NEWS - Frecce(ro) al nostro arco! Da stasera il tris "Rome"+"Band of Brothers"+"Boardwalk Empire" su Rai4
(AGI) - Roma, 4 lug. - Peplum, kolossal bellico, epopea gangster: nella sua eta' dell'oro Hollywood ha celebrato la grandezza dell'America rievocando l'ascesa e la caduta di Roma antica, esaltando la superiorita' di mezzi e d'ideali dimostrata nel secondo conflitto mondiale, raccontando il lato oscuro di una nazione costruita da immigranti e avventurieri. Inaugurata dal canale via cavo HBO, la golden age anni duemila della tv americana passa anche attraverso la rivisitazione di questi tre generi classici e popolari. Dal 5 luglio, ogni giovedi' a partire dalle 21.10 su Rai4, l'eccezionale appuntamento e' con tre pluripremiate produzioni HBO: tre diverse declinazioni di dramma epico-storico ideate o prodotte da altrettanti maestri del grande schermo. Si comincia, in prima serata, con due episodi di Rome (2005-2007), sontuosa coproduzione con BBC e Rai Fiction ambientata sullo sfondo storico della dittatura di Giulio Cesare e delle successive guerre civili e firmata, tra gli altri, da John Milius. A seguire, Band of Brothers (2001) filiazione televisiva del film di Steven Spielberg Salvate il soldato Ryan (1998), non a caso prodotta dallo stesso re Mida di Hollywood assieme alla star Tom Hanks. Chiude il programma Boardwalk Empire (2010-in corso), saga gangsteristica ambientata nella Atlantic City degli anni venti, ideata da Terence Winter - uno degli sceneggiatori di punta dei Sopranos - e coprodotta dal maestro del genere Martin Scorsese.
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giovedì 5 luglio 2012
venerdì 2 settembre 2011

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Spielberg, una ne pensa e tre ne scazzaLa teoria è presto detta: Spielberg ormai alterna un capolavoro ad una boiata pazzesca. Tra le ultime, a mio avviso, "Falling Skies". Ne ho già scritto per il Tg Telefilm su Bonsai Tv (www.bonsai.tv, da settembre le nuove edizioni settimanali): è come se "La Guerra dei Mondi" di H.G. Wells fosse stata ingurgitata a mò di topolino da uno dei Visitors! Così come al cinema il suo "Super 8" sembra un mix di "Stand by me" con "Cloverfield" di JJ Abrams, viene da chiedersi dove sia finita la famigerata originalità sci-fi di Steven Spielberg. Dal papà di "ET" ci si aspettava senz’altro di più che un racconto fanfaresco alla “volemose bene” in cui il mondo ridotto ai bisogni primitivi dagli alieni sembra solo una coincidenza, e non un parallelo ricercato, con l’America in pieno deficit dei giorni nostri. Qualcuno ha teorizzato che si tratti di una specie di "The Walking Dead" con gli alieni al posto degli zombie. I difensori hanno tirato in ballo il "gioco di citazioni" - addirittura il citarsi addosso - dimenticandosi che a furia di citare si rischia...di diventare ciechi! Ma (l'ex?) mostro sacro di cinema e tv, in attesa di vederlo all'opera in una delle sue prove più ardite - la trasposizione del mito di Tin Tin - ha negli ultimi tempi alternato successi a dubbi di critica. Solo dagli anni Duemila ha prodotto l'epico "Band of brothers" (2001), assai più riuscito, nella sua asciuttezza, al retorico "patrigno" cinematografico "Salvate il soldato Ryan". Nel 2002 ha vergato il semi-cult disinnescato "Taken" (ma stiamo parlando di colui che ha lanciato "Incontri ravvicinati del terzo tipo" o sbaglio?), seguito dall'intrigante "Prova a prendermi". Al successo di cassetta "Terminal" (2004) ha fatto seguire la firma del più controverso "Munich" (2007), nel mezzo inflazionando le rivisitazioni belliche con ben 2 film nel 2006 ("Flags of our fathers" e "Lettere da Iwo Jima") e la pur riuscita serie "The Pacific" nel 2010. Nel 2007 si è dedicato alla "trasformazione" fracassona da botteghino dei "Transformers", alla quale è seguita la produzione del delicato "Amabili resti". Nel 2009 l'imprescindibile (ma sfortunato) "United States of Tara", seguito sul grande schermo dal dimenticabile "Hereafter" (che fine ha fatto il genio di "Poltergeist"?) e poi dal premiato "Il Grinta". Meglio sorvolare su "Super 8", con quell'altro compagno di avventure una-ne-creo-e-tre-ne-scazzo JJ Abrams, il quale, in una sorta di simbolica staffetta, si candida a diventarne l'erede. Viene da chiedersi che fine abbia fatto il piglio rivoluzionario di "Duel", le opere da standing ovation morali come "Il colore viola" e "Schindler's List", le leggerezze coinvolgenti di "Ritorno al futuro", le emozioni dal cuore in gola de "Lo squalo"...E' proprio Spielberg - e con lui i grandi autori di cinema e tv - a doverci tirar fuori da un'impasse che perdura ormai da un paio di anni caratterizzata, salvo eccezioni, dalla mancanza di idee e creatività. Steven, sii meno "Jurassik" e rifacci sognare anche senza effetti speciali (magari senza ricicciare un'altra "Guerra dei mondi" togliando la premessa su quanto è successo, come hai fatto con "Falling Skies"...). In attesa di vedere il suo "Smash" senza avere nelle orecchie i soliti criticoni che s'inalberano al grido di "brutta copia di 'Glee'", l'estate ci ha regalato l'ennesima beffa: il barbuto cineasta è stato multato alla Maddalena per aver tenuto accesi i motori del suo yacht troppo vicini alla spiaggia. Ecco, a volte ci si diverte anche con un pedalone, se si è in buona compagnia.
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Settembre)
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lunedì 19 aprile 2010

TELEFILM FESTIVAL 2010 - Che colpo (di granata)! L'ottava edizione del Telefilm Festival (7-9 maggio) si aprirà con l'anteprima prestigiosa di "The Pacific" di Steven Spielberg e Tom HanksL'ottava edizione del Telefilm Festival (7-9 maggio, Apollo SpazioCinema di Milano) si aprirà con un'anteprima deluxe prestigiosissima: "The Pacific", la serie-evento firmata da Steven Spielberg e Tom Hanks, la coppia vincente già dietro le quinte del cult "Band of Brothers", in onda su SKY Cinema 1 dal 9 maggio.
Per maggiori info sul serial, vedi qui: http://telefilmcult.blogspot.com/2010/03/news-la-guerra-non-e-un-videogame.html#links
venerdì 19 marzo 2010

NEWS - "La guerra non è un videogame, difendo il mio serial violento": Tom Hanks difende "The Pacific" firmato con Spielberg, in arrivo a maggioArticolo di Giovanna Grassi sul "Corriere della Sera"
LOS ANGELES - Non ha dubbi Tom Hanks: «Dal passato al presente, la Storia d' America si può raccontare attraverso le sue guerre. Oggi che il mio Paese è di nuovo e ancora una volta in guerra, uno dei conflitti paradossalmente più brutali e sconosciuti alla nostra cultura, quello del Pacifico contro il Giappone, che cominciò per gli Usa dall' attacco contro Pearl Harbor, traccia, nei dieci episodi della miniserie televisiva The Pacific, un parallelo con il Medio Oriente e con la cultura musulmana». «Prima di ogni altra cosa - osserva - The Pacific affronta le storie degli uomini, e tanti furono i marines spesso poco più che diciassettenni, inviati su un fronte fatto di isole e giungle a loro totalmente estranee. Come lontana da tutti loro era la cultura giapponese, dove il dualismo "uccidere o essere uccisi" implicava anche il suicidio piuttosto che la resa». La prima delle dieci puntate prodotte da Hanks e Steven Spielberg per la HBO è stata trasmessa domenica sera (in Italia si vedrà a maggio su Sky) e Time ha dedicato la copertina ad Hanks, «l' uomo che vuole ridefinire il nostro passato». «Lo ammetto - dice lui - questa copertina mi ha inorgoglito e l' ho messa ben in vista per i miei figli, che come tutti i ragazzi, chiedono spesso ai videogames giochi da eroi. Ma The Pacific non ha niente a che fare con un videogame». Dopo quattro anni di preparazione e di ricerche per il progetto, 19 mesi di riprese in Australia - un anno e mezzo della sua vita - Tom sorride quando ricorda che la scorsa settimana ha avuto il compito di annunciare la vittoria di Kathryn Bigelow all' Oscar per The Hurt Locker: «Ma l' ho fatto con scarne e soddisfatte parole». Il ragazzo che faceva ridere gli americani con le sue commedie e che poi li ha commossi con il Vietnam di Forrest Gump (1994) ammette: «Da studente non amavo troppo la storia e al cinema preferivo vedere guerre spettacolari e sensuali come l' indimenticabile Da qui all' eternità». Oggi però, a 53 anni, è diventato un appassionato di Storia. Ed è più orgoglioso dei premi conquistati con la miniserie Band of Brothers (sempre la II Guerra Mondiale, ma sul fronte europeo) che dei due Oscar conquistati prima. Accenna appena all' imminente inizio delle riprese di Larry Crowne, che lo aspetta come regista e protagonista assieme a Julia Roberts, e preferisce parlare delle polemiche che si aspetta da The Pacific: «Qualcuno avrà senz' altro da ridire per la brutalità di tante scene, con riprese di esplicita ripugnanza...». Ma cosa le dispiacerebbe più di ogni altra cosa? «Non vorrei mai e poi mai che la serie televisiva venisse giudicata un film di propaganda». E invece cosa vorrebbe che The Pacific suggerisse agli spettatori? «Mi auguro, in primis, che la serie sia vista soprattutto dai giovani». Una platea che sembra rifiutare i film di guerra... «Perché nessuno più si identifica in questi film, a differenza di ciò che accadde con Patton, tanto amato da Nixon; con l' epico Il cacciatore che raccontava di un' amicizia tra uomini; con il pacifista Tornando a casa.... Dopo l' 11 settembre, in questi lunghi anni di conflitto, la platea non riesce più a trovare alcun idealismo, al di là di un certo discusso patriottismo, nelle svanite "giuste cause", che hanno tolto l' idea del consenso». Poi tiene a raccontare come è nata l' idea di questa serie: «Spielberg e io, dopo Band of Brothers e Salvate il Soldato Ryan, abbiamo ricevuto centinaia di lettere, non solo di veterani. Molte ci chiedevano di affrontare la guerra nel Pacifico, le battaglie di Guadalcanal, di Iwo Jima, di Cape Gloucester nelle isole di Peliliu e Okinawa. E' stato un appassionante lavoro di ricerca e documentazione. Tutto quello che abbiamo realizzato è basato su autentiche memorie di guerra ed è stata diretta in Australia da quattro registi. Io poi ho dato la mia voce per raccontare alcuni spezzoni di repertorio. I protagonisti sono tre sono marines: Robert Leckei (l' attore James Badge Dale), Eugene Sledge (Joseph Mazzello, che da bambino aveva lavorato con Spielberg in Jurassik Park) e John Basilone (Jon Seda), che era il decimo figlio di una famiglia di immigrati italiani, una storia che da sola meriterebbe un intero film. L' ultimo episodio affronta il problema del reinserimento dei reduci e a esso tenevo particolarmente». Se dovesse dare una definizione sintetica del risultato ottenuto con The Pacific, che cosa direbbe? «E' un lavoro contro ogni guerra, non patriottico né edulcorato. Cerca la verità e non nasconde nulla dell' orrore del conflitto. Pone domande: perché sono qui? perché uccido? per cosa combatto? Ciò che a me e a Spielberg stava più a cuore di raccontare è la devastazione prodotta dalla guerra. Molti attori, come del resto io stesso e Steven, hanno padri o nonni che avevano combattuto quella guerra. Che senso ha la vittoria se perdi te stesso e impari soprattutto a odiare il nemico?».
mercoledì 20 febbraio 2008
"Life" è partita il 26 settembre 2007 su NBC e la prima stagione si è da poco conclusa, proprio mentre Premium Gallery stava nascendo. Ma questa è solo la prima di una lunga serie di coincidenze, perché la serie arriva su Joi in anteprima assoluta per l’Italia il 20 febbraio a un mese esatto dall’accensione di Joi, Mya e Steel, i mondi dell’offerta Gallery, e ha per protagonista colui che si annuncia il vero erede di House, il detective Charlie Crews. Altra coincidenza, l’interprete è Damian Lewis (visto in "Band of Brothers" di Steven Spielberg), inglese come il medico più burbero della storia della tv e che, come lui, suona la chitarra per passione e ha uno sguardo di ghiaccio. Come House prende le distanze dalla sua categoria, Crews odia i poliziotti. Entrambi stanno cercando un nuovo equilibrio dopo due eventi che li hanno segnati in modo permanente, per House l’incidente alla gamba e per Crews 12 anni di carcere. La loro è una lotta contro il dolore e il male. Non è una combinazione che i primi episodi andranno in onda nella stessa serata, prima "Dr. House" e subito dopo "Life", un episodio alla volta. E non è finita qui…Ma è il caso di fare un passo indietro e di cominciare dall’inizio…raccontando tutta la storia che rappresenta un ritorno alla “vita” appunto come indica il titolo. Charlie Crews è un poliziotto, accusato ingiustamente di un triplice omicidio. Dopo 12 anni di prigione, in un carcere di massima sicurezza, viene scagionato dal suo avvocato, Constance Griffiths, (Brooke Langton) che riesce a provare la sua innocenza. Così ritorna in polizia come detective ma con una filosofia di vita completamente diversa e portandosi dietro una serie di stranezze. Il suo metodo di indagine è originale e bizzarro, vede dettagli che altri non notano, è spiazzante quando interroga i sospettati di un crimine o i parenti delle vittime. E’, come House, un antieroe costretto suo malgrado a stare nel sistema. Ma lo è in modo diametralmente opposto perché se House è duro mentre da un medico si pretende umanità e dolcezza, Crews è comprensivo e attento mentre da un poliziotto ci si aspetta durezza e fermezza. Tratta vittime e testimoni con un allarmante intimità e confidenza quasi si mettesse dalla loro parte. E’ lo stesso Lewis a definire il suo personaggio in un’intervista a Tv Guide: “l’altra faccia di House”. Anche se non è perfetto o moralmente irreprensibile. Crews ha mille difetti, e sono proprio questi a renderlo affascinante e particolare. Gli anni trascorsi in prigione lo hanno reso fragile psicologicamente, tanto che deve aggrapparsi alla filosofia Zen per controllare rabbia e amarezza. Ha avuto una storia con il suo avvocato, sentimentalmente impegnata, ed è un donnaiolo ma non è un rovina famiglie è solo l’effetto dei lunghi anni di detenzione che lo hanno privato di molte passioni come l’amore (la moglie lo credeva colpevole e lo ha lasciato) e quella per il cibo, la frutta in particolare di cui va pazzo. E’ per questo che ha trasformato il suo giardino in un frutteto e divora quantità industriali di arance, pere, mele e mango.
Crews lavora in coppia con la collega Dani Reese (Sarah Shahi), che non ha avuto altra scelta che affiancare il poliziotto più “strano” del dipartimento perché ha un passato di droga e proprio per questa macchia sulla carriera viene incoraggiata dal suo capo, il tenente Karen Davis (Robin Weigert), a riferirle tutte le infrazioni al regolamento di Crews, in cambio di una completa riabilitazione. Quando Reese comprende cosa significa essere emarginati, tra i due si instaura una certa complicità e incomincia ad aiutarlo insegnandogli ad usare tutto ciò che è tecnologico, visto che gli anni di prigione gli hanno impedito di tenersi aggiornato.
Crews lavora in coppia con la collega Dani Reese (Sarah Shahi), che non ha avuto altra scelta che affiancare il poliziotto più “strano” del dipartimento perché ha un passato di droga e proprio per questa macchia sulla carriera viene incoraggiata dal suo capo, il tenente Karen Davis (Robin Weigert), a riferirle tutte le infrazioni al regolamento di Crews, in cambio di una completa riabilitazione. Quando Reese comprende cosa significa essere emarginati, tra i due si instaura una certa complicità e incomincia ad aiutarlo insegnandogli ad usare tutto ciò che è tecnologico, visto che gli anni di prigione gli hanno impedito di tenersi aggiornato.
Dalla parte di Crews c’è Ted Early (interpretato “magnificamente”, nota Variety, da Adam Arkin, storico protagonista della serie "Chigaco Hope" dal 1994 al 2000), un ex consulente finanziario conosciuto in prigione dove ha scontato una condanna per insider-trading e che ora si occupa di gestire il lauto risarcimento dello Stato per gli anni trascorsi in carcere e vive in una stanza sopra il suo garage.
L’episodio pilota oscilla tra i flash-back delle interviste agli ex-colleghi di Crews durante il processo per omicidio alla nuova vita del detective nel dipartimento di Los Angeles. Un continuo andirivieni tra passato e presente che accompagnerà tutti gli episodi “senza mai perdere continuità e interesse alla maniera di serie come Lost e film come "Il fuggitivo” come sottolinea Variety.
Ed è sempre la Bibbia dello spettacolo USA a definire il detective Crews un “nuovo House per la naturalezza con cui riesce a mettere a disagio le persone che lo circondano” e un “moderno Conte di Monte Cristo alla ricerca del riscatto”. Infatti il suo ritorno in polizia ha un duplice significato, portare avanti la personale indagine su chi l’ha incastrato 12 anni prima e impegnarsi nel risolvere i casi più complicati per risparmiare ad altri innocenti il suo destino”. Proprio per questo motivo tiene appesi su una parete di casa tutti gli indizi che compongono un puzzle alla ricerca della verità.
E come afferma lapidaria l’avvocato Griffiths: “la sua fu una sentenza a vita, e la vita fu ciò che ebbe in cambio”. "Life" è una produzione Universal Media Studios. Rand Ravich è ideatore e produttore esecutivo. David Semel è il regista del pilot.
L’episodio pilota oscilla tra i flash-back delle interviste agli ex-colleghi di Crews durante il processo per omicidio alla nuova vita del detective nel dipartimento di Los Angeles. Un continuo andirivieni tra passato e presente che accompagnerà tutti gli episodi “senza mai perdere continuità e interesse alla maniera di serie come Lost e film come "Il fuggitivo” come sottolinea Variety.
Ed è sempre la Bibbia dello spettacolo USA a definire il detective Crews un “nuovo House per la naturalezza con cui riesce a mettere a disagio le persone che lo circondano” e un “moderno Conte di Monte Cristo alla ricerca del riscatto”. Infatti il suo ritorno in polizia ha un duplice significato, portare avanti la personale indagine su chi l’ha incastrato 12 anni prima e impegnarsi nel risolvere i casi più complicati per risparmiare ad altri innocenti il suo destino”. Proprio per questo motivo tiene appesi su una parete di casa tutti gli indizi che compongono un puzzle alla ricerca della verità.
E come afferma lapidaria l’avvocato Griffiths: “la sua fu una sentenza a vita, e la vita fu ciò che ebbe in cambio”. "Life" è una produzione Universal Media Studios. Rand Ravich è ideatore e produttore esecutivo. David Semel è il regista del pilot.
martedì 26 giugno 2007
NEWS - Spielberg ed Hanks di nuovo in guerra: firmano la serie "The Pacific"(ANSA) SYDNEY, 26 GIU - Il regista Steven Spielberg e l'attore Tom Hanks tornano insieme in una nuova epopea di guerra, la serie sulla seconda guerra mondiale "The Pacific", che cominceranno a girare il mese prossimo sul pittoresco sfondo delle foreste tropicali e delle spiagge dorate del nordest dell'Australia, dopo aver ricevuto l'approvazione finale dell'amministrazione locale di Port Douglas, in Queensland, vicino alla Grande barriera corallina. Prodotta dai due pesi massimi di Hollywood, (gia' insieme in "Salvate il soldato Ryan", "Prova a prendermi" e "The Terminal"), "The Pacific" racconta le vicende di tre marines durante la grande guerra. Conta sulla stessa squadra della serie best seller del 2001 "Band of Brothers" e su un budget pari a 84 milioni di euro. Le riprese in Queensland proseguiranno almeno fino a dicembre e nella cittadina di Mossman, a ovest di Port Douglas, alla popolazione di 2500 abitanti si aggiungeranno circa 400 componenti della troupe. Parte della serie sara' filmata a Melbourne e nel suo entroterra, ed il principale centro di produzione operera' presso i Central City Studios di Melbourne. Prima di approvare il progetto, il Comune di Port Douglas ha chiesto assicurazioni che le strade locali saranno migliorate per i veicoli della troupe e che il rumore sara' mantenuto al minimo, mentre l'Agenzia per la protezione dell'ambiente ha dato la sua approvazione alle misure offerte dalla societa' di produzione per proteggere l'ambiente locale.
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