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lunedì 3 febbraio 2020

NEWS - Clamoroso al Cibali! Sky in trattativa per portare Disney+ sulla propria piattaforma: dopo l'accordo con Netflix, meglio aggregare che perire nella concorrenza...

News tratta dal "Corriere Economia"
Il mercato delle piattaforme streaming attacca e le pay reagiscono. Sky, in particolare. Che a fronte del rischio di perdere abbonamenti ha deciso di cambiare pelle. 0 meglio, di aggiungere alla sua natura di produttore e distributore, quella di aggregatore. E così, dopo aver messo Netflix a disposizione dei propri clienti, su Sky Q il gruppo sarebbe in trattativa con Disney per aggiungere anche la piattaforma streaming Disney+ alla propria offerta. L'operazione, ancora in fase di negoziazione, dovrebbe riguardare per il momento il Regno Unito per poi coinvolgere tutti i Paesi in cui Sky e presente, Italia compresa. Come per Netflix, anche per Disney+ (che arriverà sul nostro mercato il prossimo 24 marzo, indipendentemente dall'accordo con Sky) l'obiettivo è quello di presentare agli utenti i contenuti nell'interfaccia iniziale senza distinzioni grafiche tra Sky, Netflix e Disney e di valorizzare i singoli contenuti senza «concorrenza». Il vantaggio per Sky è evidente: diventerebbe un contenitore di eccellenza in grado di offrire una serie di contenuti a sconto. Oltre ai propri, avrebbe tutta la library di Netflix e l'immenso archivio di Disney (che significa Star Wars, Marvel e Pixar), intercettando una buona fetta di pubblico non disposto a pagare più di un abbonamento al mese. Ma anche Disney ne guadagnerebbe: con la decisione di creare la propria piattaforma streaming, il gruppo guidato da Bob Iger ha tolto i propri canali dalle pay tv (senza escludere comunque la possibilità di accordi di licenza con le stesse pay), disintermediando la catena distributiva dei propri contenuti. L'accordo con Sky le permetterebbe di ampliare la propria base clienti. In particolare in Italia gli abbonamenti delle pay sono circa 4,5 milioni (concentrati in Sky), quelli degli Ott (Netflix, Amazon Prime, Apple tv, Infinity, Tim Vision, Dazn) sono circa 6. Di questi 10,5 milioni, circa 8 sono le famiglie e 2 milioni sono quelle che oltre a un abbonamento Sky, hanno sottoscritto l'abbonamento a una Ott. Disney insomma rischia di trovare un mercato se non saturo, quanto meno già strutturato. «Allearsi» con Sky significa pescare anche in questo bacino. Senza pestarsi i piedi a vicenda. I modelli possono convivere tra loro: sia il modello Netflix che fa da produttore e distributore e che, anzi, si è prepotentemente inserito nella produzione di contenuti propri, come confermato dalla partecipazione massiva ai Golden Globes e agli Oscar. Sia il modello Disney che prova a monetizzare fino in fondo la propria enorme produzione e library. Sia il modello aggregatore di Sky. «È in corso una fase di proliferazione degli Ott sotto la spinta dei grandi produttori di contenuti — afferma Claudio Campanini, amministratore delegato di Kearney Italia —. Attaccati da Netflix, hanno deciso di raggiungere direttamente il consumatore facendo leva su marchi molto presenti nella mente del consumatore come Disney. Questo cambierà la modalità di ricerca e fruizione dei contenuti e creerà nuove esigenze nei consumatori».

martedì 12 novembre 2019

NEWS - Clamoroso al Cibali! Disney+ supererà Netflix nel 2025 con oltre 100 milioni di nuovi utenti

News tratta Deadline.com
Five global platforms led by Disney+ will dominate the streaming wars by 2025, according to a new SVOD study. Digital TV Research reports that the anticipated Disney service that launches Tuesday will amass 101 million subscriptions in the next six years as it will combine with Netflix, Amazon Prime Video, Apple TV+ and HBO Max for 529 million subscriptions by mid-decade. Behind the Disney service as far as new subscribers by 2025 is Netflix, with 70 million, the study found. While that shows that the most established platform still has room for growth, Digital TV Research noted that Netflix is expected to add only 6 million U.S. subscribers in the next six years. The study forecasts 235.6 million subs for Netflix by 2025, 135 million for Prime Video, 30.1 million for WarnerMedia’s HBO Max and 27.2 million for AppleTV+. The study (read it here) also makes subscriber and revenue forecasts for every year in 138 countries through 2025. It contains profiles for the five biggest global players along with NBCUniversal’s nascent service Peacock, which goes live in April, and the unnamed Viacom CBS platform. The streaming sector’s battle for supremacy kicks off in earnest this month with the November 1 launch of AppleTV+ and Tuesday’s arrival of Disney+. HBO Max joins the battle in May. Here’s a look at how the Digital TV Research study sees the streaming wars playing out by 20205:

lunedì 21 ottobre 2019

NEWS - Netflix, prima dello sbarco di Apple e Disney utili ok

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
L'ingresso dei colossi Disney e Apple nell'arena dei servizi streaming è prossima. Ma Netflix, nella sua ultima trimestrale prima dello sbarco di questi due pezzi da novanta, alla fine tiene botta. II target degli abbonati non è stato centrato per il secondo trimestre consecutivo, ma i risultati del periodo luglio-settembre sono apparsi sufficienti ad allentare i timori degli analisti che da una parte si attendevano una frenata maggiore e dall'altra si sono trovati anche dinanzi a una Netflix che ha fatto il pieno di profitti. Nel terzo trimestre gli utili sono infatti migliorati del 65% a 665 milioni di dollari, pari a utili per azione di 1,47 dollari contro gli 1,04 stimati. II giro d'affari d'affari è a sua volta salito del 31%a 5,25 miliardi. Nel dettaglio, gli abbonati sono cresciuti di 517mila unità negli Usa, principale mercato per il colosso californiano dell'on demand. Un dato inferiore al target di +82omila, ma pur sempre un segno più, a fronte del calo degli abbonati negli Stati Uniti nel trimestre precedente. A livello internazionale la crescita è stata di 6,8 milioni di unità (leggermente meno dei +7 milioni previsti) per un totale di 158,3 milioni Tutti dati che hanno favorito ieri la crescita del titolo di Netflix, che già nel premercato era salito di oltre l'8 per cento.

lunedì 7 ottobre 2019

NEWS - Alla fine, come previsto, ha vinto Netflix! Per non essere travolte, Sky e Mediaset costrette a allearsi: dal 9 ottobre la library un tempo solo on line visibile anche su Sky (frenate gli applausi: si paga come sul web!), mentre domani Mediaset annuncerà la co-produzione di contenuti con l'azienda di Los Gatos

News tratte da "Il Messaggero"+"Il Sole 24 ore"
Un'avvisaglia di tempesta, un'altra piccola scossa tellurica che precede lo sconvolgimento che sta per abbattersi nel mondo dell'intrattenimento. Sky e Netflix uniranno le forze convogliando i loro prodotti in un unico "aggregatore" di contenuti: «Annunciamo l'inserimento di Netflix nell'offerta di Sky Q perché aggregare è fondamentale - ha detto, dall'EY Digital Summit in corso a Capri, il responsabile di Sky Europe Andrea Zappia - di fronte a un'offerta gigantesca un aggregatore è importantissimo per semplificare la vita agli utenti». Come già accade in Inghilterra e Germania, un solo clic sulla app di Netflix dal decoder di Sky (da cui è già possibile accedere anche a YouTube, DAZN e Spotify) sarà sufficiente per accedere ai contenuti delle due piattaforme. Comodo per lo spettatore, se si considera che solo l'offerta di serie tv dai cosiddetti OTT (operatori come Amazon, Hulu e Netflix) nel 2018 è arrivata a circa 300 nuovi prodotti, di cui più della metà licenze originali Netflix. Saltare da un operatore all'altro, e navigare tra pacchetti e listini diversi, per il consumatore di streaming, nato in epoca post zapping, è un "fastidio" facilmente aggirabile aggregando. Ma la tattica messa in campo, più che per il consumatore, è pensata come una sorta di salvagente - o arma segreta - per i due giganti dell'entertainment minacciati dall'arrivò dei competitor Usa. Se da un lato Sky arricchisce il suo palinsesto, offrendo un nuovo servizio ed evitando una guerra di prezzi contro Netflix (capace di politiche molto aggressive), dall'altra Netflix si allea con un operatore capace di garantirgli ricavi sicuri.
Dal 9 ottobre i clienti Sky Q con Sky TV e Sky Famiglia potranno già sottoscrivere l'offerta al prezzo di €9,99 in più al mese nella fattura Sky. Per chi non ha ancora sottoscritto il pacchetto Sky Famiglia, aggiungere Intrattenimento plus costerà 15,39 €. L'offerta Intrattenimento plus sarà inoltre disponibile entro dicembre anche per tutti i nuovi clienti Sky, che potranno attivarla al momento dell'acquisto del proprio abbonamento Sky.
Chi ha già un abbonamento Netflix potrà decidere di sottoscrivere Intrattenimento plus, anche mantenendo il proprio profilo Netflix, per beneficiare dell'esperienza di visione di Sky Q e dei vantaggi di prezzo di questa offerta. Oppure potrà vedere Netflix direttamente attraverso l'app disponibile su Sky Q. L'offerta include il piano Netflix Standard (visione in HD e su 2 schermi in contemporanea, del valore di €11,99). I clienti Sky Q Platinum che già vedono Sky su tutte le Tv di casa, invece, allo stesso prezzo avranno il piano Netflix Premium (visione in 4K e su 4 schermi in contemporanea, del valore di €15,99). Prossimamente l'app Netflix sarà anche disponibile su Now Tv Smart Stick e Now Tv Box.
Un'alleanza che è segno dei tempi moderni, quelli in cui, pur di andare incontro alle nuove abitudini dello spettatore 2.0, si è disposti a rompere anche barriere e inimicizie un tempo insormontabili (vedi alla voce House of Cards, originale Netflix la cui licenza, prima che Netflix arrivasse in Italia, apparteneva proprio a Sky). Ma l'accordo tra Sky e Netflix è solo una delle mosse, e certo non l'unica, che le nuove piattaforme e gli operatori tradizionali stanno mettendo in campo in attesa dell'irruzione sui (piccoli) schermi di Apple, Google e Disney +, colossi assai aggressivi dalla disponibilità economica molto elevata.
Alleanze strategiche e joint venture come quella, da siglare ufficialmente martedì prossimo, tra Netflix e Mediaset. Ovvero il più grande accordo del genere in Italia, nato per affrontare la concorrenza futura e aumentare la redditività: sette film in coproduzione (e la probabile distribuzione della serie cult Stranger Things in chiaro) in cambio del lancio in anteprima su Netflix per un periodo di tempo terminato. Un'operazione fotocopia rispetto a quella che Mediaset ha già realizzato con Amazon, coproducendo la serie Made in Italy e concedendola in anteprima in streaming agli abbonati della piattaforma. «Con Netflix e Amazon abbiamo conversazioni e un buon rapporto», aveva detto a luglio Piersilvio Berlusconi. Con la guerra alle porte, e le corazzate in arrivo, i media sul campo si affidano al vecchio adagio: il nemico del mio nemico è sempre più il mio amico.

venerdì 13 settembre 2019

NEWS - Apple Tv is coming! Guarda i trailer! Ecco il link delle serie tv più attese: https://tv.apple.com

lunedì 26 agosto 2019

NEWS - The Apple Show! La casa della Mela morsicata aumenta il budget per serie tv originali da 1 miliardo di dollari a 6 (sempre meno della metà di Netflix) e investe tutto su "The Morning Show" con Jennifer Aniston per il lancio entro 2 mesi di Tv+ (un episodio costato più di uno di "Game of Thrones"!)
Ammonta a oltre 6 miliardi di dollari l'investimento di Apple per la produzione di serie tv e film originali in vista del lancio del suo nuovo servizio di streaming video, TV+, con il quale la casa della Mela lancia la sfida a Netflix, Disney e HBO. Lo scrive il Financial Times ricordando come l'investimento sia esploso, passando da un miliardo di dollari previsto inizialmente alla somma attuale, frutto della scommessa su star di Hollywood come Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carell protagonisti di The Morning Show, che avrebbe - secondo fonti del FT - un costo per episodio più elevato rispetto persino all'impegnativo Trono di Spade. L'investimento di Apple - che punta a creare un catalogo di prodotti originali - resta comunque ben inferiore ai 15 miliardi di dollari che quest'anno saranno spesi da Netflix per i contenuti. Il nuovo servizio TV+ sarà operativo entro i prossimi due mesi, in tempo per contrastare il lancio di Disney Plus, che dovrebbe debuttare negli Stati Uniti il 12 novembre. Sia Apple e Disney hanno diffuso nuovi trailer per i loro servizi. Dalla casa di Cupertino ancora nessuna indicazione tuttavia su costi dell'abbonamento o altri dettagli chiave sul servizio, che rappresenta una scommessa per rendere il colosso fondato da Steve Jobs sempre meno dipendente dalle vendite dell'iPhone.

martedì 26 marzo 2019

NEWS - Cogli la prima Mela, ma non il prezzo! Apple presenta la sua nuova tv in streaming ma non rivela quanto costerà abbonarsi

News tratta da "Uproxx"
Apple unveiled its first look at the tech company’s upcoming streaming services during a glitzy, star-studded press conference at the Steve Jobs theater in Cupertino, California on Monday. The service will consist of two components: Apple TV Channels, which will bundle content from popular services such as HBO and Showtime; and Apple TV+, which will feature original content. The Apple TV services will be completely ad-free, with content available to be streamed on any device or downloaded, putting it in direct competition with Netflix. A-list actors and directors such as Steve Carell, Jennifer Aniston, Reese Witherspoon, Steven Spielberg, J.J. Abrams, and Kumail Nanjiani, and even Big Bird were all on hand to dish on their respective projects in development with Apple TV+. The event culminated with Tim Cook bringing out queen Oprah herself to give a pep rally while teasing her own project, as attendees and those watching from around the world braced themselves for Apple to finally reveal the price point for this most ambitious endeavor. Were they trying to really sell the service before dropping a hefty monthly fee, or planning to surprise everyone by coming in below Netflix? Everyone waited to find out the answer. And then, Oprah left the stage … and the event ended. Without naming a price. So essentially, Apple revealed just about everything there is to know about Apple TV except for how much and when — other than an ambiguous “fall” timeline. People were understandably frustrated with this one, huge detail being omitted, and many took to Twitter to express their bewilderment.

lunedì 25 marzo 2019

NEWS - Dopo "L'amica geniale" e "Il nome della rosa", tocca a "Il Gattopardo"! Il boom italiano di serie tv tratte da best seller e classici mette però in luce l'incapacità di scrittura originale seriale

News tratta da "Corriere Economia"
Forse anche stavolta avrebbe avuto ragione il Principe di Salina. II principio per cui «bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga come è», potrebbe valere anche in questa fase rivoluzionaria per il mondo della case di produzione: l'avvento dello streaming, le serie tv che diventano «l'avversario» più pericoloso dei film, la battaglia per i diritti. Uno scenario profondamente cambiato che richiede flessibilità per mantenere e incrementare il business.«È un mondo in evoluzione che richiede un assetto diverso rispetto al passato per questo abbiamo cambiato pelle in questi 14 anni», afferma Marco Cohen che nel 2005 fonda Indiana production insieme a Fabrizio Donvito ai quali si sono aggiunti successivamente Benedetto Habib e Karim Bartoletti e da pochissimo anche Daniel Campos Pavoncelli. La nuova frontiera si chiama serie televisiva: l'irruzione di Netflix, Amazon, e adesso Apple ha stravolto il mercato italiano delle produzioni. «Siamo tra i pochissimi in Italia — spiega Benedetto Habib —a essere riusciti a modificare la struttura del nostro business: siamo nati come una società di produzione pubblicitaria, poi abbiamo portato avanti un percorso cinematografico con oltre 30 film e riconoscimenti nazionali ed internazionali. E adesso presidiamo il mondo delle serie televisive senza rinunciare agli altri settori. La multidisciplinarietà, la multi-formattabilità, la contaminazione delle competenze, la volontà di creare contenuti per i brand e per il nostro pubblico da fruire su specifici schermi o molteplici piattaforme sono ormai prerogative irrinunciabili». Proprio quello delle serie televisive è il terreno di confronto più caldo per la casa di produzione italiana. Nel 2018 Indiana ha prodotto la serie tv con Rai Fiction «Pezzi Unici», diretta da Cinzia TH Torrini, con Sergio Castellitto in uscita nell'autunno 2019 ed ha in sviluppo alcuni progetti seriali perla televisione e per le piattaforme con diversi broadcaster nazionali ed internazionali tra cui Rai Fiction, Sky Italia, Fox Networks, Mediaset, Bbc e Netflix. Ma il colpo più sensazionale è l'opzione dei diritti de «Il Gattopardo» perla realizzazione di una serie televisiva in co-produzione con Moonage (società Inglese) e con un broadcaster inglese. Indiana si è aggiudicata i diritti, dopo aver gareggiato con società di produzione italiane e estere, da Feltrinelli che gestisce i diritti per conto degli eredi dell'autore del libro. Un'operazione libro-film-serie Tv che replica il format de Il nome della rosa.
Però il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa non è l'unica novità in fatto di serie Tv: è in arrivo anche «L'Ora» (il giornale palermitano che per primo sfidò la mafia con inchieste giornalistiche) insieme a Mediaset in co-produzione con Squareone (società tedesca). E poi sono stati acquisiti i diritti della serie israeliana «Kvodo» che verrà sviluppata con un partner tedesco. Non a caso l'avvento delle serie ha gia cambiato il conto economico della società che nel 2017 fatturava 14 milioni di euro grazie a cinema e pubblicità e nel 2018 ha fatto registrare un fatturato di 40 milioni euro di cui 24,5 dal cinema, io dalle serie Tv e 6 dalla pubblicità. «È evidente che il cinema resta ancora un nostro asset fondamentale — ricorda Fabrizio Donvito —. Indiana ha presidiato il Natale cinematografico 2018 con Amici come prima il film che ha incassato 8,2 milioni di euro e ha sancito la reunion di Christian De Sica e Massimo Boldi dopo 14 anni e poi anche Moschettieri del re che, nello stesso periodo, al box office ha incassato 5,1 milioni di euro. Nel 2019 poi arriveremo nelle sale col nuovo film del premio Oscar Gabriele Salvatores Se ti abbraccio non aver paura con Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono. E poi una piccola, grande soddisfazione: Il capitale umano, il film di Virzì vincitore di 7 David di Donatello e venduto in 60 Paesi, sarà realizzato in remake negli Usa. Solo la magia di questo mestiere può portare un romanzo americano a essere un film italiano per poi diventare il remake americano di un film italiano. Io e i miei soci amiamo il film di Virzì e siamo certi che la squadra che sta realizzando la versione Usa sarà all'altezza».

lunedì 29 ottobre 2018

NEWS - Ma Netflix è come l'Italia! Lancia un bond di 2 miliardi per continuare a crescere (ma se non succede, son cazzi...)
Articolo tratto da "Libero"
Netflix si prepara al lancio di un altro "senior unsecured bond", vale a dire un titolo obbligazionario ad alto rischio e quindi ad alto rendimento. I tassi elevati sono necessari quando ci si rivolge al mercato con un "junk bond", un'obbligazione "spazzatura". Questa volta lancia un bond da 2 miliardi per raccogliere nuove risorse da investire principalmente per produrre nuovi contenuti ma anche, precisa la società per «acquisire nuovi contenuti, per spese in conto capitale, per investimenti e potenziali acquisizioni strategiche». È la sesta volta in meno di quattro anni che Netlix utilizza bond per raccogliere almeno un miliardo. Operazioni che hanno gonfiato il debito a lungo termine della compagnia: nella trimestrale chiusa a settembre ha raggiunto gli 8,34 miliardi di dollari, in aumento del 71% anno su anno. Netflix sta riservando enormi investimenti (8 miliardi nel 2018) alla produzione e all'acquisizione di nuovi film e serie tv. Durante la pubblicazione dell'ultima trimestrale, la compagnia ha rassicurato gli azionisti sostenendo che le risorse sono fondamentali per continuare a crescere, sia in termini di profitti che di utenti. Per il ceo Reed Hastings, la qualità e al quantità dei contenuti (capace di soddisfare utenti dai gusti diversi) sono l'unico modo per reggere alla concorrenza delle case produttrici (come Warner e Disney) e delle società tecnologiche (come Amazon e Apple) impegnate nello streaming. Netfiix ha chiuso il terzo trimestre con 7 milioni di nuovi utenti un utile di 402,8 milioni di dollari (oltre le previsioni degli analisti) e ricavi a 4 miliardi (in crescita del 34% anno su anno). Il peso degli investimenti in contenuti, oltre che sul debito di lungo periodo, si vedrà sui margini del prossimo trimestre. Alcune spese sono state rimandate, tenendo il margine operativo del terzo periodo al 12%. Ma nell'ultimo quarto dell'anno dovrebbe calare, secondo le previsioni di Netflix, al 4,9%.

mercoledì 26 settembre 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! Apple farà concorrenza a Netflix e compagnia streaming senza serie tv con scene di sesso, violenza e politica
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.

martedì 10 aprile 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! Apple rimanda lo sbarco nelle serie tv al 2019. Ecco i motivi (leggi il link)

lunedì 12 febbraio 2018

NEWS - Netflix, Apple, Disney, Amazon...occhio alla CBS che si (ri)allea con Viacom. Sarà sempre più un 2018 delle (sante) alleanze
News tratta da "L'Economia" del "Corriere della Sera"
Li chiamano i Liz Taylor e Richard Burton del mondo dei media. Come i due famosi divi hollywoodiani, sposati due volte e divorziati altrettante, Cbs e Viacom stanno infatti trattando il loro secondo matrimonio dopo quello finito con la separazione del 2006. A far tornare insieme il gruppo Cbs, che controlla la rete tv più popolare in America e quello che possiede gli studios Paramount è la nuova realtà del mercato dell'intrattenimento. Dove stanno andando in porto le mega fusioni fra la telecom ATeT e Time Warner e fra Disney e Fox, mentre si fanno avanti i giganti tecnologici che producono e distribuiscono contenuti video, da Amazon a YouTube (Alphabet), da Netflix a Facebook ed Apple. «Adesso dobbiamo competere contro società-mostro — ha detto Leslie Moonves, amministratore delegato (ceo) di Cbs —. Disney è grande sei volte noi Comcast anche. Il valore di Borsa di Netflix è enorme». La capitalizzazione a Wall Street di quest'ultima società infatti è di oltre 115 miliardi di dollari con un fatturato di soli u,7, contro la capitalizzazione di 2o,6 miliardi di Cbs e quella di 13 miliardi di Viacom, nonostante i due «promessi sposi» fatturino di più, cioè oltre 13 miliardi. Wall Street, in altre parole, scommette sul futuro delle piattaforme online e i marchi storici del piccolo e grande schermo si devono adeguare.
A spingere per la nuova fusione CbsViacom è Shari Redstone, la vicepresidente di entrambe le società. Lei, 63 anni e il padre Sumner, 94, controllano sia Cbs sia Viacom con circa l'80% dei diritti di volto attraverso la loro holding di famiglia National amusements. Nel 2016 Shari Redstone era uscita vincitrice da una complessa lotta di potere in cui era stata accusata di manipolare il padre ed era riuscita a far cacciare il ceo che aveva guidato Viacom dal 2006, Philippe Dauman. Dal dicembre 2016 il nuovo ceo di Viacom è Bob Bakish, 53 anni, che finora ha cercato di stabilizzare il gruppo siglando contratti di distribuzione, cambiando la leadership di Paramount, tagliando i costi, investendo in contenuti digitali e focalizzandosi sui sei principali canali tv posseduti: Mtv, Nickelodeon, Nick Jr., Comedy central, Bet e il nuovo Paramount network (ex Spike). Mentre Bakish è apprezzato dalla Redstone come gestore operativo e finanziario, Moonves, 68 anni, è un veterano dello show business con un buon intuito nella scelta delle storie e dei talenti su cui puntare, dicono gli esperti. I due ceo si conoscono bene, perché erano colleghi durante i sei anni in cui Viacom e Cbs hanno convissuto sotto lo stesso tetto, dal woo al 2006. Le due società hanno annunciato all'inizio di questo mese di aver creato dei comitati speciali per valutare l'eventuale nuova fusione. L'investitore italo-americano Mario Gabelli, l'azionista maggiore dopo i Redstone sia di Viacom sia di Cbs, è da tempo favorevole alla riunione dei due gruppi. «La combinazione funziona secondo la logica del numeri — ha detto Gabelli problema è chi la guiderà».
Non c'è problema invece per le sinergie, perché gran parte delle attività di Cbs e Viacom non si sovrappongono ma sono anzi complementari. Sul fronte televisivo, Cbs è leader sul mercato americano in termini di spettatori ed è anche all'avanguardia nei servizi di streaming: quelli indipendenti dei programmi di Cbs e del canale premium Showtime hanno oltre 4 milioni di abbonati, più della metà dell'obbiettivo di 8 milioni previsto dai manager entro il 2020. Viacom è più indietro sullo streaming e quindi non può che imparare dall'esperienza di Cbs; però ha anche una divisione Paramount television che produce contenuti tv di successo, come la serie Tredici trasmessa da Netflix. Per quanto riguarda il cinema, Paramount è reduce da un anno magro di incassi e arriva alla notte degli Oscar senza nemmeno una candidatura. Dallo scorso aprile ha un nuovo responsabile, l'ex Fox Jim Gianopulos, che ha promesso il rilancio ma i risultati devono ancora materializzarsi. Anche Cbs ha una divisione film, lanciata nel 2007, che ha prodotto alcuni titoli apprezzati dalla critica, come A proposito di Davis (2013) dei fratelli Joel ed Ethan Cohen. Una prima tomata di discussione fra Cbs e Viacom per fondersi c'era stata nel 2 16, naufragata per il disaccordo su come valutare le due società. Ma dal dicembre di quell'anno le loro quotazioni sono calate rispettivamente del 15 e del 596 contro un rialzo del 20% dell'indice SePSoo delle azioni Usa. Così gli investitori premono per le nozze riparatrici.

sabato 27 gennaio 2018

martedì 23 gennaio 2018

NEWS - Big Little Paycheck! La 2° stagione di "BLL" costerà molto di più (grazie a Apple)

News tratta da "Decider"
For months now, we’ve heard rumors and read thinkpieces about how Apple and its $1 billion original series budget may change the television’s ecosystem. Now we finally have proof of that very thing happening, and the first victim of Apple’s terrifyingly large wallet is none other than HBO‘s Big Little Lies. In a piece published by The Hollywood Reporter, it’s been revealed that Season 2 of the Golden Globe and Emmy-winning miniseries is going to be more expensive than anyone was anticipating. According to the report, Zoe Kravitz, who made $380,000 for her work on Season 1, will be getting a massive pay increase for Season 2; she’s now said to be raking in $3 million for reprising her role. Shailene Woodley is also said to be getting a substantial pay raise from her $1.7 million Season 1 paycheck. The most interesting paycheck news, though, is what Big Little Lies‘ biggest stars — Reese Witherspoon and Nicole Kidman — are being paid. Sources claim that the two actresses received $250,000 and $350,000 per Season 1 episode, respectively, as well as executive producer credits and points on the show’s backend. Those credits and points are staying for Season 2, but it’s rumored that these two actresses will also “get around $1 million an episode” for the show’s second season. A big (not big little) congratulations goes to Kravitz, Woodley, Witherspoon, and Kidman. Suspiciously missing from this dollar-filled announcement is Laura Dern, but hopefully her shocking paycheck story is coming. So why is this new season so expensive? Part of the problem has to do with Big Little Lies‘ status as a miniseries. Because all of the actors only committed to seven episodes of this project, all of their contracts had to be re-negotiated when HBO decided to pursue a Season 2. Add in that fact that Reese Witherspoon’s massive Apple paycheck from her new show with Jennifer Aniston drove up the salaries for all of these actresses, and HBO walked into the perfect, hyper-expensive storm. The untitled Apple series is reportedly paying each of its two leads $1.25 million per episode, which drove up the price that HBO had to pay to secure their services for Season 2.

mercoledì 3 gennaio 2018

NEWS - Una Mela sul capo di Netflix! Nel 2018 Apple potrebbe comprarsi la piattaforma on demand grazie alla riforma fiscale di Trump che ha riportato nelle casse 252 miliardi di dollari

News tratta da "Il Sole 24 ore"
Per ora è una suggestione di inizio anno. Eppure, numeri alla mano, potrebbe diventare presto l’operazione finanziaria più importante di sempre per l’industria tecnologica. Apple ha il 40% di possibilità di acquistare Netflix entro la fine del 2018. A sostenerlo sono due analisti di Citigroup, Jim Suva e Asiya Merchant, secondo i quali il colosso di Cupertino potrebbe presto contare su una liquidità enorme (circa 252 miliardi di dollari) grazie alla riforma fiscale di Donald Trump. Ma partiamo dall’inizio. Oggi Apple ha una capitalizzazione di mercato pari a 880 miliardi di dollari. La più alta al mondo, seguita da Alphabet, Microsoft e Amazon. E della gigantesca liquidità in mano al produttore degli iPhone si parla spesso. In più di una circostanza, inoltre, i retroscenisti della Silicon Valley hanno scritto di lusinghe più o meno celate da parte di Apple nei confronti di Netflix. Una trattativa vera e propria, tuttavia, non c’è mai stata. O comunque le due aziende non ne hanno mai parlato formalmente.

Il 2018, però, potrebbe essere l’anno buono. E secondo gli analisti di Citigroup, sarebbe merito della riforma fiscale varata dal presidente Trump, che prevede un abbassamento dell’aliquota corporate da 35 al 21% e una tassa una tantum (pari al 10%) sui profitti realizzati all’estero e rimpatriati negli Stati Uniti. Una mossa che per Apple potrebbe voler dire trovarsi in mano una liquidità di circa 252 miliardi di dollari. «Apple – scrivono i due analisti di Citi - ha tanti soldi e continua a incassare 50 miliardi di dollari l’anno. E questo è un bel problema». La società di Cupertino ha «storicamente ha evitato di riportare i soldi negli Stati Uniti proprio per non dover pagare delle tasse così alte ma la riforma fiscale potrebbe rendere questi soldi disponibili. Con oltre il 90 per cento di liquidità all’estero, una tassa del dieci per cento per il rimpatrio potrebbe portare nelle casse di Apple 220 miliardi da investire anche nelle acquisizioni». Le casse di Cupertino, dunque, potrebbero ritrovarsi di colpo troppo piene, e un’acquisizione importante a quel punto sarebbe addirittura necessaria. È giusto ricordare che appena qualche settimana fa Apple ha acquistato Shazam, la nota applicazione per il riconoscimento della musica. Costo dell’operazione (non ancora confermato) pari a 400milioni di dollari. Netflix sarebbe di certo un’altra storia, e non solo per un fatto finanziario. L’operazione però confermerebbe il continuo interesse della casa di Cupertino nei confronti del mondo dei contenuti. L’azienda di Cook ha stanziato recentemente un miliardo di dollari nel settore della produzione di serie televisive, annunciando Amazing Stories, la prima serie originale made in Apple. Uno strenuo tentativo di entrare nel mondo della televisione on-demand.

Ma quanto costerebbe Netflix?
Netflix, inutile dirlo, sarebbe un vero e proprio colpaccio per Apple. La società con sede a Los Gatos è ormai leader incontrastata nella distribuzione online di contenuti televisivi, con tassi di crescita che vanno al di là delle attese. Il terzo trimestre del 2017 è stato chiuso con un incremento delle entrate pari al 30% (2,98 miliardi di dollari, 100 milioni più delle attese). Gli utili, 130 milioni, sono più che raddoppiati. Ma soprattutto, nei tre mesi, il gruppo ha fatto sfoggio di un ulteriore aumento degli abbonati, e di molto: l’incremento netto è stato di circa 5,3 milioni contro i 4,5 milioni anticipati. Per un totale di 109,3 milioni di spettatori paganti nel mondo intero. Per questo, oggi, è quanto mai difficile capire quale possa essere il prezzo di Netflix. Sicuramente, una trattativa del genere sarebbe di tutt’altro livello – e difficoltà – rispetto a quella che Apple ha portato a termine per acquisire Shazam. Oggi la capitalizzazione di mercato di Netflix è di circa 85 miliardi di dollari. Una cifra astronomica che ne farebbe la più cara di sempre dell’industria tecnologica. E non è detto che sia sufficiente.

giovedì 9 novembre 2017

NEWS - Cogli la prima Mela! Apple inaugura la prima serie tv originale con la coppia Jennifer Aniston-Reese Witherspoon e il reboot di "Amazing Stories" firmato da Steven Spielberg e Bryan Fuller

News tratta da "Variety"
Apple has lifted the veil on its first scripted series efforts: a drama set in the world of a network morning show and a revival of anthology “Amazing Stories” shepherded by Steven Spielberg and Bryan Fuller. The straight-to-series orders for both projects are the first fruits of the effort to rev up Apple Video’s entry into the premium TV arena. The tech giant recruited former Sony Pictures TV presidents Jamie Erlicht and Zack Van Amburg in June to head the production push, which aims to target a global audience. One big question surrounding Apple’s video effort is the distribution plan. It’s unclear if Apple will make the shows available by iTunes or another platform, and whether access will be based on a subscription or advertising-based model.
The untitled Aniston-Witherspoon drama hails from Michael Ellenberg’s Media Res studio, Aniston’s Echo Films and Witherspoon’s Hello Sunshine banner. The starry project was highly sought after by a number of outlets and landed a two-season order (10 episodes per season) from Apple. Media Res, Aniston and Witherspoon are the principle owners of the show.
The series is based on an idea from Ellenberg and will draw background material from CNN senior media correspondent Brian Stelter’s 2013 book “Top of the Morning,” which recounted the recent rivalry between NBC’s “Today” and ABC’s “Good Morning America.” Jay Carson (“House of Cards”) is writing the pilot and will serve as showrunner. Stelter is serving as a consultant.
The project marks an impressive debut for Media Res, the venture launched in June by former HBO executive Ellenberg in partnership with Vancouver-based financier Bron Studios.
“Amazing Stories” hails from Universal Television and Amblin Television. Spielberg, Fuller, Amblin’s Darryl Frank and Justin Falvey and “Bones” creator Hart Hanson are exec producers. Spielberg spearheaded an earlier edition of “Amazing Stories” that ran from 1985 to 1987 on NBC.
The Apple iteration aims to enlist notable filmmakers and creative talent for each episode.

martedì 3 ottobre 2017

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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