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venerdì 8 gennaio 2021

NEWS - Da oggi al via "The Undoing" su Sky e Now Tv con la coppia di stelle Kidman+Grant e la terza incomoda emergente Matilda De Angelis

Negli Stati Uniti, su HBO, è diventata la prima miniserie i cui ascolti sono cresciuti senza sosta di settimana in settimana. In UK i numeri da record fatti registrare su Sky hanno superato perfino quelli dalla prima stagione de Il Trono di Spade. The Undoing - Le verità non dette, con Nicole Kidman e Hugh Grant protagonisti, è fra le miniserie più attese e già più chiacchierate dell’anno e debutterà, tutta subito, l’8 gennaio alle 6.00 di mattina, quando tutti gli episodi saranno disponibili On Demand su Sky e in streaming su NOW TV. Dalle 21.15 partirà anche su Sky Atlantic, dove andrà in onda ogni venerdì per tre settimane. Il 9 e il 10 gennaio, inoltre, Sky Atlantic +1 (canale 111) diventa Sky Atlantic Maratone, con una programmazione interamente dedicata alla serie. 

 

Ambientata nell’esclusivo Upper East Side di Manhattan, la serie è un appassionante family drama con atmosfere da thriller psicologico che ha conquistato anche la critica internazionale: una serie “assolutamente avvincente” per il Guardian, “bellissima” per Entertainment Weekly. Dal romanzo di Jean Hanff Korelitz “You Should Have Known”- caso letterario del 2014 dal 19 gennaio in libreria grazie a PIEMME in un’edizione tie-in col nuovo titolo The Undoing - Le verità non dette – una storia sulle bugie che raccontiamo a noi stessi, quando scegliamo – più o meno inconsciamente - di chiudere gli occhi pur di non vedere la verità che abbiamo davanti.

 

Creata da David E. Kelley - già dietro al successo di Ally McBeal e Big Little Lies, che gli è valso un Emmy Award - e diretta dalla regista premio Oscar Susanne Bier, The Undoing – Le verità non dette racconta di Grace Fraser (Kidman), una terapista newyorkese di successo, e di suo marito Jonathan Fraser (Grant), stimato oncologo pediatrico. Grace e Jonathan vivono la vita che hanno sempre sognato, fino a quando un violento omicidio e delle inquietanti rivelazioni sconvolgeranno il loro destino e il peso di verità non dette scaverà delle crepe profonde nella loro storia. 


La serie vanta un cast in cui, accanto a Kidman e Grant, spiccano Donald Sutherland (Hunger Games, Ella & John - The Leisure Seeker), Édgar Ramírez (American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace, Joy), Noah Jupe (Honey Boy, Le Mans '66 - La grande sfida) e Matilda De Angelis (Veloce come il vento, L'incredibile storia dell'Isola delle Rose), che interpreterà Elena Alves. Un ruolo assolutamente centrale ai fini dello svolgimento della trama per la giovane attrice italiana, quello di una giovane artista che entra nella cerchia di amicizie di Grace mentre quest’ultima pianifica una raccolta fondi per la prestigiosa scuola frequentata dai loro figli.

 

Grace Fraser conduce una vita praticamente perfetta a Manhattan. Psicoterapeuta affermata, abita in una bella casa e ha una splendida famiglia composta dal marito Jonathan e Henry (Noah Jupe), il figlio dodicenne che frequenta una scuola privata d'élite nell'Upper East Side. Ma all’improvviso un abisso si apre nella vita della donna: una morte violenta, un marito che scompare nel nulla. Messa di fronte a una catena di terribili rivelazioni, Grace capisce che potrebbe non conoscere affatto il marito. Lei, che solitamente consiglia alle donne di ascoltare l’istinto anche quando dice cose che non si vogliono sentire, si rende conto che potrebbe non aver dato ascolto ai suoi stessi consigli. 

venerdì 12 luglio 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
La dentona Meryl Streep illumina "Big Little Lies"
"Dentoni finti e parrucca. Così equipaggiata Meryl Streep conquista la seconda stagione di "Big Little Lies", tratta dal romanzo di Liane Moriarty (su Sky Atlantic, dallo scorso 18 giugno). Aggiustamento in corso d'opera, era nata come miniserie e come tale aveva vinto 8 premi Emmy e 4 Golden Globe nel 2017: troppi, oltre al successo di critica e di pubblico, per non stuzzicare un bis. La trama di "Piccole grandi bugie" (Mondadori) era andata esaurita nei primi sette episodi, ma non c'è nulla che uno sceneggiatore bravo e deciso, con il beneplacito e la collaborazione della scrittrice, non riesca a escogitare se i personaggi sono ben congegnati. Amiche e rivali, felici e infelici, ricche e povere — custodi del segreto sull'incidente capitato a Perry Wright, il marito violento di Nicole Kidman caduto dalle scale durante una festa di beneficenza a tema Elvis Presley/Audrey Hepburn — le signore di Monterey tornano con qualche aggiustamento. La spigolosa Renata (Laura Dern, un mostro di bravura) si ritrova con un marito in bancarotta, nell'inventario finiscono anche il Rolex e la fede nuziale, ma non rinuncia alla sfarzosa festa per la figlia. Madeline (Reese Witherspoon) è in crisi con il marito nuovo, causa corna, e con la figlia che invece di andare al college vuole mettere all'asta su internet la verginità. Il precedente consorte, padre della venale fanciulla, si era messo con la giovane hippie vegana Bonnie, faccia e capelli rasta di Zoé Kravitz, dall'umore un po' scontroso. La ragazza madre Jane (Shailene Woodley) ha trovato un lavoro, ormai sappiamo chi è lo stupratore padre di Ziggy, che si ritrova due fratellastri nella stessa scuola. Celeste soffre per il marito morto, e per i lividi dell'ultimo pestaggio. Entra Meryl Streep, con i dentoni (per meglio somigliare al figlio Perry) e la parrucca (per un generale imbruttimento che nasconde un'anima nera). Arriva fingendo le migliori intenzioni, vuole aiutare la nuora vedova con i due ragazzini a carico. L'inchiesta sulla morte di Perry non è in effetti chiusa e ancora ricordiamo la fantastica foto segnaletica con le cinque sospettate in maschera. La vita nella cittadina californiana in riva all'oceano ostenta normalità: i segreti e le bugie inconfessabili sono uno strato sotto ai veleni e alle ipocrisie di tutti i giorni. Lupo in veste d'agnello, Mary Louise Wright vuole scatenare l'inferno. Da mamma amorevole, non crede che il figlio possa essere stato un marito violento, meno che mai uno stupratore: lei lo ha cresciuto come si conviene, a casa era buono e gentile. Quindi si piazza in casa di Celeste, per sventura (di Celeste, confusa ma soprattutto imprudente) adiacente alla stanza della vedova che nel sonno urla, di giorno nutre i gemelli con barrette proteiche, all'occasione rimorchia uno sconosciuto in un bar. La suocera torna prima del dovuto con i bambini e si imbatte in un giovanotto seminudo che sbuca dalla stanza da letto, mentre Celeste non ricorda nulla, intontita da alcool e psicofarmaci. Il regista della prima stagione — il belga Jean-Marc Vallée di "Dallas Buyers Club" e di "Wild" — convinto che la serie fosse chiusa aveva firmato il contratto per dirigere "Sharp Objects". Ha passato il testimone alla regista inglese Andrea Arnold, che conoscevamo per le sue incursioni nel proletariato britannico, con "Fish Tank" e "Red Road". Suo anche il più bel film tratto da "Cime tempestose", con Heathcliff trovatello di pelle scura nella brughiera, come lo aveva immaginato Emily Brontë. Nella California dei ricchi si muove benissimo". (Mariarosa Mancuso)

martedì 23 gennaio 2018

NEWS - Big Little Paycheck! La 2° stagione di "BLL" costerà molto di più (grazie a Apple)

News tratta da "Decider"
For months now, we’ve heard rumors and read thinkpieces about how Apple and its $1 billion original series budget may change the television’s ecosystem. Now we finally have proof of that very thing happening, and the first victim of Apple’s terrifyingly large wallet is none other than HBO‘s Big Little Lies. In a piece published by The Hollywood Reporter, it’s been revealed that Season 2 of the Golden Globe and Emmy-winning miniseries is going to be more expensive than anyone was anticipating. According to the report, Zoe Kravitz, who made $380,000 for her work on Season 1, will be getting a massive pay increase for Season 2; she’s now said to be raking in $3 million for reprising her role. Shailene Woodley is also said to be getting a substantial pay raise from her $1.7 million Season 1 paycheck. The most interesting paycheck news, though, is what Big Little Lies‘ biggest stars — Reese Witherspoon and Nicole Kidman — are being paid. Sources claim that the two actresses received $250,000 and $350,000 per Season 1 episode, respectively, as well as executive producer credits and points on the show’s backend. Those credits and points are staying for Season 2, but it’s rumored that these two actresses will also “get around $1 million an episode” for the show’s second season. A big (not big little) congratulations goes to Kravitz, Woodley, Witherspoon, and Kidman. Suspiciously missing from this dollar-filled announcement is Laura Dern, but hopefully her shocking paycheck story is coming. So why is this new season so expensive? Part of the problem has to do with Big Little Lies‘ status as a miniseries. Because all of the actors only committed to seven episodes of this project, all of their contracts had to be re-negotiated when HBO decided to pursue a Season 2. Add in that fact that Reese Witherspoon’s massive Apple paycheck from her new show with Jennifer Aniston drove up the salaries for all of these actresses, and HBO walked into the perfect, hyper-expensive storm. The untitled Apple series is reportedly paying each of its two leads $1.25 million per episode, which drove up the price that HBO had to pay to secure their services for Season 2.

martedì 19 settembre 2017

NEWS - Dopo la pioggia di Emmys "Big Little Lies" verso il rinnovo per la 2° stagione!

News tratta da "Decider"
At last night’s Emmy Awards, the biggest red carpet question wasn’t “What are you wearing?,” but “Will there be a second season of Big Little Lies?” The HBO limited series took home eight total awards, including wins for Best Actress and Supporting Actress in a Limited Series or Movie and Best Limited Series. The show’s success made a huge statement about what kind of shows viewers want, and the hardware Big Little Lies took home — plus the success of shows like The Handmaid’s Tale and Atlanta — provided executives with tangible proof that investing in diversity is worth it. While the status of Big Little Lies‘ second season has been iffy since the finale in early April, the series’ success last night undoubtedly pushed forward the momentum for another installment. Both before and after the ceremony, BLL actors and producers commented on talks for a second season, and it’s clear that some big things have changed. The largest indicator that BLL will return comes from director Jean-Marc Vallée‘s complete reversal on the topic. Back in April, the Emmy winning director was as clear as possible in an interview with Vulture about the limited series remaining, well, a limited series:
This is the perfect ending. There is no way; there’s no reason to make a season two. That was meant to be a one-time deal, and it’s finishing in a way where it’s for the audience to imagine what can happen. If we do a season two, we’ll break that beautiful thing and spoil it.
However, backstage after the show took home Best Limited Series honors, Vallée changed tact: “It’d be great to reunite the team and to do it… We’ll see.” It’s amazing what eight Emmy Awards can do. Also backstage was author Liane Moriarty, who has been tasked with writing continuing story lines for these characters by HBO Programming President Casey Bloys. When asked whether she’s committed to doing so, Moriarty replied, “I’m thinking about it. It’s a beautiful possibility. That’s all I’ll say.” The general consensus among producers and stars Reese Witherspoon and Nicole Kidman is that they’re “thinking about it, talking about it, discussing it, but nothing definitive yet.” Yes, nothing is definitive, but if every actor is excited to continue pursuing these characters, the network has commissioned the original author to write additional story lines, and the director is on board with creating another season, it seems like all signs point to yes for Big Little Lies season two. All this is not to say that doing another season of BLL is a good thing (I definitely think it’s a no good, very bad idea, and so does Joe Reid). But from a money and awards perspective, it seems like a slam dunk. Our bet is that HBO will go where the money is, and assuming that they’re able to coordinate the very busy schedules of Reese, Nicole, Laura, and co., we’ll be seeing the lovely ladies of Monterey back on our screens in no time.

martedì 18 luglio 2017

GOSSIP - Nicole Kidman fuori di se(no) per la candidatura agli Emmy per "BLL"
Nicole Kidman is on the cover of Love Magazine‘s new issue wearing a form-fitting red swimsuit! The 50-year-old actress, who was just nominated for her second Emmy, is also seen wearing a cowboy hat while walking down the street. “I thought about this shoot afterwards. I was like, “what was I doing? I lost my mind! How are the shots? Do they look crazy?” Nicole is quoted as saying on the magazine’s Instagram. We definitely can’t wait to see the rest of the photos! Nicole and her Big Little Lies co-star Reese Witherspoon will be facing off against each other in the Outstanding Lead Actress in a Miniseries or Movie category at the upcoming Emmys.

lunedì 17 aprile 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

RIVISTA STUDIO
I problemi dei bianchi ricchi di "Big Little Lies" son meglio di quelli dei ciellini di "This Is Us"
"Le domande dei talk pomeridiani con Paola Perego che vorremmo: in questo mondo c’è ancora spazio per i “rich white people problems”? Vale a dire: soldi (oddio, non posso più permettermi la manutenzione della piscina!), matrimoni (mio marito mi tradisce! No, lo tradisco io!), figli (la festa di compleanno della bambina farà sfigurare quella della compagna di scuola?), guardaroba (questo nuovo cachemirino mi sbatte troppo?), fitness (sul serio non fai piloxing?), eccetera. È arrivata una serie a rispondere che sì, di spazio ce n’è eccome. E a raccontarlo con un meraviglioso salto mortale: nell’epoca delle minoranze pigliatutto, Big Little Lies (produce Hbo, in Italia va in onda su Sky Atlantic) sta qui a dirci che oggi i bianchi ricchi sono anche loro solo un’altra minoranza, e sempre più confinata nella sua pur doratissima riserva. Siamo quasi in dirittura d’arrivo – perché hanno girato solo sette puntate?, vien da chiedersi, quando per quei ciellini di This Is Us ne hanno fatte diciotto – e c’è un delitto ancora senza soluzione. Poco importa. Al cuore di questa storia non c’è certamente l’omicidio, piuttosto gli psicodrammi di un gruppo di donne molto ricche certamente, molto stronze o forse no, molto forti o forse no, molto privilegiate o forse no. La serie non è piaciuta a molti di quei critici che si sperticano in lodi per roba come True Detective: gli agenti stropicciati sono ammessi nelle conversazioni tra gente-che-piace più di queste mogli con la borsetta firmata. «Big Little Lies è patinato e superficiale come la comunità che vorrebbe fare a pezzi, e di cui in fin dei conti tradisce la stessa vuotezza», recensisce Meredith Blake del Los Angeles Times. «Big Little Lies è un pasticcio in cui vengono ricostruiti i problemi di sedicenti adulti, sviluppati in modi che non trovano corrispondenza nella realtà», scrive Tim Goodman su The Hollywood Reporter. Che sintetizza ulteriormente: «È come una soap prodotta da Abc, ma con le scene di nudo». L’aggravante sottintesa: è solo una storiella di donne, niente più che una telenovela di lusso, che ce ne frega, vuoi mettere coi draghi e gli zombie. È la sindrome Valeria Bruni Tedeschi, per cui se appunto parli di cose di ricchi (lei l’ha fatto nei suoi film da regista, ultimo il bellissimo Un castello in Italia) ti puoi pure meritare un’alzata di spalle, i problemi veri sono altri. Dietro Big Little Lies c’è un romanzo australiano scritto da una donna (Liane Moriarty, Piccole grandi bugie è appena stato ripubblicato da Mondadori) e l’ottimo adattamento firmato da un uomo: David E. Kelley, showrunner di lungo corso (Ally McBeal) con una moglie bellissima per davvero: Michelle Pfeiffer (come ci sarebbe stata bene in questa serie, l’avessero prodotta vent’anni fa). “Pippe da ricchi hollywoodiani con le loro splendide splendenti trophy wife”, borbottano in tanti: peccato che questo telefilm dica di noi comuni mortali più cose di tanta produzione impegnata (dunque con protagonisti necessariamente poveri). La gigantesca Reese Witherspoon è la mamma che tutte le chat tra genitori su WhatsApp temono pure a Cinisello Balsamo, ma anche l’alleata che ciascuna apparente rivale sogna: tanto che, nonostante sia uno dei personaggi più spregevoli della televisione recente, facciamo tutti il tifo per lei dal primo momento in cui è in scena. Nicole “Come Regge Lei I Primi Piani Nessuna Mai” Kidman è la moglie abusata, o forse è ben consapevole dell’abuso, o forse tutto è più complicato di così e se le cose non sono didascaliche allora oggi è colpa degli sceneggiatori, mica del pubblico che ha perso la comprensione delle sfumature. Laura Dern, quella col nome più bello di tutti (Renata), dà fuori di matto perché le altre mamme boicottano la festicciola (si fa per dire) della figlia con la mossa più spietata di tutte: non ti mandiamo i nostri figli, figli ormai ridotti a merce di scambio, a strumento per dire in società che cosa siamo, e come, cambia tutto se compri il saccottino del Mulino Bianco, se li iscrivi a ginnastica artistica e non a danza, se fanno il balletto di Rovazzi. Il bello è che gli uomini non stanno a guardare, sono solo apparentemente abbozzati, Kelley non corre certo il rischio di lasciarli a margine poiché trattasi di “una serie di donne”. Di solito, in quei casi, gli unici che meritano un trattamento equo sono i personaggi di maschi omosessuali (sindrome commesso di Commesse, il solo uomo sviluppato al pari di Sabrina Ferilli e Nancy Brilli). C’è anche la colonna sonora che vorremmo per musicare le nostre vite, a cominciare da “Cold Little Heart” di Michael Kiwanuka sui titoli di testa. E c’è la mossa-capolavoro definitiva, per convincerci che non solo questi bianchi milionari hanno gli stessi problemi nostri: quei problemi li troviamo bellissimi, perché non sono mai stati così ben scenografati. Lo chiamano “real estate porn” (traducendo malamente: porno immobiliare), e questa è la serie regina a tale proposito. Le ville pazzesche di Monterey, California, dove vivono le protagoniste (nella realtà stanno a Malibu) sono gli specchi lucidati da litri di Vetril dietro cui vorremmo nasconderci tutti noi. Invece tra poco Big Little Lies finirà, e noi torneremo alle nostre povere vite, a litigare per la merenda senza glutine dei bambini e a tradire nelle squallide stanze dei motel vista tangenziale". (Mattia Carzaniga)

venerdì 17 marzo 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
In "Big Little Lies" viaggio nell'abisso dell'inganno

"Meno male che la serialità americana era finita, vittima dell'inflazione, ormai in piena crisi creativa e con forti segnali di stanchezza. Meno male che bisognava tornare alla pagina scritta... Poi arriva «Big Little Lies», non più casalinghe ma milionarie disperate, non più i sobborghi residenziali di Wisteria Lane ma l'assolata e snob Monterey, in California, un paesaggio che sembra nascere dalle dismisure sociali di chi lo abita, dai loro eccessi formali di donne che appartengono all'uppermiddle-class (Sky Atlantic, mercoledì, ore 21.15). La serie Hbo è tratta dall'omonimo romanzo di Liane Moriarty ed è stata ideata dal grande David E. Kelly (quello di «The Practice», «Ally McBeal», «LA Law»...). Tutto prende le mosse da un omicidio che si consuma durante una festa e in parallelo alla storia principale (tre amiche e madri alle prese con la vita privata e professionale) ci sono i flashforward degli interrogatori della polizia che commentano l'accaduto, quasi a rappresentare un coro da tragedia. Un coro di malignità, di invidie, di bugie, appunto. Reese Witherspoon interpreta Madeline Martha Mckenzie, ricca ma con problemi con i figli e il giovane secondo marito; Nicole Kidman è la sua amica Celeste Wright, apparentemente ben sposata e felice; e Jane Chapman è una madre single, appena arrivata in città, un elemento di disturbo, visto che il figlioletto Ziggy viene accusato di aver voluto strozzare una compagna di scuola. Ci saranno svolte inaspettate lungo il cammino ma intanto, dalle prime puntate siamo invischiati in un caotico puzzle culturale, fatto di affermazioni sociali e illusioni emotive, di paradossi e ripugnanze. Il pregio maggiore di «Big Little Lies» consiste nel tratteggiare un affresco psicologico di grande complessità capace di squarciare il lusso esibito, le ville sul mare, le famiglie da sogno per sondare l'abisso di chi, ingannato, si rallegra mestamente dell'inganno". (Aldo Grasso)

mercoledì 15 marzo 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL - Magazine de Il Sole 24 ore
Ecco perché "Big Little Lies" è la serie dell'anno
"Big Little Lies è come l’incidente sulla carreggiata opposta: sei sempre lì a guardarlo ma non sai perché. A ben vedere motivi ce ne sarebbero eccome, a cominciare dal livello interpretativo di un cast notevole. C’è un’intensa Nicole Kidman, madre di gemellini-Ken e moglie sbertucciata di banchiere milionario nonché formidabile performer a chiamata su Skype; un’ancor più formidabile Reese Witherspoon nella parte del personaggio che più di tutti lombrosianamente pare assomigliarle, una grintosa piccoletta dai desideri più grandi – e sconci – della propria estensione alare, un’instancabile parlatrice a tacco dodici diurno, una madre apprensiva, una moglie così. Sono madri anche la terza e quarta protagoniste femminili: la milionaria Renata (pronuncia “r’na’duu”), appena entrata nel board di PayPal e fiera proprietaria di casa scarfaceiana vista oceano e – qui un po’ meno fiera – di marito barbudo mezzo scemo del tipo che fuma di nascosto un tiro di sigaretta all’anno e si fa pure beccare; e Jane, la madre “chi vive in baracca”, costretta a tirar su da sola un ragazzetto dal volto ceruleo di nome Ziggy. Sono tutte madri perché la miniserie – sette puntate in onda su Hbo a partire dal 19 febbraio e su Sky Atlantic dal 15 marzo – si sviluppa intorno a una scuola elementare fighetta di Monterey, la prima capitale della California, già in stato di semi-abbandono negli anni 90 prima che i denari della Silicon Valley la ripopolassero ai principi del millennio. La vicenda – che è poi tratta dall’omonimo romanzo aussie di Liane Moriarty, adattato per la tv da quel David E. Kelley già ampiamente raccontato su queste pagine a partire dal recente Goliath in giù (The Practice, Ally McBeal, LA Law) – dipana da qui, dalla classe dei bimbi, per poi allargare a comprendere tutto un insieme di insta-classics montereyani: i grandi terrazzamenti privati sull’onda del Pacifico che si infrange un metro sotto, il bar sul molo per i discorsi tra ragazze post liberazione da pargolo, i capienti Suv molto ben assettati aerodinamicamente che accarezzano le curve a picco sulla scogliera che proprio qui comincia quell’increspatura che sublimerà nel resto del Pacific Northwest. C’è chi ci ha visto anche altri tic ricorrenti: il fiorire della domotica, una musica generalmente superlativa – a partire dalla sigla dove suona quel capolavoro assoluto che è Cold Little Heart di Michael Kiwanuka – e la messa in Costituzione via Kravitz (nel senso di Zoe) dell’organic/yoga/sensitive/strong moral compass. A frazionare periodicamente la pace visiva e sonora spuntano flashforward polizieschi che ci annunciano lo snodo della storia: qualcuno morirà, e sarà per via violenta. A questo punto parte il toto-truffa del chi-è-chi (truffa perché se si legge il libro eccetera), ma non è una roba trascendentale. Cioè interessa, sì, ma fino a un certo punto. Lo spettatore non fremerà dal desiderio di conoscere il tragico accadimento, tutt’altro. Infatti, lo spettatore si sorprenderà di quanto poco gli interessi chi vada giù dalla scogliera preso com’è dalle movimentate – seppur in fondo immobili – vicende di quest’America ultraliberal di servizio, che nella sfera pubblica ha fatto il proprio dovere votando come si conviene alle ultime presidenziali ma che sa perfettamente che le regole del gioco sono cambiate, e che tutto il meglio va trattenuto a sé, nell’interiorità, tra la villa e il mare".

giovedì 7 luglio 2016

GOSSIP - Nonna Nicole! La Kidman con parruccona grigia nella seconda stagione di "Top of the Lake"

Nicole Kidman sports a gray wig while on the set of Top of the Lake season two in Sydney, Australia. Production is currently underway for the second season of the hit Sundance TV drama, which is now titled Top Of The Lake: China Girl. Elisabeth Moss will return for the second season, and Game of Thrones‘ Gwendoline Christie is set to have a major role this season.
Season two picks up four years after season one ended. No premiere date has been officially announced.

mercoledì 26 novembre 2014

martedì 22 ottobre 2013

PICCOLO GRANDE SCHERMO - L'occasione di Damian: Lewis di "Homeland" tenta il grande salto al cinema al fianco della Kidman per la regia di Herzog!

Notizia tratta da Deadline.com
Damian Lewis, who has won Golden Globes and Emmys for his work as POW-turned-terrorist Nicolas Brody in Showtime’s Homeland, is near a deal to star opposite Nicole Kidman in director Werner Herzog’s Queen Of The Desert. The UK-born Lewis won’t have to hide his homegrown accent for the feature: he will play Lt. Col. Charles Doughty-Wylie, an unhappily married English war hero who engages in a turbulent affair with Gertrude Bell (Kidman), with whom he exchanged love letters with from 1913-1915 until he was killed in active duty at Gallipoli. Production is scheduled to begin in December.

Queen Of The Desert refers to Bell, the iconic explorer, writer, archeologist and attaché for the British Empire who is credited with helping to catalyze the formation of the Middle East at the dawn of the 20th century. Nick Raslan is producing through his Palmyra Films banner along with Cassian Elwes and Michael Benaroya. Benaroya Pictures banner is financing the film. Sierra/Affinity will handle international sales.

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