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domenica 13 aprile 2014

domenica 23 marzo 2014

 
GOSSIP - Sophia nella rete! La Bush di "OTH" (e "Chicago PD") è la nuova "Maxim" girl
Sophia Bush looks quite arresting on the April 2014 cover of Maxim.
The Chicago P.D. actress strips down for the men's magazine, wearing a mesh corset and, well, not too much else. But Bush is more than just a pretty face—she's a talented actress and an outspoken activist.
Bush, 31, uses social media to highlight a variety of causes and social issues. "I realized I could have a dinner party conversation with 15 people, and I could use Twitter to have that same conversation with a million," says the California native, who volunteers for Pencils of Promise and charity: water.
Given that she's consistently been on TV screens since 2003, the actress has amassed quite an online following. "Well, it's funny. It's not often that someone gets a job at 20 and then does it for a decade. Those are the years you're supposed to be growing and exploring new things," Bush says of her One Tree Hill days. "But this show [Chicago P.D.]? It feels like the job I was supposed to be doing."
To prepare for her role as detective Erin Lindsay, a former confidential informant, Bush brushed up on creator Dick Wolf's other TV shows. "Well, I've watched his whole library, but I didn't sit and cram or anything. Although I did spend my Super Bowl Sunday watching a True Detective marathon on HBO."
The NBC drama shoots on location in the Windy City, which suits Bush just fine. "The restaurant scene is fantastic, and there a lot of great little bars," she says, noting that she hangs out with her co-stars regularly. "Our adventures are mostly about finding rare whiskeys and then dancing our faces off."

lunedì 24 dicembre 2012


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!


Sei anni vissuti nell’Upper East Side al fianco di Serena, Blair, Chuck, Dan e Nate, non saranno semplici da dimenticare.
Su e giù dalle limousine, tra eventi glam e party di beneficienza, con un martini cocktail in una mano e un flûte di champagne nell’altra, i ragazzi griffati e “pettinati” più chiacchierati di sempre, ci hanno detto addio.
Stracult per certi versi, stracotti per altri, anche se adesso non ce rendiamo conto, in futuro ci mancheranno. Gossip Girl teneva in piedi l’ultimo baluardo teen drama, un genere in piena crisi mistica, che con la chiusura lo scorso anno di One Tree Hill, riusciva a sopravvivere solo grazie alla compagnia di Serena Van Der Woodsen e della sua allegra combriccola.
Soundtrack direttamente dai primi posti delle classifiche pop di tutto il mondo, una regia frizzante e divertente e un cast dall’inestimabile fascino: queste le caratteristiche forti dello show, peculiarità che ahimè, nel corso degli anni, non sono state sufficienti però a tenere alto il livello della serie.
Penalizzato da una sceneggiatura piuttosto frivola e da una visibile inconsistenza nel plot, il telefilm creato da Josh Schwartz e tratto dalla serie di romanzi di Cecily von Ziegesar, non ha saputo superare la crisi del terzo anno.
Trascinandosi faticosamente nel tortuoso sentiero della CW, network che di recente non fa che collezionare un flop dopo l’altro, Gossip Girl ha registrato un repentino calo negli ascolti a partire dalla fine del terzo anno, riuscendo però a sopravvivere, molti di noi non si spiegano come, fino a oggi.
Un finale molto atteso quello trasmesso la scorsa settimana, per nulla all’altezza delle aspettative però: bizzarra l’identità, finalmente svelata, di Gossip Girl, la blogger dalla lingua tagliente che altri non è che Dan “lonely boy” Humphrey, e piuttosto “telefonati”, i matrimoni portati in scena nella series finale, quello di Chuck e Blair prima, e quello di Serena e Dan poi.
Difetti a parte, non mi sento però di sparare a zero su questi sei lunghissimi anni, certa che lo spartiacque segnato dallo show dopo The O.C., resterà comunque negli annali: Serena è una versione di Marissa 2.0, con un profilo Facebook e uno smartphone dal quale non si separa mai, più spregiudicata e ribelle, ma senza dubbio, almeno all’inizio, molto affascinante. E come tutti gli altri protagonisti che in questi anni ci hanno tenuto compagnia, ci hanno fatto sorridere e ogni tanto, sono anche riusciti a farci emozionare.

lunedì 10 dicembre 2012


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!


Ci sono serie talmente stracotte che meriterebbero di venir chiuse dopo una manciata di episodi appena, altre che, nonostante tutto, un’occhiata se la meritano nonostante tutto. Ce ne sono alcune che vengono trascinate per lunghe, estenuanti stagioni, altre che al termine del primo anno, si beccano una chiusura anticipata lasciando in sospeso gli esigui colpi di scena che solitamente le caratterizzano.
Esistono poi alcuni telefilm che, soltanto con l’episodio pilota, si confermano immediatamente “stracult”, senza lasciare alcun dubbio allo spettatore. Altri invece ci mettono un po’ a convincere pubblico e critica per diventare successivamente piccole pietre miliari del panorama telefilmico internazionale, per arrivare poi a certi show che, seppur stilisticamente e qualitativamente mediocri, riescono in qualche modo, a far parlare di sé.
Riallacciandosi al detto “nel bene o nel male purché se ne parli”, questo è proprio il caso di 90210, spin-off, remake, sequel (di epiteti gliene sono stati attribuiti molti in questi cinque anni) del celebre Beverly Hills 90210, storico teen drama che negli anni Novanta ha fatto impazzire la mia generazione, gettando le basi di un genere che, ahimè, oggi, si è perso per strada.
A metà strada tra lo stracult e stracotto, per tutti i motivi elencati sopra, al centro della nostra rubrica oggi, proprio i ragazzi del West Beverly High versione 2.0, che con l’ultima puntata trasmessa sulla CW la scorsa settimana, hanno festeggiato il traguardo di “100 episodi”.
Come già anticipato, non ci troviamo certo di fronte a un capolavoro, né tantomeno a show di grosso rilievo, questo è poco ma sicuro. E se vogliamo, anzi, di difetti, nella serie ideata da Rob Thomas e sviluppata da Gabe Sachs e Jeff Judah, possiamo riscontrane parecchi: dall’inconsistenza di alcune storyline, a una sceneggiatura fin troppo superficiale e prevedibile, fino ad arrivare a un plot spesso banale ed esagerato e una recitazione (per la maggior parte dei componenti del cast) piuttosto elementare.
Ma se la serie resiste, a fatica e nonostante l’esiguo numero di spettatori ogni settimana - appena un milione scarso (e un rating dello 0,5 nella fascia 18-49) -, un motivo c’è.
Da un alto abbiamo le guest star, che come da tradizione del genere (basti pensare alla serie madre o a One Tree Hill) non mancano mai: da Nelly Furtado a Carly Rae Jepsen, da Ne-Yo ai Jonas Brothers, sono molti i personaggi pop che fino a oggi hanno contribuito ad animare il teen drama. Dall’altro, nonostante alcune storie come già detto, appaiono pressoché surreali, il punto di forza di 90210, è proprio nella leggerezza che porta in scena, in quell’irresistibile parvenza trash che l’ha caratterizzata e che trova il culmine nell’irrefrenabile personaggio di Naomi Clark, interpretato da AnnaLynne McCord.
A conti fatti quindi, non c’è dubbio che 90210 sia uno stracotto dalla nascita, da quando tentò, inutilmente, di calcare le fila di un colosso del mondo dei telefilm come Beverly Hills 90210, fallendo in tutto e per tutto.
Ma guardando bene sotto la superficie, questi 100 episodi andati in onda finora, ci hanno regalato, nonostante tutto, un piacevole diversivo, un toccasana per scacciare i pensieri, quaranta minuti che, settimana dopo settimana, ci hanno aiutare a mettere da parte i piccoli problemi quotidiani per un po’, calandoci con leggerezza in un mondo patinato e affascinate, surreale sì, ma senza dubbio esilarante.  

lunedì 5 novembre 2012


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl! 


Stracult di questa settimana (nonché migliore novità di questo autunno) Last Resort, la nuova serie della Abc. Protagonista dello show, il capitano Marcus Chaplin (Andre Braugher) e la truppa del Colorado, sottomarino della marina militare americana in missione nelle acque dell’Oceano Indiano per recuperare una squadra.
La storia inizia quando, dopo aver ricevuto l’ordine di attaccare il Pakistan, il capitano, spalleggiato dal suo vice Sam Kendal (Scott Speedman), si rifiuta di obbedire al governo USA e, scampato all’attacco di un altro sommergibile, si rifugia con la sua flotta su un’isola limitrofa che sceglie come “base” da “occupare” con la forza.
Gli showrunner Shawn Ryan (The Shield) e Karl Gajdusek (Oblivion), hanno tra le mani una bella gatta da pelare visto il ritmo sincopato della regia (Martin Campbell, Kevin Hooks), quadro chiaro e fedele del caos che regna all’interno del sottomarino.
I dialoghi, ben strutturati seppur a tratti leggermente confusi, spesso si accavallano e per non perdere il filo della storia, non sono ammesse distrazioni e allo spettatore non è concesso di abbassare la guardia neanche per un minuto se non vuol perdere il filo della storia.
Un’ottima serie insomma, intensa e intricata, con delle potenzialità incredibili, difficile da seguire e altrettanto complicata da descrivere, e il bello sta proprio qui, perché per lo spettatore stesso diventa una vera e propria sfida.
Lo show di Campbell ricorda per certi versi i romanzi di Tom Clancy e ha come punto di forza un cast di altissimo livello, a partire dal protagonista, Braugher (Salt, Passengers, The Mist), passando per il suo vice interpretato da uno strepitoso Speedman, che molti ricorderanno come il Ben di Felicity, fino ad arrivare a Robert Patrick (The Unit, Burn Notice, True Blood), COB tenuto prigioniero da Chaplin perché contrario a occupare l’isola.
Last Resort è un’avventura epica, corale, dove non manca nulla: è una serie densa di pathos, emozione, hype, azione.
Tra intrighi politici e conflitti morali su un’isola che ricorda inevitabilmente quella di Lost e che anche stavolta, nasconde moltissimi misteri, iniziano così le avventure di un leader e del suo gruppo di seguaci, soldati all’apparenza fedeli e valorosi tra i quali però, si nascondono non pochi traditori.


Pollice verso questa settimana per Partners, comedy della CBS che ha per protagonista Sophia Bush (One Tree Hill), ideata da David Kohan e Max Mutchnick, creatori di Will&Grace.
Partners si avvale di un cast molto noto sul piccolo schermo seppur, alla fine dei conti, per nulla convincente: la Bush interpreta Ali, fidanzato dell’architetto Joe, cui presta il volto David Krumholtz, protagonista di Numb3rs e recentemente apparso in The Newsroom. 
Nei panni di Louis, il migliore amico di Joe sin dai tempi dell’asilo, Michael Urie (celebre per il ruolo del civettuolo Mark nell’indimenticabile Ugly Betty), anche lui architetto e fidanzato con Wyatt, Brandon Routh che interpretò il cattivo Daniel Shaw in Chuck. 
Il primo limite, la comedy lo riscontra laddove non riesce minimamente a discostarsi da Will&Grace in alcun passaggio: sin dai primi minuti, ricorda inevitabilmente la serie con Debra Messing, dal punto di vista dei personaggi, dei dialoghi, dello humour e delle situazioni nelle quali i protagonisti si ritrovano.
Non fa ridere, non comunica nulla, non convince e se proprio dobbiamo dirla tutta, alla lunga (e su 20 minuti di durata è alquanto grave) annoia anche. Routh è inespressivo e piatto come suo solito (Dylan Dog ancora ringrazia) la Bush e Urie troppo, troppo simili ai personaggi interpretati nelle serie che li han resi famosi.
L’unico che vediamo rapportarsi con una situazione “nuova” a tutti gli effetti, è Krumholtz, ma da solo di certo non basta a dar spessore a una sitcom della quale il palinsesto televisivo avrebbe potuto tranquillamente fare a meno.

sabato 9 giugno 2012

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

Come abbiamo già detto la scorsa settimana, in questi mesi molte serie sono giunte al termine, alcune salutandoci definitivamente, altre prendendosi un break per lasciar spazio agli show “estivi”.
Stracult&Stracotti indossa una veste speciale, per decretare oggi la “top 3”, o meglio la “flop 3” dei telefilm più deludenti di quest’anno.

La medaglia d’oro in questa classifica al negativo va appesa al collo di Steven Spielberg, produttore e ideatore di Terra Nova, il nuovo show sci fi targato Fox che nelle menti dei piani alti del network avrebbe dovuto colmare il vuoto lasciato da Lost. Attorno a questo prodotto c’erano fortissime aspettative, un budget da capogiro e una campagna marketing massiccia, certi di un forte successo in molti paesi, fra cui il nostro, la Fox aveva deciso di trasmetterlo in contemporanea con gli USA. Ma è bastata una manciata di episodi per vedere gli ascolti dello show precipitare nel baratro. Lo spunto iniziale della trama non risulta abbastanza forte, i personaggi sono artefatti e stucchevoli: dialoghi che girano a vuoto e un senso generale di noia e fastidio. Del sense of wonder che i dinosauri avrebbero dovuto suscitare, non c’è la minima traccia… e questo la dice molto lunga sulla qualità finale dello show. Bocciato da pubblico e critica, a noi non resta che dire “provaci ancora, Steven”.

Secondo posto al teen drama di Josh Schwartz Gossip Girl, in onda il prossimo autunno con la sesta, estenuante stagione. Trama sconclusionata, surreale, inverosimile a livelli inauditi, lo show sui ragazzi dell’Upper East Side ha toccato davvero l’apice in quanto ad assurdità quest’anno, rasentando in più di un’occasione il fondo del barile. Le innumerevoli situazioni ripetitive e paradossali della quinta stagione hanno trascinato la serie in fondo a un baratro, senza lasciare speranze di salvezza. Eppure, quei “masochisti” della CW hanno deciso di concedergli un’altra chance, vuoi per condizioni contrattuali troppo complicate, vuoi per scelte di marketing a noi sconosciute. Ritroveremo quindi Blair e Serena fra qualche mese, per fortuna per uno spicciolo di episodi appena: a loro infatti, toccherà lo stesso destino di One Tree Hill, concluso quest’anno dopo 9 stagioni nel corso di una midseason di 13 episodi.

Terzo posto per Ringer, lo show che ha segnato l’attesissimo ritorno si Sarah Michelle “Buffy” Gellar sul piccolo schermo. Un ritorno col “botto” ma non nel comune senso che tutti diamo a questo termine, anzi: flop clamoroso e senza precedenti per l’ex cacciatrice di vampiri, caduta vittima di uno pseudo crime per nulla convincente né coinvolgente. Caratterizzato da una regia a dir poco debole, una sceneggiatura contorta e nella maggior parte dei casi dai risvolti fin troppo superficiali, Ringer si è trascinato con fatica, nel corso di 22 interminabili episodi, verso una season finale ancor più confusa e inverosimile di tutta l’intera stagione. Stracotta come poche, per fortuna non rinnovata.

martedì 15 maggio 2012

NEWS - Wisteria Dead Line. Addio alle "Desperate Housewives", ecco perchè ci mancheranno...
Articolo di Alessia Barbiero per Linkiesta
"Otto anni. Otto stagioni. E' arrivata a morte naturale Desperate Housewives, la serie TV incentrata su un gruppo di donne, tutte vicine di casa in un sobborgo residenziale degli States. L'ultima puntata (tranquilli, niente spoiler) è andata in onda in America domenica sera, in Italia abbiamo ancora qualche settimana di tempo prima di salutare definitivamente Bree e compagne, dato che il finale di stagione è in programma per il 6 di giugno. Quest'anno la televisione seriale ha perso qualche storica icona: Dr. House tra i medical, One Tree Hill tra i teen, Chuck tra le nerd-spy stories. Ma tra tutte le perdite quella maggiore è senza dubbio rappresentata da questo drama ABC decisamente leggero ma solo apparentemente superficiale. Le casalinghe disperate sono diventate, nel corso degli anni, delle vere e proprie icone della TV, ecco perché.

  • L'ironia
L'abito non fa il monaco. La serie ambientata a Wisteria Lane descrive una ricca periferia statunitense, che solo in apparenza sembra quieta e tranquilla, ma che nella realtà nasconde inquietanti misteri. Desperate Housewives fin da subito si è posta come obiettivo di spiare all'interno delle finestre dei sobborghi della middle-class: la case ordinate, le mogli sempre perfette (focose amanti e brave cuoche - graziose, bambine e puttane le definirebbe De André), i vialetti ben curati sono una pura facciata. La realtà è un caotico susseguirsi di segreti, spesso anche macabri (vi ricordate il corpo senza vita del marito della signora McCluskey conservato dentro un congelatore nello scantinato?). La serie ironizza su quello che sembra la perfezione della classe medio-borghese e offre una cronaca impietosa del sogno americano: stesso obiettivo che si è proposto Weeds, ma Desperate l'ha fatto "senza giocare sporco", senza puntare tutto su sesso, droga e rock'n'roll.
  • La sceneggiatura
Di Desperate Housewives tutto si può dire, ma non che non abbia una sceneggiatura superba, una delle migliori di tutta la TV seriale. Battute taglienti, frecciatine, ironici botta e risposta hanno caratterizzato la serie sin dalla prima stagione.
  • La commistione di generi
Ci ha fatto ridere, piangere, restare sull'attenti con l'adrenalina a mille: Desperate Housewives rientra tra le serie TV senza genere. O meglio, in quelle che includono tutti i generi: un po' drama, un po' comedy, a tratti thriller, a tratti soap opera. Questo è stato il segreto del suo successo: è stata in grado di attirare spettatori diversi, soddisfacendoli tutti nello stesso momento.
  • L'old fashion di un concetto retrò: il vicinato
E per ultimo uno dei motivi per cui questa serie ci mancherà così tanto è che ha messo in risalto un concetto ormai perso nel tempo: quello del vicinato. Nell'era in cui si comunica con i social network, in cui non sappiamo più nemmeno i nomi di chi abita nel nostro palazzo (figuriamoci nella nostra via), nell'era in cui ci sembra quasi impossibile trovare fidanzato/marito nella nostra città e in cui le relazioni a distanza proliferano, Desperate Housewives ha permesso di farci rivivere un po' di quella nostalgica sensazione in cui il mondo non ci sembrava poi così grande. Ci ha portato indietro nel tempo, prima che le tecnologie prendessero il sopravvento e le relazioni sociali face to face andassero perse. Ci ha fatto vedere il nostro ieri, ricordandoci quali sono le cose che contano. E scusate se è poco".

domenica 15 aprile 2012

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