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lunedì 1 luglio 2019
NEWS - Alla fine "Game of Thrones" e "Lost" hanno una cosa in comune...finali deludenti (ma non I più deludenti..., forse)
News tratta da "Uproxx"
A Song of Ice and Fire author George R.R. Martin was recently a guest on Leonard Maltin’s Maltin on Movies podcast, where he called the internet “toxic” (no argument here!) following the negative reaction to the Game of Thrones series finale. “The internet is toxic in a way that old fanzine culture and fandoms — comics fans, science fiction fans — in those days, was not,” he said. “There were disagreements. There were feuds, but nothing like the madness that you see on the Internet.” It’s this “madness” that led to “The Iron Throne” being voted a worst finale than “Last Forever: Part Two” from How I Met Your Mother, “Remember the Monsters?” from Dexter, and “The End” from Lost. Speaking of Lost: in 2011, shortly before Game of Thrones premiered, Martin told the New Yorker that he “watched [Lost] every week trying to figure it out, and as it got deeper and deeper, I kept saying, ‘They better have something good in mind for the end. This better pay off here.’ And then I felt so cheated when we got to the conclusion.” He added, “I want to give them something terrific,” referring to Game of Thrones readers and viewers. “What if I f*ck it up at the end? What if I do a Lost? They’ll come after me with pitchforks and torches.” You might say Martin’s comments, which ended up on the internet, were… toxic, and Lost co-creator Damon Lindelof hasn’t forgotten them.
“I agree with you, George. And I remain a huge fan of your work,” Lindelof wrote on Instagram over the weekend. “That said, I’ve always wondered if you’d be House Stark or House Lannister… now I know it’s House Glass. Let’s stop throwing stones, shall we?” He then added the hashtags #TheNorthRemembers and #Turd, which are both Thrones references, sort of. Anyway, this unlikely feud can only end one way: with peace and understanding after Martin invites Lindelof over to his house to show him his extensive hat collection. Or maybe GRRM will write “who watches the Watchmen? Not me!” on his blog, I dunno. At least we can all agree The Leftovers series finale? Perfect.
News tratta da "Uproxx"
A Song of Ice and Fire author George R.R. Martin was recently a guest on Leonard Maltin’s Maltin on Movies podcast, where he called the internet “toxic” (no argument here!) following the negative reaction to the Game of Thrones series finale. “The internet is toxic in a way that old fanzine culture and fandoms — comics fans, science fiction fans — in those days, was not,” he said. “There were disagreements. There were feuds, but nothing like the madness that you see on the Internet.” It’s this “madness” that led to “The Iron Throne” being voted a worst finale than “Last Forever: Part Two” from How I Met Your Mother, “Remember the Monsters?” from Dexter, and “The End” from Lost. Speaking of Lost: in 2011, shortly before Game of Thrones premiered, Martin told the New Yorker that he “watched [Lost] every week trying to figure it out, and as it got deeper and deeper, I kept saying, ‘They better have something good in mind for the end. This better pay off here.’ And then I felt so cheated when we got to the conclusion.” He added, “I want to give them something terrific,” referring to Game of Thrones readers and viewers. “What if I f*ck it up at the end? What if I do a Lost? They’ll come after me with pitchforks and torches.” You might say Martin’s comments, which ended up on the internet, were… toxic, and Lost co-creator Damon Lindelof hasn’t forgotten them.
“I agree with you, George. And I remain a huge fan of your work,” Lindelof wrote on Instagram over the weekend. “That said, I’ve always wondered if you’d be House Stark or House Lannister… now I know it’s House Glass. Let’s stop throwing stones, shall we?” He then added the hashtags #TheNorthRemembers and #Turd, which are both Thrones references, sort of. Anyway, this unlikely feud can only end one way: with peace and understanding after Martin invites Lindelof over to his house to show him his extensive hat collection. Or maybe GRRM will write “who watches the Watchmen? Not me!” on his blog, I dunno. At least we can all agree The Leftovers series finale? Perfect.
giovedì 16 maggio 2019
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LA STAMPA
Da "Lost a "Game Of Thrones", quei finali a rischio delusione delle serie tv
"Otto stagioni. Cento milioni di budget a stagione. Quattordici uccisioni in media a puntata. Settantadue episodi fino a oggi. L'ultimo, il numero 73, andrà in onda in Usa il 19 maggio e il 20 in Italia: scritto e diretto da David Benioff e Dan Weiss durerà 80 minuti e metterà la parola fine a Game of Thrones, una delle serie più amate, seguite e discusse della storia della televisione. Ipotesi su come finiranno le avventure degli abitanti di Westeros tante. Certezze poche, anzi una: l'ultimo episodio lascerà alcuni fan insoddisfatti, frustrati, arrabbiati. Quanti non si sa, ma a giudicare dalle reazioni al penultimo episodio, quello andato in onda lunedì sera, tanti, anche se non scendiamo in particolari per evitare spoiler a chi la deve ancora vedere. E ora si teme per il gran finale: otto anni dietro a una storia per poi rimanere delusi. Eppure è inevitabile, un po' perché si tratta di elaborazione del lutto e a nessuno piace separarsi da personaggi che per quanto fittizi ci hanno fatto provare emozioni. Un po' perché accontentare tutti non è possibile, ci sarà sempre qualcuno che si lamenta. Non è la prima volta che succede. A guardare indietro sono pochi i casi in cui alla parola fine tutti gridano al capolavoro. Più spesso ci sono critiche, incredibilità, accuse agli sceneggiatori di non essere stati capaci di trovare una alternativa narrativa migliore. I fan de I Soprano ancora non si danno pace per quello schermo nero ritenuto universalmente come uno dei fmali più controversi mai trasmessi. All'epoca, le accuse a Davide Chase furono di essere stato criptico, di aver lasciato troppo spazio all'interpretazione, di fatto fuggendo alla sua responsabilità, tanto che aventi anni da quell'episodio, ancora si discute se Tony Soprano sia mono oppure no (lo è, ha confermato Chase due mesi fa). Critiche simili furono mosse per Lost. Quando, nel 2000, andò in onda l'ultima puntata in molti si sentirono presi in giro per la mancanza di risposte alle troppe domande lasciate aperte. Più recentemente è toccato a Dexter, a The Americans, persino a una sitcom leggera come E alla fine arriva mamma: quasi un decennio per farci incontrare la donna dei sogni del protagonista e dieci minuti per farla morire di una misteriosa malattia? Ma come si permettono? Se c'è una cosa che accomuna gli spettatori delusi è la sensazione di essere stati traditi, che quel rapporto di fiducia tra chi segue da casa e investe tempo e emozioni e chi quelle emozioni dovrebbe gestirle al meglio si è rotto. Lo sa bene George RR Martin, autore dei libri da cui è tratto Trono di Spade. Fan di Lost, persino lui dichiarò di essersi sentito ingannato da quell'ultimo, deludente episodio". (Simona Siri)
LA STAMPA
Da "Lost a "Game Of Thrones", quei finali a rischio delusione delle serie tv
"Otto stagioni. Cento milioni di budget a stagione. Quattordici uccisioni in media a puntata. Settantadue episodi fino a oggi. L'ultimo, il numero 73, andrà in onda in Usa il 19 maggio e il 20 in Italia: scritto e diretto da David Benioff e Dan Weiss durerà 80 minuti e metterà la parola fine a Game of Thrones, una delle serie più amate, seguite e discusse della storia della televisione. Ipotesi su come finiranno le avventure degli abitanti di Westeros tante. Certezze poche, anzi una: l'ultimo episodio lascerà alcuni fan insoddisfatti, frustrati, arrabbiati. Quanti non si sa, ma a giudicare dalle reazioni al penultimo episodio, quello andato in onda lunedì sera, tanti, anche se non scendiamo in particolari per evitare spoiler a chi la deve ancora vedere. E ora si teme per il gran finale: otto anni dietro a una storia per poi rimanere delusi. Eppure è inevitabile, un po' perché si tratta di elaborazione del lutto e a nessuno piace separarsi da personaggi che per quanto fittizi ci hanno fatto provare emozioni. Un po' perché accontentare tutti non è possibile, ci sarà sempre qualcuno che si lamenta. Non è la prima volta che succede. A guardare indietro sono pochi i casi in cui alla parola fine tutti gridano al capolavoro. Più spesso ci sono critiche, incredibilità, accuse agli sceneggiatori di non essere stati capaci di trovare una alternativa narrativa migliore. I fan de I Soprano ancora non si danno pace per quello schermo nero ritenuto universalmente come uno dei fmali più controversi mai trasmessi. All'epoca, le accuse a Davide Chase furono di essere stato criptico, di aver lasciato troppo spazio all'interpretazione, di fatto fuggendo alla sua responsabilità, tanto che aventi anni da quell'episodio, ancora si discute se Tony Soprano sia mono oppure no (lo è, ha confermato Chase due mesi fa). Critiche simili furono mosse per Lost. Quando, nel 2000, andò in onda l'ultima puntata in molti si sentirono presi in giro per la mancanza di risposte alle troppe domande lasciate aperte. Più recentemente è toccato a Dexter, a The Americans, persino a una sitcom leggera come E alla fine arriva mamma: quasi un decennio per farci incontrare la donna dei sogni del protagonista e dieci minuti per farla morire di una misteriosa malattia? Ma come si permettono? Se c'è una cosa che accomuna gli spettatori delusi è la sensazione di essere stati traditi, che quel rapporto di fiducia tra chi segue da casa e investe tempo e emozioni e chi quelle emozioni dovrebbe gestirle al meglio si è rotto. Lo sa bene George RR Martin, autore dei libri da cui è tratto Trono di Spade. Fan di Lost, persino lui dichiarò di essersi sentito ingannato da quell'ultimo, deludente episodio". (Simona Siri)
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mercoledì 26 settembre 2018
NEWS - Clamoroso al Cibali! Apple farà concorrenza a Netflix e compagnia streaming senza serie tv con scene di sesso, violenza e politica
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.
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mercoledì 18 aprile 2018
Intervista tratta dal "Corriere della Sera"
Il viso è inconfondibilmente quello di Dexter, investigatore di giorno, serial killer di notte. O, per gli appassionati di The Crown, quello del presidente John F Kennedy. Se il piccolo schermo gli ha portato la fama, il teatro e il cinema gli hanno regalato la varietà, nonché l'ammirazione di registi come Sam Mendes, che lo scelse per un revival di Cabaret, o di un musicista come David Bowie, che poco prima di morire gli affidò il ruolo del protagonista, Thomas Newton, nel musical Lazarus. Michael C. Hall torna adesso con Safe, miniserie di Netflix in cui, racconta, interpreta «finalmente il ruolo di un uomo normale al quale succedono cose inquietanti, piuttosto che quello di un uomo inquietante alle prese con la vita normale». «Un sollievo — sottolinea l'attore, anche se l'eredità di Dexter non è particolarmente pesante —. Sono felice che sia piaciuto al pubblico». L'unico fastidio, ammette, è l'interesse su una possibile nuova serie — «per ora non è in cantiere, ma mai dire mai» — e ogni tanto il fatto che i traguardi di una carriera variegata siano eclissati dal successo di uno sceneggiato. «In genere è sempre il copione per me a fare la differenza, ma non ho preferenze. Teatro, cinema, tv, musical: mi piacciono tutti, anzi, spero di riuscire a continuare a passare da una cosa all'altra». Safe gli è capitato tra le mani mentre era a Londra per il musical Lazarus. «Ho fatto sapere al mio agente che non mi sarebbe dispiaciuto rimandare il rientro negli Usa», anche perché era il periodo delle elezioni presidenziali americane e il risultato non rendeva «il ritorno in patria particolarmente allettante». Detto fatto: Hall si è trovato alle prese con uno sceneggiato interpretato per la maggior parte da attori britannici e ambientato in una benestante comunità della campagna inglese. «Mi hanno colpito la tensione e il fatto che il mio personaggio, un chirurgo ancora con i sensi di colpa perla morte della moglie, all'improvviso viene catapultato in un nuovo inferno dalla misteriosa scomparsa di una figlia adolescente. Si sente incapace, non riesce a fare qualcosa di utile per ritrovarla». Gli ingredienti del thriller ci sono tutti e, a giudicare dai primi due episodi e dallo spessore del cast, Safe sarà presto il nuovo must di Netfiix, una piattaforma che, ammette Hall, sta cambiando il modo in cui consumiamo lo spettacolo. «Ammiro il fatto che non si attenga agli stereotipi e che non ci si occupi solo di un genere». Ha, ad esempio, guardato con ammirazione The Crown prima di arrivare a far parte del cast e apprezzato l'introduzione di un pezzo di storia a una nuova generazione ma è giusto dire, come ha fatto Helen Mirren, che l'avvento di Netflix sta distruggendo l'esperienza del cinema, che una volta era principalmente un'avventura di gruppo? «E vero che siamo sempre più legati agli schermi di computer e cellulare». L'importante, sottolinea, è imparare a gestire la tecnologia. Forse anche per via della grave malattia che lo ha colpito nel 2010 — il morbo di Hodgkin — oggi cerca un maggiore equilibrio tra lavoro e pause. «Sto diventando bravo a staccare la spina. Quando non lavoro porto il cane a passeggio, faccio sport e suono in una band di amici. Se il nostro mestiere è quello di emulare la vita normale è giusto ogni tanto riuscire anche a viverla».
lunedì 16 aprile 2018
SGUARDO FETISH - Carta canta! Escono i tarocchi dei telefilm, dall'"appeso" Dexter alla "luna" di "Twin Peaks"...
Articolo tratto da "La Stampa"
La papessa? «Vita da strega». Il carro? «La casa nella prateria». La morte? «Dead Like me». L'appeso? «Dexter» Il bagatto? «The mentalist». La luna? «Twin Peaks». I tarocchi più nuovi (e già prenotati on line da centinaia di Netflixdipendenti) sono quelli in grado di fornire una doppia lettura, quella del futuro e quella della favola moderna che ci inchioda per un weekend davanti allo schermo: gli arcani delle serie-tv. Ben disegnati e omologati dai professionisti dell'arte divinatoria, garantiti quindi per la lettura del futuro. Ad inventarli uno scrittore e sceneggiatore torinese, con il pallino della fantasy, il quarantacinquenne Gero Giglio che dopo aver pubblicato sei romanzi ora scrive film fra l'Italia e l'America. Editi da Scarabeo, leader mondiale nel settore delle carte da gioco, i tarocchi dedicati alle fiction saranno in vendita fra circa un mese. Disegnati cosi da piacere a un pubblico di tutte le età, sul loro retro (nero come uno schermo) campeggia la «spinning wheel» la ruotina che precede l'atteso «play» della serie tv preferita. Niente come i tarocchi sono stati raccontati con tutte le sfumature delle mode del momento. L'ultima mostra allestita a Torino, al Museo Ettore Fico ne è stata la prova: i bastoni, le spade, le coppe e i denari si baloccavano con Diabolik, David Bowie o Hugo Pratt, dimostrando che non c'è briciola dello scibile umano che non sia stato tentato dalla fiaba dei tarocchi. Le immagini psicologiche per definizione, come le aveva definite Carl Gustav Jung, funzionano da archetipi dell'inconscio collettivo che hanno sedotto da Renato Guttuso a Italo Calvino, e da Emanuele Luzzati a Gero Giglio «serie-tv-addicted» che insiste su un'affinità profonda tra queste e gli arcani, tale da meritare un mazzo che ne celebri il matrimonio: «I tarocchi e le fiction sono due metodi narrativi complementari - spiega - soprattutto se si guarda alla narrativa anglosassone che si basa sul viaggio dell'eroe». Nel mazzo, carte positive, medie e negative, come nei tarocchi tradizionali, abbinate a serie tv storiche: dal primo episodio di «Twin Peaks» a oggi, accostando la faccia Fonzie a quella Merlin (la spada nella roccia rappresenta l'asso di spade), passando per «Black Mirror», «Miami Vice» e «Battlestar Galactica» che è la carta preferita dall'ideatore del mazzo «quella che mi porterei su un'isola deserta». Il metodo usato da Giglio è stato scientifico: «Ho preso un arcano alla volta e, basandomi sul suo significato tradizionale, ho pensato alla serie tv che più gli corrispondesse» (un pò alla cazzo: n.d.r.). Il mazzo, però, che contiene le 78 carte regolamentari inserisce anche nuove simbologie, «il cui significato potrà essere più o meno criptico: ma proprio come i tarocchi illustrano il grande percorso dell'esistenza, ognuna di queste fiction mostra diversi aspetti di questo cammino: sarà poi un bel viaggio nella memoria riconoscere una serie del passato aggiungendo un gioco in più alla divinazione classica». Ed ecco che secondo uno degli autori di Camera Cafè (Giglio ha curato parecchi programmi di successo) l'unione fra esoterismo e racconto a puntate non ha nulla di blasfemo e molte affinità. «Creare questo mazzo di tarocchi è diventata un'urgenza - confessa - durante la visione, per la decima volta, proprio del primo episodio di Twin Peaks, serie tv che a mio modesto parere ha dato il via alla terza era d'oro della medesima. È n che mi so- no detto quanto sarebbe stato bello trasformare queste forme di narrazione pop in qualcosa di iniziatico». Lo dice mentre apre il mazzo a caso ed esce la carta di «Battlestar Galactica». «Vede? Mi segue sempre».
Articolo tratto da "La Stampa"
La papessa? «Vita da strega». Il carro? «La casa nella prateria». La morte? «Dead Like me». L'appeso? «Dexter» Il bagatto? «The mentalist». La luna? «Twin Peaks». I tarocchi più nuovi (e già prenotati on line da centinaia di Netflixdipendenti) sono quelli in grado di fornire una doppia lettura, quella del futuro e quella della favola moderna che ci inchioda per un weekend davanti allo schermo: gli arcani delle serie-tv. Ben disegnati e omologati dai professionisti dell'arte divinatoria, garantiti quindi per la lettura del futuro. Ad inventarli uno scrittore e sceneggiatore torinese, con il pallino della fantasy, il quarantacinquenne Gero Giglio che dopo aver pubblicato sei romanzi ora scrive film fra l'Italia e l'America. Editi da Scarabeo, leader mondiale nel settore delle carte da gioco, i tarocchi dedicati alle fiction saranno in vendita fra circa un mese. Disegnati cosi da piacere a un pubblico di tutte le età, sul loro retro (nero come uno schermo) campeggia la «spinning wheel» la ruotina che precede l'atteso «play» della serie tv preferita. Niente come i tarocchi sono stati raccontati con tutte le sfumature delle mode del momento. L'ultima mostra allestita a Torino, al Museo Ettore Fico ne è stata la prova: i bastoni, le spade, le coppe e i denari si baloccavano con Diabolik, David Bowie o Hugo Pratt, dimostrando che non c'è briciola dello scibile umano che non sia stato tentato dalla fiaba dei tarocchi. Le immagini psicologiche per definizione, come le aveva definite Carl Gustav Jung, funzionano da archetipi dell'inconscio collettivo che hanno sedotto da Renato Guttuso a Italo Calvino, e da Emanuele Luzzati a Gero Giglio «serie-tv-addicted» che insiste su un'affinità profonda tra queste e gli arcani, tale da meritare un mazzo che ne celebri il matrimonio: «I tarocchi e le fiction sono due metodi narrativi complementari - spiega - soprattutto se si guarda alla narrativa anglosassone che si basa sul viaggio dell'eroe». Nel mazzo, carte positive, medie e negative, come nei tarocchi tradizionali, abbinate a serie tv storiche: dal primo episodio di «Twin Peaks» a oggi, accostando la faccia Fonzie a quella Merlin (la spada nella roccia rappresenta l'asso di spade), passando per «Black Mirror», «Miami Vice» e «Battlestar Galactica» che è la carta preferita dall'ideatore del mazzo «quella che mi porterei su un'isola deserta». Il metodo usato da Giglio è stato scientifico: «Ho preso un arcano alla volta e, basandomi sul suo significato tradizionale, ho pensato alla serie tv che più gli corrispondesse» (un pò alla cazzo: n.d.r.). Il mazzo, però, che contiene le 78 carte regolamentari inserisce anche nuove simbologie, «il cui significato potrà essere più o meno criptico: ma proprio come i tarocchi illustrano il grande percorso dell'esistenza, ognuna di queste fiction mostra diversi aspetti di questo cammino: sarà poi un bel viaggio nella memoria riconoscere una serie del passato aggiungendo un gioco in più alla divinazione classica». Ed ecco che secondo uno degli autori di Camera Cafè (Giglio ha curato parecchi programmi di successo) l'unione fra esoterismo e racconto a puntate non ha nulla di blasfemo e molte affinità. «Creare questo mazzo di tarocchi è diventata un'urgenza - confessa - durante la visione, per la decima volta, proprio del primo episodio di Twin Peaks, serie tv che a mio modesto parere ha dato il via alla terza era d'oro della medesima. È n che mi so- no detto quanto sarebbe stato bello trasformare queste forme di narrazione pop in qualcosa di iniziatico». Lo dice mentre apre il mazzo a caso ed esce la carta di «Battlestar Galactica». «Vede? Mi segue sempre».
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martedì 21 giugno 2016
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Rosewood", tendenza afroamericana anche nei crime
"'Rosewood' è la nuova serie poliziesca partita su Fox Crime (il venerdi alle 21.00). Il dottor Beaumont Rosewood (l'attore Morris Chestnut) è uno dei più brillanti patologi di Miami. Quando la polizia si trova di fronte a casi apparentemente irrisolvibili richiede la sua consulenza: grazie alle più sofisticate attrezzature tecnologiche presenti nel suo studio e soprattutto grazie al suo intuito infallibile, i corpi delle vittime di presunti omicidi diventano fondamentali indizi da decifrare. Ogni minimo segno che la vita ha lasciato sul corpo umano diventa per Rosewood una chiave per spiegarne la morte. Il fascino della serie si gioca su sue piani: da un lato, la ricostruzione dei casi di omicidio attraverso il lavoro del patologo. I riferimenti non troppo nascosti sono quelli delle scene del crimine analizzate dagli esperti di «CSI», dello studio delle tracce di sangue fatto da Dexter, persino della logica deduttiva usata dal Dottor House per guarire i pazienti affetti dalle malattie più rare. Dall'altro il personaggio di Rosewood, un uomo dal carattere brillante, ottimista e amante della vita, parecchio egocentrico (è uno che si definisce "il Beethoven dei patologi") ed eccellente nel suo lavoro: il suo stretto rapporto con la morte, che analizza tutti i giorni, è forse dovuto a un complesso problema cardiaco che presenta dall'infanzia e che minaccia di ucciderlo da un momento all'altro. Quando la detective Annalise Villa si trasferisce a Miami e inizia a collaborare con Rosewood, è presto chiaro che il rapporto non sarà solo di tipo professionale. Sia l'interprete principale, sia molti comprimari di «Rosewood» sono afroamericani: è una tendenza vista negli USA anche con altre serie di successo, da «Empire» a quelle firmate da Shonda Rhimes («Scandal», «Le regole del delitto perfetto»), capaci di rappresentare professionisti affermati e di successo non solo provenienti dal mondo WASP". (Aldo Grasso, 20.06.2016)
CORRIERE DELLA SERA
"Rosewood", tendenza afroamericana anche nei crime
"'Rosewood' è la nuova serie poliziesca partita su Fox Crime (il venerdi alle 21.00). Il dottor Beaumont Rosewood (l'attore Morris Chestnut) è uno dei più brillanti patologi di Miami. Quando la polizia si trova di fronte a casi apparentemente irrisolvibili richiede la sua consulenza: grazie alle più sofisticate attrezzature tecnologiche presenti nel suo studio e soprattutto grazie al suo intuito infallibile, i corpi delle vittime di presunti omicidi diventano fondamentali indizi da decifrare. Ogni minimo segno che la vita ha lasciato sul corpo umano diventa per Rosewood una chiave per spiegarne la morte. Il fascino della serie si gioca su sue piani: da un lato, la ricostruzione dei casi di omicidio attraverso il lavoro del patologo. I riferimenti non troppo nascosti sono quelli delle scene del crimine analizzate dagli esperti di «CSI», dello studio delle tracce di sangue fatto da Dexter, persino della logica deduttiva usata dal Dottor House per guarire i pazienti affetti dalle malattie più rare. Dall'altro il personaggio di Rosewood, un uomo dal carattere brillante, ottimista e amante della vita, parecchio egocentrico (è uno che si definisce "il Beethoven dei patologi") ed eccellente nel suo lavoro: il suo stretto rapporto con la morte, che analizza tutti i giorni, è forse dovuto a un complesso problema cardiaco che presenta dall'infanzia e che minaccia di ucciderlo da un momento all'altro. Quando la detective Annalise Villa si trasferisce a Miami e inizia a collaborare con Rosewood, è presto chiaro che il rapporto non sarà solo di tipo professionale. Sia l'interprete principale, sia molti comprimari di «Rosewood» sono afroamericani: è una tendenza vista negli USA anche con altre serie di successo, da «Empire» a quelle firmate da Shonda Rhimes («Scandal», «Le regole del delitto perfetto»), capaci di rappresentare professionisti affermati e di successo non solo provenienti dal mondo WASP". (Aldo Grasso, 20.06.2016)
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venerdì 16 gennaio 2015
NEWS - Clamoroso al Cibali! Lo spin-off di "Dexter" è possibile (ma non senza Michael C. Hall)
News tratta da Uproxx.com
Even before Dexter ended its eight-season run, we heard a lot about the idea of Showtime doing a Dexter spinoff. During the Television Critics Association this week, Showtime president David Nevins admitted that it’s still a thing that could happen.
However, Nevins noted that it wouldn’t be a spinoff because it would continue to be about Michael C. Hall’s character, Dexter. Indeed, he said, Showtime wouldn’t do the “spinoff” without Hall involved, and not as a producer, but as a character.
However, Nevins also noted that, if they were to make the series, “I would want to do Dexter in a new concept and configuration. I want it to feel different – not just a continuation of the old show.” So, it wouldn’t be a continuation, it would be a new “concept” and “configuration”? That doesn’t make a damn bit of sense unless they plan to bring Dexter back to focus only on his life as a lumberjack in Alaska. I mean, you can do a new configuration — Dexter develops a new family in a different location — but you can’t really change the “concept” unless you nix the part of Dexter that’s about him being a serial killer, which is THE POINT OF THE CHARACTER, so why even bring him back?
If it’s about Dexter, and Dexter is still a serial killer, then no matter how you try to spin it, that “spinoff” is a “continuation” of the series. You may as well call it Dexter, season nine.
Meanwhile, referring to the finale of Dexter, Nevins also said this:
No wonder Dexter ran off the rails in the end. The people behind Dexter were suffering from a severe case of headupass.
News tratta da Uproxx.com
Even before Dexter ended its eight-season run, we heard a lot about the idea of Showtime doing a Dexter spinoff. During the Television Critics Association this week, Showtime president David Nevins admitted that it’s still a thing that could happen.
However, Nevins noted that it wouldn’t be a spinoff because it would continue to be about Michael C. Hall’s character, Dexter. Indeed, he said, Showtime wouldn’t do the “spinoff” without Hall involved, and not as a producer, but as a character.
However, Nevins also noted that, if they were to make the series, “I would want to do Dexter in a new concept and configuration. I want it to feel different – not just a continuation of the old show.” So, it wouldn’t be a continuation, it would be a new “concept” and “configuration”? That doesn’t make a damn bit of sense unless they plan to bring Dexter back to focus only on his life as a lumberjack in Alaska. I mean, you can do a new configuration — Dexter develops a new family in a different location — but you can’t really change the “concept” unless you nix the part of Dexter that’s about him being a serial killer, which is THE POINT OF THE CHARACTER, so why even bring him back?
If it’s about Dexter, and Dexter is still a serial killer, then no matter how you try to spin it, that “spinoff” is a “continuation” of the series. You may as well call it Dexter, season nine.
Meanwhile, referring to the finale of Dexter, Nevins also said this:
“Honestly, it was never even discussed, the idea of killing him. The people who were really in the center, which was Michael, Scott Buck, Sara Colleton, it was never even… no one even brought up the idea. It wasn’t discussed.”I have a question for Showtime, then. WHY THE HELL NOT? Seriously? In a show about a serial killer, there was never even a THOUGHT to killing him in the end? You’re telling me that the most logical and just ending to the series NEVER EVEN ENTERED THEIR MINDS?
No wonder Dexter ran off the rails in the end. The people behind Dexter were suffering from a severe case of headupass.
mercoledì 16 aprile 2014
NEWS - Jennifer is on fire! La prima immagine della Carpenter sul set del nuovo telefilm
Jennifer Carpenter walks on the set of Sea Of Fire while filming at a school in Vancouver, Canada. The 34-year-old actress is starring in the television pilot as an FBI agent investigating the disappearance of a young girl. The pilot has been in production up North since early March, and is set to end production later today, THR reports. We hope the ABC pilot gets picked up for a full season!
Jennifer Carpenter walks on the set of Sea Of Fire while filming at a school in Vancouver, Canada. The 34-year-old actress is starring in the television pilot as an FBI agent investigating the disappearance of a young girl. The pilot has been in production up North since early March, and is set to end production later today, THR reports. We hope the ABC pilot gets picked up for a full season!
martedì 19 novembre 2013
NEWS - Dexter, non ti capisce nessuno...! Esposto Codacons ad Agcom contro il telefilm ('ha contenuti violenti diseducativi')
(ANSA) - ROMA, 19 NOV - Il Codacons ha presentato un esposto all'Autorita' per le comunicazioni contro il telefilm "Dexter", trasmesso su Rai4 la domenica alle ore 21,10. Lo comunica lo stesso Codacons sottolineando in una nota che si tratta ''di un serie dal contenuto cruento, violento e altamente diseducativo che si evince gia' dalla storia stessa del telefilm: "Dexter Morgan, uno schizofrenico uomo dai due volti: meticoloso ematologo della polizia scientifica di Miami e sanguinario assassino seriale, che punisce con la morte i responsabili di crimini violenti sfuggiti alla mano della giustizia". Nell'esposto del Codacons si fa presente come la serie ''non sia adatta ad essere trasmessa in prima serata su una rete nazionale, in quanto il contenuto e le immagini relative alle vicende trattate potrebbero non solo scioccare il pubblico ma risultare diseducative oltre che dare adito a fenomeni di emulazione. Gia' in America la Parents Television Council, l'associazione non-profit formata da genitori aveva chiesto di non mandare in onda la serie, in quanto "Dexter non e' propriamente un prodotto per bambini". Il Codacons ha chiesto dunque all'Agcom di accertare se la messa in onda di "Dexter" abbia violato la disciplina del sistema radiotelevisivo a tutela degli utenti.
(ANSA) - ROMA, 19 NOV - Il Codacons ha presentato un esposto all'Autorita' per le comunicazioni contro il telefilm "Dexter", trasmesso su Rai4 la domenica alle ore 21,10. Lo comunica lo stesso Codacons sottolineando in una nota che si tratta ''di un serie dal contenuto cruento, violento e altamente diseducativo che si evince gia' dalla storia stessa del telefilm: "Dexter Morgan, uno schizofrenico uomo dai due volti: meticoloso ematologo della polizia scientifica di Miami e sanguinario assassino seriale, che punisce con la morte i responsabili di crimini violenti sfuggiti alla mano della giustizia". Nell'esposto del Codacons si fa presente come la serie ''non sia adatta ad essere trasmessa in prima serata su una rete nazionale, in quanto il contenuto e le immagini relative alle vicende trattate potrebbero non solo scioccare il pubblico ma risultare diseducative oltre che dare adito a fenomeni di emulazione. Gia' in America la Parents Television Council, l'associazione non-profit formata da genitori aveva chiesto di non mandare in onda la serie, in quanto "Dexter non e' propriamente un prodotto per bambini". Il Codacons ha chiesto dunque all'Agcom di accertare se la messa in onda di "Dexter" abbia violato la disciplina del sistema radiotelevisivo a tutela degli utenti.
giovedì 14 novembre 2013
NEWS - Ultima ora! La (mezza) reunion degli ex "Friends" Perry-Cox a "Cougar Town". Gli ideatori di "Homeland" e "Heroes" insieme per una serie "Usa" (network). "Orange Is The New Black" in corsa nella categoria "miglior drama" (altro che comedy!)
#CougarTown Stages #Friends Reunion, Casts Matthew Perry in Season 5 http://t.co/9J4BMoKjZN via @TVLine #serietv #telefilm
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) November 13, 2013
#Homeland’ and #Heroes’ Creators Team Up for #USA Series http://t.co/SRfjOUnE7R #tvseries #telefilm #serialaddicted #serietv
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) November 13, 2013
Exclusive: #OrangeIstheNewBlack Submitting as Drama, Not Comedy, for Globes, Emmy Races http://t.co/6lAZ0u03Tr via @TVLine #tvseries
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) November 14, 2013
Former #Dexter’ Writer Melissa Rosenberg Will Write #JessicaJones’ for #Marvel and #Netflix http://t.co/WGIy2Z2CqW #tvseries #serietv
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) November 13, 2013
giovedì 6 giugno 2013
venerdì 19 aprile 2013
NEWS - Bye-Bye Morgan! E' ufficiale, l'ottava stagione di "Dexter" sarà l'ultima! Ecco il comunicato ufficiale d'addio di Showtime
We can confirm that the upcoming eighth season of our groundbreaking series DEXTER® will be its final one. Today’s announcement coincides with the release of an exclusive tease from the premiere of the series’ eighth and final season, which debuts on Sunday June 30th at 9 p.m. ET/PT . The series premiered on October 1, 2006 and has grown its loyal audience every season since its debut. DEXTER was the recipient of the prestigious Peabody Award, as well as 25 Emmy and 10 Golden Globe Award nominations, and was twice named one of AFI’s top ten television series.
“When it debuted in 2006, DEXTER redefined the genre, by taking the anti-hero to new heights and pushing the boundaries of the television landscape,” said Matthew C. Blank, Chairman and CEO, Showtime Networks Inc. “DEXTER paved the way for the next generation of award-winning hit SHOWTIME series, and its cultural impact will be felt for years to come.”
“DEXTER is a landmark franchise for our network, and we cannot wait to unveil the conclusion of this series, as we know it, to the millions of passionate fans who have supported the show season after season,” said David Nevins, President of Entertainment, Showtime Networks Inc. “We’d like to thank Michael, Jennifer, and DEXTER ‘s indomitable cast, executive producers, writers and crew for eight incredible seasons.”
The exclusive tease from DEXTER ‘s eighth and final season premiere gives fans a sneak peek into the mindset of Dexter and Debra Morgan after LaGuerta’s death in season seven. To watch the clip, go to: https://www.youtube.com/watch?v=dy6u5rXqN5o.
DEXTER stars Michael C. Hall in his Golden Globe and SAG Award-winning role as Dexter Morgan, a complicated and conflicted blood-spatter expert for the Miami police department. Season eight begins six months after LaGuerta’s murder – and Dexter is still managing life as a dad, brother, and serial killer. As Deb (series star Jennifer Carpenter) struggles to deal with the consequences of her actions, a mysterious woman comes to work with Miami Metro, offering first-hand information on Dexter’s past. The series also stars Desmond Harrington, C.S. Lee, Aimee Garcia, David Zayas, Geoff Pierson and James Remar.
We can confirm that the upcoming eighth season of our groundbreaking series DEXTER® will be its final one. Today’s announcement coincides with the release of an exclusive tease from the premiere of the series’ eighth and final season, which debuts on Sunday June 30th at 9 p.m. ET/PT . The series premiered on October 1, 2006 and has grown its loyal audience every season since its debut. DEXTER was the recipient of the prestigious Peabody Award, as well as 25 Emmy and 10 Golden Globe Award nominations, and was twice named one of AFI’s top ten television series.
“When it debuted in 2006, DEXTER redefined the genre, by taking the anti-hero to new heights and pushing the boundaries of the television landscape,” said Matthew C. Blank, Chairman and CEO, Showtime Networks Inc. “DEXTER paved the way for the next generation of award-winning hit SHOWTIME series, and its cultural impact will be felt for years to come.”
“DEXTER is a landmark franchise for our network, and we cannot wait to unveil the conclusion of this series, as we know it, to the millions of passionate fans who have supported the show season after season,” said David Nevins, President of Entertainment, Showtime Networks Inc. “We’d like to thank Michael, Jennifer, and DEXTER ‘s indomitable cast, executive producers, writers and crew for eight incredible seasons.”
The exclusive tease from DEXTER ‘s eighth and final season premiere gives fans a sneak peek into the mindset of Dexter and Debra Morgan after LaGuerta’s death in season seven. To watch the clip, go to: https://www.youtube.com/watch?v=dy6u5rXqN5o.
DEXTER stars Michael C. Hall in his Golden Globe and SAG Award-winning role as Dexter Morgan, a complicated and conflicted blood-spatter expert for the Miami police department. Season eight begins six months after LaGuerta’s murder – and Dexter is still managing life as a dad, brother, and serial killer. As Deb (series star Jennifer Carpenter) struggles to deal with the consequences of her actions, a mysterious woman comes to work with Miami Metro, offering first-hand information on Dexter’s past. The series also stars Desmond Harrington, C.S. Lee, Aimee Garcia, David Zayas, Geoff Pierson and James Remar.
venerdì 15 marzo 2013
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri
VARIETY
I cattivi non sono mai stati così...serial
"Lately on TV, bad guys appear to be having all the fun, with a wave of programs romanticizing — if not quite glorifying — those who do terrible things. Some of TV’s most compelling characters of the current generation have been antiheroes, from Tony Soprano to “Breaking Bad’s” Walter White. Yet the appeal of the dark side looks to be growing, branching beyond the permissive confines of cable to major networks as well. Television often gets an unfair rap regarding violence, with academics and pundits overreaching to make the case for a correlation. That said, there is something unsettling — or just plain icky — about the media and public fascination with figures like real-life cop-turned-killer Christopher Dorner, who upstaged President Obama’s State of the Union address on cable news. In the wake of the Newtown school shooting, critic Roger Ebert quoted from his review of “Elephant,” which placed any media blame for inspiring such mass shootings on news, not drama. All that seems true. Yet there is something distasteful, at the very least, about dramatic programming making killers the cool kids, having the hottest sex and driving the nicest cars.
A brief sampling of the coming weeks finds audiences being asked to hang around with a young Norman Bates (A&E’s “Bates Motel”) and Hannibal Lecter (NBC’s upcoming “Hannibal”). They join the suave serial killer at the heart of Fox’s “The Following,” who always seems to be several steps ahead of the bedraggled FBI agent on his trail; and the handsome mob boss who steals scenes, among other things, in ABC’s “Red Widow.” Heck, even the evil side of NBC’s short-lived Jekyll-and-Hyde knockoff “Do No Harm” was far more interesting than his good side. To be fair, pity the poor broadcast networks. Put on procedurals where the good guys where white hats, and they’re accused of boring cookie-cutter development. Try breaking (or at least stretching) the mode, and people wonder if they’re not helping breed sociopaths. It’s simplistic to say that focusing on antiheroes glorifies violence. After all, the willingness to explore moral ambiguity has yielded some of the best and most provocative shows on TV, from “Dexter” to “Homeland,” “Breaking Bad” to DirecTV’s “Hit & Miss,” a pleasant surprise that unearthed unexpected depth from a transgender hitwoman.
Where such portrayals cross into unsavory territory is a matter of context, and highly subjective. Still, if a show is defined by a disreputable protagonist who faces opposing forces more depraved and odious than he or she is, you might be skating on thin ice. For a cinematic example of this, think back to “Hannibal,” Thomas Harris’ sequel to “The Silence of the Lambs.” The novel and subsequent movie’s underlying notion was to take the monstrous title character and essentially promote him to hero, albeit by introducing a hideous adversary. It’s also worth noting that TV operates somewhat differently than movies. On the bigscreen, spending time with a morally flawed character is a one-and-done experience. By contrast, series demand an ongoing relationship, and while that doesn’t require liking the characters, viewers do have to care about what happens to them. That’s one reason why something like FX’s “American Horror Story” — which revels in nastiness for its own sake, offering few redeeming qualities among its assorted characters — is such a grim, nasty exercise. Rebooting the show for a second season only exacerbated this fundamental flaw.
As noted, the preoccupation with criminals — the more outlandish the better — is hardly confined to drama (Investigation Discovery has built a profitable niche around it), and time will determine whether the audience’s appetite is expansive enough to support this latest wave of scripted fare. Nevertheless, casting more evildoers in starring roles does hand ammunition to TV’s cultural critics. Because while it’s easy to say this is nothing new, the sensation is different when TV goes from a couple of empathetic bad guys to one on every channel". (Brian Lowry)
VARIETY
I cattivi non sono mai stati così...serial
"Lately on TV, bad guys appear to be having all the fun, with a wave of programs romanticizing — if not quite glorifying — those who do terrible things. Some of TV’s most compelling characters of the current generation have been antiheroes, from Tony Soprano to “Breaking Bad’s” Walter White. Yet the appeal of the dark side looks to be growing, branching beyond the permissive confines of cable to major networks as well. Television often gets an unfair rap regarding violence, with academics and pundits overreaching to make the case for a correlation. That said, there is something unsettling — or just plain icky — about the media and public fascination with figures like real-life cop-turned-killer Christopher Dorner, who upstaged President Obama’s State of the Union address on cable news. In the wake of the Newtown school shooting, critic Roger Ebert quoted from his review of “Elephant,” which placed any media blame for inspiring such mass shootings on news, not drama. All that seems true. Yet there is something distasteful, at the very least, about dramatic programming making killers the cool kids, having the hottest sex and driving the nicest cars.
A brief sampling of the coming weeks finds audiences being asked to hang around with a young Norman Bates (A&E’s “Bates Motel”) and Hannibal Lecter (NBC’s upcoming “Hannibal”). They join the suave serial killer at the heart of Fox’s “The Following,” who always seems to be several steps ahead of the bedraggled FBI agent on his trail; and the handsome mob boss who steals scenes, among other things, in ABC’s “Red Widow.” Heck, even the evil side of NBC’s short-lived Jekyll-and-Hyde knockoff “Do No Harm” was far more interesting than his good side. To be fair, pity the poor broadcast networks. Put on procedurals where the good guys where white hats, and they’re accused of boring cookie-cutter development. Try breaking (or at least stretching) the mode, and people wonder if they’re not helping breed sociopaths. It’s simplistic to say that focusing on antiheroes glorifies violence. After all, the willingness to explore moral ambiguity has yielded some of the best and most provocative shows on TV, from “Dexter” to “Homeland,” “Breaking Bad” to DirecTV’s “Hit & Miss,” a pleasant surprise that unearthed unexpected depth from a transgender hitwoman.
Where such portrayals cross into unsavory territory is a matter of context, and highly subjective. Still, if a show is defined by a disreputable protagonist who faces opposing forces more depraved and odious than he or she is, you might be skating on thin ice. For a cinematic example of this, think back to “Hannibal,” Thomas Harris’ sequel to “The Silence of the Lambs.” The novel and subsequent movie’s underlying notion was to take the monstrous title character and essentially promote him to hero, albeit by introducing a hideous adversary. It’s also worth noting that TV operates somewhat differently than movies. On the bigscreen, spending time with a morally flawed character is a one-and-done experience. By contrast, series demand an ongoing relationship, and while that doesn’t require liking the characters, viewers do have to care about what happens to them. That’s one reason why something like FX’s “American Horror Story” — which revels in nastiness for its own sake, offering few redeeming qualities among its assorted characters — is such a grim, nasty exercise. Rebooting the show for a second season only exacerbated this fundamental flaw.
As noted, the preoccupation with criminals — the more outlandish the better — is hardly confined to drama (Investigation Discovery has built a profitable niche around it), and time will determine whether the audience’s appetite is expansive enough to support this latest wave of scripted fare. Nevertheless, casting more evildoers in starring roles does hand ammunition to TV’s cultural critics. Because while it’s easy to say this is nothing new, the sensation is different when TV goes from a couple of empathetic bad guys to one on every channel". (Brian Lowry)
lunedì 17 dicembre 2012
Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!
Proseguendo sul filone delle serie stracult e stracotte al
tempo stesso, questa settimana non potevo esimermi dal parlare di Dexter, anche
e soprattutto in vista della season finale (mentre scrivo questo articolo, la
puntata sta per essere trasmessa negli States).
Sarebbe stato troppo facile tirare le somme dello show al termine della settima stagione, ho scelto perciò di scriverne volutamente prima della fine per non lasciarmi condizionare da eventuali cliffhanger a effetto e colpi di scena inaspettati.
Mettendo da parte la stagione attualmente in onda, sulla quale mi esprimerò qualche riga più avanti, la serie che ha per protagonista il fenomenale Michael C. Hall merita innanzitutto una premessa fondamentale: è senza dubbio uno dei migliori telefilm prodotti negli ultimi anni.
Ideata nel 2006 da James Manos Jr, e basata sui personaggi creati da Jeff Lindsay, l’epopea dell’ematologo, vendicatore e killer seriale, si è insinuata nel panorama telefilmico internazionale, imponendosi a testa alta nell’Olimpo dei migliori drama del decennio.
Sarebbe stato troppo facile tirare le somme dello show al termine della settima stagione, ho scelto perciò di scriverne volutamente prima della fine per non lasciarmi condizionare da eventuali cliffhanger a effetto e colpi di scena inaspettati.
Mettendo da parte la stagione attualmente in onda, sulla quale mi esprimerò qualche riga più avanti, la serie che ha per protagonista il fenomenale Michael C. Hall merita innanzitutto una premessa fondamentale: è senza dubbio uno dei migliori telefilm prodotti negli ultimi anni.
Ideata nel 2006 da James Manos Jr, e basata sui personaggi creati da Jeff Lindsay, l’epopea dell’ematologo, vendicatore e killer seriale, si è insinuata nel panorama telefilmico internazionale, imponendosi a testa alta nell’Olimpo dei migliori drama del decennio.
Intensa e imprevedibile, negli ultimi sei anni, la serie ha
lasciato il segno in più di un’occasione, dando risalto e importanza non solo
al protagonista principale, ma anche ai suoi antagonisti, su tutti gli indimenticabili
Miguel Prado (Jimmy Smits, stagione 3) e Trinity (John Lithgow, stagione 4),
coi quali stringe un rapporto complesso e intricato di amicizia prima e di conflitto
poi.
Unico e solo, Dexter è senza dubbio uno dei personaggi più
significativi comparsi negli ultimi anni sul piccolo schermo, al pari di Walt (Brian
Cranston) di Breaking Bad e Vic (Michael Chiklis) di The Shield.
Stracult e
fenomenale, la battuta d’arresto, lo show ha iniziato ad avvertirla a partire
dallo scorso anno, con la stagione sei, caratterizzata da una storyline più
debole rispetto a quelle degli anni precedenti e da alcune scelte opinabili a
livello di script.
E il reato più grave, Dex lo ha compiuto proprio quest’anno,
peccando ingenuamente in banalità e soprattutto prevedibilità.
Lenta, prolissa e fin troppo fragile, la settima stagione di
Dexter non
ha convinto sotto alcun punto di vista.
A partire dai sentimenti nutriti da Deb nei confronti del fratello, fino alla totale assenza di un cattivo vero e proprio, per arrivare all’ennesima intricata relazione stretta da Dexter con l’ennesimo, emblematico personaggio femminile.
Lyla, Lumen e ora Hanna (interpretata dalla bella Yvonne Strahovsky, la Sarah di Chuck): tre donne misteriose, fragili, inquietanti per un verso o per l’altro, tre personaggi capaci di condizionare fin troppo le scelte e le azioni compiute da Dexter.
A partire dai sentimenti nutriti da Deb nei confronti del fratello, fino alla totale assenza di un cattivo vero e proprio, per arrivare all’ennesima intricata relazione stretta da Dexter con l’ennesimo, emblematico personaggio femminile.
Lyla, Lumen e ora Hanna (interpretata dalla bella Yvonne Strahovsky, la Sarah di Chuck): tre donne misteriose, fragili, inquietanti per un verso o per l’altro, tre personaggi capaci di condizionare fin troppo le scelte e le azioni compiute da Dexter.
Ed è proprio arrivati a questo punto, proprio di fronte ad
Hanna, che inevitabilmente ci viene voglia di tornare agli antipodi, alla
“normalità”, ed è così che inconsciamente, ci sorprendiamo a provare nostalgia
per Rita, un personaggio forse meno decisivo rispetto ad altri, ma fondamentale
per preservare l’equilibrio non solo nella vita di Dex, ma nell’intera serie.
Una stagione poco incisiva questa settima, per nulla
coinvolgente o emozionate, stracotta e probabilmente, arrivata al capolinea:
non c’è season finale che tenga.
giovedì 2 agosto 2012
CORRIERE DELLA SERA
"Shameless" emoziona e diverte (ancora)
"È iniziata su Mya la seconda stagione di «Shameless», la serie prodotta
da John Welles, pluripremiato autore che ha firmato telefilm come «E.R.»
e le ultime stagioni di «West Wing» (Mediaset Premium, venerdì, ore
21.15). Il telefilm è il remake di una bellissima serie inglese,
espressione di quella «nouvelle vague» della fiction televisiva d'oltremanica che negli ultimi anni ha sfornato prodotti interessanti come
«Misfits», il nuovo «Sherlock Holmes», e «Luther». Welles ha sfruttato
una base di partenza ottima e ne ha fatto uno dei telefilm più
interessanti della produzione recente del canale via cavo Showtime (per
intenderci, quello di «Weeds» e «Dexter»). La storia è quella di una
famiglia particolare, dove le regole funzionano alla rovescia: il padre,
Frank Gallagher (un William E. Macy nella sua migliore interpretazione
di sempre), è un alcolizzato totalmente irresponsabile ma altamente e
orgogliosamente prolifico. I suoi sei figli sono così costretti a
prendersi cura uno dell'altro, guidati da Fiona, la sorella maggiore
sempre divisa tra desiderio legittimo di godersi la sua giovane età e la
responsabilità di gestire l' intera baracca. Il tutto sullo sfondo
della poverissima periferia di Chicago, dove i Gallagher fanno parte di
quella categoria sociologica tutta nordamericana del «white trash»,
spazzatura bianca, costretta a tirare avanti tra lavoretti, coupon ed
espedienti. In «Shameless» gli ingredienti tradizionali del family drama
ci sono tutti, dall'amore fraterno all'attaccamento alle proprie
radici, ma sono mescolati a una buona dose di cinismo, linguaggio
«estremo» e comicità politicamente scorretta. La prima stagione aveva
sorpreso per l' alta qualità della scrittura capace di approfondire le
psicologie dei personaggi attraverso trame sempre avvincenti e
credibili, questa seconda sembra per ora avvitarsi un po' su se stessa,
ma rimane un'ottima fonte di divertimento ed emozione".
(Aldo Grasso, 22.07.2012)
domenica 17 giugno 2012
TWITTER-JAM - La playlist delle migliori twittate seriali selezionata da AcademyTelefilm e TelefilmCult
@AcademyTelefilm e cmq tt le serie ke sn state presentate cm l'erede di lost sn state cancellate dp 1 sl stagione.starei attenta a dirlo...
Il link tra il #Dallas nuovo e quello storico, tra anni '80 da edonismo reaganiano e spread odierno, é quanto di + allettante possa esserci.
'Dallas' off to strong start for TNT: TV News: Reboot draws 6.9 million viewers in two-hour premiere http://vsb.li/E5vzet
'Dallas' premiere review: J.R. Ewing rose from the crypt of TV history http://ow.ly/bzhpo
"CSI: Miami" alum strips down for new role (PHOTOS) http://huff.to/Kut4LE
Courteney Cox, David Arquette File for Divorce Concurrently http://bit.ly/M5KTMT
Eva Longoria per i maschietti (per le femminucce, notare le scarpe) #MontecarloTvFest http://pic.twitter.com/VVM1nxTC
Dexter 7, arriva Yvonne Strahovski. E Shonda Rhimes svela perchè (spoiler) hanno lasciato Private Practice e Scandal http://bit.ly/LBVb8E
Shonda Rhimes Explains #PrivatePractice and #Scandal Cuts, Solves a #GreysAnatomy Finale Mystery http://tvline.com/2012/06/12/shonda-rhimes-cusick-daly-greys-finale-chimes/
Da oggi su QuiMediaset l'elenco di tutte le serie tv in partenza, sia free che pay, sia nuove che vintage! http://bit.ly/L4H5xI
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