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lunedì 7 ottobre 2019

NEWS - Alla fine, come previsto, ha vinto Netflix! Per non essere travolte, Sky e Mediaset costrette a allearsi: dal 9 ottobre la library un tempo solo on line visibile anche su Sky (frenate gli applausi: si paga come sul web!), mentre domani Mediaset annuncerà la co-produzione di contenuti con l'azienda di Los Gatos

News tratte da "Il Messaggero"+"Il Sole 24 ore"
Un'avvisaglia di tempesta, un'altra piccola scossa tellurica che precede lo sconvolgimento che sta per abbattersi nel mondo dell'intrattenimento. Sky e Netflix uniranno le forze convogliando i loro prodotti in un unico "aggregatore" di contenuti: «Annunciamo l'inserimento di Netflix nell'offerta di Sky Q perché aggregare è fondamentale - ha detto, dall'EY Digital Summit in corso a Capri, il responsabile di Sky Europe Andrea Zappia - di fronte a un'offerta gigantesca un aggregatore è importantissimo per semplificare la vita agli utenti». Come già accade in Inghilterra e Germania, un solo clic sulla app di Netflix dal decoder di Sky (da cui è già possibile accedere anche a YouTube, DAZN e Spotify) sarà sufficiente per accedere ai contenuti delle due piattaforme. Comodo per lo spettatore, se si considera che solo l'offerta di serie tv dai cosiddetti OTT (operatori come Amazon, Hulu e Netflix) nel 2018 è arrivata a circa 300 nuovi prodotti, di cui più della metà licenze originali Netflix. Saltare da un operatore all'altro, e navigare tra pacchetti e listini diversi, per il consumatore di streaming, nato in epoca post zapping, è un "fastidio" facilmente aggirabile aggregando. Ma la tattica messa in campo, più che per il consumatore, è pensata come una sorta di salvagente - o arma segreta - per i due giganti dell'entertainment minacciati dall'arrivò dei competitor Usa. Se da un lato Sky arricchisce il suo palinsesto, offrendo un nuovo servizio ed evitando una guerra di prezzi contro Netflix (capace di politiche molto aggressive), dall'altra Netflix si allea con un operatore capace di garantirgli ricavi sicuri.
Dal 9 ottobre i clienti Sky Q con Sky TV e Sky Famiglia potranno già sottoscrivere l'offerta al prezzo di €9,99 in più al mese nella fattura Sky. Per chi non ha ancora sottoscritto il pacchetto Sky Famiglia, aggiungere Intrattenimento plus costerà 15,39 €. L'offerta Intrattenimento plus sarà inoltre disponibile entro dicembre anche per tutti i nuovi clienti Sky, che potranno attivarla al momento dell'acquisto del proprio abbonamento Sky.
Chi ha già un abbonamento Netflix potrà decidere di sottoscrivere Intrattenimento plus, anche mantenendo il proprio profilo Netflix, per beneficiare dell'esperienza di visione di Sky Q e dei vantaggi di prezzo di questa offerta. Oppure potrà vedere Netflix direttamente attraverso l'app disponibile su Sky Q. L'offerta include il piano Netflix Standard (visione in HD e su 2 schermi in contemporanea, del valore di €11,99). I clienti Sky Q Platinum che già vedono Sky su tutte le Tv di casa, invece, allo stesso prezzo avranno il piano Netflix Premium (visione in 4K e su 4 schermi in contemporanea, del valore di €15,99). Prossimamente l'app Netflix sarà anche disponibile su Now Tv Smart Stick e Now Tv Box.
Un'alleanza che è segno dei tempi moderni, quelli in cui, pur di andare incontro alle nuove abitudini dello spettatore 2.0, si è disposti a rompere anche barriere e inimicizie un tempo insormontabili (vedi alla voce House of Cards, originale Netflix la cui licenza, prima che Netflix arrivasse in Italia, apparteneva proprio a Sky). Ma l'accordo tra Sky e Netflix è solo una delle mosse, e certo non l'unica, che le nuove piattaforme e gli operatori tradizionali stanno mettendo in campo in attesa dell'irruzione sui (piccoli) schermi di Apple, Google e Disney +, colossi assai aggressivi dalla disponibilità economica molto elevata.
Alleanze strategiche e joint venture come quella, da siglare ufficialmente martedì prossimo, tra Netflix e Mediaset. Ovvero il più grande accordo del genere in Italia, nato per affrontare la concorrenza futura e aumentare la redditività: sette film in coproduzione (e la probabile distribuzione della serie cult Stranger Things in chiaro) in cambio del lancio in anteprima su Netflix per un periodo di tempo terminato. Un'operazione fotocopia rispetto a quella che Mediaset ha già realizzato con Amazon, coproducendo la serie Made in Italy e concedendola in anteprima in streaming agli abbonati della piattaforma. «Con Netflix e Amazon abbiamo conversazioni e un buon rapporto», aveva detto a luglio Piersilvio Berlusconi. Con la guerra alle porte, e le corazzate in arrivo, i media sul campo si affidano al vecchio adagio: il nemico del mio nemico è sempre più il mio amico.

martedì 11 giugno 2019

NEWS - Spielberg is back! Il regista torna a fare sul serial con un telefilm horror "rivoluzionario" che si potrà vedere solo di notte

News tratta da "Uproxxx"
It’s been ages since Steven Spielberg dabbled in horror — unless you found The Post’s depiction of a president trying to silence the press scary — so here’s some good news: The creator of Jaws is working on a revolutionary horror series. The twist: You can only watch it at night. Some explanation: Variety reports that the legendary filmmaker is at work on a “super scary story,” as he put it, for Quibi, the forthcoming mobile-focused streaming service being co-launched by his frequent business partner Jeffrey Katzenberg. Like Netflix’s The Haunting of Hill House, it will be one story divided into chapters, of which Spielberg, Katzenberg says, has already written five or six. One thing that’s exciting is this: Spielberg hasn’t actually written a screenplay — or at least received a screenplay credit — since the original Poltergeist, back in 1982. He mostly tasks others to write the script, such as Tony Kushner, his writer on Munich, Lincoln, and their upcoming West Side Story remake. Indeed, the only time he’s been a writer-director, handling both by himself, is 1977’s Close Encounters of the Third Kind. The other exciting thing is this: Spielberg has requested that they put in place technology that only allows viewers to watch it at night. Phones already know where you are at any given moment, so it follows that phones could also know if it’s light or dark out. Only when it’s the latter will the show work. As per Variety:
A clock will appear on phones, ticking down until sun sets in wherever that user is, until the sun sets. Then the clock starts ticking again to when the sun comes back up — and the show will disappear until the next night.
Quibi, which is set to launch in April of next year, is being touted as yet another streaming giant angling for your time and money. Part of their lure will be shows that are, Variety reports, of the House of Cards/Handmaid’s Tale variety, as well as shorter “content.” They’re aiming to drop 125 pieces of content a week, or 7,000 in the first year. Already tasked to produce work for them are Guillermo del Toro, Steven Soderbergh, Sam Raimi, Anna Kendrick, and Laurence Fishburne, and that’s on top of the guy who made 1941.

venerdì 19 aprile 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
L'importanza di Bernadette in "Game of Thrones"
"La donna che sussurrava a Jamie Lannister. L'attore Nikolaj Koster-Waldau era sull'orlo di una crisi di nervi, sul set di "Game of Thrones". Problemi personali, subito disinnescati da Bernadette Caulfied, produttrice esecutiva della serie (sì, ha lo stesso cognome del giovane Holden di Salinger, ma non sono parenti; il leggendario adolescente già odiava Hollywood, figuriamoci cosa penserebbe di Hbo). "La persona migliore che poteva capitarci", hanno scritto in una mail gli showrunner David Benioff e DB. Weiss. Il cast non è da meno, a cominciare dalla regina dei draghi Daenerys Targaryen — saldamente nel nostro cuore dalla prima notte di nozze con il Khan Drogo, quando insegnò al fascinoso bruto un po' di kamasutra. "Produttore esecutivo" non è un mestiere che fa sognare, in un paese di artisti e di aspiranti registi, già la sceneggiatura da noi viene considerata poco o nulla. Ma in un'impresa titanica come "Game of Thrones" — l'ultima stagione ha fatto il record di spettatori, negli Stati Uniti e in Italia dove va in onda su Sky Atlantic — è chi rende possibili le cose, trasportandole dalla pagina allo schermo. George R. R. Martin, che ha scritto la saga "Cronache del ghiaccio e del fuoco" all'origine della serie, non ha questi problemi. Scrive "draghi volanti sputafuoco" con la stessa facilità con cui l'abbiamo scritto noi, e lo stesso vale per i combattimenti con gli orsi, o per le scene di massa. Bernadette Caulflied deve trovare l'orso, convincere l'attrice a recitare con lui, far disegnare i dragoni (che non sono mica tutti uguali, qui sono particolarmente eleganti, si capiva dalle uova), ordinarne la costruzione nel reparto effetti speciali o inserirli in post produzione, dopo che la scena è stata girata con un segnaposto per il drago feroce. Deve organizzare fino a cinque unità di regia, al lavoro in Spagna, in Croazia, in Islanda sotto la tempesta di ghiaccio. Deve organizzare migliaia di comparse. Deve sussurrare all'orecchio degli attori, magari alle tre del mattino, dopo mesi di lavoro al freddo della notte: "Ci sarebbe da discutere la prossima battuta in lingua dothraki". Lo racconta Emilia Clarke al New York Times, che in vista dell'evento — oltre al solito riassunto delle puntata precedenti, alla guida per chi ha smarrito la trama, alle scommesse su chi alla fine conquisterà il Trono di Spade — dedica un ritratto "alla più grande produttrice vivente". Chi ha visto il primo episodio dell'ultima stagione sa già che almeno una delle ipotesi è caduta sotto il peso di una rivelazione. E sa cosa mangiano i draghi. Mangiano quel che vogliono, ma al momento stanno un po' a stecchetto. Sta per arrivare il momento in cui bisognerà scegliere tra un drago pasciuto e un esercito numeroso. Però volano, e Jon Snow ne approfitta per una romantica cavalcata, aggrappato alle scaglie. Per il titolo "serie che ha cambiato la storia della tv" gareggiano molte concorrenti. Di sicuro, dalla prima puntata di "Game of Thrones" (era il 2011) la storia della televisione è cambiata per conto suo, non solo per l'eccelsa qualità di certi prodotti. "House of Cards" di Beau Williamson (con Kevin Spacey, ne hanno cancellato anche la memoria) arriva su Netflix nel 2013 e butta all'aria la scansione settimanale — con il carico di ragionamenti e interpretazioni che avevano fatto la fortuna di "Lost". L'ottava stagione di "Game of Thrones" potrebbe essere l'ultimo appuntamento collettivo. Vale la pena di godersela, prima di tornare a chiudersi nella bolla dell'algoritmo". (Mariarosa Mancuso)

lunedì 18 febbraio 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "The First" un Sean Penn intimista ai confini dello spazio
"'La nostra macchina ci ha tradito». Nell'anno 2033, in un futuro in cui il riconoscimento vocale è pratica quotidiana e ha ormai sostituito anche le azioni più banali, la prima missione umana su Marte va storta e provoca la morte di cinque astronauti. Di fronte alla tragedia e alla riconosciuta imperfezione delle macchine, davanti all'imprevedibilità del destino, Laz Ingram, responsabile della società aerospaziale Vista, che gestisce le operazioni, è intenzionata a proseguire. Per farlo, è pronta a chiedere la disponibilità di Tom Hagerty (un brillante Sean Penn), ex comandante che aveva seguito alla tv la morte in diretta dei suoi amici astronauti. «The First», una coproduzione statunitense e britannica che segna l'esordio di Sean Penn nella serialità televisiva (percorso ormai comune a diverse star del cinema hollywoodiano), affronta il tema classico della conquista dello spazio da un punto di vista del tutto peculiare (TimVision). L'immaginario principe della fantascienza, infatti, lascia spazio da un lato a toni più intimisti, dove s'intrecciano i tormenti psicologici dei protagonisti, con i loro drammi, paure, vicissitudini famigliari complicate e, dall'altro, scivola verso aspetti politici, con i responsabili del disastro chiamati a sfilare davanti alla commissione del Congresso. Del resto, ideatore e sceneggiatore di alcuni episodi della serie è Beau Willimon, il creatore di «House of Cards», di cui si nota l'impronta nella caratterizzazione profonda dei personaggi sin dalle prime battute. «The First» vuole piuttosto far riflettere sui limiti dell'umano («Tu non vuoi toccare Dio, ma vuoi essere Dio», dice Hagerty-Penn) e sui legami famigliari come strumento di salvezza e libertà di fronte a ciò che non conosciamo e ci fa paura. II tutto in un crescendo emotivo che viene ben accompagnato da una colonna sonora riuscita, firmata da Colin Stetson". (Aldo Grasso)

lunedì 21 gennaio 2019

NEWS - C'era una volta il predominio di Netflix. Il 2019 segna la "rivoluzione" del mercato Svod
Articolo tratto da "Corriere Economia"
"C'era una volta Netflix. La domanda è se vivrà felice e contenta? Una trama provocatoria forse, ma non così lontana dal vero. A essere in discussione non è il suo modello. Al di là delle varie critiche e polemiche sorte negli ultimi anni (come l'opportunità di far partecipare ai festival cinematografici i film prodotti da Netflix e mai usciti in sala), il modello Svod — video on demand — resta vincente. E in questo Netflix resta pioniere. Quello che molti analisti si stanno chiedendo è se questo stesso modello, proprio perché vincente, non rischi di essere, assorbito e rimodellato sul profilo di altri colossi dell'intrattenimento. Quando Netflix si è affacciata sul mercato statunitense dello streaming nel 2008, ha trovato una nicchia da conquistare. Da subito Reed Hastings, (che fondò il gruppo nel 1997 per il noleggio con consegna porta a porta di videocassette, capendo però che il futuro stava andando in un'altra direzione) impostò il business di Netflix su un doppio binario: contenuti propri e accordi con altre case e major per avere titoli allettanti nella propria libreria. Presupposto fondamentale: tanta cassa a disposizione. E infatti uno dei problemi di Netflix è sempre stato quello di far quadrare i conti tra abbonati paganti e potenza di fuoco da impiegare per produrre i propri titoli. Il quarto trimestre 2018 si è chiuso con margini operativi in calo al 5,2% dal 7,5% di 12 mesi prima proprio fino a tre volte il suo budget per il lancio di nuovi titoli. È grazie a questo equilibrio costi/abbonamenti che sono nate serie cult come House of Cards che ha fatto da volano alla crescita mondiale di Netflix. Sul piatto degli investimenti Hastings ha sempre messo cifre importanti quantificabili in 8 miliardi solo per il 2018. Cifre «irraggiungibili» per i principali competitor: Amazon Prime ha investito nel 2018 per produzioni originali circa 5 miliardi, Hbo nel 2017 ha speso 2,5 miliardi di dollari. Per quanto riguarda Apple Tv, la cifra non raggiunge i 2 miliardi. Di fronte a questi numeri, Netflix vince facile. Ma questi erano i principali rivali fino a ora. Perché negli ultimi mesi slo scenario è cambiato nel panorama dell'intrattenimento Usa, con la fusione tra AteT e Warner, quella tra Comcast e Sky e non ultima quella tra Disney e Fox.
In sostanza Netflix deve fare i conti ora con dei giganti, nelle insolite vesti di novello Davide. Secondo gli analisti di Ampere Analysis, con le due fusioni Comcast/Sky e Disney/Fox, per ogni 5 dollari investiti negli Usa in produzione di contenuti originali, due escono dalle casse dei neo colossi (uno a testa), proporzione che scende a 1 su 5 se si calcolano gli investimenti a livello globale. Come si legge nella ricerca, Disney-Fox potrà spendere fino a 22 miliardi in contenuti, 21 il tandem Comcast-Sky. Di fronte a cifre del genere, gli 8 miliardi di Netflix rischiano di impallidire. A maggior ragione se si considera che a breve vedrà ridotta del 20% la libreria di titoli dato che Disney si prepara a lanciare nei prossimi mesi la propria piattaforma streaming Disney Plus. E ormai della sua galassia, dopo l'accordo con Fox, fanno parte anche i titoli prodotti dalla Fox Searchlight Pictures molti dei quali sono nel palinsesto Netflix, ma anche i diritti per saghe cinematografiche come Star Wars o X-Man. Per non parlare dei Simpson. Con l'accordo inoltre, Disney ha aggiunto un ulteriore 3096 del capitale di Hulu (piattaforma di streaming e live tv che conta 25 milioni di abbonati) fino a ora di proprietà di Fox. Per Netflix insomma potrebbe essere un duro colpo. Ma Hastings non sta a guardare. Negli scorsi giorni ha annunciato a sorpresa una mossa in chiave anti-competitor, aumentando il costo degli abbonamenti negli Usa: quello popolare passa a 13 dollari, quello «premium» da 13,99 a 15,99. L'abbonamento base passa da 8 a 9 dollari. Prezzi comunque inferiori rispetto ai 35 dollari mensili di Hbo o ai 13 dollari di Amazon. C'è un altro nemico però per Netflix. Si chiama «saturazione del mercato». Con 58 milioni di abbonati negli Usa e 78 extra Usa, gli analisti ritengono che un ulteriore incremento significativo di utenti in patria sia poco probabile. Nell'ultimo trimestre sono saliti solo del 2% contro il +42% nel resto del mondo. Il punto sarà ora tenere la posizione senza retrocedere. Come? Continuando a investire, alla ricerca di un altro Frank Underwood".

domenica 16 dicembre 2018

NEWS - Arriva "The First" col debutto seriale di Sean Penn: nei cinema (il 18 dicembre) e poi su TimVision (dal 19)
Dopo il successo di pubblico e critica internazionale arriva in Italia in esclusiva dal 19 dicembre su Timvision la serie The First creata dallo showrunner di House of Cards Beau Willimon. I primi due episodi di The First, prodotto da Westword Productions, verranno proiettati in anteprima martedì 18 dicembre dalle ore 20 in 30 cinema italiani grazie a Timvision in collaborazione con Nexo Digital. La serie in 8 episodi è ambientata nel 2030 e racconta la preparazione di un team di astronauti alla prima missione su Marte guidata dal capitano Tom Hagerty, interpretato dal 2 volte premio Oscar Sean Penn per la prima volta protagonista di una serie tv.
Ecco l'elenco dei cinema dove poterlo vedere gratuitamente: LINK

venerdì 9 novembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Senza Spacey "House of Cards" vacilla
"'Detesto "Signora". Suona come se gestissi un bordello e non una nazione' risponde Claire Underwood al giovane soldato impacciato e incerto su come rivolgersi al presidente. E, subito dopo, di fronte a un'altra recluta che dubita del suo piano strategico militare, si rivolge così: «Me lo avrebbe chiesto se fossi stata un uomo?». La sesta e ultima stagione di House of Cards (Sky Atlantic) si apre nel segno di una donna alla guida degli Stati Uniti e tradisce una doppia impronta: la rivendicazione orgogliosa del primo presidente americano di sesso femminile, e quell'inestirpabile senso di subalternità di genere che spesso popola i luoghi del potere. L'ultimo atto del political drama più riuscito e apprezzato degli ultimi anni vive e prolifica sul mito dell'assenza: Kevin Spacey-Frank Underwood non c'è più, scopriamo che è morto nel letto accanto alla moglie, eppure incombe nei ricordi dei protagonisti, nelle vecchie e nuove trame della politica americana. Tolto di mezzo Spacey per le vicende di molestie, la sesta stagione consacra la figura di Claire, nella sempre impeccabile interpretazione di Robin Wright; si carica sulle spalle non solo il governo degli Usa e il vuoto lasciato dal marito ma cerca di tenere viva e accesa l'intera serie, a rischio di sbandamento. Ed è proprio lei, la glaciale Claire, la più decisa a liberarsi del peso ingombrante del marito, a non voler apparire come una vedova illustre. E quando si rivolge al pubblico, in quell'espediente narrativo shakespeariano, lo fa per smarcarsi dal fantasma del marito («Vi ricorda Francis?», «Io non farò come lui, io ho intenzione di dirvi la verità»). Ma l'unica verità, a ben vedere, è che senza Spacey l'intero impianto rischia seriamente di vacillare e la sua assenza percepita e cosi costantemente esibita è in realtà l'unico modo per tenerlo dentro la storia, per farci credere che non sia cambiato nulla". (Aldo Grasso)

venerdì 2 novembre 2018

NEWS - Che derby rosa! Da stasera la first lady Robin Wright ("House of Cards") sfida la deb Julia Roberts ("Homecoming"). E Netflix gode tra le due litiganti con le teen "Baby" (dal 30) in un novembre seriale cult


Articolo tratto da "La Gazzetta dello Sport"
Uno scontro titanico apre un novembre rovente in tv per quanto riguarda le serie. Rivedremo le due attrici americane da oggi, in due titoli diversi: una alle prese con un finale di stagione, l'altra al debutto in una nuova serie. Robin Wright torna infatti ad essere la protagonista degli intrighi politici di House of Cards 6, su Sky Atlantic, mentre Julia Roberts è alla sua prima prova in una produzione seriale nel thriller psicologico Homecoming, su Amazon Prime Video.
La Roberts è Heidi, assistente sociale in un centro che aiuta i veterani a reinserirsi nella vita civile. Ma sono dubbie le motivazioni della struttura nella quale lavora. La serie è diretta da Sam Esmail (lo stesso regista di Mr. Robot) e arriva in originale: la versione doppiata sarà disponibile a partire dal 2019. Per quanto riguarda gli Underwood, la scelta di fare morire il marito Frank dipende dal licenziamento di Kevin Spacey a causa dello scandalo sessuale nel quale è rimasto coinvolto. Claire adesso è la presidente e la protagonista di questa stagione. Accanto a lei, arrivano alcuni personaggi nuovi interpretati da Diane Lane e Greg Kinnear nei panni di due fratelli lobbisti. Gli episodi della serie Netflix sono otto.
E proprio su Netflix debutta alla fine del mese la terza serie italiana della piattaforma di streaming; dopo Suburra e prima di Luna nera, il 30 arriva Baby, vicenda liberamente ispirata al giro di squillo minorenni dei Parioli, diretta da Andrea De Sica e Anna Negri. Due settimane prima, il 16, è la volta di Narcos: Messico, costola di Narcos, scritta dagli stessi autori, ambientata negli Anni 80. Stesso giorno di debutto per una commedia, Il metodo Kominsky, serie ideata da Chuck Lorre (quello di The Big Bang Theory) con due interpreti come Michael Douglas e Alan Arkin: il protagonista è un ex attore di successo che insegna recitazione a Hollywood. Torna in tv anche Jim Carrey con Kidding - Il fantastico mondo di Mr. Pickles, serie diretta da Michel Gondry già regista di Se mi lasci ti cancello (2004), in onda su Sky Atlantic dal 7 novembre. Carrey impersona un personaggio all'apparenza di successo, e dai grandi interessi economici, ma la cui vita privata va sgretolandosi. Due giorni dopo su Prime esordisce la seconda stagione di Patriot, con l'agente segreto John Tavner, interpretato da Michael Dorman, costretto a lavorare sotto copertura in un'impresa di tubature del Midwest. In arrivo su Rai 1 (la data di debutto ancora non confermata è il 19), Nero a metà, commedia poliziesca in sei puntate con Claudio Amendola.

lunedì 22 ottobre 2018

NEWS - Netflix, +7 milioni di nuovi iscritti nell'ultimo trimestre (ben oltre le previsioni), +15% in Borsa e sempre più "generalista" e "da avere". Di contro: share frammentato e investimenti altissimi (3 miliardi nel 2018)

Articolo tratto da "Il Foglio"
Nelle ultime settimane c'è stata molta attesa intorno ai risultati trimestrali di Netflix, pubblicati martedì notte: tutti pensavano che avrebbe fatto un tonfo e che sarebbe cominciato un momento di crisi per l'azienda di streaming di Reed Hastings, visto che le ultime trimestrali erano andate così cosi e il numero di nuovi abbonati si andava assottigliando sempre di più. Al contrario, Netflix ha battuto le previsioni degli analisti, aggiungendo 6,96 milioni di nuovi iscritti nel terzo trimestre dell'anno, molti di più dei 5 milioni previsti. Di questi, 1,09 milioni di nuovi iscritti arriva dal maturo mercato americano, che tutti pensavano fosse ormai saturo. I mercati sono stati cosi deliziati dalla sorpresa che il titolo di Netflix è salito del 15 per cento, trascinando al rialzo buona parte della Borsa americana. Netflix ha ormai raggiunto uno stadio avanzato della sua strategia di produzione di contenuti, nella quale ha speso miliardi di dollari (è prevista una spesa di tre miliardi per il 2018 e una altrettanto grande per l'anno successivo, poi dovrebbe calare). L'azienda ha fatto il passaggio definitivo da "servizio di streaming che distribuisce in gran parte contenuti altrui" a "casa di produzione vincitrice di premi internazionali con annesso un servizio di streaming", e un dato in particolare contenuto nella lettera agli azionisti sembra confermare il successo della strategia: nel totale delle ore che gli spettatori trascorrono a guardare contenuti video su Netflix, anche i titoli di maggior successo ammontano soltanto a una "percentuale molto inferiore al dieci per cento". "La nostra crescita non è attribuibile in nessun trimestre a un contenuto specifico", si legge nella lettera, e questo significa: anche i successi più fenomenali, le serie di cui tutti parlano, quelle incensate dalla critica e dal pubblico, quelle che sembra che tutti abbiano visto, da "House of Cards" a "Stranger Things", in realtà fanno un 4-5 per cento dello "share" totale di Netflix.
Questa è una notizia notevole per l'azienda, perché significa che Netflix è diventato un operatore generalista. Il suo successo non dipende da pochi titoli di eccezionale qualità - come può essere per Hbo, che ha già il problema di trovare un sostituto a "Game of Thrones" - ma dalla marea di contenuti, spesso frivoli, che Netflix riversa in massa sulla sua piattaforma e che la rendono ancora più generalista di un mezzo come la televisione: mentre in tv è normale che un programma faccia il 10-15 per cento di share, su Netflix lo share è eccezionalmente frammentato, perché tutti guardano tutto, lo spettatore trangugia i contenuti più disparati, e non abbandona la piattaforma quando è finita la stagione della sua serie preferita. Questo non significa che le serie di alta qualità non servano più, anzi. Il giornalista Derek Thompson, nel suo libro recente "Hit Makers", spiega che gli operatori come Netflix dipendono grandemente da quei titoli che definiscono il servizio come un "qualcosa da avere" anche se magari al momento in programmazione non c'è niente che ci interessi. Tutti sanno che Netflix produce serie e film di qualità, e si abbonano (o mantengono il loro abbonamento) perché si fidano del fatto che Netflix continuerà a sfornare una serie di cui tutti parleranno e che sarà da vedere. In attesa della suddetta serie, però, divorano i documentari sul cibo, i cartoni animati, i film scadenti, le vecchie sitcom, i reality, trasformandosi nel pubblico più variegato della storia. Il fatto che Netflix non abbia un prodotto di punta testimonia la sua forza davanti agli spettatori, ed è un monito per gli operatori tradizionali: più che concentrarsi sui prodotti della fascia più alta e orchestrare boicottaggi molto pubblici durante i grandi festival del cinema, dovrebbero preoccuparsi per il fatto che Netflix va fortissimo dappertutto, anche nei settori più popolari, dai reality ai cartoni animati.

giovedì 11 ottobre 2018

NEWS - Occhio alle serie tv di DPlay in "Walter Presents", sorta di Netflix free e full con titoli europei non privi di curiosità
Articolo di Antonio Dipollina su "La Repubblica"
La febbre da serie tv non ha limiti, parliamo dell'offerta. Per esempio all'insegna del gratuito, per differenziarsi dai servizi streamig in pay, quelli di Discovery Channel si sono inventati Walter Presents. O meglio lo ha inventato Walter Iuzzolino. Viene da Genova, ma da tempo staziona in Inghilterra, per esempio a Channel Four, creando format assai pop e immergendosi nelle acque della fiction Internazionale. Con ordine: bisogna partire dal sito Dplay, gratuito, che ospita la produzione dei van canali Discovery, da Crozza in giù. Nella sezione Walter Presents sono già a disposizione alcune serie, soprattutto francesi, quasi sempre in originale con sottotitoli italiani. Si tratta di fiction di successo trasmesse dalla tv in chiaro dei vari Paesi. L'operazione è libera, con fruizione full, ovvero tutti gli episodi a disposizione, e senza spendere nulla si vive una sensazione alla Netflix o Amazon Video, e si può andare di maratona. A patto di essere interessati al genere e soprattutto di credere alle fiction europee, popolai nei rispettivi Paesi, come se fossero qualcosa anche di casa nostra. Vedi il caso francese. Due esempi su tutti. In primo è Spin. Gli uomini dell'ombra, thriller politico in onda su France 2, ambizioso tentativo di andare in scia a House of Cards, ma con avvio shock - kamikaze uccide il presidente francese - salvo scoprire che il terrorismo c'entra almeno quanto c'entrano micidiali trame di potere, tra ricatti incrociati e scheletri, neppure troppo metaforici, nell'armadio. L'altro esempio è Spiral, proposta anche in chiaro sul Canale 9. Si va indietro nel tempo: la fiction è partita nel 2005. E un noir che inizia con il delitto di una ragazza dell'Est Europa Anche qui, trame e intrecci giudiziario-politici. Dplay, forse per vezzo, forse per parodia o chissà, imita nella grafica del sito quella di Netflix: l'intenzione di farne una versione free, quasi rugged e comunque insolita, diventa, a quel punto, plateale.

mercoledì 26 settembre 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! Apple farà concorrenza a Netflix e compagnia streaming senza serie tv con scene di sesso, violenza e politica
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.

lunedì 24 settembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
La signora Maisel regina degli Emmy Awards
"'La fantastica signora Maisel" dimostra che se una serie funziona, i premi arrivano. Basta con i lamenti, signore e signorine. Quando una serie funziona i premi arrivano, anche se l'ha scritta e diretta una femmina, e ha una femmina per protagonista. "La fantastica signora Maisel" ha vinto un Emmy come miglior serie comica. Più altri quattro: uno all'attrice protagonista Rachel Brosnahan, splendida in rosso con spalla scesa; due alla sceneggiatrice - nonché regista del primo episodio - Amy Sherman-Palladino (minigonna, tacchi alti, giacca da frac e cappello da strega), uno all'attrice non protagonista Alex Borstein (abito non classificato). Sì, commentiamo il guardaroba, oltre al cervello: avranno impiegato ore a prepararsi, il cinema è glamour e pure la tv. Nessuno agli Emmy 2018 è riuscito a fare meglio, neanche "Game ofThrones" che ha vinto nella categoria "migliore serie drammatica". Siccome gli attori hanno girato quest'estate l'ottava e ultima stagione, sul palco era tutta una lacrimuccia: "Siamo una famiglia, ci siamo voluti tanto bene". Tutto il contrario della serie, che quanto a trame, tradimenti e sanguinarie battaglie non è seconda a nessuno. Presentata come "fantasy", genere che sta in fondo alle nostre preferenze, somigliava di più ai drammi di William Shakespeare. Ma quella tensione non può durare a lungo - "se durasse un atto in più, comincerebbero a morire gli spettatori delle prime file", disse un critico spiritoso a proposito di "Tito Andronico". Confessiamo che da un po' abbiamo perso interesse per la saga (ormai bisogna vederla prendendo appunti, pietà). Rachel Brosnahan, che nella serie è la "fantastica signora Maisel", ha avuto parole meno zuccherose: "Va bene trovare la propria voce, ma va meglio andare a votare: registratevi e portate un'amica ai seggi". Mrs Maisel invece va al Gaslight Café - ci andrà a cantare anche Bob Dylan, e fa da sfondo al film dei fratelli Coen "A proposito di Davis"-dopo che il marito le ha detto "Ti lascio per la segretaria" (una che, scopriamo, ha difficoltà nell'uso del temperamatite). Racconta la seratina, esibisce le tette, si ritrova in galera per oltraggio al pudore (l'anno è il 1958, per andare al Greenwich lei si toglie i vestiti eleganti e i tacchi da "unica casalinga non disperata dell'Upper East Side", indossa pantaloni a sigaretta e ballerine). La mattina dopo incontra Lenny Bruce, anche lui rilasciato su cauzione. "Mrs Maisel" è targato Amazon (produttore che bisognerebbe boicottare, ahimè, perché ha bloccato l'ultimo film di Woody Allen): se abbonati a Amazon Prime potete vederla anche stasera, garantito che vale. Gli altri premi se li sono spartiti Hbo - che da una ventina d'anni domina la serata degli Emmy, aveva cominciato con "I Soprano" - e la new entry Netflix, che ha cominciato a produrre serie nel 2013, con "House of Cards" (prima, non era neanche immaginabile la pratica del binge watching, tutte le puntate una dopo l'altra). 23 statuette alla Hbo, e 23 statuette a Netflix (intanto dobbiamo mettere a verbale che, nel paese dei non vaccinati e delle coccole ai pensionati, Andrea Occhipinti si è dimesso da presidente dei distributori Anica: la scelta di far uscire "Sulla mia pelle" in sala e in streaming lo stesso giorno non ha riscosso molti consensi). Tra i nuovi partecipanti al Grande Gioco (ormai ci si vergogna a dire "televisione") Hulu aveva già vinto l'anno scorso con "II racconto dell'ancella": secondo i maestri di cerimonie, "sta alle donne bianche come `Radici' stava agli uomini neri". Per le miniserie, ha vinto "The Assassination of Gianni Versace", seconda stagione della serie antologica "American Crime Story". Trascurata in Italia, se non per rimproverare allo showrunner Ryan Murphy la mancanza di rispetto verso lo stilista". (Mariarosa Mancuso)

martedì 10 luglio 2018

GOSSIP - Mrs. Wright and Mr. Wrong. La protagonista assoluta per epurazione di partner di "House of Cards" fa tanto la paladina dei diritti umani ma non se la sente di accusare Kevin Spacey: "l'ho conosciuto tra un ciak e l'altro, non so come sia come uomo..."
Robin Wright is opening up about her former House of Cards co-star Kevin Spacey, who was removed by Netflix from the narrative of the hit series following accusations of sexual misconduct on the set before the show’s upcoming final season. The actress opened up in an interview on Today, which airs on Monday (July 9). “Was there any kind of red flag, or anything that would have made you think this was possible?” asked Savannah GuthrieKevin and I knew each other between action and cut, and in between setups where we would giggle. I didn’t really– I didn’t know the man. I knew the incredible craftsman that he is,” she explained.

mercoledì 4 luglio 2018

GOSSIP - Altro che Ronaldo, la Juve si deve accontentare di Kinnaman! L'interprete di "The Killing" e "Altered Carbon" tifa Svezia ai Mondiali ma mette la maglia dei gobbi
Dimenticatevi di Cristiano Ronaldo, il vero acquisto della Juve è Joel Kinnaman di "The Killing" e "Altered Carbon"! In tempo di fake news vale tutto, quindi l'aitante attore, nel giorno della bufalissima del passaggio di CR7 in bianconero, ha indossato la maglia della Juve su instagram con la scusa che "in Canada non si trovano maglie della Svezia (ndr: per la quale tifa ai Mondiali) e l'unica coi colori giallo-blu era questa...". Per dire, è come se un tifoso del Barcellona in vacanza in Francia non trovasse la maglia del Barça e indossasse quella del Bologna, tanto i colori son quelli. In realtà Kinnaman ha già preso accordi con Agnelli, grazie all'intercessione di Mino Raiola, suo neo agente-procuratore, per calcare l'erba dello Juventus Stadium. Ovviamente, come in "Altered Carbon", Kinnaman assumerà l'identità di Ronaldo con buona pace del budget juventino che potrà così essere devoluto al risarcimento del flop della nuova collezione di occhiali da gradasso di Lapo Elkann.

mercoledì 24 gennaio 2018

NEWS - Underwood, abbiamo un problema! Dopo lo scandalo sessuale di Kevin Spacey, Netflix ci ha rimesso 39 milioni di dollari
News tratta da "Uproxx"
Netflix reportedly took a $39 million write-down for its fiscal fourth quarter due to the cancellation of two Kevin Spacey projects, Deadline reports. CFO David Wells revealed the company’s write-down during an earnings interview, but did not outright say the money lost was because of Spacey’s ongoing sexual harassment scandals. Sources close to the issue have told Deadline, however, said the money was indeed tied up in the final episodes of House of Cards and Spacey’s Gore Vidal biopic, Gore. On the call, Wells explained that write-downs were a normal part of the business, Netflix just “hadn’t had one of this magnitude.” Wells said the decision “related to the societal reset around sexual harassment, so it was somewhat unusual in that respect.” According to Variety, the period biopic on writer Gore Vidal had already wrapped and is now seemingly shelved indefinitely. The final season of House of Cards has been moved from its usual order of 13 episodes to eight. Additionally, it’s possible that some of the losses Netflix is soaking up were put into a canceled Louis C.K. special after the comedian admitted to multiple instances of sexual misconduct last fall. As The Hollywood Reporter points out, the removal of Danny Masterson from The Ranch after multiple women accused him of sexual assault would not have contributed to this loss.

venerdì 19 gennaio 2018

NEWS - Ci sono 3 motivi per cui Netflix è risultata la rete / piattaforma più amata in Italia (e non solo) nel 2017. Leggi Link.

giovedì 9 novembre 2017

NEWS - Cogli la prima Mela! Apple inaugura la prima serie tv originale con la coppia Jennifer Aniston-Reese Witherspoon e il reboot di "Amazing Stories" firmato da Steven Spielberg e Bryan Fuller

News tratta da "Variety"
Apple has lifted the veil on its first scripted series efforts: a drama set in the world of a network morning show and a revival of anthology “Amazing Stories” shepherded by Steven Spielberg and Bryan FullerThe straight-to-series orders for both projects are the first fruits of the effort to rev up Apple Video’s entry into the premium TV arena. The tech giant recruited former Sony Pictures TV presidents Jamie Erlicht and Zack Van Amburg in June to head the production push, which aims to target a global audience. One big question surrounding Apple’s video effort is the distribution plan. It’s unclear if Apple will make the shows available by iTunes or another platform, and whether access will be based on a subscription or advertising-based model.
The untitled Aniston-Witherspoon drama hails from Michael Ellenberg’s Media Res studio, Aniston’s Echo Films and Witherspoon’s Hello Sunshine banner. The starry project was highly sought after by a number of outlets and landed a two-season order (10 episodes per season) from Apple. Media Res, Aniston and Witherspoon are the principle owners of the show.
The series is based on an idea from Ellenberg and will draw background material from CNN senior media correspondent Brian Stelter’s 2013 book “Top of the Morning,” which recounted the recent rivalry between NBC’s “Today” and ABC’s “Good Morning America.” Jay Carson (“House of Cards”) is writing the pilot and will serve as showrunner. Stelter is serving as a consultant.
The project marks an impressive debut for Media Res, the venture launched in June by former HBO executive Ellenberg in partnership with Vancouver-based financier Bron Studios.
Amazing Stories” hails from Universal Television and Amblin Television. Spielberg, Fuller, Amblin’s Darryl Frank and Justin Falvey and “Bones” creator Hart Hanson are exec producers. Spielberg spearheaded an earlier edition of “Amazing Stories” that ran from 1985 to 1987 on NBC.
The Apple iteration aims to enlist notable filmmakers and creative talent for each episode.

sabato 4 novembre 2017

mercoledì 1 novembre 2017

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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