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martedì 14 novembre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"False Flag", nuovo lampo della creatività israeliana
"Non so se siamo davvero di fronte a un nuovo «Homeland», so con certezza che «False Flag» è uno di quei racconti che ti afferrano per la gola, tirandoti fatalmente dentro al thriller (Fox, canale di Sky). Sulla mappa dell'industria tv mondiale, accanto ai soliti mercati, occupano uno spazio sempre più importante alcuni distretti produttivi emergenti. Fra i più dinamici c'è certamente Israele, basti pensare a titoli come «Hatufim» («Homeland» in versione Usa), «Be Tipul» («In Treatment» nelle varie versioni) e ora «False Flag», la serie creata da Amit Cohen e distribuita in molti paesi nella sua forma originale. La creatività israeliana è figlia di una società dinamica, che ama le novità e rifugge l'inerzia in tutti i campi, non solo in quello tecnologico. Come afferma Hagal Levi, creatore di «In Treatment»: «Israele è una nazione senza tradizioni, un paese giovane, non come l'Europa e persino l'America. La tradizione spesso comporta l'esistenza di regole, ma se vuoi emergere l'assenza di regole è un vantaggio» (Link. Idee per la tv, n . 21, giugno 2017). «False Flag» s'ispira a un fatto di cronaca, la vicenda di Mahmoud Al-Mabhouh, colonnello di Hamas che nel 2010 venne ucciso a Dubai da un gruppo di agenti del Mossad che viaggiavano con identità rubate a cittadini israeliani con doppia nazionalità. La tensione non è solo di tipo narrativo: siamo nel pieno della crisi mediorientale, in mezzo al conflitto tra Israele e Palestina. Una mattina, radio e televisioni annunciano, mostrando le loro foto, che cinque cittadini israeliani sono sospettati di aver progettato e orchestrato un rapimento, ovvero il sequestro del Ministro iraniano della difesa avvenuto a Mosca il 15 aprile 2005. Sia il Mossad che lo Shin Bet (il servizio di intelligence per gli affari interni) cominciano a torchiare i protagonisti per scoprire quanto queste persone, apparentemente ignare, siano vittime o colpevoli. Niente spoiler, grazie". (Aldo Grasso)

lunedì 5 marzo 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm tratti dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Homeland", la CIA e il presente Usa

"I telefilm americani sanno spesso nascondere dietro racconti di finzione le pulsioni e i conflitti irrisolti del nostro tempo, sono sempre più ansiosi di raccontare il presente, quasi spaventati di non essere anche loro in diretta, come il flusso delle notizie televisive, convinti che dare una forma all’informe dell’emergenza, specie se drammatica, sia la loro missione principale. Anche «Homeland», la nuova produzione del canale via cavo Showtime, la «casa» di «Dexter», «Weeds», «Californication », sembra seguire questa ispirazione (Fox, lunedì, ore 21.50). Carrie Mathison (Claire Danes) è un’ufficiale della Cia molto devota alla sua professione, impegnata con valore in pericolose missioni sul campo in Medioriente. Quando il marine Nicholas Brody (Damian Lewis), detenuto ormai da molti anni da Al-Qaeda come prigioniero di guerra, viene liberato da un’incursione Usa e fa ritorno a casa, Carrie è l’unica a dubitare di lui: la Cia e i suoi superiori lo esibiscono alla nazione come eroe di guerra, ma qualcosa non torna e il sospetto è che Brody abbia rinnegato l’America per entrare a far parte di una cellula dormiente dell’organizzazione terroristica. Anche Carrie però ha i suoi segreti, e i suoi metodi di indagine hanno poco di ortodosso. Niente è come sembra e il racconto si inerpica tra i temi forti della fiducia, del tradimento, della sorveglianza. «Homeland» è ispirata a una serie israeliana, «Hatufim» (come già era avvenuto per «In Treatment»), ed è stata molto acclamata da pubblico e critica negli Stati Uniti. Certo, le interpretazioni dei protagonisti, da Claire Danes a Damian Lewis sono superlative. Il tema poi è molto importante e rappresenta una ferita aperta della storia americana recente: i riferimenti a episodi controversi sono numerosi, dal Patriot Act alle torture somministrate ai prigionieri di guerra".
(Aldo Grasso, 29.02.2012)

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