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lunedì 7 ottobre 2019

NEWS - Alla fine, come previsto, ha vinto Netflix! Per non essere travolte, Sky e Mediaset costrette a allearsi: dal 9 ottobre la library un tempo solo on line visibile anche su Sky (frenate gli applausi: si paga come sul web!), mentre domani Mediaset annuncerà la co-produzione di contenuti con l'azienda di Los Gatos

News tratte da "Il Messaggero"+"Il Sole 24 ore"
Un'avvisaglia di tempesta, un'altra piccola scossa tellurica che precede lo sconvolgimento che sta per abbattersi nel mondo dell'intrattenimento. Sky e Netflix uniranno le forze convogliando i loro prodotti in un unico "aggregatore" di contenuti: «Annunciamo l'inserimento di Netflix nell'offerta di Sky Q perché aggregare è fondamentale - ha detto, dall'EY Digital Summit in corso a Capri, il responsabile di Sky Europe Andrea Zappia - di fronte a un'offerta gigantesca un aggregatore è importantissimo per semplificare la vita agli utenti». Come già accade in Inghilterra e Germania, un solo clic sulla app di Netflix dal decoder di Sky (da cui è già possibile accedere anche a YouTube, DAZN e Spotify) sarà sufficiente per accedere ai contenuti delle due piattaforme. Comodo per lo spettatore, se si considera che solo l'offerta di serie tv dai cosiddetti OTT (operatori come Amazon, Hulu e Netflix) nel 2018 è arrivata a circa 300 nuovi prodotti, di cui più della metà licenze originali Netflix. Saltare da un operatore all'altro, e navigare tra pacchetti e listini diversi, per il consumatore di streaming, nato in epoca post zapping, è un "fastidio" facilmente aggirabile aggregando. Ma la tattica messa in campo, più che per il consumatore, è pensata come una sorta di salvagente - o arma segreta - per i due giganti dell'entertainment minacciati dall'arrivò dei competitor Usa. Se da un lato Sky arricchisce il suo palinsesto, offrendo un nuovo servizio ed evitando una guerra di prezzi contro Netflix (capace di politiche molto aggressive), dall'altra Netflix si allea con un operatore capace di garantirgli ricavi sicuri.
Dal 9 ottobre i clienti Sky Q con Sky TV e Sky Famiglia potranno già sottoscrivere l'offerta al prezzo di €9,99 in più al mese nella fattura Sky. Per chi non ha ancora sottoscritto il pacchetto Sky Famiglia, aggiungere Intrattenimento plus costerà 15,39 €. L'offerta Intrattenimento plus sarà inoltre disponibile entro dicembre anche per tutti i nuovi clienti Sky, che potranno attivarla al momento dell'acquisto del proprio abbonamento Sky.
Chi ha già un abbonamento Netflix potrà decidere di sottoscrivere Intrattenimento plus, anche mantenendo il proprio profilo Netflix, per beneficiare dell'esperienza di visione di Sky Q e dei vantaggi di prezzo di questa offerta. Oppure potrà vedere Netflix direttamente attraverso l'app disponibile su Sky Q. L'offerta include il piano Netflix Standard (visione in HD e su 2 schermi in contemporanea, del valore di €11,99). I clienti Sky Q Platinum che già vedono Sky su tutte le Tv di casa, invece, allo stesso prezzo avranno il piano Netflix Premium (visione in 4K e su 4 schermi in contemporanea, del valore di €15,99). Prossimamente l'app Netflix sarà anche disponibile su Now Tv Smart Stick e Now Tv Box.
Un'alleanza che è segno dei tempi moderni, quelli in cui, pur di andare incontro alle nuove abitudini dello spettatore 2.0, si è disposti a rompere anche barriere e inimicizie un tempo insormontabili (vedi alla voce House of Cards, originale Netflix la cui licenza, prima che Netflix arrivasse in Italia, apparteneva proprio a Sky). Ma l'accordo tra Sky e Netflix è solo una delle mosse, e certo non l'unica, che le nuove piattaforme e gli operatori tradizionali stanno mettendo in campo in attesa dell'irruzione sui (piccoli) schermi di Apple, Google e Disney +, colossi assai aggressivi dalla disponibilità economica molto elevata.
Alleanze strategiche e joint venture come quella, da siglare ufficialmente martedì prossimo, tra Netflix e Mediaset. Ovvero il più grande accordo del genere in Italia, nato per affrontare la concorrenza futura e aumentare la redditività: sette film in coproduzione (e la probabile distribuzione della serie cult Stranger Things in chiaro) in cambio del lancio in anteprima su Netflix per un periodo di tempo terminato. Un'operazione fotocopia rispetto a quella che Mediaset ha già realizzato con Amazon, coproducendo la serie Made in Italy e concedendola in anteprima in streaming agli abbonati della piattaforma. «Con Netflix e Amazon abbiamo conversazioni e un buon rapporto», aveva detto a luglio Piersilvio Berlusconi. Con la guerra alle porte, e le corazzate in arrivo, i media sul campo si affidano al vecchio adagio: il nemico del mio nemico è sempre più il mio amico.

martedì 6 novembre 2018

NEWS - Ultima ora! Ufficiale: Mediaset ha ceduto Premium a Sky. Unico ostacolo adesso l'Antitrust sul pericolo monopolio 
News tratta da "Il Sole 24 ore"
Mediaset esercita l'opzione put, di cessione a Sky della società R2: la vendita della "piattaforma" su cui gira Premium. L'ufficialità, a quanto risulta al Sole 24 Ore, c'è stata nella giornata di ieri, con una comunicazione fra le società che dà così il via a tutto il processo per la cessione di ciò che Mediaset ha già inserito nel veicolo societario R2, controllato al 100% e quindi l'infrastruttura su cui poggia il tutto. Come l'ad di Mediaset PierSilvio Berlusconi ha voluto didascalicamente precisare ai suoi stessi manager in un incontro di metà ottobre, non è Premium che sarà venduta a Sky, ma un perimetro in cui rientrano circa 130 contratti di lavoro subordinato; il contratto con Nagravision che è la società che fornisce a Premium software e hardware per il criptaggio del segnale televisivo utile all'attività pay e poi tutta la parte "operation". ll tutto previsto all'interno di un accordo complessivo, siglato a marzo che ha portato i canali di cinema e serie Premium visibili sulla piattaforma Sky, con i canali free di Mediaset che lo diventeranno da gennaio 2019 e Sky a lanciare la sua offerta sul digitale terrestre. Ora, con un outsourcing agreement Sky passerà a ospitare l'offerta pay di Premium. Ma per questo sarà necessario il closing e l'ok incondizionato dell'Antitrust, senza il quale Sky potrebbe fare marcia indietro. Quindi Mediaset in un tempo congruo potrebbe comunque decidere di chiudere l'attività pay. Con l'esercizio dell'opzione put adesso parte l'attività di notifica all'Antitrust e all'Agcom. Intanto ieri è stato il giorno della visita del numero uno di Comcast nel quartier generale di Sky a Milano. L'ad del colosso Usa di broadband e contenuti - possiede anche Nbc Universal- ha parlato davanti ai dipendenti insieme con il ceo di Sky Plc Jeremy Darroch, il ceo di Nbc Universal e Senior Evp Comcast, Steve Burke, e il ceo di Sky Italia Andrea Zappia. Un incontro, quello di ieri, frutto di un'operazione fortemente voluta, ha detto Brian Roberts, perché «Murdoch voleva dare Sky alla Disney». C'è anche chi, come Berenberg, in un report prevede che nulla da ora in avanti sia da dare perscontato nei rapporti fra Disney e Sky su film e serie. L'unione di Comcast con una realtà consolidata come quella di Sky, è stato definito da Roberts come «un punto di partenza sul mercato europeo» in una direttriche in cui broadband e contenuti viaggeranno insieme per creare valore. Nel primo caso c'è l'accordo con Open Fiber che permetterà di muoversi da subito. Sul secondo versante c'è il plus di Sky che continuerà a essere centrale. E con ampia autonomia. «Nessun manager - ha chiosato - può conoscere il Paese meglio di un manager di quel Paese».

lunedì 10 settembre 2018

NEWS - Un fulmine a Sky sereno. Andrea Scrosati, il Tom Ford della comunica/programma-zione di Sky, lascia l'azienda
Sky Italia comunica che alla fine di ottobre Andrea Scrosati lascerà l’azienda per intraprendere una nuova avventura professionale dopo 11 anni di collaborazione con Sky Italia. Nelle prossime settimane verrà invece comunicato il nuovo responsabile della Direzione dei programmi. L’Amministratore Delegato di Sky Italia, Andrea Zappia, ha dichiarato: “Andrea è stato, nei suoi anni trascorsi in Sky, uno degli executive più importanti nella crescita della nostra azienda ed un collega di grandissimo valore. Andrea ha dato un’impronta vincente ai nostri programmi di intrattenimento e cinema e supportato la crescita e la trasformazione di Sky TG24, definendo un mondo di contenuti televisivi solo nostro e, per questo, unico, distintivo e di grande successo. Oggi siamo più attrezzati che mai per offrire ai nostri clienti programmi e innovazione sempre migliori e far crescere la nostra azienda. Andrea lascia un team di grande qualità, che sono sicuro affronterà il futuro con la stessa passione ed energia innovativa che hanno caratterizzato il suo modo di lavorare, e che ha sempre trasmesso a tutte le persone con cui ha collaborato. Sono certo che questa sua eredità continuerà a garantire la forza dei nostri programmi.Vorrei ringraziare personalmente Andrea per quanto ha fatto in Sky. A lui va il mio più caloroso in bocca al lupo, nella certezza che saprà aprire un nuovo capitolo di successo della sua vita professionale.” “La mia esperienza in Sky è stata la più importante della mia carriera – ha dichiarato Andrea Scrosati - E’ stata anche una straordinaria esperienza personale, nel corso della quale ho avuto la possibilità di sperimentare e assumere dei rischi che nessuna altra Azienda mi avrebbe mai permesso. Per questo voglio ringraziare i vertici aziendali e tutto l’eccezionale team con cui ho avuto la fortuna di lavorare, grazie ai quali nessuna delle cose fatte in questi anni sarebbe stata possibile. Sky oggi è in una condizione molto forte e con davanti a sé straordinarie opportunità che continuerò a seguire con l’attenzione e l’emozione di sempre. Ho deciso però che era giunto il momento di rimettermi in gioco, anche personalmente per coltivare nuove idee in un nuovo progetto professionale“. Andrea Scrosati manterrà il ruolo di Presidente di Vision Distribution, la società di distribuzione cinematografica fondata da Sky.

giovedì 7 giugno 2018

NEWS - Diamo i numeri! Da questa settimana i canali Premium di serie tv visibili anche su Sky: ecco la nuova numerazione (un pò a cazzo...)
Dal 4 giugno gli abbonati alla offerta satellitare di Sky trovano molte novità nella numerazione dei loro canali. Arrivano, infatti, i quattro canali di serie tv di Mediaset Premium, che vanno quindi ad aggiungersi ai cinque canali Premium di cinema già presenti da alcune settimane nell'offerta Sky cinema. Alla posizione 118 sbarcherà Premium Crime, al 122 Premium Stories, al 123 Joi e al 125 Premium Action. La novità dei canali Premium ha dato ai manager di Sky guidati dall'amministratore delegato Andrea Zappia l'occasione per un ripensamento generale delle numerazioni dal 118 in poi: Crime+Investigation, che al momento è al 118, slitterà al 119, al posto di Blaze che invece scivola al 124, sostituendo Comedy Central che arretra al 128, spingendo Fox Comedy al 137. Come si vede, si determinano notevoli effetti a catena, con editori felici e altri un po' più scontenti. Al 129, dal prossimo 4 giugno, ecco Comedy central +1, che va a occupare la posizione di Lei, facendolo slittare al 138. Perciò il canale di Rcs, che insieme all'altro canale Dove di Rizzoli dovrebbe uscire definitivamente dal bouquet di Sky, per ora rimane nella offerta pay satellitare. Al 130 ci sarà Mtv, al posto di Lei+1. Ed Mtv libererà la posizione 133, dove sarà promosso Man-ga, che adesso invece è al 149. Infine, Laeffe avanzerà al 135 (ora è al 139) e Classica al 136 (dal 138). Chiara la posizione di Sky in tema di piattaforma disponibile per altri editori: i canali televisivi devono essere in esclusiva Sky (un po' come fanno, ad esempio, Fox, V acom o Feltrinelli) e, ovviamente, editorialmente interessanti per poter ambire a posizioni privilegiate e a remunerazioni annue milionarie. Altrimenti, la piattaforma è disponibile sì, ma senza la possibilità per gli editori di ottenere fee da Sky. O, in alcuni casi, come piuttosto spesso accaduto negli ultimi anni, non è più disponibile. Nuove rivoluzioni ci saranno verso la fine del 2018, quando nel bouquet di Sky torneranno pure Rete 4 al 104, Canale 5 al 105 e Italia Uno al 106. Posizioni attualmente occupate da Rai 4, Sky Uno e Sky Sport Mix.

sabato 31 marzo 2018

NEWS - Clamorosissimo al Cibalissimo! Sky si pappa (e ciccia) anche Premium! Dopo l'accordo per vedere Netflix, da giugno sulla piattaforma si potranno vedere tutte le serie della pay tv del Biscione senza costi aggiuntivi (è l'ars soprav-vivendi, bellezza!)
Sky Italia e Mediaset/Rti hanno siglato un duplice accordo commerciale che porta molti benefici agli abbonati Sky attuali e che consente ai telespettatori italiani di avere un’offerta Sky anche sul Digitale Terrestre. Grazie a un primo accordo relativo ai contenuti, 5 canali di cinema e 4 canali di serie tv attualmente disponibili solo su Mediaset Premium, saranno visibili a tutti gli abbonati Sky via satellite senza nessun costo aggiuntivo. Inoltre, tutti i film e le serie tv disponibili on demand andranno ad arricchire la library di contenuti a disposizione delle oltre 3,1 milioni di famiglie abbonate che accedono per scaricare e vedere i loro programmi preferiti quando e dove vogliono. 
Gli abbonati Sky al pacchetto Cinema vedranno quindi - in aggiunta ai 12 canali HD targati Sky che già offrono una prima visione al giorno, film campioni di incasso e le migliori pellicole italiane – Premium Cinema e Premium Cinema +24, con ancora più anteprime e blockbuster hollywoodiani, Premium Cinema Energy, dedicato al cinema d’azione, al brivido e all’horror, Premium Cinema Emotion, con le commedie romantiche e le storie più emozionanti, Premium Cinema Comedy, interamente dedicato alla commedia e al divertimento, dai cult italiani ai film comici di maggior successo. Tutti insieme, questi canali programmano ogni anno mediamente oltre 1.400 differenti titoli cinematografici tra cui blockbuster del calibro di Wonder Woman, Dunkirk, L'ora più Buia, Cinquanta Sfumature Di Rosso, Justice League, It, L’uomo di Neve.
Gli abbonati Sky al pacchetto Sky Famiglia, potranno quindi vedere il canale Premium Action, dedicato alle serie d’azione, ai supereroi, al fantasy e al sci-fi, Premium Crime, il canale delle serie poliziesche e legal, Premium Joi con le grandi storie, che spaziano dal medical, al romance, ai drama familiari e Premium Stories, dedicato alle serie comedy, sitcom e alle commedie di ogni genere. Questi canali vanno a rafforzare un’offerta già ricchissima che va da Sky Uno a Fox, da Sky Atlantic a National Geographic.
Alle apprezzatissime produzioni originali Sky - come Gomorra - La serie, The Young Pope, Babylon Berlin, Britannia, o l’atteso Il Miracolo di Niccolò Ammaniti – e alle serie tv internazionali trasmesse anche in contemporanea con gli Stati Uniti prodotte da HBO, Disney e Fox - come Westworld, Il Trono di Spade, Grey’s Anatomy, The Walking Dead, Billions, Trust - si aggiungeranno titoli del calibro di Gotham, Chicago Fire, Supergirl, Suits e Mr Robot.
Questa offerta di contenuti di pregio senza precedenti si combinerà con la qualità dell’esperienza di visione che da sempre offre Sky, oggi più forte che mai grazie a Sky Q.
Sulla base di un secondo accordo commerciale relativo alla distribuzione di contenuti sulla piattaforma digitale terrestre, Sky Italia affitterà banda sui multiplex gestiti dalla società Ei Towers del Gruppo Mediaset, per distribuire direttamente una sua offerta a pagamento pensata appositamente per il digitale terrestre.
A partire dal 1° giugno 2018, grazie alla capacità trasmissiva messa a disposizione dal gruppo Mediaset, Sky creerà una sua offerta televisiva a pagamento in digitale terrestre che combinerà una selezione dei canali Sky e Fox con i 9 canali targati Mediaset, 5 di cinema e 4 di serie tv, che contemporaneamente andranno ad arricchire l’offerta via satellite. A questo pacchetto di canali di cinema, serie tv e intrattenimento, si potrà aggiungere anche un altro pacchetto dedicato allo sport che includerà una selezione dei grandi eventi sportivi di Sky, anche in Alta Definizione. 
Grazie a questa offerta da giugno avere Sky sarà più facile e saranno i clienti a scegliere come riceverlo, via Satellite, Internet o Digitale Terrestre. 
Ulteriori dettagli relativi a questa offerta Sky dedicata al digitale terrestre verranno resi noti in prossimità del suo lancio commerciale.
Andrea Zappia, Amministratore Delegato di Sky Italia ha dichiarato: “L’accordo strategico siglato oggi da Sky e Mediaset è ricco di buone notizie per gli amanti della televisione. Gli abbonati Sky troveranno entro l’estate inclusi nei loro abbonamenti e senza costi aggiuntivi, l’intera offerta di canali Cinema e Serie Tv di Premium, tutti in HD. Sarà quasi come avere due offerte PayTv al prezzo di una. Dopo il lancio di Sky Q e l’annuncio della partnership con Netflix, questo accordo conferma la determinazione di Sky di offrire la miglior esperienza televisiva possibile agli italiani. L’altra ottima notizia è per chi invece non è ancora cliente Sky. Grazie a questa nuova partnership, infatti offriremo ancora più libertà di scelta a coloro che vogliano accedere alla PayTV, lanciando a giugno una offerta pensata per il digitale terrestre. Portare nelle case dei nostri abbonati un’esperienza televisiva ancora più ricca e completa, lasciando loro la libertà di scegliere come riceverla, è motivo di grande soddisfazione. Ed è proprio i nostri clienti che vorrei ringraziare. Con la loro fiducia ci stimolano a migliorare ogni giorno il nostro servizio”.

lunedì 5 settembre 2016

NEWS - Fermi tutti! Il vero nemico di Netflix è...la D'Urso! La creatura di Reed Hastings ha il fiato corto, come le altre pay tv, per colpa della tv generalista (100 canali solo in Italia!). Nuove strategie per sopravvivere: telefonia o morte...

Articolo tratto da "Corriere Economia"
Non è bastato a Vincent Bolloré quel 14,35% per convincere gli altri azionisti di Vivendi che l'affaire Mediaset Premium fosse una buona idea. Tra accuse, lettere, e tribunali la querelle tra le due società ha tenuto banco per tutta l'estate e le conseguenze, soprattutto per il gruppo francese, ancora non sono chiare. Una questione pert) è emersa con forza: in questo Paese non cë posto per due pay tv. Del resto ad accendere la miccia nell'anomalo mondo televisivo italiano ci aveva già pensato Reed Hastings quando a ottobre era arrivato in Italia con la sua creatura. Netflix, mitologica entità «on demand» che prometteva di scardinare il sistema gerarchico dei media, ma che, dati alla mano sta facendo fatica. Per lo meno sul mercato italiano. Non bisogna dimenticare, tra l'altro, che nelle intenzioni di Bolloré c'era l'ambizioso progetto di investire in contenuti per costruire un gruppo media Sud europeo, con partner chiave delle telecomunicazioni per creare una piattaforma di contenuti video on demand simile a Netflix. Dati ufficiali per quanto riguarda gli utenti Netlix nel nostro Paese non ci sono: voci di mercato parlano di 250/300 mila unità, anche se, proprio per il business di Netflix, è difficile arrivare a una cifra univoca. Dipende, banalmente, da cosa propone di mese in mese il portfolio a livello di film e (soprattutto) di serie.

Con questi numeri è difficile che i «big» si sentano minacciati. In Italia come in Francia, dove Netflix è arrivato nel 2014, un anno prima rispetto a noi, e dove non riesce a spostarsi dai 750 mila utenti. Oltralpe il gruppo di Hastings è in perdita, al punto che ha deciso di chiudere i propri uffici e spostare le attività in toto ad Amsterdam. E in Francia non sta brillando nemmeno Canal Plus, la pay tv di Vivendi. Dopo un semestre finanziariamente difficile, con un risultato operativo negativo per oltre 100 milioni, il gruppo ha annunciato un taglio dei costi, da 300 milioni da qui al 2018 per le attività francesi del gruppo. Non solo. Lo scorso giugno l'antitrust francese ha bloccato l'accordo con la qatariota BeIn Sports, un brutto colpo per Vincent Bolloré, che aveva puntato molto su un accordo con la società del Qatar per far tomare a crescere i conti di Canal Plus. Senza dimenticare che a luglio Vivendi ha annunciato la chiusura di Watchever, il servizio di streaming attivo in Germania e controllato dal gruppo francese. Una decisione motivata senza dubbio dai numeri bassi della piattaforma svod, ma che stupisce proprio per la volontà di Bolloré di creare il super polo europeo «anti Netflix». Per quanto sia stato poco fair, il «corsaro» Bolloré (definizione del premier francese Hollande, «senza ira e senza malizia», avrebbe detto Tacito) ha capito che l'unica soluzione per la tv, in Francia come in Italia, è quella di concentrare il business, diversificando i canali, per quanto
paradossale possa sembrare. Ecco perché ora starebbe puntando, dopo l'alleanza con Orange siglata a fine luglio, su una collaborazione con Free, l'operatore tic del gruppo Iliad di Xavier Niel (che dovrebbe arrivare anche in Italia in caso di fusione Wind-3) per puntare su una strategia di moltiplicazione dei canali di distribuzione che sembra scelta dal management della pay-tv francese per salvare le proprie sorti. Anche in Italia gli operatori di telefonia, che per il momento non si sono mai messi in gioco, avranno un ruolo importante e da non sottovalutare nel cambiamento del mercato pay. La Spagna ha vissuto il caso di Telefonica, l'operatore spagnolo che aveva fondato Via Digital, poi diventata Canal dopo la fusione nel 2003 con Canal Satélite Digital. Vittorio Colao, numero uno di Vodafone nel 2014 ha acquisito, per 7,2 miliardi, Ono, operatore via cavo spagnolo, scegliendo di puntare sull'integrazione dei servizi mobili con l'offerta a banda larga fissa e pay tv del provider iberico. Per il momento il vero nemico della pay made in Italy è la tv generalista. Data per morta in realtà è quella che appare più in salute. A fronte dei 55 canali gratis nel Regno Unito, dei 35 in Spagna e dei 28 in Francia (per la Germania il conteggio è più complesso con canali satellitari in chiaro a livello nazionale e regionale), l'Italia conta circa un centinaio di canali. Pay contro free.
Secondo Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratore delegato di Mediaset, «la tv generalista è quella del futuro». Come dargli torto? Dal suo punto di vista, visti i numeri tra audience e incassi, è così: il Biscione difende tranquillamente il proprio dominio sul telecomando, forte di una programmazione vicina al «nazionalpopolare» che attira più pubblicità dei concorrenti. Lo stesso vale per Sky Italia che ha visto negli ultimi mesi una crescita sensibile di audience e incassi pubblicitari anche grazie alla tv in chiaro posizionata sul tasto 8, acquisita a fine luglio del 2015. Del resto il gruppo guidato da Zappia ha deciso da tempo di puntare sui contenuti, sia pay sia in chiaro, unico vero ago della bilancia che decide le sorti dei media, con 40 milioni di euro investiti in nuove produzioni (contro i 5 miliardi previsti da Netflix). Ma dalla sua Sky non sconta i 690 milioni spesi, invece, da Mediaset Premium per i diritti della Champions Leauge. Diritti che non hanno mai fatto lievitare il numero degli abbonati.

lunedì 25 luglio 2016

NEWS - Clamoroso al Cibali! Sky perderà il 36% di valore nei prossimi 5 anni, la concorrenza della neonata Vivendi-Premium e Netflix destinata a erodere quote di mercato

Articolo di Claudio Plazzotta su "Italia Oggi"
Bank of America Merrill Lynch ha prodotto un interessante report sul mondo Sky plc, con attenzione al mercato britannico, tedesco e italiano. Il tutto confezionando il documento con una certa creatività, come una serie tv all'interno di un Box set di Sky, con tanto di «prima stagione», 13 episodi (all'Italia è dedicato il 13esimo), gran finale ed «episodio bonus». Eloquente il titolo affibbiato alla serie: The boiling frog, ovvero la rana in bollitura, che fa riferimento a una situazione in cui piccoli cambiamenti (come quelli cui è sottoposta una rana immersa in acqua tiepida in una pentola sul fuoco) possono però portare gradualmente a una situazione di crisi (nel caso della rana, alla bollitura e di conseguenza alla morte). Per la banca d'affari, quindi, il gruppo Sky, in Europa, si troverebbe in un contesto di lento declino, magari impercettibile ma inesorabile, e destinato a erodere drasticamente le quote di mercato e i margini. Quanto all'Italia, è presto detto: per Merrill Lynch la società guidata dall'amministratore delegato Andrea Zappia perderà il 36% del valore nei prossimi cinque anni, passando da 2,5 miliardi di sterline del 2014 (importo versato a Fox da Sky per l'acquisto di Sky Italia) a 1,6 mld nel 2020. I motivi di questo deprezzamento sono molti. Di sicuro il mercato degli abbonati alla pay tv in senso largo crescerà in Italia, passando dai circa 7 milioni di clienti nel 2016 ai 9,5 milioni del 2020. Cambierà, però, la composizione: se nel 2016, in base alle stime di Merrill Lynch, ci sono 4,775 mln di abbonati Sky, 2,255 mln di abbonati Mediaset Premium (escluse le pre-pagate) e 182 mila abbonati ad altre offerte, nel 2020 gli abbonati di Sky cresceranno a 5,164 milioni, ma soprattutto grazie alle offerte di Now Tv (la pay tv in streaming), quelli di Mediaset Premium a 3,240 milioni e gli «altri» esploderanno a 1,386 milioni. In sostanza tutta la crescita sarà intercettata dalle offerte di pay tv in streaming, un modello di business che, secondo la banca d'affari, rappresenta il futuro della cosiddetta tv a pagamento. Il miglioramento delle infrastrutture di rete, banda larga, fibra in Italia ha infatti rimosso le barriere all'ingresso per tanti soggetti. E Sky, dice il report, dovrà confrontarsi con nuovi competitor: sia Discovery, sia le offerte in Ott come Netflix o Vivendi-Mediaset. E, in particolare, queste offerte hanno «business models più efficienti poiché lavorano in stretta sinergia con le Telco. Vivendi sta per acquisire Mediaset Premium, che era un competitor debole per Sky Italia. Ma con Vivendi diventerà probabilmente un competitor molto più forte, con vantaggi nella distribuzione, nei contenuti, nel marketing, facendo forte leva sulla base di clienti di Telecom Italia», di cui Vivendi è il principale azionista. L'ingresso di Vivendi nel mercato della pay tv in Italia determinerà «per Sky una quota di mercato più bassa e costi più alti per l'acquisto dei diritti tv». In effetti, secondo le analisi di Bank of America Merrill Lynch, la quota di mercato di Sky Italia passerà dal 70% del 2014, al 68% del 2016, fino al 54% del 2020, mentre Mediaset Premium salirà dal 32% del 2016 al 34% del 2020. Concentrandoci su Sky, gli abbonati tv alle offerte non sportive resteranno stabili: 1,125 milioni nel 2016 come nel 2020. Quelli alle offerte sportive, invece, caleranno dell'1,4% passando da 3,5 milioni del 2016 a 3,449 milioni del 2020. Il boom ci sarà, invece, per gli abbonati a Now Tv: dai 150 mila del 2016 ai 590 mila del 2020.Non ci sarà un grande sviluppo dei ricavi pubblicitari di Sky Italia, che secondo Merrill Lynch rimarranno piatti: 234 milioni di euro nel 2016 come nel 2020. Per determinare la crescita, quindi, Sky dovrà lavorare su due fronti: spingere su Now Tv, che passerà dai 17 min di ricavi 2016 ai 79 milioni del 2020; aumentare i prezzi degli abbonamenti, in particolar modo per i pacchetti dello sport. L'arpu (ricavi medi mensili per abbonato) tra il 2016 e il 2020 salirà infatti da 35 a 37 euro per le offerte non sportive, da 45 a 50 euro per quelle sportive, e da 11 a 13 euro per Now tv. Con queste dinamiche, si potrà affrontare bene anche il probabile aumento dei costi per l'acquisto dei diritti sportivi in tv. Merrill Lynch prevede che i costi Sky per la Serie A di calcio passeranno dagli attuali 572 milioni all'anno a 681 min ( 19%), e quelli della Formula Uno da 77 a 100 min ( 30%). E così anche l'ebit di Sky Italia verrà tutelato: 72 milioni di euro nel 2016, e poi 115 nel 2017, e, ancora 121 milioni nel 2018, fino ai 146 milioni del 2020.

lunedì 25 gennaio 2016

NEWS - Mistero Netflix! Nessun dato sugli abbonati in Italia. Boom della concorrenza: Infinity+Sky on demand in crescita dopo il lancio 3 mesi fa. "Il pubblico italiano si aspettava di più, nessuna rivoluzione!"
Articolo tratto da "Il Foglio"
Per sapere come sta andando Netflix in Italia a tre mesi dal suo lancio in grande stile, l’unico numero che conta è 4,04 milioni. Sono i nuovi abbonati che la società di streaming americana ha aggiunto sul mercato internazionale negli ultimi tre mesi del 2015. Il dato è stato annunciato dal ceo Reed Hastings martedì sera durante la presentazione a Wall Street dell’ultima trimestrale dell’anno, e ha superato di molto le attese degli analisti (il dato americano invece è stato più debole del previsto). Tra questi 4 milioni ci sono tutti gli abbonati in Italia, ma anche quelli di Spagna e Portogallo: sono questi i tre paesi in cui Netflix ha esordito a ottobre (senza contare l’approdo di settembre in Giappone), e da cui presumibilmente viene il grosso della crescita internazionale. Ma più di così la società non si sbottona. Netflix ha una policy strettissima e guardinga sui suoi numeri, e non fornisce dati scomposti o appigli per indagini più approfondite. Il numero dei nuovi abbonamenti in Italia è segreto, compattato in quello più ampio ed eccellente del mercato internazionale. E dunque alla domanda: come va Netflix in Italia?, tutto quello che si può fare è aggrapparsi alle parole di Joris Evers, vicepresidente della società e capo della comunicazione per l’Europa, l’Africa e il medio oriente, che attraverso un portavoce fa sapere al Foglio che “a distanza di 3 mesi dal lancio del servizio in Italia, siamo davvero molto felici dei risultati che abbiamo raggiunto”. Per misurare l’impatto di Netflix, dunque, bisogna rivolgersi altrove. Il dato aneddotico è che Netflix in Italia sia meno presente nel dibattito pubblico e sui media di quanto non lo sia in America. Se al di là dell’Atlantico è un disruptor vorace che minaccia i grandi network e a Wall Street è stato il miglior performer del listino tecnologico Nasdaq nel 2015, in Italia è un player tra molti in un mercato ancora considerato di nicchia e non pericoloso per la tv tradizionale. E mentre la società americana non svela i suoi numeri, i concorrenti locali si mostrano tutt’altro che intimoriti dalla rivoluzione e anzi, giudicano l’impatto del temuto disruptor quasi come un toccasana. “Siamo contenti di avere compagnia”, dice al Foglio Chiara Tosato, responsabile di Infinity, il servizio on demand lanciato nel 2013 da Mediaset che per caratteristiche si configura come un competitor diretto di Netflix. “Per noi l’arrivo di Netflix è stato positivo, ci ha aiutato a far conoscere al grande pubblico questo mercato e ci ha aiutato a combattere la pirateria. La nostra offerta di contenuti è complementare rispetto a quella di Netflix, non c’è rivalità”. “Netflix non impensierisce i player tradizionali”, continua Tosato, e nemmeno la concorrenza diretta: “Dal lancio di Netflix in poi noi abbiamo visto risultati molto soddisfacenti per Infinity, oltre le aspettative, sia in termini di volumi di utenza sia di abbonamenti”. Sky Italia, altro concorrente di peso, ufficialmente non si esprime sul tema e si rifà alle paro- le dell’ad Andrea Zappia in occasione del lancio di Netflix (parole dure: “E’ un po’ vecchiottino in Italia”; “di certo non è una rivoluzione, né ci preoccupa”), ma dall’interno dell’azienda fanno notare che gli utenti di Sky online, il servizio in diretta concorrenza, sono cresciuti di molto – a partire da maggio 2015: questa data coincide con il lancio di Tv Box, prodotto che integra tv e digitale, ma si sovrappone in gran parte al periodo di attività di Netflix. Insomma, Netflix ha consentito il boom della concorrenza, o quasi, e per ora la sua rivoluzione in Italia è stata quella di puntare un faro su un mercato ancora tutto da sviluppare. Ma quindi come va Netflix in Italia? “Di sicuro c’è stato apprezzamento, ma leggo sui media che c’è stata una certa delusione sul fronte dei contenuti”, conclude Tosato. “Il pubblico italiano si aspettava più cinema, ha un’affinità piuttosto bassa con Netflix”. Sta alla compagnia americana dimostrare il contrario.

lunedì 21 dicembre 2015

NEWS - Netflix, nessuna rivoluzione nella tv italiana per ora (finchè è gratis): anzi, la concorrente Infinity aumenta gli abbonati. Per Sky sul tasto 8 al posto di MTV dati poco incoraggianti

Articolo di Maria Elena Zanini per il "Corriere Economia"
Streaming, on demand, pay, tradizionale...L’offerta televisiva italiana è un unicum nel panorama europeo, per numero di canali e di tv in grado di offrire un servizio che si sta sempre più orientando alla creazione di un portafoglio personalizzato per ciascun utente. Dallo sport alle serie ai film, per ogni ambito ci sono piattaforme ad hoc, cui si è aggiunta a ottobre anche Netflix con il suo ricco palinsesto che, per il momento, non ha inciso più di tanto. Le emittenti nostrane , ben prima dello sbarco della concorrente, si erano attrezzate per assorbire il colpo tant’è che i due prodotti di punta della tv on line, che produce e distribuisce i propri contenuti, erano già stati acquistati da tempo da Sky (House of Cards) e da Mediaset (Orange is the new black). Uno a uno palla al centro dunque. Il problema, se un problema in effetti c’è, per adesso è rimandato. Più che sull’online, la sfida delle tv per l’anno prossimo rischia di spostarsi in un campo decisamente più tradizionale: quello della pubblicità e dei diritti tv. Negli ultimi mesi è successa una piccola rivoluzione sui tasti 8 e 9 del telecomando. Ad agosto Sky è riuscita a conquistare Mtv (mettendo sul piatto circa 100 milioni), canale storicamente legato a un pubblico giovane e soprattutto appetibile sul piano commerciale. I primi dati Auditel non sono incoraggianti per la pay tv guidata in Italia da Andrea Zappia: lo sharing di settembre non ha premiato le scelte fatte per il palinsesto (molto sport, forse troppo), ma per Sky riuscire a piazzarsi nei primi nove tasti del telecomando è un’ottima opportunità. E con questa acquisizione, si può dire chiuso il percorso che negli ultimi anni l’ha progressivamente portata a uscire dal recinto della pay tv satellitare per diventare una media company presente su tutte le piattaforme con modelli di business differenti. Anche il tasto 9 ha cambiato proprietario: a gennaio Discovery Italia, guidata da Marinella Soldi, ha acquisito dal Gruppo Editoriale l’Espresso la società All Music, editore di Deejay Tv, canale neo-generalista su cui il network sta sperimentando una serie di nuove produzioni originali per lo più documentaristiche. Per il momento l’8 e il 9 sono ancora canali in cerca di una loro identità, ma rischiano di rosicchiare quote di mercato, nel lungo termine, a Rai, Mediaset e La7, il gruppo editoriale di Urbano Cairo che è riuscito, secondo le ultime dichiarazioni, a compensare le perdite di oltre il 10% registrate nei primi nove mesi dell’anno, grazie alla crescita del 10% della raccolta pubblicitaria di dicembre. Chi è in cerca di conferme per il prossimo anno è Mediaset, il cui core business, la tv generalista, è in continua crescita, affiancata dai due canali tematici, Iris e Top Crime. I canali in chiaro di Pier Silvio Berlusconi, su cui Vivendi ha puntato gli occhi da tempo, faranno ancora la parte del leone per quanto riguarda ascolti e introiti pubblicitari. Mediaset punta forte su Infinity. Ma per capire meglio il trend dell’intero settore dell’«online» si dovrà aspettare l’anno prossimo, quando sarà passato l’effetto Netflix che fino a ora è stato messo a disposizione gratuitamente. Per il momento sembra che l’arrivo della tv online americana abbia addirittura aumentato gli utenti della piattaforma Mediaset. Per quanto riguarda la parte pay con Mediaset Premium, raggiunto il target prefissato dei quasi due milioni di abbonati per il 2015, l’obiettivo del 2016 sarà quello di incrementare i numeri, puntando soprattutto sulla Champions League che s arà protagonista, con tutte le variabili del caso, dei primi sei mesi dell’anno. Mediaset si è aggiudicata i diritti per i prossimi tre anni e il 2016 sarà un anno importante per capire l’andamento degli abbonamenti. Non bisogna dimenticare che l’anno in cui Sky si era aggiudicata in esclusiva i diritti della Champions, la pay tv non aveva registrato un aumento delle sottoscrizioni. Un discorso a parte merita la Rai, ancora in attesa del voto finale del Senato sulla riforma, che arriverà presumibilmente nel corso della settimana. A dare linfa alle casse della tv di Stato per il prossimo piano industriale, s econdo le comunicazioni del direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, saranno il recupero dell’evasione per il canone (in bolletta dal prossimo luglio) e gli eventi, eventi sportivi e spot, i punti chiave del 2016 sportivi che caratterizzeranno la prossima primavera-estate. Nelle casse della Rai dovrebbero arrivare gli introiti legati al mercato pubblicitario degli Europei in Francia a giugno-luglio (anche se ancora non c'è nulla di definitivo) e quelli delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, dal 5 al 21 agosto, già in casa Rai.

giovedì 9 luglio 2015

NEWS - Achtung, controffensiva Sky a Netflix! La banda (larga) di Murdoch erge barricate e rafforza le truppe capitanate da Frank Underwood. Alleanza con Mediaset Premium?

Articolo di Federico De Rosa per il "Corriere Economia"
Grandi manovre a Santa Giulia, periferia milanese, quartier generale di Sky in Italia. L'arrivo entro fine anno di Netflix ha fatto accelerare lo sviluppo dei piani di contrattacco. Anche perché, nel frattempo, Vivendi è divenuta la prima azionista di Telecom Italia. La mappa dei nuovi manager e le possibili alleanze con Mediaset. Chissà se Rupert Murdoch ha mai sentito la massima latina «se vuoi la pace prepara la guerra». Di certo la conosce Andrea Zappia, il ceo di Sky e plenipotenziario in Italia del tycoon australiano, che ha iniziato le grandi manovre in vista di un autunno che si annuncia rovente per il mercato italiano dei media. Non solo per l'avanzata di Vivendi in Telecom Italia, con tutto ciò che secondo gli analisti potrebbe comportare mettere insieme banda larga e contenuti tv, o l'arrivo di Netflix. Il fronte è mobile e la geometria più che mai variabile. Mediaset, per esempio, l'avversario di sempre nonché unico competitor di Sky con Premium nella pay-tv , potrebbe ritrovarsi all'improvviso alleato.
Quello che sta avvenendo attorno a Cologno è un esempio perfetto della strategia che minacciando la guerra può portare alla pace. Da un lato, infatti, c'è la mossa a sorpresa di Murdoch che all'inizio di giugno ha varcato il portone di Villa San Martino per parlare di persona con Silvio Berlusconi e trovare un entente cordiale in vista dell'affollamento autunnale (l'arrivo di Netflix su tutte), nonché la via a un possibile matrimonio tra i due broadcaster, mentre nelle retrovie Zappia sta disponendo le truppe per conquistare con Sky una posizione centrale.
È una manovra a tutto tondo quella del ceo di Sky Italia, che abbraccia tv in chiaro, pay , Internet e canali «dedicati». La mossa più recente, la trattativa con Viacom per comprare Mtv, più che ai contenuti mira a conquistare il prezioso tasto «8» del telecomando. La trattativa è in corso ma è complessa. Sul tasto «8» pende da tempo una querelle giudiziaria che vede Telenorba recriminare quella posizione e il 2 luglio è attesa una pronuncia del Consiglio di Stato. Nella proposta a Viacom, Zappia ha inserito per questo motivo diverse condizioni sospensive. Se andasse a buon fine Sky avrebbe incastrato un tassello importante della sua strategia di avanzamento sulla tv free .
L'altro fronte caldo è quello della tv online , dove l'alleanza con Telecom ha portato alla prima vera offerta «quad-player» e, per Murdoch, un'ulteriore piattaforma di distribuzione dei contenuti. Che ora sono disponibili, insieme a molti altri come Vimeo o Spotify, via Internet anche attraverso SkyOnline Tv Box, realizzato dal leader mondiale dell' hardware per lo streaming Roku, giocando d'anticipo sui futuri concorrenti come Netflix. Della sfida alla «content tv» americana si occuperà Paolo Lorenzoni, già capo del marketing di Discovery e poi di Current Tv, il canale fondato da Al Gore, nominato la scorsa settimana responsabile dei new media . Una posizione chiave sul fronte dell'offerta di nuovi contenuti, come lo è quella di Remo Tebaldi, responsabile di Sky branded channel (Sky Uno, Sky Arte), su cui passano molti dei contenuti esclusivi di Sky come XFactor o Masterchef.
Netflix, che in Italia deve la sua notorietà alla serie House of Cards, quando sbarcherà a ottobre troverà un mercato dove Zappia (ma anche Mediaset) si è già assicurato contenuti di pregio - a partire proprio da House of Cards in esclusiva su Sky per diversi anni, od Orange is the new black di cui ha i diritti Cologno - e dove l'offerta on demand includerà non solo film e serie tv ma anche eventi sportivi e talent show. Conquistare posizione, insomma, non sarà facile per Netflix, che sta già soffrendo in Francia e Germania, dove è arrivata a 200 mila sottoscrittori, contro i 3 milioni della Gran Bretagna.
L'altro capitolo chiave della sfida televisiva è lo sport, presidiato da Jacques Raynaud. Lo scandalo che ha travolto la Fifa e le polemiche sui diritti del calcio, arrivate fino all'Antitrust, possono offrire, dice qualcuno, un'occasione unica per dimostrare l'insostenibilità economica del modello di business del calcio, viziato e alimentato da un costo dei diritti sempre più elevato. Se il modello di aggiudicazione, oggi gestita da Infront, e la Legge Melandri che ne indica le linee guida, dovessero essere messi sotto accusa, molte cose potrebbero cambiare.
Tanto Sky quanto Mediaset, che proprio sul calcio hanno combattuto una dura sfida finita con un accordo di scambio sulle serie A e B su cui però sta indagando l'Antitrust, avrebbero l'opportunità di razionalizzare gli investimenti e di non essere più i soli a sostenere l'insostenibile mondo del calcio in Italia. Ma l'offerta sportiva non è solo calcio e il vero colpo Zappia, ma soprattutto Andrea Scrosati, vicepresidente esecutivo per la programmazione, lo hanno fatto strappando a Mediaset Guido Meda, mitico commentatore della MotoGp, primo personaggio televisivo a fare il salto da Cologno a Santa Giulia.
Le grandi manovre industriali si accompagnano anche ad alcuni innesti manageriali. Intanto è stata scongiurata, almeno per adesso, l'ipotesi di un'uscita di Scrosati, nelle scorse settimane indicato in più occasioni come possibile capo della nuova Rai. Sky conta molto su di lui e Murdoch potrebbe assegnargli anche un ruolo più ampio a livello europeo. Altri due uomini chiave per la battaglia d'autunno sono Luca Sanfilippo, direttore degli affari legali, ruolo cruciale in una stagione dove non si escludono possibili acquisizioni, e Domenico Labianca, capo della finanza dalla nascita di Sky, cioè l'uomo che ha tenuto in ordine i conti. A cui la scorsa settimana si è aggiunto un terzo: Riccardo Pugnalin. Un ritorno. Il manager, un «peso massimo» nei rapporti istituzionali, era già stato in Sky fino al 2012 e il fatto che Zappia l'abbia richiamato, nominandolo vicepresidente esecutivo comunicazione e public affairs, testimonia quanto per Murdoch sia delicata la partita che sta per iniziare sul riassetto italiano dei media.

giovedì 21 maggio 2015

NEWS - Sky attack! Da oggi disponibile il SOLT (Sky On Line Tv), il dispostivo per vedere in streaming i titoli di Sky. Netflix è avvisata...
Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia, risponde al Sole 24 Orea margine della presentazione di "Sky Online Tv Box": un piccolo dispositivo in grado di trasformare in una smart tv qualsiasi televisore dotato di un ingresso Hdmi. Il che, tradotto in pratica, vuol dire la possibilità di guardare sulla tv di casa Sky Online-e quindi i programmi Sky - in streaming e senza vincoli di abbonamento. Una presentazione che avviene all'indomani dello scoppio del bailamme attorno all'assegnazione dei diritti tv per i campionati di serie A per il 2015-18 (si vedano altri articoli a pagina 11) che rischia «di oscurare un passaggio che rappresenta l'elemento che completa la strategia di Sky», presente su satellite, ma anche con l'Iptv - con l'offerta da poco lanciata con Telecom-e ora con la internet tv (basta connettere questo box alla rete internet di casa tramite cavo Ethernet o Wi-fi e collegarlo, appunto, alla porta Hdmi). Una partita, questa della internet tv, non da poco dal momento che si parla con sempre maggiore insistenza dell'arrivo di Netflix in Italia. «Siamo convinti - spiega Zappia -di poter essere il player numero in questo mercato in Italia. Da oggi abbiamo l'interfaccia, alla quale aggiungiamo la freschezza dei nostri contenuti. E ricordo che abbiamo 4 dei principali studios in esclusiva: Disney, 21st Century Fox, Paramount, Sony». Sky Online è stato lanciato ad aprile dello scorso anno come piattaforma di videostreaming, inserita in un mercato in cuia competere ci sono soprattutto Infinity (Mediaset), Timvision e Chili Tv (che però non ha un'offerta a sottoscrizione, ma Tvod, cioè si paga solo per ciò che si vede). Con lo "streaming box" presentato ieri l'offerta di Sky Online (finora disponibile solo su pc, tablet, console e su alcuni modelli di smart tv), arriva in pratica su tutte le tv vendute da una decina di anni. E nell'interfaccia ci sono app "partner" fra cui Spotify, Facebook, Vevo, Vimeoe Red Bull Tv. Bocche cucite sui numeri di clienti attesi («siamo quotati») come sui rumors che vedrebbero Sky in trattativa con Viacom- editore di Mtv - per acquisire il canale numero 8o in trattativa con Mediaset per una partnership su Premium («non commentiamo le indiscrezioni» viene ripetuto come un mantra). Noti invece i prezzi: "box" in vendita da oggi a 49,99 euro con un mese di cinema e intrattenimento e la possibilità di avere un secondo mese a 1 euro. L'offerta parte da 9,99 euro al mese (per i canali di intrattenimento) a 14,99 al mese (per il cinema). A questi si possono unire singoli eventi, anche sportivi, in pay per view a 4,99 euro. Insomma, prezzi inferiori a quelli che paga un abbonato all'offerta classica (l'Arpu media è di 43 euro). In casa Sky però si esclude il problema "cannibalizzazione". «Stiamo parlando- dice Zappia- di un differente target. Ci sono oggi in Italia 1,5 milioni di persone che guardano la tv via streaming, persone che puntano ai contenuti, ma magari non a un'esperienza così ampia come quella che offriamo all'abbonato tradizionale». Si punta quindi a coloro i quali non hanno voglia di legarsia un abbonamento per aggiungere clienti ai 4,746 milioni di abbonati al 31 marzo 2015. Numeri in crescita da due trimestri, anche se Sky in Italia è ancora leggermente sotto al dato di marzo 2014 (4,751 milioni). E all'orizzonte c'è la nuova stagione in cui la Champions League sarà esclusiva Mediaset. «È chiaro che avremmo preferito averla la Champions League. Ma nella nostra offerta c'è tutta la SerieA con 1 partita su 3 in esclusiva, l'esclusiva completa di Serie B, Premier League, Europa League, Bundesliga, Euro Qualifiers. E poi F1, MotoGp, Rwc, Nba, il grande tennis, il golf e altro ancora». Insomma, «ognuno va per la sua strada. Non è mai stato in discussione un accordo (sulla Champions League, ndr. )».

venerdì 17 aprile 2015

NEWS - E' tempo di Fabri(ca) Fibra! L'accordo Tim+Sky a 39 euro con nuovo decoder MySky che acchiappa anche il digitale terrestre (ma dal secondo anno sale a 59 euro!). Sky prevede con l'intesa di avere 300 mila abbonati in più in un anno. Il gigante-gigolò Telecom guarda anche a Mediaset e Netflix

Articolo di Claudio Plazzotta su "Italia Oggi"
Grazie all'intesa con Tim per l'offerta in fibra ottica, Sky avrà «accesso a oltre un milione di famiglie che ora non riesce a ricevere i nostri contenuti via satellite», dice Andrea Zappia, amministratore delegato della pay tv. Quindi un bel bacino potenziale che potrebbe allargare il parco clienti complessivo del broadcaster (si stimano 300 mila nuovi abbonati in 12 mesi), ormai plafonato da alcuni anni attorno a quota 4,7 milioni. «Per capire la rilevanza dell'accordo con Telecom», prosegue Zappia, «basti pensare che nel Regno Unito quasi il 20% delle famiglie ha un'offerta pay attraverso il cavo a banda larga». Certo, va anche detto che nel Regno Unito il 60% delle famiglie è abbonato alla pay tv, mentre l'Italia è ferma al 30%. Tuttavia «questa partnership (la cui durata è di cinque anni, ndr) è un esempio di come due grandi aziende leader che investono in innovazione possano creare insieme qualcosa che in Italia, fi no a poco tempo fa, non era possibile. Si stimola, così, la domanda, fi nora solo potenziale, di pay tv di qualità anche attraverso la banda larga ultraveloce. In Gran Bretagna e Francia», aggiunge Zappia, «il trend della pay tv è in sviluppo, ma per crescere bisogna innovare. L'esperienza televisiva sta diventando fl uida, la fruizione della tv, o meglio dei contenuti televisivi, è sempre più a ogni ora e ovunque tu sia. L'accordo con la fi bra di Telecom ci consente di prendere un pezzo di mercato che in Italia non esiste e di svilupparlo. Un mercato complementare a quello satellitare. Il tutto avrà un impatto benefico anche sulla catena del valore, perché si riverserà sullo sviluppo dei contenuti». Il numero uno di Sky Italia, smentendo nel frattempo ogni trattativa con Mediaset per i diritti della Champions league di calcio 2015-2018, si sofferma infine sul nuovo decoder My Sky, inserito nel pacchetto con Tim: «È infatti un abilitatore per ricevere tutto, anche il digitale terrestre, e senza bisogno di una digital key». Perciò il dibattito con Mediaset e Rai circa oscuramenti del segnale sul satellite, o sulle cifre che Sky dovrebbe versare loro per inserire i canali Rai o Mediaset nelle sue offerte, potrebbe fare un salto di livello. Di sicuro è necessario che la fibra ottica si diffonda rapidamente in Italia: «Il nostro obiettivo minimo è quello di arrivare, entro il 2017, al 75% di copertura. E non solo per i grandi centri urbani», spiega Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, «ma pure per i piccoli. Oggi il 4G ha una copertura dell'80%, e contiamo di arrivare al 95% entro il 2017». L'accordo con Sky non è esclusivo «e contenuti che arrivino da altri fornitori che decidano di farli passare sulla rete in fi bra di Telecom sono sempre i benvenuti», assicura Patuano. Vivendi, Mediaset Premium o Netflix, quindi, potrebbero entrare nella partita. Anche se sembra molto difficile. Come anticipato da ItaliaOggi del 19 marzo scorso, comunque, il prezzo base nuovi clienti fibra per Tim Sky, con la connessione Internet fissa e mobile, voce e contenuti tv (pacchetto intrattenimento di Sky) è di 39 euro al mese per il primo anno. Sempre nel primo anno, ciascun pacchetto Sky aggiuntivo (calcio, sport, cinema) costa altri 10 euro al mese. Dal secondo anno, invece, il costo del pacchetto base Tim Sky sale a 59 euro al mese (prezzo di cui si parlava su ItaliaOggi del 14 marzo scorso), con costi aggiuntivi a prezzi di listino per ciascun altro pacchetto Sky. Chi è invece già cliente Telecom fibra o adsl pagherà l'offerta Tim Sky 14 euro al mese per il primo anno, e 19,90 euro dal secondo.

giovedì 29 gennaio 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
ITALIA OGGI
Viacom (MTV) strizza l'occhio a Sky e Mediaset (in ballo i diritti Paramount delle serie tv)
"Il gruppo Viacom, editore in Italia di Mtv, Nickelodeon e Comedy central, sta trattando con Sky, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, per lanciare insieme un canale generalista alla posizione 8 dell'lcn del digitale terrestre, attualmente occupata da Mtv. Inoltre ha un tesoretto di circa 40 milioni di euro da investire per potenziare la sua presenza italiana con il debutto di nuovi canali nel comparto della tv in chiaro, pay e sugli over the top. Insomma, dopo la recente operazione del gruppo Discovery su Deejay tv, al tasto 9 del telecomando, c'è notevole movimento in quel perimetro di lcn dall'1 al 9 dove oltre il 50% dei telespettatori italiani rimane confi nato in prevalenza. In realtà i primi abboccamenti di Viacom sul tasto 8 c'erano stati non con Sky ma con Mediaset, e risalgono ad alcuni mesi fa. Quando nel febbraio del 2014 il Biscione si era aggiudicato i diritti esclusivi tv della Champions league di calcio (su digitale terrestre, online e satellite) aveva iniziato a guardarsi intorno per capire come arricchire il bouquet di Premium e come organizzare una ricca offerta a pagamento pure sul satellite, attaccando Sky in casa sua. E, forte degli accordi privilegiati con Warner e Universal, aveva puntato a un'altra major statunitense, Viacom, che ha contenuti pregiati sia come studios sul fronte cinema e serie tv (Paramount), sia come editore tv con canali per i più piccoli (Nickelodeon, Nick jr), giovani (Mtv) e comicità (Comedy central). Le trattative con Viacom avevano pure trovato un interessante spiraglio nel fatto che il 30 giugno 2015 vengono a scadere i contratti che legano i canali Viacom alla piattaforma satellitare di Sky. E nel corso degli incontri tra vertici Mediaset e manager Viacom si era aperto pure un tavolo di discussione sull'lcn 8, asset molto forte di Mtv, ma che potrebbe essere valorizzato meglio (ora ha lo 0,7% di share sulle 24 ore) con un'offerta realmente generalista. Cologno Monzese si è presa del tempo per decidere, poiché, a differenza di altri gruppi televisivi, presidia già abbondantemente i primi tasti del telecomando. Si arriva così ai primi giorni del 2015: Viacom incontra i manager di Sky, i quali non vogliono perdere i canali sulla pay tv satellitare e si dimostrano molto interessati al tasto 8. Il gruppo guidato da Andrea Zappia, infatti, ha nella pay tv il suo core business, ma vuole fare tv su tutte le piattaforme disponibili, secondo tutti i modelli di business, compresa la tv in chiaro sul digitale terrestre. Al momento, perciò, c'è un avvicinamento di Viacom a Sky, verso la conclusione di un'intesa quadro sia sulla pay sia sulla free tv, con una partnership sull'lcn 8. Ciò, tuttavia, non significa che Mediaset sia uscita dalla partita. Mediaset e Sky, comunque, non commentano, mentre dal gruppo Viacom Italia al momento smentiscono ogni operazione sull'lcn 8 e pure le dimensioni del tesoretto. Ultima riflessione: visti i recenti movimenti nel mondo della tv, con colossi stranieri come Sky, Discovery e Viacom che hanno forti capacità di investimento in Italia, non sarà semplicissimo per i broadcaster nazionali Mediaset, Rai e La7 fare fronte a questa nuova e agguerrita concorrenza".

martedì 15 aprile 2014

NEWS - "Con Telecom Sky anche su Internet. Netflix? In Italia non arriverà. Troppi canali in Italia, bassa qualità": Andrea Zappia (AD Sky) sulle strategie satellitari in un'intervista sul "Corriere della Sera" 

Intervista a Andrea Zappia, AD di Sky, realizzata da Massimo Sideri per il "Corriere della Sera"
«È un accordo strategico della durata di 5 anni per portare per la prima volta l'offerta di Sky, così com'è oggi, anche su rete Internet super-broadband». Andrea Zappia, 50 anni, amministratore delegato di Sky Italia, sta portando la media company in Italia di Rupert Murdoch verso il completamento dell'occupazione dei canali di trasmissione: dopo il satellite, l'offerta free di Cielo e il digitale terrestre (con le chiavette), l'accordo appena siglato con Telecom Italia permetterà dal 2015 di avere la pay tv via Internet. Non è la prima mossa del gruppo in questa direzione: MySky e soprattutto il recente lancio di SkyOnline utilizzavano già la rete. Ma ora il dado è tratto e crollano le pareti tra due mondi che sembravano dovere essere nemici. Sky su Internet sembra un cambio di identità forte. Un punto di non ritorno. Qual è l'obiettivo dell'intesa? «Per noi fa parte di una strategia più ampia: per quasi 11 anni abbiamo operato attraverso il satellite che rimane la forma di distribuzione del segnale televisivo più efficiente per fare offerte multicanali in alta definizione. Ma non è l'unica. Già oggi siamo una piattaforma ibrida: siamo online, su satellite e sul digitale terrestre. Ma per molte case in Italia ci sono problemi di accesso».
La trasmissione televisiva ha una sua sacralità per l'utente. La telefonata può saltare. Ma se saltasse il segnale durante un goal decisivo sarebbe un disastro. Vuole dire che vi attendete una qualità pari a quella che potete fornire con il satellite anche sul Web? «La nostra strategia è uscire dal recinto del satellite che, pur essendo straordinario, per sua natura, soprattutto in un paese con alta intensità abitativa, è limitato potenzialmente. Anzi l'offerta su Internet avrà qualche opportunità in più sull'on demand. Fino ad oggi on è mai esistita un'offerta simile perché avevamo bisogno di una rete veloce e protetta. Ma ora il lavoro di Telecom Italia ci permetterà di garantirla». Non temete che il web possa cannibalizzare la parabola costringendovi magari a sostenere il costo dell'affitto del satellite per pochi? «Noi non siamo un'azienda satellitare: siamo una media company capace di produrre e aggregare i contenuti tv che i nostri clienti vogliono. Il satellite rimane ad oggi molto efficace. In tante parti d'Italia Internet veloce non arriverà. Il satellite non morirà mai e oggi non c'è nessun motivo per chi ha Sky di cambiare tipo di abbonamento. Anche se il 100% della crescita futura arrivasse via cavo noi non avremmo problemi. Il punto importante è che Sky, da ora in avanti, ha l'obiettivo di raggiungere le famiglie con tutti i modi rilevanti. In questo recinto ci hanno un po' chiuso le autorità e i governi con la retorica del monopolista del satellite: come se la trasmissione satellitare fosse un mercato. Ora abbiamo annunciato un'offerta Over the top come Sky online e l'accordo con Telecom con il quale pensiamo di poter accedere quanto meno a un milione e mezzo di case che oggi non possono avere la parabola». Sono numeri che avete già stimato con precisione? «Prenda una città come Siena o Venezia e tutta una serie di palazzi storici nei centri delle città italiane che hanno delle limitazioni soprattutto per chi come noi vuole portare più di un cavo. Sappiamo che sono almeno 1,5 milioni di famiglie. Quindi il ragionamento che abbiamo fatto è: sia che si arrivi dall'alto con il satellite o dal basso con la fibra per noi non cambia nulla. A patto che sia un'esperienza comparabile con quella che abbiamo nel satellite. La realtà è che serve una porzione di banda riservata per poterlo fare. Già molte case possono fare streaming di buona qualità. Il problema è il multicanale e il multicast con tanti utenti - pensiamo al calcio - che guardano la stessa cosa». Perché solo con Telecom? Non avrebbe avuto senso fare l'accordo con tutti gli operatori? «L'accordo non è esclusivo. Però Telecom ha mostrato una grande determinazione nella spinta di un prodotto di questo genere e, inoltre, ha una capacità dal punto di vista commerciale molto elevata. Riteniamo che attraverso una partnership con loro ci possa essere una maggiore opportunità di entrare in case dove oggi non siamo». Il modello di business non cambia? Resterete legati agli abbonamenti? «Sì, ma non solo. Il 92% del nostro fatturato arriva dagli abbonamenti. Ma, per esempio, Sky online nasce senza abbonamento. Noi crediamo che chi vada online difficilmente cerchi un contenuto di archivio. Più probabilmente è chi si scarica il «Trono di spade» illegalmente. Allora glielo diamo contemporaneamente all'uscita negli Usa, o quasi, nella speranza che preferisca farlo legalmente. Per questo abbiamo meno titoli di Netflix o Infinity».
 L'eventuale arrivo in Italia di Netflix, rumor in circolazione, non cambierà il vostro posizionamento? «Credo che difficilmente un operatore come Netflix entrerà in Italia perché la loro posizione è forte dove non esiste un'offerta gratuita così significativa. Negli Usa l'abbonamento basic per la tv non è lontano dai 70 dollari. Allora l'arrivo di un'offerta a 9,99 dollari cambia il panorama. Ma di fronte a 90 canali gratuiti faccio fatica a distinguermi. In Italia abbiamo avuto un sviluppo anomalo ottenendo un eccesso di offerta gratuita. L'Italia ha molti più canali in chiaro di qualunque altro Paese Ue e se questo è un bene per il consumatore rende insostenibile lo sviluppo dell'offerta tranne per chi ha tanti canali. La pubblicità si è ridotta e si ridurrà la qualità. Credo che a premiare non sia la quantità ma la qualità perché abbiamo tutti meno tempo da dedicare alle scelte. Le do un aneddoto: in Gran Bretagna MySky si chiama SkyPlus e 'to skyplus' è diventato un verbo che significa registrare. Questo perché gli anglosassoni amano pianificare. Per noi è diventato più importante il tasto 'restart' perché siamo un popolo non certo famoso per la puntualità».

lunedì 14 aprile 2014

NEWS - Sintonizzati sul web! Mosse e contromosse per vedere la tv dappertutto (Sky e Telecom, nessuna esclusiva tra i due brand)

Articolo tratto da "la Repubblica"

Ora che la fibra raggiunge le principali città italiane, si compie quello che negli anni Duemila sembrava un miraggio, ovvero la Tv collegata a Internet come un monitor, dove poter avere film e contenuti originali. Per questo Telecom Italia, che ha già cablato 52 città e che a fine anno dovrebbe raggiungere i 100 maggiori comuni tricolori, si allea con Sky Italia per offrire ai suoi clienti a 30 megabyte i contenuti del gruppo di Rupert Murdoch, senza dover passare dalla parabola. L'offerta, che partirà nel 2015, potrebbe riguardare anche i clienti Adsl Telecom, dove sia garantita una velocità sufficiente a erogare una buona qualità delle immagini in alta definizione.
«Pensiamo che l'offerta di contenuti premium - spiega l'ad di Telecom Marco Patuano - sia un elemento di valorizzazione delle proprie reti di nuova generazione. Siamo convinti che uno dei principali driver del nostro business sia lo sviluppo dei servizi innovative di intrattenimento».
amazon fire tv
Così Telecom, che è leader nel fisso, insieme a Sky potrà lanciare nuove offerte commerciali per invogliare gli utenti a migrare ai nuovi servizi in fibra. Per la Tv di Murdoch, l'intesa risolve un grande handicap tecnologico e apre un nuovo bacino di utenti, là dove la parabola non è accessibile. «Fino a oggi il satellite è stata l'unica tecnologia - commenta l'ad di Sky Italia Andrea Zappia - in grado di portare tutta la ricchezza della nostra offerta nelle case italiane».
L'accordo con durata cinque anni, non prevede un'esclusiva, per cui Telecom potrà stringere simili alleanze con altri fornitori di contenuti, e Sky potrà fare lo stesso con nuovi operatori telefonici. È già partito invece l'accordo tra Tim e Sky per i contenuti mobili, e dopo le olimpiadi di Sochi e la Formula Uno, il gruppo guidato da Patuano punta a siglare un accordo per i mondiali di calcio in Brasile.
MARCO PATUANO
Vodafone, per i contenuti mobili, si è alleata con Mediaset Infinity, e non è escluso che il gruppo risponda con un offerta di contenuti anche sul fisso. Fastweb invece, con Sky ha un per un offerta scontata e congiunta di servizi e contenuti, che ha avuto un discreto ritorno per la controllata da Swisscom. Sembra invece che la vecchia formula Fastweb-Sky sull'Iptv con relativo decoder abbia avuto un successo inferiore della sola offerta commerciale combinata.
Ma i tempisonocambiati,edal triple play( ovvero l'offerta di telefonia fissa, mobile e Internet) tutto il mondo dei servizi migrerà al quadruple play, cheaggiunge i contenuti tv al pacchetto. Da segnalare che Telecom arriva a lanciare l'offerta combinata con i contenuti tv a distanza di un anno dalla cessione delle sue attività televisive (La7 e Mtv) e l'indomani di un accordo con il Gruppo Editoriale L'Espresso per valorizzare insieme la piattaforma dei multiplex digitali.

venerdì 11 aprile 2014

NEWS - My Sky with diamonds! Accordo con Telecom per vedere i programmi del satellite on line dal 2015
Artcolo di Giuseppe Bottero per "La Stampa"

Si scalda il mercato della tv via internet. L'ultimo passo per portare «il salotto sulla nuvola» è l'accordo tra Sky e Telecom Italia, che hanno siglato un'intesa - operativa a partire dal 2015 - che consentirà di guardare online i programmi delle reti di Rupert Murdoch, attraverso le reti ultrabroadband, quelle in fibra ottica, con un decoder My Sky Hd apposito. «Questa partnership - spiega una nota congiunta delle due aziende - conferma l'importanza industriale per le due società, leader nei rispettivi settori, di operare nel grande mercato dell'intrattenimento mettendo in sinergia i propri asset e le rispettive competenze, anche in un'ottica di sviluppo della banda larga nel Paese».
L'offerta Sky, spiegano da Telecom, diventa «l'elemento chiave della strategia ultrabroadband» e l'accesso alla rete di nuova generazione permette a Sky di beneficiare di un'ulteriore piattaforma distributiva per i suoi programmi. A partire dal 2015 infatti i clienti «consumer» di Telecom Italia potranno accedere a un'offerta Sky equivalente, in termini di contenuti, servizi e costi, a quella disponibile via satellite. «L'accordo - spiega Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia - si inserisce nell'ambito della strategia di Telecom Italia che individua nell'offerta di contenuti premium un elemento di valorizzazione delle proprie infrastrutture di rete di nuova generazione. Siamo fortemente convinti, infatti, che uno dei principali driver del nostro business sia rappresentato dallo sviluppo dei servizi innovativi, in particolare nell'entertainment per il mercato consumer. Questa partnership, che consente ai nostri clienti di accedere alla più ricca offerta pay disponibile sul mercato, ci rende particolarmente soddisfatti in quanto realizza un nuovo modello industriale per la fruizione di contenuti audiovisivi grazie alla competenza tecnologica di Telecom Italia e al know how editoriale di Sky». Soddisfatto Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia. «Fino ad oggi il satellite è stata l'unica tecnologia in grado di portare tutta la ricchezza della nostra offerta nelle case italiane - dice -. Siamo quindi molto soddisfatti di questo importante accordo che, grazie alla rete ultrabroadband di Telecom Italia e alla possibilità di sviluppare una piattaforma Iptv di nuova generazione, ci permette di assicurare anche via internet l'eccellenza della user experience Sky, con l'alta definizione, l'on demand e tutte quelle funzionalità che arricchiscono l'esperienza di visione, a partire dal My Sky Hd. Siamo convinti che la partnership con Telecom Italia rappresenti una grande opportunità per allargare il bacino di clienti della pay tv nel Paese».

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