti canali-vetrina della piattaforma satellitare Sky come ad esempio Fox, e' forte e preoccupante. "Il rischio per la fiction italiana e' di diventare marginali", ha detto il direttore di Rai Fiction Agostino Sacca' lanciando l'allarme ai produttori televisivi dell'Apt in un'incontro-bilancio a Roma. La questione e' ancora piu' di attualita' alla luce dei risultati indubbiamente ottenuti dai produttori nell'ambito del triennale contratto di servizio appena firmato tra la Rai e il Ministero delle comunicazioni. Il contratto prevede l'aumento da 280 a 390 milioni di euro della quota di risorse che il servizio pubblico dovra' investire per la produzione di audiovisivo italiano ed europeo ma anche la garanzia da parte Rai di valorizzare ciascun diritto separatamente e per non piu' di 7 anni, adeguandosi cosi' a quello che avviene gia' nel resto d'Europa. Prima infatti la Rai acquistava in perpetuo i diritti di queste produzioni e anche i diritti accessori, le repliche, le vendite all'estero, l'home video, il merchandising e altro. Per l'Apt e' un passo importante verso il consolidamento e la crescita dell'industria audiovisiva nazionale indipendente. La norma contenuta nel contratto di servizio, che scontenta ovviamente la Rai, pone pero' un problema piu' generale visto che riguarda solo la tv pubblica. Mediaset e Sky per intendersi non hanno alcun obbligo e per questo, si fa notare negli ambienti produttivi, e' inevitabile che l'autorita' adegui anche agli altri la stessa normativa. La questione dei diritti e' centrale: "la Rai - ha sostenuto Sacca' - sente la propria ricchezza nella library. L'azienda si sente un grande produttore di contenuti". Privare la tv pubblica di una parte di diritti, o comunque negoziarli, puo' depauperarla. Al tempo stesso bisognera' vedere tra i produttori chi sara' in grado con le proprie forze di utilizzare al meglio i diritti accessori: le grandi societa' come Lux Vide, Palomar, Publispei e altre probabilmente si', i piccoli produttori indipendenti, quelli da una fiction a stagione, potrebbero trovarsi in difficolta' visto che per loro la forza contrattuale Rai potrebbe essere difficile da vincere. "E' una battaglia generale sulle risorse del sistema", ha aggiunto Sacca', "e il rischio e' il collasso del sistema, non solo un problema tra Rai e produttori". Per tutti, ha replicato a questo Sergio Silva, ex dirigente Rai e ora produttore indipendente: "il problema non e' solo nostro ma della stessa Rai, ne va infatti della sua sopravvivenza riuscire a far vincere la scommessa di una nascita dell'industria della fiction. Altrimenti restera' - ha ribadito Carlo Degli Esposti - un indotto piu' o meno tonico al servizio del principe". Secondo il produttore della Palomar, "Il nostro prodotto, la Rai se lo ripaga 3 volte, con il canone, con la pubblicita' e con l'estero". Ma intanto, mentre Rai e produttori si fronteggiano, la fiction straniera delle serie di successo come "Lost", "CSI", "Desperate Housewives", occhieggia con grande successo dalle vetrine satellitari e poi dalle due reti Raidue e Italia 1 che ne fanno un grande enorme utilizzo. Anni fa queste stesse serie salvarono i grandi network Usa come Abc e Cbs dalla crisi seguita all'abbuffata dei reality show, ora potrebbero affossare le nostre tv generaliste.

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