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giovedì 23 maggio 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
"Ai confini della realtà" rivisto e corretto
"'Un penny per i tuoi pensieri'. Era un episodio della serie "Ai confini della realtà", andato in onda sulla Cbs nel 1961. La serie originaria era firmata e introdotta da Rod Serling, la parola showrunner ancora non esisteva. Imitata e aggiornata molte volte, anche nel film diretto da Joe Dante nel 1983. Nella serie televisiva del 2002 il narratore era Forrest Whitaker. Nell'ultima - ribattezzata "reboot", ovvero "nuovo inizio", ora usa così - il narratore è Jordan Peele di "Noi". Non l'abbiamo ancora vista, la venerazione che abbiamo per "The Twilight Zone" ha vinto sull'amore che portiamo a Jordan Peele (comunque la Cbs ha già ordinato una seconda stagione). "Un penny per i tuoi pensieri" parte da una moneta che invece di ricadere su una delle due facce ("testa o croce?") rimane in bilico. Da quel momento l'impiegato di banca Mr Poole sente i pensieri della gente attorno a lui, pronunciati con voce forte e chiara. Il capoufficio sposato che organizza il fine settimana con l'amante, il cliente che chiede un prestito per giocarselo alle corse e rimettere in cassa i soldi sottratti alla ditta, il collega che progetta una rapina alla propria banca. Dopo una serie di disastri, Mr Poole capisce che non sempre le persone fanno quel che pensano, e neppure pensano quel che faranno - con buona pace di film tratti da Philip Dick come lo spielberghiano "Minority Report": bisogna arrestare i criminali prima che commettano i delitti, non quando li hanno commessi. Dice tutto quel che gli passa per la testa Ricky Gervais in "After Life", miniserie - "miniserie finora", bisogna sempre precisarlo alla maniera di Homer Simpson - da lui scritta, interpretata e prodotta (su Netflix). Lo ha deciso dopo la morte della moglie Lisa, che bontà sua lo trovava "inetto e adorabile", e gli ha lasciato un video con consigli e incoraggiamenti del tipo "fai mangiare il cane due volte al giorno, metti i piatti sporchi subito nella lavastoviglie sennò si incrostano". Le crediamo sulla parola, quel che vediamo della loro vita coniugale è lui che la sveglia mentre dorme, o la distrae quando dipinge, con la pallina di gomma del cane. Ricky Gervais è arrabbiato, molto arrabbiato. Ed è triste, molto triste. Come il vedovo Jim Carrey nella miniserie "Kidding" diretta da Michel Gondry. Di mestiere fa un programma tv per bambini, mentre Ricky Gervais lavora in un giornale locale gratuito, dove un vecchietto che ha ricevuto cinque cartoline di compleanno identiche è materia da prima pagina. Nel disastroso accoppiamento di ognuno con il proprio lavoro sta metà dell'una e dell'altra serie. L'altra metà riguarda l'elaborazione del lutto: tema doloroso e degnissimo, con sfumature di grottesco - Ricky Gervais sta nel bagno con una lametta in mano, il cane entra per giocare. Jim Carrey è molto più bravo: ha un più forte senso dello spettacolo e sa giocare meglio con i contrasti. Netflix ha lasciato a Mr Gervais le briglie lunghe - come rifiutare qualcosa all'attore, autore, regista di "The Office"? - e il risultato non è brillante. Dovrebbe avere il ritmo della sit-com (oppure, a scelta, fornire personaggi e non macchiette). Invece Ricky Gervais fa sparire chiunque possa metterlo in ombra, non è così che si costruiscono le serie appassionanti. Ci siamo segnati soltanto lo psicoanalista che invece di sbadigliare classicamente mentre il paziente parla litiga su twitter. E la vecchietta che chiacchiera con il marito morto, e teme la pazzia. Ricky Gervais la rassicura: "E' matta solo lui se risponde". (Mariarosa Mancuso)

domenica 20 gennaio 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Le dimenticanze e le incongruenze dei Golden Globes
"Scorriamo le nomination ai Golden Globe per la migliore serie drammatica e niente, "Succession" non si trova. Scorriamo le nomination ai Golden Globe perla miglior serie comica (i membri della stampa estera hanno fatto un po' di confusione quest'anno, per esempio candidando "A Star is Born" con Lady Gaga come film drammatico, ma le parti migliori sono cantate): "Succession" non compare neanche lì. Dimenticata. Sparita. Forse snobbata. Eppure la serie Hbo di Jesse Armstrong - cresciuto alla scuola di Armando Iannucci e di "The Thickof It", preso a modello da "Veep - Vicepresidente incompetente" con Julia Louis-Dreyfus - è un magnifico prodotto Hbo. Una serie che parte veloce, continua velocissima, coltiva la perfidia e l'arte di organizzare ogni episodio con il suo arco drammatico. Magnifici gli attori, da Brian Cox a Hiam Abbass a Sarah Snook a Kieran Culkin. Eterno il tema: un ricco patriarca cerca tra i figli - e una figlia- il suo successore. Per sparigliare, fa entrare nell'asse ereditario la nuova moglie. Fatalità: dopo la festa per i suoi 80 anni ha un coccolone, e il nuovo assetto societario - operano nei media con la Cina e il Digitale che premono- non è stato ancora firmato. Trama da "Re Lear", non era difficile da capire. Neppure per la stampa estera a Los Angeles che dà il suo contributo all'imperante nostalgia candidando come attrici Debra Winger per "Will e Grace" (revival della serie anni 90) e Candice Bergen per "Murphy Brown" (revival della serie anni 80). Pub essere che siamo entrati nell'età di mezzo: giornalisti troppo giovani per capire, se non lo leggono nelle note per la stampa, che una serie può rifare Shakespeare. Ma abbastanza stagionati per non provare neanche un po' di curiosità per una serie come "Maniac". "Too Netflixy", sicuro, intendendo con questo che la serie soffre di esibizionismo. Di esibizionismo soffre anche il regista Cary Fukunaga, assieme allo sceneggiatore Patrick Somerville. Ma è meglio questo modo di essere Netflix del modo che ha "Il metodo Kominsky" di essere Netflix. "Maniac" esagera con l'originalità, "Il metodo Kominsky" esagera con il modello "strana coppia di vecchietti con gli acciacchi", vista e stravista al cinema. Michael Douglas (candidato come attore comico protagonista) assieme al compagno Alan Arkin (candidato come attore comico non protagonista, solo la stampa estera può spiegare la disparità di trattamento) regge benissimo il gioco. Sono assai più bravi, e senza rete, Emma Stone e Jonah Hill in "Maniac". Per di più, essendo i votanti della stampa estera, si sperava che almeno qualcuno fosse a conoscenza della serie norvegese che ha fatto da modello. I giornalisti esteri a Los Angeles hanno esaurito la loro voglia di stranezze candidando tra le serie comiche "Kidding- Il fantastico mondo di Mr Pickles", showrunner Dave Bolstein (la mania di spiegare i titoli ha contagiato anche Sky Atlantic). Da quando crede di essere la reincarnazione del comico Andy Kaufman, Jim Carrey ha l'occhio ancora più spiritato del solito (vedere, per credere, il documentario "Andy e I"). Mr Pickles è il presentatore di un programma tv per bambini, in un'interpretazione a metà tra "lo spettacolo deve andare avanti" e "Ridi pagliaccio sul tuo amore infranto..."-anche l'attore ha avuto la sua candidatura. Nella stessa categoria, Sacha Baron Cohen per i travestimenti di "Who is America?". Sempre in parte, il comico ha già chiesto a Sarah Palin di accompagnarlo alla cerimonia, a Beverly Hills". (Mariarosa Mancuso)

mercoledì 14 novembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Kidding" la declinazione della tristezza del clown
"Mr. Pickles, protagonista di uno show per bambini e maschera di Jeff Pickles, a sua volta maschera di Jeff Piccirillo, a sua volta maschera di Jim Carrey, è il classico clown che strappa una risata mettendo in scena il dramma dell'uomo ridicolo. Perché Mr. Pickles, protagonista di una trasmissione che piace a milioni di bambini ha il cuore spezzato? Perché gli è morto un figlio, perché l'altro è problematico, perché la moglie (Judy Greer) lo ha lasciato, perché il padre (Frank Langella), produttore del suo programma, lo tiene imprigionato in un personaggio che è anche una macchina da soldi, perché la sorella Didi (Catherine Keener), costumista e creatrice di pupazzi, ha la sua buona dose di guai. Sono tanti i perché che attraversano Kidding, Il Fantastico mondo di Mr. Pickles, un comedydrama creato da Dave Holstein, diretto da Michel Gondry e prodotto da Showtime (Sky Atlantic). Un bravissimo Jim Carrey interpreta la star di un programma per bambini della PBS intitolato Mr. Pickles' Puppet Time traendo ispirazione dall'amatissimo Fred Rogers, leggendario autore e conduttore di Mr. Rogers' Neighborhood, che ha cresciuto milioni di americani coni suoi modi pacati e le sue lezioni illuminate. E l'eterno dilemma del clown: dev'essere triste per essere un buon clown, ma per lui la tristezza è una faccenda seria da morire. Quando la vita di Jeff va in pezzi, il suo personaggio porta sulla scena il dolore dell'uomo, mettendo in pericolo l'esistenza dello show. Nessuna favola e nessun pupazzo sembrano aiutarlo a superare questa inarrestabile crisi. E così cominciano a mescolarsi vari registri narrativi: humor e pathos, tv dei ragazzi e tv del dolore, normalità e stramberie. La sola salvezza è la sua maschera (che Jeff tenta persino di sfregiare con un rasoio elettrico), l'unica capace di tenere in vita il personaggio e nascondere l'individualità dell'attore. Fino a quando?". (Aldo Grasso)

venerdì 2 novembre 2018

NEWS - Che derby rosa! Da stasera la first lady Robin Wright ("House of Cards") sfida la deb Julia Roberts ("Homecoming"). E Netflix gode tra le due litiganti con le teen "Baby" (dal 30) in un novembre seriale cult


Articolo tratto da "La Gazzetta dello Sport"
Uno scontro titanico apre un novembre rovente in tv per quanto riguarda le serie. Rivedremo le due attrici americane da oggi, in due titoli diversi: una alle prese con un finale di stagione, l'altra al debutto in una nuova serie. Robin Wright torna infatti ad essere la protagonista degli intrighi politici di House of Cards 6, su Sky Atlantic, mentre Julia Roberts è alla sua prima prova in una produzione seriale nel thriller psicologico Homecoming, su Amazon Prime Video.
La Roberts è Heidi, assistente sociale in un centro che aiuta i veterani a reinserirsi nella vita civile. Ma sono dubbie le motivazioni della struttura nella quale lavora. La serie è diretta da Sam Esmail (lo stesso regista di Mr. Robot) e arriva in originale: la versione doppiata sarà disponibile a partire dal 2019. Per quanto riguarda gli Underwood, la scelta di fare morire il marito Frank dipende dal licenziamento di Kevin Spacey a causa dello scandalo sessuale nel quale è rimasto coinvolto. Claire adesso è la presidente e la protagonista di questa stagione. Accanto a lei, arrivano alcuni personaggi nuovi interpretati da Diane Lane e Greg Kinnear nei panni di due fratelli lobbisti. Gli episodi della serie Netflix sono otto.
E proprio su Netflix debutta alla fine del mese la terza serie italiana della piattaforma di streaming; dopo Suburra e prima di Luna nera, il 30 arriva Baby, vicenda liberamente ispirata al giro di squillo minorenni dei Parioli, diretta da Andrea De Sica e Anna Negri. Due settimane prima, il 16, è la volta di Narcos: Messico, costola di Narcos, scritta dagli stessi autori, ambientata negli Anni 80. Stesso giorno di debutto per una commedia, Il metodo Kominsky, serie ideata da Chuck Lorre (quello di The Big Bang Theory) con due interpreti come Michael Douglas e Alan Arkin: il protagonista è un ex attore di successo che insegna recitazione a Hollywood. Torna in tv anche Jim Carrey con Kidding - Il fantastico mondo di Mr. Pickles, serie diretta da Michel Gondry già regista di Se mi lasci ti cancello (2004), in onda su Sky Atlantic dal 7 novembre. Carrey impersona un personaggio all'apparenza di successo, e dai grandi interessi economici, ma la cui vita privata va sgretolandosi. Due giorni dopo su Prime esordisce la seconda stagione di Patriot, con l'agente segreto John Tavner, interpretato da Michael Dorman, costretto a lavorare sotto copertura in un'impresa di tubature del Midwest. In arrivo su Rai 1 (la data di debutto ancora non confermata è il 19), Nero a metà, commedia poliziesca in sei puntate con Claudio Amendola.

giovedì 25 gennaio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Con "I'm Dying up here" prima della risata c'è lo sgomento
"Venivamo dagli anni '6o, dalla guerra in Vietnam e da Nixon. Erano anni molto intensi e questo fu determinante per la nascita di un nuovo modo di fare il comico, di un nuovo desiderio di esprimere se stessi e dire cose al limite, di parlare di verità scomode. Quegli anni cambiarono tutto, nel mondo della commedia». A parlare è Jim Carrey, qui in veste di produttore della serie I'm Dying up here (Chi è di scena) per Showtime (in Italia su Sky Atlantic). La serie prende le mosse dall'omonimo romanzo di William Knoedelseder. Al centro del libro c'era il Comedy Store, il leggendario locale di Los Angeles tempio della stand-up comedy da cui mossero i primi passi verso la fama mondiale nomi del calibro di Johnny Carson, Richard Pryor, David Letterman e Jay Leno. E infatti il vero protagonista della serie è un genere, la stand-up comedy: in piedi, davanti a un pubblico non sempre attento, lo stand-up comedian parla in maniera spudorata di temi e idee che si possono pensare ma che nessuno ha il coraggio di esprimere in una conversazione normale. Il titolo originale, I'm Dying up here, è un'espressione che indica un particolare stato d'animo del comico, quando è assalito dalla paura di non farcela, quando sente che il pubblico non reagisce alle sue battute, quando vorrebbe mettere in gioco anche il proprio panico. Un piccolo teatro off di Los Angeles, il Goldie's, diventa così il trampolino di lancio di vari comici, che per guadagnare un palco più prestigioso devono innanzitutto convincere la cinica Goldie (Melissa Leo). La serie non è solo un campionario di battute più o meno divertenti, ma è un viaggio tutt'altro che allegro (s'inizia con un suicidio) fra i sogni di gloria e le difficoltà che s'incontrano per raggiungere il successo, rappresentato qui dal salotto televisivo del Tonight Show di Johnny Carson. Prima della risata c'è sempre lo sgomento". (Aldo Grasso)

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