lunedì 19 dicembre 2016
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venerdì 3 ottobre 2014
RIVISTA STUDIO
E se le serie tv fossero un tantino sopravvalutate?
"Non parlare mai di sesso, politica e religione.
Non parlare mai di sesso, politica, religione e serie tv.
È il nuovo galateo, e non vale solo con gli sconosciuti.
L’altra sera a cena da amici ho osato dire che True Detective (comincia da noi su Sky Atlantic questo venerdì, dopo dieci mesi di torrent e streaming selvaggi) è un thriller un po’ convenzionale: il padrone di casa non voleva servirmi il dolce. Un passo indietro. Mi dicono da anni: tu sei tipo da cinema, non da serie Tv. Sarà. Ma True Detective è un film o un telefilm? E Top of the Lake? The Honourable Woman? Pure la serialità lunga: House of Cards non è un film? E Orange Is the New Black? E [piazzate un titolo qualsiasi, andrà bene in ogni caso]. Insomma, c’è differenza, oggi, tra cinema e televisione?
Parlerò da profano, da autarchico, da spettatore che – tra una nuova serie forse figa o forse no (ci vogliono almeno tre-quattro puntate per capirlo) e l’ennesima boiata cinematografica (per così dire) con Cameron Diaz – sceglierà ancora di buttare un occhio alla seconda, in streaming nella finestra accanto al suo documento Word. Non sempre, non più.
«Adesso però non cominciare a parlar male di Hbo o Netflix, non è proprio il caso», mi dice un’amica invitata come me a quella cena in cui non volevano servirmi il dolce. Non era (non è) mia intenzione, anche se nessuno mi credeva. È che oggi dire che la vecchia Hbo, quella che s’è inventata tutto, quella dei Soprano e di Sex and the City, mi sembra lontana; dire che l’autoconvincimento collettivo generato dal benedetto hype è il dato a cui gran parte del pubblico si ferma prima ancora della fruizione del prodotto stesso; dire che in giro si vedono troppe cose spacciate per stratosfericissime e in realtà pretestuose (The Leftovers: il pacco di Justin Theroux con la serie attorno); ecco, oggi dire tutto questo è diventato decisamente impopolare.
Come in quello sketch del Saturday Night Live con Andrew Garfield che lascia intendere “Beyoncé non mi fa impazzire” e gli ufficiali della Beygency, Nuova Inquisizione col compito di epurare i non adepti al culto collettivo della popstar, vanno a prelevarlo direttamente a casa.
«I toni drammatici che stanno accompagnando la pre-produzione della seconda stagione di True Detective hanno raggiunto livelli impensabili pure per gli standard di Hbo», ha scritto qualche giorno fa Variety all’annuncio dei nuovi protagonisti (Colin Farrell e Vince Vaughn, per i tre che ancora non lo sanno). La parte femminile principale è stata per settimane la più contesa a Hollywood (sempre per quei tre che ancora non lo sanno: l’ha spuntata Rachel McAdams). Per quanto mi riguarda, per True Detective 2 avrebbero potuto pure scritturare Martufello e Er Patata (che comunque, buttali via): in quella frase c’era comunque tutto.
Il benchmark ineguagliabile – e infatti ineguagliato – diventato da anni egemonia culturale. Hbo ha dettato la linea, gli altri seguono più o meno pedissequamente. Quel che conta è essere nel flusso inarrestabile dell’hype, appunto.
C’è una data a cui in molti fanno risalire la definitiva supremazia della televisione sul cinema. Era il maggio del 2012 quando James Wolcott di Vanity Fair scrisse (queste le parole con cui lo riprende oggi): «La Tv – inizialmente derisa come una scatola idiota – […] è creativamente maturata e si è fatta le ossa, mettendo il cinema al tappeto della cultura popolare. [Il cinema vede] i franchise dei blockbuster estivi farsi avanti in legioni da Comic-Con, mentre i più piccoli, coraggiosi e depressi titoli indie […] tengono accese le candele nelle sparute parrocchie della cinefilia. [Le serie Tv], amplificate da Twitter e Facebook, hanno trasfigurato gli spettatori e trasformato i critici in evangelici. Per profondità e dinamiche psicologiche dei personaggi, svolte narrative ingegnose, sequenze che lasciano a bocca aperta, […] la Tv ha superato i film, lasciandoli a giocare coi loro robottoni». Quest’anno, Wolcott è tornato sul luogo del delitto, chiedendosi: «Potrei forse essermi sbagliato?». La sua posizione cambia, pur restando gattopardescamente identica: «[La Tv corre] il rischio di diventare troppo consapevole delle sue possibilità di produrre “arte”. […] Se i principali show-runner si arrendono a illusioni di grandeur ancora più radicali, il mezzo potrebbe iniziare a pietrificarsi per eccessiva pretenziosità: […] è la sindrome di Terrence Malick».
Chissà se a lui glielo avranno servito, il dolce. Poi, lo so, io sono
da anni il primo a contraddire se stesso. All’ultima Mostra del Cinema
(ripeto: del Cinema) di Venezia s’è visto Olive Kitteridge
(a novembre su Hbo, sul nostro Sky Atlantic a gennaio 2015), miniserie
in quattro puntate tratta dal capolavoro di Elizabeth Strout, diretta
dalla Lisa Cholodenko di I ragazzi stanno bene, protagonisti i
favolosi Frances McDormand, Richard Jenkins e Bill Murray. Era meglio
del 90% di cinema (così come siamo abituati a definirlo) visto al Lido
in dieci giorni. Era Cinema a tutti gli effetti, difatti, ma presentato
fuori concorso, perché di Televisione si trattava e la cosa deve aver
mandato in tilt i selezionatori – italiani: l’anno scorso al Festival di
Cannes c’era in concorso il bellissimo Behind the Candelabra,
Tv-movie sulla vita di Liberace diretto da Steven Soderbergh e prodotto
e trasmesso da Hbo; del resto già undici anni fa, sempre a Cannes,
persino La meglio gioventù, che non era esattamente roba Hbo, vinse la sezione Un certain regard. I precedenti ci sono, basta saper cogliere la contemporaneità, bella o brutta che sia. Un passo avanti.
La speranza, da spettatore italiano che vede gli sceneggiatori del
momento (risate del pubblico) firmare serie anacronistiche come Un’altra vita
con Vanessa Incontrada e Loretta Goggi, in onda in queste settimane su
RaiUno, è che la nostra Sky attuale faccia da noi quello che Hbo ha
fatto negli Stati Uniti negli anni ’90. Forse ce la facciamo, a cambiare
due-cose-due del linguaggio cinematografico.Oggi da noi soltanto in televisione si ricomincia a scommettere sul cinema di genere di alta qualità (Gomorra – La serie) e su film drammatici che cercano di sganciarsi dalle solite due camere e tinello (In Treatment di Saverio Costanzo, per quanto sia un format già esistente e il suo regista Saverio Costanzo resti ancora uno dei pochi più bravi a esprimersi nel classico formato cinema). Tra poco si vedrà il grande romanzo popolare su Tangentopoli 1992, diretto da Giuseppe Gagliardi, l’anno prossimo arriverà The Young Pope di Paolo Sorrentino, che sulla carta pare decisamente più interessante dei fenicotteri sulla terrazza di Jep Gambardella. Proviamoci. Io ci credo, l’ho detto. E non solo perché sogno cene future in cui nessuno vorrà negarmi il tiramisù". (Mattia Carzaniga)
mercoledì 10 settembre 2014
CBS Lands Things They Left Behind Pilot, Based on Stephen King Story!!!
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— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 10 Settembre 2014
Guess what? @DavidBurtka and I got married over the weekend. In Italy. Yup, we put the 'n' and 'd' in 'husband'. pic.twitter.com/R09ibF41rt
— Neil Patrick Harris (@ActuallyNPH) 8 Settembre 2014
NBC Developing Sitcom Inspired by Bar Trivia Games!
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— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 10 Settembre 2014
Verrà il giorno in cui Carrie Coon sarà riconosciuta quale miglior attrice della tv.
#TheLeftovers
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 9 Settembre 2014
Clamoroso al Cibali/1
#TrueDetective Season 2 Eyes Rachel McAdams For Female Lead!
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— Leo Damerini (@LeoDamerini) 9 Settembre 2014
Clamoroso al Cibali/2
David Fincher e James Ellroy insieme x una #serietv anni '50 su HBO!
http://t.co/k8NgKiZqat
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 9 Settembre 2014
'Agents of SHIELD' Taps Hayley Atwell, George Stephanopoulos for Guest Gigs
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— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 9 Settembre 2014
Oltre 2300 iscritti sulla pagina Facebook dell'Accademia, dove si trovano news, commenti e sondaggi sulle #serietv!
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— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 8 Settembre 2014
"#TheWalkingDead companion series gets pilot greenlight" http://t.co/ZUVP4wIupz via @EW
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 5 Settembre 2014
"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
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