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venerdì 29 gennaio 2016

NEWS - F*CK the difference! Se "Mr. Robot" (e "Bosch") riducono il gap tra Premium e Sky... 
(ANSA) - L'attualita' del cyberterrorismo e un giallo di lusso debuttano su Mediaset Premium: sono state presentate oggi a Milano due delle serie americane piu' attese dell'anno, il thriller 'Bosch' ideato dallo scrittore Michael Connelly (dal 24 febbraio ogni mercoledi' sera su Premium Crime) e la pluripremiata 'Mr. Robot' (dal 3 marzo ogni giovedi' su Premium Stories). Soprattutto su quest'ultima l'attesa e' grande: creata da un nome nuovo di Hollywood come Sam Esmail, 'Mr. Robot' non soltanto riproduce con realismo le dinamiche della cybersecurity, ma soprattutto tocca temi di attualita' pungente. Il protagonista, interpretato da Rami Malek, e' un esperto di sicurezza informatica afflitto da disfunzionalita' psicologiche che lo rendono alienato: eppure, come un supereroe del nuovo millennio, si lancia in crociate personali a colpi di hacking, che vivranno un'escalation dopo l'incontro con la figura paterna di Christian Slater (premiato quest'anno con un Golden Globe per questa interpretazione). Da qui partira' la guerriglia digitale con lo pseudonimo di Mr. Robot, che sullo sfondo richiama vicende come quelle di Anonymous e Occupy Wall Street, la lotta dei nuovi ribelli digitali contro l'1%, e sul finale svelera' un risvolto psicologico profondo. Fra i premi assegnati alla serie come miglior drama del 2015 si contano un Golden Globe e un Critics' Choice, un consenso unanime immediato che ha convinto il network Usa a confermare la serie per una seconda stagione. "Siamo contenti dell'attenzione che la nostra programmazione sta ricevendo - ha commentato a margine Giovanni Modina, direttore contenuti dei canali Premium - Sui film avevamo gia' fortuna, grazie a un'offerta maggiore, piu' fresca di 10 anni e con la meta' del tasso di repeat rispetto a Sky, ma sulla serie tv si sta riducendo il gap percettivo: pubblico e media si stanno accorgendo delle nostre novita'". Premium vanta infatti 1000 ore di prime TV fra le 5mila ore complessive di serie che andranno in onda nel 2016, e fra queste non solo le serie presentate oggi, ma novita' molto attese come 'Legends of Tomorrow' su Premium Action, spin-off di 'Flash' e 'Arrow', o 'Shades of Blue' prodotta e interpretata da Jennifer Lopez su Premium Crime. E per quanto riguarda le piattaforme on-demand Infinity e Play, Modina ha annunciato che sia 'Mr. Robot' che 'Bosch' saranno a disposizione alcune settimane dopo la messa in onda.

giovedì 28 gennaio 2016

mercoledì 27 gennaio 2016

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Clamoroso al Cibali! Ce tocca pure il film de "La casa nella prateria"! (aiutoooo)
News tratta da "THR"
The Little House on the Prairie movie project has landed at Paramount. The adaptation of the iconic TV series was previously in development at Sony, which picked it up in 2012 with Scott Rudin attached to produce. The title was put into turnaround last year. Now, the package — which includes Martha Marcy May Marlene filmmaker Sean Durkin, who is attached to direct, and the script by Abi Morgan — is setting up shop under the Melrose Ave. watertower. Little House aired on NBC from 1974 to 1983 and starred Michael Landon as the patriarch of a pioneer family living in the 1880s in the American Midwest. The show was known for its wholesome values and was a loose adaptation of the classic series of children's books by Laura Ingalls Wilder, who based it on her childhood. (Melissa Gilbert played Laura Wilder on the show.)

lunedì 25 gennaio 2016

NEWS - Mistero Netflix! Nessun dato sugli abbonati in Italia. Boom della concorrenza: Infinity+Sky on demand in crescita dopo il lancio 3 mesi fa. "Il pubblico italiano si aspettava di più, nessuna rivoluzione!"
Articolo tratto da "Il Foglio"
Per sapere come sta andando Netflix in Italia a tre mesi dal suo lancio in grande stile, l’unico numero che conta è 4,04 milioni. Sono i nuovi abbonati che la società di streaming americana ha aggiunto sul mercato internazionale negli ultimi tre mesi del 2015. Il dato è stato annunciato dal ceo Reed Hastings martedì sera durante la presentazione a Wall Street dell’ultima trimestrale dell’anno, e ha superato di molto le attese degli analisti (il dato americano invece è stato più debole del previsto). Tra questi 4 milioni ci sono tutti gli abbonati in Italia, ma anche quelli di Spagna e Portogallo: sono questi i tre paesi in cui Netflix ha esordito a ottobre (senza contare l’approdo di settembre in Giappone), e da cui presumibilmente viene il grosso della crescita internazionale. Ma più di così la società non si sbottona. Netflix ha una policy strettissima e guardinga sui suoi numeri, e non fornisce dati scomposti o appigli per indagini più approfondite. Il numero dei nuovi abbonamenti in Italia è segreto, compattato in quello più ampio ed eccellente del mercato internazionale. E dunque alla domanda: come va Netflix in Italia?, tutto quello che si può fare è aggrapparsi alle parole di Joris Evers, vicepresidente della società e capo della comunicazione per l’Europa, l’Africa e il medio oriente, che attraverso un portavoce fa sapere al Foglio che “a distanza di 3 mesi dal lancio del servizio in Italia, siamo davvero molto felici dei risultati che abbiamo raggiunto”. Per misurare l’impatto di Netflix, dunque, bisogna rivolgersi altrove. Il dato aneddotico è che Netflix in Italia sia meno presente nel dibattito pubblico e sui media di quanto non lo sia in America. Se al di là dell’Atlantico è un disruptor vorace che minaccia i grandi network e a Wall Street è stato il miglior performer del listino tecnologico Nasdaq nel 2015, in Italia è un player tra molti in un mercato ancora considerato di nicchia e non pericoloso per la tv tradizionale. E mentre la società americana non svela i suoi numeri, i concorrenti locali si mostrano tutt’altro che intimoriti dalla rivoluzione e anzi, giudicano l’impatto del temuto disruptor quasi come un toccasana. “Siamo contenti di avere compagnia”, dice al Foglio Chiara Tosato, responsabile di Infinity, il servizio on demand lanciato nel 2013 da Mediaset che per caratteristiche si configura come un competitor diretto di Netflix. “Per noi l’arrivo di Netflix è stato positivo, ci ha aiutato a far conoscere al grande pubblico questo mercato e ci ha aiutato a combattere la pirateria. La nostra offerta di contenuti è complementare rispetto a quella di Netflix, non c’è rivalità”. “Netflix non impensierisce i player tradizionali”, continua Tosato, e nemmeno la concorrenza diretta: “Dal lancio di Netflix in poi noi abbiamo visto risultati molto soddisfacenti per Infinity, oltre le aspettative, sia in termini di volumi di utenza sia di abbonamenti”. Sky Italia, altro concorrente di peso, ufficialmente non si esprime sul tema e si rifà alle paro- le dell’ad Andrea Zappia in occasione del lancio di Netflix (parole dure: “E’ un po’ vecchiottino in Italia”; “di certo non è una rivoluzione, né ci preoccupa”), ma dall’interno dell’azienda fanno notare che gli utenti di Sky online, il servizio in diretta concorrenza, sono cresciuti di molto – a partire da maggio 2015: questa data coincide con il lancio di Tv Box, prodotto che integra tv e digitale, ma si sovrappone in gran parte al periodo di attività di Netflix. Insomma, Netflix ha consentito il boom della concorrenza, o quasi, e per ora la sua rivoluzione in Italia è stata quella di puntare un faro su un mercato ancora tutto da sviluppare. Ma quindi come va Netflix in Italia? “Di sicuro c’è stato apprezzamento, ma leggo sui media che c’è stata una certa delusione sul fronte dei contenuti”, conclude Tosato. “Il pubblico italiano si aspettava più cinema, ha un’affinità piuttosto bassa con Netflix”. Sta alla compagnia americana dimostrare il contrario.
GOSSIP - Clamoroso al CibaliX! In "X-Files" volevano pagare Gillian Anderson la metà di David Duchovny!

News tratta da Mic.com
Fans of the hit '90s TV show The X-Files, who rejoiced after learning a revival was in the works, are likely excitedly gearing up for the reboot's Sunday premiere. But their enthusiasm might be dampened by news of the sexist treatment star Gillian Anderson faced on set, the details of which she explained to the Daily Beast on Friday.
Although the award-winning actress was ultimately paid the same as her co-star, she disclosed to the Hollywood Reporter that she was initially offered half. The lack of media buzz about this wage gap, she told the Daily Beast, was "shocking to me, given all the work that I had done in the past to get us to be paid fairly."
Anderson — who wasn't paid the same amount as her co-star, David Duchovny, until a few years into the series — fought for equal treatment years ago, according to the Daily Beast. To add insult to injury, the actress was also initially required to "stand a few feet behind" Duchovny and never "step side-by-side with him," according to the same report.  
"I can only imagine that at the beginning, they wanted me to be the sidekick," she told the Daily Beast. "I don't know how long it lasted or if it changed because I eventually said, 'Fuck no! No!' ... But I imagine it had more to do with my intolerance and spunk than it being an allowance that was made." 
Anderson is hardly the first actress to speak out about the entertainment industry's inequitable treatment of actresses. Patricia Arquette, Reese Witherspoon and others have spoken out about Hollywood's wage gap, and the numbers back them up. While the 10 highest-paid movie actors made $431 million in 2015, the 10 highest-paid actresses made about half, at $218 million, Variety reported in November.
The problem extends well beyond Hollywood too. In 2014 full-time female workers in the United States made 79 cents for every dollar their male counterparts made — a gap that is significantly worse for women of color and mothers, according to the American Association of University Women. A 2015 study revealed that at the current pace, this gap likely won't close until 2058.
That Anderson was ultimately paid the same as her male counterpart underscores the importance of other actresses speaking out about the issue until equality is the norm.

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