NEWS - Cogli la prima Mela, ma non il prezzo! Apple presenta la sua nuova tv in streaming ma non rivela quanto costerà abbonarsi
News tratta da "Uproxx"
Apple unveiled its first look at the tech company’s upcoming streaming services during a glitzy, star-studded press conference at the Steve Jobs theater in Cupertino, California on Monday. The service will consist of two components: Apple TV Channels, which will bundle content from popular services such as HBO and Showtime; and Apple TV+, which will feature original content. The Apple TV services will be completely ad-free, with content available to be streamed on any device or downloaded, putting it in direct competition with Netflix. A-list actors and directors such as Steve Carell, Jennifer Aniston, Reese Witherspoon, Steven Spielberg, J.J. Abrams, and Kumail Nanjiani, and even Big Bird were all on hand to dish on their respective projects in development with Apple TV+. The event culminated with Tim Cook bringing out queen Oprah herself to give a pep rally while teasing her own project, as attendees and those watching from around the world braced themselves for Apple to finally reveal the price point for this most ambitious endeavor. Were they trying to really sell the service before dropping a hefty monthly fee, or planning to surprise everyone by coming in below Netflix? Everyone waited to find out the answer. And then, Oprah left the stage … and the event ended. Without naming a price. So essentially, Apple revealed just about everything there is to know about Apple TV except for how much and when — other than an ambiguous “fall” timeline. People were understandably frustrated with this one, huge detail being omitted, and many took to Twitter to express their bewilderment.
Visualizzazione post con etichetta Tim Cook. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tim Cook. Mostra tutti i post
martedì 26 marzo 2019
mercoledì 26 settembre 2018
NEWS - Clamoroso al Cibali! Apple farà concorrenza a Netflix e compagnia streaming senza serie tv con scene di sesso, violenza e politica
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.
Etichette:
Amazon,
Apple,
Breaking Bad,
censura,
Dexter,
Disney,
Game of Thrones,
Homeland,
House of Cards,
Netflix,
NEWS,
Orange is the new Black,
The Walking Dead,
Tim Cook,
Vital Signs
mercoledì 3 gennaio 2018
NEWS - Una Mela sul capo di Netflix! Nel 2018 Apple potrebbe comprarsi la piattaforma on demand grazie alla riforma fiscale di Trump che ha riportato nelle casse 252 miliardi di dollari
News tratta da "Il Sole 24 ore"
News tratta da "Il Sole 24 ore"
Per ora è una suggestione di inizio anno. Eppure, numeri alla mano, potrebbe diventare presto l’operazione finanziaria più importante di sempre per l’industria tecnologica. Apple ha il 40% di possibilità di acquistare Netflix entro la fine del 2018. A sostenerlo sono due analisti di Citigroup, Jim Suva e Asiya Merchant, secondo i quali il colosso di Cupertino potrebbe presto contare su una liquidità enorme (circa 252 miliardi di dollari) grazie alla riforma fiscale di Donald Trump. Ma partiamo dall’inizio. Oggi Apple ha una capitalizzazione di mercato pari a 880 miliardi di dollari. La più alta al mondo, seguita da Alphabet, Microsoft e Amazon. E della gigantesca liquidità in mano al produttore degli iPhone si parla spesso. In più di una circostanza, inoltre, i retroscenisti della Silicon Valley hanno scritto di lusinghe più o meno celate da parte di Apple nei confronti di Netflix. Una trattativa vera e propria, tuttavia, non c’è mai stata. O comunque le due aziende non ne hanno mai parlato formalmente.
Il 2018, però, potrebbe essere l’anno buono. E secondo gli analisti di Citigroup, sarebbe merito della riforma fiscale varata dal presidente Trump, che prevede un abbassamento dell’aliquota corporate da 35 al 21% e una tassa una tantum (pari al 10%) sui profitti realizzati all’estero e rimpatriati negli Stati Uniti. Una mossa che per Apple potrebbe voler dire trovarsi in mano una liquidità di circa 252 miliardi di dollari. «Apple – scrivono i due analisti di Citi - ha tanti soldi e continua a incassare 50 miliardi di dollari l’anno. E questo è un bel problema». La società di Cupertino ha «storicamente ha evitato di riportare i soldi negli Stati Uniti proprio per non dover pagare delle tasse così alte ma la riforma fiscale potrebbe rendere questi soldi disponibili. Con oltre il 90 per cento di liquidità all’estero, una tassa del dieci per cento per il rimpatrio potrebbe portare nelle casse di Apple 220 miliardi da investire anche nelle acquisizioni». Le casse di Cupertino, dunque, potrebbero ritrovarsi di colpo troppo piene, e un’acquisizione importante a quel punto sarebbe addirittura necessaria. È giusto ricordare che appena qualche settimana fa Apple ha acquistato Shazam, la nota applicazione per il riconoscimento della musica. Costo dell’operazione (non ancora confermato) pari a 400milioni di dollari. Netflix sarebbe di certo un’altra storia, e non solo per un fatto finanziario. L’operazione però confermerebbe il continuo interesse della casa di Cupertino nei confronti del mondo dei contenuti. L’azienda di Cook ha stanziato recentemente un miliardo di dollari nel settore della produzione di serie televisive, annunciando Amazing Stories, la prima serie originale made in Apple. Uno strenuo tentativo di entrare nel mondo della televisione on-demand.
Ma quanto costerebbe Netflix?
Netflix, inutile dirlo, sarebbe un vero e proprio colpaccio per Apple. La società con sede a Los Gatos è ormai leader incontrastata nella distribuzione online di contenuti televisivi, con tassi di crescita che vanno al di là delle attese. Il terzo trimestre del 2017 è stato chiuso con un incremento delle entrate pari al 30% (2,98 miliardi di dollari, 100 milioni più delle attese). Gli utili, 130 milioni, sono più che raddoppiati. Ma soprattutto, nei tre mesi, il gruppo ha fatto sfoggio di un ulteriore aumento degli abbonati, e di molto: l’incremento netto è stato di circa 5,3 milioni contro i 4,5 milioni anticipati. Per un totale di 109,3 milioni di spettatori paganti nel mondo intero. Per questo, oggi, è quanto mai difficile capire quale possa essere il prezzo di Netflix. Sicuramente, una trattativa del genere sarebbe di tutt’altro livello – e difficoltà – rispetto a quella che Apple ha portato a termine per acquisire Shazam. Oggi la capitalizzazione di mercato di Netflix è di circa 85 miliardi di dollari. Una cifra astronomica che ne farebbe la più cara di sempre dell’industria tecnologica. E non è detto che sia sufficiente.
Scopri i 3 record del 2017 di Netflix.
giovedì 14 aprile 2016
NEWS - Netflix, niente numeri ufficiali sugli abbonati in Italia ma la "tv su misura" è il modello da seguire. "Oggi le serie tv si adattano ai nostri ritmi e ai nostri schermi" (Reed Hastings dixit)
Articolo tratto da "La Repubblica"
"Ai nostri figli non verrà mai in mente di chiedere: cosa c'è stasera in tv? Quel mondo è finito". Reed Hastings, gran capo di Netflix, tenta di scrivere così l'epitaffio della televisione tradizionale. Lo fa fra le vetrate alte dieci metri e le putrelle di ferro di La Cité du cinéma di Luc Besson, periferia nord di Parigi, davanti a centinaia di giornalisti. Il colosso di Los Gatos, in California, qui ha ribadito e aggiornato i suoi numeri: 75 milioni di abbonati e la presenza in 190 paesi quando erano poco più di cinquanta a fine 2015. Manca solo la Cina, ma è questione di tempo, oltre a Corea del Nord e Siria. Una marcia trionfale dello streaming. Non si sa quante siano effettivamente le sottoscrizioni a pagamento, si parte da 7,99 euro al mese, e quelle che usufruiscono del mese gratuito di prova. A gennaio, da stime attendibili, in Italia il numero di registrazioni al servizio era di circa 280 mila dopo due mesi dal lancio. Delle quali però "solo" 110 mila circa si erano trasformate in abbonamenti. Pochi, secondo Pier Silvio Berlusconi. Eppure da allora sono già diventati 250 mila. Aggiungendo Sky Online, Infinity di Mediaset e TimVision si arriva a circa a un milione e 250 mila spettatori per lo streaming. Ed è probabile, anzi certo, che fra sei mesi la situazione sarà completamente diversa. Che sia l'unica tv del futuro è dubbio, di sicuro è un modello che sta costringendo tutti ad adottare contromisure, come dimostra l'accordo Mediaset-Vivendi per far nascere a settembre il primo colosso europeo - anzi "latino' come lo definisce Vincent Bolloré - del settore. Ed è anche la tv tecnologicamente più avanzata, facile da usare o, come spiega Hastings, "su misura". «L'operazione Vivendi-Mediaset non ci spaventa», commenta serafico. «In America, dove in tanti competono, c'è spazio per tutti. E fa piacere che da voi alcuni protagonisti del mondo televisivo (il riferimento è a Pier Silvio Berlusconi, ndr) perdano tempo a parlare di Netflix. La realtà è che abbiamo avuto partenze difficili, in Brasile ad esempio, ma non è il caso dell'Italia». Non fornisce numeri esatti, ma ribadisce la previsione: in sette anni saranno in un terzo delle nostre case. «Vhs e dvd sono state la prima forma di televisione on demand», dice Hastings ricordando gli esordi dell'azienda nel 1997, quando per dieci anni non fece altro che affittare e spedire dvd. «Ma quella di oggi è una tv che si adatta ai nostri ritmi, agli schermi che usiamo, puoi fermare la visione e riprenderla quando e dove vuoi. Grazie al modo di guardare delle persone, riusciamo a sapere cosa serve e come migliorare in continuazione». Pubblicano le puntate delle serie tutte assieme perché per loro sono come un libro: lo leggi quando vuoi e per quanto tempo preferisci. Potendo scegliere in un catalogo ampio, ma non infinito, che stando alle stime vale negli Stati Uniti 1100 show televisivi e 4500 film, mentre in Italia si parla di 126 serie e 1000 film. Altrove, fra Africa e Asia, i numeri scendono ancora e non di poco. Mediamente però, fanno notare qui a Parigi, la maggior parte delle persone guarda fra i 40 e i 50 titoli in un catalogo che ne offre migliaia. Una delle pietre di volta, si è detto spesso in passato, sono le
serie e film originali e il fatto di renderle disponibili subito. II 10 marzo la seconda stagione di Daredevil è apparsa nel catalogo dei 190 paesi dove Netflix è presente. E pensare che tre anni fa non produceva ancora nulla ma si limitava a trattare i contenuti di altri. Oggi alterna successi globali come House of Cards a serie locali come Marseille con Gerard Depardieu, che verrà pubblicata il 5 maggio. Oltre a film come Special Correspondents (esce il 29 di questo mese), firmato da Ricky Gervais, "padre' della serie cult The Office. Che sul palco di Parigi ha parlato «di una tv per tutti senza più cornpromessi e palinsesti decisi dall'alto». Frasi di circostanza, per carità, ma pronunciate da chi ha passato anni e anni alla Bbc. In tutto sono 35 titoli originali, che il prossimo anno saranno 70, e fra questi ci dovrebbe essere anche Suburra realizzato in Italia. Ma la chiave non è più solo produttiva. C'è anche e soprattutto l'idea di una tv che quasi si indossa benché abbia per la prima volta una dimensione globale. E che unisce modelli di business differenti. E se Netflix dichiara di non voler confrontarsi con il mercato delle news e dello sport, la concorrenza inizia a guardarsi intorno. La Apple sta realizzando un serial con Dr. Dre e un altro con Will.i.am sul mondo della musica e su quello delle app. Due aree strategiche per Tim Cook e compagni. L'altro colosso americano dalle mire planetarie, che come Apple ha radici profonde altro, è quello di Jeff Bezos. Roy Price, a capo degli Amazon Studios, dipinge infatti uno scenario più complesso, per certi versi azzardato, di quello di Hastings. «Abbiamo iniziato nel 2013 partendo dagli Stati Uniti per poi raggiungere l'Inghilterra, la Germania, l'Austria, il Giappone e l'Italia che per noi è un mercato molto importante», ha raccontato a Perugia, dove lo abbiamo incontrato al Festival Internazionale del Giornalismo, alludendo al prossimo arrivo nel nostro Paese. «Anche noi produciamo le nostre serie, da Transparent a The man in the high castle (da La svastica sul sole di Philip Dick, ndr), fino al progetto firmato da Woody Allen. E anche noi abbiamo iniziato a produrre film. Tutti si vogliono distinguere, per non avere lo stesso catalogo. Un processo inevitabile. Ma quello che gli altri non hanno, cominciando da Netflix, è un sistema di spedizione e consegna puntuale». Viene detta come una battuta, ma è molto di più. Prime, il servizio di Amazon da 99 dollari l'anno, 6 un ecosistema. Negli Usa dà accesso allo streaming video e a quello musicale, ai servizi cloud per le foto, alle spedizioni gratuite dal negozio di Jeff Bezos comprese quelle consegnate a un'ora dall'ordinee quelle dai ristoranti. E dà accesso anche alle promozioni speciali legate alla moda. Tutti servizi ritagliati sui singoli utenti e sui loro gusti. «A proposito di moda», prosegue Price, «da qualche tempo trasmettiamo in diretta eventi di moda e gli spettatori possono comprare i capi che vedono sfilare. Ma è solo un esempio di quel che potremmo fare in futuro». Vengono citate le chat legate alle trasmissioni su Twitch, che Amazon ha cormprato per poco meno di un miliardo di dollari, la tv online dove vengono trasmessi dal vivo eventi legati a quel mondo tanto amato da milioni di millennials che va sotto il nome di e-sport. E quando gli si chiede se intendono sfruttare quella tecnologia per trasmettere come farà Twitter anche gli eventi sportivi tradizionali - ultimo baluardo della tv vecchio stile - la risposta e chiara: «Per noi al centro ci sono i clienti e quel che a loro importa. Non è un mistero che lo sport in diretta piaccia a tanti». Anche questo è un epitaffio. E rischia di essere quello definitivo.
Articolo tratto da "La Repubblica"
"Ai nostri figli non verrà mai in mente di chiedere: cosa c'è stasera in tv? Quel mondo è finito". Reed Hastings, gran capo di Netflix, tenta di scrivere così l'epitaffio della televisione tradizionale. Lo fa fra le vetrate alte dieci metri e le putrelle di ferro di La Cité du cinéma di Luc Besson, periferia nord di Parigi, davanti a centinaia di giornalisti. Il colosso di Los Gatos, in California, qui ha ribadito e aggiornato i suoi numeri: 75 milioni di abbonati e la presenza in 190 paesi quando erano poco più di cinquanta a fine 2015. Manca solo la Cina, ma è questione di tempo, oltre a Corea del Nord e Siria. Una marcia trionfale dello streaming. Non si sa quante siano effettivamente le sottoscrizioni a pagamento, si parte da 7,99 euro al mese, e quelle che usufruiscono del mese gratuito di prova. A gennaio, da stime attendibili, in Italia il numero di registrazioni al servizio era di circa 280 mila dopo due mesi dal lancio. Delle quali però "solo" 110 mila circa si erano trasformate in abbonamenti. Pochi, secondo Pier Silvio Berlusconi. Eppure da allora sono già diventati 250 mila. Aggiungendo Sky Online, Infinity di Mediaset e TimVision si arriva a circa a un milione e 250 mila spettatori per lo streaming. Ed è probabile, anzi certo, che fra sei mesi la situazione sarà completamente diversa. Che sia l'unica tv del futuro è dubbio, di sicuro è un modello che sta costringendo tutti ad adottare contromisure, come dimostra l'accordo Mediaset-Vivendi per far nascere a settembre il primo colosso europeo - anzi "latino' come lo definisce Vincent Bolloré - del settore. Ed è anche la tv tecnologicamente più avanzata, facile da usare o, come spiega Hastings, "su misura". «L'operazione Vivendi-Mediaset non ci spaventa», commenta serafico. «In America, dove in tanti competono, c'è spazio per tutti. E fa piacere che da voi alcuni protagonisti del mondo televisivo (il riferimento è a Pier Silvio Berlusconi, ndr) perdano tempo a parlare di Netflix. La realtà è che abbiamo avuto partenze difficili, in Brasile ad esempio, ma non è il caso dell'Italia». Non fornisce numeri esatti, ma ribadisce la previsione: in sette anni saranno in un terzo delle nostre case. «Vhs e dvd sono state la prima forma di televisione on demand», dice Hastings ricordando gli esordi dell'azienda nel 1997, quando per dieci anni non fece altro che affittare e spedire dvd. «Ma quella di oggi è una tv che si adatta ai nostri ritmi, agli schermi che usiamo, puoi fermare la visione e riprenderla quando e dove vuoi. Grazie al modo di guardare delle persone, riusciamo a sapere cosa serve e come migliorare in continuazione». Pubblicano le puntate delle serie tutte assieme perché per loro sono come un libro: lo leggi quando vuoi e per quanto tempo preferisci. Potendo scegliere in un catalogo ampio, ma non infinito, che stando alle stime vale negli Stati Uniti 1100 show televisivi e 4500 film, mentre in Italia si parla di 126 serie e 1000 film. Altrove, fra Africa e Asia, i numeri scendono ancora e non di poco. Mediamente però, fanno notare qui a Parigi, la maggior parte delle persone guarda fra i 40 e i 50 titoli in un catalogo che ne offre migliaia. Una delle pietre di volta, si è detto spesso in passato, sono le
serie e film originali e il fatto di renderle disponibili subito. II 10 marzo la seconda stagione di Daredevil è apparsa nel catalogo dei 190 paesi dove Netflix è presente. E pensare che tre anni fa non produceva ancora nulla ma si limitava a trattare i contenuti di altri. Oggi alterna successi globali come House of Cards a serie locali come Marseille con Gerard Depardieu, che verrà pubblicata il 5 maggio. Oltre a film come Special Correspondents (esce il 29 di questo mese), firmato da Ricky Gervais, "padre' della serie cult The Office. Che sul palco di Parigi ha parlato «di una tv per tutti senza più cornpromessi e palinsesti decisi dall'alto». Frasi di circostanza, per carità, ma pronunciate da chi ha passato anni e anni alla Bbc. In tutto sono 35 titoli originali, che il prossimo anno saranno 70, e fra questi ci dovrebbe essere anche Suburra realizzato in Italia. Ma la chiave non è più solo produttiva. C'è anche e soprattutto l'idea di una tv che quasi si indossa benché abbia per la prima volta una dimensione globale. E che unisce modelli di business differenti. E se Netflix dichiara di non voler confrontarsi con il mercato delle news e dello sport, la concorrenza inizia a guardarsi intorno. La Apple sta realizzando un serial con Dr. Dre e un altro con Will.i.am sul mondo della musica e su quello delle app. Due aree strategiche per Tim Cook e compagni. L'altro colosso americano dalle mire planetarie, che come Apple ha radici profonde altro, è quello di Jeff Bezos. Roy Price, a capo degli Amazon Studios, dipinge infatti uno scenario più complesso, per certi versi azzardato, di quello di Hastings. «Abbiamo iniziato nel 2013 partendo dagli Stati Uniti per poi raggiungere l'Inghilterra, la Germania, l'Austria, il Giappone e l'Italia che per noi è un mercato molto importante», ha raccontato a Perugia, dove lo abbiamo incontrato al Festival Internazionale del Giornalismo, alludendo al prossimo arrivo nel nostro Paese. «Anche noi produciamo le nostre serie, da Transparent a The man in the high castle (da La svastica sul sole di Philip Dick, ndr), fino al progetto firmato da Woody Allen. E anche noi abbiamo iniziato a produrre film. Tutti si vogliono distinguere, per non avere lo stesso catalogo. Un processo inevitabile. Ma quello che gli altri non hanno, cominciando da Netflix, è un sistema di spedizione e consegna puntuale». Viene detta come una battuta, ma è molto di più. Prime, il servizio di Amazon da 99 dollari l'anno, 6 un ecosistema. Negli Usa dà accesso allo streaming video e a quello musicale, ai servizi cloud per le foto, alle spedizioni gratuite dal negozio di Jeff Bezos comprese quelle consegnate a un'ora dall'ordinee quelle dai ristoranti. E dà accesso anche alle promozioni speciali legate alla moda. Tutti servizi ritagliati sui singoli utenti e sui loro gusti. «A proposito di moda», prosegue Price, «da qualche tempo trasmettiamo in diretta eventi di moda e gli spettatori possono comprare i capi che vedono sfilare. Ma è solo un esempio di quel che potremmo fare in futuro». Vengono citate le chat legate alle trasmissioni su Twitch, che Amazon ha cormprato per poco meno di un miliardo di dollari, la tv online dove vengono trasmessi dal vivo eventi legati a quel mondo tanto amato da milioni di millennials che va sotto il nome di e-sport. E quando gli si chiede se intendono sfruttare quella tecnologia per trasmettere come farà Twitter anche gli eventi sportivi tradizionali - ultimo baluardo della tv vecchio stile - la risposta e chiara: «Per noi al centro ci sono i clienti e quel che a loro importa. Non è un mistero che lo sport in diretta piaccia a tanti». Anche questo è un epitaffio. E rischia di essere quello definitivo.
Etichette:
Amazon,
Apple,
Daredevil,
House of Cards,
L'EDICOLA DI LOU,
Marseille,
Netflix,
NEWS,
Piersilvio Berlusconi,
Reed Hastings,
The Man in the High Castle,
Tim Cook,
Transparent,
Woody Allen
lunedì 27 aprile 2015
NEWS - Fiat Netflix! In attesa dello sbarco in Italia in autunno, il brand streaming rivoluziona il piccolo schermo: chi ha Netflix non guarda più la tv e batte ogni pirateria (una rivoluzione culturale che affonderà anche i pirati italiani?)
Articolo tratto da "Il Foglio"
Mercoledì sera Netflix, la compagnia americana che fornisce su abbonamento e via streaming film, serie tv e altri contenuti, ha presentato i suoi risultati trimestrali, e il numero dei nuovi abbonati ha superato tutte le aspettative. Quasi cinque milioni di nuovi utenti, che portano il totale degli abbonati a 62,3 milioni, un dato record sia per il mercato statunitense sia per quello internazionale. Subito dopo la notizia, Netflix ha avuto un boom di oltre il 12 per cento alla Borsa di New York, e l'entusiasmo degli investitori è segno che anche loro stanno iniziando a vedere nei dati di crescita un trend, e nel trend una speranza per il futuro di un mercato che sembrava in difficoltà: i numeri di Netflix e dei suoi molti concorrenti non sono più esperimenti isolati o episodi virtuosi, i dati sono consistenti, la gente sta davvero ricominciando a pagare per avere quello che negli ultimi dieci anni ha piratato. Dopo la trimestrale eccellente, ha notato Quartz, oggi Netflix ha un valore di mercato superiore a Cbs, una delle reti televisive americane con il numero totale di spettatori più alto (Netflix però è ancora lontanissima dai grandi conglomerati mediatici come Fox), e il report presentato agli investitori dice che nel primo trimestre del 2015 gli abbonati hanno guardato in totale 10 miliardi di ore di contenuti video. Sono quasi due ore al giorno per ciascun spettatore: chi ha Netflix non guarda più la televisione. I grandi gruppi dei media lo sanno, e negli ultimi mesi in America, in Europa e in parte anche in Italia il settore dei contenuti in streaming on demand si è affollato. I dominatori del mercato dello streaming americano, Netflix, Amazon e Hulu, oggi sono insidiati da nuovi player e da alcuni campioni tradizionali, come Hbo - che ha lanciato da poco un nuovo servizio di streaming - Sony e Dish. Apple, che secondo i rumors da tempo sta contrattando con le case di produzione, ha appena annunciato che farà un keynote a giugno, e molti indizi fanno pensare che Tim Cook punterà moltissimo su una nuova versione della sua Apple Tv. In Italia, oltre ai servizi di Mediaset e Sky, la Rai ha lanciato da poco una partnership con Google per proporre alcuni suoi programmi in streaming a pagamento. Così tra il boom di abbonati, i ricavi che soddisfano le aspettative e la concorrenza che aumenta, ormai ci sono molti dati per dire che il modello Netflix dello streaming su abbonamento è un successo anche a livello di tenuta economica - e che come molti dei servizi "disruptive", da Uber ad Airbnb, è un fattore fondamentale nella lotta alla pirateria, nell'emersione dell'economia sommersa, nella riduzione del mercato illegale. E' un cambiamento anzitutto culturale, l'idea che un servizio online possa essere pagato non è più vista come un'eresia, ma è anche un cambiamento di impostazione da parte di chi i servizi li eroga: Netflix è più comodo, completo e facile da usare (oltre che sicuro e legale) di qualsiasi contenuto piratato. E' un trend che si nota bene nel mercato musicale, dove da alcuni anni il successo dei servizi di streaming musicale come Spotify si accompagna a una diminuzione della pirateria. Il mercato illegale si sconfigge quando il servizio a pagamento è migliore di quello pirata. Pagare pochi euro al mese a Spotify o a Netflix è meglio che affogare il proprio computer con gigabyte di file illegali e rischiare multe esorbitanti. I consumatori se ne sono accorti. Per questo la situazione italiana è in parte preoccupante. In Italia il mercato dello streaming video è molto frammentato, i diritti dei contenuti più popolari sono già stati concessi ai player locali, e Netflix, per esempio, continua a rimandare il suo esordio italiano proprio per il timore che la sua offerta non sia sufficiente a battere, tra gli altri, anche la pirateria. (n.d.r.: anche se si vocifera di un imminente sbarco di Netflix in Italia in autunno)
Mercoledì sera Netflix, la compagnia americana che fornisce su abbonamento e via streaming film, serie tv e altri contenuti, ha presentato i suoi risultati trimestrali, e il numero dei nuovi abbonati ha superato tutte le aspettative. Quasi cinque milioni di nuovi utenti, che portano il totale degli abbonati a 62,3 milioni, un dato record sia per il mercato statunitense sia per quello internazionale. Subito dopo la notizia, Netflix ha avuto un boom di oltre il 12 per cento alla Borsa di New York, e l'entusiasmo degli investitori è segno che anche loro stanno iniziando a vedere nei dati di crescita un trend, e nel trend una speranza per il futuro di un mercato che sembrava in difficoltà: i numeri di Netflix e dei suoi molti concorrenti non sono più esperimenti isolati o episodi virtuosi, i dati sono consistenti, la gente sta davvero ricominciando a pagare per avere quello che negli ultimi dieci anni ha piratato. Dopo la trimestrale eccellente, ha notato Quartz, oggi Netflix ha un valore di mercato superiore a Cbs, una delle reti televisive americane con il numero totale di spettatori più alto (Netflix però è ancora lontanissima dai grandi conglomerati mediatici come Fox), e il report presentato agli investitori dice che nel primo trimestre del 2015 gli abbonati hanno guardato in totale 10 miliardi di ore di contenuti video. Sono quasi due ore al giorno per ciascun spettatore: chi ha Netflix non guarda più la televisione. I grandi gruppi dei media lo sanno, e negli ultimi mesi in America, in Europa e in parte anche in Italia il settore dei contenuti in streaming on demand si è affollato. I dominatori del mercato dello streaming americano, Netflix, Amazon e Hulu, oggi sono insidiati da nuovi player e da alcuni campioni tradizionali, come Hbo - che ha lanciato da poco un nuovo servizio di streaming - Sony e Dish. Apple, che secondo i rumors da tempo sta contrattando con le case di produzione, ha appena annunciato che farà un keynote a giugno, e molti indizi fanno pensare che Tim Cook punterà moltissimo su una nuova versione della sua Apple Tv. In Italia, oltre ai servizi di Mediaset e Sky, la Rai ha lanciato da poco una partnership con Google per proporre alcuni suoi programmi in streaming a pagamento. Così tra il boom di abbonati, i ricavi che soddisfano le aspettative e la concorrenza che aumenta, ormai ci sono molti dati per dire che il modello Netflix dello streaming su abbonamento è un successo anche a livello di tenuta economica - e che come molti dei servizi "disruptive", da Uber ad Airbnb, è un fattore fondamentale nella lotta alla pirateria, nell'emersione dell'economia sommersa, nella riduzione del mercato illegale. E' un cambiamento anzitutto culturale, l'idea che un servizio online possa essere pagato non è più vista come un'eresia, ma è anche un cambiamento di impostazione da parte di chi i servizi li eroga: Netflix è più comodo, completo e facile da usare (oltre che sicuro e legale) di qualsiasi contenuto piratato. E' un trend che si nota bene nel mercato musicale, dove da alcuni anni il successo dei servizi di streaming musicale come Spotify si accompagna a una diminuzione della pirateria. Il mercato illegale si sconfigge quando il servizio a pagamento è migliore di quello pirata. Pagare pochi euro al mese a Spotify o a Netflix è meglio che affogare il proprio computer con gigabyte di file illegali e rischiare multe esorbitanti. I consumatori se ne sono accorti. Per questo la situazione italiana è in parte preoccupante. In Italia il mercato dello streaming video è molto frammentato, i diritti dei contenuti più popolari sono già stati concessi ai player locali, e Netflix, per esempio, continua a rimandare il suo esordio italiano proprio per il timore che la sua offerta non sia sufficiente a battere, tra gli altri, anche la pirateria. (n.d.r.: anche se si vocifera di un imminente sbarco di Netflix in Italia in autunno)
giovedì 19 marzo 2015
NEWS - Cogli la prima Mela Tv! Apple all'attacco di Netflix: una propria tv a 30 dollari al mese (accordi con Disney, CBS, Fox già avviati)
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Un servizio di televisione online, da annunciare a giugno e far partire a settembre. Dopo tentativi e contrattazioni non andate a buon fine, per Apple sembra il momento di lanciare la propria tv in streaming da vedere sui propri dispositivi mobili e soprattutto sulla Apple Tv. Secondo il Wall Street Journal, infatti, la società di Cupertino ha intensificato gli sforzi e sta trattando attualmente con Walt Disney, Cbs e 21st Century Fox, i cui canali (da Abc a Fox per un totale di 25) potrebbero far parte di un pacchetto da vendere agli utenti a 30/40 dollari al mese secondo il WSJ, 20/25 dollari secondo altre fonti. Nelle sue trattative con i broadcaster, Apple sta presentando il suo servizio come il migliore fra quelli attualmente esistenti e c'è da scommettere che Tim Cook e i suoi porteranno sul mercato l'usabilità che sono soliti mettere nei loro prodotti. Ma non avranno vita facile: negli Usa operano già numerosi servizi di tv online e altri se ne aggiungeranno, perché i grandi network, nonché le società di tlc, stanno pianifi cando il proprio ingresso nel business. L'ultimo ad aver annunciato il lancio di un pacchetto di canali online è Sony, con costi che dovrebbero essere superiori a quelli di Apple. Il segnale che questa potrebbe essere la volta buona per Apple, oltre ai colloqui in corso, è dato dalla partenza di un primo servizio nella Apple tv, ufficializzato la settimana scorsa: Hbo Online. Il pacchetto della Hbo di Time Warner con film e serie in streaming, sarà visibile già da aprile sul set top box della mela a 14,99 euro. Il modello scelto da Apple è di un'offerta pay a tutto tondo, comprensiva dei canali tradizionali in streaming e di una library on demand. Qualcosa di simile a quello che in Italia lanceranno Sky e Telecom. Per come è fatto il mercato Usa dell'offerta televisiva a pagamento, soprattutto via cavo, un tale modello potrebbe affermarsi facilmente: la bolletta media per la pay tv americana è di 65 dollari al mese, ma in molti casi si superano facilmente i 100 dollari. Questo perché i pacchetti dei maggiori operatori sono poco flessibili e includono anche canali scarsamente seguiti accanto a quelli principali. Per questo Apple avrebbe intenzione di lanciare un'offerta più snella di canali streaming, puntando invece maggiormente sulla library on demand, il vero piatto forte dell'online. Non sarà facile, però, negoziare e ottenere i diritti per serie e tv ricercate e blindate dagli altri operatori già esistenti, da Netflix a Hulu. Fra i problemi da superare anche l'assenza di trattative, almeno così sembra, con la Nbc Universal. Apple ha parlato per mesi con la Comcast (che controlla Nbc) per il lancio di un servizio online, ma quest'ultima a un certo punto è andata sul mercato con un proprio set top box e questo peserebbe ancora sui rapporti fra i due gruppi.
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Un servizio di televisione online, da annunciare a giugno e far partire a settembre. Dopo tentativi e contrattazioni non andate a buon fine, per Apple sembra il momento di lanciare la propria tv in streaming da vedere sui propri dispositivi mobili e soprattutto sulla Apple Tv. Secondo il Wall Street Journal, infatti, la società di Cupertino ha intensificato gli sforzi e sta trattando attualmente con Walt Disney, Cbs e 21st Century Fox, i cui canali (da Abc a Fox per un totale di 25) potrebbero far parte di un pacchetto da vendere agli utenti a 30/40 dollari al mese secondo il WSJ, 20/25 dollari secondo altre fonti. Nelle sue trattative con i broadcaster, Apple sta presentando il suo servizio come il migliore fra quelli attualmente esistenti e c'è da scommettere che Tim Cook e i suoi porteranno sul mercato l'usabilità che sono soliti mettere nei loro prodotti. Ma non avranno vita facile: negli Usa operano già numerosi servizi di tv online e altri se ne aggiungeranno, perché i grandi network, nonché le società di tlc, stanno pianifi cando il proprio ingresso nel business. L'ultimo ad aver annunciato il lancio di un pacchetto di canali online è Sony, con costi che dovrebbero essere superiori a quelli di Apple. Il segnale che questa potrebbe essere la volta buona per Apple, oltre ai colloqui in corso, è dato dalla partenza di un primo servizio nella Apple tv, ufficializzato la settimana scorsa: Hbo Online. Il pacchetto della Hbo di Time Warner con film e serie in streaming, sarà visibile già da aprile sul set top box della mela a 14,99 euro. Il modello scelto da Apple è di un'offerta pay a tutto tondo, comprensiva dei canali tradizionali in streaming e di una library on demand. Qualcosa di simile a quello che in Italia lanceranno Sky e Telecom. Per come è fatto il mercato Usa dell'offerta televisiva a pagamento, soprattutto via cavo, un tale modello potrebbe affermarsi facilmente: la bolletta media per la pay tv americana è di 65 dollari al mese, ma in molti casi si superano facilmente i 100 dollari. Questo perché i pacchetti dei maggiori operatori sono poco flessibili e includono anche canali scarsamente seguiti accanto a quelli principali. Per questo Apple avrebbe intenzione di lanciare un'offerta più snella di canali streaming, puntando invece maggiormente sulla library on demand, il vero piatto forte dell'online. Non sarà facile, però, negoziare e ottenere i diritti per serie e tv ricercate e blindate dagli altri operatori già esistenti, da Netflix a Hulu. Fra i problemi da superare anche l'assenza di trattative, almeno così sembra, con la Nbc Universal. Apple ha parlato per mesi con la Comcast (che controlla Nbc) per il lancio di un servizio online, ma quest'ultima a un certo punto è andata sul mercato con un proprio set top box e questo peserebbe ancora sui rapporti fra i due gruppi.
Iscriviti a:
Post (Atom)
"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm
Lick it or Leave it!








