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venerdì 12 aprile 2013

NEWS - Clamorosissimo al Cibalissimo! Glen Mazzara al lavoro sulla serie-prequel di "The Shining", "Overlook Hotel"...
Notizia tratta da "The Hollywood Reporter"
Glen Mazzara, the ousted showrunner of The Walking Dead, is in negotiations to pen the screenplay to what is being called Overlook Hotel, the prequel to Stephen King’s horror classic The Shining. For Mazzara, the project marks his first gig since he exited as showrunner on AMC's Walking Dead. The prolific producer, whose small-screen credits also include Crash and The Shield, recently signed a a TV development deal with Fox Television Studios to develop cable projects under his new banner, 44 Strong Productions. Under his oversight, The Walking Dead became TV's No. 1 scripted series in the advertiser-coveted adults 18-49 demographic. The Shining was set in a haunted hotel named the Overlook, and the prequel will look at what transpired there long before struggling author Jack Torrance brought his family there and went crazy.

domenica 28 marzo 2010

NEWS - Crash! Dennis Hopper è spacciato...
(AGI) - New York - Dennis Hopper ("Crash") e' malato terminale di cancro alla prostata: il 73enne attore americano di "Easy Rider" e "Apocalypse Now" pesa appena 45 chili e non e' in grado di sottoporsi a chemioterapia. La notizia e' stata data dal suo avvocato, Joseph Mannis, per motivare l'impossibilita' per il suo cliente di essere interrogato al tribunale di Los Angeles nella causa per il divorzio dalla moglie Victoria. Era stato lo stesso Hopper a chiedere il divorzio a gennaio, denunciando la "condotta oltraggiosa" tenuta nell'ultimo anno dalla consorte che ora gli porrebbe anche ostacoli per vedere la figlia di sei anni, Galen. La moglie sostiene che Hopper, sposatosi cinque volte, vuole solo tagliarla fuori dall'eredita' e negli ultimi tempi l'ha minacciata e ha fumato marijuana davanti alla figlia. L'attore e' noto soprattutto per la sceneggiatura e la regia di "Easy Rider", da lui interpretato insieme a Jack Nicholson, e per aver recitato in "Speed", "Waterworld" e "Apocalypse Now", dove interpretava il fotoreporter folle fan del colonnello Kurtz.

mercoledì 15 luglio 2009

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

FAMIGLIA CRISTIANA
La futilità intelligente delle serie USA
"Si tratti di crimine o tematica esistenziale, la morte è una presenza costante nella fiction americana. Potrebbe essere il derivato di una tradizione di violenza, in un Paese che al proprio interno ha sterminato popolazioni intere e, verso l'estero, si è arrogato un ruolo da polizia mondiale. Fenomeno da analisi storica e sociologica: ma in questa sede, terra terra, accontentiamoci dei dettagli che ogni giorno ci fornisce la tv. Naturalmente si contano a dozzine i cadaveri dei serial polizieschi, solo in minima parte compensati dalle guarigioni prodigiose del dottor House. Qui e là tuttavia, malgrado la bravura degli sceneggiatori, la meccanica narrativa è in genere a schema fisso. Dove l'inventiva maggiormente si libera è in prodotti di eccellenza come 'ER - Medici in prima linea' e 'Desperate Housewives', che sanno svariare di anno in anno, alternando tensione e routine, normalità ed evento eccezionale. Prendiamo gli episodi più recenti. Nel pronto soccorso di Chicago un vecchio preso dalla strada, ormai senza più voce, ha la forza di scrivere su un foglio due lettere, 'Tb'. Vuol dire che una pazienti agli estremi non ha il cancro, come credono tutti i medici, ma una forma aggressiva di tubercolosi. Come ha fatto? Qualcuno lo riconosce: è lui che, mezzo secolo prima, ha creato in città la medicina d'urgenza. E' un duplice richiamo sociale, a Hillary Clinton, cui non riuscì una riforma sanitaria, e a Barack Obama che adesso ci riprova. Appresso. Fra le casalinghe di Wisteria Lane, si ammazza in auto la perfida Edie Britt: ma le quattro amiche, scambiandosi confidenze davanti alle ceneri, scoprono che anche quella donna inquietante aveva fatto del bene. Come il vecchio dottore, aveva salvato vite e rimediato a squilibri mentali. Dietro i pettegolezzi, di quartiere la realtà, il dolore, la psicologia, la riflessione metafisica. Tutto con l'aria di fare, come si dice, tv commerciale. Ma qui altro che 'i Cesaroni'...".
(Giorgio Vecchiato, 07.06.2009)

TV SORRISI E CANZONI
"Crash", viaggio nell'animo cupo(tto)
"8 al cast di 'Crash', nato dal cinema e interpretato con grande incisività da attori che rendono con cruda verosimiglianza gli aspetti più cupi dell'animo, l'aridità e le tensioni in cui si riflette una Los Angeles bella e amarissima".
(Mirella Poggialini, 06.06.2009)

LA STAMPA
"The Wire", il vero telefilm di sinistra (e il "GF" scivola a destra)
"'The Wire', la serie americana piu' bella dopo 'I Soprano', e' girata come una docu-fiction: camera a mano, luce naturale, suono in presa diretta. Molte parti minori sono affidate a non-attori, che nella vita fanno quello che impersonano nella serie. La psicologia e le relazioni tra i personaggi prevalgono di gran lunga sull'azione vera e propria, che anzi - e questo e' straordinario, perche' e' una serie poliziesca - e' confinata ai margini, e' commentata e quasi mai mostrata. Infine, una parte essenziale del materiale narrativo e' acquisito attraverso telecamere di sorveglianza, microspie e intercettazioni telefoniche. Insomma, 'The Wire' e' un reality. E puo' dirsi un telefilm di «sinistra» non tanto perche' e' la serie preferita da Obama, quanto soprattutto perche', nel raccontare la «realta'» senza filtri ne' abbellimenti narrativi, ne denuncia implicitamente, e con tanto maggior forza, le incongruenze e le malefatte. La Baltimora di 'The Wire' e' un misto di inefficienza e di corruzione, dove ciascuno ha le proprie buone ragioni per dedicarsi esclusivamente a salvare se stesso. Somiglia molto all'Italia di oggi, non e' vero? Al contrario, 'Grande Fratello', madre e archetipo di tutti i reality, da diversi anni sceglie per il suo cast personaggi strampalati e altamente irrealistici, e certo statisticamente ininfluenti (quest'anno, tra gli altri, una supermaggiorata, una hostess rivoluzionaria, un cieco e un rom), il cui unico scopo e' catturare la fantasia del telespettatore. 'Grande Fratello' ambiva a raccontare la vita quotidiana di alcuni ragazzi comuni, mescolando spettacolo e ricerca sociologica, voyeurismo e poetica del quotidiano. Nel tempo e' divenuto, come del resto gli altri reality, una fabbrica di mostri: anziche' raccontare un frammento di realta', ne costruisce un'altra completamente fasulla. Nato a «sinistra» - ammesso che alla sinistra si possa attribuire l'istanza realista -, il 'Grande Fratello' e' dunque scivolato a «destra», diventando, come quasi tutta la tv generalista, un paradiso artificiale costruito per il puro intrattenimento dello spettatore. Al contrario, i paradisi artificiali di Beautiful si sono evoluti negli inferni metropolitani di The Wire, nelle spire esistenziali di Lost o nella deriva allucinata di Breaking Bad: e in questo modo le serie americane sono diventate il racconto iperrealista del disagio della civilta'. Da questo disagio cercano appunto di sollevarci i reality: che non per caso fanno molto piu' ascolto".
(Fabrizio Rondolino, 09.05.2009)

CORRIERE DELLA SERA
Tra Sky e Mediaset Premium, emerge la tv semi-generalista

"Uno dei punti di forza del satellite a pagamento, accanto ai contenuti premium legati a cinema e calcio, è da sempre costituito dall' offerta di serialità americana di qualità: anche Sky si è inserita in questo filone, proponendo in anteprima titoli come «Lost» e «Desperate Housewives», «Mad Men» e «In Treatment». Da qualche mese, però, la concorrenza con le nuove offerte pay su digitale terrestre, come i canali di Mediaset Premium, ha costretto Sky a rinunciare ad alcune serie di punta, come «Gossip Girl», «Fringe» o «Pushing Daisies». Ne è derivata la necessità di diversificare l' offerta, puntando su prodotti di altra origine, ma di qualità affine, come le serie inglesi, canadesi, francesi: ne sono esempio il recente lancio su Fox, in contemporanea mondiale, di «The Listener», o la programmazione su FoxCrime del poliziesco inglese «Life on Mars» e di «Paris Enquetes Criminelles», ennesimo spin-off (di produzione francese) di «Law and Order». Accanto alla messa in onda del meglio della produzione di telefilm mondiale, Sky e Fox hanno deciso di puntare sulla fiction italiana, con nuovi prodotti capaci di ricalcare le formule della lunga serialità americana. «Non pensarci», commedia familiare tratta dal piccolo film di Gianni Zanasi e con gli stessi attori del lavoro originale, è solo l' ultima tappa di percorso iniziato con 'Boris', e proseguito con la svolta «crime» di «Quo vadis baby» e del culto «Romanzo criminale». In attesa di «Moana» e de «Il mostro di Firenze». Negli ultimi mesi, Sky ha cercato di rivolgersi a un pubblico più ampio: in questo senso si è mossa con la campagna acquisti di alcuni volti familiari della tv generalista come Mike Bongiorno, Lorella Cuccarini e Fiorello e con il riposizionamento di SkyVivo, diventato SkyUno. La creazione di una rete di taglio semi-generalista, che contiene il meglio dell' offerta di intrattenimento, e l' annuncio di possibili altre reti simili, vanno nella direzione di mettere a disposizione alcuni canali «civetta», di grande richiamo. Canali che possano almeno in parte colmare il possibile abbandono di Sky da parte delle reti Rai e che, pensando al 2012, quando scadranno i vincoli comunitari che impediscono l' espansione di Murdoch su altre piattaforme, possano essere distribuiti gratuitamente anche su digitale terrestre, seguendo l' esempio di SkyOne in Gran Bretagna o di CanalPlus in Francia".
(Aldo Grasso, 25.05.2009)

martedì 27 gennaio 2009

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Big Bang Obama: i telefilm del 2009 verso la nuova frontiera
La domanda è fatalmente fondamentale: quale sarà l'America post-Obama dei telefilm? Dopo un anno di "stagnazione" dovuta in gran parte allo sciopero degli sceneggiatori, il 2009 si profila come l'anno più interessante per le serie tv a "stelle e strisce", di gran lunga lo specchio più fedele delle tendenze socio-culturali di un paese che vive una rivoluzione senza traumi apparenti, anche se sempre di rivuluzione si tratta. Saprà il piccolo schermo - come ha sempre fatto in passato - tastare il polso del cambiamento? O addirittura anticipare il vento? Se non altro la percentuale più bassa degli ultimi 10 anni di afroamericani presenti nel prime-time seriale è destinata a risalire. Così come la recessione segna già i primi tagli: le serie di midseason della ABC come "Castle" con Nathan Fillion e "The Unusuals" con Amber Tamblyn, hanno ridotto la produzione da 13 a 10 episodi. Ma è dal punto di vista dei contenuti che si gioca la posta più alta. Dopo le elezioni del primo Presidente di colore - successivo comunque al David Palmer di "24" - gli scenari a puntate sembrano conoscere una nuova frontiera in cui le serie tv di oggi o dell'altro ieri sembrano roba vecchia da mettere in soffitta. In quest'ottica, la trasposizione sul piccolo schermo di "Crash" di Paul Haggis, sebbene scritta qualche mese fa, appare quantomeno anacronistica: ha ancora senso parlare di razzismo alla vigilia di un New Deal che rischia di far ricordare Bush come il nome di un detersivo vintage? Se lo stesso rischio corrono le prime stagioni di "30 Rock", non è così per le ultime (anche grazie all'imitazione inimitabile di Sarah Palin da parte di Tina Fey, la quale ha donato nuova linfa alla sit-com). "Gossip Girl" potrebbe assurgere a modello per eccellenza di telefilm pre-Barack: dall'alto dei grattacieli di Manhattan si fa fatica a scorgere la nuova America arrancante della crisi economica, più alla moda di qualsiasi griffe all'ultimo grido. Sarah Connors che cita le Torri Gemelle nella puntata pilota di "Terminator" è straniante: combatte per il futuro, fugge dal passato ma si scorda di vivere il presente. Anche "Journeyman", nei suoi flashback vissuti in carne ed ossa, evita accuratamente qualsiasi indizio di attualità (già si barcamena tra due donne sospese tra presente e passato, figuriamoci se si può occupare di un "terzo incomodo" accomodato da poco nella Stanza Ovale!). Ci si chiede se vedremo mai più serie pro-edonismo come "Cashmere Mafia" o "Lipstick Jungle", mentre "Sex and the City" - che si apriva nel telefilm citando Rudolph Giuliani - può sopravvivere al nuovo corso nei suoi aggiornamenti cinematografici (un amante di colore per Carrie farebbe più scalpore di uno stallone afro-americano per Samantha...). Probabile un giro di boa anche per i seguitissimi procedural dagli acronimi altisonanti: l'arrivo di Laurence Fishburne al posto di Petersen-Grissom a "CSI: Scena del crimine" è un indizio...Se Wisteria Lane è forse oggi la strada dove nessun americano si stupirebbe di veder passeggiare Obama, non trova conferma al momento la notizia di una possibile partecipazione delle figlie del neo-presidente all'amata serie "Hannah Montana" (a meno che la White House, già declinata in "casino bianco" da Clinton, non voglia diventare la nuova Disneyland). I veri "Mad Men" non vivono negli anni '60, ma alla Lehman Brothers. Suggerisco sommessamente il titolo per una serie al "brucio" dell'attualità: "Lehman Brothers&Sisters". Basta che non lo facciate sapere a qualche produttore italiano: la intitolerebbe "La Famiglia Lemanno", la ambienterebbe in Corso Como e direbbe che non ha alcun riferimento con la realtà americana. Salvo un Presidente della Repubblica abbronzato interpretato da Carlo Conti. (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Gennaio)

sabato 15 novembre 2008

NEWS - "Crash", ultima serie pre-Obama o la prima di un nuovo corso? Nel dubbio, l'accoppiata Hopper-Haggis fa scintille
Articolo di Alessandra Farkas

Nella massiccia campagna pubblicitaria per lanciare "Crash", il canale via cavo Starz usa un inquietante primo piano del 72enne Dennis Hopper, protagonista della nuova serie tv in 13 puntate ispirata all' omonimo film sul razzismo e le guerre etniche che devastano Los Angeles, scritto e diretto nel 2004 da Paul Haggis e vincitore di ben tre Oscar (e sei Nomination) tra cui quello di Best Picture. «L' avevo concepito come dramma per la tv, non per il grande schermo», ammette lo stesso Haggis, uno dei quattro executive producer del nuovo progetto. «Abbiamo scelto Hopper», incalza, «perché oltre ad essere l' interprete di film cult quali 'Easy Rider', 'Apocalypse Now' e 'Velluto Blu', è anche l' icona hollywoodiana che incarna l' anarchia poetica e insieme profana del 'Crash' originale». Anche la serie, girata per motivi di budget ad Albuquerque, in New Messico, segue l' intreccio fortuito di storie e individui in una Los Angeles permeata da follia, violenza, odio etnico-razziale e cupidigia. Protagonista: la stessa città di Los Angeles, un ansimante melting pot abitato da archetipiche anime in pena. Dietro ogni angolo si annida un assassino, uno spacciatore, un poliziotto corrotto, una ninfomane omicida. Ognuno è intento a distruggere l' altro; il tutto condito di sesso, nudità e sangue. Il re incontrastato di questo universo in bianco e nero è Ben Cendars (Hopper), impresario discografico sulla via del tramonto e ormai semi-pazzo per l' abuso di droghe pesanti, che inaugura la prima puntata con un singolare soliloquio col proprio organo genitale. La bizzarria convince la sua autista donna a rassegnare le dimissioni, subito sostituita dall'afro-americano Anthony, che intuisce ben presto come Ben non sia un razzista ma solo uno «scoppiato». Nella galleria di personaggi strampalati primeggia poi Doc (John Walcutt), un attempato ex chirurgo di Beverly Hills che oltre a prescrivere potenti psicofarmaci a Ben, vive nella stanza degli ospiti della sua magione e va in giro a raccontare - mentendo - che i due hanno avuto una relazione omosessuale tanti anni prima. Un progetto ambizioso, questo "Crash" tv, con cui Starz cerca disperatamente di emulare HBO e Showtime come produttore di programmi di qualità, trasgressivi e off beat. Peccato che i critici abbiamo amato la versione tv ancora meno di quella cinematografica, che a suo tempo spaccò in due l' America tra fautori, convinti che si trattasse di un capolavoro e detrattori (la maggior parte) che lo bollarono come «pretenziosa spazzatura». «La serie è ancora più incredibilmente unidimensionale del film», punta il dito l' Hollywood Reporter: «Offre una collezione di immagini crude e angoscianti, prive di un tema unitario». Mentre per il Daily Variety: «L' unico incentivo per stare a casa a guardare Crash è il costo astronomico della benzina». Non tutti però bocciano la serie. Il New York Times esprime reale stupore «per il modo in cui, ogni volta che appare di fronte alla telecamera, Hopper sembra ridere della pazzia degli anni ' 60. Beffando i giovani producer e registi che lo considerano ingenuamente come il paradigma della profondità che essi associano alla follia». Ma nell' era di Obama, il messaggio di "Crash" è obsoleto. Non è un caso che le prime due puntate non siano riuscite a piazzarsi nella top 20 compilata da Nielsen Rating. L' unico a non preoccuparsi è Hopper, che ha accumulato un' immensa ricchezza interpretando alcuni dei ruoli più trasgressivi e irriverenti degli ultimi decenni. «In realtà sono la persona più conservatrice del mondo», ha spiegato di recente a Parigi, dove ha ricevuto il prestigioso titolo di Commandeur des artes et des lettres dal governo francese. Anche se nell' immaginario collettivo resterà sempre associato a "Easy Rider" - il leggendario road movie co-diretto nel 1969 con Peter Fonda - Hopper confessa di aver sempre votato repubblicano - unico in una famiglia di democratici - e di considerarsi solo «un facoltoso e soddisfatto padre di famiglia». «Sono stato sposato cinque volte e ho quattro figli, la più piccola di cinque anni. Ho una vita ricca e mi considero fortunato», insiste. Tanto che lo scorso 4 novembre ha fatto una follia: per la prima volta ha votato per un un candidato democratico, Barack Obama.
("Corriere della Sera", 13.11.2008)
Vedi il promo di "Crash":

martedì 29 gennaio 2008

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Ultima ora, "Crash" dall'Oscar alla tv: il film di Paul Haggis si fa serial
(Italpress) - "Crash - contatto fisico", film premio Oscar di Paul Haggis, diventera' una serie televisiva per il network via cavo Starz. Nella realizzazione del progetto saranno coinvolti il regista e sceneggiatore Paul Haggis, il produttore e co-sceneggiatore Bobby Moresco, i produttori Bob Yari, Don Cheadle, Mark R. Harris e il produttore esecutivo Tom Nunan. In passato solo un film premio Oscar, "La calda notte dell'ispettore Tibbs" di Norman Jewison, ha ispirato una serie tv.

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