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venerdì 21 aprile 2017

SGUARDO FETISH - Divieto di trans! Censurata la parrucca in "Bates Motel" nella scena della doccia (con Rihanna) per non offendere i transgender 

News tratta da “Heat Street”
La scena di “Psycho” in cui Janet Leigh viene uccisa sotto la doccia da Norman Bates è uno dei grandi momenti del cinema, ma gli showrunner di “Bates Motel”, remake per la tv, rivelano di averla dovuta alterare per non offendere le persone transgender. Nell’intervista su “Indiewire”, Kerry Ehrin ha infatti sostenuto che il ritratto di uno psicopatico serial killer travestito fosse troppo offensivo per il pubblico di oggi. Non volevano semplicemente replicare la sequenza, ma rendere omaggio al modo innovativo di riprendere di Hitchcock e aggiungere un tocco personale. Norman Bates nell’originale era un cross dresser che si vestiva come la madre defunta e sarebbe stato un insulto far passare l’idea che i travestiti, e per estensione i transgender, siano pazzi criminali. Bates è convinto di essere sua madre e il loro compito è stato lasciare che questo non si trasformasse in niente di transfobico, perciò mentre accoltella la donna della doccia non indossa alcuna parrucca.

venerdì 31 marzo 2017

GOSSIP - Rihanna Fap! La scena della doccia della popstar in "(Mastur)Bates Motel"

lunedì 7 dicembre 2015

GOSSIP - Quel gran Peltz della Nicola! L'attrice di "Bates Motel" sul fashion magazine "Jalouse"

mercoledì 15 ottobre 2014

NEWS - Tutto torna, anche i morti! Da stasera su Sky Atlantic la serie francese "Les Revenants", sorta di "j'adore dell'aldilà"
(ANSA) - ROMA - Un universo fatto di suspense, di fiction, di fantasia. Che parla di amore e di morte. Che si interroga sul concetto di comunita' e sul destino del mondo. Sulle esperienze piu' intime. E' cinema di genere rivisitato da un autore. In un paese di montagna nel cuore delle alpi Francesi, dominato da una diga gigantesca, lo stesso giorno, svariate persone di eta' e status differenti, visibilmente disorientate, cercano di tornare nelle proprie case. Non sanno che sono morte gia' da qualche anno, che non sono invecchiate e che nessuno le aspetta. Da stasera arriva in esclusiva alle 21.10 su Sky Atlantic HD Les Revenants, la serie tv francese acclamata in tutto il mondo e vincitrice di numerosi premi nazionali e agli Emmy Awards 2013 come Miglior serie tv drammatica. Ideata da Fabrice Gobert, e' un adattamento dell'omonimo film Quelli che ritornano di Robin Campillo del 2004 (ha richiesto cinque anni di realizzazione, ottenendo l'interesse delle grandi case di distribuzione internazionali). Dopo il successo internazionale della serie, e' ora in lavorazione il remake americano: a curare il rifacimento saranno Carlton Cuse (Bates Motel) e Raelle Tucker (True Blood). Tra i protagonisti di Les Revenants, Camille, un'adolescente morta in un incidente d'autobus durante una gita scolastica; Simon, un giovane deceduto il giorno del suo matrimonio; Victor, un bambino che non parla con un passato oscuro e tanti altri parteciperanno a questa misteriosa riapparizione. Determinate a riprendersi un posto che non esiste piu', le persone che erano scomparse scoprono a poco a poco di non essere gli unici redivivi e che il loro ritorno si accompagna a strani eventi sempre piu' frequenti. Forse e' l'inizio di uno sconvolgimento ancora piu' importante. Nelle note di produzione Caroline Benjo e Jimmy Desmarais spiegano: "Les Revenants era un progetto di un'altra ampiezza, ma i produttori avevano ben compreso che Fabrice (Gobert) avrebbe saputo dare una grande originalita' a delle situazioni quotidiane. La parola "realismo" tornava spesso nel corso delle discussioni e, riferita a un mondo in cui i morti non sono definitivamente tali, poteva sembrare paradossale. Questa parola traduceva le preoccupazioni di Fabrice e dei produttori di rendere il mondo della serie sufficientemente credibile, per quanto possibile che noi, spettatori, credessimo al ritorno in vita di Camille, Victor, Simon. La scommessa e' stata vinta: superato questo punto di partenza, sono stati sviluppati gli intrighi attorno ai personaggi principali. Fabrice ci ha sorpresi, episodio dopo episodio, per la ricchezza di situazioni che ha saputo esplorare, dal respiro che ha dato quel carattere alla serie e quel ritmo con cui essa si avvia verso l'ultimo episodio. Le sorelle gemelle di nuovo riunite, la giovane fidanzata tornata dall'oltretomba, il bambino che non parla piu', il prete che ha abbandonato l'abito talare, l'uomo innamorato e inquieto, l'assassino, quel paesino isolato tra le montagne, quel lago, quella foresta, e altrettanti personaggi, ambientazioni e  tematiche che fanno la ricchezza dell'universo di Les Revenants". "Fabrice Gobert e Fre'de'ric Mermoud - concludono - hanno messo in scena brillantemente gli 8 episodi della prima stagione, creando con Patrick Blossier un universo visivo forte e sorprendente, completato dalla magnifica colonna sonora originale firmata da Mogwai". 

lunedì 15 settembre 2014

SONDAGGIO - Dopo la clamorosa notizia della serie tv su "Supergirl", Telefilm Cult snocciola le 8 meraviglie che potrebbero interpretare la protagonista
Dopo la notiziona del progetto seriale su "Supergirl" (leggi QUI), Telefilm Cult gioca alle nomination snocciolando le "8 meraviglie" telefilmiche che, per un motivo o per l'altro, potrebbero entrare nella parte (e nel mantello!). Voi quale preferite? O ne immaginate un'altra...?

Ashley Benson ("Pretty Little Liars")

Taylor Momsen ("Gossip Girl")

Ashley Tisdale ("Zach e Cody")

Nicola Peltz ("Bates Motel")


Becca Tobin ("Glee")


Kaley Cuoco ("The Big Bang Theory")

Natalie Dormer ("Game of Thrones")

Sasha Pieterse ("Pretty Little Liars")

lunedì 8 aprile 2013

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Quando il cinema va in tackle sulla tv
Strana coincidenza. Scorsa settimana, nello stesso giorno, sono uscite indiscrezioni Usa via tweet che ben due film diventeranno serial televisivi. Martin Scorsese, mica cotiche, tradurrà sul piccolo schermo il suo “Gangs of New York” (2002); i fratelli Coen – mica ciufoli – riprenderanno in mano la sceneggiatura di “Fargo” (1996), probabilmente riportando sul set William H. Macy (attualmente in “Shameless”, la cui 3° stagione inedita è in onda ogni lunedì su Joi). Altro link cine-televisivo dello stesso sangue è quello dei fratelli Wachowski, firmatari della saga di “Matrix”, che hanno firmato e porteranno presto alla luce il progetto fantascientifico “Sense8”. Ha fatto sfracelli d’ascolto, al debutto americano, “Bates Motel”, prequel di “Psycho” con buona pace di Hitchcock; è partito da pochi giorni Oltreoceano “Hannibal”, sorta di chiosa de “Il Silenzio degli innocenti”, e le aspettative sono massime. Il matrimonio spesso sotto-traccia tra cinema e tv non è mai stato così evidente. La prima impressione è che la linfa vitale del piccolo schermo sia un po’ agli sgoccioli, che sia più un’”intrusione” che un volano, che la Settima Arte non sia più quella cacciatrice di talenti tv di un tempo ma che imponga i suoi modelli e le sue icone in una terra non più capace di esportare i suoi frutti oltre i confini tv. Spesso guardandosi indietro – eccezion fatta per i fratelli Wachowski – più che avanti. Paura del futuro anche prossimo venturo? La partita è aperta. Nel calcio, ormai, il cosiddetto tackle scivolato, è praticamente proibito o rischioso. In tv a quanto pare ancora no. (LD)

venerdì 15 marzo 2013

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

VARIETY
I cattivi non sono mai stati così...serial
"Lately on TV, bad guys appear to be having all the fun, with a wave of programs romanticizing — if not quite glorifying — those who do terrible things. Some of TV’s most compelling characters of the current generation have been antiheroes, from Tony Soprano to “Breaking Bad’s” Walter White. Yet the appeal of the dark side looks to be growing, branching beyond the permissive confines of cable to major networks as well. Television often gets an unfair rap regarding violence, with academics and pundits overreaching to make the case for a correlation. That said, there is something unsettling — or just plain icky — about the media and public fascination with figures like real-life cop-turned-killer Christopher Dorner, who upstaged President Obama’s State of the Union address on cable news. In the wake of the Newtown school shooting, critic Roger Ebert quoted from his review of “Elephant,” which placed any media blame for inspiring such mass shootings on news, not drama. All that seems true. Yet there is something distasteful, at the very least, about dramatic programming making killers the cool kids, having the hottest sex and driving the nicest cars.
A brief sampling of the coming weeks finds audiences being asked to hang around with a young Norman Bates (A&E’s “Bates Motel”) and Hannibal Lecter (NBC’s upcoming “Hannibal”). They join the suave serial killer at the heart of Fox’s “The Following,” who always seems to be several steps ahead of the bedraggled FBI agent on his trail; and the handsome mob boss who steals scenes, among other things, in ABC’s “Red Widow.” Heck, even the evil side of NBC’s short-lived Jekyll-and-Hyde knockoff “Do No Harm” was far more interesting than his good side. To be fair, pity the poor broadcast networks. Put on procedurals where the good guys where white hats, and they’re accused of boring cookie-cutter development. Try breaking (or at least stretching) the mode, and people wonder if they’re not helping breed sociopaths. It’s simplistic to say that focusing on antiheroes glorifies violence. After all, the willingness to explore moral ambiguity has yielded some of the best and most provocative shows on TV, from “Dexter” to “Homeland,” “Breaking Bad” to DirecTV’s “Hit & Miss,” a pleasant surprise that unearthed unexpected depth from a transgender hitwoman.
Where such portrayals cross into unsavory territory is a matter of context, and highly subjective. Still, if a show is defined by a disreputable protagonist who faces opposing forces more depraved and odious than he or she is, you might be skating on thin ice. For a cinematic example of this, think back to “Hannibal,” Thomas Harris’ sequel to “The Silence of the Lambs.” The novel and subsequent movie’s underlying notion was to take the monstrous title character and essentially promote him to hero, albeit by introducing a hideous adversary. It’s also worth noting that TV operates somewhat differently than movies. On the bigscreen, spending time with a morally flawed character is a one-and-done experience. By contrast, series demand an ongoing relationship, and while that doesn’t require liking the characters, viewers do have to care about what happens to them. That’s one reason why something like FX’s “American Horror Story” — which revels in nastiness for its own sake, offering few redeeming qualities among its assorted characters — is such a grim, nasty exercise. Rebooting the show for a second season only exacerbated this fundamental flaw.
As noted, the preoccupation with criminals — the more outlandish the better — is hardly confined to drama (Investigation Discovery has built a profitable niche around it), and time will determine whether the audience’s appetite is expansive enough to support this latest wave of scripted fare. Nevertheless, casting more evildoers in starring roles does hand ammunition to TV’s cultural critics. Because while it’s easy to say this is nothing new, the sensation is different when TV goes from a couple of empathetic bad guys to one on every channel". (Brian Lowry)

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