NEWS - Lo sapevate? "Glow" doveva essere cancellata dopo la prima stagione per i bassi ascolti, ma poi Netflix...
News tratta da "Tv Line"
Netflix reportedly came this close to body-slamming GLOW into oblivion after the series’ acclaimed first season. According to the Wall Street Journal, the streamer seriously considered pulling the plug on the Emmy-nominated wrestling dramedy due to disappointing ratings. “There were serious conversations from the tech side pressuring the Hollywood side not to renew it for a second season,” a source tells the paper. However, creative execs at Netflix — citing GLOW‘s critical acclaim and the importance of remaining on good terms with exec producer Jenji Kohan — reportedly argued that it was worth keeping the show alive. The creative folks won out; GLOW was ultimately renewed for a second (and third) season. Its first season was also nominated for Outstanding Comedy Series; it lost the top prize to The Marvelous Mrs. Maisel. Per WSJ, Kohan believed Netflix’s initial marketing plan for GLOW — which catered to men vs. women — was to blame for Season 1’s (alleged) low ratings. (It’s worth noting that Netflix does not make public its ratings data.) In response to the WSJ piece, a Netflix spokesperson tells TVLine, “We are tremendously proud of GLOW, and were happy to bring it back for its award-winning second season and again for its upcoming third.”
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sabato 24 novembre 2018
lunedì 31 luglio 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Con "Orange Is The New Black" la prevaricazione lascia spazio alla modalità di visione della serie
CORRIERE DELLA SERA
Con "Orange Is The New Black" la prevaricazione lascia spazio alla modalità di visione della serie
"Su Premium Stories siamo alle battute finali della quinta stagione di «Orange Is the New Black», la serie targata Netflix e firmata da Jenji Kohan, racconta la storia vera di Piper Chapman, una ragazza wasp della buona borghesia costretta a scontare 15 mesi nel carcere femminile di Litchfield per aver aiutato la sua ex amante a trasportare in territorio americano una valigia zeppa di narcodollari. «Orange Is the New Black» è una storia al femminile con una struttura narrativa a flashback: le prigioniere si muovono sul doppio registro del dramma e della commedia, in un avvincente gioco di attrazioni, respingimenti, sotterfugi e arte della sopravvivenza. E l'aspetto più sorprendente della serie è proprio questa coralità, questo aver messo insieme un casting di grande livello. Il tema della quinta stagione continua a essere la prevaricazione: razziale, di genere, gerarchica. Una guardia uccide una detenuta e nel carcere scoppia una violenta rivolta. Temi come lo stupro e la violenza sono affrontati senza paura e reticenza, senza mai cedere alla lezione morale. Anche se alla fine Piper chiede ad Alex di sposarla e lei dice di sì. Più che alla trame, l'attenzione critica si volge sempre più alle modalità di visione. Il consumo televisivo tende a farsi sempre più personalizzato, in un'ideale linea di sviluppo che conduce dalla griglia del palinsesto alla libertà della distribuzione in streaming, «à la carte». In linea teorica, lo spettatore dovrebbe anche acquisire una maggiore consapevolezza di quello che decide di vedere. «Orange Is the New Black», per esempio, segue un percorso che presto diventerà classico: Netflix ha i diritti di prima visione (e rilascia i 13 episodi in contemporanea), Premium ha, per così dire, quelli di seconda visione (con cadenza settimanale) e forse, un giorno, qualche rete generalista acquisterà quelli di terza. Proprio come succedeva al cinema tanti anni fa". (Aldo Grasso)
mercoledì 5 luglio 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Glow" racconto femminile a due livelli come in "OITNB"
"«La maggiore virtù del catch è di essere uno spettacolo eccessivo. Vi troviamo un'enfasi che doveva essere quella dei teatri antichi. (...) Certe persone credono che sia uno sport ignobile. Il catch non è uno sport, è uno spettacolo». Si potrebbe andare avanti a lungo a citare il celebre saggio che Roland Barthes ha dedicato in Miti d'oggi al wrestling (all'epoca chiamato catch, termine che è rimasto anche nella traduzione italiana). Oltre sessant'anni dopo essere stato scritto, rimane ancora lo strumento più utile e affascinante per capire questo spettacolone dal vivo, che in America è parte integrante della cultura pop, anche televisiva. Così importante che Netflix gli ha dedicato una delle serie più interessanti della stagione, «Glow». Ambientata nei tardi anni 8o, che tornano protagonisti dopo «Stranger Things», è ispirata alla storia di «Gorgeous Ladies of Wrestling», un programma televisivo a basso costo, l'equivalente tv di un b-movie, che vedeva protagoniste un gruppo di donne lottatrici. La serie Netflix racconta il dietro le quinte della produzione dello show: dal casting delle protagoniste (tutte attrici di belle speranze senza nessuna esperienza nel campo), alle velleità artistiche del regista, che si considera un autore, al ruolo del produttore belloccio pieno di soldi, fino alla ricerca del tipo che ciascuna lottatrice dovrà interpretare, con costumi e mosse. Come in tutte le serie più riuscite, il racconto si gioca su un doppio livello: da un lato c'è il fascino per gli anni 8o, il culto per una certa Hollywood minore, colorata e camp. Dall'altro quello dei ritratti delle protagoniste, ciascuna con la sua storia che l'ha portata fino al ring di «Glow» per ragioni molto diverse. Il cast femminile è corale e molto diversificato, il pensiero corre subito a «Orange Is the New Black», uno dei primi successi di Netflix la cui produttrice Jenji Kohan è coinvolta anche in «Glow»". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
In "Glow" racconto femminile a due livelli come in "OITNB"
"«La maggiore virtù del catch è di essere uno spettacolo eccessivo. Vi troviamo un'enfasi che doveva essere quella dei teatri antichi. (...) Certe persone credono che sia uno sport ignobile. Il catch non è uno sport, è uno spettacolo». Si potrebbe andare avanti a lungo a citare il celebre saggio che Roland Barthes ha dedicato in Miti d'oggi al wrestling (all'epoca chiamato catch, termine che è rimasto anche nella traduzione italiana). Oltre sessant'anni dopo essere stato scritto, rimane ancora lo strumento più utile e affascinante per capire questo spettacolone dal vivo, che in America è parte integrante della cultura pop, anche televisiva. Così importante che Netflix gli ha dedicato una delle serie più interessanti della stagione, «Glow». Ambientata nei tardi anni 8o, che tornano protagonisti dopo «Stranger Things», è ispirata alla storia di «Gorgeous Ladies of Wrestling», un programma televisivo a basso costo, l'equivalente tv di un b-movie, che vedeva protagoniste un gruppo di donne lottatrici. La serie Netflix racconta il dietro le quinte della produzione dello show: dal casting delle protagoniste (tutte attrici di belle speranze senza nessuna esperienza nel campo), alle velleità artistiche del regista, che si considera un autore, al ruolo del produttore belloccio pieno di soldi, fino alla ricerca del tipo che ciascuna lottatrice dovrà interpretare, con costumi e mosse. Come in tutte le serie più riuscite, il racconto si gioca su un doppio livello: da un lato c'è il fascino per gli anni 8o, il culto per una certa Hollywood minore, colorata e camp. Dall'altro quello dei ritratti delle protagoniste, ciascuna con la sua storia che l'ha portata fino al ring di «Glow» per ragioni molto diverse. Il cast femminile è corale e molto diversificato, il pensiero corre subito a «Orange Is the New Black», uno dei primi successi di Netflix la cui produttrice Jenji Kohan è coinvolta anche in «Glow»". (Aldo Grasso)
venerdì 3 marzo 2017
NEWS - Forever '80s! La nuova idea di Jenji Kohan ("OITNB") per Netflix è ambientata nel mondo del wrestling femminile (dal 23 giugno)
News tratta "Entertain the Idea"
News tratta "Entertain the Idea"
Netflix announced that the first season of "Glow", a new comedy from Jenji Kohan’s, will debut on June 23rd.
Inspired by the short-lived but beloved show from the 80s, the series tells the fictional story of Ruth Wilder (Alison Brie), an out-of-work, struggling actress in 1980s Los Angeles who finds one last chance for stardom when she’s thrust into the glitter and spandex world of women’s wrestling.
In addition to working with twelve Hollywood misfits, Ruth also has to compete with Debbie Eagan (Betty Gilpin) a former soap actress who left the business to have a baby, only to be sucked back into work when her picture perfect life is not what it seems. And at the wheel is Sam Sylvia (Marc Maron), a washed-up, coked-up B-movie director who now must lead fourteen women on the journey to wrestling stardom.
Co-starring are Britney Young, Sydelle Noel, Britt Baron, Jackie Tohn, Kimmy Gatewood, Rebekka Johnson, Kate Nash, Sunita Mani, Kia Stevens, Ellen Wong, Gayle Rankin and Chris Lowell.
giovedì 23 giugno 2016
NEWS - Orange Is The New B...inge! "OITNB" è la serie più ri-vista di Netflix: una stagione divorata in 4 giorni (2 ore e mezza al giorno)
News tratta da "Variety"
Netflix and chill — and repeat? “Orange Is the New Black” is one of the streamer’s most rewatched original series, with 53% of the prison dramedy’s fans having gone back to at least one of the first three seasons, according to a Netflix-commissioned survey. Season 4 of “Orange Is the New Black” debuted Friday in Netflix’s 190-plus markets worldwide. The show, produced by Lionsgate TV, has been renewed for three additional seasons with showrunner Jenji Kohan committed for seasons 5, 6 and 7. The survey, conducted by Google from June 2-10, polled 1,613 responses among Netflix subscribers in the U.S., Mexico, Canada and the U.K. Respondents were required to confirm their intent to watch season 4 of “OITNB” to participate.
Netflix didn’t reveal how “OITNB” compares with other original or
licensed TV series on the service vis-a-vis rewatch rates. But it
says the prison dramedy is among its most “devoured” shows by binge-watchers, with viewers typically consuming an entire 13-episode season in four days in 2.5 hours per session.
According to Netflix, viewers prefer to rewatch the final three episodes of a season of “OITNB” but the No. 1 most revisited one is season 1, episode 1 (“I wasn’t ready”), when Piper Chapman finds herself on the way to Litchfield prison for an old drug-running offense.
In the last three years, “Orange Is the New Black” rewatching has reached its peak in June, ahead of the next season’s release. Of viewers polled, 21% said they plan to rewatch the previous season while 41% plan to rewatch all 36 prior episodes. The survey found “OITNB” viewers are willing to give up making their bed (30%), cleaning the house (36%) and cooking (10%) to have more time to binge.
Top reasons cited by “OITNB” fans for rewatching past seasons include sleuthing for possible foreshadowing in previous storylines (25%) and reliving moments with favorite characters (29%). Another 25% simply said that it’s their favorite show.
News tratta da "Variety"
Netflix and chill — and repeat? “Orange Is the New Black” is one of the streamer’s most rewatched original series, with 53% of the prison dramedy’s fans having gone back to at least one of the first three seasons, according to a Netflix-commissioned survey. Season 4 of “Orange Is the New Black” debuted Friday in Netflix’s 190-plus markets worldwide. The show, produced by Lionsgate TV, has been renewed for three additional seasons with showrunner Jenji Kohan committed for seasons 5, 6 and 7. The survey, conducted by Google from June 2-10, polled 1,613 responses among Netflix subscribers in the U.S., Mexico, Canada and the U.K. Respondents were required to confirm their intent to watch season 4 of “OITNB” to participate.
According to Netflix, viewers prefer to rewatch the final three episodes of a season of “OITNB” but the No. 1 most revisited one is season 1, episode 1 (“I wasn’t ready”), when Piper Chapman finds herself on the way to Litchfield prison for an old drug-running offense.
In the last three years, “Orange Is the New Black” rewatching has reached its peak in June, ahead of the next season’s release. Of viewers polled, 21% said they plan to rewatch the previous season while 41% plan to rewatch all 36 prior episodes. The survey found “OITNB” viewers are willing to give up making their bed (30%), cleaning the house (36%) and cooking (10%) to have more time to binge.
Top reasons cited by “OITNB” fans for rewatching past seasons include sleuthing for possible foreshadowing in previous storylines (25%) and reliving moments with favorite characters (29%). Another 25% simply said that it’s their favorite show.
lunedì 29 settembre 2014
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Orange Is The New Black", il carcere delle donne tra dramma e scienza
"«Orange is The New Black», la serie targata Netflix e firmata da Jenji
Kohan, racconta la storia vera di Piper Chapman, una ragazza wasp della
buona borghesia costretta a scontare 15 mesi nel carcere femminile di
Litchfield per aver aiutato la sua ex amante a trasportare in territorio
americano una valigia zeppa di narco-dollari (Premium Mya, martedì, ore
21). Difficile ormai far quadrare i conti (in tutti i sensi) con le
serie americane: la nicchia dei fan le ha già scaricate, in
contemporanea con l'uscita negli Usa, e ne ha già discusso in rete;
resta la nicchia degli spettatori della pay cui però va sottratta la
nicchia dei precorritori. «Orange is The New Black» è una storia al
femminile, molto ben recitata, dove le scene crude, che non mancano,
vengono stemperate dall'ironia quasi involontaria della protagonista
(Taylor Schilling). Piper è finita nei guai perché, almeno in apparenza,
si fa dominare dagli altri e dalle sue convinzioni cool: guardaroba
JCrew, inevitabile esperienza lesbica dopo il college, fidanzamento con
ragazzo ebreo, ideologia da km zero, dipendenza dall'iPhone (la battuta
più bella della prima puntata è questa: «Quando sarò uscita da qui
saranno già passate tre generazioni di iPhone»), mobilità in Fiat 500
(forse è la prima volta che la 500 entra in una serie), passione per
«Mad Men». Le prigioniere si muovono sul doppio registro del dramma e
della commedia, in un avvincente gioco di attrazioni, respingimenti,
sotterfugi e arte della sopravvivenza. E l'aspetto più sorprendente
della serie è proprio questa coralità, questo aver messo insieme un cast
di grande livello.In molte prigioni degli Usa i detenuti indossano
uniforme color arancione per essere meglio identificati in caso di fuga". (Aldo Grasso, 25.09.2014)
CORRIERE DELLA SERA
"Orange Is The New Black", il carcere delle donne tra dramma e scienza
"«Orange is The New Black», la serie targata Netflix e firmata da Jenji
Kohan, racconta la storia vera di Piper Chapman, una ragazza wasp della
buona borghesia costretta a scontare 15 mesi nel carcere femminile di
Litchfield per aver aiutato la sua ex amante a trasportare in territorio
americano una valigia zeppa di narco-dollari (Premium Mya, martedì, ore
21). Difficile ormai far quadrare i conti (in tutti i sensi) con le
serie americane: la nicchia dei fan le ha già scaricate, in
contemporanea con l'uscita negli Usa, e ne ha già discusso in rete;
resta la nicchia degli spettatori della pay cui però va sottratta la
nicchia dei precorritori. «Orange is The New Black» è una storia al
femminile, molto ben recitata, dove le scene crude, che non mancano,
vengono stemperate dall'ironia quasi involontaria della protagonista
(Taylor Schilling). Piper è finita nei guai perché, almeno in apparenza,
si fa dominare dagli altri e dalle sue convinzioni cool: guardaroba
JCrew, inevitabile esperienza lesbica dopo il college, fidanzamento con
ragazzo ebreo, ideologia da km zero, dipendenza dall'iPhone (la battuta
più bella della prima puntata è questa: «Quando sarò uscita da qui
saranno già passate tre generazioni di iPhone»), mobilità in Fiat 500
(forse è la prima volta che la 500 entra in una serie), passione per
«Mad Men». Le prigioniere si muovono sul doppio registro del dramma e
della commedia, in un avvincente gioco di attrazioni, respingimenti,
sotterfugi e arte della sopravvivenza. E l'aspetto più sorprendente
della serie è proprio questa coralità, questo aver messo insieme un cast
di grande livello.In molte prigioni degli Usa i detenuti indossano
uniforme color arancione per essere meglio identificati in caso di fuga". (Aldo Grasso, 25.09.2014)martedì 23 settembre 2014
NEWS - Orange Is The New BANG! Da stasera "OITNB" (Mya) sfida "House of Cards" 2 (Sky Atlantic) in un derby all'insegna di Netflix...
Sono in carcere. Ognuna per un motivo diverso. Ognuna con la propria storia alle spalle. Ognuna con i propri scheletri nell’armadio. Forse, però, non sono mai state così libere. Di guardarsi dentro, di essere se stesse per sopravvivere, di avere relazioni con gli altri. Soprattutto, le altre.
La serie-fenomeno della nuova stagione tv, “Orange Is The New Black”, parte da stasera, 23 settembre, su Mya, ogni martedì in prima serata, sfidando la 2° stagione inedita di "House of Cards" (su Sky Atlantic).
Per quanto riguarda "OITNB", si tratta di uno dei titoli seriali di cui la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima la recente copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” che lo ha definito letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit on tv”.
La serie, ambientata
all’interno di un carcere femminile, racconta le vicende di Piper Chapman (Taylor Schilling), una donna del
Connecticut che viene condannata a scontare 15 mesi nella prigione federale di
Litchfield per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex Vause
(Laura Prepon), una trafficante di droga internazionale un
tempo sua amante. Guarda caso quest’ultima finisce nello stesso carcere di
Piper… Oltre a Piper e Alex,
dietro le sbarre si muovono: Galina “Red” Reznikov (Kate Mulgrew), figura materna addetta alla cucina con un passato legato
alla mafia russa; Miss Claudette Pelage (Michelle
Hurst), la compagna di stanza di Piper finita dentro per aver ucciso l’uomo
che molestava una delle ragazzine dell’impresa di pulizie che gestiva col fine
di importare clandestini minorenni negli Stati Uniti; la violenta Suzanne “Occhi
Pazzi” Warren (Uzo Aduba), la quale
sviluppa una sorta di ossessione per Piper tra una lettura di poesie e l’altra;
la ninfomane Nicky Nichols (Natasha
Lyonne), ex tossicodipendente e braccio destro di Red; la religiosa Tiffany
“Pennsatucky” Doggett (Taryn Manning),
la quale ha sparato a un dipendente di una clinica specializzata per averla
derisa per i suoi 5 aborti (in prigione ha intrattenuto una relazione controversa
con Alex); Tasha “Taystee” Jefferson (Danielle
Brooks), incapace di vivere fuori di prigione dopo essere stata rilasciata
sulla parola; Sophia Burset (Laverne Cox),
transgender divenuta tale con l’appoggio della moglie (è finita in cella per
truffa fraudolenta di carte di credito per ottenere i soldi da destinare alla
cura degli ormoni); Dayanara “Daya” Diaz (Dascha
Polanco), la quale instaura una relazione con la guardia carceraria John
Bennett (MattMcGorry); l’italo-americana misteriosa Lorna Morello
(Yael Stone), dapprima legata a
Nicky; Poussey Washington (Samira Wiley),
invaghita di Taystee con ancora 4 anni di detenzione da scontare; Carrie “Big
Boo” Black (Lea DeLaria), colei che
detiene il record di “mogli” in carcere (spesso in competizione con Nicky); la
manipolatrice e pericolosa Yvonne “Vee” Parker (Lorraine Toussaint).
Le figure maschili di
contorno sono: Larry Bloom (Jason Biggs),
il fidanzato scrittore di Piper che cerca di mantenere il legame affettivo dopo
la condanna (ha chiesto all’amata di sposarlo alla vigilia del di lei ingresso
in carcere); Sam Healy (Michael J.
Harney), la guida carceraria di riferimento per Piper, apertamente
contrario alle lesbiche; il sorvegliante psicotico George “Pornobaffo” Mendez (Pablo Schreiber), il quale abusa della
propria autorità con le detenute (favori sessuali e contrabbando sono
all’ordine del giorno); Joe Caputo (Nick
Sandow), l’addetto all’amministrazione del carcere che si masturba dopo che
le detenute sono uscite dal suo ufficio.Girata col taglio
dramedy (a metà strada tra la black comedy e il drama), tratta dal libro di
memorie omonimo di Piper Kerman, “OITNB” è stata firmata da Jenji Kohan, già creatrice della serie
cult – assai chiaccherata anch’essa – “Weeds”, su una vedova che alla morte del
marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i due figli.
Il prestigioso “TIME” a maggio 2014 ha dedicato la copertina all’interprete Laverne Cox: prima transgender (vera) ad interpretare una trans ricorrente in una serie tv. "Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società": così il magazine americano ha presentato, sul suo sito, il servizio sulla Cox. Attrice, produttrice televisiva, sostenitrice (e icona) del movimento LGBT, Cox, originaria dell’Alabama, ha confidato a “TIME”: "Mi sono sentita una donna per la prima volta in terza elementare. La maestra all'epoca disse a mia madre: 'Signora suo figlio finirà a New Orleans vestito da donna'. I tempi sono cambiati. Oggi rispetto a quando sono cresciuta io puoi sentirti meno solo grazie a Internet. E penso che anche sui media le giovani trans possano trovare più modelli a cui accostarsi rispetto al passato". Nel corso della sua carriera, Cox ha interpretato ben 7 “operatrici del sesso”: l’ultima, una prostituta, nel 2011; Sophia Burset è il suo primo personaggio non propriamente legato ad attività sessuali renumerative.
Sono in carcere. Ognuna per un motivo diverso. Ognuna con la propria storia alle spalle. Ognuna con i propri scheletri nell’armadio. Forse, però, non sono mai state così libere. Di guardarsi dentro, di essere se stesse per sopravvivere, di avere relazioni con gli altri. Soprattutto, le altre.
La serie-fenomeno della nuova stagione tv, “Orange Is The New Black”, parte da stasera, 23 settembre, su Mya, ogni martedì in prima serata, sfidando la 2° stagione inedita di "House of Cards" (su Sky Atlantic).
Per quanto riguarda "OITNB", si tratta di uno dei titoli seriali di cui la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima la recente copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” che lo ha definito letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit on tv”.
In America, il
debutto del serial è stato più visto di
un altro titolo Netflix come “House of Cards”, quest’ultimo battuto anche
in termini di popolarità. In una ricerca pubblicata dal prestigioso “Variety”
che ha preso in considerazione i dati di Twitter, Facebook e Wikipedia, i followers di “OITNB”” sono risultati
1.400.000 (più del doppio di quelli di “House of Cards”), mentre gli
hashtag riguardo le prigioniere in tuta arancione sono arrivati, nei primi tre
giorni della 2° stagione, alla cifra di 124.000, 3.5 volte di più rispetto alla
serie che ruota attorno alla Casa Bianca (33.000). “Orange” ha battuto “House” anche su Facebook, nettamente in testa
sia per numero di “mi piace” che di PTA
(People Talking About). I suddetti dati di supremazia popolare della serie in
arrivo su Mya con la 1° e 2° stagione una dopo l’altra ha convinto i vertici di Netflix a spostare le fiches della promozione e
del marketing su “Orange” rispetto a “House of Cards”, fino a qualche tempo
fa immagine-simbolo del popolare servizio streaming americano.
Geraldina Neri, channel manager di Mya, spiega: “Il debutto di ‘Orange Is The New Black’ su Mya avviene a settembre poiché, vista
l’alta qualità di questa serie, abbiamo deciso di puntare su di essa come opening title della stagione autunnale del
canale. Crediamo che il nostro pubblico apprezzerà la scelta poiché proporremo consecutivamente alla prima
stagione la seconda a partire dai primi di novembre per una full immersion
in quello che è sicuramente uno dei prodotti seriali più interessanti,
intelligenti e divertenti della stagione americana che si sta chiudendo
in questi giorni”.
La serie, ambientata
all’interno di un carcere femminile, racconta le vicende di Piper Chapman (Taylor Schilling), una donna del
Connecticut che viene condannata a scontare 15 mesi nella prigione federale di
Litchfield per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex Vause
(Laura Prepon), una trafficante di droga internazionale un
tempo sua amante. Guarda caso quest’ultima finisce nello stesso carcere di
Piper… Oltre a Piper e Alex,
dietro le sbarre si muovono: Galina “Red” Reznikov (Kate Mulgrew), figura materna addetta alla cucina con un passato legato
alla mafia russa; Miss Claudette Pelage (Michelle
Hurst), la compagna di stanza di Piper finita dentro per aver ucciso l’uomo
che molestava una delle ragazzine dell’impresa di pulizie che gestiva col fine
di importare clandestini minorenni negli Stati Uniti; la violenta Suzanne “Occhi
Pazzi” Warren (Uzo Aduba), la quale
sviluppa una sorta di ossessione per Piper tra una lettura di poesie e l’altra;
la ninfomane Nicky Nichols (Natasha
Lyonne), ex tossicodipendente e braccio destro di Red; la religiosa Tiffany
“Pennsatucky” Doggett (Taryn Manning),
la quale ha sparato a un dipendente di una clinica specializzata per averla
derisa per i suoi 5 aborti (in prigione ha intrattenuto una relazione controversa
con Alex); Tasha “Taystee” Jefferson (Danielle
Brooks), incapace di vivere fuori di prigione dopo essere stata rilasciata
sulla parola; Sophia Burset (Laverne Cox),
transgender divenuta tale con l’appoggio della moglie (è finita in cella per
truffa fraudolenta di carte di credito per ottenere i soldi da destinare alla
cura degli ormoni); Dayanara “Daya” Diaz (Dascha
Polanco), la quale instaura una relazione con la guardia carceraria John
Bennett (MattMcGorry); l’italo-americana misteriosa Lorna Morello
(Yael Stone), dapprima legata a
Nicky; Poussey Washington (Samira Wiley),
invaghita di Taystee con ancora 4 anni di detenzione da scontare; Carrie “Big
Boo” Black (Lea DeLaria), colei che
detiene il record di “mogli” in carcere (spesso in competizione con Nicky); la
manipolatrice e pericolosa Yvonne “Vee” Parker (Lorraine Toussaint).
Le figure maschili di
contorno sono: Larry Bloom (Jason Biggs),
il fidanzato scrittore di Piper che cerca di mantenere il legame affettivo dopo
la condanna (ha chiesto all’amata di sposarlo alla vigilia del di lei ingresso
in carcere); Sam Healy (Michael J.
Harney), la guida carceraria di riferimento per Piper, apertamente
contrario alle lesbiche; il sorvegliante psicotico George “Pornobaffo” Mendez (Pablo Schreiber), il quale abusa della
propria autorità con le detenute (favori sessuali e contrabbando sono
all’ordine del giorno); Joe Caputo (Nick
Sandow), l’addetto all’amministrazione del carcere che si masturba dopo che
le detenute sono uscite dal suo ufficio.Girata col taglio
dramedy (a metà strada tra la black comedy e il drama), tratta dal libro di
memorie omonimo di Piper Kerman, “OITNB” è stata firmata da Jenji Kohan, già creatrice della serie
cult – assai chiaccherata anch’essa – “Weeds”, su una vedova che alla morte del
marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i due figli.
“La serie indaga
sull’auto-distruzione e sulla brutalità che si annida anche nell’animo femminile – ha
dichiarato l’ideatrice Kohan – la
prigione è solo un megafono di questo aspetto”.
Tra i premi si
contano i 4 recenti Emmy Awards (tra
cui uno a Uzo Aduba), il Television Critic Awards (“miglior nuova serie della
stagione”), 3 Critics Choice Awards (“miglior comedy dell’anno”, premiate Kate
Mulgrew e Uzo Aduba), un People’s Choice Award, un Peabody Award e il GLAAD
Award, il riconoscimento più ambito assegnato dalla comunità gay.
Jodie Foster dirige il terzo episodio della prima
stagione (intitolato “Lesbian request denied”, in corsa agli ultimi Emmy Awards
per la “miglior regia” in una comedy) e il primo della seconda. Le due
interpreti principali, la bionda Taylor
Schilling e la bruna Laura Prepon,
sono diventate in patria icone di stile e idoli della comunità lesbo. Originariamente
Prepon ha intrapreso il provino per la
parte di Piper (ma è stata giudicata “troppo forte e sexy” da Jenji Kohan).
Il tema musicale, “You’ve got Time”, è eseguito da Regina Spektor. Yael Stone è l’unica attrice del cast a
indossare biancheria intima sotto la tuta arancione delle carcerate (“so che non è attraente, ma non posso farne a
meno!”). Il personaggio di Crazy
Eyes è basato su una giovane donna di colore conosciuta da Jenji Kohan in
gioventù finita adottata da una famiglia “molto
bianca, molto accademica e molto della East Coast”. Quando a Danielle Brooks una fan le ha chiesto
di autografarle le mutandine l’attrice ha risposto: “è ancor meglio del giorno che ho conosciuto Dave Matthews!”. La
miope Natasha Lyonne ha rinunciato
sul set a occhiali e lenti a contatto (“spesso
non vedo cosa succede, da lontano sembra una scena fantastica ma poi
avvicinandomi noto che è successo qualcosa di tremendo”). Taylor Schilling ha confessato di non aver
mai visto una puntata di “OITNB”. Samira
Wiley ha studiato per la parte di Poussey con l’amica collega di set
Danielle Brooks, sua conoscente dai tempi del liceo. La sceneggiatrice Lauren Morelli, sposatasi prima delle
riprese col fidanzato, si è scoperta
omosessuale scrivendo i copioni della serie e ha pubblicato un toccante
“coming out” su internet. Il fratello gemello di Laverne Cox interpreta Sophia
prima dell’operazione nei flashback.
Il prestigioso “TIME” a maggio 2014 ha dedicato la copertina all’interprete Laverne Cox: prima transgender (vera) ad interpretare una trans ricorrente in una serie tv. "Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società": così il magazine americano ha presentato, sul suo sito, il servizio sulla Cox. Attrice, produttrice televisiva, sostenitrice (e icona) del movimento LGBT, Cox, originaria dell’Alabama, ha confidato a “TIME”: "Mi sono sentita una donna per la prima volta in terza elementare. La maestra all'epoca disse a mia madre: 'Signora suo figlio finirà a New Orleans vestito da donna'. I tempi sono cambiati. Oggi rispetto a quando sono cresciuta io puoi sentirti meno solo grazie a Internet. E penso che anche sui media le giovani trans possano trovare più modelli a cui accostarsi rispetto al passato". Nel corso della sua carriera, Cox ha interpretato ben 7 “operatrici del sesso”: l’ultima, una prostituta, nel 2011; Sophia Burset è il suo primo personaggio non propriamente legato ad attività sessuali renumerative.
Natasha Lyonne, altro
volto-rivelazione di “OITNB”, in prigione c’è stata davvero, come
il suo personaggio Nicky Nichols: per guida in stato di ebrezza (nel 2001), per
aver creato zizzanie non meglio precisate nell’appartamento dell’attore Michael
Rappaport presso il quale era in affitto (2003) e per aver assalito verbalmente
e fisicamente una vicina (nel 2004), con tanto di specchio rotto. Non è un caso
che, nell’ambiente, Natasha sia etichettata come una “raising underdog”.
Eppure grazie a “OITNB”, Lyonne è tra quelle del cast che svetta, perché
a volte, sue parole, “essere passata nei traumi dei personaggi che
interpreti ti rende più onesta davanti alla telecamera. E poi non ho dovuto
fare alcuna ricerca per interpretare la parte!”. Il suo motto è tratto
da Albert Camus: “L’unico modo di vivere in un mondo senza libertà è di
essere così liberi che la tua esistenza risulti un atto di ribellione”.
Perché lei ribelle lo è sempre stata e non rinnega “le cose brutali” che
ha vissuto.
Nessun imbarazzo a recitare in un carcere con detenute lesbiche: “sono esseri umani, ognuna è libera di essere gay! Quante volte ancora dobbiamo dirci che nella scala Kinsey la sessualità è fluida? Non riesco a concepire come l’America sia ancora così rigida. E’ un privilegio lavorare con menti aperte. Non penso mai al mio personaggio come omosessuale, ma come a una donna che ha avuto problemi di droga e che cerca di gestire la situazione al meglio”. Sul successo della serie individua il quid: “è divertente e assurda, anche se esistono circostanze drammatiche. E’ una sorta di ‘MASH’ ambientato in prigione: nella serie di Robert Altman si rideva nonostante la Guerra di Corea. In ‘OITNB’ si ride nonostante le sbarre”.a targata
I segnali di culto per “OITNB”,
meglio noti come “OITNF” (Orange Is The New Fetishism), prolificano: le
illustrazioni ad inchiostro dell’artista Stevie
Borbolla ritraenti le protagoniste del serial, in vendita tra i 15 e gli 85
dollari su internet, stanno sbancando: http://society6.com/qeti/oitnb#1=45
il sito di riferimento con le raffigurazioni.
Nessun imbarazzo a recitare in un carcere con detenute lesbiche: “sono esseri umani, ognuna è libera di essere gay! Quante volte ancora dobbiamo dirci che nella scala Kinsey la sessualità è fluida? Non riesco a concepire come l’America sia ancora così rigida. E’ un privilegio lavorare con menti aperte. Non penso mai al mio personaggio come omosessuale, ma come a una donna che ha avuto problemi di droga e che cerca di gestire la situazione al meglio”. Sul successo della serie individua il quid: “è divertente e assurda, anche se esistono circostanze drammatiche. E’ una sorta di ‘MASH’ ambientato in prigione: nella serie di Robert Altman si rideva nonostante la Guerra di Corea. In ‘OITNB’ si ride nonostante le sbarre”.a targata
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venerdì 25 aprile 2014
NEWS - "OITNB" su Mya (Mediaset Premium) da giugno: dopo "House of Cards" su Sky (Atlantic), Netflix semina i suoi gioielli sulle reti (ipoteticamente) concorrenti in vista del suo (lontano?) approdo
La
serie-fenomeno “Orange Is The New Black”
di Netflix, ambientata all’interno di un carcere femminile, andrà in onda in
anteprima assoluta su Mya dal 12 giugno, ogni giovedì in
prima serata. Si
tratta di uno dei titoli seriali di cui
la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia
per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima
l’ultima copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” in edicola che lo
definisce letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit
on tv”. La
serie racconta le vicende di Piper Chapman, una donna del Connecticut che viene
condannata a scontare 15 mesi nel carcere federale di Litchfield per aver
trasportato una valigia piena di soldi per conto di una trafficante di droga
internazionale un tempo sua amante. Guarda caso quest’ultima finisce nello
stesso carcere di Piper…Girata
col taglio dramedy (a metà strada tra la black comedy e il drama), tratta dal
libro di memorie omonimo di Piper Kerman, “OITNB”
è stata ideata da Jenji Kohan, già
ideatrice della serie cult – assai chiaccherata anch’essa – “Weeds”, su una
vedova che alla morte del marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i
due figli. “La serie indaga sull’auto-distruzione e sulla brutalità che si annida anche
nell’animo femminile – ha dichiarato l’ideatrice Kohan – la prigione è solo un megafono di questo
aspetto”. In America, il debutto del serial è stato più visto di un altro titolo Netflix
come “House of Cards”. Tra i
riconoscimenti si contano un People’s Choice Award e un Peabody Award. Jodie Foster dirige il terzo episodio
della serie che è già stata rinnovata per la seconda stagione. Le due
interpreti principali, la bionda Taylor
Schilling e la bruna Laura Prepon,
sono diventate in patria icone di stile e idoli della comunità lesbo. La serie
vanta per la prima volta un transgender negli interpreti principali. Il tema
musicale, “You’ve got Time”, è eseguito da Regina Spektor.
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lunedì 26 agosto 2013
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
HOLLYWOOD
E se "Orange is the New Black" fosse il nuovo "Lost"?
"Two episodes into Orange Is the New Black and you'll already start to entertain comparisons to another old favorite. Not Weeds, although Jenji Kohan's new exploit does remind us fondly of how great the Showtime dramedy was when it started off, but Lost. Yes, just like every other high concept hour-long program that has come out since 2010, The New Black has already earned prospective connotation as the new Lost.
And it's clear why — star Taylor Schilling finds herself stuck in an isolated, strange, nearly uninhabitable location, surrounded by a collection of odd strangers, many with whom she struggles to coexist, each of whom have their own stories. Starting in the second episode, these other stories begin to unfold. In the form of flashbacks.
Yes, although we spend most of our time with Schilling's white collar Piper Chapman, serving a 15-month sentence after running some drug money with an old girlfriend more than a decade back, we do get a few glimpses into the pasts of her friends and foes in the prison — learning, in many a case, why and how these women found themselves behind bars.
You know, just like Lost. If you replace "prison" with island," and "behind bars" with "aboard a plane from Sydney to L.A.," and "women" with "people." You get the idea.
Lost devotees will surely be hesitant to sign onto Orange as a Dharma Initiative substitute. After all, this is just a goofy class system satire about some rich lady who goes to jail, right? Where's the time travel? Where's the smoke monster? Where's the boat that may or may not belong to Penny?
They're all in there. Okay, not literally, but they might as well have not been literally in Lost either. Everything on the ABC drama served entirely as a catalyst for the central goal: get these people in the same place. Learn about them. Teach one another about them. Show them, and us, that the only thing of importance is the fact that they are together.
Unfortunately, not everybody saw it this way, which is what has rendered Lost a failure in certain eyes. "What about the answers?" people ask, unwilling to accept that the only answer the show ever meant to deliver is that we don't need, and can never know, all the answers. We just need each other.
And that seems to be what Orange is up to as well. It's got its share of smoke monsters and polar bears: manipulative guards, doorless bathroom stalls, inedible food (don't tell Red I said that!). All ghosts that haunt the island of Litchfield, while the varied Flight 815 passengers — and Others! — are just trying to survive until their 108 days are up. But along the way, we have a feeling that these women will come to abide by that age old Shephardian maxim: live together, die alone".
(Michael Arbeiter)
HOLLYWOOD
E se "Orange is the New Black" fosse il nuovo "Lost"?
"Two episodes into Orange Is the New Black and you'll already start to entertain comparisons to another old favorite. Not Weeds, although Jenji Kohan's new exploit does remind us fondly of how great the Showtime dramedy was when it started off, but Lost. Yes, just like every other high concept hour-long program that has come out since 2010, The New Black has already earned prospective connotation as the new Lost.
And it's clear why — star Taylor Schilling finds herself stuck in an isolated, strange, nearly uninhabitable location, surrounded by a collection of odd strangers, many with whom she struggles to coexist, each of whom have their own stories. Starting in the second episode, these other stories begin to unfold. In the form of flashbacks.
Yes, although we spend most of our time with Schilling's white collar Piper Chapman, serving a 15-month sentence after running some drug money with an old girlfriend more than a decade back, we do get a few glimpses into the pasts of her friends and foes in the prison — learning, in many a case, why and how these women found themselves behind bars.
You know, just like Lost. If you replace "prison" with island," and "behind bars" with "aboard a plane from Sydney to L.A.," and "women" with "people." You get the idea.
Lost devotees will surely be hesitant to sign onto Orange as a Dharma Initiative substitute. After all, this is just a goofy class system satire about some rich lady who goes to jail, right? Where's the time travel? Where's the smoke monster? Where's the boat that may or may not belong to Penny?
They're all in there. Okay, not literally, but they might as well have not been literally in Lost either. Everything on the ABC drama served entirely as a catalyst for the central goal: get these people in the same place. Learn about them. Teach one another about them. Show them, and us, that the only thing of importance is the fact that they are together.
Unfortunately, not everybody saw it this way, which is what has rendered Lost a failure in certain eyes. "What about the answers?" people ask, unwilling to accept that the only answer the show ever meant to deliver is that we don't need, and can never know, all the answers. We just need each other.
And that seems to be what Orange is up to as well. It's got its share of smoke monsters and polar bears: manipulative guards, doorless bathroom stalls, inedible food (don't tell Red I said that!). All ghosts that haunt the island of Litchfield, while the varied Flight 815 passengers — and Others! — are just trying to survive until their 108 days are up. But along the way, we have a feeling that these women will come to abide by that age old Shephardian maxim: live together, die alone".
(Michael Arbeiter)
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