giovedì 25 gennaio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Con "I'm Dying up here" prima della risata c'è lo sgomento
"Venivamo dagli anni '6o, dalla guerra in Vietnam e da Nixon. Erano anni molto intensi e questo fu determinante per la nascita di un nuovo modo di fare il comico, di un nuovo desiderio di esprimere se stessi e dire cose al limite, di parlare di verità scomode. Quegli anni cambiarono tutto, nel mondo della commedia». A parlare è Jim Carrey, qui in veste di produttore della serie I'm Dying up here (Chi è di scena) per Showtime (in Italia su Sky Atlantic). La serie prende le mosse dall'omonimo romanzo di William Knoedelseder. Al centro del libro c'era il Comedy Store, il leggendario locale di Los Angeles tempio della stand-up comedy da cui mossero i primi passi verso la fama mondiale nomi del calibro di Johnny Carson, Richard Pryor, David Letterman e Jay Leno. E infatti il vero protagonista della serie è un genere, la stand-up comedy: in piedi, davanti a un pubblico non sempre attento, lo stand-up comedian parla in maniera spudorata di temi e idee che si possono pensare ma che nessuno ha il coraggio di esprimere in una conversazione normale. Il titolo originale, I'm Dying up here, è un'espressione che indica un particolare stato d'animo del comico, quando è assalito dalla paura di non farcela, quando sente che il pubblico non reagisce alle sue battute, quando vorrebbe mettere in gioco anche il proprio panico. Un piccolo teatro off di Los Angeles, il Goldie's, diventa così il trampolino di lancio di vari comici, che per guadagnare un palco più prestigioso devono innanzitutto convincere la cinica Goldie (Melissa Leo). La serie non è solo un campionario di battute più o meno divertenti, ma è un viaggio tutt'altro che allegro (s'inizia con un suicidio) fra i sogni di gloria e le difficoltà che s'incontrano per raggiungere il successo, rappresentato qui dal salotto televisivo del Tonight Show di Johnny Carson. Prima della risata c'è sempre lo sgomento". (Aldo Grasso)

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