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giovedì 23 gennaio 2020

NEWS - Netflix, frena la crescita in Usa per la concorrenza ma centra gli obiettivi nel resto del mondo: fatturato +31%, 167 milioni di abbonati totali. Più produzioni originali nel 2020 per contrastare Disney&Co.

Articolo tratto da "Italia Oggi"
Netflix archivia l'ultimo trimestre dell'anno con quasi 8,8 milioni di nuovi abbonati nel mondo, superando ancora una volta le attese del mercato, proprio quelle stime che invece prevedevano fino a pochi giorni fa un calo nelle sottoscrizioni. In realtà, la piattaforma di video streaming on demand non ha raggiunto gli obiettivi degli analisti nel mercato domestico americano (423 mila utenti contro gli attesi 600 mila) ma li ha più che centrati negli altri paesi (8,3 milioni contro 7 min). In tutto, il pubblico del colosso guidato dall'a.d. Reed Hastings tocca adesso quota 167 milioni, di cui più di 60 min negli Usa. Quindi, al momento, gli affari procedono e lo confermano anche i risultati degli ultimi tre mesi ma Netflix inizia a sentire la pressione della concorrenza e per l'inizio di quest'anno non solo rimane più cauta nelle previsioni ma, soprattutto, ha deciso di spingere ulteriormente sui contenuti originali, diversificandoli di più per genere, formato e anche device su cui seguirli.
A conferma, il fatturato è cresciuto del 31% sui 5,5 miliardi di dollari (5 mld di euro) rispetto allo stesso periodo del 2018, il margine operativo a 459 milioni di dollari (414 min di euro) dai precedenti 216 min e l'utile netto fino alla soglia dei 587 milioni (529,4 min di euro) da 134 min. Però, per il primo trimestre del 2020, la piattaforma video si aspetta di coinvolgere in primis un numero più ristretto di spettatori: 7 milioni. Anche sul fronte dei ricavi, di conseguenza, si attende che la crescita sia intorno al 26,8%, dato tra i più bassi dei periodi precedenti. Al momento, comunque, hanno precisato dalla società californiana, continuano a crescere i ricavi per singolo utente (+12% al netto delle variabili valutarie) e si potrà ancora aumentare la spesa in produzioni originali, dai 19 miliardi di dollari (17 mld di euro) nel 2019 verso i 35 miliardi (31,6 mld di euro) entro il 2025, sempre facendo ricorso al mercato, ha chiarito Hasting, e sempre senza inserire inserzioni pubblicitarie in palinsesto. Semmai, siccome il mercato domestico Usa non esaurisce il business aziendale, la piattaforma punta su paesi emergenti come Malaysia e Indonesia, attraverso offerte esclusivamente mobile come già successo in India. I risultati positivi, a giudizio di Netflix, ci sono stati sia dal punto di vista dei nuovi abbonati sia da quello della loro fidelizzazione. Invece, in Europa come negli Stati Uniti, dove la concorrenza è maggiore, si arricchisce il catalogo con nuove produzioni (come Messiah, Killer Inside), seconde stagioni di titoli di successo (da Sex Education a Narcos ed Elite) e persino diversificando tra serie con pochi episodi, documentari e film molti lunghi.
Ce la farà Netflix ad arginare i colpi di Disney+ (costo: 6,99 curo al mese), Hbo Max (in arrivo a maggio) e Peacock di Nbc (peraltro gratis, seppur on air inizialmente solo negli Usa)? Hasting continua a ripetere che non teme la concorrenza ma è verosimile che il suo prezzo medio (10 euro al mese) e il suo recente aumento incideranno nella decisione di acquisto di una famiglia che, magari, è abituata ad abbonarsi a più di una piattaforma. Senza trascurare il paventato divieto di condividere gli abbonamenti tra utenti o famiglie diverse.

lunedì 14 gennaio 2019

NEWS - Si gioca a "Breaking Bad"! A breve esce il mobile game per conquistarsi il mercato della droga con Walter White!

News tratta da "Variety"
Breaking Bad” is getting its own mobile game later this year, according to a press release. Breaking Bad: Criminal Elements” will be a free to play, mobile game with strategy elements based on the universe of the television series. In the original AMC series, high school chemistry teacher Walter White (Bryan Cranston) and former student Jesse Pinkman (Aaron Paul) start producing crystal meth together. The show ran from 2008 until 2013, and was critically acclaimed, winning multiple Emmys and Peabody awards, as well as spawning a successful spin-off series, “Better Call Saul.”
Plamee is developing the game, and it will be published by FTX GamesPlamee is the developer behind “Narcos: Cartel Wars,” a mobile game in which players run a cartel, based on the Netflix series “Narcos,” so the developer has some experience with this sort of game. The App Store version of the game has a score of 4.7/5 as of publication time. The “Breaking Bad” mobile game will allow players to experience the complex moral decisions explored in the show, and the strategy elements will come from navigating those decisions while still running the drug operation successfully. Think like the “Rollercoaster Tycoon” series, except instead of running a successful theme park, you’re running a meth empire. Players will assume the role of an “associate” of the famous duo of Walt and Jesse, according to the press release. Popular characters Gus, Saul, and Mike will also make appearances in the mobile game.
Series creator Vince Gilligan commented on the upcoming game and his impression on how faithful the story will be to the original television series.
“We’ve had a great time working with FTX Games,” Gilligan said. “They care as much about the details as our creative team, and I have been very impressed with their commitment to building an authentic extension of the series’ story universe. think this will be a fun experience for fans, to interact with characters from ‘Breaking Bad’ in a completely new way.”
Breaking Bad: Criminal Elements” is planned for release for Android and Apple devices sometime in 2019.

lunedì 5 marzo 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! La rivoluzione, oltre che alle urne, esplode in tv: tra un paio di anni Netflix visibile su Sky! E intanto oggi Mediaset perde 4 punti in Borsa dopo le elezioni e l'accordo con Vivendi appare lontanissimo (Amazon: adesso o scegli con chi allearti o fai la fine del PD...)

Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Per gli appassionati di serie tv, decidere a quale piattaforma abbonarsi è complesso. Chi ama le trame condite da intrighi criminali deve scegliere tra Narcos o Gomorra. Chi preferisce il fantasy o le narrazioni futuristiche sa che non potrà avere sia Black Mirror sia Game of Thrones. La frammentazione dei contenuti on demand è un problema che si risolve solo iscrivendosi (perlomeno) a quelle che in Italia sono più note e offrono un ampio catalogo: Netflix e Sky. Senza contare la crescente realtà di Amazon Prime Video. O le altre che si preparano a scendere in campo, come Disney, che ha annunciato l'arrivo di una sua piattaforma. Sopravvivere in un mondo sempre più affollato come quello dello streaming, proponendo contenuti migliori, o servizi più funzionali, non è facile. Lo sanno bene i due più agguerriti giocatori del panorama europeo, che hanno finito per stipulare un'alleanza. Ed ecco quindi l'accordo di due giorni fa: il nuovo box Sky Q, lanciato a novembre, ospiterà anche Netflix. Una partnership che diventerà realtà in tutta Europa nel giro di due anni e permetterà (finalmente) di avere una sola iscrizione per (la maggior parte di) serie tv, film e documentari. «E una soluzione di continuità — spiega al Corriere Maria Ferreras, vicepresidente dell'area Business Development per Europa, Medio Oriente e Africa di Netflix —. Chi ha entrambi gli abbonamenti, potrà scegliere di unirli e pagare un unico conto». Aggiunge che si tratta della «prima volta che decidiamo di unire il nostro catalogo a quello di una emittente televisiva e l'accordo si estende anche al servizio streaming di Sky, NowTv». Una vittoria per entrambi? Sicuramente lo è per Netflix, che sta investendo molto — guadagnando ancora poco — nella crescita della sua utenza nel mondo, pari oggi a u7 milioni di persone. Non rivela il numero di iscritti in Italia, ma l'osservatorio Ey a ottobre ne aveva stimati circa 800mila. Mentre Sky nel nostro Paese a fine novembre aveva quasi 5 milioni di abbonati. Un ben più folto gruppo di potenziali utenti che, con questo accordo, Netflix riuscirà in parte a intercettare. Per la partenza non c'è ancora una data precisa: i primi Paesi saranno Regno Unito e Irlanda, «entro la fine di quest'anno — aggiunge Ferreras — poi amplieremo ad altri, inclusa l'Italia. E un mercato molto importante per noi». Anche sul lato delle produzioni: «Stiamo lavorando alla terza serie originale italiana: Baby, dopo Suburra e First team: Juventus». Titoli che compariranno, a breve, anche sul box di ultima generazione di Sky. Una piattaforma che integra la trasmissione via satellite a quella via internet e porta sullo stesso piano i canali tradizionali e l'on demand, lo schermo del televisore e quello dei dispositivi mobili. Per Sky l'abbattimento di frontiere tra la tv e lo smartphone è l'occasione di rilancio di un servizio ancora troppo ancorato alla fruizione tradizionale. Per la società fondata da Reed Hastings, l'approdo (anche) sui piccoli schermi che ancora regnano nella case della maggior parte degli europei, soprattutto degli italiani, è un punto di (ri)partenza in un altro senso. Nata come servizio di streaming online, si è proposta come alternativa nuova e giovane. Poi l'ambizione di farsi un nome anche come casa di produzione: «Nella tecnologia — spiega la manager spagnola — stanno le nostre fondamenta, ma oggi la creazione di contenuti originali è diventato un altro nostro marchio di garanzia». Ed estendere il servizio anche su altre piattaforme, con altri mezzi, non può che giovare.

venerdì 20 gennaio 2017

NEWS - Netflix, la resa dei conti: 93,8 milioni di abbonati nel mondo, utili pari a 186 milioni di dollari ma business in perdita fuori dagli Usa (maxi-investimento di 6 miliardi di dollari nel 2017)

Articolo tratto da "Italia Oggi"
Ciascuno dei 3.500 dipendenti di Netflix vale ricavi per quasi 2,4 milioni di euro all'anno. E anche in questa correlazione, che conferma il basso utilizzo di capitale umano (a Sky Italia, per esempio, ciascun dipendente vale 750 mila euro di ricavi all'anno), sta uno dei punti di forza dell'azienda americana di streaming online a pagamento che ha nel mondo, e non in una sola nazione, il suo mercato. Ha chiuso il 2016 con ricavi complessivi pari a 8,830 miliardi di dollari (8,324 mld di euro), 30,2% sul 2015, un risultato operativo di 379 milioni di dollari (24,2%) e utili pari a 186 milioni di dollari (175,3 min di euro). Complessivamente Netflix ha 93,8 milioni di abbonati nel mondo, di cui 49,4 milioni negli Usa (10,5% sul 2015) e 44,3 milioni negli altri paesi (47,6% sul 2015). A livello di ricavi, circa 5,1 miliardi di dollari (4,8 mld di euro) arrivano dagli abbonati Usa (il business è parecchio profittevole, con un primo margine positivo per 1,8 miliardi di dollari), circa 3,2 miliardi di dollari (3 miliardi di euro) dagli abbonati fuori dagli Stati Uniti (business ancora in perdita, con un primo margine di contribuzione negativo per 308 milioni di dollari), e 542 milioni di dollari dal noleggio e vendita di dvd (il business da cui Netflix è nata), anch'esso ancora molto profittevole (279 min di dollari di primo margine).

Nel 2017 il gruppo si prepara a un investimento monstre da 6 miliardi di dollari (5,65 mld di euro) nella produzione di nuovi contenuti, dopo i 4,7 mld di euro investiti nel 2016. E nel portfolio di Netflix ci sono serie come The Crown, Stranger Things, Luke Cage, Black Mirror, Gilmore girls, The OA, Trollhunters, oltre ai classici Orange is the new black, Narcos o House of cards, le cui riprese della quinta stagione inizieranno nel secondo trimestre 2017.
Quanto a investimenti in contenuti locali, il gruppo di streaming tv a pagamento ha appena siglato un accordo a lungo termine con la casa di produzione Red Chillies entertainment dell'attore indiano Shah Rukh Khan, considerato la più grande star mondiale del cinema e i cui film e produzioni, da qui in poi, saranno esclusive Netflix. Mai come ora la società fondata e presieduta da Reed Hastings è fiduciosa che, a dieci anni di distanza dal debutto nella tv in streaming a pagamento, sia proprio il consumo di video sul web il business del futuro in grado di soppiantare la classica tv lineare: «Amazon Prime Video di recente si è sviluppata molto, ricalcando sostanzialmente la nostra presenza nei mercati mondiali», spiegano da Netflix, «mentre il consumo di video è sempre maggiore, in termini di minuti, su YouTube e inizia a decollare pure su Facebook. La stessa Apple, in base ad alcune indiscrezioni, dovrebbe aggiungere i video ai suoi servizi musicali, mentre le tv satellitari, un po' in tutto il mondo, si stanno specializzando pure nel business della distribuzione multi-channel di video su Internet. Ci sono poi operatori nuovi come Molotov tv in Francia o Hulu che stanno realizzando una loro interfaccia nativa digitale per pacchetti legati invece ai network tv classici. I quali, peraltro, iniziano a privilegiare il web alla tv lineare per il debutto di serie o programmi. Per esempio la Cbs sta producendo la serie Star Trek esclusivamente per la sua piattaforma di video on demand in abbonamento, mentre la Bbc ha già annunciato alcune nuove stagioni di serie tv che saranno disponibili prima in streaming on demand e solo successivamente sulla tv lineare. Hbo, probabilmente, farà la stessa cosa»

venerdì 18 novembre 2016

NEWS - Achtung, compagni! Il più grande oscuramento di siti illegali di serie tv di settimana scorsa è solo l'inizio: la Guardia di Finanza vuole scovare i pirati del web (reato penale e multe oltre i 2000 euro) e rintracciare chi scarica e i fornitori (i provider mantengono i dati di flusso). In Francia a chi viene beccato tagliano internet come fosse un'evirazione...

Articolo tratto da Vice.com
La scorsa settimana la Guardia di Finanza, su disposizione del gip del Tribunale di Roma, ha effettuato il più grande oscuramento congiunto di siti illegali che offrono contenuti in streaming e downloadIn poche ore è stato impedito l'accesso a più siti internet che nei tre anni precedenti, ma non è soltanto il numero a far pensare che ci sia stato un giro di vite significativo nella lotta alla pirateria online. Le nuove misure, infatti, cercano di risalire a ritroso la china del denaro ottenuto da questi siti per rintracciare gli individui che vi si nascondo dietro. Questo cambiamento di strategia sarà realmente in grado di mettere fine all'epoca in cui ogni singolo contenuto video era reperibile gratis online con estrema facilità? E al di là di questo, le conseguenze riguarderanno solamente i fornitori di questi servizi illegali? Cosa rischia effettivamente chi scarica un film illegalmente—e magari lo ricondivide in sistemi di peer-to-peer—o lo guarda direttamente in streaming?
Per capirlo ho contattato l'avvocato Fulvio Sarzana, esperto in diritto delle nuove tecnologie, che da anni cura un blog in cui si occupa di questi temi. Ho cercato di riassumere quello che mi ha detto in una serie di punti principali, in modo da sintetizzare la situazione della pirateria online e dei rischi reali che si corrono utilizzandola in Italia.
Innanzitutto si deve distinguere il tipo di comportamento degli utenti che utilizzano questi contenuti: "la norma approvata nel 2005 in materia, che ha introdotto sostanzialmente nel nostro ordinamento le fattispecie di downloading e uploading di materiale protetto dal diritto d'autore su internet, pone una differenza sostanziale," mi ha detto l'avvocato Sarzana. Di fatto, chi guarda film o serie tv in streaming, o compie un download per utilizzo personale e singolo, non rischia praticamente niente. E questo anche per una semplice questione pratica: "le forze dell'ordine sono principalmente concentrate nell'individuazione di coloro che offrono questi servizi—tentare di perseguire migliaia di utenti sarebbe veramente complicato—ed è quindi l'upload a rappresentare la differenza sostanziale per il rischio di essere individuati."

Visto che l'utente che compie download non risponde, se non con delle sanzioni amministrative abbastanza blande, il tipo di servizio che utilizza non fa alcuna differenza. Sia che utilizzi un sito illegale per guardare una partita di Champions in streaming, sia che scarichi la prima stagione di Narcos. Per come stanno le cose, insomma, fruire di questi contenuti senza condividerli su internet allontana realmente ogni potenziale ritorsione legale, anche se in teoria si sta comunque compiendo un illecito che prevederebbe una sanzione amministrativa. "In altri paesi, invece, come la Francia, si arriva anche a tagliare la rete internet a chi scarica". 
Se è l'upload a fare la differenza, resta comunque da capire cosa rischiano tutti gli utenti che partecipano ai circuiti di peer-to-peer. In questo caso, è la finalità dell'upload a essere discriminante.

"Chi immette su sistemi di file-sharing contenuti protetti dal diritto d'autore, senza scopi di lucro, rischia una sanzione penale. Ma è una sanzione di tipo pecuniario—fino a 2065 euro—che non prevede la reclusione."

Chi invece lo fa con scopi di lucro, va incontro a un procedimento che prevede la reclusione; è questa la categoria verso cui si concentrano maggiormente le azioni della Guardia di Finanza, per ridurre appunto l'afflusso di questi contenuti.  
I provider che ci danno accesso a internet conservano tutti i nostri dati di navigazione, e questo teoricamente potrebbe essere un fattore importante.

"Questi dati vengono utilizzati dalle grandi major per monitorare, più o meno legalmente, il compimento di determinati comportamenti. In realtà sarebbero dati protetti dalla privacy, però si discute da tempo—senza che qualcuno abbia mai portato prove reali—sul fatto che alcune società riescano a sapere quali sono gli utenti che scaricano."

Il Caso Peppermint, da questo punto di vista, è abbastanza significativo: l'etichetta discografica tedesca nel 2006 accusò più di 3.600 utenti per aver illegalmente condiviso file su cui esercitava il diritto d'autore, con la complicità dei loro provider. Il Garante della privacy, però, stabilì l'illegalità dei dati raccolti.

Per quanto riguarda invece l'ipotetico pericolo che qualcuno utilizzi una rete wi-fi pubblica—oppure sottraendo la password a un privato—per scaricare file protetti da diritto d'autore o per gestire il proprio sito di sharing, la normativa non prevede sanzioni a carico di coloro che posseggono la linea. "La responsabilità del provider si riferisce all'hosting, e quindi colui che risponde dell'infrazione è l'utente".
Al di là della mole di siti sequestrati, quest'ultima operazione della Guardia di Finanza prevede anche un salto di qualità nel tipo di procedimento utilizzato per perseguire coloro che lucrano grazie a questi siti.

"Le Forze dell'Ordine vogliono innanzitutto riuscire a identificare chi opera dietro questi siti grazie ai flussi di denaro, e dimostrare che spesso questi individui si trovano in Italia. Per poi contestargli una serie di reati congiunti."

Questo tipo di provvedimenti potrebbe insomma portare alla fine del meccanismo secondo il quale un sito sequestrato viene riaperto dopo poche ore utilizzando un altro url, perché finalmente si arriverebbe a individuare i responsabili. Con l'inasprimento delle conseguenze, poi, ci sarebbe probabilmente una diminuzione netta dell'offerta. In realtà, però, non si può essere così netti nel decretare l'imminente morte del fenomeno.
Secondo Sarzana, però, lo sviluppo della questione coinvolge anche altre dinamiche. "Uno dei problemi reali che alimenta la pirateria online, però, rimane intatto: ovvero l'inadeguatezza dei servizi legali. Se non cambieranno questi servizi—rendendoli cioè più accessibili, funzionali, ed economici—sarà difficile arginare totalmente il fenomeno."

mercoledì 2 novembre 2016

NEWS - Netflix, numeri ok nel 4° trimestre (+ 3.57 milioni di utenti fuori dagli Usa) ma si parla sempre di una vendita della società
Articolo tratto da "Corriere Economia"
Sarà stato merito di Pablo Escobar o delle inquietanti avventure degli adolescenti di «Stranger Things», fatto sta che Netflix è riuscita a sorprendere (positivamente) non solo il pubblico, ma anche i mercati e soprattutto gli azionisti. I risultati del quarto trimestre hanno decisamente battuto le attese degli analisti, forti anche del notevole incremento di utenti: 3,57 milioni in più (fuori dagli Stati Uniti) contro le attese che parlavano invece di 2,3 milioni. Ora la creatura di Reed Hastings può contare su una platea virtuale di 83,3 milioni di utenti paganti e 91,9 milioni di iscritti. I numeri in incremento difficilmente immaginabile lo scorso trimestre quando gli azionisti avevano comunicato i loro malumori al fondatore di Netflix accusandolo di investire troppo (800 milioni in tecnologia e sviluppo e 5 miliardi per le nuove produzioni per poco meno di 2 miliardi di fatturato) e pensare poco al dividendo. Hastings ha avuto ragione e si è preso la sua piccola vendetta in occasione della presentazione dei conti: «è ormai evidente — ha detto Hastings — che io debba scusarmi ancora una volta per la volatilità del titolo», salito del 20% dopo aver perso fino al 13% nei mesi precedenti, fatto per cui Hastings si era scusato una prima volta durante la precedente assemblea degli azionisti. Al Wall Street Journal martedì scorso l'analista di MoffettNathanson Michael Nathanson aveva dichiarato, a proposito dei numeri di Netflix:
«È un anno strano questo. In un certo senso siamo stati incapaci di prevedere cosa potesse offrire un mercato nuovo». Una lezione che Netflix ha imparato bene dato che il mercato domestico degli Stati Uniti è cresciuto meno dello scorso anno quando aveva raggiunto 1880.000 nuovi abbonati. La società ha comunque superato le attese negli Usa, aggiungendo 370 mila nuovi utenti invece che 300 mila, complice anche la concorrenza di Amazon che sta rosicchiando percentuali di mercato sempre più importanti grazie a serie autoprodotte come Mozart in the Jungle. Parlando di cifre, invece, nel terzo trimestre il fatturato di Netflix ha superato, per la prima volta, i 2 miliardi di dollari ( 36% anno su anno), aiutato, per l'appunto, dagli ultimi titoli sfornati: Stranger Things e la seconda stagione di Narcos. Hastings, però, consiglia cautela, forte sia dell'altalena del titolo, sia della considerazione che, nonostante i (quasi) 100 milioni di abbonati nel mondo, «Facebook e YouTube hanno un miliardo di utenti attivi al giorno». Come a dire, «non ci fermeremo certo qui». Da un lato la crescita continuerà grazie alle produzioni originali, parallelamente proseguirà anche l'espansione su nuovi mercati. A settembre Netflix è stato lanciato in Polonia e Turchia: il servizio di streaming ha iniziato ad accettare il pagamento in valuta locale e ha aggiunto un'interfaccia utente, sottotitoli e doppiaggio in lingua locale, oltre ad alcuni contenuti locali. Discorso diverso, invece, per la Cina, un mercato che lo stesso Hastings si è augurato di riuscire a conquistare. Il sistema, dato il complesso contesto normativo per i servizi di contenuti digitali stranieri, potrebbe essere lo stesso utilizzo (anche se per ragioni differenti) in Italia. Ossia, dare ai fornitori di servizi online già esistenti in Cina i contenuti in licenza, invece di lanciare il proprio servizio nel Paese nel breve periodo. Non ci si aspettano grandi numeri per il momento da questa operazione, ma l'obiettivo è «lanciare in modo diretto il nostro servizio al popolo cinese». Le criticità del sistema Netflix, però, non mancano, nonostante la crescita, al punto che da inizio mese si parla di una possibile vendita della stessa società. Nel mirino c'è innanzi tutto la sostenibilità del business che deve fare i conti con una concorrenza notevole. Senza scordare che gli ultimi grandi numeri sono il risultato di due serie azzeccate: ne basterebbe solo una mal fatta per affossare conti e titolo. Tra i nomi degli eventuali acquisitori sono stati fatti quelli di Apple e di Disney, senza però farsi turbare dai recenti e fallimentari tentativi di Twitter che ha una storia (e un bilancio) decisamente differente. La società di Cupertino, forte dei propri numeri, punterebbe a un rilancio di iTunes, piattaforma Ott (Over The Top) che al momento subisce la concorrenza di Netflix. Per Disney si tratterebbe invece di consolidare una partnership già avviata con la produzione e la distribuzione di serie legate ai personaggi Marvel. Altro nome possibile è quello di Amazon, che andrebbe in questo modo ad arricchire la sua offerta E il mercato italiano? Cifre ufficiali non sono mai state fornite. Alcune stime parlano di circa 200 mila abbonati mai confermati dal gruppo californiano. Numeri comunque più bassi delle attese, ma realizzati in pochi mesi e che devono confrontarsi con gli utenti di realtà ben più radicate con offerte più complete. Non bisogna dimenticare che quando Neflix è arrivata in Italia a ottobre aveva già concesso i diritti di «House of Cards» e «Orange is The New Black», serie cult in onda su Sky e Premium. La partita è ancora aperta.

venerdì 14 ottobre 2016

NEWS - Allarme Netflix! Disney, Apple e Amazon alla porta per acquisire la società (la politica di essere distributore-produttore di serie tv non regge...)

Articolo tratto da "Il Foglio"
In queste settimane nei consigli d’amministrazione della Silicon Valley uno dei temi più dibattuti è quello delle Merger & Acquisition. Non si è ancora spento il chiacchiericcio sul possibile acquirente dell’affannata Twitter – anche se i potenziali stanno tutti facendo un passo indietro – ed ecco che arriva sul tavolo un altro bocconcino prelibato, ovvero Netflix. Al contrario di Twitter, la società che opera nel campo del SVOD (Subscription Video On Demand) sta andando apparentemente bene: 80 milioni di utenti totali nel 2016 con una previsione di crescita a 100 milioni entro il 2018 nei 190 paesi in cui è presente. Inoltre la produzione di film e serie tv (da “House of Cards” fino alle ultime “Stranger Things” e “Narcos”) stanno riscuotendo successo di critica e pubblico. Il vero problema però è che il modello di business che Netflix ha deciso di intraprendere rischia di non essere sostenibile se supportato solo con le proprie risorse. Da qualche mese è piuttosto chiaro che la strada intrapresa dal fondatore e amministratore delegato Reed Hastings è quella di essere sia un distributore sia un produttore globale di contenuti online, tuttavia gli introiti che arrivano dalla crescita (rallentata) degli abbonamenti e dalle licenze d’uso degli altri network non sono sufficienti. C’è quindi bisogno di una società madre sufficientemente capitalizzata che possa sostenere economicamente lo sviluppo del business. Sul podio degli acquirenti ci sono Disney, Apple e Amazon e ognuna di queste società ha i mezzi, ma soprattutto degli ottimi motivi, per poter acquistare la public company di Los Gatos, California. Disney, innanzitutto. La multinazionale dell’intrattenimento è già in un certo senso partner di Netflix, avendole affidato la produzione e distribuzione di serie “Originals” di molti personaggi Marvel (marchio acquisito da Disney nel 2009) come “Daredevil” e l’ultimissimo “Luke Cage”. Inoltre nel cosiddetto Regno di Disney che contiene network (tra cui la sportiva ESPN) contenuti di ogni tipo (da Pixar al franchise Star Wars), parchi a tema e merchandising, un over-the-top come Netflix ci starebbe benissimo. Apple è alla disperata ricerca di un Ottche funzioni come “Netflix Killer” visto che la sua piattaforma iTunes per video è ormai poco efficiente. Cosa di meglio se non acquisire la stessa Netflix e replicare ciò che ha fatto sulla musica, ovvero acquistare Beats per 3 miliardi di dollari e rinominarla Apple Music? A differenza di Disney però, Netflix rappresenterebbe uno strumento di marketing per incrementare le vendite dei suoi device, quindi è evidente che il prezzo cui è disposta a pagare rischia di essere inferiore rispetto alle altre pretendenti. Infine c’è Amazon che a oggi risulta essere uno dei principali concorrenti di Netflix, anch’esso distributore e produttore di contenuti di intrattenimento tra cui “Transparent” “Mozart in the Jungle” e l’ultimo “Crisis in Six Scenes” di Woody Allen. E’ evidente che l’acquisto di Netflix renderebbe l’offerta di Jeff Bezos ancora più ricca e fortemente integrata (ma forse con qualche problemino con l’Antitrust). Insomma, gli interessi e le strategie sull’acquisto di Netflix sono molti: la società con la N rossa non potrà a lungo vivere solo con le proprie risorse, quindi prima o poi sarà costretta a vendersi al miglior offerente. Tutto sta capire a chi e soprattutto quando. Le recenti grosse acquisizioni societarie ci hanno spiegato che nelle fusioni & acquisizioni il time-to-market è fondamentale e le dichiarazioni d’intenti valgono ben poco – il caso Vivendi-Mediaset Premium è ancora davanti ai nostri occhi.

giovedì 21 gennaio 2016

NEWS - Clamoroso al Cibali! Nel 2016 Netflix spenderà 6 bilioni di dollari in contenuti tv. La metà per le spille presidenziali di Frank Underwood?

News tratta da "Uproxx"
No one outside of Netflix HQ knows exactly how many people are watching House of Cards, or Master of None, or Unbreakable Kimmy Schmidt, especially not NBC, but it’s a lot. Or at least enough that Netflix, which used to be best known for those ubiquitous red envelopes that you still haven’t mailed back, can spend $6 billion on “content”. In 2016 alone.
That is, in this reporter’s opinion, a lot of money.
[Chief content officer Ted Sarandos] noted the company will have 600 hours of original programming in 2016 and disclosed this year’s budget: “We’re going to spend in 2016 about $5 billion dollars on content on a [profit and loss] basis, which means about $6 billion in cash.” That number includes content acquisition and original programming. (Via)
That is, in this reporter’s opinion, a lot of original programming. But Sarandos doesn’t believe in the #TooMuchTV debate. “We don’t think there’s too much TV,” he said (see?), “and if there is too much TV, someone else is going to have to slow down, because we have big plans for 2016 and beyond.”
But where is that $6 billion going? A few ideas:
-Jewelry emblazoned with “FU” (House of Cards)
-Motorcycle-jumping-off lessons (Wet Hot American Summer)
-Full-time employee who’s only responsibility is to say, “No, we don’t know when Arrested Development is coming back” (Arrested Development)
-Drugs (Narcos)

venerdì 15 gennaio 2016

NEWS - Un "Mr. Robot" per NBC! Il network ossessionato dagli ascolti di Netflix, cerca un esperto informatico che gli sveli il segreto

News tratta da "Vulture"
You know how sometimes, after a breakup, you stalk your ex's Instagram photos to see if she's got a new man? And you know how, after that, you'll keep finding ways to drive past her house to see if there's another car in her driveway? And you know how, other times, you'll hire a PI to trail her every movement? That's how NBC feels about Netflix's ratings, which the streaming giant infamously keeps under wraps. The network is so obsessed with finding out just how many people are watching Netflix shows that it hired a tech company to use audio recognition software to get viewership estimates for a handful of streaming shows, and then announced its findings onstage Wednesday during a presentation at the TCAs. If these results are true — which, we assume, Netflix will say they aren't — Jessica Jones saw an average audience of 4.8 million viewers per episode, which according to these numbers makes it roughly as popular as American Crime; Narcos landed at 3.2 million per episode, a little less than Sleepy Hollow; and Master of None came in with an even 3 million, near Last Man on Earth. (Amazon's Man in the High Castle reportedly had 2.1 million viewers per episode, about the same as Truth Be Told.) Again, it's unclear how seriously we should take these numbers, but, regardless, this is possibly the shadiest thing we've ever seen.

sabato 9 gennaio 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Bloodline" gioiello di Netflix
"Tra le serie originali realizzate da Netflix, la piattaforma online che è sbarcata in Italia un paio di mesi fa, c'è anche «Bloodline», un piccolo gioiello che ha avuto meno visibilità di prodotti come «Narcos» o «House of Cards», ma che merita una visione attenta. Al centro del racconto c'è la potente famiglia Rayburn: i genitori sono proprietari e gestori di un magnifico resort sul mare della Florida, mentre i figli adulti hanno scelto ciascuno la propria strada. C'è Kevin, appassionato di barche; John, detective di polizia, molto assennato e punto di riferimento per tutti i membri della famiglia; Meg, avvocatessa annoiata e inquieta. Ma il vero fulcro del racconto è Danny, la «pecora nera» di casa, dedito a traffici loschi e malvisto da tutti i familiari (fa eccezione solo la madre Sally, mossa dal senso di colpa per il suo fallimento come genitore). L'arrivo di Danny al resort dei Rayburn promette da subito guai: destabilizza gli altri fratelli, tra-smuta i loro caratteri, li spinge sull'orlo del baratro portandoli a compiere azioni estreme che mai avrebbero immaginato. I legami di sangue sono forti, ma il personaggio di Danny è un innesco potente, capace di metterli in questione, risvegliando nei fratelli e nel padre i demoni del senso di colpa e dell'ira per un mistero del passato. I creatori di «Bloodline», gli stessi di «Damages», hanno scelto di costruire il racconto in un modo originale, anche grazie alla libertà dai vincoli del palinsesto settimanale concessa da Netflix (il famoso «binge watching»): la prima puntata si apre con un'anticipazione clamorosa sul finale del racconto e i restanti dodici episodi sviluppano in modo lento e meditato il filo degli eventi che hanno condotto fino a quel punto. Oltre al fascino assolato dell'ambientazione, che pervade tutto il racconto, spiccano le prove eccellenti degli attori protagonisti, tutti perfettamente in parte, soprattutto Danny (Ben Mendelsohn)". (Aldo Grasso, 04.01.2015)

venerdì 27 novembre 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Con "Narcos" il gangster-movie diventa serial
"Netflix è sbarcato in Italia da poche settimane e ha già avuto il merito di portarci la serie più interessante di questo periodo, «Narcos», una produzione originale della piattaforma americana che si inserisce in una proposta ormai varia e ricca di titoli inediti (come anche «Bloodline»). Siamo in Colombia, tra gli anni 70 e 80: Pablo Escobar sta costruendo le fondamenta del suo impero milionario sul narcotraffico, produzione e distribuzione di cocaina tra Sud America e Usa. Mentre viene braccato da autorità colombiane e squadre speciali di «gringos», agenti Usa, si lascia alle spalle una poderosa scia di sangue (il numero di morti di quel periodo fa pensare a una vera e propria guerra civile). Escobar non è stato solo un trafficante, ma una figura di criminale diventata leggendaria, al centro di una mitologia costruita sulla dismisura di denaro, che la serie esibisce di continuo, e sull’uso spietato della violenza, oltre che su alcuni contraddittorii ideali da Robin Hood. «Narcos» racconta la sua storia, dai primi passi come piccolo contrabbandiere a ricercato capace di imporre le sue regole ai fragili governi colombiani. Lo fa con uno stile che raccoglie e rilancia le migliori tendenze del racconto contemporaneo. La serie è pervasa da una forte vena documentaristica che traspare nell’accuratezza della ricostruzione del periodo, nella piena aderenza alla realtà dei fatti (spesso si utilizzano immagini e altre fonti originali), trasformati in narrazione senza virarli in melodramma. Pablo ha la statura dell’eroe negativo ma a differenza di quanto avviene in altre serie con lui non si empatizza: vediamo la sua umanità con la famiglia ma non gli vengono mai fatti sconti narrativi, non c’è indulgenza. Anzi proprio il contrasto tra persona pubblica e privata lo rende più imperdonabile. Grazie all’ibridazione con i codici del documentario, «Narcos» porta il gangster movie a un livello più raffinato e complesso". (Aldo Grasso, 21.11.2015)

giovedì 29 ottobre 2015

NEWS - Netflix allo studio: rischi e chance per l'Italia. Secondo una ricerca c'è un "pericolo per identita' culturale". Opportunità o minaccia di colonizzazione?
(ANSA) - ROMA - Tutela delle identita' culturali, innovazione tecnologica e apertura di nuovi mercati nell'era di Netflix: a una settimana dal suo sbarco in Italia, e' stata la nuova piattaforma la protagonista del dibattito svoltosi al festival Eurovisioni, al Palazzetto del Burcardo di Roma. Partendo da un focus sulla Convenzione Unesco 2005, che promuove e protegge la diversita' culturale e linguistica e della quale si celebra il decennale, e' apparso evidente il duplice ruolo di opportunita' e minaccia che il colosso digitale puo' rappresentare nell'ambito dell'industria culturale. Soprattutto per l'Italia, che si appresta (insieme a Spagna e Portogallo) a fare i conti con questo nuovo servizio in un mercato audiovisivo diviso tra Rai, Mediaset e Sky e nel quale la copertura della banda larga ancora non e' totale. Che Netflix possa essere pero' una vera "rivoluzione" lo dicono i numeri non trascurabili dell'azienda (che entro il 2016 ha intenzione di essere presente su scala globale): circa 62 milioni di abbonati in 54 Paesi, 5,5 miliardi di dollari incassati e 300 milioni di dollari di investimenti per nuovi contenuti nel 2014 (dal 2015 anche produzioni di comedy show, documentari e film per il cinema), 2 miliardi di ore al mese di consumo di film e programmi tv. Se e' naturale pensare a un ampliamento dell'offerta, sorge spontaneo il timore per noi europei di essere "colonizzati" da questo gigante digitale, con il rischio di perdere la nostra specificita' culturale: "In realta' rapporto all'eccezione culturale probabilmente non ci sara' un grande cambiamento. Per il 90% la piattaforma offrira' contenuti americani, il resto saranno contenuti locali", ha spiegato Giacomo Mazzone, segretario generale di Eurovisioni, che ha presentato uno studio su Netflix. "Il lancio di nuove serie tv locali e' lo strumento usato da Netflix al posto delle normali campagne pubblicitarie per promuovere l'avvio del servizio in uno specifico Paese: e' stato cosi' in Francia con Marseille, in Colombia con Narcos, e anche in Italia con la serie poliziesca Suburra", ha spiegato, "ma poi la spinta produttiva si interrompe, perche' questa realta' e' uno strumento in primo luogo di distribuzione. Basti pensare che i dipendenti dell'azienda sono quasi tutti informatici". Dalla ricerca emerge che le performance di Netflix in Europa nel 2014 hanno avuto uno slancio iniziale ma poi si sono attestate su percentuali piu' o meno stabili: in Belgio il 5% della popolazione di lingua fiamminga e la stessa percentuale anche in Olanda, dove il 47% conosce sia il brand che il servizio. Piu' alto il numero di utenti in Danimarca: qui nel 2014, a un anno dal lancio, a guardare i programmi della piattaforma e' stato il 19% del telespettatori. Va aggiunto comunque che Netflix in alcuni Paesi ha rappresentato uno stimolo per lo sviluppo di nuove produzioni. E' accaduto per esempio in Inghilterra, dove la BBC per contrastare il competitor digitale ha ripensato e ampliato la propria offerta per i giovani. "Una scelta che si e' rivelata vincente", ha detto Mazzone, "perche' il pubblico ha premiato la BBC, privilegiando contenuti gratuiti a quelli a pagamento". Sul seguito che la piattaforma avra' in Italia e' ancora prematuro pronunciarsi: "Il problema e' sempre la capacita' di fidelizzazione del cliente. Le serie tv sono utilissime a questo scopo. Ma bisogna vedere cosa accadra' dopo il primo mese di fruizione gratuita".

mercoledì 30 settembre 2015


NEWS - Fiat Netflix! Dal 22 ottobre (non più dal 16) lo sbarco in Italia
(ANSA) - ROMA - Ai 63 milioni di abbonati in 50 paesi dal 22 ottobre si aggiungeranno anche gli spettatori italiani. E' ufficiale da oggi la data del lancio di Netflix, la piattaforma tv via internet che in pochi anni si e' fatta strategicamente largo in tutto il mondo facendo cambiare abitudini al pubblico, prima fra tutta quella di partecipare alle maratone di serie tv, con tutti gli episodi uno di seguito all'altro anziche' aspettare gli appuntamenti settimanali. Lo stesso giorno sara' presentata a Milano nel dettaglio l'offerta e il progetto che basa la propria forza su illimitati programmi da vedere via internet ovunque e in qualsiasi momento. Alcuni contenuti sono noti tra film, serie originali esclusive, documentari e altri programmi provenienti da ogni parte del mondo. L'attesa e' pero' anche sulle produzioni italiane di cui si parla da un po', ad esempio una serie su Mafia Capitale, ma non ancora annunciate. Riuscira' ad affermarsi in Italia, dove peraltro la copertura della banda larga non e' totale? La domanda e' lecita in un mercato, quello italiano, che e' sempre stato definito ristretto e dove finora e' soprattutto sul calcio che ci si e' divisi gli abbonati tra Sky e Mediaset (Premium). La risposta arriva da Netflix stesso che, nel momento in cui ha deciso di puntare sull'Italia, ''e' un'opportunita' - ha detto a luglio a Ischia Global Fest ai produttori mr. Netflix Ted Sarandos incontrandoli per la prima volta - siamo qui non per distruggere il sistema italiano ma per partecipare facendolo crescere e contribuendo alla produzione, il che significa lavoro per gli italiani. Aprire in Italia e' un atto di fiducia''. Gia' chiari i costi: un piano Base con una sessione di streaming alla volta e definizione standard a 7,99 euro al mese, un piano Standard con due sessioni di streaming contemporanee e alta definizione a 9,99 euro al mese e un piano Premium, che consentira' quattro sessioni di streaming alla volta e la visione in Ultra HD 4K a 11,99 euro. Primo mese di lancio gratis per tutti e la promessa iniziale di abbonarsi facilmente con un clic e altrettanto facilmente disdire. Si potra' accedere da Smart TV, tablet e smartphone, computer e da una serie di console per videogiochi e set-top box connessi a Internet, oltre che da Apple TV e Google Chromecast. Due le partnership gia' siglate: con Telecom Italia e con Vodafone. Netflix sara' disponibile anche tramite il set-top box TIMvision e i clienti della compagnia telefonica potranno pagare l'abbonamento Netflix tramite la bolletta TIM, mentre Vodafone offrira' diverse promozioni esclusive che includeranno abbonamenti Netflix con l'acquisto di servizi di fibra ottica o 4G. Vodafone consentira' inoltre agli utenti italiani di semplificare la registrazione e il pagamento dell'abbonamento Netflix, che potra' avvenire tramite il contratto. Ci saranno anche le carte regalo Netflix presso diversi rivenditori autorizzati, tra cui GameStop, Unieuro, MediaWorld, Esselunga, Mondadori ed Euronics. In lingua originale, con sottotitoli o doppiate in italiano, le serie originali di Netflix tra cui quelle con Marvel, Darevil e Jessica Jones (entro la fine dell'anno) e poi la miniserie The Defenders, che riunisce i personaggi delle quattro serie precedenti. E poi ancora le serie Sense8, Grace and Frankie, Unbreakable Kimmy Schmidt, Marco Polo e Narcos, i documentari Virunga e Mission Blue, docu-serie come Chef's Table. Alla prassi di acquisto di titoli da qualche tempo si e' affiancato anche il salto nella produzione: tra i titoli annunciati figurano Crouching Tiger, Hidden Dragon The Green Legend, Jadotville, The Ridiculous 6 e War Machine di Brad Pitt, mentre alla Mostra del cinema di Venezia ha debuttato con successo il primo film originale Beasts of No Nation, sui bambini soldato. Capitolo a parte le serie cult gia' in onda in Italia ossia House of Cards (Sky Atlantic) e Orange is the New Black (Mediaset Premium) che comunque Netflix sta cercando di riprendersi.

mercoledì 23 settembre 2015

NEWS - Netflix, ci siamo! Le dritte per abbonarsi (o meno) in Italia: primo mese gratis (poi dagli 8 ai 12 euro al mese), serve wifi che funzi (il segnale si adegua alla connessione) e smart tv ultima generazione, con un abbonamento 5 adesioni diverse (in base ai gusti e membri della famiglia). "Non uccideremo la tv generalista, siamo complementari", dicono 

Articolo di Antonio Dipollina su "La Repubblica"
A questa ipotesi della rivoluzione televisiva loro non tengono affatto. Sono quelli di Netflix, colosso mondiale della tv via Internet. Stanno per sbarcare in Italia, data imprecisata ma nella seconda metà di ottobre dovremmo esserci. I big dell’azienda arrivano ogni tanto da noi, incontrano la stampa, ragguagliano, spiegano, fanno il punto. E da ieri, per esempio, hanno speso un concetto preciso: «I nostri veri avversari siamo noi stessi nella capacità di convincere il pubblico », e soprattutto «siamo complementari alle altre pay-tv»: aggiungendo che tutti loro dedicano soltanto l’1 per cento del tempo a valutare quel che fa la concorrenza (qui Sky e Mediaset Premium, che offrono da tempo servizi simili). Dietro, in un angolo, c’è il poster della campagna pubblicitaria italiana e dice “Tesoro, sono a casa”. Un’ode alla stabilità della famiglia visto che chiunque, se ha Netflix, rimane a guardare tranquillo la tv senza uscire in missioni a rischio. Forse. L’approccio, insomma, sta diventando via via più prudente, e forse più razionale, rispetto a certe premesse che volevano milioni e milioni di italiani pronti da domani a buttare all’aria vecchia tv, vecchia pay-tv e tutto quello che veniva a tiro. Complementari: forse così ha un senso, sicuramente si capisce di più. Netflix è un catalogo, il catalogo è questo. Niente live, niente news, niente sport, niente talk-show. Il resto c’è tutto (e detta così c’è quasi da correre ad abbonarsi). Netflix è la produttrice di serie gioiello come House Of Cards , oppure Orange is The New Black, ma in una fase acerba del cammino e quindi sono state vendute alle pay-tv sul campo. Ma vengono promesse serie prodotte in proprio e solo su Netflix in tempi brevi (Narcos è un esempio), nulla si sa di produzioni italiane vere e proprie che si mettano magari a fare concorrenza a prodotti come Gomorra (all’ipotesi, circolata nei mesi scorsi, di una cosa su Mafia Capitale i manager replicano: «Non sappiamo proprio cosa sia»): quindi c’è soprattutto il catalogo. Sterminato, di film, serie tv anglosassoni, cartoni animati di lusso, documentari al top della produzione mondiale. Vuoi chiuderti due giorni in casa e guardare venti episodi di Breaking Bad? Con loro è possibile ma soprattutto più semplice che con chiunque altro. Agli incontri-stampa troneggia sul muro un tv gigante di ultimissima generazione, dentro c’è la schermata principale con l’offerta in sintesi e riquadri sgargianti e sembra francamente il paradiso. A patto di passare il resto della propria vita a fare il telespettatore. Ma ci sono anche vie di mezzo, nella vita medesima. Serve internet, un discreto, preferibilmente buono, meglio se buonissimo, collegamento in casa. Anche qui, toni rassicuranti dai manager: «Se vedete youtube sul computer, allora vedrete anche Netflix». In teoria un wifi all’altezza migliora le cose, anche se la ditta è provvista di un marchingegno detto “streaming adattativo”: ovvero il segnale si adegua alla banda di wifi che hai e fornisce il miglior livello video per le tue possibilità. Poi serve una tv, le Smart Tv sono fatte apposta, oppure con un cavo vi colleghi il computer. O sul computer. O ancora via Chromecast, chiavetta evoluta che riceve il segnale una volta innestata nel tv. O ancora le console dei giochi, il lettore Blu-Ray, l’Apple Tv o anche lo smartphone . E chissà che altro, in teoria è escluso dal servizio solo chi accende la tv col bottone, ha perso il telecomando da anni tra i cuscini del divano e non lo trova più. Più che il quanto, vale il come. Ed è quello che differenzia Netflix dagli analoghi servizi — Sky Go, Infinity, Sky On Line — della concorrenza. Chi usa Spotify o servizi simili per la musica sa già come funziona. Nessun abbonamento permanente, ci si attiva via Internet (un mese gratis di prova) e poi via con tre modalità di abbonamento che sembrano confermate: a 7,99 euro per il servizio in qualità standard e su un solo dispositivo, 8,99 euro per il servizio in full hd e su due dispositivi, 11,99 euro per l’altissima qualità 4K — qualunque cosa sia — e su quattro tv, o altro, diverse. Ci si dis-abbona quando si vuole, in tempo reale. Ma attenzione, Telecom e da ieri c’è anche l’annuncio di Vodafone (“abbonamenti offerti con i piani 4G e Fibra”) offriranno Netflix con offerte promozionali e probabilmente con qualche sconto importante. Ogni abbonamento potrà avere cinque adesioni differenti — ovvero per i vari membri della famiglia, per esempio — e personalizzati in base ai gusti: i capi del servizio spiegano che da loro lavorano soprattutto centinaia di ingegneri alle prese con gli algoritmi che suggeriscono titoli e spunti in base ai gusti che hai dimostrato di avere nei primi giorni di abbonamento. Quelli di Netflix sono colossi veri a livello mondiale, hanno esportato la streaming tv in parecchi Paesi ma il centro delle operazioni è assai americano. L’impressione per ora è che si aggirino come marziani in una terra sconosciuta e di fronte alle obiezioni sul Paese televisivo italiano (che negli anni è diventato una sorta di installazione ideata da un folle) ribattono tranquilli: che problema c’è? Per esempio, su certi proclami del tipo «la tv generalista è morta e sparirà in pochi anni» c’è da andarci molto cauti: in questa fase da noi sta succedendo esattamente il contrario, le pay-tv si sono molto appassionate ai canali in chiaro, ne hanno comprati, vi stanno riversando parecchia produzione prima a pagamento: e soprattutto da anni non scuciono un dato sugli abbonati paganti mentre ogni giorno vantano gli ascolti dei programmi-top, ovvero il contrario della mission pay-tv. Magari per Netflix tutto questo è un bene, ma la specificità italiana in campo televisivo — e comunque la robusta concorrenza a base di SkyGo e Infinity che esiste già sul campo — sarà complicata da domare. Per tacere poi dell’ipotesi vagheggiata di ulteriori arrivi di servizi simili in futuro, da Amazon a Apple, immaginando il pigro telespettatore italiano pronto a scucire dieci euro al mese a chiunque prometta meraviglie. Fantascienza, meglio andarci piano e intanto parte Netflix. Puntando quindi sull’ipotesi che il famoso slogan «siamo complementari» risulti alla fine convincente e convinca soprattutto il pubblico pagante.

lunedì 7 settembre 2015

NEWS - Netflix, lo sbarco in Italia il 16 ottobre!

Articolo tratto da "Corriere Economia"
"Entreremo in quattro case su dieci": ecco il piano di Netflix, il big della Web tv, presente in 50 Paesi e pronto allo sbarco in Italia nelle prossime settimane. Con 8 euro al mese farà concorrenza a Sky e Mediaset. Negli Stati Uniti ha già tolto 2 milioni di spettatori ai rivali. E da noi...Oltre 650 mila americani hanno «tagliato la corda» nella prima metà di quest anno. Hanno cioè disdetto il loro abbonamento alla tv a pagamento, che negli Stati Uniti è il mezzo più comune di accedere ai canali televisivi. Se si aggiunge il numero di nuovi nuclei famigliari che si sono formati nello stesso periodo e non si sono mai collegati, si arriva a due milioni di clienti persi per le aziende del settore, che comprendono le grandi tele-com come Verizon, gli operatori via cavo come Time Warner Cable e quelli via satellite come DirectTv. È un tracollo storico, senza precedenti, spinto dal nuovo modo di guardare film, telefilm e altri show a cui si è abituato il pubblico grazie ai servizi online di video: non più solo sul «vecchio» piccolo schermo negli orari prefissati, ma in ogni momento, in modo semplice e personalizzato, su qualsiasi apparecchio connesso a Internet, dalla smart tv al pc, dalla console di gioco allo smartphone e tablet. Il protagonista numero uno di questa rivoluzione, Netflix, sta per sbarcare in Italia e, visto il suo impatto sul mercato americano — dove il 36% delle case è abbonato al suo servizio —, si può immaginare quanto siano preoccupati i due principali operatori di tv a pagamento nostrani, Mediaset e Sky. «Non abbiamo ancora fissato il giorno preciso in cui lanceremo il nostro servizio per i clienti italiani», dice a Corriere Economia Joris Evers, il portavoce di Netflix per l'Europa, dal suo ufficio ad Amsterdam, l'unica città del Vecchio continente dove l'azienda americana è presente con i suoi uomini. La data potrebbe però essere il 16 ottobre, quando debutterà — contemporaneamente nelle sale cinematografiche Usa e online — il primo film originale prodotto da Netflix: Beast of no nation, presentato la settimana scorsa al Festival di Venezia, girato da Cary Fukunaga, lo stesso regista della prima stagione della fortunata serie tv True detective. «Siamo ottimisti, in Italia ora c'è più banda larga sui dispositivi mobili». La produzione in proprio di contenuti originali è la strategia per fidelizzare i propri abbonati che Netflix ha inaugurato quattro anni fa con la serie House of cards, il thriller politico con protagonista Kevin Spacey premiato nel 2013 dagli Emmy awards, gli Oscar della tv americana. Era la prima volta che una Internet tv otteneva un simile riconoscimento. E ha aperto la corsa alla creazione di show solo per il pubblico online in cui si sono lanciati anche Amazon.com, Yahoo! e Google (con YouTube). Paradossalmente proprio House of cards e l'altro programma popolare di Netflix, Orange is the new black, non saranno disponibili agli abbonati italiani, perché i loro diritti erano stati ceduti rispettivamente a Sky Atlantic (della NewsCorp di Rupert Murdoch) e a Mediaset (il gruppo di Silvio Berlusconi), sulle cui reti continueranno a essere trasmessi. «Il successo di queste due serie è per noi una pubblicità gratuita — sostiene Evers —, perché ha abituato gli italiani ad associare programmi tv di qualità al nostro marchio». Ma certo la mancanza di due titoli famosi nel catalogo Netflix non contribuisce all'appeal del servizio. In conpenso gli spettatori italiani potranno vedere — sia doppiati in italiano sia in lingua originale (con o senza sottotitoli), al prezzo probabile di 7,99 euro al mese — altre serie tv originali Netflix  come Marco Polo — girata in parte a Venezia con gli attori Lorenzo Richelmy e Pierfrancesco Favino, e Narcos (la storia del traffico di droga del cartello di Pablo Escobar), oltre a film e documentari come Chefs Table. «Siamo molto ottimisti sulla crescita dell'Internet tv in tutto il mondo, Italia compresa — dice Evers — Negli Usa dopo otto anni dal lancio siamo arrivati a una penetrazione del 30-40% nelle case e speriamo di avere la stessa traiettoria in Italia, dove adesso cè una buona disponibilità della banda larga (Internet veloce), anche attraverso gli apparecchi mobili». L'obbiettivo dichiarato da Reed Hastings, il fondatore e amministratore delegato di Netflix è raggiungere tutto il mondo entro il 2017. Al momento la società americana è operativa in 50 Paesi e ha 65 milioni di abbonati, la maggioranza (42 milioni) negli Usa. Dove il suo marchio è così famoso, che un americano su cinque pensa che rimpiazzerà del tutto i tradizionali servizi televisivi (secondo un recente sondaggio a cura delle società di ricerca iModerate e Luminoso). «La tv del futuro sarà un grande iPad con le app al posto dei canali», ha detto Hastings. Una visione che sembra sempre più vicina alla realtà e con cui i tradizionali operatori come Mediaset e Sky devono fare i conti.

lunedì 20 luglio 2015

NEWS - Netflix si getta nella (m)Ischia! Lo sbarco in Italia parte dall'isola partenopea: "le nostre prime due serie saranno una messicana e una brasiliana. House of Cards e Orange? Puntiamo a riprendercele!" 
(ANSA) - ISCHIA (NA) - Cominciare con un dvd in una busta rossa da recapitare porta a porta agli abbonati americani, era il 1999, e arrivare oggi a coprire con un servizio di streaming di serie e documentari 60 paesi nel mondo con investimenti produttivi in 17 paesi, avendo quasi 66 milioni di utenti e 5 miliardi di dollari di budget per il 2016 con un 20% da investire nelle produzioni locali: una parabola velocissima e gia' premiata, come testimonia l'ultim'ora delle 34 nomination agli Emmy. A raccontare questo nuovo che avanza e' Mr. Netflix, Ted Sarandos che ha scelto Ischia Global Fest per la prima uscita pubblica in Italia, particolarmente importante poiche' il 16 ottobre il servizio arrivera' anche nel nostro paese. Alla villa La Colombaia, che fu di Luchino Visconti, ad ascoltarlo sono arrivati in tanti, il presidente dei produttori Apt Marco Follini, Stefano Balassone dell'Anica, il dg cinema del Mibact Nicola Borrelli e altri produttori come Matilde Bernabei della Lux Vide, Marco Chimenz di Cattleya e soprattutto Iginio Straffi della Rainbow, unico italiano ad avere da tempo un rapporto consolidato con Netflix per le sue Winx ed altro. Quanto costera' abbonarsi? "L'equivalente in euro di 7-9 dollari - sotto i 7 euro - come accade in tutti gli altri paesi in cui siamo presenti", risponde all'ANSA il capo di un'impresa che sta rivoluzionando il sistema. C'e' attesa, curiosita' e anche qualche apprensione, cosa risponde a chi teme l'invasione? "La domanda e' ricorrente in ogni paese in cui attiviamo il servizio, la prima reazione e' di terrore o meglio di confusione. Netflix e' un'opportunita', siamo qui non per distruggere il sistema italiano ma per partecipare facendolo crescere e contribuendo alla produzione, il che significa lavoro per gli italiani. Questi i numeri: gli abbonati guardano Netflix in media due ore al giorno per 10 miliardi di ore prodotte guardate nel mondo. All'inizio si pensa che il pubblico abbandoni la tv ma non accade questo, Netflix e' altro. A cambiare e' solo la quantita' e varieta' dell'offerta", spiega. Qual e' il modello Netflix? "Prevede l'acquisizione di diritti di trasmissione di contenuti audiovisivi di produzione locale e avere e proprie co-produzioni. Percentuali e tempi variano e dipendono dalla risposta di ciascun paese. In Francia dopo due mesi abbiamo subito attivato una co-produzione, Marsiglia, ad alto budget e con Depardieu nel cast, in altri paesi invece solo dopo 3 anni e' capitato di attivare le coproduzioni. Ad agosto debuttiamo con due serie nuove: la prima serie in lingua spagnola, la messicana Club de Cuervos sul calcio, e la brasiliana Narcos su Pablo Escobar. In Italia abbiamo l'accordo con Rainbow e vorremmo avere ulteriori licenze prima del debutto di ottobre", ha risposto senza dare titoli (la serie Cattleya su Mafia Capitale e' una proposta di cui si parla). In Italia si attendeva Netflix da tempo, ma l'infrastruttura e' la nota dolente, cos'e' cambiato ora? "Diciamo che e' un atto di fiducia. L'Italia ha un potenziale narrativo enorme e pensiamo che il problema della banda larga si possa risolvere in tempi brevi", dice all'ANSA Sarandos, senza accennare all'eventuale accordo con Telecom che pure potrebbe essere imminente. Due delle serie che hanno fatto la fortuna di Netflix nel mondo, House of Cards e Orange is the new black, sono trasmesse con successo, la prima su Sky la seconda su Mediaset Premium. Si vedranno sulla nuova piattaforma on demand? "In 2-3 settimane contiamo di fare il punto. E' chiaro che puntiamo a riprenderci i nostri prodotti come e' ovvio una volta arrivati in Italia".  Quali generi e quali formati per il mercato italiano? "A noi interessano i contenuti e la massima qualita' senza rigidita' di generi e formati. Abbiamo documentari, come Chef Table che va in onda in tutto il mondo ed e' il programma di cucina a piu' alto budget mai prodotto, e poi commedie, dramma, animazione". Il local con Netflix diventa global e magari va in onda in contemporanea mondiale, con quali regole? "A noi interessano proposte che raccontino i territori superando le barriere linguistiche. Siamo diffidenti rispetto alle produzioni cosiddette internazionali girate magari in lingua inglese per accontentare il mercato estero. E' la potenza della narrazione che deve fare la differenza e diventare brand. Prendiamo Gomorra, italiano anzi napoletano, brand affermatissimo anche all'estero grazie a qualita' eccellente e  alto livello narrativo. Ma ci sono anche eccezioni: Marco Polo, di cui stiamo cominciando la seconda stagione, una produzione da 800 persone, girata tra Venezia, Malesia, Kazakistan in 27 lingue". Aprirete societa' in Italia? "Netflix e' una societa' americana. In Europa con sede ad Amsterdam c'e' una nostra entita' europea. Localmente invece usiamo piccoli uffici per marketing e pubbliche relazioni. I nostri contatti sono solo con i produttori indipendenti locali, non chiederemo ad esempio accesso agli incentivi ministeriali. Quanto agli investimenti non c'e' una cifra precisa destinata all'Italia: dipendera' dal numero degli abbonati che faremo qui e dall'audience globale che i contenuti italiani riusciranno a fare".

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