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martedì 24 novembre 2020

NEWS - Clamoroso al Cibali! Mamma Rai si concede l'incesto...In "Pure" su RaiPlay la protagonista sogna rapporti con la madre e il padre

Articolo tratto da "Libero"

Nel nobile tentativo di tenere il passo con il mercato, la Rai ha di nuovo fatto il passo più lungo della gamba. Perché scriviamo "di nuovo"? Perché quello che vi stiamo per raccontare ricorda una faccenda avvenuta anni fa, che aveva visto Libero e Carlo Freccero protagonisti di uri infuocata polemica. All'epoca si trattava di Rai 4e della serie tv Fisica o chimica. Stavolta in gioco ci sono Rai Play (che, proprio come a suo tempo fece Rai4, sta cercando di innovare l'offerta pubblica) e la nuova serie tv che la piattaforma ha comprato in esclusiva e in prima tv per l'Italia: Pure. Questa serie tv inglese, da non confondere con l'omonimo giallo americano, ha per protagonista Marnie: una 24enne che soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo, chiamato Pure O. Praticamente, la poveretta rivede involontariamente in chiave hot, nella sua mente, tutto quello che le succede. E noi insieme a lei. La serie ci mostra infatti i flash che si susseguono nella sua mente (donne che si trastullano i capezzoli, orge, corpi nudi) e, giusto per fugare ogni dubbio, correda il tutto con svariati discorsi tipo: «Un giorno ho visto una donna con i tacchi alti, ho passato tutto il tempo a chiedermi dove potessi infilare quel tacco e poi ho conduso che il posto migliore fosse la vagina». E fin qui è tutto "solo" morboso e spinto. Il problema inizia a nascere quando le fantasie hard di Marnie coinvolgono lei e... i suoi genitori. Vi risparmiamo i dettagli e ci limitiamo a dire che nei flash assistiamo a un bacio saffico tra mamma e figlia e a un rapporto orale. Capite bene che tutto ciò è molto disturbante ma soprattutto fatica a trovare un posto all'interno della linea editoriale di pubblica utilità Rai. Anticipiamo subito le possibili obiezioni: si, il disturbo di cui si parla è, seppur raro, esistente. La stessa protagonista ne è disgustata e sconvolta. E, si, la serie tv si ispira a una storia vera, a sua volta o?;etto di un libro. Quindi Pure non sarebbe una storia gratuita e dovrebbe avere (non ce ne vogliate per il condizionale...) uno scopo divulgativo e pedagogico. Chissà, forse è lo stesso valore educativo che Freccero invocava per Fisica o chimica e noi di Libero, oggi come allora, non cogliamo. D'altronde qui si entra nel campo delle opinioni, ma lasciateci dire un paio di cose. Primo. Non tutte le storie devono essere necessariamente raccontate. Secondo. Se si decide di affrontare temi così delicati, bisogna usare il giusto tono. Servono tatto, discrezione, intelligenza soprattutto se si parla a una platea teen. In Pure non c'è poesia e men che meno la tanto invocata ironia: è tutto sopra le righe. Non a caso la produzione, pur coinvolgendo la Bbc, è andata in onda su Channel 4, uno dei canali british più estremi, per poi planare sulla piattaforma americana on demand di Hbo. Il problema non è dunque il tema di per sé: esistono flor fior di serie che esplorano le menti psicopatiche, da Dexter a Criminal minds. In questi titoli lo spettatore empatizza con il protagonista, comprende la sua psicosi, ne intuisce le ragioni alla base. Qui no. I morbosi flash rubano la scena a Marnie che si ostina a fare cose senza senso, come provare a vedere se è lesbica per poi flirtare, 30" dopo, con un uomo. Più che entrare nel suo mondo si ha la sensazione di spiare, dalla serratura, le incestuose fantasie della ragazzina. Certo, c'è il cartello «Visione consigliata a un solo pubblico adulto» ma ha lo stesso valore del bollino rosso di Rai4...

mercoledì 11 novembre 2020


L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

Occhio e mani negli slip con "Love&Anarchy", la prima serie di Netflix che prende in giro Netflix

IL FOGLIO

"Non si capisce da quale impiccio dell'algoritmo Netflix sia uscito l'accoppiamento. I surrealisti (ben prima di Franco Battiato e Manlio Sgalambro) avevano celebrato "l'incontro casuale di un ombrello e di una macchina da cucire sul tavolo operatorio". Avendo peraltro a loro volta rubacchiato la frase. Nei libri funziona così ma non provateci a casa, per rimpolpare il manoscritto rimasto a metà e ora ritirato fuori: a seconda ondata, secondo capitolo. Qui siamo oltre. Moriamo dalla voglia di sapere quale incrocio di categorie non ancora battuto, o quale insoddisfatto e capriccioso abbonato, abbiano spinto Netflix a produrre la serie "Love e Anarchy". Svedese, creata da Lisa Langseth che l'ha diretta assieme a Alex Haridi. Da una parte una bella bionda, specializzata nel rinnovamento di aziende decotte, che ogni momento avvia un porno sullo smartphone, e si sbottona i pantaloni, neanche fosse la versione 2.0 di Alexander Portnoy (scusa, Philiph Roth, era per capirci). Dall'altra una piccola casa editrice che tiene ancora i contratti in polverosi classificatori, guai a mandarli per email. Dacci dentro oggi e dacci dentro domani, Sofia la consulente aziendale si fa beccare con le mani nelle mutande in ufficio, e prontamente il tecnico informatico registra l'accaduto. Lei si era lamentata per il rumore del trapano, ora lui ha l'occasione per rendere la pariglia. Vendicarsi, ricattare, chiedere prestazioni sessuali? No, siamo in Svezia, e del sesso facile devono averne abbastanza (lui peraltro non si risparmia, facendogli occhi dolci a tutte le fanciulle che incontra, e prontamente lo seguono nello sgabuzzino, nel sottoscala, nel primo angolo buio). Vuole un invito al ristorante, e promette che cancellerà il video. Gli sviluppi non vanno svelati, sappiate però che le otto puntate hanno uno deciso piglio femminista (con un marito e due figli a casa) e un debole per i film di Ruben Östlund: il regista di "The Square", Palma d'oro a Cannes qualche anno fa. Era una satira non sull'arte contemporanea, ma sul nostro atteggiamento davanti all'arte contemporanea: se c'è un ricattino, volentieri cediamo. Aveva diretto anche "Forza maggiore", un maschio che alla vista di una valanga afferra il cellulare e abbandona moglie e figli sulla terrazza al sole. E qui siamo già più in tema, il marito pubblicitario ha il fascino di una saponetta. L'altra metà — casa editrice che vuole stare al passo con i tempi -è molto più divertente e crudele (resta sempre il mistero sull'unico spettatore interessato a entrambi gli elementi della storia). Nei corridoi, arriva il Venerato Maestro che spedisce autoscatti osceni alla giovane scrittrice femminista (e chissà chi, subito dopo, risponde facendo circolare uno scatto che somiglia a "L'origine del mondo"). L'attrice Lena Endre — quella vera, l'abbiamo vista in "Millennium" — scrive un libro su Ingmar Bergman, e non lo vogliono pubblicare in mancanza di particolari piccanti (niente è peggio dei raffinati editori d'arte e cultura che all'improvviso decidono di buttarsi sul commerciale). Sempre per salvare i bilanci, cedono i diritti cinematografici del gioiello di famiglia — un serissimo romanzo sulla Seconda Guerra Mondiale intitolato "Il treno" — a una piattaforma streaming che si chiama Stream Us. E che ne ricaverà un film d'azione, con esplosione finale. Bisogna dirlo alla scrittrice prima dell'anteprima, è vecchia e lo choc potrebbe ucciderla. "Love e Anarchy" — il titolo del romanzo tentato in gioventù dalla bionda consulente, si parla di editori e subito spuntano i mano- scritti — ha almeno un record. E' la prima serie Netflix che prende in giro Netflix". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 27 dicembre 2019

GOSSIP - Un brutto "Affair"! Ruth Wilson è fuggita dal set della serie tv che l'ha consacrata per mobbing lesbo: l'autrice Sarah Treem la voleva sempre nuda...
News tratta da LaStampa.it
L’attrice inglese Ruth Wilson ha lasciato improvvisamente nel 2018 il set della serie tv The Affair per le troppe scene gratuite di nudo che le venivano richieste. Lo ha rivelato l’Hollywood Reporter, dopo che per molto tempo si era pensato che Wilson se ne fosse andata per protesta contro la disparità del suo trattamento economico rispetto a quello del suo partner, Dominic WestI soldi non c’entravano nulla, ha finalmente spiegato Ruth Wilson, obbligata al lungo silenzio da una clausola del contratto. A farle decidere di abbandonare la serie, conclusa quest’anno anche in Italia con il titolo “Una relazione pericolosa” erano state le continue richieste della produttrice Sarah Treem, che la voleva nuda anche quando non era necessario. Tra le due donne si era creato un clima insopportabile, culminato con la richiesta di Wilson di non avere Teen sul set quando lei girava. La produttrice, secondo il racconto di Hollywood Reporter, si rivolgeva all’attrice “con il linguaggio di un uomo degli Anni 50”, dicendole che “tutti aspettavano solo lei” e che “era bellissima”. Wilson, che per la sua interpretazione di Alison Lockhart nella serie ha vinto un Golden Globe, ha abbandonato il set dopo l’ennesima scena di sesso, prevista contro un albero durante una sessione di yoga. L’attrice ha lamentato che mentre si giravano queste sequenze erano presenti molte persone che non c’entravano con la produzione e che anche al di fuori del set tutti potevano vedere tutto sui monitor. Inoltre, ha lamentato il fatto che la maggiore quantità di carne esposta fosse la sua e non quella di Dominic West, che interpretava il suo amante. Sarah Treem si è difesa dicendo di essere sempre stata una femminista, di non avere mai usato il linguaggio che le viene attribuito, né di avere mai costretto qualcuno a spogliarsi. Ma testimoni intervistati da The Hollywood Reporter hanno raccontato di averla vista più volte tentare di persuadere gli attori a denudarsi “anche quando non erano a loro agio e non erano obbligati dal contratto”, in un ambiente di lavoro definito “molto tossico”. A Hollywood il rapporto tra registi, produttori e attori che devono girare scene di nudo è regolato dalle norme del SAG-AFTRA, un sindacato che rappresenta 160.000 attori di cinema e tv e che vincola ogni scena di nudo al rispetto della dignità e della volontà dei professionisti coinvolti. Poiché il nudo è un ottimo ed economico sistema per risollevare gli ascolti di programmi altrimenti destinati al fallimento, se ne fa sempre più uso nelle serie tv. Spartacus è stato considerato un film porno con una bella trama, Game of Thrones in Italia è stato portato in seconda serata per risparmiare almeno i bambini, Vikings e Versailles sono pieni di sesso gratuito che non c’entra nulla con la storia. E’ probabile che la decisione di Ruth Wilson di confessare la vera ragione del suo abbandono del set di The Affair apra un nuovo fronte dopo quello del metoo. Le situazioni imbarazzanti e le pressioni da lei vissute devono essere molto comuni nel mondo delle nuove serie tv, così ossessionate dal sesso da averlo ormai fatto persino venire a noia.

domenica 6 ottobre 2019

GOSSIP - Un futuro del cazzo! Maitland Ward di "Crescere che fatica", "Quell'uragano di papà" e "Usa High" si è data al porno! "Volevo liberarmi del passato e esprimermi come non avevo mai fatto prima". E per farlo ha debuttato dalla porta principale: la serie a luci rosse "Blacked", nota per i pistoni di colore extra-large...

News tratta da Serial.everyeye.it
Nel corso di una nuova intervista con In Touch Weekly Maitland Ward, attrice televisiva della Disney nota per la serie Crescere, Che Fatica!, ha spiegato la decisione di intraprendere una carriera nel mondo del pornoDopo anni di ruoli guest e parti ricorrenti in altre serie tv statunitensi, la Ward ha debuttato in una serie di spettacoli di intrattenimento per adulti e recentemente anche nel film porno integrale Drive. "Volevo davvero liberarmi del passato e iniziare ad esprimermi in un modo che non avevo mai fatto prima" ha detto l'attrice. "Non penso che i miei fan mi abbiano mai visto così prima d'ora, davvero non l'hanno fatto. È solo una sensualità molto profonda, e penso che sia un modo davvero divertente per interpretare un esploratore, e devo fare cose che non avrei mai pensato di fare in passato. Proprio queste situazioni sessuali che sono una specie di tabù". L'ex star della Disney ha anche spiegato che è stato il suo background nel cosplay alle convention dei fan che l'ha portata ad esplorare maggiormente la comunità porno. "Ho iniziato a fare questo tipo di film, roba professionale, non molto tempo fa - solo un paio di mesi fa", ha detto. "Mi sentivo pronta. Non è stato come se stessi dicendo, 'Oh, voglio fare tutto questo da sempre', ma ho sentito il bisogno di provarci. Spero che il mio passato nell'industria possa aggiungere qualsiasi tipo di legittimità a questo grande progetto, così da attirare l'attenzione del pubblico e convincerli a guardare e dire: 'Oh, però, è davvero bello".

venerdì 3 maggio 2019

SGUARDO FETISH - Achtung, compagni! Se non scopate è colpa di Netflix!

Articolo tratto da "Il Foglio"
Nell'imbarazzato tentativo di spiegarci, senza offendere nessuno, perché il sesso nelle vite adulte ondeggi tra l'ossessione e il sottoscala del nostro interesse, e nel bisogno di romanzare la pigrizia demografica e la prudenza procreativa, andiamo sempre alla ricerca di un soggetto esterno a cui addossare la responsabilità di quel che accade ai nostri desideri sopra i nostri divani. Quindi adesso ecco a voi il maggiore indiziato in colpevolezza da stanchezza erotica e da esagerato successo nel controllo delle nascite: Netflix. La comodità e anche l'appagamento offerto da serie tivù senza interruzioni pubblicitarie (pare che le interruzioni pubblicitarie incitino al movimento, al dialogo, al bicchiere di vino, a manovre di avvicinamento fra esseri umani liberi e consenzienti), e anche quel meraviglioso senso di quasi infinito offerto dalla possibilità di accedere alla puntata successiva senza più lo sconforto e l'eccitazione data dall'attesa, la soddisfazione insomma, la varietà di scelta, la concentrazione, la solitudine ma anche eventualmente la condivisione dello spettacolo con la persona giusta (o sbagliata, non importa) creano una tale catena di intimità e vitalità che poi ci si addormenta senza alcun senso di omissione. Oppure si corre a casa, carichi di buone intenzioni, ma alla frase: "Stasera finiamo la terza stagione di Chiami il mio agente!", non si può resistere, e ci sarà sempre un'altra sera, e ci sarà sempre una nuova puntata di qualcosa anche di vecchio, ci sarà un documentario su Osho che finalmente ci aprirà gli occhi su Osho, sempre con l'euforizzante consapevolezza che non c'è soltanto Netflix. Sono stata al cinema tre volte in questa settimana, compreso il giorno di Pasquetta con la solita pioggia fuori, sono arrivata quasi in ritardo con la paura di trovare solo i posti in prima fila che mi fanno venire il torcicollo, e ogni volta in sala non eravamo più di quindici, tutti seduti vicinissimi a causa dei posti assegnati dal computer, e ci guardavamo sospettosi: non saremo dei pericolosi maniaci? Il pensiero successivo è stato: ma dove sono finiti tutti? A casa, sdraiati da qualche parte con Netflix in vena e in totale castità, è la risposta che danno i sondaggisti del Wall Street Journal, sempre nel tentativo di scovare un colpevole. Dei cinema deserti, delle culle vuote, dell'insonnia. Del resto, l'amministratore delegato di Netflix ha detto che uno dei suoi principali concorrenti, nel desiderio di occupare ogni momento libero dei suoi centoquarantanove milioni di abbonati, è il sonno. Non ha parlato di sesso, non ha parlato di vita: sa che non si possono fare due cose contemporaneamente. E' un problema, questo, che riguarda da sempre soprattutto i maschi. I sondaggisti non si sono ancora occupati dei pericolosi sconvolgimenti famigliari, coniugali e sentimentali di quando salta il wifi. Quando il film si blocca. Quando scopri che si è bloccato non per il wifi ma perché la ex del tuo fidanzato ha ancora le password di Netflix e le sta offrendo in giro per vendicarsi. In quei casi estremi può succedere di tutto, sesso compreso, tutto tranne la disdetta dell'abbonamento, che verrà più probabilmente allargato ai quattro schermi in contemporanea. Utili anche in caso di divorzio senza spargimento di sangue.

martedì 5 febbraio 2019

GOSSIP - Ecco come si fa una bella X...ega! Gillian Anderson insegna come si "smanetta" ad arte in "Sex Education"!

venerdì 30 novembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

AVVENIRE
L'inaccettabile nichilismo di "Baby"
"Non è stato facile per chi scrive arrivare alla fine della proiezione (riservata alla stampa) delle prime due puntate di Baby senza provare un senso di ribellione. Non tanto perché la nuova serie disponibile su Netflix da venerdì 30 novembre (prodotta da Fabula Pictures e diretta da Andrea De Sica e Anna Negri) ha preso spunto dagli sconvolgenti fatti accaduti a Roma qualche anno fa e battezzati dai giornali come il caso delle baby squillo dei Parioli. Quello che proprio non ha convinto la sottoscritta, non solo come giornalista ma soprattutto come madre di un figlio adolescente, è stata la voluta parzialità del racconto. Di una storia che, forse, si proponeva di raccontare gli adolescenti di oggi e che invece ha finito per tracciame un ritratto assolutamente incompleto, in certi momenti persino fastidioso. La storia di Baby si svolge ai Parioli: «Se hai sedici anni e vivi nel quartiere più bello di Roma sei fortunata» dice Chiara (Benedetta Porcaroli), una delle giovani protagoniste della serie all'inizio della prima puntata. Ma bastano pochi minuti per capire che quella fortuna è solo illusoria: la ragazzina, come tutti i coetanei della prestigiosa scuola che frequenta, è sola. Terribilmente sola, figlia di una famiglia in decomposizione nella quale i genitori si dichiarano separati in casa («Lo facciamo per te»), salvo fare ciascuno i propri comodi, a volte proprio sotto lo sguardo sconcertato della figlia. Non va meglio ai suoi amici, che poi tanto amid non sono visto che il valore dell'amicizia qui non è nemmeno abbozzato, come del resto qualsiasi altro valore: Ludovica (Alice Pagani) vive con una madre fragile e instabile che con la figlia condivide lo smalto, le cene con i fidanzati di passaggio e poco altro; e Damiano (Riccardo Mandolini) è cresciuto nella periferia romana del Quarticciolo ma, a causa della morte della madre, è costretto a vivere ai Parioli con il padre ambasciatore e la di lui moglie, lacerato tra due mondi diametralmente opposti nei quali fa fatica a riconoscersi. In questa riproduzione (volutamente?) stereotipata, dove non c'è nemmeno un solo personaggio positivo, non mancano naturalmente il sesso facile per sfuggire alla noia, che non richiede alcun coinvolgimento affettivo ed emotivo; la droga altrettanto facile visto che a scuola si spacciano canne e cocaina; i locali da frequentare fino a notte fonda E, dulcis in fundo, la prostituzione. Il teorema alla base di Baby è, tutto sommato, chiaro e, per certi versi, persino condivisibile: se hai sedici anni e una famiglia che non si occupa dite se non in apparenza, il rischio è quello di diventare un adolescente sbandato alla mercé del primo disgraziato che passa Un paio di cose, però, non convincono. La prima è, come dicevamo, la parzialità del racconto: il mondo degli adolescenti è, per fortuna, più ricco e variegato di quello proposto da Baby ma la serie non lo mostra, dando l'impressione che i sedicenni di oggi, almeno quelli benestanti e abitanti in una grande città, siano tutti così. La seconda è che non c'è traccia di un benché minimo giudizio su comportamenti francamente discutibili. Nessuno ha particolari nostalgie della tv pedagogica di un tempo ma è inaccettabile sentir dire dagli autori di Baby che «il nostro primo obiettivo è stato quello di non giudicare i personaggi» o che «non vogliamo filtri paternalistici o moralistici. Sarà il pubblico a trarne le conseguenze» davanti a ragazzini e ragazzine che si drogano e considerano il sesso poco più di un passatempo perché significa non riconoscere la responsabilità che ci si assume quando si fa televisione. Soprattutto una televisione come Netflix che ha nel suo Dna proprio il pubblico giovane. Autori e protagonisti di Baby da questo orecchio, però, non ci sentono: «Questa serie ha l'obiettivo di mettere il pubblico in condizione di farsi delle domande e non di trovare le risposte» ribadisce Benedetta Porcaroli mentre Isabella Aguilar si spinge a generalizzare: «In questa serie abbiamo messo anche tanto di noi, delle nostre esperienze personali. Siamo stati tutti sedicenni allo stesso modo. Non c'è nichilismo né denuncia sociale». Se non è nichilismo Baby c'è da chiedersi cosa lo sia". (Tiziana Lupi)

lunedì 26 novembre 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! Ecco perché: 1) il sesso nelle serie tv non sarà più lo stesso 2) HBO non sarà più la stessa 3) i tempi di produzione seriali non saranno più gli stessi (forse)
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martedì 20 novembre 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! La vita rivoluzionaria di Adelina Tattilo, l'editrice di "Playmen", diventerà una serie tv. Chissà se comparirà in un cameo Barbara D'Urso, che nel dicembre del 1982 comparve nuda in copertina e nelle pagine interne...

News tratta da "Il Mattino"

Diventerà una serie tv la vita della donna che diede il via all'erotismo patinato in Italia. I diritti di Adelina Tattilo-una favola sexy, l'unica biografia autorizzata che racconta la vita dell'editrice di «Playmen», sono stati acquistati dalla Endemol Shine ltaly. Edito dalla Odoya il libro racconta una delle prtagoniste dell'editoria degli anni '60 e '70, Adelina Tattilo, l'imprenditrice che ha lanciato «Playmen»», la prima rivista erotica patinata in Italia, sfidando così, sul suo stesso terreno, il re del genere Hugh Hefner e il suo «Playboy». Dal libro, scritto dal giornalista Dario Biagi, sarà tratta, con la collaborazione esclusiva degli eredi diretti della Tattilo, una serie televisiva che racconterà la vita di una donna all'avanguardia. Alla vigilia del Sessantotto, la Tattilo fu pioniera nel dare il via alla trasformazione dei costumi sociali e sessuali del cattolicissimo e bigottissimo Belpaese imponendo, con il suo mensile, un nuova concezione del comune senso del pudore , promossa anche grazie a interviste a grandi scrittori, registi, artisti. Fondata nel 1967, «Playmen» visse di donne nude e di grandi fotografi softcore (Roberto Rocchi, Franco Marocco, Mimmo Cattarinich e PaoloTallarigo), andando in edicola sino al 2001. Tra le copertine più celebri quelle con Pamela Villoresi, Patty Pravo, Brigitte Bardot Ornella Muti, Amanda Lear, Teresa Ann Savoy, Lilli Carati e Camille Keaton. Tra gli articoli uno del luglio 1968 firmato Henry Miller, tra gli scoop, nel '69, le foto di Jacqueline Kennedy, allora moglie di Aristotele Onassis, che, nuda, si abbronzava ai bordi della piscina nella loro villa nell'isola di Skorpios.

mercoledì 31 ottobre 2018

lunedì 15 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA VERITA'
Sentite questa: "Skam" Italia vittima di ossessioni porno gay patologiche
"Ah che bella, l'adolescenza. Lo scorso 5 ottobre, su Timvision, piattaforma televisiva on demand di Tim, è iniziata la seconda serie di Skam Italia, fortunato remake dell'originale produzione norvegese. Skam, che in norvegese significa «vergogna», era ambientato in un liceo della Oslo «bene»; il remake italiano, ideato, diretto e sceneggiato da Ludovico Bessegato, si svolge in un istituto superiore di Roma. Protagonista un gruppo di adolescenti, alle prese con avventure, problemi, esperienze e disagi caratteristici di questa età. La formula della serie è assai originale: ogni giorno va online una clip di due minuti circa, che messe uno dopo l'altra formano l'episodio completo, che va in onda ogni settimana. Tra i protagonisti della prima serie, che ha avuto un buon successo di audience, c'era anche Martino, forse gay, forse no. Tra i temi affrontati dalla serie, infatti, ci sono anche bullismo, cyberbullismo, omosessualità. Argomenti delicati, importanti, terni di grande impatto sul pubblico di adolescenti che si è appassionato e continuerà ad appassionarsi alle avventure dei protagonisti di Skam Italia. Al termine dell'edizione precedente, la protagonista, Eva, lascia il fidanzato perché è convinta di piacere a Martino, ma scopre che il suo compagno di scuola frequenta siti per gay. Per «spoilerare» le prossime puntate di Skam Italia 2 basta andarsi a rileggere la trama della versione norvegese: Isak, il personaggio della serie originale al quale è ispirato quello di Martino (protagonista principale della seconda edizione italiana) è gay e vive le difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale finché si innamora di Even e decide di fare outing. Tra le clip già online, una merita di essere commentata, perché, ci sarà consentito dirlo senza passare per pericolosi oscurantisti, ci sembra di pessimo gusto a dir poco. È ambientata su una spiaggia, e il protagonista, Martino, seduto sul bagnasciuga, osserva i suoi amici giocare a racchettoni, tuffarsi, divertirsi intorno a lui. Martino, mentre in sottofondo possiamo ascoltare una canzone che definire struggente è poco, si guarda intorno con sguardo smarrito, e la telecamera indugia sui costumi e sui muscoli dei ragazzi che si divertono sulla spiaggia. L'apoteosi, è il finale: uno dei giovani spruzza della crema solare addosso ai compagni, il fiotto sfugge al controllo e finisce per colpire il protagonista della clip, che si ritrova, nella ultima inquadratura, tutto impiastricciato di liquido bianco e cremoso: capelli, guancia, torace, spalla. Ora, due sono le possibilità: o chi scrive è vittima di una vera e propria ossessione, a livelli patologici, e vede sesso ovunque, oppure ci troviamo di fronte a un doppio senso esplicito, molto esplicito, e (ci sia consentito) di pessimo gusto". (Carlo Tarallo)

lunedì 27 agosto 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Basta serie tv col "binge watching", non si scopa più!
"Oltre a far entrare le gattare nel salotto buono, Instagram ha ridato dignità ai filtri seppiati. Pure a quelli che trasformano gli scatti in cartoline con il bordo seghettato, sfumate in rosa cipria e azzurro. Fa circolare a piede libero le prodezze dei pupi e le feste di carnevale con i cappellini scemi. Non possiamo più dire, figuriamoci pensare: "Grazie, riponga pure la foto della creatura vestita da pinguino nel portafogli". Poteva Netflix restare indietro? Certo che no. Netflix ha fatto l'upgrade alle serate di coppia davanti alla tv, fusi con i cuscini del divano — il sofà pub essere anche un letto, il televisore può essere un computer o qualsiasi altro black mirror, cambia poco. Era l'ultimo stadio della noia matrimoniale, della lunga convivenza, di "ogni passione spenta": lui sul divano che russa stringendo il telecomando; guai a sfilarglielo di mano, pena il risveglio. Se appena lo chiamiamo "binge watching" (magari con la promessa solenne di fedeltà "non andrò avanti a guardare questa serie senza di te") la serata coniugale cambia di segno. Diventa una prodezza di cui vantarsi. "Noi quattro, ieri sera". "Noi tre di fila, abbiamo saltato la cena". I francesi, che alle tradizioni ci tengono, hanno cominciato a interrogarsi sull'effetto che hanno serie sui bollenti spiriti degli spettatori. La tv era un rifugio per chi aveva superato l'età delle notti in discoteca. Netflix ha soprattutto abbonati giovani: l'elettrodomestico non l'hanno mai visto, non sanno cos'è un palinsesto televisivo, ma gli ormoni li dovrebbero avere ancora. "Fucking séries" — con l'accento perché sono francesi e il Big Mac lo chiamano "Le Big Mac", copyright Quentin Tarantino — è un articolo uscito su Les Inrockuptibles, numero speciale dedicato al sesso (ne fanno uno all'anno, con impegno e fantasia, scovando gruppi sadomaso rispettosi del #MeToo, con lo slogan "fammi male ma fammelo bene"). "Abbiamo smesso con le serie perché finiva che non scopavamo più", si lascia scappare una trentenne. Basta a una giornalista sveglia per partire con l'inchiesta. Prima gli studi scientifici, che non dimostrano granché. Sono vecchiotti, confermano che i bollenti spiriti sono intiepiditi, ma uno studio termina prima che arrivi lo streaming, e l'altro è una fake news partita da una battuta del ricercatore: "Questi sono i numeri, le cause non chiedetele a me, sarà colpa di Netflix". Un esperto francese di serialità non vede il rapporto causa/effetto: "Mi ricorda chi nell'800 accusava i romanzi di turbare le menti delle fanciulle". Con il senno di poi: le fanciulle non si sono fatte turbare granché. Possiamo indovinare un grande futuro per le serie televisive, che peraltro riprendono il feuilleton o romanzo a puntate, da cui non era esente neppure Dostoevskij. La psicosessuologa: "Succede, guardare una serie è meno impegnativo che far l'amore, se sei stanco". Interviene un paziente: "Non sono le serie, è che la mia fidanzata si addormenta a metà episodio, non mi sento di svegliarla". Sdrammatizza anche Iris Brey, nel libro "Sex and the series". Trovo romantico — scrive — che una coppia guardi una serie fino all'una di notte (come si siano messi d'accordo sulla serie per due sarà svelato agli avvocati che si occuperanno del divorzio). Sostiene che le serie spingono a un'attività scopereccia diversa. Che la frequenza — chiamatela anche quantità — non ha nulla a che fare con la qualità. Che la bizzarria e la non ortodossia (diciamo così) fanno solo bene. Firma l'articolo Camille Emmanuelle, che alla fine—siamo ormai sulla soglia per andarcene — sgancia la rivelazione: "Io e mio marito abbiamo chiamato nostra figlia come l'attrice che nella serie 'Transparent' fa Ali Pfefferman". Per i non adepti, una donna che vuole essere "queer", né maschio né femmina. Prendiamo nota anche di questo: prima dell'avvento di Netflix, chi dava ai figli i nomi presi dalla tv—vedi Pamela e Sue Ellen, le cleptomani borgatare di "Come un gatto in tangenziale" — non firmava articoli sui giornali alla moda". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 8 giugno 2018

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Vent'anni di "Sex and the City": ma è ancora vivo il suo mito? Ha retto al passare di due decenni?

Articolo tratto da "La Stampa"
"La domanda più scomoda quando si tratta di prodotti di intrattenimento: ha retto il passare del tempo? Ha lasciato in eredità qualcosa in più dell'aver reso famosi marchi come Manolo Blahnik e Christian Louboutin? Il 6 giugno si sono compiuti 20 anni esatti dalla messa in onda di Sex and The City, la serie che ha raccontato per la prima volta quanto fosse normale per le donne trentenni rimanere single, pensare alla carriera, uscire con le amiche, godersi anni di sano divertimento e di sesso spensierato. Vibratori, incontri a tre, romanticismo, matrimonio, amicizia, cancro al seno, infertilità: non c'è argomento che le quattro protagoniste - Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte - non abbiano affrontato, dettando toni e argomenti che avrebbero occupato gran parte della televisione femminile del futuro. E non c'è dubbio che la serie abbia raccontato le tendenze (non solo sessuali) con un occhio così puntuale per i gusti veloci dei newyorkesi da sembrare profetico: il Meatpacking quartiere in ascesa, la fuga della classe media a Brooklyn, Pastis e Balthazar ristoranti di riferimento.
Un'epoca che non esiste più Sex and The City ha raccontato meglio di chiunque altro un'epoca. Il problema è che quell'epoca non esiste più. Per le femministe di oggi lo show è troppo consumistico (in una famosa puntata Carrie calcola che la sua collezione di scarpe vale 40 mila dollari, il deposito per il mutuo del suo appartamento) e troppo legato a valori effimeri che stonano con la società in crisi in cui viviamo. È anche molto, troppo bianco: a parte l'apparizione di un medico afro americano, fidanzato brevemente con Miranda, c'è una drammatica mancanza di diversità. La stessa Sarah Jessica Parker - oltre che protagonista, produttore esecutivo per tutte e sei le stagioni - in una recente intervista ha ammesso che, oggi, una delle quattro dovrebbe essere per forza afro americana. Cynthia Nixon, che nello show interpreta l'avvocato Miranda, la più femminista delle quattro, e che oggi è candidata al ruolo di Governatore di New York, ha ammesso di essere stata disturbata dal troppo consumismo: «Quando ho rivisto la scena in cui Mr Big fa costruire una gigantesca cabina armadio per fare felice Carrie mi sono chiesta se sia questo il messaggio che vogliamo trasmettere». Persino Candace Bushnell, la giornalista autrice della column da cui è tratta la serie, in un'intervista al Guardian ha dichiarato: «Nella vita reale Carrie e Big non sarebbero tornati insieme». Un sentimento condiviso da quelle fan che nel matrimonio finale hanno visto tradite le premesse iniziali: sei stagioni a dire che alle donne non servono gli uomini per essere felici e realizzate per poi finire con la più disneyana delle favole? A dispetto di queste dissonanze, è però vero che Sex and The City gode ancora di un successo clamoroso, testimoniato all'interesse per un possibile terzo film (i primi due hanno incassato rispettivamente 415 e 294 milioni) e per il numero di account Instagram dedicati alla serie, alle sue frasi famose, agli abiti delle protagoniste, e seguiti da centinaia di migliaia di follower. In uno dei più seguiti le frasi delle protagoniste vengono analizzate secondo la iper sensibilità odierna per cui quando Carrie dice di indossare una collana d'oro «come una del ghetto» le si commenta ironicamente che è una frase che non tiene conto dei suoi privilegi di donna bianca. La fashion editor che lo gestisce, Chelsea Fairless, dice: «È vero, lo show è troppo bianco, troppo materialistico e non abbastanza serio, ma sono stanca anche solo a pensare allo sforzo che mi ci vorrebbe per boicottarlo, e preferisco usare quelle energie per combattere il patriarcato». (Simona Siri)

martedì 3 aprile 2018

GOSSIP - Mack-azzo ti dice il cervello? L'interprete di Chloe in "Smallville" coinvolta nello scandalo della setta di Keith Raniere (era la sua vice per procurare e sottomettere schiave sessuali). Convolte anche la collega di set Kristin Kreuk e Nicki Clyne di "Battlestar Galactica" (con quest'ultima la Mack si sarebbe sposata nella setta!)
Anni fa Allison Mack ha raggiunto la fama nel ruolo di Chloe Sullivan, l’amica di Clark Kent/Superman in "Smallville", e dopo aver continuato a recitare in qualche serie TV, lo scorso autunno si è scoperto che la donna, ora 35enne, è da tempo coinvolta in una setta guidata da Keith Raniere e implicata nel traffico di schiave sessuali. Anche la collega di set di "Smallville" Kristin Kreuk sarebbe coinvolta nella vicenda, anche se a un livello inferiore, mentre la Mack era a tutti gli effetti la vice di Raniere. Un giorno fa, è emerso un video del momento in cui Raniere è stato prelevato dalla polizia nel resort a Puerto Vallarta in Messico, e Mack si è lanciata in macchina all’inseguimento dei poliziotti. Il 57enne Raniere si era rifugiato in Messico quattro mesi fa, dopo l’avvio di un’indagine federale nei suoi confronti. Nelle immagini pubblicate anche dal Daily Mail si vede l’attrice sbalordita, insieme ad altre donne, mentre il leader della setta viene arrestato. Le donne cominciano a dire di dover saltare in macchina per seguire la polizia e, stando a quanto riportato dal sito del Daily Mail, le autorità locali hanno riferito che poi si sono lanciate in un inseguimento in auto ad alta velocità. Un ex appartenente alla setta ha affermato che nel gruppo
c’erano anche l’attrice Nicki Clyne (Battlestar Galactica) - con la quale la Mack si sarebbe sposata nella setta nel nome dell'amore libero lesbo - e figure note quali Lauren Salzman, India Oxemberg e Loreta Garza. La setta in questione si chiama NXIVM, e persone che ne hanno fatto parte lo descrivono come setta sessuale che si presenta come organizzazione di auto-aiuto con centri operativi negli Stati Uniti, Messico, Canada e Sud America. Raniere ha lasciato però gli USA l’anno scorso dopo che il New York Times aveva pubblicato un report nel quale affermava che alcune donne, all’ingresso nel gruppo, erano state marchiate con un simbolo che includeva le iniziali dell’uomo. Queste donne avevano rivelato agli investigatori di essere state costrette a comportarsi come schiave, punite fisicamente nel caso in cui avessero disobbedito ai comandi del padrone. Il procuratore Richard P.Donoghue ha dichiarato che Keith Raniere è stato accusato di aver creato una società segreta di donne con cui aveva rapporti sessuali e che venivano marchiate con le sue iniziali, costringendole anche a condividere con lui informazioni strettamente personali e a
cedergli il proprio patrimonio. Gli atti divulgano poi che la setta è stata creata 20 anni fa, ed in tutto questo tempo ha permesso a Raniere di intrattenere relazioni multiple con i suoi membri. NXIVM ha tenuto seminari e corsi che arrivavano a costare anche diverse migliaia di dollari, ed incoraggiava i membri a reclutare altri partecipanti promettendo di ottenere in cambio posizioni sempre più importanti nella gerarchia interna del culto. Nel 2015 Raniere ha creato una sezione interna della setta, chiamata DOS o The Vow, in cui vari gruppi di donne erano tenute schiave da diversi padroni, e reclutate dai membri stessi di NXIVM, che contestualmente richiedevano beni da dare in garanzia, tra cui le informazioni personali anche riguardo familiari ed amici, fotografie di nudo e deleghe per impossessarsi dei loro beni. Nell’accusa si afferma che le schiave di DOS avevano paura che tutto ciò venisse reso di dominio pubblico
qualora avessero lasciato il gruppo. 
Allison Mack era considerata un membro eminente di questa setta, tanto da esserne a capo con Raniere. L’attrice lo aveva raggiunto in Messico circa un mese fa. Se tutte le accuse nei confronti dell’uomo verranno confermate, Raniere potrebbe ottenere l’ergastolo. Il vice-direttore dell’FBI William F. Sweeney ha dichiarato: “Keith Raniere ha manifestato un disgustoso abuso di potere nel denigrare e manipolare le donne che considerava le sue schiave sessuali. Apparentemente, ha preso parte ad orrende cerimonie in cui le marchiava e le bruciava, con la collaborazione di altre donne che operavano nel suo sistema piramidale”. Ed ha aggiunto: 'Questi gravi crimini contro l’umanità non sono solo impressionanti, ma a dir poco sconvolgenti, e porremo fine a questa tortura oggi stesso'. Ovviamente, le indagini sono estese a tutti i collaboratori di Raniere, per cui si ritiene che la notizia dell'arresto di Allison Mack sia prossima.

mercoledì 24 gennaio 2018

NEWS - Underwood, abbiamo un problema! Dopo lo scandalo sessuale di Kevin Spacey, Netflix ci ha rimesso 39 milioni di dollari
News tratta da "Uproxx"
Netflix reportedly took a $39 million write-down for its fiscal fourth quarter due to the cancellation of two Kevin Spacey projects, Deadline reports. CFO David Wells revealed the company’s write-down during an earnings interview, but did not outright say the money lost was because of Spacey’s ongoing sexual harassment scandals. Sources close to the issue have told Deadline, however, said the money was indeed tied up in the final episodes of House of Cards and Spacey’s Gore Vidal biopic, Gore. On the call, Wells explained that write-downs were a normal part of the business, Netflix just “hadn’t had one of this magnitude.” Wells said the decision “related to the societal reset around sexual harassment, so it was somewhat unusual in that respect.” According to Variety, the period biopic on writer Gore Vidal had already wrapped and is now seemingly shelved indefinitely. The final season of House of Cards has been moved from its usual order of 13 episodes to eight. Additionally, it’s possible that some of the losses Netflix is soaking up were put into a canceled Louis C.K. special after the comedian admitted to multiple instances of sexual misconduct last fall. As The Hollywood Reporter points out, the removal of Danny Masterson from The Ranch after multiple women accused him of sexual assault would not have contributed to this loss.

domenica 31 dicembre 2017

SGUARDO FETISH - Cin Cin al 2018! Le serie tv abbattono il taboo della vista del seme, da "Girls" a "Girlfriend Experience", da "The Deuce" a "Insecure"

Articolo tratto da "Mic"
Meglio eiaculare tardi che mai, potrebbe dire qualcuno, vista l’improvvisa comparsa del seme sui network a pagamento e nelle serie tv, finora estromessi dallo schermo. A parte un accenno in ‘Sex and the City’ nel 1999, il punto di svolta forse è stato un episodio di ‘Girls’ di Lena Dunham nel 2013. Lo sperma di recente è apparso in ‘Insecure, in una scena di “Girlfriend Experience”, dove la escort si ripulisce lo stomaco dopo il climax del cliente, in ‘The Deuce’ con la prostituta interpretata da Maggie GyllenhaalIl tabù, secondo la scrittrice e sessuologa Logan Levkoff, sta nel fatto che non amiamo parlare dei fluidi che il nostro corpo produce (incluse le mestruazioni), perciò sebbene la vista dello sperma sia normale durante una scena di sesso, il pubblico non la tollera. O non la tollerano gli investitori in pubblicità. Infatti sembra che questo tipo di contenuto marchi la differenza fra i canali premium e quelli ‘regolari’. Bisogna sempre vedere il perché si fa questa scelta. In ‘Girls’ probabilmente serviva a mettere sullo stesso piano uomini e donne, visto che i corpi femminili sono stati sempre esposti, o a dare autenticità al piacere. Serve a distanziare l’orgasmo maschile dal porno, e aiuta il fatto che appare in serie come ‘Insecure’, ‘Girls’, ‘Girlfriend Experience’, ‘Big Mouth’, tutte create o co-create da donne. Le scene sono viste dalla prospettiva femminile, provocano il disgusto, la rabbia, l’umiliazione della protagonista e sovverte la fantasia pornografica maschile. Il rischio sono sempre i gruppi di controllo tipo il ‘Parents Television Council’, che ad esempio monitora ‘Big Mouth’, la serie animata per adulti di Netflix che non solo ha mostrato eiaculazione in cartoni, ma anche il dialogo con lo sperma evacuato. I genitori si sono lamentati, i difensori rispondono che omettere le polluzioni notturne significa stigmatizzare una realtà biologica. Il che apre anche il dibattito sull’accesso a certi programmi e sulla supervisione dei genitori: il problema non sono gli autori dei contenuti, ma gli adulti che devono proteggere i figli. Insomma, dobbiamo abituarci ai nostri sgraditi fluidi corporei, come alla violenza gratuita e alla volgarità in tv. Per molti questo è un progresso. Come si dice, quando il genio è uscito dalla lampada, non puoi rimandarlo indietro.

mercoledì 6 dicembre 2017

NEWS - A(m)mazon, che botta! Lo scandalo Weinstein costa alla piattaforma di Jeff Bezos 2 milioni di dollari per le serie cancellate

News tratta da "Deadline"
The nuclear cloud that has enveloped the Weinstein Company after the explosive revelations of decades of alleged sexual harassment and sexual assault by Harvey Weinstein just got thicker by more than $2 million in a fraud and breach of contract lawsuit“TWC had lured Plaintiffs into a trap,” producers Scott Lambert and Alexandra Milchan say of the company’s role in the now-shuttered David O. Russell series that was set to be played by Amazon Studios on its streaming service. “Unknown to Plaintiffs, TWC’s former co-chairman, Harvey Weinstein, had engaged in multiple acts of sexual misconduct. This misconduct — which TWC knew very well, but concealed from Plaintiffs — was effectively a ticking time bomb.” A bomb that blew up after the October 5 New York Times exposé on Weinstein’s behavior and about 80 women that have come forward since. Having put in nearly all the financing, Amazon pulled the plug on October 13 when the Jeff Bezos-led company decided that it “no longer plans on moving forward” with the 20-episode, two-season order for the series starring Robert De Niro and Julianne Moore and directed by Russell. While then still going ahead with The Romanoffs series Matthew Weiner, who now also is accused of sexual harassment, Amazon’s action led the two actors and The Fighter director asserting that “out of respect for all those affected we have decided together that it is best to not move forward with this show.” And, with agreed-upon backend profits, credits, relocation costs, $50,000-an-episode fee each and $250,000 development fee about to disappear, that’s where industry vets Lambert and Milchan’s professional world crashed down. “In October 2017, the time bomb exploded with the revelation of Weinstein’s sordid history of sex abuse,” the EMJAG Production execs add in their complaint (read it here). “The Project was one of its casualties, as Amazon, seeking to distance itself from Weinstein, withdrew from the Project. TWC then withheld the compensation that it had promised to pay to Plaintiffs.” In sum, after “several years” developing what was supposed to be a $160 million-budgeted two-season series, Lambert and Milchan have been left with nothing for getting caught in a toxic situation they had nothing to do with.“Plaintiffs negotiated with TWC under the belief that they were dealing with a reputable company,” notes the fairly restrained suit of their fraud claim. “During the time of the negotiations and at the time that they entered into the Contract, they had no knowledge of Weinstein’s history of sexual misconduct,” it adds of the two producers who dealt extensively with TWC exec David Glasser and even moved to NYC for the series. “Had they known of his sordid history, they would not have entered into the Contract, as it would have exposed TWC’s appearance of reputability to be a sham.”An alleged sham situation that the producers represented by Freedman+Taitelman LLP now want the unstable TWC to pay up for throwing them under Harvey’s bus, so to speak. The four-claim complaint for “damages well in excess of $2,000,000,” was filed Friday in Los Angeles Superior Court. Facing several lawsuits arising from the vile situation, a potential battle with Michael Moore and making it past the holiday, TWC did not respond to request for comment on the civil lawsuit. It will have to reply in court, eventually.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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