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lunedì 8 giugno 2009

NEWS - Abbiate Faith! Il debutto di George Michael in una serie tv, da domani su Italia 1 "Eli Stone" in prima serata
Dopo il successo riscontrato in America arriva anche su Italia 1 “ELI STONE”, la serie legal-comedy su un avvocato visionario che ha l’ossessione per George Michael e per le sue canzoni (tanto che ogni puntata del serial ha il titolo di una canzone di Michael). L’appuntamento è, a partire da domani – 9 giugno – per ogni martedì alle ore 21.10. La serie che segna il debutto dell’ex cantante degli Wham! in una serie tv è una sorta di declinazione di Ally McBeal (1997). Anche qui l'avvocato protagonista - Eli Stone (Jonny Lee Miller), ambizioso avvocato sui generis di San Francisco - comincia a soffrire di allucinazioni, compromettendo la sua promettente carriera. Tra le visioni più ricorrenti, per l'appunto, George Michael, che compare nei panni di sè stesso come un angelo ispiratore (in Ally McBeal toccava a Barry White e Al Green). Stone cerca di trovare un significato piu' profondo a cio' che gli sta accadendo. In seguito agli accertamenti del fratello, il neurologo Nathan Stone (Matt Letscher), e di un agopunturista cinese, il dottor Frank Chen (James Saito), il giovane scopre di avere un aneurisma al cervello. A questo punto, Eli si chiede se per caso non sia stato investito da una qualche chiamata superiore che lo ha reso una sorta di profeta. Sceglie, quindi, di utilizzare il suo nuovo spirito sia nella vita privata che nel lavoro, nonostante il parere contrario della fidanzata Taylor Wethersby (Natasha Henstridge) e del suocero Jordan (Victor Garber). Oltre che nella puntata-pilota, George Michael compare in altri 3 episodi della prima stagione (nel settimo, nel nono e nel tredicesimo), oltre a ispirare i titoli originali di ciascuna puntata. Tra le altre guest-stars, sfilano Seal (anch'esso nei panni di sè stesso), Sigourney Weaver, Katie Holmes, Debrah Farentino, Bill Smitrovich, Gina Torres, Kerr Smith, Melinda Clarke. La serie che si è aggiudicata un ALMA Award nel 2008 è ideata da Greg Berlanti e Marc Guggenheim, i quali firmano altresì da produttori esecutivi, in quest'ultima veste con David Petrarca e Chris Misiano. La colonna sonora è composta da Blake Neely. Oltre che a San Francisco, le riprese sono state effettuate a Los Angeles.
La serata telefilmica di Italia 1 del martedì proseguirà con le puntate inedite della prima stagione di “CHUCK” (alle ore 23.00) e le inedite della seconda stagione di “MY NAME IS EARL” (alle ore 00.50).

venerdì 12 settembre 2008

NEWS - Careless Whispher! Da stasera "Eli Stone", il debutto di George Michael in una serie tv
(ANSA) - ROMA - Prima visione assoluta per la serie "Eli Stone", da stasera ogni venerdi' su Fox, canale 110 di Sky, alle 21. Eli Stone (Jonny Lee Miller, gia' visto in "Trainspotting", "Melinda e Melinda", "Nella mente del serial killer") e' un avvocato di successo in uno studio di San Francisco e inizia ad avere una serie di strane allucinazioni, in cui e' presente la popstar George Michael (che interpreta se stesso e compare nell'ottavo e nono episodio). Eli cambia vita, ma scopre di avere un aneurisma cerebrale non operabile. La serie e' stata scritta dai noti Greg Berlanti e Marc Guggenheim (gli autori di "Brothers & Sisters") per Abc International Television. Negli Stati Uniti ha ottenuto un grande successo di pubblico e critica, ed e' arrivata alla seconda stagione.

lunedì 14 gennaio 2008

NEWS -
Golden Globes, trionfano "Mad Men" (su Cult a marzo),"Extras", Close per "Damages" e Duchovny per "Californication"
(AGI/REUTERS) - Beverly Hills, 14 gen. - Una serie cancellata alla terza stagione per gli ascolti troppo bassi e' stata premiata con il Golden Globe. 'Extras', una satira su Hollywood prodotta dalla Hbo e con guest star come George Michael e David Bowie, ha vinto nella sezione miglior serie comica. A mani vuote l'interprete principale, il britannico Ricky Gervais, che pero' in settembre aveva conquistato un Emmy. Tra le serie ha trionfato 'Mad Men' la prima sviluppata dal canale via cavo Amc un tempo specializzato nella trasmissione di vecchi film. L'interprete principale, Jon Hamm, ha vinto come attore protagonista di una serie drammatica, mentre David Duchovny (noto al pubblico italiano per "X-Files") si e' imposto come attore comico per "Californication". Tra le attrici premiate Tina Fey per '30 Rock' a rischio di cancellazione per i bassi ascolti sulla Nbc e Glenn Close per la serie giudiziaria 'Damages' anche questa trasmessa senza grande successo dalla FX.

Roma, 14 gen. (Adnkronos) - Un vero e proprio trionfo. Con due Golden Globes, uno come migliore serie drama, l'altro a Jon Hamm come migliore attore protagonista, 'Mad Men' lascia un segno indelebile in questa edizione dei prestigiosi premi. L'annuncio e' stato dato stanotte nel corso della conferenza stampa che ha sostituito la classica cerimonia di premiazione cancellata a causa dello sciopero degli sceneggiatori. La serie, creata da Matthew Weiner, lo stesso autore e produttore de 'I Soprano', e attualmente in onda negli Usa sul canale American Movie Classic, approdera' presto anche in Italia. A partire da marzo, 'Mad Men' sara' infatti in onda in prima visione assoluta in Italia su Cult (canale 142 di Sky). "Non importa chi sei, cosa vuoi o quali siano i tuoi valori. L'unica cosa che importa e' come lo vendi", e' il principio alla base della serie. Ambientata nella New York degli anni '60, gli anni del boom economico, del consumismo e del cinismo commerciale, 'Mad Men' segue le vicende di un gruppo di ambiziosissimi pubblicitari il cui unico obiettivo e', appunto, vendere. Tra questi spicca Don Draper (Jon Hamm), direttore creativo della prestigiosa agenzia pubblicitaria Sterling Cooper, il ritratto perfetto dell'uomo di successo per cui persino i sentimenti sono una forma di business. 'Mad Men' propone un viaggio nella societa' e cultura degli anni '60 dove la politica anti fumo e le leggi contro la discriminazione sessuale e razziale sono ancora lontane a venire.

venerdì 12 maggio 2006

SGUARDO FETISH - Quella sua maglietta fina...Flashback a Miami, dove Sonny Crockett lanciò la moda della T-shirt sotto la giacca e divenne un'icona pop degna di Flaubert
Sono lontani i tempi in cui indossare una maglietta fina era solo una moda e non comportava attentati ad ambasciate o dimissioni ministeriali. Stiamo parlando della metà degli anni '80, quando furoreggiava "Miami Vice" che, oltre ad essere specchio da incorniciare dell'edonismo reaganiano, avrebbe fatto felice Gustave Flaubert, per il quale "la vanità è alla base di tutto e anche ciò che chiamiamo coscienza non è altro che vanità interiore". Ne abbiamo accennato anche nel Bollettino di questo numero, ma da veri feticisti ci ritorniamo in vista dell'uscita, a luglio, del film tratto dal serial cult del 1984. Chi non è milanese non può capire cosa volesse dire darsi appuntamento in centro davanti a Fiorucci negli anni '80. Ancor di più: trovarsi davanti al negozio che metteva in vetrina le stesse T-shirt che Don Johnson-Sonny Crockett sfoggiava, con tanto di fondina ascellare, nel serial girato nella "capitale del sole" americana. In realtà, il più delle volte, non era un appuntamento per andare da altre parti: si rimaneva incollati al vetro (taluni con la lingua) a desiderare di essere come lui partendo da una T di cotone. La Ferrari, il coccodrillo parcheggiato sullo yacht, le belle donne tra cui sembrava mega-figa anche una tappa come Sheena Easton, le guest-stars di passaggio come David Bowie o Miles Davis, i paesaggi esotici...tutto poteva essere nostro alzando le braccia al cielo per indossare meglio le mitiche T-shirt color pastello che Sonny portava con nonchalance direttamente sotto la giacca. Roba che se uno oggi lo volesse imitare sarebbe internato insieme ai Kajagoogoo come punizione. Eppure all'epoca si partiva da Fiorucci con queste magliette le cui maniche dovevano obbligatoriamente essere più corte del normale, a metà strada tra quelle tagliate di Leroy in "Saranno famosi" e quelle arrotolate di Miguel Bosè nel video di "Super Superman". Il colore poteva variare, nelle tinte pastello, dal rosino all'azzurrino, dall'arancino al giallino. Sopra, una giacca preferibilmente di lino anche in pieno dicembre. Per la sera, ottimo il finto lamè argentato che faceva risaltare i raggi di luna sulle acque torbide dell'Idroscalo. Era considerata da applauso l'abbinata T-shirt rosa sotto giacchetta azzurra: passati davanti al Bar "Le Tre gazzelle", a metà di Corso Vittorio Emanuele, si rischiava di dover firmare autografi. Non trascurabili gli altri dettagli del MiamiVice-style. Pantaloni con le pinces senza cintura e, dulcis in fundo, mocassini bianchi splendenti senza - ripetiamo SENZA - calzini. Per la barba di due giorni, considerata condicio sine qua non per uscire di casa senza essere irrisi, i glabri ricorrevano alle magie della matita stemperata. Visto che i più non potevano permettersi il Ferrari come Sonny, era assolutamente da evitare il metrò per arrivare in centro, considerata la probabile sverginatura dei bianchi calzari immacolati nelle carrozze stipate. Gente che partiva dalla periferia a piedi alle 6 di mattina per non "tradire" lo status di simil-Sonny. I più furbi si portavano tutto il necessaire in valigia e si cambiavano da Burghy, l'antenato di McDonald's. I più vanitosi invece optavano per ancorarsi al cabriolet dell'amico, in modo da arrivare con pettinatura cotonata alla George Michael ai tempi di "Careless Whisper". Riuscirà Michael Mann a ricreare su grande schermo quelle atmosfere, quei ricordi, quel fanatismo? Dubitiamo non tanto per la bravura indiscussa del regista allora produttore factotum del serial-cult, quanto per la melanconia di essere cresciuti noi. I mocassini bianchi si sono inevitabilmente sporcati. Nella stessa Miami dove Sonny vestiva alcuni suoi capi (insieme a quelli di Ungaro e dello stesso Fiorucci), Versace ha trovato tragicamente la morte. Vuoi mettere la T-shirt sotto la giacca con la moda dei piercing all'ombelico, dei collettoni delle camicie d'oggi che rasentano i 20 centimetri, delle sneakers anche sotto il gessatino sugli scalini della Borsa di Milano? A pensarci bene, forse è meglio il piercing, ma la coscienza - la "vanità interiore" di Flaubert - di essere diventati maturi, opprime come una macchia di ragù sulla maglietta bianca portata direttamente sotto la giacca. Nella nostra fondina ascellare, ormai, solo ricordi sparati a salve.
(Articolo di Leo Damerini tratto da Sguardo Fetish, apparso sul "Telefilm Magazine" di Maggio)

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