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venerdì 8 aprile 2016

NEWS - Risiko Tv! Bollorè sbarca in Italia col matrimonio Vivendi+Mediaset Premium pensando a mini-serie tv europee ad hoc per smartphone e tablet (obiettivo: riavvicinare la gioventù perduta del piccolo schermo e sfidare Netflix)

Articolo tratto da "Italia Oggi"
La casa di produzione paneuropea anti-Netflix che Vincent Bolloré vuole creare sta già nascendo. Arriverà presto in Italia, forse dal prossimo autunno. Nei giorni scorsi, infatti, Canal Plus ha esteso la sua rete di partecipazioni sul Vecchio continente e, mentre l'attenzione pubblica è concentrata sulla convocazione  dei cda di Mediaset della famiglia Berlusconi e di Vivendi per il matrimonio tra le pay tv Mediaset Premium e Canal Plus, il finanziere bretone ne ha approfittato per entrare nel capitale dello studio spagnolo Bambu Producciones. In contemporanea, ha acquisito in Gran Bretagna quote di Urban Myth e Sunny march tv. Oltre che sul fronte della produzione di contenuti originali, poi, Bolloré (in Italia al 24,9% di Telecom Italia guidata dal nuovo a.d. Flavio Cattaneo) si è mosso anche sul fronte della distribuzione di titoli con il lancio di Studio+, applicazione per portare serie televisive su smartphone e tablet in sei lingue diverse, italiano in testa. Collegando quindi case di produzione, pay tv e operatori delle tic, si capisce meglio la portata delle parole di Didier Lupfer, presidente di Studiocanal, a Cannes durante la fiera-mercato dei contenuti tv Mip: «siamo completamente aperti a un allargamento del nostro network. Italia compresa, se questo sarà possibile». Non è un caso se Bolloré ha acquistato il 33% di Bambu Producciones (con la possibilità di salire a una quota di maggioranza), visto che la casa di produzione è già partner della Netflix di Reed Hastings e ha lavorato con la Bbc. A proposito di Gran Bretagna, invece, Urban Myth ha firmato serie come Misfits e Vivendi ne ha comprato il 20%, come nel caso di Sunny march tv che ha prodotto titoli tra cui il lungometraggio Imitation game e la serie Sherlock. Secondo la stessa Studiocanal a Cannes, la società genera il 60% del suo business nel cinema e il 15% nella tv. Ma l'intenzione è portare il piccolo schermo a quota 25%. La casa di produzione possiede già lo studio britannico Red, il tedesco Tandem, ha inaugurato nell'Europa del Nord Sam, realtà creata con gli autori della serie Borgen. Insomma, Canal ha già disposto propri centri di produzione ai quattro punti cardinali della Ue. Del gruppo Vivendi fa parte ed è infatti stata chiamata in causa Universal music mentre Studiocanal sta coinvolgendo i principali operatori delle telecomunicazioni per promuovere le sue serie tv, pensate ognuna in dieci episodi di dieci minuti l'uno. Obiettivo (all'estero come in Italia dove opera Telecom): fidelizzare i giovani, la generazione mobile con cellulari sempre alla mano, grazie a puntate che si possono iniziare a vedere aspettando l'autobus e durano giusto il tempo di un breve spostamento coi mezzi pubblici. In rampa di lancio ci sono 25 produzioni che spaziano dal genere horror a quello più di azione. Il costo medio di una fiction è di circa un milione di euro, meno di quanto richiede una serie per il piccolo schermo. Il telespettatore potrà scegliere se pagare «qualche euro» a puntata, ha spiegato alla Mip di Cannes Dominique Delport, presidente di Vivendi Content, oppure se scegliere «un'offerta telefonica che comprenda le nostre serie». Europa e Italia ma non solo, sempre secondo Delport, i nuovi contenuti Vivendi raggiungeranno anche i mercati russo, dell'America latina e del Brasile. Senza dimenticare l'Africa perché, ha concluso Delport citando Bolloré, «un miliardo di persone stanno per uscire dalla povertà e avranno bisogno di cultura e intrattenimento».

giovedì 6 novembre 2014

GOSSIP - Erin Richards, dal Galles a "Gotham" sognando Will Smith (ma non ditelo alla moglie, la compagna di set Jada Pinkett!) 
Erin Richards, colei che interpreta la fidanzata del detective James Gordon (Ben McKenzie) in “Gotham” (su Premium Action in esclusiva ogni lunedì), ha sangue gallese che scorre nelle vene. Dopo un esordio nel 2005 al cinema, è passata da guest-star in una serie memorabile quale “Misfits”. Prima di lanciarsi nella serie tv più attesa della stagione nei panni di Barbara Kean, nell’ultimo anno ha scelto la strada dell’horror cinematografico con due gemme del filone “de paura”: “Open Graves” e “Le origini del male”. Il suo sogno nel cassetto potrebbe esaudirsi presto: conoscere Will Smith, consorte della collega di set telefilmico Jada Pinkett Smith. A meno che la gelosia non finisca per oscurare il desiderio di Erin peggio delle tenebre di Gotham…

domenica 5 gennaio 2014

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Nelle serie tv la qualità è sempre più british
"La grande fioritura di serie televisive di provenienza british è stata una dei fenomeni più interessanti delle ultime stagioni televisive. Da «Downton Abbey» a «Sherlock», da «Luther» a «Misfits» i telefilm, spesso targati Bbc, hanno raggiunto una qualità così elevata da poter competere sullo stesso piano con le più raffinate serie americane. Gli inglesi sono stati bravi a rinnovare la propria fiction tv, sempre più capace di oltrepassare i confini nazionali e imporsi anche all'estero. Ce la faremo mai anche in Italia? Hanno prodotto molti drammi in costume, ispirati alla storia del Regno Unito spesso declinata in chiave poliziesca e crime. A questo catalogo di eccellenze si è ora aggiunto «Ripper Street», un telefilm in onda su Giallo (martedì, 22.50, canale 38 del digitale terrestre). La storia pesca da un grande classico della tradizione inglese: siamo a Whitechapel, East London, un quartiere povero e sovrappopolato. Le atmosfere sono quelle torbide e contraddittorie dell'età Vittoriana e il racconto inizia sei mesi dopo l'ultimo omicidio attribuito a Jack lo Squartatore: la polizia non è riuscita a identificare il serial killer e quando una mano ignota colpisce con una tecnica molto simile a quella di Jack «the Ripper», gli agenti tornano sul campo per cercare di dare un volto al pericoloso omicida. I personaggi principali sono tre: l'ispettore Edmund Reid, il sergente Bennet Drake e un ex medico dell?esercito americano, il capitano Homer Jackson. Le loro indagini coinvolgono spesso la maîtresse Long Susan. La serie cresce d'interesse nel progredire degli episodi proprio grazie all'esplorazione delle psicologie e delle storie di questi tre personaggi. E poi c'è una grande accuratezza nella ricostruzione dei dettagli storici, che si abbina a una cruda brutalità nella rappresentazione dei fatti". (Aldo Grasso, 04.01.2014)

venerdì 6 settembre 2013

NEWS - Finalmente un magazine italiano si espone e lancia in copertina le serie tv migliori dell'anno e di sempre: "IL" (il maschile del "Sole 24 ore") è imperdibile in edicola (ma "Lost" solo 6° siam sicuri?)
E' successo. Finalmente anche in Italia, come fanno in America i settimanali "Tv Guide" o "Entertainment Weekly" - che però son televisivi e qui stiamo invece parlando di un magazine più generalista - che un periodico si sia lanciato in un numero speciale dedicato alle serie tv (titolo di copertina: "La televisione è la nuova letteratura"). A dire il vero lo aveva fatto anche "Sette Tv", l'inserto del "Corriere della Sera", qualche mese fa, ma il consiglio è di non farsi perdere in edicola "IL", il magazine maschile del "Sole 24 ore" (costo: 0.50 euri). Pagine e pagine di anticipazioni, titoli, classifiche, chiose anche interessanti, grafica eccelsa. Imperdibile comunque. Certo, poi c'è la classifica delle 16 serie tv "migliori di tutti i tempi" (quella delle "best" di quest'anno ve la lasciamo scoprire senza spoiler...). Ve la riportiamo senza commenti, sarete voi a dirci cosa ne pensiate, nel caso...(siam sicuri comunque che farà discutere)
1 - THE WIRE
2 - THE WEST WING
3 - I SOPRANO
4 - MAD MEN
5 - 24
6 - LOST
7 - THE GOOD WIFE
8 - BREAKING BAD
9 - SIX FEET UNDER
10 - DESPERATE HOUSEWIVES
11 -  CURB YOUR ENTHUSIASM
12 - SEX AND THE CITY
13 - GAME OF THRONES
14 - THE OFFICE
15 - MISFITS
16 - DR. HOUSE

domenica 13 maggio 2012

NEWS - Il telefilm è Hulu-lì! Il futuro delle serie tv è in streaming...
Articolo di Beatrice Pagan per Lettera 43
"Il futuro dei serial tivù non è più solo nelle mani dei network tradizionali: Netflix e Hulu, i due leader statunitensi nel settore streaming on demand, sembrano infatti interessati ad investire per prolungare la vita di alcuni titoli di potenziale successo tra i propri abbonati e a creare contenuti inediti per attirare nuovo pubblico digitale.I NUMERI DELLO STREMING INSIDIANO LA TIVÙ VIA CAVO. Negli ultimi due anni gli utenti di Netflix negli Stati Uniti sono aumentati con una velocità superiore alle aspettative: dai 14 milioni registrati a Marzo 2010 si è passati ai 23,41 milioni di utenti a Marzo 2012, a cui si devono aggiungere 3,07 milioni disubscribers attivi in Canada, Messico, America Latina, Caraibi, Gran Bretagna e Irlanda. I clienti dei servizi in streaming hanno quindi raggiunto la considerevole cifra di 26,48 milioni, un dato che inizia ad avvicinarsi a quelli degli iscritti alle tivù via cavo, come ad esempio Hbo.NETWORK GENERALISTI IN CALO. Il trend positivo si contrappone al periodo negativo dei network generalisti, che affrontano preoccupanti cali di ascolto sopratutto nella categoria 18-49, fascia d'età che ha contribuito alla generale perdita di pubblico stimata tra il -3% registrato dalla Nbc fino al -21% della Abc.

L'offensiva di Netflix: investimenti da 400 milioni di dollari per arrivare a 90 milioni di utenti

L'amministratore delegato di Netflix, Reed Hastings, grazie alle statistiche favorevoli, ha quindi messo in atto un piano di crescita senza precedenti che punta a superare i 90 milioni di abbonati in tutto il mondo nei prossimi anni. Per riuscirci Hastings ha deciso di investire il 5% del budget destinato alla programmazione dell'offerta via streaming alle produzioni originali, con una spesa stimabile in circa 400 milioni di dollari, e sta valutando la possibilità di accogliere nuovi episodi di serie cancellate dai network nonostante la loro popolarità tra il pubblico.
HULU PUNTA A SERIE NON IMPORTATE. Hulu, la joint venture formata da News Corp.-Fox, Disney-Abc e Comcast-Nbc ha invece puntato sulla promozione di serie non prodotte negli Stati Uniti, come Endgame o Misfits, da affiancare alla creazione di nuovi titoli.IL RILANCIO THE RIVER E JERICHO. La crescita generale del settore ha così permesso a Netflix di mettere in produzione la quarta stagione del telefilm Arrested Development, con protagonisti gli attori Jason Bateman, Jeffrey Tambor e Will Arnett, composta da dieci episodi che verranno messi a disposizione in contemporanea. Sfumato l'accordo con la 20th Century Fox per proseguire le avventure tra preistoria e fantascienza di Terra Nova prodotte da Steven Spielberg, Netflix potrebbe invece puntare ad una seconda stagione di The River, una delle novità del 2011 cancellata dopo poco tempo dalla Abc, e a riportare in vita Jericho, serie cancellata nel 2008 dal palinsesto della Cbs dopo due cicli di episodi.
La storia ambientata in una cittadina del Kansas alle prese con le conseguenze di un attacco nucleare gode tuttora di un'ampia popolarità tra gli abbonati e i vertici del portale hanno contattato i produttori per verificare se esistano le basi per la creazione di una terza stagione.

Co-produzione di telefilm inediti trasmessi esclusiva sulla piattoforma on demand

Il piano di sviluppo di Netflix prevede anche la co-produzione di telefilm inediti. In esclusiva per la piattaforma on demand arriveranno quindi Orange is the New Black (sceneggiato da Jenji Kohan, già autrice di Weeds, e tratto dal libro autobiografico di Piper Kerman in cui si raccontano quindici mesi di detenzione nel carcere femminile di Danbury in Connecticut), il serial norvegese sulla mafia intitolato Lilyhammer, l'horror Hemlock Grove (ispirato al romanzo di Brian McGreevy con protagonista l'attrice Famke Janssen e realizzato da Eli Roth), e sopratutto l'ambizioso House of Cards: un thriller politico realizzato con un budget di oltre 80 milioni di dollari, che può contare sulla prestigiosa regia di David Fincher e la bravura di Kevin Spacey e Robin Wright nel ruolo dei protagonisti.LA RISPOSTA DI HULU. La concorrenza di Hulu non ha esitato a rispondere agli avversari muovendosi sul loro stesso campo e ha deciso di fornire i fondi per la produzione della seconda stagione di Endgame, un criminal drama prodotto in Canada, e di finanziare le serie inedite The Awesomes (le avventure di supereroi poco conosciuti alle prese con nemici e l'invadenza dei media, interpretate da Seth Meyers e Michael Shoemaker), Don't quit your daydream (con Adrian Grenier impegnato nella ricerca di talenti musicali in disgrazia), Flow (dedicato ad un ragazzo incolpato di un crimine che non ha commesso), We Got Next (la vita quotidiana tra vittorie e sconfitte di quattro giocatori di basket), e confermando la comedy politica Battleground.ANCHE AOL, YAHOO E YOUTUBE NEL BUSINESS. I network tradizionali stanno cercando di adeguarsi al consumo sempre più diffuso dei contenuti on demand aumentando la propria visibilità su internet e contraendo i tempi di pubblicazione degli episodi sulle proprie piattaforme, pur vedendo diminuire le entrate pubblicitarie in modo drastico. I successi di Netflix e Hulu hanno inoltre spinto anche Aol, Yahoo e YouTube a gettare le basi per nuove produzioni indipendenti, destinate a essere presentate a breve ufficialmente ai possibili investitori che dovranno valutare le prospettive economiche di questa nuova fase dei prodotti seriali.

sabato 31 dicembre 2011

Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

Il 2011 è giunto alla fine, tra poche ore stapperemo bottiglie in onore del nuovo anno che è alle porte: oggi più mai è tempo di fare bilanci, stilare classifiche e liste infarcite di buoni propositi. E allora eccoci qua, a decidere quale serie Stracotta buttar dalla finestra con le cose vecchie, e quale invece, Stracult, conservare gelosamente in questo 2012! Io vi dico la mia e aspetto di sapere la vostra!


In un anno come il 2011 in cui le principali novità sembrano aver completamente fallito il loro obiettivo, da Terra Nova a Revenge, passando per Ringer, è American Horror Story a rivelarsi il miglior telefilm di nuova generazione. Prodotta da Ryan Murphy e Brad Falchuk, creatori di Glee, questa “storia dell’orrore americana” si è guadagnata da subito un riscontro di pubblico e critica notevole. Partendo da uno spunto che non brilla certo per l’originalità, una famiglia si trasferisce (da Boston a Los Angeles) in una casa in cui molti anni prima una coppia omosessuale venne ritrovata senza vita. È facile intuire come in America questa serie abbia avuto tanto impatto: gli Harmon, la famiglia protagonista, sono in tutto e per tutto la classica famiglia media americana. Ma se all’apparenza risultano “normali”, nel loro profondo nascondono invece antichi rancori, tradimenti, bugie, devianze sessuali e mentali e risentimenti. I rapporti interpersonali tra Ben (Dylan McDermott), il capofamiglia, Vivien (Connie Britton), sua moglie e la loro figlia adolescente Violet (Taissa Farmiga) s’intrecciano in maniera drammatica e violenta. Il “compito” di tirar fuori tutto il marcio delle loro vite è affidato alle presenze che infestano la casa: una galleria di personaggi psicotici, inquietanti e invadenti in grado di mettere a disagio gli spettatori. Ad aumentare il senso di ansia e claustrofobia ci pensano una regia e un montaggio rapidi, che strozzano il respiro e tagliano ogni via di fuga e impreziosiscono infine le interpretazioni, su tutte quella di Ben, psichiatra dai problemi forse addirittura più gravi di quelli dei suoi pazienti. Le vicende degli Harmon, finiscono (forse) con questa prima stagione, cosa ci riserverà la seconda è ancora un mistero. Un mistero bellissimo e spaventoso.

La partenza di Nathan, alla fine dei conti, si è rivelato il minore dei mali per Misfits: Robert Sheehan è stato egregiamente sostituito da un ottimo Joe Gilgun, convincente e credibile nel ruolo, esilarante soprattutto nell’interpretare il “gemello” buono del suo personaggio. I problemi riguardo questa serie sono indubbiamente altri, e a terza stagione conclusa, possiamo finalmente tirare le somme e le sottrazioni. Alla radice, un’enorme crepa venutasi a formare nella sceneggiatura, lontanissima dai fasti delle stagioni precedenti, meno brillante e incisiva, decisamente sottotono. Errore madornale degli autori, quello di adagiarsi sugli allori, forti del successo riscosso lo scorso anno, e ingenuamente convinti che la sola caratterizzazione dei personaggi bastasse a tenere in piedi la baracca. Non basta il passato per mantenere alto il livello di una serie, occorre che quegli stessi personaggi, capaci sin dall’inizio di coinvolgere e conquistare giorno dopo giorno lo spettatore, continuino ad aver qualcosa da dire e raccontare, e che il plot fornisca loro spunti di crescita. La sceneggiatura flebile e a tratti priva di contenuti, va a intaccare così non solo l’evolvere della storyline principale (assente per oltre metà stagione) ma anche il plot di quelle secondarie: eccezion fatta per Kelly, l’unico personaggio che hanno cercato di approfondire in qualche modo, gli altri rimangono nell’ombra, specie nel caso di Rudy, che come new entry, avrebbe invece avuto moltissimo da raccontare. Si riconfermano ancora una volta impeccabili (oltre che invidiabili) fotografia, regia e colonna sonora, su questo nulla da dire se non “chapeau”, ma sono elementi che ahimè, seppur eccellenti, non possono bastare.

sabato 12 novembre 2011

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!


Giunta ormai quasi a metà della terza stagione, The Vampire Diaries, fiore all’occhiello della CW, si guadagna questa settimana il titolo di serie top. Senza perdere ritmo o calare di tono infatti, il telefilm, tratto dalla saga de I Diari del Vampiro, di Lisa J Smith, continua a mietere grande successo tra il pubblico, teen ma non solo, regalando al network ascolti superiori ai 3 milioni di spettatori ogni settimana. Il dualismo tra i fratelli Salvatore, Damon (Ian Somerhalder) e Stefan (Paul Wesley), rivali in amore per la dolce Elena (Nina Dobrev), continua e assume man mano caratteristiche sempre più interessanti, svelandoci lati del carattere dei protagonisti che ancora ci erano sconosciuti. La terza stagione, ricca di new entry e guest star “dall’oltretomba”, punta tutto su flashback, grandi (e graditi) ritorni, intrecci dai risvolti inaspettati e misteri finalmente svelati. Attraverso il classico meccanismo delle scatole cinesi, molti segreti vengono finalmente svelati, viene fatta luce su interrogativi lasciati in sospeso, e non mancano momenti di forte pathos ed emozione. Il plot regge nonostante il trascorrere del tempo, il cast convince sempre di più, e la sceneggiatura si arricchisce di quella qualità che manca ai romanzi. Leader indiscusso e trascinatore della serie, per il terzo anno consecutivo, l’inarrestabile Damon.

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Mai avrei pensato di dirlo, ma ahimè, la serie down della settimana è Misfits: dopo due stagioni brillanti, sfolgoranti e dissacranti, tutto (o quasi) sembra sparito. A pochi episodi dall’inizio manca un plot orizzontale che crei quella coesione tra i personaggi necessaria a suscitare l’interesse dello spettatore. Non c’è continuità e le storyline verticali si esauriscono nell’arco di un singolo episodio, creando una frammentazione nella trama fastidiosa e poco coerente. L’umorismo ha iniziato a scadere nel volgare, ha perso quel brio che lo aveva reso unico nel suo genere: ciò che resta è un insieme di banali battute a sfondo sessuale, capaci di riscuotere una semplice risata forzata, quasi dovuta. Pensavo di poter affrontare una stagione senza Nathan, l’impareggiabile Robert Sheehan,ma mi sbagliavo. Joseph Gilgun, subentrato a Robert nel cast nel ruolo dell’eccentrico Rudy è il suo degno erede: sboccato, borderline, innamorato delle donne (tutte) e del sesso (forse fin troppo), strafottente. Proprio come Nathan. Troppo come Nathan, questo è il punto. Forte del successo ottenuto lo scorso anno, la serie rischia di cadere nello stereotipo, e gli stereotipi si sa, alla lunga annoiano.


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lunedì 13 giugno 2011

TELEFILM FESTIVAL 2011 - Al TF di Milano l'invasione cult dei "Freaks" lunedì 27 giugno!

Articolo di Renato Franco sul "Corriere della Sera" (11.06.2011)
"Cinque ragazzi di Roma scoprono di avere dei superpoteri e cercano di capire cosa è successo nei quattro mesi di blackout che li ha colpiti. Ecco la sinossi ai tempi di Twitter (140 caratteri, punto incluso) della webserie che con il marketing che funziona dai tempi di Noé - il passaparola - è riuscita a raggiungere due milioni e trecentomila visualizzazioni. Certo, nell'era dei bit, il chiacchiericcio digitale è una valanga al cubo che si moltiplica a velocità supersonica. Così in tre mesi i cinque episodi di «Freaks!» hanno sommato numeri da tv generalista (il sesto episodio è «in onda» da ieri su YouTube). Freak, letteralmente scherzo della natura, come il film culto del 1932 diretto da Tod Browning, un bianco-e-nero sui fenomeni da baraccone del circo. Qui invece entriamo nel mondo del paranormale: cinque ragazzi - colpiti da un vuoto di memoria, un blackout di quattro mesi - cercano di capire il motivo dei superpoteri di cui si ritrovano dotati e cercano di ricostruire il buco nero di 120 giorni di cui sono vittime. Dietro di loro si muove un personaggio chiave che sta intrigando chi è finito nella Rete: è «l'uomo misterioso», soprannominato dagli utenti «Jimmy senza faccia», l' unico in grado di ricondurre i ragazzi alla verità oscurata dal blackout. Era una notte buia e tempestosa... Giulia ha la bocca piena di sangue (ha appena morso al collo uno sconosciuto) e quando viene investita da un' auto si rialza come se nulla fosse. Andrea sta per essere picchiato da tre ragazzi ma mettendosi a piangere riesce a «costringere» i suoi assalitori a fare lo stesso. Marco è a letto con una ragazza e mandando indietro il tempo rivive 23 volte l' orgasmo. Viola rende cieco il suo fidanzato con un tocco di mani: è lui a investire Giulia. E sul luogo dell' incidente c' è pure Silvio. Si ritrovano lì tutti e cinque e, dopo pochi minuti dal loro incontro, svengono, senza un preciso motivo. Tutto ha inizio così. Un progetto video dietro cui si muovono tre «youtubers» che stanno a internet come Bonolis sta a Canale 5: Guglielmo Scilla (in arte Willwoosh), Matteo Bruno (alias Canesecco) e Claudio Di Biagio (sul web NonApriteQuestoTubo). Autore assieme a loro, anche Giampaolo Speziale, leader del gruppo musicale degli About Wayne. Tutti ragazzi under 25. Tutti italiani, anche se «Freaks!» si ispira piuttosto alle serie tv americane. I debiti sono con «Heroes» e «Misfits» (persone normali che scoprono di possedere capacità sovrumane) e si pesca un po' da «FlashForward» (il blackout e il mistero che si nasconde dietro questo buco nero) e da «Buffy l' ammazzavampiri». «Freaks!» troverà spazio al Telefilm Festival di Milano, in programma dal 27 giugno al 3 luglio. E propio lunedì 27 ci sarà una maratona di tutta la serie, compresa l' anteprima dell' inedito ultimo episodio (il settimo), alla presenza del cast in sala. Leo Damerini, direttore artistico del Telefilm Festival, spiega così l' apertura al web: «Abbiamo deciso di celebrare il "mostruoso" fenomeno "Freaks" in quanto illuminante esempio di come la creatività italiana, data per morta sulla tv generalista per quanto riguarda la lunga serialità, è viva e lotti insieme a noi sul web. Un' oasi dov' è possibile osare aldilà delle convenzioni e del macchiettismo, lontani dall' Auditel a tutti i costi e dal perbenismo divenuto perlopiù stucchevole, se non irritante, nella tv per tutti». I quattro autori, con voce corale, interpretano così il successo della serie: «In parte perché ad averla creata sono stati ragazzi seguiti già singolarmente dal web. In parte vogliamo sperare che sia perché c' era bisogno di questo inizio di cambiamento nel panorama produttivo italiano. Per il resto non ne abbiamo idea. Di base tutti e quattro (e sicuramente anche il cast tecnico e artistico) ci saremmo appassionati a questa serie se l'avessimo trovata improvvisamente su YouTube». Il canale naturale, altro che la gelatina di Raiset: «Youtube permette a chiunque di creare qualsiasi tipo di materiale, fruibile in maniera libera e gratuita. Una serie italiana che parla di superpoteri non avrebbe riscosso facilmente l' approvazione delle produzioni tv. In questo modo non abbiamo dovuto convincere nessuno nel credere a questo progetto se non noi stessi. E siamo stati spinti da un solo obiettivo: intrattenere le persone gratuitamente e con qualità». Arrivare in tv per loro non è una meta: «La nostra ambizione adesso è far appassionare i ragazzi a questa storia. Chiaramente trovare una soddisfazione economica alle proprie passioni è il massimo per qualunque persona. Non ci stiamo comunque prefissando paletti ora come ora. Il massimo sarebbe avvalersi di una buona produzione pur rimanendo su internet e offrendo al pubblico un prodotto totalmente gratuito». A Milano il Telefilm Festival, organizzato dall'Accademia del Telefilm in collaborazione con «Tv Sorrisi e Canzoni» è in programma a Milano dal 27 giugno al 3 luglio. Tra i titoli più attesi della nuova edizione della manifestazione c'è l'anteprima assoluta di «Falling Skies», serie prodotta da Steven Spielberg (in prima visione assoluta su Fox dal 5 luglio). Lunedì 27 giugno è prevista la maratona di «Freaks!», con la proiezione di tutti gli episodi, compresa l'anteprima dell'inedito settimo episodio, alla presenza del cast".

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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