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mercoledì 1 agosto 2018

L'EDICOLA DI LOU . Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL GIORNALE
"Good Girls", AAA cercasi modelli femminili migliori
"Sono tre brave ragazze perché nonostante rapinino un supermercato, il che non sarebbe comunque legale, avrebbero le loro giuste motivazioni, dunque se non assolverle almeno ce le prendiamo in simpatia. Good Girls, da alcuni giorni su Netflix, è la prima stagione di una nuova serie in otto episodi più un pilot, che riprende lo stereotipo della donna costretta a ribellarsi per il peso e l'ingiustizia della società. Un tema piuttosto battuto dalla tv americana, non a caso l'ideatrice Jenna Bans aveva lavorato alla sceneggiatura di Desperate Housewives. Beth (Christina Hendricks) è una bella quarantenne con quattro figli e un marito scemo, che oltre a tradirla con un'aspirante attrice di spot commerciali, ha sbagliato tutti gli investimenti e sta affogando in un mare di debiti. Sua sorella Ruby (Retta) combatte una strenua battaglia per l'affidamento della figlia, il cui tipo fisico è modellato su Shiloh, rampolla no gender di Brad Pitt - Angelina Jolie. Fa la commessa e ha un tatuaggio sul fondoschiena, ma i tatuaggi sono vivamente sconsigliati ai rapinatori. Annie (Mae Whitman) è una tonda signora di colore, sposa felice non fosse per la malattia della piccola figlia in attesa di un trapianto di rene. Non ci sono abbastanza soldi per operarla secondo il cinico sistema assistenziale americano. Se i denari non ci sono, vanno recuperati in ogni modo. La sit-com comica e sarcastica, che ironizza sul sesso e sulla famiglia, prende di mira i modelli consunti e falsi della famiglia felice, si sfoga contro il sistema maschilista arrivando persino a citare Thelma e Louise, trasformandosi, di episodio in episodio, in commedia nera con risvolti thriller. Un prodotto di genere neppure così male, anche se fortemente ancorato su quegli stereotipi americani così trash che noi europei stentiamo a capire fino in fondo. Good Girls strappa sorrisi e si fa seguire, ma c'è un ma: l'immagine della donna ne esce, se non devastata, almeno compromessa. Brave ragazze che per resistere sono costrette a inseguire il maschio nel territorio dove è padrone assoluto: la stupidità. E quando tre donne vogliono essere peggio dei colleghi uomini non c'è partita, vincono loro. Non un discorso degno di essere seguito, non uno scambio di battute che si elevi dalla più inutile medietà. Argomenti: le corna, la depilazione vaginale, la triste realtà della coppia, ex mariti bastardi e nulla più. Non un libro, un film, neppure una ricetta che ne riveli un qualche tratto distintivo particolare. Non ci saremmo aspettati personaggi con caratteri alla Gertrude Stein, Virginia Woolf, ci saremmo persino accontentati di una copia di Michelle Obama e invece nulla. Le tre Good Girls sono talmente vuote e superficiali da giustificarne gli abbandoni, a parte la Madre Coraggio che, per convenzione politicamene corretta, non può non essere nera. Cercasi modelli femminili migliori. Speriamo ne escano da qualche parte, nella mente di uno sceneggiatore illuminato e coraggioso". (Luca Beatrice)

sabato 10 marzo 2018

GOSSIP - Disperata davvero! Teri Hatcher di "Desperate Housewives" senza tetto, alla canna del gas e pronta al suicidio? 
Teri Hatcher is putting an end to rumors that she’s broke, homeless, and living out of her van. After a magazine published a story claiming the 53-year-old former Desperate Housewives star was homeless, Teri sat down with KTLA to call the article completely false and untrue. “On the cover yesterday [Star magazine has] an article that says exactly that — it’s totally absurd — that I am broke and homeless and living out of my van,” Teri says. “It’s categorically false. I am not broke. I have done very well investing my money. I am not homeless and I am not living out of my van.” Teri went on to say that the paparazzi photos taken of her by her van were from when she was filming her YouTube series Van Therapy in Los Angeles. “They said they were going to run this story about me being broke, and I think they even used the word suicidal and homeless and whatever. And my lawyer and my publicist said, ‘Categorically not true, you can’t print that, she’s doing a YouTube show, that’s her van, she has many homes in many states all over the country. There’s nothing about this that’s true,’ ” Teri says. “And then they went and ran it anyway. And that is even more egregious that it was so purposefully hurtful.”

mercoledì 6 settembre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
"The Bold Type", tra "Desperate Housewives" e "Sex and the City" nell'era social
"Problema: come sottoporre a stalking l'ex fidanzato che non sta su Facebook né su altri social media? Segue inchiesta, affidata a una giornalista di Scarlet appena promossa (ha appunto un ex fidanzato non reperibile online, gli articoli vengono meglio con un po' di vita vissuta). La testata è di fantasia, la direttrice no: fuori dalla tv si chiama Joanna Coles, ex direttrice di Cosmopolitan ora nel board di Snapchat. Figura anche tra i produttori della serie "The Bold Type" (sulla tv via cavo Freeform, dieci episodi dall'11 luglio scorso). L'ha scritta Sarah Watson — di "Parenthood", in Italia andò sulle reti Mediaset — con un occhio di riguardo verso la signora. E anche verso Snapchat, viene subito chiarito che non serve solo a mandare scatti smutandati. Inutile aspettarsi "Il Diavolo veste Prada". In "The Bold Type", il magazine è diretto con polso fermo e cortesia, le isterie non hanno cittadinanza, i capricci neppure, le ragazze di talento sono promosse prima di chiederlo, tutti i maschi sono neri. Le prime venti idee — snocciolate il primo giorno del nuovo incarico — sono respinte. Ma tutte le altre sono accettate senza fatica, e tutti gli articoli molto complimentati. "Come sottoporre a stalking l'ex fidanzato che non sta sui social media" vale appunto come una delle idee premiate (il magazine in precedenza si è dichiarato femminista ma discreto, qualsiasi cosa significhi: qui serve per rassicurare un'artista lesbica e mussulmana a non ritirare l'intervista rilasciata). "Alla sua età non stare su Facebook è sospetto", recita la diagnosi, fatta con lo stesso tono con cui le amiche usavano mettere in guardia dai corteggiatori non ragazzini "che mai si erano sposati". Facciamo come le donne facevano nei decenni passati, suggerisce un genietto alla riunione di redazione. Parte il pedinamento, in macchina con l'autista del giornale patinato. Per fare, si faceva benissimo anche senza i social media. Lo certifica l'ultimo film di Francesca Comencini "Amori che non sanno stare al mondo", visto qualche giorno fa al Locarno Festival senza che nessuno avesse da obiettare al personaggio di Lucia Mascino. Una pazza del tipo già satireggiato da Franca Valeri nello sketch "non mi telefona, non mi rivolge la parola, quindi è perdutamente innamorato di me" (anche nella variante: "E' sparito, non riesce a dimenticarmi"). All'inizio sembra un cinismo raro nel cinema italiano, ma non dura: la buona è lei, il personaggio di lui si sono dimenticati di scriverlo. "The Bold Type" sta per "ragazze toste" (nel gergo tipografico sono i caratteri in grassetto). La giornalista Jane, la responsabile dei social media Kit, la perfetta assistente Sutton. Elegantissime e allegre mentre nel board siedono antipatici signori che si scandalizzano alla parola "punami" (sta per "pussy", lo dicono le ragazze asiatiche, era già la parola prediletta da Sacha Baron Cohen con la tuta gialla del suo doppio Ali G.). Già si sprecano i paragoni con "Sex and The City". Si capisce che la serie va venduta al meglio, ma siamo lontanissimi. Siamo invece nel pieno della "peak tv". Il dramma della televisione che dai "Soprano" in poi ha trascinato critici e pubblico. Si moltiplicano le piattaforme che richiedono prodotti sempre nuovi. Sciaguratamente il talento non cresce in proporzione — anche il passaggio dal cinema alla tv ha esaurito la sua forza propulsiva. "The Bold Type" audacemente imita la voce fuori campo delle "Desperate Housewives", ma resta prigioniero delle sue carinerie". (Mariarosa Mancuso)

giovedì 26 gennaio 2017

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Addio a Mary Tyler Moore, la regina delle comedy. E' stata l'apripista per "Sex and The City", "Desperate Housewives", "Ally McBeal"...
Diciamocelo, senza di lei Carrie Bradshaw di 'Sex and the City' sarebbe nata più tardi. E anche la più spregiudicata Samantha Jones. Le 'Desperate Housewives' sono andate a ripetizione da lei, così come 'Ally McBeal' le deve molto dei suoi tic e manie a puntate. La scomparsa di Mary Tyler Moore, regina delle comedy come solo Lucille Ball, lascia nel contempo un vuoto e molte eredi. Seriali, s'intende. Vincitrice di ben 6 Emmy Awards, oltre che candidata all'Oscar per il film "Gente comune" di Robert Redford, Moore ha lasciato il segno nella tv americana (e non solo) grazie alla sit-come intitolata in suo onore, 'Mary Tyler Moore Show', in onda dal 1970. Sì, perché era lei l'istrionica attrice che dava vita alla rivoluzionaria protagonista proto-femminista senza sapere di esserlo - e per questo insicura quanto sussultante di orgoglio - perennemente single insoddisfatta a Minneapolis. Mary Richards lavorava come assistente produttore al telegiornale di una rete privata frequentata da gente strana (un gelido produttore, un nevrotico redattore, un meteorologo fuori di testa, tra gli altri). Ma era lei, Moore-Richards, a dettare tempi e battute. I riflettori erano tutti suoi, tant'è che l'attrice oltre ad esserne interprete, firmava la sit-com vincitrice di 29 Emmy Awards (di cui 6 a lei) con la sua casa di produzione, la MTM (iniziali del suo nome). Quando la CBS accettò di mandarla in onda dovette firmare un contratto in cui si lasciava piena indipendenza alla Moore (e al marito Grant Tinker, co-intestatario della casa di produzione) sull'ideazione, sceneggiature, scelta del cast (solo attori sconosciuti) e sul budget. Se la bibbia tv Usa 'Entertainment Weekly' ha eletto 'MTMS' quale 'show di prima serata più importante della storia della tv americana' lo si deve al fatto che Mary Richards è diventata un'icona indimenticabile, ancor oggi imitata e inimitabile. Non più giovanissima, si trovava ad affrontare la vita da sola in un mondo che alle donne concedeva ben poco (un tema ricorrente della tv anni '70); il suo atteggiamento era fiducioso, ottimista, gentile, accomodante, disponibile; il suo unico desiderio era non contraddire gli altri, non creare complicazioni, adattarsi; diceva di essere 'una che prima di andare dal parrucchiere si fa lo shampoo'; da un lato era come l'uomo avrebbe voluto la donna dopo il trauma del femminismo, dall'altro accettava l'indipendenza che la società le imponeva e si sforzava di farla diventare parte del proprio carattere. Combattuta come pochi personaggi femminili fino ad allora, Mary viveva sulla propria pelle le contraddizioni del periodo. La sua figura non era propriamente comica. 'Il mio forte non è essere buffa', diceva Mary Richards, 'è reagire in modo buffo alle cose che mi stanno attorno'. Un episodio della serie è stato scelto come il migliore di tutti i tempi in una Top 100 redatta dal popolare 'Tv Guide': nella puntata si deve commemorare la morte di un clown che faceva show per la tv; né il produttore che il redattore colleghi di Richards riescono a trattenersi dal fare battute sarcastiche e macabre sulla sua morte (il clown era travestito da nocciolina ed era stato schiacciato da un elefante), con grande imbarazzo di Mary; durante il funerale, tuttavia, è proprio quest'ultima che si mette istericamente a ridere; il prete la consola dicendo che probabilmente era proprio così che il pagliaccio avrebbe voluto essere ricordato; a questo punto Mary scoppia in un piano irrefrenabile…Addio Mary, convinti che lassù un clown travestito da arachide ti allieterà la dipartita. (Leo Damerini)

martedì 3 dicembre 2013

venerdì 6 settembre 2013

NEWS - Finalmente un magazine italiano si espone e lancia in copertina le serie tv migliori dell'anno e di sempre: "IL" (il maschile del "Sole 24 ore") è imperdibile in edicola (ma "Lost" solo 6° siam sicuri?)
E' successo. Finalmente anche in Italia, come fanno in America i settimanali "Tv Guide" o "Entertainment Weekly" - che però son televisivi e qui stiamo invece parlando di un magazine più generalista - che un periodico si sia lanciato in un numero speciale dedicato alle serie tv (titolo di copertina: "La televisione è la nuova letteratura"). A dire il vero lo aveva fatto anche "Sette Tv", l'inserto del "Corriere della Sera", qualche mese fa, ma il consiglio è di non farsi perdere in edicola "IL", il magazine maschile del "Sole 24 ore" (costo: 0.50 euri). Pagine e pagine di anticipazioni, titoli, classifiche, chiose anche interessanti, grafica eccelsa. Imperdibile comunque. Certo, poi c'è la classifica delle 16 serie tv "migliori di tutti i tempi" (quella delle "best" di quest'anno ve la lasciamo scoprire senza spoiler...). Ve la riportiamo senza commenti, sarete voi a dirci cosa ne pensiate, nel caso...(siam sicuri comunque che farà discutere)
1 - THE WIRE
2 - THE WEST WING
3 - I SOPRANO
4 - MAD MEN
5 - 24
6 - LOST
7 - THE GOOD WIFE
8 - BREAKING BAD
9 - SIX FEET UNDER
10 - DESPERATE HOUSEWIVES
11 -  CURB YOUR ENTHUSIASM
12 - SEX AND THE CITY
13 - GAME OF THRONES
14 - THE OFFICE
15 - MISFITS
16 - DR. HOUSE

lunedì 12 agosto 2013

QUIZ - La Miss Obama dei telefilm era...
Era Eva Longoria, la Miss Obama che andava in giro col popò sponsorizzato da Barack Obama nel Quiz del 2 agosto scorso. A breve un nuovo entusiasmante Quiz rinfrescante come un Magnum di cui era un tempo testimonial la non più "disperata" attrice...

giovedì 13 giugno 2013

PICCOLO SCHERMO - Clamoroso al Cibali! Courteney Cox debutta da regista al cinema con Kate Walsh!

Notizia tratta da Deadline.com
The former Friends star is getting behind the camera for her feature directorial debut with Hello I Must Be Going. Written by David Flebotte, the Courteney Cox helmed pic has Seann William Scott in the lead role as Ted Morgan, a depressed man who heads back to his hometown to right some wrongs before committing suicide. Former Private Practice actress Kate Walsh co-stars as his sister-in-law Kathleen Morgan in the movie. Scott was last seen in 2011’s hockey enforcer comedy Goon and in 2012’s American Reunion. Walsh will be seen in the upcoming 10-episode DirecTV drama Full Circle. A co-EP on Desperate Housewives, Flebotte has written for HBO’s Boardwalk Empire and served as a consulting producer on Raising Hope.
While this is Cox’s first feature, she previously directed episodes of her TBS sitcom Cougar Town and the 2012 Lifetime TV movie Talhotblond. Hello I Must Be Going is produced by Cox, and Gabriel Cowan with David Arquette and Thea Mann of Coquette Productions and John Suits of New Artists Alliance. The movie is set to start filming in LA later this month. Seann William Scott is repped by ICM Partners. Kate Walsh is repped by CAA and Evolution Entertainment. Courteney Cox is repped by WME and Brillstein Entertainment Partners.

mercoledì 6 marzo 2013

NEWS - Che ci crediate o meno, Kyle MacLachlan nel nuovo "Believe" di JJ Abrams!
Articolo tratto da TvLine
Kyle MacLachlan has landed one of the final roles in Believe, NBC’s drama pilot from J.J. Abrams, TVLine has learned exclusively. The project focuses on an unlikely relationship between a gifted young girl (newcomer Johnny Sequoyah) and a man (Savages‘ Jake McLaughlin) sprung from prison who has been tasked with protecting her from the evil elements that hunt her power. Twin Peaks and Desperate Housewives alum MacLachlan — who’s currently recurring on CBS’ The Good Wife — will play Skouras, a mysterious billionaire with an even more mysterious agenda. The cast also includes Delroy Lindo, Jamie Chung and Sienna Guillory. Alfonso Cuaron penned the script and will serve as an EP alongside Abrams and Bryan Burk.

lunedì 3 dicembre 2012


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

È iniziata giovedì 29 novembre, in esclusiva su Mya (Mediaset Premium), la quarta, strepitosa stagione di The Vampire Diaries, la serie firmata da Julie Plec e Kevin Williamson, stracult di questa settimana.
I fratelli Salvatore (Ian Somerhalder e Paul Wesley), tornati sul piccolo schermo, stavolta si ritrovano con una bella gatta da pelare tra le mani: la loro bella Elena (
Nina Dobrev) si è finalmente trasformata in vampiro.
Questa quarta stagione è la stagione del cambiamento, a tutti gli effetti, e quest’anno più che mai, il livello di hype è altissimo, grazie alla giusta dose di intrighi, colpi di scena e cliffhanger emozionanti che caratterizzano lo show.
Abili ancora una volta a dosare gli elementi tipici del fantasy con quelli del teen drama, Pec e Williamson possono dirsi soddisfatti dei risultati raggiunti finora: merito degli ascolti stabili su quasi 3 milioni di spettatori a episodio, un ottimo risultato per un network come la CW.
Al centro della storyline, in questa stagione più che mai, il triangolo amoroso tra Damon, Elena e Stefan, ormai famoso quanto quello formato, negli anni Ottanta, da Brenda, Dylan e Kelly in Beverly Hills 90210.
Nulla viene trascurato in The Vampire Diaries, e ogni particolare è messo in luce con la massima cura e attenzione: regia, sceneggiatura, colonna sonora, tutti elementi ancori saldi su un livello medio-alto seppur dopo quattro anni.

666 Park Avenue, horror serie della Abc, era senza dubbio uno degli show più attesi dell’anno.
Tratto dai romanzi di Gabriella Pierce, creato e prodotto da David Wilcox, inizialmente il telefilm contava dalla sua non solo la fiducia di un network forte e vincente come la Abc, ma anche, e soprattutto, un cast di tutto rispetto e di grande effetto: tra i protagonisti infatti, Terry O’Quinn, l’indimenticabile John Locke di Lost, e Vanessa Williams, Wilhelmina Slater in Ugly Betty nonché Renee Perry in Desperate Housiwives.
A conti fatti però, la serie, già dopo i primi episodi, si è rivelata un fiasco totale, sotto tutti i fronti, nonostante la strepitosa performance di O’Quinn, encomiabile anche in un ruolo diversissimo da Locke, che ha fatto sì che lo amassimo così tanto.
Superfluo spendere parole sulla trama della serie: immaginate tutti i luoghi comuni che avete fino a oggi in un qualsiasi film horror di serie b, e avrete la storyline di Park Avenue.
Allucinazioni senza senso, corridoi deserti, bambine con un bambolotto in mano, uccelli neri che escono dalle pareti, sussurri nella notte, cantine infestate di spiriti e presunti colpi di scena che spesso e volentieri non sono nient’altro che sogni.
Una protagonista scialba e poco espressiva, un cast bizzarro che fa da contorno, e quel sussulto sul divano tanto inseguito dagli autori, che alla fin fine non arriva mai concretamente.
Stracotto come pochi altro, 666 Park Avenue ha avuto però vita breve, e qualche settimana fa, l’Abc ha deciso di cancellarlo al tredicesimo episodio, stesso destino riservato, purtroppo, anche a Last Resort. Niente paura però (neanche stavolta riescono a spaventarci): gli autori hanno promesso che entrambe le serie non avranno un finale aperto ma una degna conclusione.

martedì 16 ottobre 2012

NEWS - Stasera "Dallas" via! E intanto sul set volano gli Stetson tra i due (giovani) protagonisti... 
A detta di molti, Oltreoceano, la forza del nuovo "Dallas" (su Canale 5 da stasera in prima serata, ogni martedì), è aver saputo integrare le nuove generazioni con la storica capitanata da Larry Hagman. Su tutti, emergono i due giovani protagonisti maschili, Josh Henderson (interprete del figlio spregiudicato di JR, John Ross) e Jesse Metcalfe (nel ruolo del bravo ragazzo ecologista Christopher Ewing, il figlio di Bobby). Divenuti in breve tempo bandiere del rinnovato Southfork, i due attori hanno da subito mostrato una sana rivalità sul set. Una competizione che parte da lontano: non tutti sanno che Metcalfe soffiò proprio a Henderson la parte dell'ormai mitologico giardiniere in "Desperate Housewives", mentre originariamente Metcalfe doveva calzare lo Stetson del più cattivo John Ross nel sequel in partenza su Canale 5. Chissà se anche loro finiranno come Larry Hagman e Patrick Duffy, che i gossip degli anni '80 creati ad arte volevano acerrimi nemici sul set, salvo poi vederli, a serial ultimato, ritratti a pesca insieme. "Siamo rimasti amici fin d'allora - chiosa Duffy - e anche oggi se ho un dubbio di recitazione sul set mi rivolgo a Larry per chiedere consiglio". Le vie di JR, si sa, sono infinite. (Notizia tratta dalla Newsletter di Mediaset)

venerdì 28 settembre 2012

GOSSIP - Porca Evaaa! La Longoria volta definitivamente le spalle (!!!) a "Desperate Housewives"...
La mossa è la seguente: un fotografo di belle speranze austriaco definito (non si sa da chi) "minimalista", tale Jork Weismann, ha riunito alcune fanciulle, persone comuni ed attrici all'arcimitologico Chateau Marmont di Los Angeles (per dire il livello di vippame che ci gravita, è quello dove Lindsay Lohan è stata espulsa dopo aver devastato una camera e quello del menage à trois tra la stessa Lohan, Lady Gaga e Lana Del Rey). Insomma, un Principe di Savoia della uallera. L'idea dell'impavido era quella di realizzare un reportage sul sogno lungo una gallery di sognatrici e sognatori più o meno famosi nell'atto di dormire. Fatto sta che l'emergente Jerk (pardon, Jork), con un un'unica cosa in mente - non denudare le sue modelle, no no - ovvero la dimensione onirica dei suoi scatti, ha chiamato anche colei che cerca disperatamente di "risvegliarsi" dalla fine di "Desperate Housewives". E così ecco Eva Longoria in una tipica posizione Permaflex che farebbe orgasmare Giorgio Mastrota in una delle sue televendite, decisa a mostrare che il glorioso passato delle "DH" è difinitivamente...alle spalle. E per meglio sottolineare il nuovo corso, l'Eva del peccato ha illuminato in contemporanea l'edizione spagnola di "Elle" al motto di "La notte porta consiglio"...O meglio, come si dice a Ribadeo nelle notti di luna piEva: "Antes de hacer nada, consúltalo con la almohada".

venerdì 20 luglio 2012

NEWS - Emmy Awards ormai (quasi) peggio dei Telegatti! "American Horror Story" mini-serie? Ma quando mai! "Downtown Abbey" da mini-serie promossa a serie drama...Un articolo dell'illustre "Tv Guide" svela i magheggi e gli stratagemmi di un premio sempre più in mano alle convenienze di forza...major
The decision to place American Horror Story in the movie and miniseries categories paid off for the show — probably better than anyone expected. The anthology series received a whopping 17 nominations, tied with Mad Men for the most this year.
American Horror Story could have gone into the drama field — but the Academy of TV Arts and Sciences ruled earlier this year that it was eligible to be classified as a miniseries. (PBS' Prime Suspect is a previous example of a show that competed in the miniseries category.)
"The rules of the academy are pretty clear," says TV academy chairman Bruce Rosenblum. "If a show qualifies in more than one category that producer is entitled to choose which category they want to submit. The American Horror Story example is unique. The way the show is designed, it's a very close-ended series this year. Our academy was convinced that this belonged in the miniseries category and voted accordingly." That decision hasn't sat well with some movie and miniseries producers ("I feel the academy made a very poor decision," Hatfields & McCoys executive producer Leslie Greif told TV Guide Magazine last month.)
But the debate over how to classify TV shows that defy categorization — witness the debate over whether Desperate Housewives is a comedy — is an ongoing one at the TV Academy. "It's an evolving industry," says Rosenblum, who notes that the organization is still figuring out how to deal with the growth of programs produced for digital platforms.
Here are several more trivia nuggets and curiosities that have emerged out of this year's Emmy nominations:
CHARLIE HARPER LIVES: Charlie Sheen may be no longer a part of Two and a Half Men, yet the hard-living character he made famous (and who earned him four Emmy nominations) lives on. That's because Kathy Bates has earned an Outstanding Guest Actress in a Comedy Series nomination for playing, yes, the ghost of Charlie Harper on Two and a Half Men.
That appears to be a first: TV Academy awards senior vice president John Leverence can't recall any other instance of two separate actors being nominated for playing the same series character. For example, Leverence notes that of the two Darrin Stephens on Bewitched, only Dick York was nominated (Dick Sargent was not).
EMMY OVERACHIEVERS: It's not uncommon for individuals to earn performing, writing and directing nominations in a single year — but in 2012, both Louis C.K. and Lena Dunham have broken the bank by going even further. Louie C.K.'s nominations this year include outstanding lead actor, directing and writing in a comedy series nods, all for Louie, as well as producing, directing, writing and picture editing nods for his special Louie C.K. Live at the Beacon Theatre. Lena Dunham's Girls nominations include outstanding lead actress, directing and writing for a comedy nods, in addition to her producer nomination for Girls as an outstanding comedy series nominee. Leverence says that's the first time nominees have landed so many noms in so many different fields at the same time.
MOVIN' ON UP: The decision to move from the miniseries to drama categories paid off handsomely for Downton Abbey (with 16 nominations in the drama field, compared to 11 last year in the movie/miniseries categories), but such a transition does not always guarantee success. Both The Starter Wife and Sleeper Cell started out as miniseries — and earned nominations as such. When both shows were turned into regular series and moved to the drama competition, they received none.
GONE BUT NOT FORGOTTEN: Pan Am vanished from the air after its initial run, but TV academy voters still have a soft spot for the short-lived ABC drama. The show received three nominations, including ones for cinematography, music composition and special effects. That's as many nominations as American Idol, Glee, Once Upon a Time, Veep and The Walking Dead, among others.
GONE... AND FORGOTTEN: They're not a sentimental bunch, those Emmy voters. Viewers may have said farewell to Entourage, House and Desperate Housewives this year, but Emmy said "good riddance." Entourage, which received as many as 7 nominations (and two wins) in 2007, landed just one nod for its farewell — in an obscure sound mixing category. House landed none, while one-time Emmy darling Housewives — which earned 15 nominations in 2005 (its first season), said farewell with just two.
POSTHUMOUSLY: One of those Desperate Housewives nominations was for Kathryn Joosten, who died on June 2. Joosten, who earned a nod for outstanding supporting actress in a comedy (for her role as Karen McClusky), was an active TV Academy leader, having served as governor of the organization's performers peer group. She had previously won two guest actress Emmys for her Housewives role.
THE STREAKS CONTINUE: With 14 more nominations (narrowly missing last year's record 16 nods), Saturday Night Live has now hit a total 156 nominations over the course of its life — a record that may very well never be beat. (ER is second, at 124). Also,  this marks the fifth outstanding drama series nomination for AMC's Mad Men — already a record for a basic cable show. (Now, of course, Mad Men is gunning to become the first drama ever to win five consecutive Emmys). Then there's the case of unsung Emmy superstar Hector Ramirez, a cameraman who holds the record for most Emmy nominations for an individual (a whopping 68). HBO documentary boss Sheila Nevins, who's close behind at 59 nominations, has already won more Emmys than anyone else in history (23) and is on track to extend that lead this year.
NETWORK SNUBS: The CW, which has long been ignored by the TV Academy, continued to be missing in action at the nominations. The person behind the CW's Twitter feed had some fun with that distinction: "Emmy nomination day! Or as we call it, Thursday." But the CW is in good company: USA Network picked up just one piddly nomination — and that was for an interactive project tied into Psych. TBS and Starz also received just one nod, while TNT got just three.
THANKS, SORTA: Conan didn't receive a nomination, but TBS' lone nomination was The Team Coco Sync App in the wordy category "Outstanding Creative Achievement in Interactive Media — Enhancement to a Television Program or Series." (And critics accuse the TV academy of harboring too many Emmy categories!) Also, Family Guy may have been shut out this year, but don't shed a tear for creator Seth MacFarlane: His Epix special Seth MacFarlane: Swingin' In Concert at least received a nom for outstanding music direction. And interestingly, voters weren't interested in nominating South Park as a series — but they were interested in nominating a special about how South Park is made. 6 Days to Air: The Making of South Park earned a nomination for Comedy Central in the nonfiction special category. Meanwhile, after landing a nomination last year for Raising Hope, Martha Plimpton was pushed out of the comedy actress category — but still landed a guest actress in a drama nomination, for The Good Wife.
POUR A DRINK: Emmy voters sure are hot for the prohibition era. HBO's Boardwalk Empire, which won 8 Emmys last year, is nominated 12 times this year. Meanwhile, the PBS special Prohibition is up for three awards.
LIKE A FINE WINE: This year's Outstanding Variety Special category is heavy on veteran performers: Betty White's 90th Birthday: A Tribune to America's Golden Girl will face off against specials starring Mel Brooks (86) and Dick Cavett (75), Tony Bennett (85) and a Kennedy Center Honors special with honorees including Sonny Rollins (81), Barbara Cook (84) and Neil Diamond (71). And then... there's Kathy Griffin: Tired Hooker, starring young whippersnapper Griffin (51).
BIG RATINGS? NO EMMY: The American Idol performance show remained the most-watched series of the 2011-2012 TV season, but Idol couldn't secure a nomination in the outstanding reality series category this year. Then there's the case of TV's most-watched scripted series, NCIS, which continues to be shut out all together.
HOLD ON, SHOWTIME: Here's an extra reason why Showtime execs — already ecstatic over their 22 nominations — should be happy with this year's nominations. A website called L Studio landed a broadband Emmy nomination for the Lisa Kudrow web series Web Therapy — which has been reworked into a series on the pay cable network.
MOONLIGHTING: Besides Louie C.K. and Dunham, other stars with multiple show nominations include Kathy Bates (Harry's Law and Two and a Half Men), Michael J. Fox (Curb Your Enthusiasm and The Good Wife), Jon Hamm (Mad Men and 30 Rock), Melissa McCarthy (Mike & Molly and Saturday Night Live) and Kristen Wiig (Saturday Night Live and The Looney Tunes Show).
YA FEEL LUCKY? Clint Eastwood has only been nominated for an Emmy once (in 2010, as a producer on a special), but his Super Bowl commercial "It's Halftime in America," for Chrysler, has just been nominated for outstanding commercial.
(Articolo di Michael Schneider per "Tv Guide")

venerdì 13 luglio 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL SOLE 24 ORE
I maniaci seriali raccolti in un e-book
"Chi sono i maniaci seriali e come iniziano a innamorarsi di una serie tv? Da queste domande (e da molte altre) nasce il volume scritto da Chiara Poli che segna l'importante ritorno delle Edizioni di Cineforum, collana diretta da Adriano Piccardi da sempre specializzata in ambito cinematografico, ora pronta a scommettere su un nuovo formato. Il libro è infatti disponibile unicamente in versione e-book, per ragioni che l'autrice spiega all'interno del suo lavoro, acquistabile su diversi store on line: da cineforum.it ai siti di ibs e di libreria universitaria. Giornalista da diversi anni impegnata nello studio delle serie tv, Chiara Pioli analizza rigorosamente i meccanismi che portano il grande pubblico ad appassionarsi a un telefilm piuttosto che a un altro. Il suo oggetto di studio, più che il contenuto dei vari titoli di maggior richiamo, sono proprio i "maniaci seriali", quella categoria di persone che, come scrive Leo Damerini nella prefazione: «vivono i telefilm sulla propria pelle […] Quelli che senza una serie tv a sera non vanno a nanna tranquilli. Quel folto pubblico […] che dopo la fine di "Dr.House" o delle "Desperate Housewives" sfoggia il lutto al braccio». In effetti, sempre di più in Italia e non solo, il fanatismo per le serie sta diventando un fenomeno degno di essere studiato: sia per quanto riguarda la tendenza a condividere l'esperienza spettatoriale su internet e sui social network, sia per la necessità di trovare adeguati strumenti critici e professionali per valutare questa categoria di produzioni. L'autrice, mettendosi spesso in gioco in prima persona, analizza questi e tanti altri punti (ad esempio su come stiano mutando le modalità di fruizione televisiva in Italia), cercando di dare spazio a un numero elevato di serie: le più approfondite sono «Lost» e «The Walking Dead», cui vengono eccezionalmente dedicati due interi capitoli. Attraverso un linguaggio chiaro e appassionato, Chiara Poli riesce a trasmettere quanto sia lei stessa uno di quei soggetti protagonisti del suo scritto: non a caso il nome "La maniaca seriale" deriva da quello del suo canale YouTube che, dopo l'avvento di questo e-book, si prepara a essere ancor più cliccato e commentato".
Chiara Poli - Maniaci seriali: le serie tv e i loro fan - Edizioni di Cineforum, Bergamo, 2012, pag. 130, e-book disponibile al prezzo di € 6,90.
(Andrea Chimento, 10.07.2012)

mercoledì 13 giugno 2012

NEWS - Eventone! Mediaset pubblica l'elenco completo e costantemente aggiornato delle sue serie tv in partenza (sia free che pay, sia nuove che vintage). "Dallas" (oggi al debutto in Usa), tra i titoli da leccarsi lo Stetson
E' già tra gli eventi della prossima stagione televisiva: "Dallas" ritorna nel prossimo autunno sugli schermi di Canale 5 in prima serata con il sequel nuovo di zecca che proprio oggi (13 giugno) debutta, avvolto dalla massima curiosità, in America.
Al fianco degli storici J.R. (Larry Hagman) con tanto di Stetson e consorte Sue Ellen (Linda Gray) con bicchiere in mano, ricompaiono dal passato anche Bobby (Patrick Duffy) e Lucy (Charlene Tilton), mentre una schiera di giovani leve bussa alle porte del ranch di South Fork in cerca dell'eredità quantomeno televisiva.
La foto della nuova famiglia di petrolieri comprende infatti John Ross (Josh Henderson, "Desperate Housewives"), il figlio di J.R.; Christopher (Jesse Metcalfe, "Desperate Housewives") è il figlio adottivo di Bobby e Pamela Barnes; Elena Ramos (Jordana Brewster, "Chuck"), destinata ad essere al centro di un torrido triangolo con Christopher e John Ross; Rebecca Sutter (Julie Gonzalo, "Veronica Mars"), fidanzata di Christopher; Ann (Brenda Strong, "Desperate Housewives"), la terza moglie di Bobby.
Aldilà degli intrighi di potere e relazioni pericolose che contraddistingueranno il serial a quasi 35 anni di distanza dall'originale datato 1978, la domanda che tutti si pongono è una sola: la crisi economica colpirà inesorabilmente anche gli Ewing? Dallo script della puntata-pilota appare inevitabile: problemi di bilancio e spread pesano sulle teste degli Ewing quanto 100 Stetson di J.R., definito negli anni '80 "l'uomo che tutti amano odiare".
Dal punto di vista televisivo, sembra chiara l'intenzione dell'ideale staffetta con il finale di "Desperate Housewives" (ben tre attori del cast di prima fila hanno militato sul set di "DH"). Il favolistico sobborgo di Wisteria Lane ha chiuso i battenti sotto i colpi della crisi economica (leggi: realismo) e nessuno come J.R. (ri)appare così attuale per contrastarla con tutti i mezzi.
I sintomi della "febbre" di "Dallas" si fanno sentire: è bastata la locandina con tutti i protagonisti avvolti dai soli asciugamani in una sauna (tranne J.R., con in testa l'imprescindibile Stetson!) per scatenare l'attenzione dei media e dei fans vecchi e nuovi.

E per cominciare il count-down di "Dallas" al meglio da oggi sul sito  www.QuiMediaset.it. si può consultare l'elenco completo di tutte le serie tv Mediaset (sia pay che free) da Giugno a Dicembre 2012. Una sorta di agenda costantemente aggiornata con tutti i titoli in partenza, sia nuovi di zecca che riproposti dalla prima puntata della prima stagione.

venerdì 8 giugno 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri


GLENNVILLE
Telefilm, la Golden Age è finita (speriamo nella Silver Age)
"Revenge", rinnovata per la seconda serie andrà in onda negli Stati Uniti nello slot che ABC riservava a "Desperate Housewives". "Revenge" rappresenta il segno più limpido del fatto che la Golden Age delle serie tv americane si è definitivamente conclusa. Imparagonabile, come plot, creatività, livello di scrittura e recitazione a DH, "Revenge" rispolvera uno degli archetipi di sicuro successo, assieme a quello di Cenerentola, nei manuali per sceneggiatori seriali: quello del Conte di Montecristo. Cioé il tanto di vendetta (Revenge) accettabile in una cultura “cristiana”. Il plot è elementare: Emily/Amanda, bella e giovane,  ritorna sotto falso nome agli Hamptons, dove vivono tutti i ricchi e cattivi che hanno concorso alla rovina del padre. Lei ovviamente è diventata più ricca e più spietata di oro. Però l’amore è in agguato ecc. La sceneggiatura è da daytime soap, mancano soltanto le camere da studio per dare l’effetto Beautiful. La voce fuori campo di Emily/Amanda, che incornicia le puntate, è tolta di peso (e malamente) da quella ideata da Marc Cherry per le ben più intriganti signore di Wisteria Lane.  Ma l’America della crisi non vuole più conflitti familiari, vuole vendetta. Anche scritta male. La fiction americana è in crisi di idee e, tanto per cambiare, di soldi. JJ. Abrams, apparso a  tutti qualche anno fa come il nuovo genio del seriale americano, ha inanellato una ciclopica serie di flop (compreso il triste finale di "Fringe"). HBO, che era in grado di spendere tantissimo per serie viste da pochi milioni di fighetti metropolitani oggi arranca sotto il peso dei vari Hulu, Netflix ecc. La risparmiosa Disney, proprietaria di ABC, dev’essere pazza di gioia nell’aver potuto sostituire, con successo d’ascolto, una serie impegnativa, costosa e rognosa come DH con una modesta soap girata in HD (con le luci calde sulla terrazza della casa di Emily che fanno a pugni con la vera alba dietro le spalle dei protagonisti, creando il mitico effetto facce rosse che alla BBC avrebbe comportato l’immediata decapitazione del direttore della fotografia). Dalle serie che raccontavano (ad alto livello) la crisi (come il capolavoro, misconosciuto, "Hung") alle serie che ne sono la conseguenza. Con qualche distinguo che tutti abbiamo in mente (inutile fare elenchi di “buoni”), adesso le vere luci arrivano dalla Gran Bretagna. Speriamo che prima o poi nasca una Silver Age anche per le serie americane. Speriamo in "Newsroom".
(Gregorio Paolini, 06.06.2012)

sabato 26 maggio 2012

Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!



Il genere medical, nel panorama telefilmico internazionale, ha conquistato negli anni milioni di telespettatori affascinati dalla figura del medico-eroe pronto a tutto pur di salvare la vita ai propri pazienti.
Lontano ormai anni luce il periodo d'oro di serie storiche come General Hospital e M*A*S*H*, o l'epoca dell'irresistibile dottor Ross (George Clooney) di E.R.: Medici in prima linea, col tempo abbiamo imparato ad affezionarci anche a dottori che cantano “fuori dal coro”, come il Dottor House (Hugh Laurie) nell'omonima serie, piuttosto che a chirurghi estetici "sopra le righe" come quelli di Nip/Tuck.

Nel 2001 il medical ha preso una piega diversa, grazie al fare scanzonato e ironico dei protagonisti di Scrubs; una manciata di anni dopo, esattamente nel 2005, la svolta decisiva arriva con Grey's Anatomy, vero e proprio gioiello ideato da Shonda Rhimes, e dalla punta di diamante della Fox, firmato David Shore (e Paul Attanasio), House MD.
Dopo l’addio a Lost due anni fa, e quello di Desperate Housewives della scorsa settimana, è arrivato il momento di salutare per sempre anche il dottore del fittizio ospedale universitario Princeton-Plainsboro Teaching Hospital del New Jersey.
La fine di House, che in Italia dobbiamo ancora vedere, e sulla quale quindi sarà mia premura evitare di spoilerare ulteriori dettagli, segna a tutti gli effetti la fine di un’epoca, come avvenne con la fine di Friends, Sex and the City e i Soprano. Con la fine di House diciamo addio anche a quella Golden Age dei Telefilm di cui certamente sentiremo la mancanza per molto, molto tempo ancora. A Gregory va questa settimana lo Stracult ad Honorem, a Hugh Laurie un applauso infinito e un ringraziamento sentito e speciale. 
Così come a Shore, e tutti i personaggi di “contorno” che non sono loro malgrado riusciti a dimostrarsi mai altrettanto forti quanto il protagonista, uno dei più bei personaggi creati negli ultimi anni, in tv come sul grande schermo.
Gregory House è unico e irripetibile: autolesionista e arrogante,
scorbutico e misogino, cinico e sarcastico, affascinante e complicato.
Si prende gioco di sé stesso, degli altri, del mondo intero.
Non si fida di nessuno e si fida di tutti.
È estemporaneo, istintivo, antipatico. È il peggior dottore che chiunque vorrebbe trovarsi di fronte in punto di morte, e allo stesso tempo è anche il miglior dottore al quale tutti vorrebbero chiedere aiuto.
Gregory House non ha predecessori, né avrà mai successori: né oggi, né 
mai. 

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