L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
Aiuto, siamo tutti sceneggiatori di serie tv (per la gioia degli showrunner). Il fanatismo seriale tra spoiler, teorie fantasiose spesso azzeccate, commenti accademici, recap e "Rickrolling"
"La domanda "Chi ha ucciso Laura Palmer?" riuscì a intrattenere gli spettatori per 17 episodi e sette mesi (cominciavano gli anni 90). La domanda "Chi ha sparato a J. R.?" li aveva in precedenza intrattenuti per 5 episodi e otto mesi (cominciavano gli anni 80). Gli spettatori italiani vivevano in un mondo tutto loro: negli Stati Uniti avevano già sparato a J. R. e noi mai avevamo visto il cattivo con il cappello texano e il ranch di Dallas. Esercizio pratico: calcoli il candidato quante ere televisive sono trascorse, facendo il confronto con la cagnara scoppiata quando all'inizio degli anni 10 si seppe - con largo anticipo - che Matthew di "Downton Abbey" moriva in un incidente proprio la notte di Natale (l'attore Dan Stevens preferiva Broadway e mollò la serie). Il prossimo traguardo (leggi: il prossimo traguardo finora conosciuto) è un fake di Jonathan Nolan e Lisa Joy, showrunner di "Westworld": la serie che quanto a complicanze e ribaltamenti fa sembrare "Lost" un racconto lineare. Una fake news creata ad arte, perché tale finora era il loro regno (prima di attaccare i lamenti per le ricadute nel reale, fate mente locale sul fatto che nel 1938 Orson Welles finse alla radio che i marziani erano sbarcati sulla terra e molti credettero alla notizia). Jonathan Nolan e Lisa Joy non hanno mai davvero pensato di riunire in un video di mezz'ora tutti i colpi di scena di "Westworld" seconda stagione. Allo scopo di placare i fanatici che dopo ogni puntata cercano di immaginare "come andrà a finire", mettendo la parola fine a una pratica che sui social mischia spoiler e fantasiose teorie. Anche sulla mania dei "recap" - minuziosi riassunti per chi ha perso la puntata, che in realtà servono a chi la puntata non l'ha affatto persa, ma come i maniaci (o i bambini) non si stanca di ascoltare sempre la stessa storia - ci sarebbe qualcosa da dire. Credevamo che l'ossessione per il commento fosse un'attività per noiosi accademici. Scopriamo che nell'èra della velocità e della distrazione ha insospettabili adepti. Motiva il fake (oltre a un giochetto che si chiama "Rickrolling" e consiste nel promettere video imperdibili, reindirizzando su un video musicale di Rick Astley datato 1987) la disperazione degli sceneggiatori. "Voi a scrivere siete tanti, e io a leggere sono solo" lamentava Massimo Troisi. "Noi a inventare trame siamo pochi, e voi a smontarle e anticiparle siete migliaia e migliaia" è il lamento degli showrunner, nell'era della sovrabbondanza televisiva. Matt Zoller Seitz sul New York Magazine - un fantastico numero tutto sulla tv- ricorda che la prima stagione di "Westworld" fu cambiata in corsa, i fan avevano azzeccato troppi dettagli guastando la sorpresa. Quando i fan scoprirono a metà stagione che in "Mr Robot" c'era un tocco di "Fight Club" (tanto per non fare altri spoiler) lo showrunner Sam Esmail lasciò la storia tale e quale. Una soluzione al "siamo-tuttisceneggiatori" ci sarebbe: mettere a fuoco meglio i personaggi e non puntare tutto sui colpi di scena". (Mariarosa Mancuso)
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venerdì 29 giugno 2018
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lunedì 9 aprile 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Trust" vola tra riferimenti alti e cadute soap
"La notte del 10 luglio 1973 scompare a Roma John Paul Getty III, nipote del ricchissimo petroliere inglese. John Paul ha 16 Janni, è un ragazzo con i capelli lunghi e l'aspetto trasandato. I giornali dell'epoca lo descrivono come un hippie che frequenta nightclub e manifestazioni di sinistra. Per guadagnarsi da vivere, vende per strada piccoli gioielli, dipinti creati da lui e fa la comparsa a Cinecittà. E un caso che per cinque mesi rimane sulle prime pagine di tutti i giornali italiani e culmina in un gesto macabro: i rapitori tagliano l'orecchio destro dell'ostaggio e lo inviano a un giornale per convincere la famiglia a pagare il riscatto. II nonno del giovane è ricchissimo, si dice che potrebbe pagare le tasse degli ultimi dieci anni di tutti gli italiani. I suoi averi sono valutati 1.000 miliardi di lire e il patrimonio delle sue compagnie petrolifere è di 3.000 miliardi. Creata da Simon Beaufoy, Danny Boyle e Christian Colson (i tre di The Millionaire), la serie Trust. Il rapimento ripercorre queste vicende nei toni della saga familiare, tra riferimenti alti (non può mancare Shakespeare) e cadute soap (giusto pensare a Dallas e a Dynasty, ma non a una storia rappresentata «in maniera barocca e volutamente volgare come fosse una telenovela anni Settanta», come goffamente è stato scritto). A dirigere i primi tre episodi lo stesso Danny Boyle, mentre la regia di uno degli episodi ambientati nel nostro Paese è stata affidata a Emanuele Crialese (Sky Atlantic, mercoledì, 21.15). Tra lezioni di old economy ed esercitazioni bunga bunga ante litteram, il «vecchio» Donald Sutherland si dimostra in grande forma: «I Getty e la regina d'Inghilterra non hanno mai contante». Curiosamente, Trust esce a pochi mesi di distanza da Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott basato sulla medesima vicenda, con Christopher Plummer ingaggiato all'ultimo per sostituire Kevin Spacey". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
"Trust" vola tra riferimenti alti e cadute soap
"La notte del 10 luglio 1973 scompare a Roma John Paul Getty III, nipote del ricchissimo petroliere inglese. John Paul ha 16 Janni, è un ragazzo con i capelli lunghi e l'aspetto trasandato. I giornali dell'epoca lo descrivono come un hippie che frequenta nightclub e manifestazioni di sinistra. Per guadagnarsi da vivere, vende per strada piccoli gioielli, dipinti creati da lui e fa la comparsa a Cinecittà. E un caso che per cinque mesi rimane sulle prime pagine di tutti i giornali italiani e culmina in un gesto macabro: i rapitori tagliano l'orecchio destro dell'ostaggio e lo inviano a un giornale per convincere la famiglia a pagare il riscatto. II nonno del giovane è ricchissimo, si dice che potrebbe pagare le tasse degli ultimi dieci anni di tutti gli italiani. I suoi averi sono valutati 1.000 miliardi di lire e il patrimonio delle sue compagnie petrolifere è di 3.000 miliardi. Creata da Simon Beaufoy, Danny Boyle e Christian Colson (i tre di The Millionaire), la serie Trust. Il rapimento ripercorre queste vicende nei toni della saga familiare, tra riferimenti alti (non può mancare Shakespeare) e cadute soap (giusto pensare a Dallas e a Dynasty, ma non a una storia rappresentata «in maniera barocca e volutamente volgare come fosse una telenovela anni Settanta», come goffamente è stato scritto). A dirigere i primi tre episodi lo stesso Danny Boyle, mentre la regia di uno degli episodi ambientati nel nostro Paese è stata affidata a Emanuele Crialese (Sky Atlantic, mercoledì, 21.15). Tra lezioni di old economy ed esercitazioni bunga bunga ante litteram, il «vecchio» Donald Sutherland si dimostra in grande forma: «I Getty e la regina d'Inghilterra non hanno mai contante». Curiosamente, Trust esce a pochi mesi di distanza da Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott basato sulla medesima vicenda, con Christopher Plummer ingaggiato all'ultimo per sostituire Kevin Spacey". (Aldo Grasso)
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domenica 10 maggio 2015
GOSSIP - Po(r)ker! E sono 4: dopo Laverne Cox ("OITNB"), Katheryn Winnick ("Vikings") e Nicole Beharie ("Sleepy Hollow") tocca a Jordan Brewster di "Dallas" su "Allure"
"There's a strength to the portrait that I'm really proud of," says the Furious 7 and "Dallas" star. No kidding. Brewster, 35, runs six days a week, meditates twice a day, and mixes in "some weird Cirque du Soleil–type acrobatic work," she says. "Having to wear those tight outfits in the [Fast and Furious] franchise has helped me keep fitness a part of my life."
Have those Fast and Furious workouts changed your body?
"My legs used to be my least-favorite body part, but now they're really strong and muscular."
Did you tell your husband that you'd be posing nude?
"I asked if he had any reservations. He said, 'Just don't do full frontal.' He'll be pleasantly surprised."
Why now?
"I'm having more fun posing nude or being in a bikini or doing love scenes than I ever did before because it hit me: This is fleeting, and in a couple of years I won't be able to do this, so just enjoy it."
Do you walk differently when naked?
"It depends whether someone is watching."
Were you raised in a household where nudity was no big deal?
"I was raised in Brazil for part of my life, where people are pretty open about their bodies, so yeah. The bikinis are kind of nonexistent, so you might as well be naked."
"There's a strength to the portrait that I'm really proud of," says the Furious 7 and "Dallas" star. No kidding. Brewster, 35, runs six days a week, meditates twice a day, and mixes in "some weird Cirque du Soleil–type acrobatic work," she says. "Having to wear those tight outfits in the [Fast and Furious] franchise has helped me keep fitness a part of my life."
Have those Fast and Furious workouts changed your body?
"My legs used to be my least-favorite body part, but now they're really strong and muscular."
Did you tell your husband that you'd be posing nude?
"I asked if he had any reservations. He said, 'Just don't do full frontal.' He'll be pleasantly surprised."
Why now?
"I'm having more fun posing nude or being in a bikini or doing love scenes than I ever did before because it hit me: This is fleeting, and in a couple of years I won't be able to do this, so just enjoy it."
Do you walk differently when naked?
"It depends whether someone is watching."
Were you raised in a household where nudity was no big deal?
"I was raised in Brazil for part of my life, where people are pretty open about their bodies, so yeah. The bikinis are kind of nonexistent, so you might as well be naked."
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mercoledì 17 settembre 2014
NEWS - Mya-attacco alla tv! Bis di Netflix (OITNB"+"Hemlock Grove") sul canale rosa-shocking di Mediaset Premium
IN ANTEPRIMA ASSOLUTA
“Orange Is The New Black”, che MYA programma dal 23 settembre in anteprima con prima e seconda stagione una dopo
l’altra, è la serie-fenomeno della nuova stagione tv. Si tratta di uno dei titoli seriali di cui la stampa americana
si è occupata maggiormente nell’ultimo periodo – sia per i temi affrontati
che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima la recente copertina
del prestigioso “Entertainment Weekly”
che lo ha definito letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit
on tv”. “La serie indaga sull’auto-distruzione e sulla
brutalità che si annida anche nell’animo
femminile – ha dichiarato l’ideatrice Jenji Kohan – la prigione è solo un megafono di questo
aspetto”. Tra i premi si contano i 4
recenti Emmy Awards (tra cui Uzo Aduba per il personaggio Crazy Eyes), il
Television Critics Awards (“miglior nuova serie della stagione”), 3 Critics
Choice Awards (“miglior comedy dell’anno”, premiate Kate Mulgrew e Uzo Aduba),
un People’s Choice Award, un Peabody Award e il GLAAD Award, il riconoscimento
più ambito assegnato dalla comunità gay.
“Hemlock Grove” è l’altra serie-rivelazione di Netflix che MYA programma da gennaio 2015. Il titolo non è altro che il nome di una cittadina
di fantasia dove viene ritrovato il cadavere di una ragazza apparentemente
smembrata da un animale. Quando viene rinvenuto un secondo corpo, le indagini
virano su due piste altrettanto allucinanti: sperimentazioni scientifiche a
scopo farmaceutico e licantropi a piede libero. La serie, già confermata per la
2° stagione, vanta la firma del mago della suspence Eli Roth (“Hostel” e “Cabin Fever” al cinema) sia nelle vesti di
produttore che di regista della puntata-pilota. Nel cast svetta Famke Janssen (“X-Men” al cinema, “Nip/Tuck”
in tv). Tra le nuove leve, occhio a Penelope
Mitchell (“The Vampire Diaries”) e Freya
Tingley (“C’era una volta”).
I PROSEGUIMENTI DI CULTO IN PRIMA TV
Se
si vuole avere un’istantanea della generazione tablet, sono un “must” che non
accenna a diminuire d’intensità “Pretty Little Liars” (la 5° stagione inedita attualmente su MYA ogni venerdì) e “The Vampire Diaries” (la 6° stagione inedita su MYA febbraio 2015).
Altro
titolo da Top-Tweet è “The Originals”,
con la 2° stagione inedita attesa su MYA
febbraio 2015. Lo spin-off di
“The Vampire Diaries”, con le firme DOC di Kevin
Williamson e Julie Plec della
serie-madre, è ambientato nel quartiere francese di New Orleans e segue le
vicende di Klaus (Joseph Morgan),
l’ibrido della stirpe dei Vampiri Originali che scopre di aspettare un figlio
dalla licantropa Hayley (Phoebe Tonkin).
I genitori si rassegnino: i classici teen-drama
son quasi estinti come i vampiri all’alba e le storie adolescenziali si
innestano su trame che utilizzano i confini della realtà per suggerire che
essere “diversi” (vampiri, licantropi o super-eroi che siano) può non solo
essere disdicevole ma addirittura cool.
Una famiglia (allargata) da tener
d’occhio è quella dei Braverman di “Parenthood”
(6° stagione inedita su MYA aprile 2015)
con al centro la madre single Sarah (Lauren
Graham). Produce Ron Howard, già
regista del film del 1989 dal quale è tratta la serie.
Le questioni di cuore unite alla
voglia di cambiar vita sono al centro della 3° stagione inedita di “Hart of Dixie” con Rachel Bilson di “The OC” (su MYA
ogni lunedì).
Nella 2° stagione inedita di “The Carrie Diaries” (su MYA dal
9 ottobre) entra preponderantemente in scena, su immancabili decoltè, la
versione adolescente della mitica Samantha Jones (Lindsey Gort).
“Dallas”
sopravvive al mito di JR (e di Larry Hagman) con la 3° stagione inedita (MYA dal 22 ottobre). La sexy Annalynne McCord (“90210”) è la
new-entry che scombussola (ancor di più) gli equilibri familiari degli Ewing.
“The Paradise” della BBC, tratto da un racconto di Emile Zola, giunge alla 2°
stagione inedita e finale (dal 20
settembre), con le sue atmosfere vittoriane nel primo mega-store di Sua
Maestà.
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martedì 15 aprile 2014
Dopo la morte di JR, avvenuta in concomitanza con la scomparsa del suo interprete Larry Hagman, a “Dallas” ne succedono di cotte e di crude. Celebrato il funerale del capostipite degli Ewing nella 2° stagione, giusto il tempo di versare qualche lacrima di petrolio che il clima si è surriscaldato. Tanto che nella 3° stagione (in arrivo su Mya dal 3 settembre) si annunciano scandali a tutto campo, a cominciare tra le lenzuola. Le foto di lancio della nuova stagione non lasciano dubbi e puntano tutto sulle nuove generazioni di South Fork, visibilmente desnude immerse nel petrolio. Claim ad effetto, tra i più indovinati della stagione seriale, a chiosa: “You can’t strike oil without getting dirty”. Da quando JR non c’è più, i topi ballano. E anche le tope, per par condicio.
giovedì 5 dicembre 2013
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Nashville" è il miglior "guilty pleasure"!
"Talvolta le tendenze televisive sono tanto evidenti da risultare subito esplicite. In altri casi scorrono quasi sotto traccia, e diventano chiare pian piano. Una di queste è la presenza nella serialità americana, in modo palese e persino sfrontato, di una forte componente musicale, portatrice di fruttuosi intrecci creativi ed economici tra piccolo schermo e industria discografica. È il caso di titoli come «Glee», «Smash», persino «Treme». E questo legame è il punto di partenza anche per «Nashville», finalmente approdata sugli schermi italiani (Fox Life, lunedì, ore 21, con due episodi).Nashville, capitale del Tennessee, è una delle più importanti fabbriche dell'immaginario popular americano, centro nevralgico già raccontato nel 1975 dall'omonimo film di Robert Altman di quella musica country che invade la middle America ma si esporta poco, e in Italia è sconosciuta ai più. La serie esplora questa ricca scena musicale, non limitandosi a metterne in scena luoghi e mestieri, ma legando strettamente al racconto numerose canzoni, in larga parte originali, prodotte nella prima stagione da T-Bone Burnett (marito peraltro della creatrice della serie, Callie Khouri). Non è però tutto. Subito Nashville diventa una specie di «Dallas», dove il posto che era del petrolio è occupato da concerti e case discografiche, in un complesso intreccio di passioni, tradimenti e lotte di potere. Allo scontro principale tra la regina del country in declino Rayna Janes (Connie Britton, già in «American Horror Story») e la giovane e spregiudicata rising star Juliette Barnes (Hayden Panettiere, indimenticata cheerleader di «Heroes») si aggiungono ambizioni di successo musicale e politico, rivalità familiari, attrazioni e ricatti. Ottima musica e trame senza vergogna in stile soap: insomma, il perfetto guilty pleasure". (Aldo Grasso, 03.12.2013)
CORRIERE DELLA SERA
"Nashville" è il miglior "guilty pleasure"!
"Talvolta le tendenze televisive sono tanto evidenti da risultare subito esplicite. In altri casi scorrono quasi sotto traccia, e diventano chiare pian piano. Una di queste è la presenza nella serialità americana, in modo palese e persino sfrontato, di una forte componente musicale, portatrice di fruttuosi intrecci creativi ed economici tra piccolo schermo e industria discografica. È il caso di titoli come «Glee», «Smash», persino «Treme». E questo legame è il punto di partenza anche per «Nashville», finalmente approdata sugli schermi italiani (Fox Life, lunedì, ore 21, con due episodi).Nashville, capitale del Tennessee, è una delle più importanti fabbriche dell'immaginario popular americano, centro nevralgico già raccontato nel 1975 dall'omonimo film di Robert Altman di quella musica country che invade la middle America ma si esporta poco, e in Italia è sconosciuta ai più. La serie esplora questa ricca scena musicale, non limitandosi a metterne in scena luoghi e mestieri, ma legando strettamente al racconto numerose canzoni, in larga parte originali, prodotte nella prima stagione da T-Bone Burnett (marito peraltro della creatrice della serie, Callie Khouri). Non è però tutto. Subito Nashville diventa una specie di «Dallas», dove il posto che era del petrolio è occupato da concerti e case discografiche, in un complesso intreccio di passioni, tradimenti e lotte di potere. Allo scontro principale tra la regina del country in declino Rayna Janes (Connie Britton, già in «American Horror Story») e la giovane e spregiudicata rising star Juliette Barnes (Hayden Panettiere, indimenticata cheerleader di «Heroes») si aggiungono ambizioni di successo musicale e politico, rivalità familiari, attrazioni e ricatti. Ottima musica e trame senza vergogna in stile soap: insomma, il perfetto guilty pleasure". (Aldo Grasso, 03.12.2013)
mercoledì 1 maggio 2013
#Dallas rinnovato x la 3a stagione! (alla faccia dei commentatori che lo avevano etichettato con "vecchio"). Tiè! insidetv.ew.com/2013/04/30/dal…
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 01 maggio 2013
mercoledì 12 dicembre 2012
(ANSA) - NEW YORK - La serie tv 'Dallas' si prepara a dare l'addio
definitivo al suo J.R.: Dopo la morte lo scorso 23 novembre dell'attore
che lo interpretava, Larry Hagman, la produzione e il
network Tnt che trasmette la serie si preparano a celebrare il
funerale del loro personaggio piu' rappresentativo, lo
spietato J.R. Ewing. Secondo fonti
stampa, la cerimonia funebre per l'addio a J.R. dovrebbe andare in
onda il prossimo 11 marzo, durante l'ottavo episodio della
seconda stagione, e gira anche voce che ci sara' il ritorno di famosi
ex di 'Dallas', alcuni dei quali non sono ancora apparsi nella
nuova serie. La morte di Hagman
ha colto di sorpresa la produzione e nonostante l'attore
avesse gia' girato sei episodi della seconda stagione gli
sceneggiatori hanno dovuto rimettere mano alla trama e adattarla
alla situazione.
lunedì 22 ottobre 2012
NEWS - Mediasett-te-te! Occhio al doppio Jeremy Irons in "SVU"; last "Gossip Girl" dal 5 febbraio, "Suits" 2 dal 25 ottobre, "Fringe" 3 e "Smallville" 10 in prima tv chiara il 7 e 8 novembre
- Ted Shackelford e Joan Van Ark vestiranno nuovamente i panni di Gary e Valene Ewing nella seconda stagione del sequel di “Dallas” (la prima stagione inedita in onda su Canale 5, ogni martedì, prima serata). I loro personaggi, reduci dalla serie storica del 1978, si vedranno per tre episodi nella seconda stagione attualmente in lavorazione.
- Mentre la seconda stagione inedita di “Suits” approderà su Joi dal 25 ottobre, ogni giovedì in prima serata, Usa Network ha rinnovato la serie legale per una terza stagione di sedici episodi.
- Amy Meredith Poehler, interprete dell’ambiziosa Leslie Knope di “Parks and Recreation” (su Joi la terza stagione inedita ogni venerdì alle ore 22.05), è stata scelta, insieme a Tina Fey, per condurre la prestigiosa cerimonia dei Golden Globes 2013.
- Il premio Oscar Jeremy Irons irrompe nel cast della dodicesima stagione di “Law&Order: Special Victims Unit”. L’attore britannico, al suo esordio in una serie tv americana, farà la sua comparsa nel 13° e 20° episodio (su Retequattro, in prima tv in chiaro sabato 27 ottobre e 17 novembre, ore 21.15) nei panni del capitano Jackson, un ambiguo sessuologo dal torbido passato.
- Taylor Momsen, resa celebre dal personaggio di Jenny Humphrey in "Gossip Girl" che tornerà ad interpretare nella sesta e conclusiva stagione in onda su Mya dal 5 febbraio 2013, è apparsa di recente ‘come mamma l’ha fatta’ nel video-spot che lancia l’ultimo singolo del gruppo del quale è front-woman, “The Pretty Reckless”.
- La terza stagione di “Fringe” debutta in prima tv in chiaro su Italia 1, da mercoledì 7 novembre,dal lunedì al venerdì alle ore 15.00.
- La decima stagione di “Smallville” parte in prima tv in chiaro su Italia 1, da giovedì 8 novembre, dal lunedì al venerdì alle ore 16.00.
mercoledì 17 ottobre 2012
NEWS - Sorpresa, "Dallas" visto dalle giovani donne conquista Internet (e gay)
Il
sequel di "Dallas",
nonostante la forte controprogrammazione della Nazionale, segna un dato
significativo.Il
vecchio leone JR, e la nuova generazione degli Ewing, sono stati seguiti maggiormente dalle donne tra i 15 e
i 19 anni (13%) e dai 35 ai 44 anni
(13.1%). Dopo la fascia femminile - 11.3% del pubblico totale davanti alle
vicende ambientate a Southfork - il secondo target è quello dei ragazzi tra gli
8 e i 14 anni (8%).
Un
dato sorprendente risulta quello derivante da Twitter per una
serie tv che ha visto il suo primo debutto nel lontano 1978: ieri sera
l'hashtag #Dallas è salito sul podio dei
Trend Topic (gli argomenti più cinguettati della rete).
E
sempre su Internet, un sondaggio dell'Accademia
dei Telefilm attualmente in corso tra i quasi 1000 membri sancisce al momento, in una votazione da 10 a 4, un ottimo gradimento con la quasi unanimità
di 8.
E
mentre il primo appuntamento di "Dallas"
sarà replicato per sette giorni sul
sito www.video.mediaset.it,
la curiosità giunge dall'universo omosessuale:
i due giovani protagonisti maschili - Josh
Henderson e Jesse Metcalfe,
rispettivamente nei panni di John Ross e Christopher Ewing - hanno suscitato
l'attenzione del sito di tendenza Gay Wave con tanto di news e gallery
fotografiche "da togliere il fiato".
martedì 16 ottobre 2012
NEWS - Stasera "Dallas" via! E intanto sul set volano gli Stetson tra i due (giovani) protagonisti...
A
detta di molti, Oltreoceano, la forza del nuovo "Dallas" (su Canale 5 da stasera in prima serata, ogni
martedì), è aver saputo integrare le nuove generazioni con la storica
capitanata da Larry Hagman. Su
tutti, emergono i due giovani protagonisti maschili, Josh Henderson (interprete del figlio spregiudicato di JR, John
Ross) e Jesse Metcalfe (nel ruolo
del bravo ragazzo ecologista Christopher Ewing, il figlio di Bobby). Divenuti
in breve tempo bandiere del rinnovato Southfork, i due attori hanno da subito
mostrato una sana rivalità sul set. Una
competizione che parte da lontano: non tutti sanno che Metcalfe soffiò
proprio a Henderson la parte dell'ormai mitologico giardiniere in
"Desperate Housewives", mentre originariamente Metcalfe doveva
calzare lo Stetson del più cattivo John Ross nel sequel in partenza su Canale 5. Chissà se anche loro finiranno come
Larry Hagman e Patrick Duffy, che i gossip degli anni '80 creati ad arte volevano
acerrimi nemici sul set, salvo poi vederli, a serial ultimato, ritratti a pesca
insieme. "Siamo rimasti amici fin
d'allora - chiosa Duffy - e anche
oggi se ho un dubbio di recitazione sul set mi rivolgo a Larry per chiedere
consiglio". Le vie di JR, si sa, sono infinite. (Notizia tratta dalla Newsletter di Mediaset)
lunedì 15 ottobre 2012
NEWS - Uno Stetson è per sempre. Da domani l'arcimitico ritorno di "Dallas" (JR è vivo e lotta insieme a noi, ma le nuove generazioni scalpitano, giardiniere di "Desperate Housewives" in testa...)
Dallas
non è una città. Non è un luogo. Non è un punto sulla
cartina geografica. Non è negli Stati Uniti, non si trova in Texas...Dallas è
nel mito. E' passata in tv e forse non ci è mai uscita. E' eterna come Roma, in
un certo senso. E' stata immortalata nell'immaginario da una serie tv che ora,
nelle ricerche su Wikipedia, la precede come luogo geografico. Dallas non è in un posto. E' ovunque.
E' più attuale che mai. E' dentro noi spettatori di ieri e di oggi...
Giù lo Stetson! Canale 5 trasmette da domani 16 ottobre, ogni martedì, in
esclusiva e in prima serata,
l'acclamato sequel di "DALLAS" già evento e
trionfatore d'ascolti in patria.
Trentacinque anni dopo la serie
originale, Southfork non è cambiata poi tanto. Almeno all'apparenza. Quantomeno
guardando l'imponente magione degli Ewing dall'esterno. Ma dentro, se si
oltrepassa il cancello del ranch più famoso dell'immaginario, nuovi intrighi di
potere e nuovi scandali familiari serpeggiano tra il salotto, la piscina e le
camere da letto. E poi lei: la meno aspettata, la più temuta. La crisi economica che bussa alla porta
di una delle famiglie più potenti del piccolo schermo. E come se non bastasse,
anche il cancro, la malattia che non
guarda in faccia a nessuno e neanche nel portafogli...
Gli eredi di J.R. (Larry Hagman), con le rughe come tacche dei rivali fatti fuori,
scalpitano. A cominciare da John Ross (Josh
Henderson), il figlio di J.R. e Sue Ellen (Linda Gray) che intende ereditare il potere della famiglia Ewing
rinnovando il primato nel mercato petrolifero. Al J.R. Jr. si contrappone
Christopher (Jesse Metcalfe), il
figlio adottato di Bobby (Patrick Duffy)
che vuole invece smarcarsi dal business petrolifero investendo in energie
alternative sospinto dalla fidanzata intraprendente Rebecca Sutter (Julie Gonzalo), intenzionata a entrare
a far parte degli Ewing con tutti i mezzi. Completano il quadretto di
Southfork: l'ambiziosa Elena Ramos (Jordana
Brewster), fidanzata di John Ross ma ex fiamma di Christopher, figlia del
cuoco degli Ewing destinata a dar vita ad uno dei triangoli più hot delle ultimi stagioni seriali; Ann (Brenda Strong), l'attuale moglie, la
terza, di Bobby, la quale tende invano di mettere pace in famiglia...
La
serie ha ottenuto in America ascolti eccezionali (7 milioni
di spettatori di media: audience record per il canale via cavo TNT per una
serie al debutto), con tanto di rinnovo anticipato per la seconda stagione
e critiche eccellenti, oltre che una doppia copertina della bibbia
"Tv Guide" (una ritraente il clan familiare di J.R. e una
quello di Bobby).
Se
"Entertainment Weekly" ha scritto che "si tratta di un
prodotto solidamente costruito tra dialoghi efficaci e colpi di scena",
"Variety" ha sentenziato senza mezzi termini che "il
serial è come dovrebbe essere, raggiunge un livello superiore a quanto ci
si potrebbe aspettare da un sequel",
mentre il "Washington Post" ha chiosato che "è un omaggio
rispettoso e soddisfacente del passato con l'occhio lungo sulla nuova
generazione di giovani J.R. in tempo di crisi, oltre a riprendersi lo scettro
televisivo dopo i vari emuli quali 'Revenge' e 'Desperate Housewives'".
Aldilà
dei plausi, all'epoca del debutto americano si è registrato l'inaspettato Trend
Topic su Twitter (#Dallas) per una serie con 35 anni alle spalle, mentre
dal punto di vista metalinguistico più di un addetto ai lavori ha segnalato il
passaggio simbolico di testimone con "Desperate Housewives": non
è forse un caso che ben tre interpreti principali - Brenda Strong, Jesse
Metcalfe e Josh Henderson - abbiano preso parte al telefilm conclusosi proprio
mentre il nuovo "DALLAS" debuttava.
Cynthia Cidre - segnalata da
"Variety" quale "deus ex
machina del successo miracoloso del nuovo 'DALLAS'" - e Michael M.
Robin sono i produttivi esecutivi del serial.
Tra i
volti storici della serie del 1978 ritornano a Southfork Charlene Tilton
(ancora nei panni di Lucy Barnes), Ken Kerchavel (Cliff Barnes) e Steve
Kanaly (Ray Krebbs). Rob Cairns compone la colonna sonora tranne il
tema musicale originale firmato ai suoi tempi da Jerrold Immel. Le riprese sono
avvenute in Texas, tra Dallas, Plano e Parker (dove si trova il
"vero" Southfork).
E per
meglio conoscere segreti e retroscena di Southfork, QuiMediaset.it ha preparato oltre 20
curiosità per ritornare a "DALLAS" come se il tempo non
fosse mai trascorso...
mercoledì 29 agosto 2012
NEWS - Forza, torna a "Dallas"! Da ottobre su Canale 5 il sequel revival con la next generation di J.R.
Articolo di Renato Franco per il "Corriere della Sera"
"Il petroliere texano dell' ultradestra conosce solo due espressioni: il
ghigno perfido con il cappello cafone da cowboy in testa oppure senza.
Di nuovo sui nostri schermi a oltre vent' anni di distanza, che non ne
hanno affatto ammorbidito il carattere. Anzi, è noto, invecchiando si
peggiora. John Ross - abbreviato in J. R., italianizzato in Gei Ar -
indissolubilmente legato a «Dallas», inteso come telefilm, torna a
cospirare come ai bei tempi. Poteva sembrare un' operazione nostalgia -
prendi tre protagonisti di una serie il cui episodio finale della
stagione 1979-1980 venne visto da 85 milioni di americani e li riporti
alle antiche trame. Spesso va male. Invece il nuovo «Dallas» ha evitato
di sembrare una dependance di Villa Arzilla (con tutto il rispetto per
le dependance), tanto che la tv via cavo americana che l' ha trasmesso
ha annunciato già la seconda serie. La prima arriva su Canale 5 in prima
serata dall' autunno (probabilmente ottobre, data da stabilire). La
critica, con qualche distinguo, ha approvato. Per Variety «la serie è
esattamente come dovrebbe essere», in particolare uno dei punti di forza
è «l' abilità di sposare vecchio e nuovo», raccontando la nuova
generazione della famiglia Ewing senza trascurare i «terribili
vecchietti». Come allora al centro della trama ci sono litigi, amori e
intrighi della famiglia Ewing, magnati nel ramo petrolio e nell'
allevamento industriale di bestiame. Ma mentre in passato «Dallas» aveva
raccontato le rivalità per il controllo del greggio tra gli Ewing e i
Barnes, i loro acerrimi nemici, ora l' attenzione si sposta sulla nuova
generazione e la faida si fa interna. Al centro della storia è la lotta
per il potere tra i due cugini, non diversi da cani da combattimento:
John Ross III (l' attore Josh Henderson), figlio di Gei Ar, e
Christopher Ewing (Jesse Metcalfe), figlio adottivo di Bobby, che si
scontrano per decidere il futuro della famiglia. Poi siccome un po' di
sesso non guasta, tra tutte le donne del pianeta, solo una sarà quella
che interessa a entrambi. Tra i reduci di «Dallas» 1978 oltre al Gei
Ar-Larry Hagman (81 anni a settembre, un cancro battuto di recente), ci
sono anche Linda Gray (70), ovvero Sue Ellen, moglie infelice e
alcolizzata di Gei Ar, e Patrick Duffy (63) nel ruolo di Bobby Ewing, il
fratello semibuono di Gei Ar. Perché alla fine, sotto sotto, ma neanche
tanto, una fiammella più o meno viva di rancore e perfidia è nel Dna di
tutta la famiglia, perché quello degli Ewing e dintorni è un mondo
popolato di «cattivi», intuizione che è stata al tempo stesso la novità e
il tratto distintivo della serie tv. Non a caso la passione equamente
divisa per la corruzione, l' alcol e le donne, la convenienza come
regola di vita, la coscienza come inutile orpello dell' anima hanno
fatto entrare Gei Ar in una lista dei venti migliori cattivi del cinema
stilata da Entertainment weekly. Perché guardare oggi «Dallas»?, hanno
chiesto a Larry Hagman: «A quel tempo, vent' anni fa, eravamo in un
periodo di recessione. In quei giorni, la gente doveva rimanere a casa
perché non poteva uscire e andare al ristorante, prendere una baby
sitter e guardarsi un film. Il primo "Dallas" e il sequel sono stati
registrati e vanno in onda nella stessa situazione, entrambi in tempo di
recessione. Così la gente deve guardare "Dallas", altrimenti non ha
altro da fare...». E ride. E sembra di vederlo, il suo ghigno".
martedì 24 luglio 2012
NEWS - Non solo "Dallas". Mediaset(ris): "The Carrie Diaries", "The Following" e verso la "Revolution" di JJ Abrams...
(Ansa) Non solo Dallas. In attesa dell'arrivo del sequel in autunno su Canale 5, Mediaset si e' aggiudicata una coppia d'assi pescata nel mazzo delle serie tv piu' attese della prossima stagione. Ovvero: The Carrie Diaries, il prequel di Sex and the City ambientato negli anni '80, e The Following, che vede il debutto di Kevin Bacon da protagonista di telefilm. Secondo alcune voci, Mediaset starebbe anche puntando su Revolution, la nuova creatura (apocalittica) firmata da quel gran genio di J.J. Abrams.
The Following (su Premium Crime nel 2013) segna il debutto seriale di un attore importante come Kevin Bacon ed e' firmato da Kevin Williamson, gia' autore di hit generazionali quali Dawson's Creek e The Vampire Diaries, anche se in questo caso predilige la venatura piu' adulta e piu' dark messa gia' alla prova nella saga cinematografica di Scream. Bacon interpreta un agente dell'Fbi alle prese con una ragnatela di serial killer alla quale e' assai difficile sfuggire e da' vita ad un rompicapo ossessionante. Nel cast si segnalano anche Maggie Grace (Lost) e James Purefoy (Roma).
Come se non bastasse, Mediaset sta anche puntando a Revolution, forse il serial piu' atteso della nuova stagione non fosse altro per la firma di J.J. Abrams alle prese con un futuro assai prossimo apocalittico. Un misterioso black-out ha gettato l'umanita' nel panico e senza l'energia elettrica. Il mondo si ritrova senza democrazia e le societa' si sono organizzate in un regime di pre-rivoluzione industriale in cui l'unico scopo quotidiano e' la sopravvivenza. In un clima sospeso tra I Sopravvissuti e Lost, si riconoscono tra gli interpreti Elisabeth Mitchell (gia' al fianco di Abrams in Lost) e Giancarlo Esposito (C'era una volta). L'ideatore della serie e' Eric Kripke, che si e' fatto notare con il successo di Supernatural.
(Ansa) Non solo Dallas. In attesa dell'arrivo del sequel in autunno su Canale 5, Mediaset si e' aggiudicata una coppia d'assi pescata nel mazzo delle serie tv piu' attese della prossima stagione. Ovvero: The Carrie Diaries, il prequel di Sex and the City ambientato negli anni '80, e The Following, che vede il debutto di Kevin Bacon da protagonista di telefilm. Secondo alcune voci, Mediaset starebbe anche puntando su Revolution, la nuova creatura (apocalittica) firmata da quel gran genio di J.J. Abrams.
The Carrie Diaries, in onda su Mya nel 2013, vede Carrie Bradshaw nei panni di una 'gossip girl' negli anni '80 pre-Manolo nella serie che compie un flashback nell'adolescenza della protagonista di Sex and the City. Tra trucchi appariscenti, 'Studio 54', mega-spalline come se piovessero e pettinature vistose, il ruolo della protagonista e' stato affidato alla 18enne Anna Sophia Robb, la quale ha ricevuto i complimenti e l'incoraggiamento da Sarah Jessica Parker, colei che ha reso Carrie un'icona extra-televisiva. La firma di Josh Schwartz, gia' dietro ai successi teen di The OC e Gossip Girl, e' un segno di garanzia.
The Following (su Premium Crime nel 2013) segna il debutto seriale di un attore importante come Kevin Bacon ed e' firmato da Kevin Williamson, gia' autore di hit generazionali quali Dawson's Creek e The Vampire Diaries, anche se in questo caso predilige la venatura piu' adulta e piu' dark messa gia' alla prova nella saga cinematografica di Scream. Bacon interpreta un agente dell'Fbi alle prese con una ragnatela di serial killer alla quale e' assai difficile sfuggire e da' vita ad un rompicapo ossessionante. Nel cast si segnalano anche Maggie Grace (Lost) e James Purefoy (Roma).
Come se non bastasse, Mediaset sta anche puntando a Revolution, forse il serial piu' atteso della nuova stagione non fosse altro per la firma di J.J. Abrams alle prese con un futuro assai prossimo apocalittico. Un misterioso black-out ha gettato l'umanita' nel panico e senza l'energia elettrica. Il mondo si ritrova senza democrazia e le societa' si sono organizzate in un regime di pre-rivoluzione industriale in cui l'unico scopo quotidiano e' la sopravvivenza. In un clima sospeso tra I Sopravvissuti e Lost, si riconoscono tra gli interpreti Elisabeth Mitchell (gia' al fianco di Abrams in Lost) e Giancarlo Esposito (C'era una volta). L'ideatore della serie e' Eric Kripke, che si e' fatto notare con il successo di Supernatural.
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martedì 10 luglio 2012
NEWS - Mediaset news: "Shit my Dad says" su Italia 1 dal 21 luglio, la spagnola "El Internado" dal 12 su La5, nuovi arrivi a "Vampire Diaries"
- Cambio di programmazione. La serie tv spagnola che ha stregato la Spagna, “El Internado”, sarà trasmessa su La5, dal 12 luglio (non più dal 10), ogni giovedì sempre in prima serata.
- La prima stagione di “Shit My Dad Says” approda in prima visione tv su Italia 1 dal 21 luglio, ogni sabato e domenica, alle ore 13.40
- “Big Shots” parte dalla prima stagione su Mya dal 31 luglio, ogni martedì, alle ore 22.50.
- La nuova generazione degli Ewing ce l'ha fatta! Il sequel di “Dallas“(in autunno su Canale 5) è stato confermato per la seconda stagione con 15 episodi dopo gli esaltanti ascolti americani (media di 7 milioni di spettatori).
- Kaley Cuoco, interprete di Penny in "Big Bang Theory" (la 5° stagione inedita su Steel, ogni domenica, ore 21.15 ), è stata eletta "donna più sexy della tv" da “Maxim Australia” che le ha dedicato la copertina del mese di luglio.
- “Rizzoli & Isles” (su Premium Crime, la 3° stagione inedita dal 12 ottobre), la serie creata da Janet Tamaro con protagoniste Angie Harmon e Sasha Alexander, è stata rinnovata per la 4° stagione.
- Nuovo ingresso nel cast della seconda stagione di “Smash” (prossimamente su Mya): Krysta Rodriguez, già Jordan Steele in "Gossip Girl", interpreterà la nuova coinquilina di Karen (Katharine McPhee).
- Andrea Gabriel da naufraga in "Lost" a potente donna d’affari in ”Gossip Girl”. La Gabriel, infatti, entrarà a far parte del cast della 6° e ultima stagione della serie ideata da Josh Schwartz (prossimamente su Mya).
- “Sherlock” (la 2° stagione inedita su Joi dal 6 ottobre 2012 in ore 21.15.), la miniserie ideata da Steven Moffat, ha ottenuto ben tre riconoscimenti alla prima edizione dei premi PAAFTJTV (The Pan-American Association of Film & Television Journalists ): Miglior miniserie, miglior cast e miglior sceneggiatura
- Per la 4° stagione di “The Vampire Diaries” (Mya, dal 8 novembre 2012, in prima serata) sono previsti due nuovi personaggi i quali, per motivi diversi, torneranno a Mystic Falls: April Young e Connor Owens.
(Notizie tratte dalla Newsletter #17 di QuiMediaset)
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mercoledì 20 giugno 2012
L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
RIVISTA STUDIO
Il ritorno di "Dallas" in una tv cambiata
"Sono stata cresciuta da una madre che chiamava “il villone in stile Dallas” certe
case nuove con troppi portici e steccati bianchi, ma chiamava “Dynasty”
tutti i vestiti che non le piacevano. Non aveva mai guardato un singolo
episodio di nessuno dei due.
La dice lunga sulla nostra memoria, autentica o immaginaria, il fatto
che si possa ancora capitalizzare sul nome di un prodotto di trent’anni
fa, quasi scomparso negli ultimi venti.
Tornato in TV con l’aura dorata del back with more delicious drama, il dramma seriale Dallas è stato ricostruito su una premessa che oggi può suonare curiosa: è una continuazione diretta
del vecchio show, con alcuni attori chiamati a riprendere i loro
personaggi e volti nuovi a interpretare figli, nipoti, ultime mogli.
Messi insieme formano la famiglia Ewing, un clan di texani diventati ricchi con il petrolio (l’ispirazione, secondo i primi sceneggiatori, era Il Gigante).
La storia viene fatta ripartire da due cugini – eredi dei due
protagonisti di un tempo, Bobby e J.R. – che litigano per questioni di
primogenitura sul ranch Southfork: uno ci ha trovato il petrolio,
l’altro cerca fonti di energia alternative; nella contesa vengono
attirati i rispettivi padri, e tutti ricominciano ad azzuffarsi. Continua.
(Parentesi: il nuovo Dallas – Dallas Figlio? – arriverà su Canale 5 in autunno, ma negli Stati Uniti va su TNT,
una rete a pagamento senza una forte identità a parte il trasmettere
fiction a casaccio. Cosa ci ho visto, io, negli anni? The Closer due
volte, le repliche di Law & Order forse.)
Dallas Padre andava in onda la sera, e non credo nessuno si sia mai
illuso sulla quantità di uomini soli che sarebbero stati sedotti dagli
Ewing, ma di certo si poneva come una fonte di intrattenimento per
donne che di giorno lavoravano fuori o dentro casa. L’idea – forse – era
di adattare la formula delle soap operas alla fascia “adulta”, alzando
la posta dei conflitti, investendo più denaro nella produzione, ma
sconvolgendo la regola d’oro delle soap: non deve succedere mai niente. La soap opera è storia orale riferita da chi, lì, non c’era. Il night-time drama,
come Dallas o il suo emulatore Dynasty, è un testo dove accadono cose
grottesche a un ritmo ridicolo e con un’intensità omicida: un supercut di qualcosa che impiegherebbe anni a realizzarsi in tempo reale. Come The Wicker Man in 5 minuti.
Serviva una chiave, però. Un tratto comune a questi eccessi.
La chiave di Dallas era l’eredità.
Mettendo in scena i foschi segreti di gente ricca, offriva la stessa consolazione reazionaria che si prova davanti alle one hit wonder (i soldi non danno la felicità) – molto
significativo che il messaggio sia riproposto oggi senza ritocchi.
Però, col pubblico, cercava anche un legame più profondo. E questo
rimane. Non ci si appassiona a Dallas perché il miliardario ha sposato
la sorella sbagliata, ma perché l’avidità e i debiti sono una cosa che
tutti conoscono, perché tante situazioni patrimoniali erano e sono
riflessi in piccolissimo di quello che succede in Texas, o possono
essere percepite come tali. (Padri che preferiscono un figlio all’altro,
proprietà intoccabili o non divise per anni, occasionale utilizzo della
frase «Zia aveva detto che la spilla la dava a me».) E ancora: i
personaggi agiscono in nome di grane irrisolte che risalgono a due
generazioni prima (verosimile) e da varie pulsioni distruttive,
ma intanto dicono «la famiglia è importante» e «la nonna avrebbe voluto
così». Ostentano un codice d’onore da vecchio gentiluomo del Sud – «qui
si fa tutto con una stretta di mano…» – mentre ordinano furti con
scasso a casa dei parenti intimi. Alla fine è questo che piace, perché
viene sentito come una specie di verità. Lo dimostra il fatto che
trent’anni fa il personaggio concepito come protagonista – Pam, moglie del fratello buono Bobby e avatar ideale dello spettatore – passò in secondo piano, a favore del cattivo carismatico J.R., simbolo vivente di tutta la baracca, antesignano di Montgomery Burns e degno di ricevere la visita del Diavolo nell’ultimo episodio.
(Vi prego, guardate il petroliere faccia a faccia con IL DIAVOLO che lo invita garbatamente a suicidarsi. Questo esiste.)
Dallas è un vero prodotto del pre-Internet, perché è totalmente
destituito di ironia. Non è recitato e montato per consentire un
“secondo livello” a uno spettatore che si considera smaliziato. Va preso
alla lettera. Sarebbe ancora possibile avere un Dallas viewing party, una cena organizzata intorno alla visione della puntata. Ma negli anni ’80 il viewing party non
consisteva nel trovarsi a mangiare/bere e prendere per il culo una
serie TV: la gara di frecciatine che oggi mi sembra passi su Twitter, e
che negli anni ’90 si cristallizzava nella formula tutti a vedere Melrose Place a casa di Stefano tanto poi si va al pub. (Questa frase è una macchina del tempo.) Non a caso, i night-time dramas
degli anni Zero la buttavano subito sull’autoironia, sulla strizzata
d’occhio – il tipico cinismo di chi ti vende una roba brutta
spacciandotela per consapevole, come se il frullatore tramasse ai tuoi
danni – mentre intorno al deridere la TV “troppo melodrammatica” si
costruivano comunità, forum, prodotti di successo. (Il portale Television Without Pity nacque come sito amatoriale “contro” la serie per adolescenti Dawson’s Creek.)
Ieri come oggi, Dallas non contiene alcun secondo livello: Dallas contiene solo se stesso. Dallas vuole bene a Dallas.
A questo punto, cosa si può ottenere dai primi nuovi episodi di un prodotto così antico? A parte una manciata di one-liner
scandite dal Vecchio, che riprende le redini della situazione a colpi
di «i tribunali sono per i deboli di cuore», io ho avuto non una ma due
donne imbroglione truffatrici (la seconda però ha già mostrato segni di
coscienza), la parola “birthright” (diritto di nascita) pronunciata tre
volte, e un depresso catatonico chiuso in ospedale che si riscuote
tutto allegro, pianta una coltellata in faccia al legittimo erede e lo
congeda con «blood is thicker than water… and oil is thicker than both».
(E come la tradurranno questa? Io spingo per “figlio, ecco il sangue
nero della terra”.)
Però.
A mia madre piaceva anche dire “Dallas e Dynasty”, come sinonimo di
“fare una sceneggiata”. Errore frequente, assimilare l’originale e la
copia, però dietro c’erano spinte molto diverse. Dynasty era stato voluto da Aaron Spelling, il patrono della jiggle TV, e la memoria ne trattiene solo alcune tracce: l’esibizione del lusso, le donne che si tirano schiaffoni,
la presenza di una anti-eroina quarantenne, Alexis Carrington Colby, e
il nome più comune per chiamare quel personaggio, “la perfida Alexis”.
(Secondo me era la serie lasciata intravedere in Il raccolto.)
Nonostante il successo di pubblico, Dynasty restò sempre il cugino
zoppo, l’arricchito di guerra. Non sentite parlare di alcun remake,
oggi, mentre sul come rifare Dallas se ne è parlato a lungo, prima di arrivare a questa incarnazione.
Considerando che scrivo da una casa senza ADSL, nella valle emiliana
da cui la mia famiglia è strisciata fuori meno di cent’anni fa dopo
secoli passati esprimendosi a grugniti e occhiacci, in un centro abitato
dove i lupi si avvicinano ogni inverno di più ai giardini sul retro, io
sono lo spettatore ideale di Dallas 2012. Speriamo che piova".
(Violetta Bellocchio, 18.06.2012)
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