L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Cardinal" una ragnatela di misteri che avvince
"Gran finale della prima stagione di «Cardinal — Quaranta modi per dire dolore», la serie crime canadese ideata da Aubrey Nealon e ispirata all'omonima saga dello scrittore Giles Blunt. Negli ultimi due episodi, il detective John Cardinal si è avvicinato a scoprire chi ha commesso la lunga serie di brutali omicidi (laF, canale 135 di Sky, martedì, ore 21.10, e su Sky On Demand). Nell'immaginaria cittadina di Algonquin Bay, silenziosa località affacciata sulle rive del lago Ontario, in Canada, era stato rinvenuto tra i ghiacci, completamente ibernato, il corpo di una ragazzina. Si trattava di Katie Pine, tredicenne di cui da tempo si erano perse le tracce. L'introverso detective John Cardinal è convinto che il modus operandi sia quello di un serial killer e riesce a convincere di ciò la timida collega Lisa Delorme (Karine Vanasse); tra i due, il rapporto non è semplice. Da vecchie indagini riemergono di lì a poco altri corpi di ragazzini mutilati e seviziati, gettando un'ombra di paura e inquietudine nel villaggio. «Cardinal» ha saputo ricreare alcuni elementi classici dei cosiddetti local drama: l'ambientazione caratteristica (un rigido inverno canadese), la quotidianità scandita da ritmi dilatati, la diffidenza e i sospetti che regolano i rapporti all'interno di comunità chiuse. In questa cornice, si staglia la figura del detective protagonista, il cui tormento per un passato oscuro e una moglie malata è ben restituito dalla brillante interpretazione di Billy Campbell. Le atmosfere cupe, i lunghi silenzi, i paesaggi artici ricreano un mood che sembra sconfinare nei noir di matrice scandinava che hanno spopolato negli ultimi anni. Una scrittura avvincente e una ben articolata rete di storylines differenti fanno il resto. Unica pecca? A parte John Cardinal, gli altri personaggi mancano di profili delineati e di interpretazioni all'altezza del protagonista". (Aldo Grasso)
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lunedì 10 dicembre 2018
mercoledì 11 gennaio 2012
L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieriCORRIERE DELLA SERA
Il volo fallito di "Pan Am"
"Che emozione scoprire che nella borsa di una hostess della Pan American World Airways c'è una copia de L'Europeo, mescolato ai più importanti settimanali dell'epoca. Siamo nel 1963, gli aerei erano frequentati da una élite di viaggiatori (il famoso jet set) e la Pan Am, guidata da Juan Trippe, era la più famosa compagnia aerea, fiera dei suoi straordinari Boeing 747. E siccome la Pan Am si considerava una sorta di biglietto da visita degli Stati Uniti, alimentò il mito delle hostess: dovevano essere carine, gentili, colte e plurilingue. Una selezione durissima, un comportamento sempre impeccabile. A quella stagione, alle sue hostess è dedicata la nuova serie di Jack Orman, «Pan Am», storia di quattro bellissime assistenti di volo, con le loro storie personali che vanno a intrecciarsi con i piani di volo: Maggie (Christina Ricci), la più determinata e sfrontata, la francese Colette (Karine Vanasse) cui tocca la prima disavventura d'amore (la moglie del suo amante le regala un disegno del figlio: «Così impara a non andare a letto con i mariti delle altre») e le sorelle Kate (Kelli Garner) e Laura (Margot Robbie) costrette a volare insieme (FoxLife, canale 114 di Sky, lunedì, ore 21.50). È evidente che la serie è nata sulla spinta del successo di «Mad Men», ma mentre per i pubblicitari di Madison Av. la nostalgia è una conseguenza fra le altre, qui la nostalgia è il motore principale, il grande scenario di maniera che fa da sfondo a una soap in grande stile: cura dei dettagli, recitazione, regia. L'ambizione del programma - non sempre raggiunta, anzi - è quella di elevare una quotidianità seppur speciale di quattro donne a modello dominante di un'America in piena espansione, potente, ottimista e bella. La Pan Am è fallita, inghiottita dai debiti e surclassata dalla concorrenza: e forse, questo senso di ineludibile fallimento, è proprio l'inciampo di una serie che non riesce quasi mai rappresentare quel senso della distanza che hanno soltanto le grandi narrazioni".
(Aldo Grasso, 11.01.2012)
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