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martedì 7 giugno 2011

NEWS - Raidue, più serial per tutti! L'anti-telefilmico Paragone meno probabile a Raidue, più verso il Tg2
A quanto riportano Dagospia e "Il Giornale", Gianluigi Paragone potrebbe sedersi sulla poltrona del Tg2. "Ma a Paragone potrebbe anche essere offerta la direzione di Rainews24, sempre alle prese con malumori interni e trascurabili ascolti. Se il conduttore de L'ultima parola dovesse accettare la direzione di una testata Rai, il suo programma di approfondimento serale verrebbe assegnato al bel Milo Infante. Quanto alla neonata (e strategicamente decisiva) direzione Intrattenimento ne sapremo qualcosa di più il 30 giugno. Per ora si sa che, oltre alle candidature di Giancarlo Leone e Gianvito Lomaglio già consolidate da giorni, si aggiunge in queste ultime ore il nome di Angelo Teodoli. Teodoli, già vice direttore di Raiuno nell'era Del Noce, è esperto in materia e attuale capo del palinsesto oltre che braccio destro del potente vice direttore con delega sui palinsesti Antonio Marano. Mauro Mazza rimarrebbe saldo sulla poltrona di Raiuno, nonostante un tentativo in extremis di trasferirlo a Raifiction, tentativo tramontato dopo il rifiuto di Fabrizio Del Noce di traslocare a Raicinema; mentre Maria Pia Ammirati passerebbe dalla vice direzione di Raiuno alla direzione di Raitre al posto di Paolo Ruffini".

(AGI) - Roma, 7 giu. - Niente piu' nomine giovedi' in Cda Rai. Lo apprende l'AGI. La riunione era programmata per definire alcuni passaggi importanti, ovvero le responsabilita' e gli incarichi in ambiti di forte impatto per l'attivita' delle reti e dell'azienda Rai in se'. Invece c'e' questa novita' della tarda mattinata, probabilmente innescata dalle polemiche per le modalita' attraverso cui si e' arrivati a chiudere la vicenda Santoro. In particolare, il fatto che il Cda sia stato tenuto all'oscuro di tutto.

martedì 21 settembre 2010

NEWS - Basta serial italioti! In futuro la Rai punta a format esportabili di 30/60 minuti recitati in inglese (avvisate Garko e la Arcuri!)
(ASCA) - Torino - La Rai dovra' puntare su nuovi format, per fiction e programmi di intrattenimento, piu' compatibili con la realta' europea e quindi piu' esportabili. E' quanto ha sostenuto il vicedirettore generale della Rai Antonio Marano che in occasione del Prix Italia in svolgimento a Torino ha indicato la nuova offerta dell'azienda radiotelevisiva. "E' inutile produrre una grande opera se poi non puo' essere trasmessa televisivamente negli altri paesi". La durata media dei programmi stranieri, ha spiegato, e' compresa tra i 30 e 60 minuti, mentre in Italia sono molto piu' lunghi. Secondo Marano occorre cominciare a girare fiction in inglese e raggiungere quote di coproduzione internazionale comprese tra il 20 e il 30%. Tra le novita' Marano ha confermato che il nuovo canale cultura della Rai, Rai 5, partira' entro la fine di novembre e avra' come sede di riferimento Milano. Fara' cultura intesa in senso moderno, ha sottolineato Marano, ed e' una risposta a chi sostiene che la Rai fa poca cultura.

venerdì 19 dicembre 2008

BOLLETTINO - Al peggio non c'è fine: dopo l'Auditel arriva il Qualitel
La minaccia incombe. Al momento di andare in stampa, la notizia è confermata: il famigerato e temutissimo Qualitel entrerà in funzione dal prossimo mese. Si tratta di una sorta di indice di gradimento dei programmi tv della Rai. Fortemente voluto dall'ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, il sistema di rilevamento che affiancherà il già discusso Auditel è al centro di polemiche e dubbi. Di costi (altissimi) e di (scarsa) efficacia. Giancarlo Leone, vicedirettore generale della Rai, ha messo le mani avanti: «Come Rai non siamo i motori di questa iniziativa, ma facciamo nostra una richiesta del ministero. Ero tra i più freddi e continuo a esserlo: sono scettico sul fatto che questo sistema di valutazione migliori la qualità del servizio erogato. La qualità percepita non modificherà più di tanto le nostre strategie. Credo che si tratti più di un' operazione di immagine che di sostanza». In senso pratico, ogni giorno sarà intervistato un campione di persone (circa 5.000) che esprimerà un giudizio sui programmi tramite una scala di gradimento articolata. Con un costo non indifferente: quattro/cinque milioni di euro l'anno. Soldi ben spesi? «Io quei soldi li spenderei sul prodotto - ha commentato Leone sul "Corriere della Sera" - La qualità sta nelle persone che si scelgono, nel lavoro sui progetti, in un piano editoriale che è stato giudicato da tutti innovativo». Sempre sul "Corriere della Sera", Antonio Ricci è stato tranchant: «Mi sembra un' inutile baracconata. Vedo in tv molte cose che sono spacciate per essere di qualità e non lo sono. Il telecomando è il tuo qualitel. E poi trovo che vadano in onda programmi obbrobriosi che però sono di stimolo. Prendiamo Sanremo, un prodotto pazzesco: alimenta commenti, discussioni, il divertimento è nel chiacchiericcio che genera». Il punto per Ricci, e non solo per lui, è un altro: «Andrebbero resi noti i risultati dell'Auditel solo per le fasce di spettatori fino a 50 anni: è l'unico modo per far sì che non vengano inseguiti modelli stantii di televisione. Così come è ora invece si va a alla ricerca di un pubblico troppo anziano, scacciando i giovani dalla tv». Se Pippo Baudo applaude il Qualitel («Lo invoco da anni, per una tv di servizio pubblico come la Rai è un imperativo categorico. Non è vero che il pubblico vuole il trash"), il direttore di Raidue Antonio Marano, dà ragione a Ricci: «Per me la qualità è determinata da un sola cosa: il telecomando. Ben venga uno strumento che aiuta a capire cosa pensa il telespettatore, un aiuto a come migliorare l'offerta dei programmi. Ma poi la qualità è anche soggettiva. Se chiedo a chi guarda 'Palcoscenico' un giudizio sull'opera che hanno visto, la risposta sarà positiva per l' 80 per cento dei telespettatori, ma non per questo il giorno dopo metto in prima serata Palcoscenico. Saranno rilevazioni che non incidono direttamente sul palinsesto». Tra i favorevoli al Qualitel, si è espresso Renzo Arbore («Lo aspetto da anni. Il Qualitel non serve soltanto per individuare se un programma è di qualità o no, ma anche a capire se è amato o no"). Maria De Filippi avverte: «Non ho niente in contrario purché non venga utilizzato in modo ipocrita. Ogni volta che un programma non ha raggiunto un buon risultato di Auditel, subito conduttori e produttori si affrettano a dire che però lo guardano i laureati e che quindi è un programma di qualità. Invece io dico che quando uno show fa sei milioni di spettatori vuol dire che prende tutto il bacino televisivo, dai laureati a chi ha studiato di meno. Quando intervistano la gente per strada tutti a dire che guardano Raitre e i documentari, poi leggi il dato di ascolto e viene fuori che la realtà è un' altra. Il concetto di qualità troppo spesso serve da giustificazione a chi non fa ascolti». A margine, sempre sul "Corsera", Aldo Grasso ha commentato: "Ma è quantificabile la qualità? È possibile misurare la nozione più sfuggente che ci sia? L' unica certezza sulla qualità è che non esiste una ricetta per produrla. Questo non significa che bisogna rassegnarsi a una tv senza qualità o riconoscerci solo nel peggio. Significa che la qualità è semplicemente un modo di fare bene le cose. Quando la qualità c' è, si vede. Non c' è bisogno di certificarla: una serie prodotta dalla Hbo ha quasi sempre le stigmate della qualità, in una serie prodotta da RaiFiction è più difficile scorgerle. Quello che si certifica, infatti, non è la qualità ma la qualità messa tra virgolette, una sorta di burocratico «apprezzamento percepito dall' utente», di consumer satisfaction, di luogo comune sulla qualità. È un costoso obbligo istituzionale che la Rai ha nei confronti del contratto di servizio, capace solo di soddisfare i più ingenui. Ci sono persone che amano parlare male della tv perché considerano il mezzo incompatibile con qualsiasi discorso alto: basta però chiedere loro il nome di un programma che possa guidare la riscossa e inesorabilmente parlano di documentari. Inutile spiegare loro che la qualità è qualcosa di più sottile, di più complesso. L' idea poi che la misurazione della qualità possa invertire la programmazione della Rai è semplicemente ridicola. Per invertirla basterebbe una decisa scelta editoriale. Ma la nostra tv generalista, per scelte politiche, è incapace di produrre qualità perché non applica più il fondamento stesso della qualità: la finezza". Ecco, buona tv di qualità a tutti, anche nel 2009!
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Dicembre - Vignetta tratta da TvBlog)

venerdì 29 agosto 2008

NEWS - Camici di forza! Da stasera "Terapia d'urgenza", il "Grey's Anatomy" italiano (e Sergio Muniz scimmiotta Patrick Dempsey...)
(ANSA) - ROMA - Un'equipe di quindici medici, tirocinanti e paramedici, raccontati nelle ambizioni professionali e nelle aspirazioni private, tra diagnosi, rapporto con i pazienti e casi ispirati a fatti di cronaca che movimentano un pronto soccorso milanese: e' un po' la via italiana a "Grey's Anatomy", uno dei medical drama piu' amati, "Terapia d'urgenza", la nuova serie in diciotto puntate che arriva da stasera, venerdi' 29 agosto, su Raidue in prima serata. Come accade nelle corsie del Grace Hospital di Seattle, anche "Terapia d'urgenza" punta sull'umanita' dei protagonisti, sugli stress fisici ed emotivi piu' che sui particolari delle attivita' mediche, ma anche su vicende della realta' quotidiana, l'emarginazione sociale, la tossicodipendenza, l'alcolismo, l'anoressia, la droga, i trapianti e la donazione di organi, la fecondazione assistita, l'aborto. C'e' il primario sicuro ed esigente (Cesare Bocci); il chirurgo tutor degli specializzandi, burbero almeno all'apparenza (Rodolfo Corsato); la donna chirurgo che gli fa da contraltare con la disponibilita' e la dolcezza (Antonella Fattori); la capo infermiera molto efficiente e precisa (Daniela Scarlatti); la dottoressa (Milena Miconi) che porta scompiglio nelle vite dei colleghi (Sergio Muniz e Marco Basile); la pediatra determinata (Alessia Barela) che trova una vera amica nella piu' intuitiva delle infermiere (Elisabetta Rocchetti). Nel cast anche Michele Cesari, Giusy Frallonardo, Andrea Marrocco, Leonardo Ruta, Max Pisu. Con "Terapia d'urgenza", diretto da tre registi (Gianpaolo Tescari, Lucio Gaudino e Carmine Elia), realizzato da Videomedia per Rai Fiction e ispirato alla serie spagnola Hospital Central (25-26% di media di share su Telecinco), la Rai e' tornata a produrre fiction a Milano - in linea con la missione affidata in particolare a Raidue - a 27 anni da "Storia di Anna", lo sceneggiato di Salvatore Nocita con Laura Lattuada. I numeri sintetizzano l'imponente sforzo produttivo: tre anni di preparazione, nove mesi di lavorazione e riprese, 150 persone tra maestranze e troupe impegnate quotidianamente negli studi di via Mecenate, un teatro di posa di 1.500 metri quadrati sui quali e' stato costruito ex novo un ospedale con 29 ambienti diversi. Durante la lavorazione e' morto uno stuntman, Niccolo' Ricci, e proprio a lui la rete, la produzione e il cast hanno voluto dedicare il progetto: ''Era uno dei piu' bravi - ha sottolineato il capostruttura di Rai Fiction Francesco Nardella - e per una tragica fatalita' e' morto durante uno dei casi piu' semplici che era abituato ad affrontare nel suo lavoro''. Se Raidue e' pronta a scommettere sul successo della serie (''L'abbiamo coccolata e adeguatamente promossa, anche durante le Olimpiadi'', dice il direttore Antonio Marano, sottolineando ''la forza del linguaggio e del ritmo''), a Rai Fiction stanno gia' scrivendo il seguito, annuncia Nardella, che non si lascia pero' trascinare nella polemica sollevata dall'Ordine dei medici contro l'assenza della figura del medico di famiglia nel racconto tv: ''Non possiamo raccontare tutto. Altrimenti saremmo come il cartografo del racconto di Borges che deve disegnare una mappa grande quanto il mondo''. ''L'esperienza milanese - racconta Cesare Bocci, caro al pubblico per il personaggio di Mimi' Augello in Montalbano - e' stata una scoperta: abbiamo trovato un territorio vergine per la fiction, con un entusiasmo che forse qui a Roma si e' un po' perso. E abbiamo incontrato tanti bravi attori di teatro della provincia del Nord che faranno la fortuna di questa serie, come i piccoli ruoli hanno segnato il successo di Montalbano''.

domenica 10 dicembre 2006

NEWS - Raidue: meno reality-show, più telefilm. Tornano "ER" e "Lost", arriva "Supernatural"
(ANSA) - MONTECARLO, 9 DIC - Meno reality e serial importati da oltreoceano ancora in primo piano, con alcune novita' allo studio soprattutto sulle prime serate: questo, in sintesi, il menu della prossima stagione di Raidue. Ad annunciarlo e' il direttore di rete Antonio Marano a Montecarlo. Sul fronte dei telefilm, il palinsesto primaverile della seconda rete Rai punta ancora sulle serie di successo di importazione. Se 'Le casalinghe Disperate' (Desperate Housewives) "hanno fatto il loro tempo - spiega Marano - oggi prendono il sopravvento i serial di azione". La sorpresa di Capodanno sara' 'Er'. Dai medici in prima linea si passera' poi alla nuova edizione di 'Lost', il fortunato telefilm che racconta la difficile sopravvivenza su un'isola deserta di un gruppo di superstiti dopo un incidente aereo. La nuova serie di 'Lost', su Raidue da fine febbraio, raccontera' le nuove avventure dei naufraghi tra stenti e incontri con misteriose presenze .Un filone, quello dei fenomeni paranormali, che si rivela vincente anche negli Stati Uniti e che ritroveremo in primavera su Raidue con un'altra serie, 'Supernatural'".

venerdì 17 marzo 2006

NEWS - Al via stasera su Raidue "Roma", il serial-peplum kolossal che in Italia va in onda senza le scene di nudo e gli incesti
Colorata, crudele, violenta, caotica, oscena, tutta sensi e sangue nel suo dinamismo senza freni. Questa era la Roma del I secolo avanti Cristo. E la sua atmosfera, nel traumatico momento di passaggio dalla Repubblica all'Impero, viene restituita attraverso il punto di vista dei soldati Lucio Voreno e Tito Pullo, nella fiction storica 'Roma', una grande produzione Hbo e Bbc con Rai Fiction, che dopo il successo in America (sulla tv via cavo americana ha avuto l'ascolto piu' alto degli ultimi due anni) e in Inghilterra su Bbc1 e Bbc2 (Bbc2 ha avuto il 20% a fronte di una media del 14%), arriva sugli schermi di Raidue da stasera, ogni venerdì alle 21, in dodici episodi per sei prime serate, in una versione un po' edulcorata che ha gia' scatenato polemiche. Nella versione italiana non si vedra' la scena incestuosa di sesso fra i due fratelli Ottaviano e Ottavia. Si glissa anche sulle immagini del giovane Ottaviano assalito dai predoni che gli prendono tutto, anche l'innocenza. Qualche ritocco anche e soprattutto sui nudi maschili: modificata la scena in cui Marco Antonio sta uscendo da una tinozza e viene asciugato da un drappo rosso (nella versione Rai il drappo e' attorno ai fianchi) e quella in cui uno schiavo appare nudo frontalmente. Ma sui tagli che hanno acceso le polemiche in questi giorni fa chiarezza il direttore di Rai Fiction, Agostino Sacca': "e' falso dire che la Rai e' stata costretta a censurare un prodotto trasgressivo. 'Roma' ha una presa cruda sulla realta', censurare questo sarebbe stata una baracconata. C'e' stato un intervento di Rai Fiction ma non di tipo censorio. Raidue e' una rete generalista terrestre, la liberta' e' diversa da quella delle tv a pagamento. Abbiamo chiesto di riscrivere alcune scene per il nostro mercato e di girarne due volte alcune. Man mano che si andava avanti il nostro intervento e' stato sempre meno necessario. E' una grande storia popolare e un grande film politico con una cura maniacale dei particolari. Che potesse essere un'americanata era solo un pregiudizio". Anche il direttore di Raidue, Antonio Marano, alla sua prima conferenza stampa dopo il ritorno alla guida della seconda rete, sottolinea: "la verita' della storia non si puo' cambiare. Facciamo vedere come si viveva allora, da dove veniamo nel bene e nel male. La serie sara' presentata con un'anticipazione di circa tre minuti sui contenuti di Roberto Giacobbo. 'Roma', che Sacca' mi propose due anni fa credendoci fino in fondo fin dall'inizio, sembra cinema piu' che fiction, e' il prodotto giusto per Raidue che deve avvicinarsi a un target giovane". Il consulente storico Jonathan Stamp (responsabile di molte produzioni documentaristiche della Bbc), precisa che "la fiction e' autentica nei confronti della vita nell'antica Roma, i costumi, le pettinature, i rapporti fra le persone ma per quanto riguarda il racconto non ci puo' essere un'autenticita' al 100%, e' sempre fiction". Girata a Cinecitta', dove tra poche settimane prenderanno il via le riprese della seconda serie in dodici episodi di 50 minuti (il piano di produzione complessivo prevede 60 episodi da realizzare in 5 anni), 'Roma' e' costata 120 milioni di dollari per i primi 12 episodi (4 milioni e mezzo di euro sborsati dall'Italia) di cui la maggior parte investiti a Cinecitta' e ha visto l'impiego di 350 tra attori e comparse addestrate per essere a tutti gli effetti soldati romani, 600 acrobati ed un numero equivalente di cavallerizzi, ballerini e musicisti, 15 mila figuranti, e quattro registi tra cui Michael Apted per le prime tre puntate e poi Julian Farino, Alan Coulter, Alan Poul e Timothy Van Patten. Negli spazi esterni di Cinecitta' sono stati realizzati 20 mila metri quadrati di scenografie per rappresentare il Foro e i quartieri patrizi e plebei dell'antica Roma. E alla fine della lavorazione, come ha annunciato Sacca', sara' realizzato con tutto il materiale utilizzato un Parco a tema a Roma. Tremila i costumi realizzati utilizzando i tessuti e il metodo di colorazione dell'epoca esposti oggi con riproduzioni di oggetti, monete, foto di scena a Viale Mazzini a Roma. Tra gli attori italiani Chiara Mastalli (nel film 'Notte prima degli esami') nei panni della schiava Irene che dice di "essere onoratissima di far parte di questa squadra", Manfredi Aliquo' e Lidia Biondi. Tra i protagonisti nel ruolo di Voreno, Kevin McKidd ('Le crociate') e in quello di Pullo, Ray Stevenson ('King Arthur'). Ciaran Hinds ('Era mio padre') e' Giulio Cesare, Kenneth Cranham e' Pompeo Magno, Polly Walker e' Atia della gens Giulia, Kerry Condom e' Ottavia e Max Pirkis e' Gaio Ottaviano. Durante le riprese gli attori da Polly Walker a McKidd e Stevenson si sono innamorati di Roma. "Avevo l'immagine di una citta' di rovine e musei mentre Roma - dice Stevenson - e' una citta' in movimento, fluida, come la vita". Andata in onda in vari Paesi fra cui Belgio, Norvegia, Svezia, Israele, Portogallo, Spagna la serie e' stata trasmessa nella versione Hbo su Canal Plus in Francia e nella maggior parte dei paesi con reti commerciali. La versione Rai e' stata utilizzata da quelli con reti generaliste" come ha spiegato Charles Scheger, direttore di Hbo International.

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