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martedì 7 aprile 2020

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"La Casa di carta" è crollata! Ha poco da aggiungere, crepe nella sceneggiatura
"A pochi mesi di distanza dall' ultima stagione, «La casa di carta» si rinnova rendendo disponibile su Netflix gli otto episodi del quarto atto. Anche questa rapidità nell' aggiornare l' evoluzione del racconto è indicatore di come la serie spagnola firmata da Alex Pina rappresenti uno dei titoli di punta del catalogo, quello di cui tutti parlano. Però, la frenesia si accompagna spesso all' improvvisazione, e così questa stagione mostra crepe che si aprono in più di un' occasione. Non basta aver ormai familiarizzato con i personaggi (l'inattesa fragilità del Professore, la vulcanica Nairobi, l' instabile Tokyo, il violento Denver) per nascondere i difetti di un impianto narrativo che tende a esagerare e a ripetersi. Il Professore (Álvaro Morte) è convinto che l' amata Lisbona-ex ispettore Murillo (Itziar Ituno) sia stata uccisa, ingannato dal rumore di uno sparo sul finire della terza stagione. Stretto tra «amore e morte che si erano uniti nel suo cuore», è deciso a conoscere la verità e tornare al Banco di Spagna dove si trovano asserragliati gli uomini e le donne della banda. L' impressione è che «La casa di carta» non abbia poi molto da aggiungere; si trascina come una soap, abbandonando l' azione per una scelta di introspezione psicologica dei personaggi e delle loro relazioni, senza però avere l' attitudine per questo genere di affondi. Peraltro, il personaggio migliore e più adatto in questo senso (Berlino, interpretato da Pedro Alonso) è morto due stagioni fa e costringe a un ricorso continuo al flashback. Eppure, la serie resta un classico esempio di guilty pleasure, di quel piacere un po' perverso che ci tiene incollati a una storia anche se ne riconosciamo i limiti. Nella serie anche un' inconsueta e un po' stiracchiata strizzatina d' occhio alla cultura popolare italiana: un gruppo di frati intona «Ti amo» di Umberto Tozzi e «Centro di gravità permanente» di Battiato". (Aldo Grasso)

venerdì 4 gennaio 2019

NEWS - Tutti pazzi per "La Casa di carta" a Firenze! Folla in delirio a caccia del "Professore" e di "Berlino" in Piazza Duomo
News tratta da "La Nazione"
Un giorno solo di riprese, ma è bastato per mandare in tilt piazza Duomo. Sono centinaia i fan de "La Casa di Carta" che si sono dati appuntamento in centro a Firenze per le riprese della terza stagione della fortunata serie Netflix. Un appuntamento che si svolge in un solo giorno, venerdì 4 gennaio, giornata peraltro freddissima ma che non ha scoraggiato i fan. Chicca per gli appassionati, la presenza di Alvaro Morte, che nella serie interpreta "Il Professore", l'ideatore del colpo alla zecca di Madrid che fa da sfondo all'intera serie. Con lui anche Pedro Alonso, che ne "La Casa di Carta" è Berlino. Proprio la scena che vede protagonisti il Professore e Berlino, scena che si svolge tra Battistero e cattedrale, ha catturato l'attenzione dei fan, che durante i ciak hanno fatto scattare a più riprese i loro smartphone. Per foto che adesso custodiranno gelosamente. La troupe ha iniziato a lavorare da poco dopo l'alba: macchine da presa, luci, teloni, tutto è stato approntato. Poi dalle 9.30 circa le prime riprese. Gli attori hanno cercato di scaldarsi come hanno potuto: tazze di caffé caldo e coperte sono state particolarmente utili nelle pause tra un ciak e l'altro. I fan arrivavano non solo da Firenze ma un po' da tutta Italia. E si erano coordinati attraverso i vari gruppi e pagine su Facebook. Era stato addirittura distribuito un tagliandino speciale che i veri fan si sono appuntati sul petto per riconoscersi tra la folla. La notizia delle riprese e i video dei fan hanno talmente invaso i social che in mattinata l'hashtag #lacasadicarta è prepotentemente entrato tra i trending topic. Nel pomeriggio la troupe si è spostata a piazzale Michelangelo. Anche qui c'era il pubblico delle grandi occasioni. Tanti gli appassionati che hanno seguito le riprese. Sul set anche una gru per le riprese dall'alto. Il meteo ha premiato la troupe: un suggestivo sole invernale baciava infatti Firenze. E dal piazzale gli scorci della città erano davvero suggestivi. 

lunedì 23 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
I segreti e le ragioni di perché è cult "La casa di carta"
"Per la disastrosa rapina di "Prendi i soldi e scappa", Woody Allen si nasconde dietro il nasone, gli occhiali e i baffoni di Groucho Marx (va male perché il rapinatore passa al cassiere un biglietto, il cassiere legge "siete tutti sotto giro", il rapinatore insiste "sotto tiro, non giro" e non la smettono di accapigliarsi). Groucho Marx anche per i rapinatori pensionati di "Vivere alla grande" diretto da Martin Brest nel 1979 (erano stufi di stare ai giardinetti facendosi molestare dai bambini). Le maschere di quattro presidenti americani - Nixon, Reagan, Johnson, Carter - servono ai surfisti che assaltano le banche in "Point Break" di Kathryn Bigelow, anno 1991. Tute rosso-arancio e maschere di Salvador Dall con i baffi all'insù e l'occhio a palla (servirà in certe inquadrature) sono la divisa di otto rapinatori che dopo aver studiato il colpo per cinque mesi di irrompono nella zecca di stato spagnola. Sono le braccia, più o meno specializzate: dall'hacker allo scassinatore con fiamma ossidrica, ma servono anche la forza bruta e un maestro di cerimonie. La mente, chiamata il Professore, ha scelto otto persone che non avevano niente da perdere, li ha messi seduti davanti alla lavagna come scolaretti, ha imposto loro nomi di città e vietato le relazioni personali - e ora da fuori si muove come un regista alla prima con il pubblico. Fa anche altro, nella serie Netflix "La casa di carta", ma preferiamo non essere noi a svelarlo. Le maschere di Dali somigliano a quelle di Guy Fawkes, cospiratore inglese cattolico che nel 1605 tentò di far saltare in aria re Giacomo I con tutto il Parlamento. Riportato all'onore della modernità dal fumetto di Alan Moore e David Lloyd, è diventato un film di James McTeigue con il titolo "V come Vendetta" ("V per vendetta" è colpa del titolatore italiano che ha scordato le elementari). Da qui la lettura in chiave "indignados", contro la finanza internazionale, che della serie Netflix dà il Monde. I turchi vanno di paranoia: commentatori e politici vicini a Erdogan hanno visto già nel trailer messaggi - subliminali, sostengono - che incitano alla rivolta. Per i dietrologi nostrani interessati a intervenire nel dibattito senza darsi la pena di vedere la serie: a un certo punto intonano "Bella ciao". Deliri di interpretazione a parte, "La casa di carta" è un'avvincentissima serie su una rapina complicata, con presa d'ostaggi e una negoziatrice appena separata dal marito (malamente, per lui c'è un ordine restrittivo). Bottino stimato: 2 miliardi e 400 milioni di euro. Non vogliono i soldi che trovano nel caveau, li stampano al ritmo di 200 milioni al giorno - così tecnicamente non derubano nessuno. Poiché alla zecca lavorava un certo numero di impiegati, e c'era una scolaresca in visita - tra le allieve, la figlia dell'ambasciatore britannico - abbiamo abbastanza personaggi per rendere interessante la trama, scandita da continui colpi di scena. Netflix ha comprato la serie dalla rete televisiva spagnola Antena 3. la stessa che produce "Il segreto", soap opera quasi decennale in onda su Canale 5. Alvaro Morte che fa il Professore viene da quel vivaio, la bella Ursula Corberó (Tokyo) era in "Fisica o chimica". Dimostrano i miracoli che una buona idea e una buona scrittura riescono a compiere: il santo da pregare qui si chiama Alex Pina. Da una tv generalista a serie che fa scattare il passaparola su una piattaforma snob. E' bastato prendere i 15 episodi e farli diventare 22 con un'interruzione dopo le prime tredici, per far andare in crisi d'astinenza lo spettatore".  (Mariarosa Mancuso)

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