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martedì 17 dicembre 2019

NEWS - Arriva "Liberi tutti", la prima serie originale di RaiPlay!
News tratta da "Italia Oggi"
Liberi tutti, la prima serie originale per RaiPlay. Liberi tutti, una coproduzione Rai Fiction - Italian International Film prodotta da Fulvio e Paola Lucisano, è la prima serie originale della piattaforma streaming RaiPlay. Scritta e diretta da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo già autori della serie cult Boris, ha come protagonisti Giorgio Tirabassi, Anita Caprioli, Thomas Trabacchi, Valeria Bilello e Caterina Guzzanti. I dodici episodi da 30 minuti raccontano la cronnrn della collisione tra due concezioni di vita, che si concretizza quando Michele Venturi., uno spregiudicato avvocato d'affari, viene mandato agli arresti domiciliari in un cohousing solidale ed ecosostenibile, gestito e fondato dalla sua ex moglie. È la miccia da cui si innesca l'incontro-scontro tra le concezioni di vita rappresentate dall'arrivista Michele e dal resto del nido, nato come edificio occupato e diventato un modello di coabitazione dal sapore hippie, dove famiglie e individui molto diversi tra loro vivono condividendo tutto.

mercoledì 16 ottobre 2019

NEWS - La visione del Saba: "Fox punta sempre più e solo alle serie originali" (ma se sono come "Romolo+Giuly" e "Extravergine" meglio Shonda Rhimes all day long!)

Articolo+intervista tratta da "Italia Oggi"
Un deciso cambio di passo per il gruppo televisivo Fox in Italia. Ci si prende una pausa dai programmi di intrattenimento alla Contadino cerca moglie, e ci si concentra invece sulle produzioni originali cosiddette scripted sia di commedie sia di drama. E tutte, come spiega a ItaliaOggi Alessandro Saba, vice president e responsabile dei canali di intrattenimento, dell'area research e delle produzioni di Fox networks group Italy, «puntano a sviluppare progetti locali ma con un respiro internazionale. Fino ad ora Fox, in Italia, proponeva o prodotti globali, o localissimi, tipo Boris. Vogliamo, invece, intercettare quella zona di mezzo, così come ha fatto Sky che è stata pioniera con Gomorra, una serie che più locale non si potrebbe, ma esportata poi in tutto il mondo». Dopo la fusione a livello internazionale tra Fox e Disney, quelli di Sky (che appartiene invece a Comcast) non sono più parenti, «ma siamo rimasti amici», mentre con Disney, anche in Italia, «per ora rimaniamo due società distinte» nonostante nella prossima primavera inizierà il grande trasloco di Fox dalla sede romana al quartier generale milanese di Disney. E comunque «già da tempo», sottolinea Saba, «la metà del palinsesto di Fox è fatta da prodotti Disney, a partire da Grey's anatomy e da tutta la library legata a Shonda Rhimes». Insomma, il gruppo televisivo Fox, che dal 1° ottobre ha perso i canali Fox animation, Fox comedy e Nat Geo people, cui Sky non ha rinnovato il contratto, prova a trovare una nuova primavera nelle produzioni originali in Italia: e dopo la seconda stagione di Romolo+Giuly (la prima ha avuto gli ascolti più alti di ogni altro contenuto su Fox negli ultimi due anni), adesso arriva Extravergine, una commedia da 10 episodi di 30 minuti ciascuno diretta da Roberta Torre, co-prodotta da Publispei e in palinsesto su FoxLife (quindi target femminile 20-55 anni) dal 9 ottobre alle 21,15. Di qui in poi, aggiunge Saba, si andrà avanti in parallelo con produzioni originali di genere comedy (partiti i lavori su una nuova commedia al maschile), e si debutterà, invece, nel genere drama: «Stiamo collaborando con Ferzan Ozpetek a una serie ispirata al film Le fate ignoranti, e sarà pure una co-produzione turca con un episodio girato a Istanbul». Allo studio, quindi, ci sono 5-6 progetti nuovi per sviluppare una serialità di Fox made in Italy, ma che possa attraversare i confini. E anche sul genere factual, con i canali National Geographic, si punta molto a produzioni originali italiane ma di respiro internazionale: «Dopo i prodotti su Totò Riina e su Maradona, molto apprezzati all'estero, nel 2019 abbiamo realizzato il docufilm Where are you, dedicato alle storie degli immigrati sul barcone fotografato da Massimo Sestini, e il documentario sul crollo del ponte Morandi a Genova. Al momento, invece, stiamo lavorando a Ocean's breath, il respiro dell'oceano, con il tema della deforestazione in Amazzonia ma pure della morte dei coralli, partendo dal fatto che le Dolomiti, in origine, stavano sotto il mare e altro non erano che enormi montagne di coralli. Tutti progetti italiani che poi, grazie al network National Geographic, andranno nel mondo». Tornando a Extravergine, dove protagonista è Lodovica Comello, bisogna evidenziare come la nuova serie tv sia una operazione piuttosto originale nel panorama italiano: dal punto di vista visivo ricorda molto il mondo dei social, si fa un largo utilizzo degli hashtag, c'è tanto colore, i formati sono piuttosto brevi e di agevole consumo pure sui device digitali (dove Auditel ora rileva gli ascolti). Inoltre esce in tv il 9 ottobre dopo che, lo scorso 19 settembre, è già andato in libreria Extravergine, un libro-prequel sulle avventure di Dafne (il personaggio interpretato dalla Comello). E per il lancio della serie tv si sono realizzati pure appositi fumetti veicolati sul web: «Quando lavoriamo ai prodotti scripted», conclude Saba, «partiamo ovviamente dalla idea, dal quid. Poi, per?), sviluppiamo un progetto circolare: ovviamente il nostro modello di business resta la pay tv, e quindi Extravergine deve piacere in primis agli abbonati di Sky. Ma pub avere una sua vita sul digitale, è diventato un libro, potrà diventare un film. Di sicuro Extravergine ha già un suo piglio internazionale: lo vedo vicino al mondo di Almodovar, esportabile in Spagna e nei mercati latinoamericani dove peraltro la Comello è una star (per la serie Violetta di Disney channel, ndr)»

martedì 9 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
"Romolo+Giuly" fa ripiombare le serie tv italiane nel campanilismo con citazioni forzate
"Siamo moderni, giriamo le serie, ma ricaschiamo sempre nell'Italia dei campanili. Mezzo campanile: Roma nord schierata contro Roma sud (vale anche il contrario). Trascinando nella mischia William Shakespeare e soprattutto Baz Luhrmann, che nel 1996 aveva ambientato nella californiana Verona Beach il suo "Romeo+Giulietta" con Leonardo DiCaprio e Claire Danes. Gli innamorati divisi dalla rivalità familiare sono romanamente ribattezzati "Romolo+Giuly". Lui un Montacchi, ha per genitore il re della monnezza. Lei una Copulati, erede dei palazzinari che allignano al nord. La seconda metà del titolo, che allude a una guerra mondiale italiana, svela che nella vicenda entrano anche Milano e Napoli: altrettanto caricaturali, fungono da esca per gli spettatori non romani. "Romolo+Giuly" è prodotta da Fox (e su Fox va in onda, otto puntate). Con l'intenzione di ripetere il successo di `Boris", la serie che sfotteva i prodotti audiovisivi italiani scritti male e recitati peggio (la parola "fiction" andrebbe risparmiata, in questi casi: meglio il giro di parole). Ma "Boris" era a suo modo universale, le brutte sceneggiature, gli attori mediocri, i registi incapaci, le troupe svogliate si trovano dappertutto, anche dove il cinema e la tv sono migliori dei corrispettivi nostrani. Roma nord contro Roma sud resta una nicchia, di recente invenzione comica. Complice un video virale su YouTube, e un episodio pilota premiato nel 2016 al Roma Web Fest. Giocavano in casa, con spettatori che alle frasi "La breccia di Corso Francia" o "le sirene di Ponte Milvio" o "le miniere di cocaina di Vigna Clara" già ridono (chi a suo tempo spiegò che il tragico è universale, mentre il comico è geolocalizzato aveva in mente cose così). La busta con la nebbia padana potrebbe essere Totò - e già un po' allarghiamo l'orizzonte. Il regista Paolo Sorrentino, odiato a Napoli perché "La grande bellezza" l'ha girato a Roma, è tormentone cinefilo, e un po' generazionale. Totalmente generazionale è il pupazzo T'ciù, che conosce in carcere il televenditore Giorgio Mastrota (nella parte di se stesso): se non eravate davanti alla tv quando andava in onda "Bim Bum Bam", e quindi niente sapete del pupazzo Uan, lasciate ogni speranza. Si inoltrano nelle campagne padane per avere alleati, ma rifiutano di dare la caccia ai "negher" - finché pietoso non arriva il traduttore simultaneo: "Caccia ai terroni" (un avvocato di Crotone con toga e valigetta scappa inseguito dai forconi). Togli di qui e leva di là, resta la guerra tra i coatti che se vogliono andare dallo psicoanalista devono spacciarlo per personal trainer (la professione lì è fuorilegge) e i fighetti che trattano le filippine come animali domestici ("ti ho regalato un cucciolo", dice la mamma di Giuly alla figlia che va sposa, dopo aver firmato gli accordi prematrimoniali). Come da copione, tre Montacchi travestiti si infiltrano a Roma nord, dopo aver superato con l'inganno il check-point. Sullo sfondo, il Ponte della Musica, o Ponte Veltroni (di nuovo, ridono solo i romani). A una festa - nel castello dei Copulati che sopra lo stemma di famiglia ha il cartiglio "Coca Progresso Figa" - Romolo incontra Giuly, e si innamorano. Lo spettatore un po' si diverte e un po' si annoia. La trama la sappiamo - anche se qui la fanno partire dai Garibaldini. Citazioni e rimandi alla lunga sono forzati: Leonardo DiCaprio e Claire Danes amoreggiavano in piscina; Romolo sbaciucchia Giuly dietro la boccia del pesce rosso di Boris". (Mariarosa Mancuso)

domenica 7 ottobre 2018

sabato 7 luglio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
Occhio al "Flash" italiano (che non sfreccia ma scatta)
"Scriveva William Hazlitt - pittore, saggista, gran conoscitore dell'animo umano vissuto a Londra tra sette e ottocento: "Il testamento è l'ultima occasione che abbiamo per dare sfogo alla nostra perfidia, e di solito ne facciamo buon uso". Il fotografo di matrimoni che ne ha viste tante pensa con lo stesso cinismo che il matrimonio sia una guerra. Non tra i coniugi, che avranno tanto tempo a disposizione per litigare, finché divorzio non li separi (e come diceva Woody Allen, un matrimonio finisce ma un divorzio dura tutta la vita). Una guerra di nervi tra il fotografo e i fotografati, ostacoli tra l'artista e il capolavoro: una volta era l'album con immagini seppiate e studiatissime; oggi è lo slide show per la cornicetta elettronica, corredato dal video che - fanno da modello i reality show - rievoca il primo incontro, il fidanzamento e i pettegolezzi degli amici prima di immortalare il taglio della torta-grattacielo. Abbiamo visto con i nostri occhi - a sentirlo raccontare non l'avremmo creduto - una sposa in un paesello del napoletano tallonata dal fotografo e dal videomaker, più un drone che la riprendeva dall'alto, dopo un giretto panoramico tra mare e terra. "Spettinala un pochino", ordinava il fotografo. "Dille qualcosa per farla ridere", ordinava il videomaker. Confessiamo di aver osservato la scena finché l'allegra compagnia ha cambiato set (non abbiamo avuto la sfacciataggine di seguire il corteo). Poi abbiamo scoperto che un matrimonio senza il ragno meccanico svolazzante non è un matrimonio (e gli incidenti di percorso, quando il drone atterra sulla testa degli sposi, sono registrati su YouTube). I trascorsi fanno di noi lo spettatore modello per "Flash", la futura serie (finora esiste solo il pilot) vincitore del Premio Solinas - La bottega delle webserie (in collaborazione con Rai Fiction, sperimenta format a puntate). Presentato al festival maremmano FuoriSerie - debutta quest'anno, ormai ogni comune italiano ha la sua manifestazione d'arte e cultura, nuovo governo permettendo - il primo episodio è già su Rai Play e il 29 giugno andrà in onda su RaiTre. Scrive e dirige Valerio Vestoso, già al lavoro sui prossimi episodi. Volendo dare un consiglio, meglio concentrarsi sulla sceneggiatura e lasciare la regia ad altri (magari rileggersi Adam Smith sui vantaggi della divisione del lavoro: se un uomo deve fabbricarsi uno spillo gli viene storto e impiega un sacco di tempo, se qualcuno estrae il metallo e qualcun altro lo mette in forma escono spillini ben fatti e meno costosi). Così si evitano le macchiette I personaggi funzionano, ora il problema è non ridurli a macchiette (per portare a esempio una serie italiana, "Boris" aveva schivato l'ostacolo con un bel lavoro di gruppo). Oltre al fotografo titolare, in "Flash" c'è il laureando in cerca di stage, lo specialista di filmini Lello Spielberg, il reggitore di flash che regge tre ore immobile, e Don Nikon, che ha un'idea tutta sua della religione e della fotografia: "Quando il signore invitava a porgere l'altra guancia, non voleva forse invitarci a mostrare il profilo migliore?". Regia e recitazione sono scolastiche, potrebbero migliorare. Vale anche per il montaggio, per certe giacche blu elettrico e per il ciuffo dello stagista. La sposa è stata sei ore sotto i ferri (del parrucchiere) e fa spuntare sotto il vestito una coda da sirena (il genitore intanto calcola quanto sono costate le orribili bomboniere). "Perlacea" è la parola magica: produce la bocca a cuore, l'occhio da triglia, la posa da crampo. Il fotografo scatta, sognando l'assegno". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 13 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
"Il Cacciatore", modello seriale da esportazione che vince Cannes
"Non chiamatela fiction, per carità. Non chiamatela fiction: gli sceneggiatori, i registi, gli attori e i produttori hanno fatto del loro meglio per prendere le distanze. E non confondersi con la caterva di prodotti audiovisivi che sembrano fatti apposta per offrire materiale alla serie "Boris" (peraltro, l'unico esperimento riuscito di sit-com italiana, prima di "La linea verticale" diretto da Mattia Torre con Valerio Mastandrea). Non chiamatela fiction, per ripagare gli sforzi e per un motivo anche più nobile: solo in Italia — santino dopo santino, storia edificante dopo storia edificante — siamo riusciti a umiliare una nobile parola che altrove distingue le storie inventate dalle storie che non lo sono. Senza impegnarsi minimamente sulla qualità delle medesime. "La fiction è sugli stereotipi, la serie è sull'umanità", annuncia l'attore Francesco Montanari, appunto il "Cacciatore di mafiosi" (era il titolo dell'autobiografia di Alfonso Sabella, il magistrato del pool antimafia servito da traccia per il personaggio di Saverio Barone). Per interposti produttori, sceneggiatori e registi — le dodici puntate sono dirette da Stefano Lodovichi e Davide Marengo, premiato con il Flaiano nel 2011 per la terza stagione di "Boris", e al cinema applaudito per "Notturno bus"—vuol dire che "Il cacciatore" guarda a modelli internazionali. Oltre che alle serie italiane da esportazione: da "Romanzo criminale" (Francesco Montanari era il Libanese) a "Gomorra" e "Suburra". Viene citato Dante, in dialetto siciliano — il commissario Montalbano ha fornito un corso accelerato, neanche l'ombra dei sottotitoli — già nella prima puntata (la "selva oscura" va assai di moda, serve anche per il titolo dell'ultimo romanzo di Nicole Krauss, ex signora Jonathan Safran Foer, appena uscito da Guanda). Siamo nel 1993, dopo le stragi di Capaci e di Via d'Amelio, morto Giovanni Falcone e morto Paolo Borsellino. Chi già vorrebbe obiettare — "ma sempre mafia?" — prenda atto che le storie mafiose stanno all'Italia come il western sta agli Stati Uniti: una miniera inesauribile, troppo ricca per lasciarla sfruttare solo dai registi americani con il cognome italiano. "La piovra" ha aperto la strada, e l'ha lastricata di repliche. "Il cacciatore" va in onda su RaiDue dal 14 marzo scorso (con anteprima online su Raiplay, modalità già sperimentata con "La linea verticale"). Sulla via dell'esportazione, si è guadagnata la vittoria in concorso a Canneseries, prima edizione del Festival francese dedicato alle serie, dal 4 all'11 aprile. Sulla via del successo critico, viene celebrata da un articolo sul Post di Luca Sofri e uno su Wired. Non la chiameremo "fiction" (badando bene a non farci sentire fuori dall'Italia, dove la parola resta nobile). Abbiamo notato la fotografia non sciatta, le scritte in sovrimpressione che chiariscono allo spettatore chi è Giovanni Brusca e chi Leoluca Bagarella, e a quanto ammonta lo score dei rispettivi omicidi. Abbiamo notato il barile di acido, la violenza in montaggio alternato, l'autista Paolo Briguglia che deve mantenere la famiglia e altri lavori per chi è stato in galera non ce ne sono, il giovane che prova a fregarsene delle regole imposte dalla vecchia guardia, il magazzino-mattatoio. Alla voce "umanità contro stereotipi" arriva qualche interno bagnato di luce calda, con famiglia mafiosa che si scambia tenerezze (si pub far meglio). Da parte sua, il cacciatore di mafiosi è sempre rigido e compreso nella sua missione da compiere. Anche quando, da copione, dovrebbe scherzare". (Mariarosa Mancuso)

lunedì 29 gennaio 2018

ANTEPRIMA - Il dopo "Boris" di Fox è "Romolo+Giuly", la web series di SixZero formato comedy (da oggi al via le riprese)

ROMOLO+GIULY from Zerosix Productions on Vimeo.

sabato 29 aprile 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Il post "Boris" è in Francia
"Guardate in Francia una serie sugli agenti degli attori molto più interessante di una sui medici o sugli avvocati famosi. I soldi sanano parecchie umiliazioni. Tocca all'agente essere svegliato di notte quando Virginie Efira (bionda attrice di commedie come "Un amore all'altezza", lei stangona e lui nanerottolo, si erano conosciuti sui social) viene paparazzata fuori da un locale con uno sconosciuto. Tre ore prima assieme all'attore suo marito aveva rilasciato un'intervista da coppia modello. Tocca all'agente essere licenziato quando i due dopo la lite sperano in un nuovo inizio sentimentale e lavorativo. Fabrice Luchini è uno strepitoso attore francese che viene dal teatro. Nulla di più lontano da un figlio d'arte: il padre di origine italiana vendeva frutta e verdura, lo mandò giovanissimo a lavorare come apprendista parrucchiere (da lì il nome d'arte, all'anagrafe era Robert). Sogna un ruolo da cattivo in un film di James Bond. Gli propongono un ruolo da professore in un film irlandese povero ma indipendente. La biografia è vera, davvero qualcuno decise che per sforbiciate e messa in piega Fabrice suonava più chic di Robert. La proposta di lavoro è inventata (ma di personaggi così Luchini ne ha recitati tantissimi). L'amore per James Bond, che pure non stonerebbe con la biografia, l'ha inventato Fanny Herrero, showrunner della serie francese "Dix pour cent". Fa dire la battuta al vero Fabrice Luchini, guest star assieme a Juliette Binoche, a Isabelle Adjani, a Julie Gayet che si faceva portare i croissant da Fançois Hollande. La seconda stagione va in onda dal 19 aprile su France 2. Emittente pubblica e orario da prime time, per intenderci. E per misurare la distanza tra noi e la Francia. La serie racconta gli attori e i loro agenti, con gli attori che accettano di farsi prendere in giro. Come se in "Boris" - che parti su Fox e poi andò in chiaro su Cielo - i registi cani, i produttori cialtroni, le attrici incapaci, gli sceneggiatori in difficoltà con la grammatica si fossero presentati con il loro nome e il loro curriculum per farsi sfottere. Gli agenti - pagati appunto con il dieci per cento dei contratti che i loro assistiti firmano - fanno un mestieraccio quando lavorano per le star e un mestiere ancora peggiore quando lavorano per attori.  L'agenzia ASK non se la passa tanto bene dopo la morte del fondatore. Su questo termina la prima puntata della prima stagione, con Cécile de France (siccome le star accettano la presa in giro mirata, i produttori americani le negano una parte perché ha troppe rughe). All'inizio della seconda stagione i guai non sono ancora risolti, mentre abbiamo conosciuto i quattro professionisti dell'agenzia, le loro vite private, i loro segreti assai poco protetti. C'è un gay tutto mossette da repertorio, e una donna che va a letto con le donne. Dire lesbica fa pensare a un'altra macchietta, tutto il contrario di una ragazza bella e con il piglio del comando, elegante e sveltissima ad acchiappare il nuovo finanziatore: un ex compagno di scuola che ha appena venduto il suo sito di incontri per 200 milioni. Si chiama - nella fiction - Hicham Janowsky. Padre polacco, madre marocchina, barba e chignon da hipster, modi da neomiliardario. "Portami Fabrice Luchini come cliente", ordina (e fornisce un abito da sera per fare bella figura). Gli aneddoti della new economy si mischiano con la dote portata dal produttore della serie, Dominique Besnehard. Fu lui ad avere l'idea, nel 2006, quando lasciò l'agenzia Artmedia e le star sue clienti carico di pettegolezzi. Convinto che una serie sugli agenti fosse più interessante di una sui medici o sugli avvocati". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 14 aprile 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Dieci anni di "Boris", cult mancato (e sopravvalutato)
"Dieci anni fa, il 16 aprile 2007, andava in onda su Fox una serie italiana che molto ha fatto parlare di sé, «Boris». Prodotta dalla «vecchia» Wilder di Lorenzo Mieli, la serie era nata da un'idea di Luca Manzi e Carlo Mazzotta e firmata da Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, che ne era anche il regista; di Elio e le Storie Tese la sigla. Fra gli interpreti Antonio Catania, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Francesco Pannofino, Carolina Crescentini e Pietro Sermonti. «Boris» (è il nome di un pesciolino rosso portafortuna) si offriva come un inesorabile, buffonesco atto d'accusa contro la cialtroneria di molta serialità italiana. Oggi, nel ricordo, c'è forse un po' di enfasi celebrativa e si usa quella terribile parola che andrebbe bandita per alcuni anni, «cult». Un neofita convertito come Steve Della Casa ha detto che «Boris è avanguardia divenuta cultura dominante, ha avuto lo stesso impatto che il Futurismo ebbe sulla comunicazione degli anni 20». Ma dove? Ma quando? Esagero ma nen, dicono nella sua Torino. Basterebbe confrontare «Boris» con «30 Rock» di Tina Fey (2006), che affronta lo stesso argomento con altra complessità metaforica e linguistica, per regolare meglio la prospettiva. «Boris» è una fiction parodica che al suo interno contiene un'altra fiction, «Gli occhi del cuore», soap strappalacrime che però fa molto ascolto. «Boris» è una fiction tutta italiana che prova a riflettere su un diffuso stato d'animo della fiction italiana: il cinismo. Ridendo e scherzando, si mettono così a nudo i non pochi difetti della serialità italiana: la tolleranza estetica, l'arte di arrangiarsi, la scarsa professionalità, ecc. Questo il suo merito maggiore. Che non è poco, anzi. Troppo spesso, però, ha preferito indulgere alla caricatura, alla canzonatura, rinunciando alla battuta sferzante, al graffio, al fremito nervoso. Come poi ha dimostrato la versione cinematografica". (Aldo Grasso)

giovedì 16 marzo 2017

NEWS - Amate le serie tv? State in Campan(i)a! Un campus universitario a Fisciano (Salerno) vi spiega i linguaggi e i consumi della serialità

News tratta da "Il Mattino"
Tutto è serialità. Siamo invasi, affascinati, sedotti e(alla fine della serie) abbandonati. Totalmente immersi in un processo di creatività e narrazione audiovisiva che sembra ogni cosa sfiorare e ogni cosa reinventare. In principio furono gli sceneggiati televisivi, poi giunse l'epopea infinita delle soap opera, le generazionali sit-com fino ad arrivare al nostro contemporaneo dove il processo seriale è di grande forza e diffusione, tanto da influenzare perfino il cinema. «I linguaggi utilizzati sono all'insegnadiunapotente innovazione. E la costruzione dell'immaginario seriale è magico intreccio: televisivi e post-televisivi siamo intinti in un cortocircuito inesauribile di trame, visioni, azzardo», spiega Alfonso Amendola. Il prof di Sociologia degli audiovisivi sperimentali all'università di Salerno è l'anima, con Linda Barone e Maurizio Calbi, del convegno internazionale, promosso da Unknown Pleasures, «To be continued. Il dispositivo seriale tra narrazioni, linguaggi, traduzioni e consumi» in agenda da oggi a domani (10-18) al Campus di Fisciano. Per molti la vera dimensione seriale ha inizio con «Ai confini della realtà» per altri con «Star Trek». Quel che è evidente è che ogni serie è storia a sé. Dal circuito spazio-temporale di «Lost» all'effetto nostalgia di «Stranger things»; dal visionario «Westworld» all'epico «Trono di spade». E, ancora, i medical drama, le commedie, lo straordinario capitolo made in Italy di «Boris», «Romanzo criminale», «Gomorra» e «The Young Pope». Nella cultura seriale c'è ditutto di più, in una riuscita miscela di tradizione, sperimentazione, innovazione e convenzionalità. Ne parleranno 30 relatori, riflettendo anche sul radicale cambiamento socio-culturale in atto, le nuove professionalità, le problematiche legate alla linguistica, le dinamiche di ricezione, il rapporto tra autorialità e consumo di massa. Lectio magistralis di Jordi Ballo (università Pompeu Fabra di Barcellona) e Douglas Lanier (università del New Hampshire) sulla centralità di William Shakespeare nel fiabesco seriale contemporaneo.

giovedì 30 ottobre 2014

NEWS - E sempre sia laudata la Lodovini: "La tv italiana in mano a 8 persone, ci hanno rotto il cazzo! Impariamo da 'True Detective"...In Italia sembra di essere a "Boris"...Lontanissimi da pensare una serie come "Shameless". Dopo di che, standing ovation per l'attrice!

Dichiarazioni di Valentina Lodovini rilasciate a "Il Fatto Quotidiano"
"Dovremmo clonare gli Scarpelli, reinventare gli sceneggiatori, analizzare capolavori diversissimi come Zoolander o True Detective e procedere a un indispensabile ricambio generazionale. Con tutto il rispetto per professionisti che ci hanno donato anche qualche bel film, la scrittura del cinema italiano, anche in tv, non può essere affidata a otto persone. Perché hanno rotto il cazzo. Le storie sono conformiste e finiscono per somigliarsi tra loro. Sembrano fotocopiate, non c’è rischio, varietà né differenza di registro. Si guarda, per tornare a Boris e a Occhi del cuore, alla quantità e non alla qualità. L’importante è fare, accumulare. Il come è un dettaglio. Una fotografia spietata e divertita di una famiglia allo sbando come quella che balla tra padri ubriaconi ed espedienti in Shameless, la tv italiana è lontanissima non solo dal produrla, ma anche dal pensarla".

martedì 10 aprile 2012

NEWS - Le web-series ormai sono un..."Virus". Al via anche la sit-com di Francesco Cinquemani su RaiMovie
Roma, 10 apr. - (Adnkronos) - Al via da oggi in onda su Rai Movie la nuova serie di 'Virus', delirante e irriverente 'sitcom' di Francesco Cinquemani che vede il contributo di diverse guest star anche hollywoodiane come Zac Efron e Danny De Vito. Fino al prossimo 19 maggio sara' programmata ogni martedi', giovedi' e sabato dopo il film delle 12.00, in orario variabile tra le 13.30 e le 14.00. 'Virus' si prepara a diventare un nuovo fenomeno cult nato dal basso, a giudicare dai numeri che ha gia' totalizzato sulla rete, perche' ancor prima della messa in onda e senza spot pubblicitari ha gia' raggiunto oltre 10.000 visite su Facebook. Si tratta di 18 puntate da 15' con repliche a seguire, per la regia di Monica Gambino, scritte da Francesco Cinquemani. "L'idea di partenza di 'Virus' -spiega Cinquemani- viene dal lontano 2006 quando ho scritto 'Ciufoli tra le stelle' per Sky Cinema. Li' mostravo le differenze tra un conduttore-giornalista che si rapportava in un modo, in onda con il pubblico a casa, e in un altro in studio quando passava la pubblicita'. Niente era come appariva. A quello ho aggiunto la mia passata esperienza di intervistatore nei festival cinematografici, aggiungendo via via sempre piu' elementi, spesso surreali e mescolandoli a esperienze di vita vissuta. Il programma - continua Cinquemani - riunisce le caratteristiche della Sitcom, del Reality, del programma di attualita' e d'informazione cinematografica". L'obiettivo e' intercettare un pubblico giovanile che a quell'ora non guarda i telegiornali: liceali e universitari appena rientrati a casa e anche un target femminile di 30/40enni. "Le fonti d'ispirazione -aggiunge- sono numerosissime, tutto il cinema e tutte le serie tv che ho visto - soprattutto le serie straniere, tra gli italiani citerei solo Boris. Allo stato attuale abbiamo parodiato quasi tutti i generi, dalla fantascienza allo spionaggio, dal western al gotico, dal melodramma al thriller, c'e' persino un piccolo omaggio ai film dei supereroi e ai film di zombies. L'unico genere che ancora non siamo riusciti a parodiare e' il film d'autore italiano. Un modello di comicita' involontaria assolutamente inarrivabile che e' difficile da sfidare".

venerdì 1 aprile 2011

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Un pesce d'aprile di nome "Boris": da oggi al cinema il film (cinepanetùn) della serie tv
(Adnkronos/Cinematografo.it) - Il pesce d'aprile quest'anno si chiama "Boris" e sguazza da oggi nel periglioso mare del cinema. La fortunata serie tv - tre stagioni su Sky e una solida cricca di appassionati - prova a bissare il suo successo in sala, riconfermando squadra (che, se vince, non si cambia) e formula: cosi' riecco i vari Francesco Pannofino, Carolina Crescentini, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti, Caterina Guzzanti e tanti altri, cast & crew della troupe piu' sgangherata del mondo, diretta come sempre dal trio Ciarrapico/Torre/Vendruscolo (anche autori della serie). La formula e' un'equazione semplice, quella della risata che non risparmia niente e nessuno. Cosi' l'adattamento "serio" di un best seller come 'La casta' (il libro di Stella e Rizzo) diventa occasione per sbeffeggiare produttori cinematografici, dirigenti televisivi, attori idiosincratici e il paese tutto, per il quale - suggerisce 'Boris' - esiste al momento un unico e solo adattamento cinematografico possibile, il cinepanettone: Natale con la casta. La serie tv racconta le vicende della troupe televisiva che lavora alla smielata soap 'Gli Occhi del Cuore', svelare con sarcasmo divertito e tagliente lati cialtroni e giochi di potere del mondo della tv.

venerdì 4 febbraio 2011

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Pesce d'Aprile (o no?): il primo aprile esce il film di "Boris"
(ANSA) - ROMA - Esce il 1 aprile al cinema, distribuito da 01, Boris il film, con lo stesso cast della serie e gli stessi autori Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo che firmano anche la regia. Tra cinematografari snob, attrici nevrotiche, sceneggiatori modaioli, eroinomani e improvvisati vari, Boris il film mette a nudo un mondo, quello del cinema italiano, che aspira a una nuova giovinezza e vive invece solo una perenne immaturita'. Tra i protagonisti Francesco Pannofino e Carolina Crescentini.

mercoledì 16 dicembre 2009

NEWS - Achtung! "Boris" (e i canali Fox) a rischio per il decreto sull'abbassamento del tetto pubblicitario al 12%?
Roma - (Adnkronos) - Fox Channels Italy "guarda con preoccupazione alle notizie di oggi relative al previsto abbassamento dei tetti pubblicitari al 12% orario per le paytv compreso nel decreto legge messo a punto dal Viceministro Romani e che dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei Ministri domani'". E' quanto si legge in una nota del gruppo, dove si sottolinea che "una legislazione come quella che sta per passare vedra' il gruppo Fox costretto a ridurre gli investimenti e a ridimensionare la propria capacita' di spesa per l'acquisto e la produzione di programmi televisivi e, cosa ben piu' grave, costringera' ad una riduzione dei posti di lavoro proprio in un momento in cui l'industria televisiva, come tutta l'economia italiana, avrebbero bisogno di ripartire e di venire sostenute anche dal Governo". Fox Channels Italy e' la societa' editrice di 12 canali della piattaforma Sky Italia ed e' "parte di un gruppo internazionale (Fox International Channels) oggi presente in oltre 90 paesi del mondo: in nessuno di questi -sottolinea la nota- la paytv e' sottoposta a vincoli di legge diversi da quelli previsti per la televisione free". "Il modello di business della paytv, infatti -prosegue la nota- si regge sugli abbonamenti ma anche sulla raccolta pubblicitaria che e' l'elemento fondamentale che permette ai canali a pagamento di investire su prodotti televisivi innovativi e di qualita' offrendo ai suoi abbonati una scelta di canali incomparabilmente piu' ampia di quella della televisione free. Dalla sua nascita in Italia nel 2003, Fox Channels Italy e' passata dall'essere una piccola societa' con due addetti che gestivano un solo canale televisivo (National Geographic sulla piattaforma Stream) a dare lavoro a circa 250 persone che gestiscono 12 canali su Sky e diversi altri asset, senza considerare un indotto significativo a livello nazionale". "In questi 7 anni, inoltre, Fox Channels Italy -si sottolinea ancora nella nota- ha investito molto sulle produzioni originali italiane offrendo nuove opportunita' di lavoro ai tanti talenti e professionisti dell'industria italiana dell'intrattenimento che hanno dato vita a prodotti come Boris". "Siamo fieri di quanto abbiamo fatto in questi anni - dichiara l'amministratore delegato di Fox Channels Italy Diego Londono - abbiamo investito in contenuti televisivi nuovi e innovativi, dando lavoro a tanti professionisti di talento e contribuito a fare crescere il mercato dell'intrattenimento in Italia. Un eventuale abbassamento dei tetti pubblicitari ci preoccupa per le conseguenze che avrebbe sull'occupazione e sul mercato costringendoci a ridurre gli investimenti e, probabilmente, a dovere tagliare posti di lavoro proprio in un momento in cui servirebbe esattamente il contrario".

venerdì 27 novembre 2009

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Oh Cielo! "Boris" diventa un film e sfiderà i cine-panettoni del 2010
(AGI) - Roma, 26 nov. - "Boris", la situation comedy 'di culto' della Fox con Francesco Pannofino, Pietro Sermonti, Antonio Catania e Alessandro Tiberi, sara' un film e nel 2010 sfidera' i cinepanettoni. Lo dice Pietro Sermonti, celebre dottor Zanin de "Un medico in famiglia" che, alla presentazione del nuovo canale del digitale terrestre 'Cielo', spiega che la sua decisione di abbandonare dopo tre anni la serie di Raiuno con Banfi e Scarpati e' dovuto proprio al desiderio di fare finalmente un film tratto da questa situation comedy fortunatissima e amatissima (da attori e pubblico della tv satellitare), di cui a gennaio andra' in onda la terza serie. "So che siamo a buon punto e addirittura pensiamo di iniziare le riprese a maggio 2010 - dice Sermonti -. Non c'e' ancora nulla di scritto, ne' una sceneggiatura precisa, ma sappiamo gia' di cosa si tratta: come la serie in onda su Fox prende in giro la televisione, il 'Boris' cinematografico prendera' in giro i film di Natale". In attesa di coronare il suo sogno e di recitare nel film, Sermonti si appresta a calcare il palcoscenico con "Donna Flor e i suoi due mariti", dove recitera' accanto al collega di "Boris", Paolo Calabresi, e a Caterina Murino. La prima dello spettacolo e' prevista il 6 gennaio a Cagliari, nella terra d'origine dell'attrice che vive in Francia da anni. (AGI)

sabato 8 agosto 2009

NEWS - Sacra Corona Televisiva: allo studio una serie italiana sui torbidi dietro le quinte del piccolo schermo
Notizia tratta da Tv Blog
"Una serie sul dietro le quinte del mondo dello spettacolo che si intreccia con l’attualità: potrebbe essere una proposta televisiva che farebbe parlare molto. A quanto apprende TvBlog, sarebbe infatti allo studio una fiction per il piccolo schermo sui retroscena del mondo dello spettacolo, tra raccomandazioni e giochi di potere. L’idea, in fase di studio e che deve ancora intraprendere quell’iter che spetta ad ogni prodotto seriale per essere trasmesso, interesserebbe trasversalmente Rai, Mediaset e, perchè no, anche Sky, che indubbiamente si troverebbero nei propri palinsesti qualcosa di davvero eclatante: gli eventi da cui prendere spunto non mancherebbero, ed i “riferimenti a fatti e persone” potrebbero infine non essere così casuali come si suol dire. Un mix, insomma, tra i dietro le quinte raccontati da "Boris" (ma senza la sua comicità), gli scheletri nell’armadio scoperti dagli scoop di "Dirt" e il rovescio della medaglia catodica raccontato in "Studio 60".Il mondo dello showbusiness e l’ampia gamma di personaggi che lo abitano recentemente hanno interessato il cinema, con quel “Ricordati di me” di Gabriele Muccino in cui una esordiente Nicoletta Romanoff interpretava una ragazza disposta a tutto pur di trovare il suo posto al sole. Più recentemente, è stato il film di Alessandro D’AlatriCommediasexi” a toccare lo stesso tema, osando un po’ di più, dal momento che tra i protagonisti coinvolti in una storia leggera ma polemica c’era anche un onorevole. Toccherebbe, poi, a Matteo Garrone, potenzialmente interessato a girare una pellicola tratta dalle vicende giudiziarie (e non) del mattatore della stessa Vallettopoli, ovvero Fabrizio Corona. Ed ora, forse, toccherà alla tv: se l’idea di una fiction su Vallettopoli dovesse veramente arrivare sui nostri piccoli schermi, siamo sicuri che le idee non mancherebbero. Per raccontare una storia fatta di gossip, basterebbe ispirarsi alla realtà. E lo scoop sarebbe servito.

lunedì 10 novembre 2008

L’EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri
A cura di: Leo “Grant” Damerini

CORRIERE DELLA SERA
"Boris": Avati, marsh!
"La fiction italiana non propone alcun modello vero e credo che la diffusione di questo modo di raccontare tutto edulcorato ed omogeneizzato abbia molto a che fare con il decadimento etico che stiamo vivendo. E non solo in Italia: è un male di tutto l'Occidente. C'è un'unica fiction divertente su Sky, che è 'Boris', ovvero una parodia del genere. E' l'unica che io vedo".
(Pupi Avati, 01.09.2008)

VANITY FAIR
Duchovny, chiudi i SeX-Files!
"Le scene di sesso in 'Californication' sono ridicole. In fondo il desiderio di hank è di ritrovare l'amore della moglie. Per quanto riguarda il film di 'X-Files', io ho sempre pensato che tra Mulder e Scully ci fosse una storia d'amore, non tradizionale nei modi, ma un legame fortissimo. Tuttavia il sesso tra di loro non è il tema del film...".
(David Duchovny, 10.09.2008)

A - ANNA
Che "The L Word" sia con voi!
"Quando io e Portia (n.d.r.: de Rossi) ci siamo incontrate non eravamo due adolescenti...Avevamo alle spalle le nostre vite, i nostri incontri, i ricordi delle nostre giovinezze non sempre facili. Tra me e lei c'è stata subito grande affinità per un progetto di vita in comune. La seduzione tra noi è stata immediata e reciproca. Non ci sono segreti, pagine oscure, promiscuità nelle nostre vite".
(Ellen DeGeneres, 04.09.2008)

CORRIERE DELLA SERA
La falsa Italia delle nostre fiction

"Come si vede in questi giorni a Venezia il cinema italiano continua a mostrarsi ricco di idee e di talenti, vitale e competitivo. L’Italia però non sembra accorgersene, non sa che farsene: solo così si spiega come mai da noi impazzi da anni quella particolare rappresentazione cinematografica che si chiama fiction, la quale ha nella televisione pubblica e privata la sua produttrice e consumatrice esclusiva, e quindi può contare su milioni di spettatori ogni sera. La fiction televisiva è l’esatto opposto del cinema italiano, una specie di sua adulterazione permanente. Meglio: una sua caricatura. Il cinema ha raccontato l’Italia agli italiani e al mondo, e facendolo non solo ha contribuito a formare come nessun altro la coscienza vera del Paese, ma ha saputo spesso esprimere significati morali ed estetici di valore universale. Ancora oggi registi come Pupi Avati, Giuseppe Tornatore, Gabriele Muccino, Marco Tullio Giordana, raccontano con il timbro della verità e della poesia storie che parlano di noi, che riguardano il nostro passato e il nostro presente. Esattamente l’opposto di quanto si vede sugli schermi televisivi: non per nulla tranne eccezioni rarissime nessuno dei registi di nome del nostro cinema viene chiamato a dirigere la fiction che va in televisione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sempre fatte salve le solite eccezioni (dalla lontanissima «Piovra » ai più recenti «La meglio gioventù» o «Montalbano ») la fiction sia della Rai che di Mediaset è una cosa da brividi: dialoghi surreali, scenografie e location posticce, interpreti regolarmente mal scelti e una recitazione sempre sgangherata, fuori tono, in genere troppo enfatica (anche bravi attori come Virna Lisi, Diego Abatantuono o Giancarlo Giannini sono costretti a recitare battute improbabili in ruoli che non stanno assolutamente in piedi). Ma sono le trame e le sceneggiature che soprattutto gridano vendetta. Qui è il trionfo dell’inautentico, dell’implausibile, del finto. Finti, fintissimi, i carabinieri, i distretti di polizia, la gente di mare, i posti al sole, i medici, e tutto il resto che popola le serate degli italiani. Finte pure le foibe, i don Bosco, i De Gasperi. Ma non la grande finzione delle favole, bensì il povero finto delle stoffe dei magliari. Si capisce a prima vista, ad esempio, che tutti sono alla ricerca del nazional- popolare, del «semplice ma avvincente e profondo», epperò ogni volta il risultato è il patetico, il falso, la tirata retorica, la lacrima e il grido che sanno unicamente di artificio. Alla fine, così, restano solo e sempre, anche quando fischiano le pallottole e ululano le sirene, scialbi, scialbissimi fumettoni piccolo-borghesi dove nulla riesce ad apparire ciò che vorrebbe essere. Il difetto è nel manico, dice chi se ne intende. E cioè che nel caso della televisione italiana il ruolo del regista è sempre sostanzialmente marginale mentre invece il potere vero è nelle mani dei vertici delle direzioni aziendali, ormai divenuti i veri grandi boss della produzione. Da tempo sono ormai questi a decidere delle trame, degli sceneggiatori, degli attori, di tutto. Quasi sempre però— e questo è il punto decisivo— tenendo conto soprattutto del proprio personale tornaconto, spessissimo di propri personali legami con interessi esterni, anziché di parametri qualitativi degni di questo nome. È anche in questo modo, umiliando il proprio cinema, restringendo il campo d’azione dei suoi uomini e donne migliori e dunque perdendo la capacità di raccontarsi, che un Paese non riesce più ad essere se stesso, a ritrovare la propria identità. E se quel Paese è l’Italia, la cosa forse ci riguarda da vicino".
(Ernesto Galli Della Loggia, 31.08.2008)

LA STAMPA
La tv è vecchia come il suo pubblico
"Lei se lo comprerebbe un fax? Immagino di no, visto che esiste la posta elettronica. Ecco, diciamo che la tivù generalista è obsoleta come un fax. La tivù vecchia delle carrambate non è - come si dice spesso - colpa dei pubblicitari che temerebbero l'innovazione per tenere al sicuro i loro spot. E' funzionale al pubblico che alla tivù è rimasto attaccato: gli over 60. Coccolati da un sistema che teme di lasciarsi per strada pure quelli. Gli unici a salvarsi e che guardo sono i telefilm: 'Soprano', 'Desperate Housewives', 'Heroes', 'Boston Legal', 'Dr. House'...però tutte su dvd, così sono in grado di scegliere quando e dove vederle. E se potessi scaricarle legalmente su Internet, come si fa con la musica, pagherei volentieri".
(Annamaria Testa, 07.10.2008)

lunedì 12 maggio 2008

TELEFILM FESTIVAL 2008 - Il Telefilm Festival chiude edizione record. A sorpresa il pubblico premia le Serie non solo americane. Tutto esaurito per le proiezioni del serial erotico inglese “Secret diary of a call girl”, dell’israeliano “Arab labor”, dello spagnolo “Sin tetas non ay paraiso”.Per gli Usa, al top “Pushing daisies” e “Gossip girl”.“I Cesaroni” contendono ai divi di “Gossip girl” il primato del fanatismo. “Boris” al top dell’originalita’ “made in italy”. "Dr.House" eletto miglior telefilm dai lettori di Sorrisi. Prossimo anno, omaggio ai 20 anni di “Baywatch”.

I CesaroniAlessandra Mastronardi e Ludovico Fremont contro i divi a “stelle e strisce” di “Gossip Girl”. All’insegna del derby telefilmico Italia-Usa si chiude un’altra edizione da record del Telefilm Festival di Milano organizzato dall’Accademia dei Telefilm e da Tv Sorrisi e Canzoni. La kermesse, giunta alla sesta edizione, ha fornito nel corso di una settimana il polso della situazione nazionale ed internazionale dei telefilm, il genere televisivo più in ascesa degli ultimi anni (21.9% dell’intera programmazione generalista). Particolarmente apprezzate dal pubblico, a sorpresa, spiccano le anteprime esclusive di tre serie non americane: il serial erotico inglese “Secret Diary of a Call Girl”, l’israeliano politically uncorrectArab Labor” e lo spagnolo “Sin tetas no ay Paraiso”. Per gli Usa, tutto esaurito per la serie surreale alla Tim BurtonPushing Daisies” (in onda su Joi) e per il già cult generazionale “Gossip Girl” (Mya). Proprio i divi di quest’ultima serie – Chace Crawford e Leighton Meester – hanno infiammato domenica la platea del festival, mentre il giorno precedente il bagno di folla era toccato ai “CesaroniAlessandra Mastronardi e Ludovico Fremont, a riprova che la serie di Canale 5 è il fenomeno seriale dell’anno anche all’ombra della Madonnina. Altro riconoscimento alla produzione italiana è stato quello nei confronti di “Boris” (Fox), presente con il cast al gran completo e scelta dagli organizzatori del Telefilm Festival quale unica serie italiana nel programma per via della sua originalità. Sempre seguitissimi gli incontri a tema, dal sesso sempre più esplicito nei telefilm moderni ai teen-cult da “Happy Days” ai giorni nostri, fino al connubio sempre più evidente tra musica e serie tv. E proprio la musica l’ha fatta da padrone nella centrale Piazzetta Liberty, presa d’assalto dai cittadini per le tre giornate nei concerti che hanno caratterizzato il centro di Milano: tra gli altri, quelli dei Baustelle, degli Statuto, della Rock Fm All Stars Band e della reunion dei Bee Hive. Ben 15 Università (5 in più dell’anno scorso) sono state accreditate al Workshop d’apertura che ha visto gli addetti ai lavori confrontarsi sul tema seriale nell’ottica della programmazione, della produzione e dei new media. Sala tutta esaurita anche alla Cattolica di Milano, dove Aldo Grasso ha presentato l’enciclopedia “La vita è un telefilm” (Garzanti) in compagnia di Linus. Molte conferme e qualche sorpresa emergono dai risultati del sondaggio lanciato da Tv Sorrisi e Canzoni in occasione del Telefilm Festival per decretare la serie più amata dell’anno: a trionfare ancora una volta è "Dr. House". Cosi come nel 2007, il burbero medico precede i sopravvissuti di "Lost" e i colleghi di "Grey’s Anatomy". "24", la serie più adrenalinica della tv sale rispetto allo scorso anno e raggiunge il 4 posto in classifica, mentre esce a sorpresa dalla top 20 "CSI - Scena del Crimine". Neanche il tempo di festeggiare la buona riuscita della sesta edizione del Telefilm Festival, che gli organizzatori stanno già pensando alla settima: in vista una celebrazione dei 20 anni del cult “Baywatch”, con l’idea di ricreare un’atmosfera balneare degna di Malibu a due passi dal Duomo. Magari con una Pamela Anderson a fare da madrina…

lunedì 28 aprile 2008

TELEFILM FESTIVAL 2008 - Oltre ai divi di "Gossip Girl", al VI Telefilm Festival anche le sirene di "H2O", i ragazzi de "I Cesaroni" e il cast al completo di "Boris"
Grande attesa a Milano per l'arrivo delle star dei telefilm più amati del momento che saranno ospiti alla 6a edizione del Telefilm Festival, la prima e unica manifestazione totalmente dedicata al mondo delle serie tv e dei suoi protagonisti, che si svolgerà dal 7 all'11 maggio presso l'Apollo spazioCinema . Nell'anno del debutto italiano di "Gossip Girl", il Telefilm Festival porta per la prima volta in Italia domenica 11 maggio alle ore 14.00 presso l'Apollo spazioCinema, Leighton Meester e Chace Crawford, i due interpreti della serie icona della blog- generation che ha incollato ai teleschermi milioni di spettatori in USA. Trasmessa in Italia su Mya (Mediaset Premium Gallery), "Gossip Girl" ruota intorno al blog di una misteriosa ragazza che svela le indiscrezioni più scandalose e compromettenti di un gruppo di giovani dell'elite wasp dell'Upper East Side di Manhattan. Dopo aver conquistato le copertine dei più importanti magazine americani, le protagoniste femminili della serie sono considerate a tutti gli effetti le vere eredi del quartetto di "Sex and the City": alla moda, trendy, sofisticate e snob quanto basta, il loro stile è un punto di riferimento non solo per le teenager di tutto il mondo, ma ha conquistato l'apprezzamento delle più prestigiose riviste di moda.

Dalla gioventù ricca e viziata di New York alle spiagge incantate dell'Australia: sabato 10 maggio alle ore 19.00, Cariba Heine e Phoebe Tonkin, le "sirene" di "H20" sbarcano a Milano per incontrare i tanti fan che su Italia 1 che seguono le avventure di Rikki e Cleo nella serie teen che ha affascinato l'Europa. Prodotto e girato interamente in Australia, "H20"; Just Add Water, racconta le vicende delle tre giovani sedicenni, Cleo, Rikki ed Emma che per uno strano prodigio ricevono il potere di trasformasi in sirene. Segue l'incontro la proiezione in anteprima di un episodio inedito della serie.

Ed è proprio allo straordinario fascino che i teen drama esercitano sul pubblico giovanile e non solo che è dedicato l'incontro "Telefilm, la voglia giovane" che si terrà all'Apollo sabato 10 maggio alle ore 14.00. Moderati da Silvia Toffanin, Chicco Sfondrini, l'autore storico di "Amici", Valeria Bilello, Lucilla Agosti, Elena Barolo, Michela Quattrociocche, l'interprete con Rauol Bova di "Scusa ma ti chiamo amore", e i giovani interpreti dei "Cesaroni" Alessandra Mastronardi, Ludovico Fremont e Matteo Branciamore, discuteranno con il pubblico del Telefilm Festival della passione del pubblico giovanile per le serie tv delle nuove e delle passate generazioni.

A seguire, sabato 10 maggio alle ore 17.00, una sferzata d'ironia sul palco dell'Apollo spazioCinema con l'irresistibile cast di "Boris 2°", la divertente serie tv prodotta da Fox Channles Italy che ricostruisce in chiave satirica le travagliate vicende di una troupe intenta a girare il sequel di una improbabile soap opera italiana. Insieme al critico tv di Repubblica Antonio Dipollina, gli interpreti di "Boris": Paolo Calabresi, Antonio Catania, Eugenia Costantini, Caterina Guzzanti, Francesco Pannofino, Karin Proia, Pietro Sermonti, e Alessandro Tiberi, nelle sale con Giovanna Mezzogiorno in "L'Amore non basta" e co-protagonista dell'imminente fiction di SKY "Quo Vadis Baby" tratta dall'omonimo film di Gabriele Salvatores. Gli attori di "Boris" intratterranno il pubblico del Telefilm Festival e offriranno in anteprima assoluta la visione del primo doppio episodio della seconda stagione, in onda su FOX dal 12 maggio.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Lick it or Leave it!

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