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lunedì 17 aprile 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

RIVISTA STUDIO
I problemi dei bianchi ricchi di "Big Little Lies" son meglio di quelli dei ciellini di "This Is Us"
"Le domande dei talk pomeridiani con Paola Perego che vorremmo: in questo mondo c’è ancora spazio per i “rich white people problems”? Vale a dire: soldi (oddio, non posso più permettermi la manutenzione della piscina!), matrimoni (mio marito mi tradisce! No, lo tradisco io!), figli (la festa di compleanno della bambina farà sfigurare quella della compagna di scuola?), guardaroba (questo nuovo cachemirino mi sbatte troppo?), fitness (sul serio non fai piloxing?), eccetera. È arrivata una serie a rispondere che sì, di spazio ce n’è eccome. E a raccontarlo con un meraviglioso salto mortale: nell’epoca delle minoranze pigliatutto, Big Little Lies (produce Hbo, in Italia va in onda su Sky Atlantic) sta qui a dirci che oggi i bianchi ricchi sono anche loro solo un’altra minoranza, e sempre più confinata nella sua pur doratissima riserva. Siamo quasi in dirittura d’arrivo – perché hanno girato solo sette puntate?, vien da chiedersi, quando per quei ciellini di This Is Us ne hanno fatte diciotto – e c’è un delitto ancora senza soluzione. Poco importa. Al cuore di questa storia non c’è certamente l’omicidio, piuttosto gli psicodrammi di un gruppo di donne molto ricche certamente, molto stronze o forse no, molto forti o forse no, molto privilegiate o forse no. La serie non è piaciuta a molti di quei critici che si sperticano in lodi per roba come True Detective: gli agenti stropicciati sono ammessi nelle conversazioni tra gente-che-piace più di queste mogli con la borsetta firmata. «Big Little Lies è patinato e superficiale come la comunità che vorrebbe fare a pezzi, e di cui in fin dei conti tradisce la stessa vuotezza», recensisce Meredith Blake del Los Angeles Times. «Big Little Lies è un pasticcio in cui vengono ricostruiti i problemi di sedicenti adulti, sviluppati in modi che non trovano corrispondenza nella realtà», scrive Tim Goodman su The Hollywood Reporter. Che sintetizza ulteriormente: «È come una soap prodotta da Abc, ma con le scene di nudo». L’aggravante sottintesa: è solo una storiella di donne, niente più che una telenovela di lusso, che ce ne frega, vuoi mettere coi draghi e gli zombie. È la sindrome Valeria Bruni Tedeschi, per cui se appunto parli di cose di ricchi (lei l’ha fatto nei suoi film da regista, ultimo il bellissimo Un castello in Italia) ti puoi pure meritare un’alzata di spalle, i problemi veri sono altri. Dietro Big Little Lies c’è un romanzo australiano scritto da una donna (Liane Moriarty, Piccole grandi bugie è appena stato ripubblicato da Mondadori) e l’ottimo adattamento firmato da un uomo: David E. Kelley, showrunner di lungo corso (Ally McBeal) con una moglie bellissima per davvero: Michelle Pfeiffer (come ci sarebbe stata bene in questa serie, l’avessero prodotta vent’anni fa). “Pippe da ricchi hollywoodiani con le loro splendide splendenti trophy wife”, borbottano in tanti: peccato che questo telefilm dica di noi comuni mortali più cose di tanta produzione impegnata (dunque con protagonisti necessariamente poveri). La gigantesca Reese Witherspoon è la mamma che tutte le chat tra genitori su WhatsApp temono pure a Cinisello Balsamo, ma anche l’alleata che ciascuna apparente rivale sogna: tanto che, nonostante sia uno dei personaggi più spregevoli della televisione recente, facciamo tutti il tifo per lei dal primo momento in cui è in scena. Nicole “Come Regge Lei I Primi Piani Nessuna Mai” Kidman è la moglie abusata, o forse è ben consapevole dell’abuso, o forse tutto è più complicato di così e se le cose non sono didascaliche allora oggi è colpa degli sceneggiatori, mica del pubblico che ha perso la comprensione delle sfumature. Laura Dern, quella col nome più bello di tutti (Renata), dà fuori di matto perché le altre mamme boicottano la festicciola (si fa per dire) della figlia con la mossa più spietata di tutte: non ti mandiamo i nostri figli, figli ormai ridotti a merce di scambio, a strumento per dire in società che cosa siamo, e come, cambia tutto se compri il saccottino del Mulino Bianco, se li iscrivi a ginnastica artistica e non a danza, se fanno il balletto di Rovazzi. Il bello è che gli uomini non stanno a guardare, sono solo apparentemente abbozzati, Kelley non corre certo il rischio di lasciarli a margine poiché trattasi di “una serie di donne”. Di solito, in quei casi, gli unici che meritano un trattamento equo sono i personaggi di maschi omosessuali (sindrome commesso di Commesse, il solo uomo sviluppato al pari di Sabrina Ferilli e Nancy Brilli). C’è anche la colonna sonora che vorremmo per musicare le nostre vite, a cominciare da “Cold Little Heart” di Michael Kiwanuka sui titoli di testa. E c’è la mossa-capolavoro definitiva, per convincerci che non solo questi bianchi milionari hanno gli stessi problemi nostri: quei problemi li troviamo bellissimi, perché non sono mai stati così ben scenografati. Lo chiamano “real estate porn” (traducendo malamente: porno immobiliare), e questa è la serie regina a tale proposito. Le ville pazzesche di Monterey, California, dove vivono le protagoniste (nella realtà stanno a Malibu) sono gli specchi lucidati da litri di Vetril dietro cui vorremmo nasconderci tutti noi. Invece tra poco Big Little Lies finirà, e noi torneremo alle nostre povere vite, a litigare per la merenda senza glutine dei bambini e a tradire nelle squallide stanze dei motel vista tangenziale". (Mattia Carzaniga)

venerdì 17 marzo 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
In "Big Little Lies" viaggio nell'abisso dell'inganno

"Meno male che la serialità americana era finita, vittima dell'inflazione, ormai in piena crisi creativa e con forti segnali di stanchezza. Meno male che bisognava tornare alla pagina scritta... Poi arriva «Big Little Lies», non più casalinghe ma milionarie disperate, non più i sobborghi residenziali di Wisteria Lane ma l'assolata e snob Monterey, in California, un paesaggio che sembra nascere dalle dismisure sociali di chi lo abita, dai loro eccessi formali di donne che appartengono all'uppermiddle-class (Sky Atlantic, mercoledì, ore 21.15). La serie Hbo è tratta dall'omonimo romanzo di Liane Moriarty ed è stata ideata dal grande David E. Kelly (quello di «The Practice», «Ally McBeal», «LA Law»...). Tutto prende le mosse da un omicidio che si consuma durante una festa e in parallelo alla storia principale (tre amiche e madri alle prese con la vita privata e professionale) ci sono i flashforward degli interrogatori della polizia che commentano l'accaduto, quasi a rappresentare un coro da tragedia. Un coro di malignità, di invidie, di bugie, appunto. Reese Witherspoon interpreta Madeline Martha Mckenzie, ricca ma con problemi con i figli e il giovane secondo marito; Nicole Kidman è la sua amica Celeste Wright, apparentemente ben sposata e felice; e Jane Chapman è una madre single, appena arrivata in città, un elemento di disturbo, visto che il figlioletto Ziggy viene accusato di aver voluto strozzare una compagna di scuola. Ci saranno svolte inaspettate lungo il cammino ma intanto, dalle prime puntate siamo invischiati in un caotico puzzle culturale, fatto di affermazioni sociali e illusioni emotive, di paradossi e ripugnanze. Il pregio maggiore di «Big Little Lies» consiste nel tratteggiare un affresco psicologico di grande complessità capace di squarciare il lusso esibito, le ville sul mare, le famiglie da sogno per sondare l'abisso di chi, ingannato, si rallegra mestamente dell'inganno". (Aldo Grasso)

mercoledì 15 marzo 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL - Magazine de Il Sole 24 ore
Ecco perché "Big Little Lies" è la serie dell'anno
"Big Little Lies è come l’incidente sulla carreggiata opposta: sei sempre lì a guardarlo ma non sai perché. A ben vedere motivi ce ne sarebbero eccome, a cominciare dal livello interpretativo di un cast notevole. C’è un’intensa Nicole Kidman, madre di gemellini-Ken e moglie sbertucciata di banchiere milionario nonché formidabile performer a chiamata su Skype; un’ancor più formidabile Reese Witherspoon nella parte del personaggio che più di tutti lombrosianamente pare assomigliarle, una grintosa piccoletta dai desideri più grandi – e sconci – della propria estensione alare, un’instancabile parlatrice a tacco dodici diurno, una madre apprensiva, una moglie così. Sono madri anche la terza e quarta protagoniste femminili: la milionaria Renata (pronuncia “r’na’duu”), appena entrata nel board di PayPal e fiera proprietaria di casa scarfaceiana vista oceano e – qui un po’ meno fiera – di marito barbudo mezzo scemo del tipo che fuma di nascosto un tiro di sigaretta all’anno e si fa pure beccare; e Jane, la madre “chi vive in baracca”, costretta a tirar su da sola un ragazzetto dal volto ceruleo di nome Ziggy. Sono tutte madri perché la miniserie – sette puntate in onda su Hbo a partire dal 19 febbraio e su Sky Atlantic dal 15 marzo – si sviluppa intorno a una scuola elementare fighetta di Monterey, la prima capitale della California, già in stato di semi-abbandono negli anni 90 prima che i denari della Silicon Valley la ripopolassero ai principi del millennio. La vicenda – che è poi tratta dall’omonimo romanzo aussie di Liane Moriarty, adattato per la tv da quel David E. Kelley già ampiamente raccontato su queste pagine a partire dal recente Goliath in giù (The Practice, Ally McBeal, LA Law) – dipana da qui, dalla classe dei bimbi, per poi allargare a comprendere tutto un insieme di insta-classics montereyani: i grandi terrazzamenti privati sull’onda del Pacifico che si infrange un metro sotto, il bar sul molo per i discorsi tra ragazze post liberazione da pargolo, i capienti Suv molto ben assettati aerodinamicamente che accarezzano le curve a picco sulla scogliera che proprio qui comincia quell’increspatura che sublimerà nel resto del Pacific Northwest. C’è chi ci ha visto anche altri tic ricorrenti: il fiorire della domotica, una musica generalmente superlativa – a partire dalla sigla dove suona quel capolavoro assoluto che è Cold Little Heart di Michael Kiwanuka – e la messa in Costituzione via Kravitz (nel senso di Zoe) dell’organic/yoga/sensitive/strong moral compass. A frazionare periodicamente la pace visiva e sonora spuntano flashforward polizieschi che ci annunciano lo snodo della storia: qualcuno morirà, e sarà per via violenta. A questo punto parte il toto-truffa del chi-è-chi (truffa perché se si legge il libro eccetera), ma non è una roba trascendentale. Cioè interessa, sì, ma fino a un certo punto. Lo spettatore non fremerà dal desiderio di conoscere il tragico accadimento, tutt’altro. Infatti, lo spettatore si sorprenderà di quanto poco gli interessi chi vada giù dalla scogliera preso com’è dalle movimentate – seppur in fondo immobili – vicende di quest’America ultraliberal di servizio, che nella sfera pubblica ha fatto il proprio dovere votando come si conviene alle ultime presidenziali ma che sa perfettamente che le regole del gioco sono cambiate, e che tutto il meglio va trattenuto a sé, nell’interiorità, tra la villa e il mare".

giovedì 26 gennaio 2017

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Addio a Mary Tyler Moore, la regina delle comedy. E' stata l'apripista per "Sex and The City", "Desperate Housewives", "Ally McBeal"...
Diciamocelo, senza di lei Carrie Bradshaw di 'Sex and the City' sarebbe nata più tardi. E anche la più spregiudicata Samantha Jones. Le 'Desperate Housewives' sono andate a ripetizione da lei, così come 'Ally McBeal' le deve molto dei suoi tic e manie a puntate. La scomparsa di Mary Tyler Moore, regina delle comedy come solo Lucille Ball, lascia nel contempo un vuoto e molte eredi. Seriali, s'intende. Vincitrice di ben 6 Emmy Awards, oltre che candidata all'Oscar per il film "Gente comune" di Robert Redford, Moore ha lasciato il segno nella tv americana (e non solo) grazie alla sit-come intitolata in suo onore, 'Mary Tyler Moore Show', in onda dal 1970. Sì, perché era lei l'istrionica attrice che dava vita alla rivoluzionaria protagonista proto-femminista senza sapere di esserlo - e per questo insicura quanto sussultante di orgoglio - perennemente single insoddisfatta a Minneapolis. Mary Richards lavorava come assistente produttore al telegiornale di una rete privata frequentata da gente strana (un gelido produttore, un nevrotico redattore, un meteorologo fuori di testa, tra gli altri). Ma era lei, Moore-Richards, a dettare tempi e battute. I riflettori erano tutti suoi, tant'è che l'attrice oltre ad esserne interprete, firmava la sit-com vincitrice di 29 Emmy Awards (di cui 6 a lei) con la sua casa di produzione, la MTM (iniziali del suo nome). Quando la CBS accettò di mandarla in onda dovette firmare un contratto in cui si lasciava piena indipendenza alla Moore (e al marito Grant Tinker, co-intestatario della casa di produzione) sull'ideazione, sceneggiature, scelta del cast (solo attori sconosciuti) e sul budget. Se la bibbia tv Usa 'Entertainment Weekly' ha eletto 'MTMS' quale 'show di prima serata più importante della storia della tv americana' lo si deve al fatto che Mary Richards è diventata un'icona indimenticabile, ancor oggi imitata e inimitabile. Non più giovanissima, si trovava ad affrontare la vita da sola in un mondo che alle donne concedeva ben poco (un tema ricorrente della tv anni '70); il suo atteggiamento era fiducioso, ottimista, gentile, accomodante, disponibile; il suo unico desiderio era non contraddire gli altri, non creare complicazioni, adattarsi; diceva di essere 'una che prima di andare dal parrucchiere si fa lo shampoo'; da un lato era come l'uomo avrebbe voluto la donna dopo il trauma del femminismo, dall'altro accettava l'indipendenza che la società le imponeva e si sforzava di farla diventare parte del proprio carattere. Combattuta come pochi personaggi femminili fino ad allora, Mary viveva sulla propria pelle le contraddizioni del periodo. La sua figura non era propriamente comica. 'Il mio forte non è essere buffa', diceva Mary Richards, 'è reagire in modo buffo alle cose che mi stanno attorno'. Un episodio della serie è stato scelto come il migliore di tutti i tempi in una Top 100 redatta dal popolare 'Tv Guide': nella puntata si deve commemorare la morte di un clown che faceva show per la tv; né il produttore che il redattore colleghi di Richards riescono a trattenersi dal fare battute sarcastiche e macabre sulla sua morte (il clown era travestito da nocciolina ed era stato schiacciato da un elefante), con grande imbarazzo di Mary; durante il funerale, tuttavia, è proprio quest'ultima che si mette istericamente a ridere; il prete la consola dicendo che probabilmente era proprio così che il pagliaccio avrebbe voluto essere ricordato; a questo punto Mary scoppia in un piano irrefrenabile…Addio Mary, convinti che lassù un clown travestito da arachide ti allieterà la dipartita. (Leo Damerini)

martedì 19 aprile 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Supergirl", introspezione teen con super-poteri
"Supereroi, e ancora supereroi. L'immaginario contemporaneo, al cinema come in televisione, non sembra più fare a meno di personaggi dagli abiti sgargianti e dai poteri eccezionali, in costante lotta contro un male che mette a rischio le persone comuni, le citta, il pianeta intero. L'eroe uguale ma diverso da tutti noi, i miti fondativi, le incertezze e le difficoltà fino all'inevitabile vittoria finale contro il nemico riescono a mettere in luce le contraddizioni e le inquietudini del nostro tempo, a livello individuale come a quello sociale, proprio mentre ci intrattengono e ci rassicurano. E probabilmente questa la ragione del radicato successo delle varie riletture degli universi narrativi di Marvel e DC Comics. E sono questi i temi anche di «Supergirl», serie che espande il mondo DC proponendo una parafrasi, in chiave femminile, del mito di Superman (Premium Action, sabato, alle 21.10). Kara Zor-El, prima della distruzione di Kripton, è spedita sulla terra a proteggere il cuginetto, appunto Super-man: qualcosa però va storto, e sarà lei ad arrivare sulla Terra molti anni dopo il previsto, in un mondo dove già l'uomo d'acciaio protegge Metropolis. Kara allora segue tutta la trafila: è adottata da una famiglia di National City, i Danvers, ha una sorella che la protegge, Alex (Chyler Leigh), lavora in un grande gruppo editoriale al servizio dell'ambiziosa Cat Grant (Calista Flockhart, già protagonista di «Ally McBeal»). Scritta da Ali Adler, Andrew Kreisberg e Greg Berlanti (che dopo «Brothers and Sisters» e «Dirty Sexy Money» si è buttato sui supereroi, firmando «Arrow», «Flash» e «Blindspot»), la serie comincia quando Kara Danvers comincia a fare i conti con i suoi poteri e la sua identità, uscendo allo scoperto e attirando su di sé le attenzioni di numerosi villain. Ed è l'introspezione del teen drama, insieme a qualche accenno di commedia, a rendere la serie qualcosa di più di un semplice doppione". (Aldo Grasso, 13.04.2016)

mercoledì 12 agosto 2015

GOSSIP - Jane Krakowski di "Ally McBeal", "30 Rock" e "UKS" sulla cover di "Hamptons"
Jane Krakowski of Ally McBeal and 30 Rock is radiant on the cover of Hamptons magazine’s latest issue. Here’s what the 46-year-old Pixels star had to share with the mag:
On her first time on the Unbreakable Kimmy Schmidt set: “It was lovely for me. It was a bit of a homecoming. I’d never arrived on a set where 95 percent of the people were family [from 30 Rock], so it was like getting the band back together.
On snuggling with Ellie Kemper: “I also love that our first scene was when I asked you to snuggle with me in bed, because I find with every job I do, your sex scene, or your make-out scene with somebody is always the first scene scheduled. We got in bed together on our first scene and just spooned each other—from the get go!”
For more from Jane, visit Hamptons-Magazine.com.

sabato 4 ottobre 2014

NEWS - Lucy LiuuuuuuuH! La nostra attrice dagli occhi a mandorla preferita rivela: "essere asiatica è stato un impedimento..."
Lucy Liu rocks a dramatic look for the fall cover story for the London based Schon! magazine.
Here’s what the 45-year-old Elementary actress had to share with the mag:
On starting out as an Asian actress in Hollywood: “It was not easy at all. It was a long journey…I did a bunch of regional theatre and odd jobs, just trying to get my foot in the door. For me, it’s the issue about being Asian in the business. It’s a much more narrow line to cross.
On getting cast in Ally McBeal: “[It] really launched me. It’s all about visibility when you’re on a show that popular. It created a very nice résumé that I could play off.”
On television vs. movies: “There’s an immediacy to television which I really love. You do it and you film it and it actually airs. The dynamic of movies now has changed because of the landscape of television and how accessible it is.”
For more from Lucy, visit SchonMagazine.com.

giovedì 1 maggio 2014

GOSSIP - Clamoroso al Cibalgay! Portia de Rossi ("Arrested Development", "Ally McBeal") lascia "Ellen DeGeneres" ("Ellen") perchè sospettata di farsela con Gillian Anderson ("X-Files"). E non è una sit-com...!

Rumor has it that talk show host Ellen DeGeneres and her actress wife Portia de Rossi's marriage is splitting under the strain on accusations of infeditaity. The Hollywood power couple are reportedly divorcing because Portia thinks Ellen is sleeping with X-Files icon Gillian Anderson and DeGeneres thinks Portia is sleeping with everybody. Ellen DeGeneres and Portia de Rossi relationship has been under the microscope ever since the Arrested Development actress started appearing around town sans wedding band. Though the pair have tried to assure the public things are back to normal; reports are beginning to surface that Portia is unhappy once again. According to ShowBiz Spy de Rossi caught DeGeneres texting NBC Crisis's Gillian Anderson, and once again, the stuff hit the fan:
"Ellen and Gillian adore each other...Ellen and Gillian have been close friends for years and set tongues wagging when they were caught sharing a steamy lip lock in 2000.

"Ellen has always had a major crush on Gillian, but she's sworn up and down to Portia nothing happened between them. But Portia doesn't believe her...and wants them to stop communicating." If you believes the sources, it's the lack of trust, even more than the violence and booze, that are tearing the aging lesbians apart. The not-quite reputable Celeb Dirty Laundry reports that the turmoil between the Ellen and Portia has hit a fever pitch, and something has just got to give:
"Some sources say that it's Ellen's trust and insecurity issues, and that she's constantly accusing Portia of cheating on her or flirting with other women.
"Portia, on the other hand, reportedly feels like Ellen instigates a lot of fights for no reason, and she doesn't like being in such a negative environment. Basically, it's a lose-lose situation."
If Portia really wants to hurt Ellen she'll sleep with David Duchovny next.

mercoledì 19 dicembre 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sulle serie tv dai media italiani e stranieri
"Suits", sfida legale riuscita a metà
"Su Joi è in onda in anteprima la seconda stagione di «Suits» una «serie legale» ambientata nello spregiudicato mondo degli avvocati newyorkesi, tra cause milionarie e parcelle a molti zeri, dove il successo di ciascuno si misura dalla qualità sartoriale dell'abito scuro d'ordinanza (Mediaset Premium, giovedì, ore 21.15). Mike Ross (Patrick J. Adams) è un giovane rampante e talentuoso, anche grazie al dono di una prodigiosa memoria fotografica. Non va però molto d'accordo con le istituzioni: viene cacciato dal college e vede così infrangersi il sogno di diventare avvocato. Per sopravvivere inizia ad affidarsi a espedienti non propriamente onesti (come sostenere gli esami d'ammissione alla scuola di legge al posto di altri candidati), finché viene assunto con uno stratagemma poco chiaro nel prestigioso studio legale Pearson e Harmand, come «associate partner» del navigato Harvey Spencer. Con la legge se la cava più che bene e il suo piccolo segreto sembra essere al sicuro. Sembra, perché proprio in apertura della seconda stagione la verità inizia a venire a galla: alla titolare dello studio, Jessica Pearson, arriva una soffiata sulla mancata laurea di Mike e le cose per lui iniziano a complicarsi parecchio.Il cosiddetto «legal drama» è un filone che i telefilm americani hanno coltivato molto, declinandolo in vari toni e sfumature, dalla comicità sentimentale e surreale di «Ally McBeal» agli avvocati spregiudicati e «squali» di «Shark», fino ai picchi di perfezione recitativa e narrativa di «The Good Wife». La sfida è per tutti la stessa: costruire dei personaggi fissi a cui ci si possa appassionare nel tempo, e inventarsi dei casi legali di puntata credibili e intriganti. «Suits» riesce bene nella prima missione, soprattutto con la «strana coppia» composta da Mike e Harvey, ma i casi di puntata non sempre tengono il passo di una narrazione di livello".
(Aldo Grasso, 17.12.2012)

mercoledì 5 gennaio 2011

NEWS - Being Ally McBeal: dal 15 gennaio su Mya l'erede dell'avvocatessa "fuori di testa"
Andrà in onda dal 15 gennaio 2011 su Mya "Being Erica", la serie definita "erede di 'Ally McBeal'". La 32enne Erica Strange (Erin Karpluk), laureata e single, non riesce a capire perchè la sua vita stia andando alla deriva. Il suo terapista, il Dr. Tom, un uomo molto misterioso, la aiuterà a ripercorrere il suo passato, a rivivere delle sue particolari esperienze per capire come riuscire a migliorare, ed eventualmente cambiare, le decisioni prese. Questo comporterà per la giovane donna un vero e proprio viaggio negli anni con la possibilità di rivivere la sua vita: dalla prima esperienza sessuale al suo percorso universitario, dal matrimonio della sorella al difficilissimo momento, non ancora superato, della morte del fratello Leo.

lunedì 8 giugno 2009

NEWS - Abbiate Faith! Il debutto di George Michael in una serie tv, da domani su Italia 1 "Eli Stone" in prima serata
Dopo il successo riscontrato in America arriva anche su Italia 1 “ELI STONE”, la serie legal-comedy su un avvocato visionario che ha l’ossessione per George Michael e per le sue canzoni (tanto che ogni puntata del serial ha il titolo di una canzone di Michael). L’appuntamento è, a partire da domani – 9 giugno – per ogni martedì alle ore 21.10. La serie che segna il debutto dell’ex cantante degli Wham! in una serie tv è una sorta di declinazione di Ally McBeal (1997). Anche qui l'avvocato protagonista - Eli Stone (Jonny Lee Miller), ambizioso avvocato sui generis di San Francisco - comincia a soffrire di allucinazioni, compromettendo la sua promettente carriera. Tra le visioni più ricorrenti, per l'appunto, George Michael, che compare nei panni di sè stesso come un angelo ispiratore (in Ally McBeal toccava a Barry White e Al Green). Stone cerca di trovare un significato piu' profondo a cio' che gli sta accadendo. In seguito agli accertamenti del fratello, il neurologo Nathan Stone (Matt Letscher), e di un agopunturista cinese, il dottor Frank Chen (James Saito), il giovane scopre di avere un aneurisma al cervello. A questo punto, Eli si chiede se per caso non sia stato investito da una qualche chiamata superiore che lo ha reso una sorta di profeta. Sceglie, quindi, di utilizzare il suo nuovo spirito sia nella vita privata che nel lavoro, nonostante il parere contrario della fidanzata Taylor Wethersby (Natasha Henstridge) e del suocero Jordan (Victor Garber). Oltre che nella puntata-pilota, George Michael compare in altri 3 episodi della prima stagione (nel settimo, nel nono e nel tredicesimo), oltre a ispirare i titoli originali di ciascuna puntata. Tra le altre guest-stars, sfilano Seal (anch'esso nei panni di sè stesso), Sigourney Weaver, Katie Holmes, Debrah Farentino, Bill Smitrovich, Gina Torres, Kerr Smith, Melinda Clarke. La serie che si è aggiudicata un ALMA Award nel 2008 è ideata da Greg Berlanti e Marc Guggenheim, i quali firmano altresì da produttori esecutivi, in quest'ultima veste con David Petrarca e Chris Misiano. La colonna sonora è composta da Blake Neely. Oltre che a San Francisco, le riprese sono state effettuate a Los Angeles.
La serata telefilmica di Italia 1 del martedì proseguirà con le puntate inedite della prima stagione di “CHUCK” (alle ore 23.00) e le inedite della seconda stagione di “MY NAME IS EARL” (alle ore 00.50).

venerdì 16 maggio 2008

GOSSIP - "The L Word" ora e sempre! Ellen DeGeneres sposa Portia De Rossi in California (alla facciaccia da Terminator di Schwarzenegger)!
(ANSA) - NEW YORK, 16 MAG - La nota attrice comica e conduttrice televisiva statunitense Ellen DeGeneres, dichiaratamente omosessuale, ha annunciato che a breve si unira' in matrimonio con la sua compagna Portia de Rossi, anche lei attrice (personaggio della serie tv "Ally McBeal"): potrebbe cosi' trattarsi di una delle prime coppie che dira' il 'fatidico si' in California, dopo che ieri la Corte Suprema dello stato americano ha abolito il divieto di nozze per persone dello stesso sesso. Stando a quanto riferito all'Associated Press da una fonte anonima vicina all'attrice, Ellen DeGeneres ha annunciato ieri l'intenzione di sposarsi, durante la registrazione del suo talk show 'The Ellen DeGeneres Show' che andra' in onda questa sera. Citando la decisione della Corte Suprema della California, che entrera' in vigore tra un mese, la DeGeneres ha annunciato che lei e la sua fidanzata Portia de Rossi, che tra l'altro era presente in studio, si sposeranno a breve. (ANSA)

giovedì 20 marzo 2008

NEWS - Lucy Liu, una bruna che "fa fuori" le bionde
Pur di averla sul set, i produttori sono disposti a tutto. Pochi sanno che la sempre più lanciata Lucy Liu è in grado di far modificare i propri ruoli (e i relativi colori di capelli) una volta firmato il contratto. Così è successo in "Ally McBeal": l'attrice di origini cinesi doveva interpretare la bionda Nelle (ruolo poi andato a Portia de Rossi), salvo poi vestire i panni di Ling Woo, personaggio creato ex novo. Così è successo nel film "Slevin", in cui Liu era una bruna al fianco di Bruce Willis nonostante la sceneggiatura prevedesse una bionda. Così è anche nel recente serial "Cashmere Mafia" (in autunno su FoxLife): sui tacchi a spillo della magnate dell'editoria Mia Mason doveva esserci una bionda... (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "TU")

giovedì 12 luglio 2007

BOLLETTINO - Uglyssime come noi: Vanessa Williams, il botox oltre lo scandalo
La rifattissima Vanessa Williams, la prima Miss America afro-americana della storia (correva l'anno 1983), si è scoperta dapprima cantante - con tanto di candidatura ai Grammy Awards - e poi attrice. In quest'ultima veste spopola in "Ugly Betty" nel botox di Wilhelmina Slater, sorta di Alexis Carrington dei giorni nostri. Sembra ormai acqua passata lo scandalo delle sue foto osè risalenti al 1982 in cui venne ritratta al centro di un triangolo lesbico con tanto di cunnilingus che le costò il titolo e, nel contempo, la più imponente pubblicità mai raccolta da una Miss a "stelle e strisce". Se al cinema non ha mai lasciato il segno, Vanessa è comparsa nel corso degli anni nelle serie "Willy, il Principe di Bel-Air", "TJ Hooker", "Melrose Place", "Ally McBeal", "Boomtown". Nonostante gli scandali alle spalle, Vanessa non ha perso la voglia di stupire: nel maggio 2007 è comparsa nuda sulle pagine del magazine "Allure".
(Articolo di Leo Damerini pubblicato sul "Telefilm Magazine" di Luglio)

martedì 26 giugno 2007

NEWS - Stop ai tagli nei telefilm! "SchermoTV" presenta “M.I.T.I.”. NO alla censura, Sì al buonsenso.
SchermoTV
annuncia la “nascita” di M.I.T.I., ospitato in una nuova, apposita sezione del sito raggiungibile dal Menu di SchermoTV o direttamente all’indirizzo http://miti.schermotv.com. Da un’idea di qualche tempo fa, nata in seguito all’ennesimo j’accuse contro un telefilm ‘scandaloso’ o ‘pericolosamente in grado di deviare le menti dei giovani’, vi proponiamo ciò che si è concretizzato in un’iniziativa che ha come scopo quello di dar voce a un altro punto di vista. Il punto di vista dei fans che invece di limitarsi (cosa di cui vengono accusati spesso) ad insultare e protestare per la (non) messa in onda di una singola serie, scelgono di imbastire un dibattito costruttivo sugli argomenti ‘scottanti’ che riguardano il trattamento riservato in Italia alle serie tv e ai film (appartenenti soprattutto al genere horror, ma non solo) in tv.
Qui : http://www.schermotv.com/content/view/1538/57/ potete leggere il "manifesto" di M.I.T.I. Nato perché siamo tutti un po’ stanchi di sentir parlare solo gli ‘espertoni’ che si esprimono ogni volta che un innocente bacio omosessuale in un telefilm solleva un polverone. Perché siamo anche stanchi di interventi sterili e discontinui sulla cattiva influenza della tv sulle menti dei giovani. E perché vogliamo dimostrare che quei giovani così ‘influenzabili’... non sono degli sciocchi senza cervello, pronti a bersi qualunque cosa vedono in tv. Il motto di M.I.T.I. (scherzoso – e volutamente provocatorio – acronimo di Movimento Italiano Telespettatori… Intelligenti) è: “No alla censura. Sì al buonsenso”. M.I.T.I. si occuperà dei casi più interessanti segnalati dai visitatori del sito o portati all’attenzione dei collaboratori di SchermoTV. Entro pochi giorni sarà attivo anche un forum in cui gli utenti potranno scambiarsi idee, proposte e opinioni relative agli argomenti affrontati da M.I.T.I., che vi invitiamo a seguire fin dai suoi primi passi. E che vi invitiamo, se volete, a far crescere anche con il vostro contributo. Perché nonostante il clamore di certi casi mediatici, che a volte travolgono il mondo del piccolo schermo del Belpaese… di Telespettatori Intelligenti, ne siamo sicuri, in Italia ce ne sono davvero tanti.

lunedì 5 marzo 2007

NEWS - Bentornata CALLYsta Flockhart! Dal 14 marzo al via "Brothers and sisters" su FoxLife
(ANSA) - ROMA, 4 MAR - A marzo, FoxLife propone, in prima visione assoluta in Italia, 'Brothers and Sisters', la serie che segna il ritorno sul piccolo schermo di Calista Flockhart, protagonista di "Ally McBeal". Cosa significa essere una famiglia nel XXI secolo? 'Brothers and Sisters', in onda su FoxLife ogni mercoledi' alle 21:55 a partire dal 14 marzo, racconta le complicate relazioni dei Walker, una grande famiglia californiana dei nostri giorni composta da padre, madre e cinque figli (tre fratelli e due sorelle). La serie vanta un cast di assoluto livello. A tenere le redini del nucleo familiare e dell'azienda di famiglia c'e' il patriarca William Walker (Tom Skerrit, Alien, Top Gun), affiancato dalla moglie Nora Holden (Sally Field, "ER"), donna intelligente, molto ferma nelle sue posizioni e sin troppo determinata (caratteristica che la pone spesso in conflitto con i suoi figli). William e Nora hanno cinque figli: Kitty (Calista Flockhart), affermata conduttrice radiofonica con idee politiche molto conservatrici e con un rapporto fortemente conflittuale con la madre, Sarah (Rachel Griffiths, "Six Feet Under"), donna in carriera con famiglia a carico, Justin (Dave Annable, "Reunion"), il piu' piccolo, ma anche il piu fragile, con un problema di tossicodipendenza alle spalle, Kevin (Matthew Rhys), avvocato gay con qualche problema in affari di cuore, e Tommy (Baltahazar Getty, "Alias"), il fratello maggiore che gestisce l'azienda di famiglia. Una famiglia dalle complicate relazioni che cerca di accettarsi con tutte le sue debolezze e contraddizioni.

lunedì 26 febbraio 2007

GOSSIP - Alla notte degli Oscar spiccano le "telefilmiche" Portia de Rossi (in DeGeneres), Jessica Biel (in Pivetti) e Sarah Michelle Gellar (in Tussauds). Ma la migliore è "Sua Maestà" Helen Mirren
Nella notte delle stelle di ieri ha brillato un tris di attrici telefilmiche unite da look variopinti, azzardati o austeri. Splendida Portia de Rossi ("Ally McBeal", "Arrested development"), evidentemente emozionata per il ruolo di presentatrice della compagna Ellen DeGeneres agli Oscar. Meno azzeccata la capigliatura stile Irene Pivetti pre-Catwoman di Jessica Biel ("Settimo cielo"). Infine clamorosa comparsa di una parruccata Sarah Michelle Gellar ("Buffy") al party post-Oscar organizzato da Elton John: era lei o è già pronta per il museo di Madame Tussauds? Su tutte ha svettato comunque Helen Mirren ("Prime Suspect"), al motto di "no botox e no party".

martedì 30 gennaio 2007

GOSSIP - Altro che "The L Word"! Ellen DeGeneres ("Ellen") e Portia De Rossi ("Ally McBeal") pazze una dell'altra
(Apcom) - "Mai stata così felice in amore". Ellen DeGeneres, l'attrice comica scelta per condurre la prossima cerimonia degli Oscar, si confessa alla rivista Usa "The Advocate" e racconta la love story che dura ormai da due anni con la collega Portia De Rossi. La 49enne DeGeneres - una delle esponenti più in vista della comunità lesbo americana ha avuto in passato numerose relazioni - tra le quali anche un lungo fidanzamento con l'attrice Anne Heche - ma dichiara di aver raggiunto un'intesa perfetta solamente con la De Rossi, nota al grande pubblico per aver interpretato una spietata avvocatessa nella serie televisiva "Ally McBeal". "Potrei dire di essere felice ma è riduttivo - ha detto al magazine "The Advocate" che gli ha dedicato la copertina - Con Portia c'è felicità, amore e complicità. Non voglio sminuire le mie storie passate ma penso di aver raggiunto l'intesa perfetta. Dall'inizio della nostra relazione siamo entrambe cambiate e cresciute. Ora ci sentiamo proprio complete". Tra le due attrici c'è solo un piccolo problema: l'altezza. "Quando lei porta i tacchi alti - scherza la DeGeneres - soffro dello complesso che aveva Tom Cruise con Nicole Kidman". A rendere la DeGeneres pienamente soddisfatta è anche un buon successo professionale."Sono molto nervosa e al contempo eccitata - ha aggiunto la futura presentatrice della notte degli Oscar - Voglio prepararmi per dare il meglio ma so già che una volta sul palco potrà succedere di tutto".

giovedì 2 novembre 2006

NEWS - Anne Heche, la star più pazza dei telefilm
Nello star-system è considerata una pazza totale, tanto che la recente autobiografia s'intitola non a caso "Call me crazy". Anne Heche, l'ex popolare fidanzata di Ellen DeGeneres con tanto di coming out di coppia all'"Oprah Winfrey Show", è tornata da protagonista in televisione dopo 8 anni di assenza, fatti salvi alcuni cameo in "Ally McBeal", "Nip/Tuck" e "Everwood". Nel serial "Men in Trees", in onda su ABC, veste i panni di Marin Frist, un'autrice newyorkese di best seller sulle relazioni di coppia che si nasconde in Alaska dopo che il fidanzato l'ha resa ridicola davanti all'opinione pubblica. Niente a confronto di quando, dopo la separazione dalla DeGeneres, prima di convertirsi all'eterosessualità e sposare Coley Laffoon, Anne venne ritrovata in stato confusionale a vagare nei pressi di Fresno (California), dicendo di chiamarsi Celeste e di essere in attesa della sua astronave. Non si sa se il ricovero successivo abbia lenito la ferita della morte del padre, segretamente gay, a causa dell'AIDS, quando lei aveva appena 13 anni. Assistendo a "Men in Trees", il suo sguardo sembra sereno, ma forse qualche fantasma le fa ancora visita, rendendola però più unica che pazza. (Articolo di Leo Damerini apparso su "TU" N.42)

martedì 5 settembre 2006

NEWS - Lesbo-crash: Ellen DeGeners e Portia De Rossi coinvolte in un incidente stradale insieme
Lieve incidente automobilistico per la popolare attrice e presentatrice televisiva american Ellen DeGeneres, vincitrice lo scorso aprile di un Emmy Award per il miglior talk show e già interprete della sit-com "Ellen". L'artista, che non ha mai fatto mistero della sua omosessualita', era insieme alla compagna, Portia DeRossi, già tra le protagoniste dei telefilm "Ally McBeal" e "Ti presento i miei". Le due erano in sosta davanti a un semaforo di Sunset Boulevard a Los Angeles, quando una donna e' improvvisamente piombata contro la loro Porsche. "Ellen lamenta dolori al collo e alla schiena, ma per fortuna non si tratta di nulla di serio": cosi' il sergente Ken Buscarino ha commentato l'accaduto rassicurando i fan dell''Ellen DeGeneres Show', programma tv in onda ogni pomeriggio sulla Abc, aggiungendo che la responsabile dell'incidente, una donna di 52 anni, e' stata arrestata per sospetta guida in stato di ebbrezza. Nessuna conseguenza per Portia De Rossi.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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