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sabato 19 maggio 2012


Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!
Questa settimana uno Stracult Ad Honorem va a Desperate Housewives



Era il 2004, l’anno di Lost, di House M.D., l’anno in cui, per la prima volta, sentimmo la voce di Mary Alice Young.
Marc Cherry ci presentò in quell’occasione quattro donne, tutte molto diverse tra loro, tutte favolose.
Ognuna con i propri punti forza e le proprie debolezze, ognuna con pregi e difetti.
Ognuna unica nel suo genere. Gaby, Susan, Lynette, Bree, oltre a tutti gli altri personaggi che anno dopo anno, han fatto loro compagnia.
Donne sposate, mamme, amanti, amiche. Lavoratrici incallite, donne in carriera, casalinghe.
Quattro donne che non dimenticheremo mai, protagoniste di una serie inarrivabile, nonostante alti e bassi e nonostante la a dir poco “bizzarra” season finale. Quattro amiche che salutandoci lasceranno un vuoto dentro di noi, dopo che per otto lunghi anni ci han tenuto compagnia. Con loro abbiamo pianto, riso, riflettuto. Ci siamo scontrate con i loro fantasmi in più di un’occasione, condividendo da dietro lo schermo, gioie e dolori.
Abbiamo partecipato a matrimoni e funerali insieme a loro, siamo stati complici di omicidi e tradimenti, sotterfugi e colpi bassi.
Abbiamo accolto a braccia aperte nuovi vicini di casa, per poi tendergli imboscate e inganni di ogni tipo.
Le abbiamo seguite per così tanto tempo, da sentirle così familiari, così intime, quasi come delle amiche vere.
Ma Gaby, Lynette, Bree e Susan, così come sono arrivate, ora se ne vanno, lasciando inevitabilmente un vuoto dentro di noi. E che nessuno, tar qualche tempo, si azzardi a dire che qualcun altro prenderà il loro posto. Nessuno si permetta di pronunciare, come spesso accade per Lost, la terribile frase “ecco le eredi di Desperate Housewives”. Perché ciò non accadrà mai.
Addio Wisteria Lane.
Addio Fairview.
Addio amiche casalinghe.
Ci mancherete. Tanto.

venerdì 18 maggio 2012


L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm tratti dai media italiani e stranieri
"Sex and the City" e i suoi fratelli: "Girls" e "Apartment 23"
"Quando riguardo un episodio delle prime due stagioni di Sex and the city sono sempre sorpreso dall’inventiva e dalla freschezza. Prima di prendere la legnosa ma inevitabile piega da soap opera, e di farsi affossare narrativamente dall’assunzione come feticcio degli status symbol che andava creando (scarpe, cupcakes, appletini, sesso contronatura fra sconosciuti al primo appuntamento), la commedia HBO sulle quattro ragazze-donne di Manhattan era un’opera sincera e turbante: è quella forza iniziale che ce l’ha resa tutto sommato un buon ricordo e perfino un’influenza letteraria. (Col passare del tempo e lo svanire dell’effetto status symbol, le prime puntate di Sex and the city assomigliano sempre più all’altissimo slacker ebraico upper west side di Seinfeld.)
Quest’anno sono partite due serie chiaramente prodotte da gente cresciuta con il mito di Sex and the cityGirls, di cui già parlano tutti, e Don’t Trust the Bitch in Apartment 23. La prima, che è HBO come l’antenata, è la storia di quattro ragazze che vivono e cercano di svoltare a Brooklyn. Già nel pilota si cita Sex and the city come punto di riferimento un po’ ironico un po’ no, ma lo si cita con la sicurezza di chi sa di essere troppo hipster per poter farsi davvero confondere con lo stile mainstream e ormai demodé di una serie che trattava Manhattan come fosse un posto rilevante. (Quest’ultima frase la dichiara il trendsetter che è in ognuno di noi che leggiamo i blog sulle serie tv, o hipsterrunoff.com, e che abbiamo venduto l’anima al diavolo dell’aggiornamento mediatico e sottoculturale a tutti i costi.) La seconda serie, Don’t Trust the Bitch in Apartment 23, discende da Sex and the city in un modo completamente diverso: è un prodotto assolutamente meno sofisticato diGirls, è pacchiano sotto ogni punto di vista (va in onda per un network, ABC…). Intanto perché parla di due ragazze che vivono nel Village; poi, perché racconta la vita mondana di downtown Manhattan con lo stesso entusiasmo con cui guardavamo Friends preparandoci per gli esami di maturità. È quindi smaccatamente fuori moda senza essere retro. La trama è semplice: una ragazza precisina va a stare in affitto da una socialite – la bitch del titolo – che le rovina la vita con egoismi e angherie, causando però in lei delle trasformazioni interessanti. La prima scena ci mostra la bitch che si fa scopare dal fidanzato della precisina sopra una caricaturale torta di compleanno, tipo sketch a tutti i costi. Tutto facilissimo, e così fuori tempo massimo che con il passare delle puntate comincio a chiedermi se questa commedia di sketch non sappia in realtà il fatto suo, non stia cercando di sabotare la commedia aspirational, quella che produce status symbol e tormentoni per gente cool, producendo, a partire dalla grammatica della storia di ragazze in città, qualcosa che neghi ogni identificazione, aspirazione, desiderio di emulazione. In effetti, quando capisci che non c’è da invidiare i personaggi di questa serie, e informandoti scopri che il produttore viene da American Dad, ti metti l’animo in pace e risulta molto divertente: di solito le sitcom dei network sono scritte molto peggio.
I finti sfigati di Girls, invece, realizzano un’opera davvero frustrante: presentandosi come prodotto alto, addentro, con tutti i riferimenti giusti, e la mistica di Brooklyn, Girls ci snerva con la sua inarrivabilità: i programmi per yuppies hanno sempre avuto il vantaggio che i suoi eroi potevano essere comunque liquidati con una scrollata di spalle: vivono tra le nuvole, in un mondo di fantasia.
Ma i personaggi di Girls hanno tutto ciò che i laureati sottopagati e aggiornati sulle mode, in tutto il mondo, vorrebbero avere: perfetta location, dinamiche shocking e casual di relazione – ossia tresche memorabili sia quando vanno bene che quando vanno male –, vicinanza con tutto ciò che sta succedendo (lo si può dire solo usando un anglismo…). Un elemento extradiegetico importante: le attrici protagoniste di Girls sono tutte socialites e figlie di: appartengono davvero al mondo di mantenuti brillantissimi che raccontano. (Una è figlia di David Mamet, una del batterista dei Free, una di un presentatore televisivo, e Lena Dunham, la creatrice, è figlia di artisti.)
L’epica del successo morale-estetico di vivere nel quartiere giusto con i problemi e gli amanti giusti è affrontata in maniera molto più pacchiana da Apt. 23, che in definitiva si rivela più vero nella sua falsità assoluta: uno dei personaggi della serie è James Van Der Beek, ossia Dawson di Dawson’s Creek, che intepreta se stesso. La vita in the city, i drink nel locali di midtown, il sesso promiscuo, sono raccontati in maniera caricaturale a partire dal faccione di James, che fa una satira del successo (ero famoso per Dawson ma vorrei essere preso sul serio, salvo poi andare a letto con tutte le mie fan ex adolescenti) tanto datata quanto simpatica.
I due personaggi chiave per capire la simpatia di Apt. 23 e l’antipatia di Girls (che è comunque molto più bello e “scritto bene”) sono però il guardone del palazzo accanto e lo scopatore mantenuto.
Il guardone è un personaggio di Apt. 23 che passa la giornata affacciato alla finestra interna del palazzo, che dà, come succede a volte nel Village, esattamente sulla finestra di fronte, che a sua volta dà sul soggiorno delle due protagoniste: è sempre lì, e oltre a intervenire nella conversazione, rimane a guardare quando la bitch gira nuda per casa e quando fa le orge. L’assurdità del guardone fa capire che Apt 23 non è affatto aspirational, che è un cartone animato, che scherza sul Village come in American Dad si scherza sulla CIA: senza prendere sul serio il proprio oggetto.
Lo scopatore mantenuto di Girls, amante della protagonista Hannah, è invece un finto personaggio sfigato: inizialmente colpisce molto il suo ritratto di un attore sfaccendato e strambo, della scuola facciale dei Paul Dano, per capirci, con un corpo sproporzionato, dall’uccello – ci viene detto – enorme. Ci piace che si racconti così bene la storia di un mantenuto. Eppure, alla quinta puntata comincio ad avere la sensazione che Girls ci racconti questo sfigato così particolare, così da stato dell’arte della sfiga, per farci capire che lì, a Brooklyn, anche gli sfigati li fanno benissimo – e lo fanno benissimo. 
Dopo averci ragionato un po’, comincio a pensare che l’insurrezione dei blogger raffinati contro Girls, dovuta all’assenza totale, nella serie, di personaggi non bianchi e non ricchi, sia in realtà un’insurrezione contro una commedia che sembra partire come rovesciamento sistematico di status symbol capitalisti, e che invece a furia di sfasciare tutto e di mostrarci una ragazza grassa nuda, sta solo cercando di imporci altri status symbol: andare a letto con una ragazza brutta ha ormai perso la sua mistica, visto che noi di brutti interessanti come quelli di Girls non ne abbiamo. Per tirarci su di morale possiamo guardare Apt. 23, dove perfino Dawson sembra più sfigato di noi".
(Francesco Pacifico, 18.05.2012)

giovedì 17 maggio 2012

NEWS - Sorpresa: Michael Emerson, prima di "Lost" sbarcava il lunario da illustratore del "New York Times"! 
Sarà per la sua aurea carismatica conquistata in "Lost" ma Michael Emerson è, tra i "sopravvissuti" del serial cult di J.J. Abrams, colui che sembra reggere meglio la popolarità del dopo-Isola. Pochi sanno però che l'attuale protagonista di "Person of Interest" dello stesso Abrams nei panni del misterioso Mr. Finch (su Premium Crime ogni venerdì in prima serata), agli inizi di carriera ha sbarcato il lunario come illustratore freelance del "New York Times" e del "Boston Globe". La scelta di diventare attore professionista è giunta relativamente tardi, a 40 anni. "Non so perchè generalmente mi facciano interpretare personaggi misteriosi - ha commentato ironicamente Emerson di recente - ma quando mi chiedono di essere solo me stesso sul set, mi viene il dubbio che sia io a incutere terrore...!".

martedì 15 maggio 2012

NEWS - Wisteria Dead Line. Addio alle "Desperate Housewives", ecco perchè ci mancheranno...
Articolo di Alessia Barbiero per Linkiesta
"Otto anni. Otto stagioni. E' arrivata a morte naturale Desperate Housewives, la serie TV incentrata su un gruppo di donne, tutte vicine di casa in un sobborgo residenziale degli States. L'ultima puntata (tranquilli, niente spoiler) è andata in onda in America domenica sera, in Italia abbiamo ancora qualche settimana di tempo prima di salutare definitivamente Bree e compagne, dato che il finale di stagione è in programma per il 6 di giugno. Quest'anno la televisione seriale ha perso qualche storica icona: Dr. House tra i medical, One Tree Hill tra i teen, Chuck tra le nerd-spy stories. Ma tra tutte le perdite quella maggiore è senza dubbio rappresentata da questo drama ABC decisamente leggero ma solo apparentemente superficiale. Le casalinghe disperate sono diventate, nel corso degli anni, delle vere e proprie icone della TV, ecco perché.

  • L'ironia
L'abito non fa il monaco. La serie ambientata a Wisteria Lane descrive una ricca periferia statunitense, che solo in apparenza sembra quieta e tranquilla, ma che nella realtà nasconde inquietanti misteri. Desperate Housewives fin da subito si è posta come obiettivo di spiare all'interno delle finestre dei sobborghi della middle-class: la case ordinate, le mogli sempre perfette (focose amanti e brave cuoche - graziose, bambine e puttane le definirebbe De André), i vialetti ben curati sono una pura facciata. La realtà è un caotico susseguirsi di segreti, spesso anche macabri (vi ricordate il corpo senza vita del marito della signora McCluskey conservato dentro un congelatore nello scantinato?). La serie ironizza su quello che sembra la perfezione della classe medio-borghese e offre una cronaca impietosa del sogno americano: stesso obiettivo che si è proposto Weeds, ma Desperate l'ha fatto "senza giocare sporco", senza puntare tutto su sesso, droga e rock'n'roll.
  • La sceneggiatura
Di Desperate Housewives tutto si può dire, ma non che non abbia una sceneggiatura superba, una delle migliori di tutta la TV seriale. Battute taglienti, frecciatine, ironici botta e risposta hanno caratterizzato la serie sin dalla prima stagione.
  • La commistione di generi
Ci ha fatto ridere, piangere, restare sull'attenti con l'adrenalina a mille: Desperate Housewives rientra tra le serie TV senza genere. O meglio, in quelle che includono tutti i generi: un po' drama, un po' comedy, a tratti thriller, a tratti soap opera. Questo è stato il segreto del suo successo: è stata in grado di attirare spettatori diversi, soddisfacendoli tutti nello stesso momento.
  • L'old fashion di un concetto retrò: il vicinato
E per ultimo uno dei motivi per cui questa serie ci mancherà così tanto è che ha messo in risalto un concetto ormai perso nel tempo: quello del vicinato. Nell'era in cui si comunica con i social network, in cui non sappiamo più nemmeno i nomi di chi abita nel nostro palazzo (figuriamoci nella nostra via), nell'era in cui ci sembra quasi impossibile trovare fidanzato/marito nella nostra città e in cui le relazioni a distanza proliferano, Desperate Housewives ha permesso di farci rivivere un po' di quella nostalgica sensazione in cui il mondo non ci sembrava poi così grande. Ci ha portato indietro nel tempo, prima che le tecnologie prendessero il sopravvento e le relazioni sociali face to face andassero perse. Ci ha fatto vedere il nostro ieri, ricordandoci quali sono le cose che contano. E scusate se è poco".

domenica 13 maggio 2012

NEWS - Il telefilm è Hulu-lì! Il futuro delle serie tv è in streaming...
Articolo di Beatrice Pagan per Lettera 43
"Il futuro dei serial tivù non è più solo nelle mani dei network tradizionali: Netflix e Hulu, i due leader statunitensi nel settore streaming on demand, sembrano infatti interessati ad investire per prolungare la vita di alcuni titoli di potenziale successo tra i propri abbonati e a creare contenuti inediti per attirare nuovo pubblico digitale.I NUMERI DELLO STREMING INSIDIANO LA TIVÙ VIA CAVO. Negli ultimi due anni gli utenti di Netflix negli Stati Uniti sono aumentati con una velocità superiore alle aspettative: dai 14 milioni registrati a Marzo 2010 si è passati ai 23,41 milioni di utenti a Marzo 2012, a cui si devono aggiungere 3,07 milioni disubscribers attivi in Canada, Messico, America Latina, Caraibi, Gran Bretagna e Irlanda. I clienti dei servizi in streaming hanno quindi raggiunto la considerevole cifra di 26,48 milioni, un dato che inizia ad avvicinarsi a quelli degli iscritti alle tivù via cavo, come ad esempio Hbo.NETWORK GENERALISTI IN CALO. Il trend positivo si contrappone al periodo negativo dei network generalisti, che affrontano preoccupanti cali di ascolto sopratutto nella categoria 18-49, fascia d'età che ha contribuito alla generale perdita di pubblico stimata tra il -3% registrato dalla Nbc fino al -21% della Abc.

L'offensiva di Netflix: investimenti da 400 milioni di dollari per arrivare a 90 milioni di utenti

L'amministratore delegato di Netflix, Reed Hastings, grazie alle statistiche favorevoli, ha quindi messo in atto un piano di crescita senza precedenti che punta a superare i 90 milioni di abbonati in tutto il mondo nei prossimi anni. Per riuscirci Hastings ha deciso di investire il 5% del budget destinato alla programmazione dell'offerta via streaming alle produzioni originali, con una spesa stimabile in circa 400 milioni di dollari, e sta valutando la possibilità di accogliere nuovi episodi di serie cancellate dai network nonostante la loro popolarità tra il pubblico.
HULU PUNTA A SERIE NON IMPORTATE. Hulu, la joint venture formata da News Corp.-Fox, Disney-Abc e Comcast-Nbc ha invece puntato sulla promozione di serie non prodotte negli Stati Uniti, come Endgame o Misfits, da affiancare alla creazione di nuovi titoli.IL RILANCIO THE RIVER E JERICHO. La crescita generale del settore ha così permesso a Netflix di mettere in produzione la quarta stagione del telefilm Arrested Development, con protagonisti gli attori Jason Bateman, Jeffrey Tambor e Will Arnett, composta da dieci episodi che verranno messi a disposizione in contemporanea. Sfumato l'accordo con la 20th Century Fox per proseguire le avventure tra preistoria e fantascienza di Terra Nova prodotte da Steven Spielberg, Netflix potrebbe invece puntare ad una seconda stagione di The River, una delle novità del 2011 cancellata dopo poco tempo dalla Abc, e a riportare in vita Jericho, serie cancellata nel 2008 dal palinsesto della Cbs dopo due cicli di episodi.
La storia ambientata in una cittadina del Kansas alle prese con le conseguenze di un attacco nucleare gode tuttora di un'ampia popolarità tra gli abbonati e i vertici del portale hanno contattato i produttori per verificare se esistano le basi per la creazione di una terza stagione.

Co-produzione di telefilm inediti trasmessi esclusiva sulla piattoforma on demand

Il piano di sviluppo di Netflix prevede anche la co-produzione di telefilm inediti. In esclusiva per la piattaforma on demand arriveranno quindi Orange is the New Black (sceneggiato da Jenji Kohan, già autrice di Weeds, e tratto dal libro autobiografico di Piper Kerman in cui si raccontano quindici mesi di detenzione nel carcere femminile di Danbury in Connecticut), il serial norvegese sulla mafia intitolato Lilyhammer, l'horror Hemlock Grove (ispirato al romanzo di Brian McGreevy con protagonista l'attrice Famke Janssen e realizzato da Eli Roth), e sopratutto l'ambizioso House of Cards: un thriller politico realizzato con un budget di oltre 80 milioni di dollari, che può contare sulla prestigiosa regia di David Fincher e la bravura di Kevin Spacey e Robin Wright nel ruolo dei protagonisti.LA RISPOSTA DI HULU. La concorrenza di Hulu non ha esitato a rispondere agli avversari muovendosi sul loro stesso campo e ha deciso di fornire i fondi per la produzione della seconda stagione di Endgame, un criminal drama prodotto in Canada, e di finanziare le serie inedite The Awesomes (le avventure di supereroi poco conosciuti alle prese con nemici e l'invadenza dei media, interpretate da Seth Meyers e Michael Shoemaker), Don't quit your daydream (con Adrian Grenier impegnato nella ricerca di talenti musicali in disgrazia), Flow (dedicato ad un ragazzo incolpato di un crimine che non ha commesso), We Got Next (la vita quotidiana tra vittorie e sconfitte di quattro giocatori di basket), e confermando la comedy politica Battleground.ANCHE AOL, YAHOO E YOUTUBE NEL BUSINESS. I network tradizionali stanno cercando di adeguarsi al consumo sempre più diffuso dei contenuti on demand aumentando la propria visibilità su internet e contraendo i tempi di pubblicazione degli episodi sulle proprie piattaforme, pur vedendo diminuire le entrate pubblicitarie in modo drastico. I successi di Netflix e Hulu hanno inoltre spinto anche Aol, Yahoo e YouTube a gettare le basi per nuove produzioni indipendenti, destinate a essere presentate a breve ufficialmente ai possibili investitori che dovranno valutare le prospettive economiche di questa nuova fase dei prodotti seriali.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Lick it or Leave it!

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