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venerdì 29 luglio 2016

NEWS - Fantastic duo! Supergirl adotta tutor-Superman con il volto (di pietra) di Tyler Hoechlin. La prima immagine (super---photoshoppata)!

News tratta da "TvLine"
Talk about a dynamic duo.
Warner Bros. has released the first photo of newly-christened Superman Tyler Hoechlin alongside onscreen cousin, Supergirl‘s Melissa Benoist, and there’s no denying that they make a pretty (sorry!) super pair. Over the weekend at Comic-Con, Hoechlin told TVLine that he was “looking forward” to slipping into the Man of Steel’s iconic tights and cape (designed here by Supergirl’s costume guru Kiersten Ronning), adding that the whole experience has been “definitely surreal and probably hasn’t sunk in yet, but it will be fun”. Hoechlin will make his debut as Supes in Supergirl‘s Season 2 premiere on Monday, October 10 at 8/7c on The CW.

giovedì 28 luglio 2016

NEWS - "It's fucking Negan's world now": Jeffrey Dean Morgan lancia l'epiteto dalla copertina già cult di "Entertainment Weekly"! Daje Negan, uccidili tutti (ne bastano un paio, al massimo...) 
The Walking Dead‘s Negan is front and center on the cover of Entertainment Weekly‘s new issue. Jeffrey Dean Morgan – the actor playing the villainous Negan – opened up about the upcoming season in a very Negan-esque way: “It’s a reset on The Walking Dead world. It’s f—ing Negan’s world now". "What you’re going to see in the first half of this season is Negan wreaking havoc,” Jeffrey added. “And some of your characters that you’ve grown to love are not going to be on the show anymore, and it’s going to end badly for them. It’s going to be a whole new beginning for The Walking Dead. Really, we’ve taken the show and just flipped it upside down. It’s a different show now. It’s going to have a different feeling. You’re going to see your favorite characters in a position that they’ve never been in before, which is super vulnerable and victimized”.

mercoledì 27 luglio 2016

NEWS - "Con Vivendi accordo per Premium è vincolante. Se i francesi volevano negoziare non scrivevano una lettera": parla Marco Giordani, direttore finanziario Mediaset sulla retromarcia di Vivendi su acquisizione Premium

Intervista a Marco Giordani, direttore finanziario Mediaset, pubblicata da "MF"
"Un fulmine a ciel sereno». Con queste parole Marco Giordani, direttore finanziario di Mediaset, ha commentato in un'intervista a Class Tv la decisione di Vivendi di non rispettare il contratto vincolante siglato con Mediaset su Premium. Ma promette che il business plan della pay tv non cambierà. 
Domanda. Qual è la vostra posizione di fronte alla lettera di Vivendi del 21 giugno e a quella di due giorni fa in cui si comunica questa scelta? 
Risposta. L'accordo dell'8 aprile tra Mediaset e Vivendi è vincolante ed è stato preceduto da lunghi mesi di trattative durante i quali la società francese ha potuto aver accesso ai numeri chiave di Premium e chiarire ogni dubbio. Ma soprattutto è un accordo che non prevede modifiche. 
D. de Puyfontaine e Vivendi hanno detto in due comunicati che dall'analisi dei risultati di Premium sono emerse differenze significative rispetto alle verifiche effettuate, motivo per cui il gruppo ha inviato una proposta per trovare un nuovo accordo e proseguire le trattative. 
R. Vivendi i numeri di Premium li ha visti prima di firmare l'accordo dell'8 di aprile. Se poi tra quella data e il 21 giugno le loro valutazioni sono cambiate, visto che i numeri non sono mutati, se non marginalmente, questo non dipende da noi, anche perché non abbiamo mai ricevuto un claim formale da parte del gruppo francese che faccia riferimento al contratto firmato. Hanno semplicemente cambiato idea. Se veramente Vivendi fosse stata così scontenta dei numeri di Premium non le avrebbe attribuito un valore addirittura più alto in sede di trattativa. Il problema, quindi, non sono i numeri. 
D. Fininvest parla di scorrettezza di eccezionale gravità da parte dei francesi e li accusa di voler scalare Mediaset in modo surrettizio. II piano di Vivendi poteva essere questo sin dall'inizio?  
R. Nell'accordo dell'8 aprile non si parlava solo di Premium, ma di molti altri progetti, come i contenuti a livello europeo o la creazione di una piattaforma over the top sempre a livello europeo. In questi quattro mesi non c'è mai stato da parte di Vivendi alcun tipo di offerta o proposta, mentre noi di Mediaset stiamo finalizzando il progetto da sottoporre a loro in questi due anni. Proprio per questo la lettera ci ha colti di sorpresa, anche perché comunque ci saremmo aspettati un approccio diverso. Dal 1 di luglio ci sono delle norme molto stringenti sul market abuse ed è evidente che una lettera come quella di due giorni fa non poteva non essere comunicata al mercato. Se volevano negoziare non scrivevano una lettera
D. Ci sono stati contatti tra Mediaset e Vivendi tra 1'8 aprile, il 21 giugno e il 25 luglio?
R. Certo. Vivendi aveva preso anche delle decisioni su Premium non previste nei nostri piani, che ci hanno portati a rinnovare alcuni contratti con dei canali distribuiti da Premium. Da giugno, però, i rappresentanti di Vivendi hanno incominciato a essere sempre meno attivi e, in termini contrattuali, a non adempiere ai loro obblighi. 
D. Ad esempio? 
R. Non hanno rispettato i tempi per comunicare il passaggio di controllo all'autorità europea. Avevano l'obbligo di incontrare la Uefa per comunicare il change of control e si sono rifiutati di farlo per ben due volte, creandoci degli imbarazzi. Premium va gestita giorno per giorno, ma Vivendi ci ha fatto rimanere in stallo per lungo tempo. Queste mancanze contrattuali sono state comunicate al gruppo francese venerdì scorso e la risposta è stata la lettera di due giorni fa. A partire dal cda di domani ci difenderemo e torneremo a occuparci di Premium come facevamo prima, realizzando un business plan che è tuttora in piedi. 
D. Il contratto dell'8 aprile prevede penali per chi decide di uscire?  
R. No, perché non si prevedeva di uscire. C'era la volontà assoluta di chiudere da parte di entrambi. D. È possibile trovare un accordo?  
R. Anzitutto dovremo portare in cda la lettera di Vivendi che cambia radicalmente le carte in tavola. Sarà poi il consiglio a prendere le decisioni più opportune a tutela della società. Margini ci sono, ma Vivendi deve proporci un accordo equivalente a quello siglato ad aprile. 
D. Di certo si rischia una fase di stallo e di battaglia legale a scapito del business industriale di Premium. 
R. Il contratto ci imponeva una gestione molto più amministrativa, che ha comportato dei rallentamenti. Ma la politica commerciale di Premium è già nei negozi, con la Champions League che parte tra un mese e una composizione di squadre italiane che ci soddisfa.

martedì 26 luglio 2016

NEWS - Clamorosissimo al Cibalissimo! Quell'accordo non s'ha (più) da fare! Vivendi fa retromarsh nell'acquisizione Premium 
(ANSA) - Dietrofront di Vivendi sull'acquisto del 100% di Mediaset Premium, e il titolo del Biscione crolla in borsa. Mediaset ha fatto sapere che il gruppo francese intende ora 'acquistare solo il 20% del capitale di Mediaset Premium', invece che il 100% come stipulato, e 'non intende comunque onorare il contratto'. A Mediaset - che fa sapere di essere pronta a far valere i propri diritti - replica il gruppo di Bollore', parlando di 'divergenze significative' di valutazione su Premium e informa di aver fatto una nuova proposta per trovare un accordo su Premium. Titolo Mediaset soffre in Borsa. "Non vogliamo il controllo". Lo ha detto l'amministratore delegato di Vivendi Arnaud De Puyfontaine in una conferenza stampa a Milano. L'Ad non ha voluto commentare o precisare i termini delle trattative con Mediaset ma ha ribadito che "l'obiettivo non cambia, e' quello di creare un grande gruppo; cambia il modo per raggiungerlo". "Stiamo discutendo - ha aggiunto - e vogliamo una soluzione che sia soddisfacente per entrambi". Fininvest denuncia "l'eccezionale gravita' e l'assoluta scorrettezza del comportamento di Vivendi" sulla vicenda Mediaset Premium. Lo afferma in un comunicato la societa' cui fa capo il 34,738% di Mediaset. "L'atteggiamento di Vivendi - prosegue Fininvest - lascia chiaramente intuire che il suo vero, non dichiarato obiettivo fosse in realta' quello di costituirsi in modo surrettizio e inaccettabile una posizione di estremo rilievo nell'azionariato di Mediaset". "Non c'e' nessuna negoziazione in corso tra Mediaset e Vivendi". Lo si legge in una nuova nota di Mediaset in cui il Gruppo precisa che "la negoziazione e' gia' avvenuta e si e' conclusa con il contratto regolarmente firmato tra le parti l'8 aprile 2016". Mediaset aggiunge che "l'analisi dei risultati di Premium e' ovviamente avvenuta prima della firma, come accade prima di ogni assunzione di impegni". Infine Mediaset conferma "di non aver mai ricevuto alcuna contestazione formale sulla validita' o i contenuti del contratto".
TELEFILM ART - Foto, grafica e visioni al confine con la Pop Art

lunedì 25 luglio 2016

NEWS - Clamoroso al Cibali! Sky perderà il 36% di valore nei prossimi 5 anni, la concorrenza della neonata Vivendi-Premium e Netflix destinata a erodere quote di mercato

Articolo di Claudio Plazzotta su "Italia Oggi"
Bank of America Merrill Lynch ha prodotto un interessante report sul mondo Sky plc, con attenzione al mercato britannico, tedesco e italiano. Il tutto confezionando il documento con una certa creatività, come una serie tv all'interno di un Box set di Sky, con tanto di «prima stagione», 13 episodi (all'Italia è dedicato il 13esimo), gran finale ed «episodio bonus». Eloquente il titolo affibbiato alla serie: The boiling frog, ovvero la rana in bollitura, che fa riferimento a una situazione in cui piccoli cambiamenti (come quelli cui è sottoposta una rana immersa in acqua tiepida in una pentola sul fuoco) possono però portare gradualmente a una situazione di crisi (nel caso della rana, alla bollitura e di conseguenza alla morte). Per la banca d'affari, quindi, il gruppo Sky, in Europa, si troverebbe in un contesto di lento declino, magari impercettibile ma inesorabile, e destinato a erodere drasticamente le quote di mercato e i margini. Quanto all'Italia, è presto detto: per Merrill Lynch la società guidata dall'amministratore delegato Andrea Zappia perderà il 36% del valore nei prossimi cinque anni, passando da 2,5 miliardi di sterline del 2014 (importo versato a Fox da Sky per l'acquisto di Sky Italia) a 1,6 mld nel 2020. I motivi di questo deprezzamento sono molti. Di sicuro il mercato degli abbonati alla pay tv in senso largo crescerà in Italia, passando dai circa 7 milioni di clienti nel 2016 ai 9,5 milioni del 2020. Cambierà, però, la composizione: se nel 2016, in base alle stime di Merrill Lynch, ci sono 4,775 mln di abbonati Sky, 2,255 mln di abbonati Mediaset Premium (escluse le pre-pagate) e 182 mila abbonati ad altre offerte, nel 2020 gli abbonati di Sky cresceranno a 5,164 milioni, ma soprattutto grazie alle offerte di Now Tv (la pay tv in streaming), quelli di Mediaset Premium a 3,240 milioni e gli «altri» esploderanno a 1,386 milioni. In sostanza tutta la crescita sarà intercettata dalle offerte di pay tv in streaming, un modello di business che, secondo la banca d'affari, rappresenta il futuro della cosiddetta tv a pagamento. Il miglioramento delle infrastrutture di rete, banda larga, fibra in Italia ha infatti rimosso le barriere all'ingresso per tanti soggetti. E Sky, dice il report, dovrà confrontarsi con nuovi competitor: sia Discovery, sia le offerte in Ott come Netflix o Vivendi-Mediaset. E, in particolare, queste offerte hanno «business models più efficienti poiché lavorano in stretta sinergia con le Telco. Vivendi sta per acquisire Mediaset Premium, che era un competitor debole per Sky Italia. Ma con Vivendi diventerà probabilmente un competitor molto più forte, con vantaggi nella distribuzione, nei contenuti, nel marketing, facendo forte leva sulla base di clienti di Telecom Italia», di cui Vivendi è il principale azionista. L'ingresso di Vivendi nel mercato della pay tv in Italia determinerà «per Sky una quota di mercato più bassa e costi più alti per l'acquisto dei diritti tv». In effetti, secondo le analisi di Bank of America Merrill Lynch, la quota di mercato di Sky Italia passerà dal 70% del 2014, al 68% del 2016, fino al 54% del 2020, mentre Mediaset Premium salirà dal 32% del 2016 al 34% del 2020. Concentrandoci su Sky, gli abbonati tv alle offerte non sportive resteranno stabili: 1,125 milioni nel 2016 come nel 2020. Quelli alle offerte sportive, invece, caleranno dell'1,4% passando da 3,5 milioni del 2016 a 3,449 milioni del 2020. Il boom ci sarà, invece, per gli abbonati a Now Tv: dai 150 mila del 2016 ai 590 mila del 2020.Non ci sarà un grande sviluppo dei ricavi pubblicitari di Sky Italia, che secondo Merrill Lynch rimarranno piatti: 234 milioni di euro nel 2016 come nel 2020. Per determinare la crescita, quindi, Sky dovrà lavorare su due fronti: spingere su Now Tv, che passerà dai 17 min di ricavi 2016 ai 79 milioni del 2020; aumentare i prezzi degli abbonamenti, in particolar modo per i pacchetti dello sport. L'arpu (ricavi medi mensili per abbonato) tra il 2016 e il 2020 salirà infatti da 35 a 37 euro per le offerte non sportive, da 45 a 50 euro per quelle sportive, e da 11 a 13 euro per Now tv. Con queste dinamiche, si potrà affrontare bene anche il probabile aumento dei costi per l'acquisto dei diritti sportivi in tv. Merrill Lynch prevede che i costi Sky per la Serie A di calcio passeranno dagli attuali 572 milioni all'anno a 681 min ( 19%), e quelli della Formula Uno da 77 a 100 min ( 30%). E così anche l'ebit di Sky Italia verrà tutelato: 72 milioni di euro nel 2016, e poi 115 nel 2017, e, ancora 121 milioni nel 2018, fino ai 146 milioni del 2020.

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