In #HereAndNow c'è molto del Ball di #SixFeetUnder e #AmericanBeauty. Forse troppo. Tim Robbins+Holly Hunter sprecati e, a tratti, di maniera. Voto: 7⃣
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 16 marzo 2018
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lunedì 19 marzo 2018
martedì 27 febbraio 2018
NEWS - Niente Ball(e) americane! Da stasera "Here and Now" su una famiglia Usa progressista piena di...Oscar
Su Sky Atlantic HD torna la grande serialità targata HBO. Da oggi 27 febbraio arriva, in prima visione esclusiva dalle 21.15, "Here and Now - Una famiglia americana", una nuova, ambiziosa produzione del canale via cavo americano firmata da Alan Ball, Premio Oscar per lo script di American Beauty e creatore e showrunner di serie tv di culto come Six Feet Under (9 Emmy Awards), True Blood e Banshee. A guidare il cast, i premi Oscar Tim Robbins (per Mystic River) e Holly Hunter (per Lezioni di piano). I dieci episodi della prima stagione ruotano attorno a una famiglia di Portland (Oregon), i Bayer-Boatwrights, famiglia all’apparenza esemplare, multietnica e progressista. Greg (Tim Robbins), rispettato professore di filosofia e scrittore, la sua maniacale moglie Audrey (Holly Hunter), una consulente che si occupa di risolvere i conflitti nel liceo locale, e i quattro figli della coppia: i tre adottivi, provenienti dal Vietnam, dalla Liberia e dalla Colombia, e la loro unica figlia biologica, la diciassettenne Kristen (Sosie Bacon). Mentre Audrey sta organizzando la festa di compleanno per i sessant’anni del marito, le crepe cominciano ad affiorare. I Bayer-Boatwrights si troveranno infatti ad affrontare una serie di cambiamenti importanti e sfide emotive quando uno dei ragazzi, Ramon (Daniel Zovatto), inizierà a notare delle cose che sono invisibili allo sguardo degli altri. Si tratta di malattia mentale o di qualcos’altro? Prodotta da Alan Ball, Peter Macdissi e David Knoller, attraverso il punto di vista privilegiato di una famiglia così atipica, la serie indaga il sistema culturale americano anche attraverso il ritratto di un’altra famiglia, musulmana e contemporanea, quella di Farid Shokrani (Peter Macdissi, Six Feet Under, Banshee), lo psichiatra che prenderà in cura Ramon e che ha un’improbabile e inspiegabile connessione con il ragazzo. Le due famiglie al centro degli episodi riflettono il potenziale multiculturale dell’America odierna. Nell’affrontare i problemi personali, politici, culturali, spirituali e psicologici che si abbattono sui membri delle famiglie protagoniste, in maniera provocatoria e a tratti tristemente comica la serie prova a dare una risposta alla domanda: cosa vuol dire essere un “altro” negli Stati Uniti di oggi? Nel cast anche Jerrika Hinton (Grey’s Anatomy), Raymond Lee (Mozart in the Jungle) e Joe Williamson (Looking).
Su Sky Atlantic HD torna la grande serialità targata HBO. Da oggi 27 febbraio arriva, in prima visione esclusiva dalle 21.15, "Here and Now - Una famiglia americana", una nuova, ambiziosa produzione del canale via cavo americano firmata da Alan Ball, Premio Oscar per lo script di American Beauty e creatore e showrunner di serie tv di culto come Six Feet Under (9 Emmy Awards), True Blood e Banshee. A guidare il cast, i premi Oscar Tim Robbins (per Mystic River) e Holly Hunter (per Lezioni di piano). I dieci episodi della prima stagione ruotano attorno a una famiglia di Portland (Oregon), i Bayer-Boatwrights, famiglia all’apparenza esemplare, multietnica e progressista. Greg (Tim Robbins), rispettato professore di filosofia e scrittore, la sua maniacale moglie Audrey (Holly Hunter), una consulente che si occupa di risolvere i conflitti nel liceo locale, e i quattro figli della coppia: i tre adottivi, provenienti dal Vietnam, dalla Liberia e dalla Colombia, e la loro unica figlia biologica, la diciassettenne Kristen (Sosie Bacon). Mentre Audrey sta organizzando la festa di compleanno per i sessant’anni del marito, le crepe cominciano ad affiorare. I Bayer-Boatwrights si troveranno infatti ad affrontare una serie di cambiamenti importanti e sfide emotive quando uno dei ragazzi, Ramon (Daniel Zovatto), inizierà a notare delle cose che sono invisibili allo sguardo degli altri. Si tratta di malattia mentale o di qualcos’altro? Prodotta da Alan Ball, Peter Macdissi e David Knoller, attraverso il punto di vista privilegiato di una famiglia così atipica, la serie indaga il sistema culturale americano anche attraverso il ritratto di un’altra famiglia, musulmana e contemporanea, quella di Farid Shokrani (Peter Macdissi, Six Feet Under, Banshee), lo psichiatra che prenderà in cura Ramon e che ha un’improbabile e inspiegabile connessione con il ragazzo. Le due famiglie al centro degli episodi riflettono il potenziale multiculturale dell’America odierna. Nell’affrontare i problemi personali, politici, culturali, spirituali e psicologici che si abbattono sui membri delle famiglie protagoniste, in maniera provocatoria e a tratti tristemente comica la serie prova a dare una risposta alla domanda: cosa vuol dire essere un “altro” negli Stati Uniti di oggi? Nel cast anche Jerrika Hinton (Grey’s Anatomy), Raymond Lee (Mozart in the Jungle) e Joe Williamson (Looking).
giovedì 23 aprile 2015
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Banshee" il male si insinua in un recinto protetto
"Vale la pena dare un'occhiata a «Banshee - La città del male», la serie americana che tra i suoi produttori esecutivi vanta una firma molto prestigiosa, quella di Alan Ball. Dopo la raffinata saga della famiglia di «sotterramorti» raccontata in «Six Feet Under» e dopo «True Blood», il fantasy popolato da vampiri e altre creature sovrannaturali, Ball è tornato alla tv con un telefilm realizzato per il canale Cinemax (legato al celebre HBO). «Banshee», di cui su Sky Atlantic è iniziata la seconda stagione, prende il nome da una minuscola cittadina dove tutti si conoscono e ai cui margini vive una piccola comunità Amish, un gruppo di protestanti di origine tedesca che vive di agricoltura e rifiuta il progresso tecnologico, basando la propria identità e la propria organizzazione sociale su indissolubili legami familiari (venerdì, ore 21.10). Il punto di partenza della serie è un furto d'identità: un misterioso ex detenuto esce di prigione e si spaccia per Lucas Hood, appena nominato sceriffo della città. Il suo obiettivo è ritrovare l'amante e complice Anastasia, che vive proprio a Banshee insieme alla nuova famiglia che si è costruita. Le cose non filano proprio lisce e presto la cittadina si rivela piena di lati oscuri e terribili segreti, soprattutto legati al boss criminale Kai Proctor, che Hood deve gestire. Va a finire che il male s'insinua anche nel recinto protetto della comunità Amish e nella riserva indiana che costituisce l'ambiente principale della seconda stagione. Se una delle tendenze più forti delle serie contemporanee è quella di puntare tutto sull'approfondimento psicologico dei personaggi, sull'evoluzione dei loro caratteri, «Banshee» segue una strada diversa: racconta la sua storia con uno stile visivo molto forte, sfacciato, e basa il suo fascino su colpi di scena continui e sequenze d'azione molto d'impatto. Tra i suoi creatori c'è anche il romanziere Jonathan Tropper". (Aldo Grasso, 20.04.2015)
CORRIERE DELLA SERA
In "Banshee" il male si insinua in un recinto protetto
"Vale la pena dare un'occhiata a «Banshee - La città del male», la serie americana che tra i suoi produttori esecutivi vanta una firma molto prestigiosa, quella di Alan Ball. Dopo la raffinata saga della famiglia di «sotterramorti» raccontata in «Six Feet Under» e dopo «True Blood», il fantasy popolato da vampiri e altre creature sovrannaturali, Ball è tornato alla tv con un telefilm realizzato per il canale Cinemax (legato al celebre HBO). «Banshee», di cui su Sky Atlantic è iniziata la seconda stagione, prende il nome da una minuscola cittadina dove tutti si conoscono e ai cui margini vive una piccola comunità Amish, un gruppo di protestanti di origine tedesca che vive di agricoltura e rifiuta il progresso tecnologico, basando la propria identità e la propria organizzazione sociale su indissolubili legami familiari (venerdì, ore 21.10). Il punto di partenza della serie è un furto d'identità: un misterioso ex detenuto esce di prigione e si spaccia per Lucas Hood, appena nominato sceriffo della città. Il suo obiettivo è ritrovare l'amante e complice Anastasia, che vive proprio a Banshee insieme alla nuova famiglia che si è costruita. Le cose non filano proprio lisce e presto la cittadina si rivela piena di lati oscuri e terribili segreti, soprattutto legati al boss criminale Kai Proctor, che Hood deve gestire. Va a finire che il male s'insinua anche nel recinto protetto della comunità Amish e nella riserva indiana che costituisce l'ambiente principale della seconda stagione. Se una delle tendenze più forti delle serie contemporanee è quella di puntare tutto sull'approfondimento psicologico dei personaggi, sull'evoluzione dei loro caratteri, «Banshee» segue una strada diversa: racconta la sua storia con uno stile visivo molto forte, sfacciato, e basa il suo fascino su colpi di scena continui e sequenze d'azione molto d'impatto. Tra i suoi creatori c'è anche il romanziere Jonathan Tropper". (Aldo Grasso, 20.04.2015)
mercoledì 14 dicembre 2011
NEWS - Ultima ora! Clamoroso al Cibali: Chris Meloni entra nel cast fisso di "True Blood"Clamoroso a Bon Temps (più che al Cibali)! Christopher Meloni di "L&O: SVU" entra nel cast di "True Blood". Ma non in un cameo o da guest-star, quanto nel ruolo di "regular". Secondo il sito di TvLine, Meloni irromperà in scena nei panni di un vampiro che, a dire dell'ideatore Alan Ball, "terrà nelle sue mani il destino di Eric e Bill". Nell'attesa, scoliamoci una pinta di Tru Blood, vah!
giovedì 18 giugno 2009
NEWS - Spoilerissimo! La seconda stagione di "True Blood" si apre con una scena di sesso hot-cult (e gli ascolti volano...)La seconda stagione del vamp-cult "True Blood" si apre, nel primo episodio, con una scena davvero hot. Non è certo un caso che il debutto del secondo ciclo abbia fatto volare HBO: la serie di Alan Ball ha toccato infatti 3.7 milioni di spettatori, registrando un + 157% rispetto alla premiere dell'anno scorso.
Vedi, se vuoi, in anteprima la scena hot qui: http://www.egotastic.com/video?flv2=/0906/anna-paquin-nude-true-blood-01.flv&w=633&h=385&info=Anna%20Paquin%20Nude%20Video%20from%20True%20Blood
venerdì 24 aprile 2009
NEWS - Leccatevi i Buffy! Da lunedì il dra-cult "True Blood"(ANSA) - ROMA, 24 APR - Sulla scia del successo dei film "Twilight" e "Lasciami entrare", arriva in Italia la serie "True Blood", dedicata al fascino dei vampiri, in onda dal 27 aprile - e per ogni lunedi' - alle 23 su Fox (canale 110 di Sky). Creata da Alan Ball, attraverso un mix di romanticismo, mistero e humour, "True Blood" e' ispirata alla saga letteraria Southern Vampires di Charlaine Harris. La serie e' ambientata in un futuro non troppo lontano in cui i vampiri - grazie all'invenzione di una bevanda a base di sangue sintetico chiamata "True Blood" - non necessitano di cibarsi degli umani, potendo vivere apertamente la propria condizione. Ma la tentazione e la dipendenza al sangue vero si riveleranno sentimenti forti. "True Blood" si svolge a Bon Temps - cittadina della Louisiana - che vede minata la coesistenza tra le due specie, umani e vampiri, da una serie di misteriosi omicidi. Le vittime sono giovani donne ed i sospetti ricadono sui vampiri, tra i quali c'e' il misterioso e affascinante Bill Compton (Stephen Moyer), appena arrivato in citta', la cui storia e' destinata ad incrociarsi con quella di Sookie Stackhouse (Anna Paquin), cameriera del Merlotte's Dinner and Grill. Sookie ha il dono della telepatia, ma al primo incontro con Bill scopre che con lui non puo' averla vinta, non riuscendo a leggerne i pensieri. Ben presto tra i due si creera' un legame profondo. Prodotta da Hbo in associazione con la compagnia di produzione di Ball (Your Face Goes Here Entertainment), la serie "True Blood" vede in Bill l'emblema del perfetto outsider, uomo elegante e alla vecchia maniera che non puo' integrarsi alla collettivita', ma che porta con se' intatti i valori di integrita' e di moralita', mentre a Bon Temps dilagano il vizio e l'ambiguita'.
martedì 3 luglio 2007

NEWS - Cult e Stracult: "I Soprano" e "Six feet under" su SKY da stasera(ANSA) - ROMA - Da oggi e ogni martedi' alle 21:00, Cult, il canale 142 di Sky, mandera' in onda la saga de "I Soprano" e la serie "Six Feet Under". Ideata e scritta dal geniale David Chase, vincitrice di numerosi Golden Globe ed Emmy, "I Soprano" e' uno dei capolavori della cultura pop contemporanea. Dopo i Soprano, sempre da domani alle 22.00, "Six Feet Under". Protagonisti i Fisher, titolari di un'agenzia di pompe funebri di Los Angeles. Creata da Alan Ball, sceneggiatore e produttore del film premio Oscar "American Beauty", anche "Six Feet Under" ha vinto numerosi premi tra i quali 9 Emmy e 3 Golden Globe.
martedì 19 giugno 2007
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BOLLETTINO - La Nouvelle Vague dei telefilmC'è qualcosa di più che deve spingere al collezionismo del sacro episodio "Diana Lubey" di "Nip/Tuck", il dodicesimo della quarta stagione. Vi compaiono come d'incanto Catherine Deneuve e Jacqueline Bisset, un tempo volti internazionalmente riconosciuti della Nouvelle Vague francese, di cui quest'anno si celebrano i 50 anni (il termine venne coniato dal critico Françoise Giroud su "L'Express" il 3 ottobre 1957). Le due dive non avevano mai recitato prima sullo stesso set: neanche Truffaut c'era riuscito. Ma le due icone viventi, tirate a lucido in tutti i sensi, sono le veline perfette per annunciare la Nouvelle Vague degli anni 2000: quella dei telefilm. Sono le serie tv moderne, con i loro stacchi e acuti autoriali, a riaccendere quel "Fuoco fatuo" al centro del film-manifesto omonimo del 1963 di Louis Malle, cineasta che anche se non ha mai aderito ufficialmente al movimento raccontava quel male de vivre proprio di molti telefilm attuali. Una nuova estetica di immagini e contenuti, l'uso di tecniche quasi dimenticate come il flashback, le telecamere a mano come quando sui set francesi comparve il Nagra, la videocamera leggera di 16mm che permetteva di girare con estrema facilità in esterni e avvicinarsi maggiormente alla realtà. E così J.J.Abrams è il novello Jean Pierre Melville, con la sua scomposizione del thriller e la rottura della continuità come ne "I senza nome" (1970). L'esaltazione dei silenzi come punteggiatura fa di Ryan Murphy un seguace di Jean Luc Godard, così efficacemente didascalico nell'estetica dei sentimenti di Troy e McNamara, ma anche nel suo sottovalutato "Correndo con le forbici" al cinema. François Truffaut potrebbe cedere il testimone ad Aaron Sorkin non solo per "Studio 60 on the Sunset Strip": l'"Effetto Notte" è garantito anche in "West Wing" (dove il set, non set, è la Stanza Ovale) o nell'antecedente "Sports Night" (il mondo sportivo sovrapposto a quello televisivo). Marc Cherry avrebbe potuto frequentare Claude Chabrol sia per i bozzetti delle "Desperate Housewives", le quali sembrano perennemente ad un passo dal recente "Il buio nella mente" del regista francese oppure una derivazione corale de "La sposa in nero" di Truffaut, sia per le protagoniste tardone e sarcastiche di "Cuori senza età". Alan Ball di "Six feet under" e David Chase de "I Soprano" rendono omaggio a Eric Rohmer e ai suoi "Racconti morali", con i loro protagonisti posti di fronte ai bivi dell'anima. Il crudo romanticismo neorealista di Jacques Rivette, cantore de "L'Amour fou" nel 1967, il primo cineasta d'Oltralpe a credere nella dilatazione dei tempi e antesignano della serialità con il record di 12 ore per "Out One" (1970), scorre nelle vene degli autori di "Grey's Anatomy", "AllyMcBeal", "Sex and the City"...ovunque ci sia una coppia in travaglio, dove il desiderio è sinonimo di struggimenti profondi che vibrano nella testa e nel cuore. Alla Godard, "Fino all'ultimo respiro".
(Articolo di Leo Damerini pubblicato sul "Telefilm Magazine" di Giugno)
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