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martedì 19 luglio 2016

NEWS - Netflix, tanto rumore per nulla! E' il sito di streaming preferito in Italia, ma nessun tsunami (il meno strombazzato Infinity insegue a soli 8 punti di percentuale...)

Articolo tratto dal "Corriere Economia"
Tanto rumore per nulla, avrebbe detto Shakespeare. Forse scomodare il Bardo è eccessivo, ma nel panorama della tv on demand sembra proprio questa la tendenza quando si parla di Netflix. Quando a ottobre era stato annunciato lo sbarco anche in Italia della creatura di Reed Hastings, il fermento mediatico, ma non solo, era stato alto: «Seppellirà i concorrenti», «con la libreria e i contenuti che ha, renderà obsoleto qualsiasi altro competitor». E invece...E invece a distanza di nove mesi, complice anche la casa madre americana che comunica con il contagocce qualunque dato relativo ai singoli Paesi, non sembra che lo tsunami Netflix abbia avuto particolari effetti sui numeri degli utenti. O meglio, un effetto l' ha avuto: ha fatto capire ai competitor le potenzialità della tv on demand e la diffusione ormai inarrestabile dello streaming. Oltre alla necessità di sviluppare il piano della banda larga capillarmente a tutto il Paese. Puntare sull' innovazione è sempre stata una delle strategie di Netflix che ha preventivato per tutto l' arco dell'anno 800 milioni di investimenti in tecnologia e sviluppo, a fronte dei 5 miliardi previsti per le nuove produzioni. Una cifra che, al momento dell' annuncio, aveva fatto infuriare gli azionisti che rimproverano al patron margini non all' altezza del fatturato da 2 miliardi. Resta il fatto che le produzioni originali di Netflix sono difficili da eguagliare, forti anche della solida base economica alle spalle. Titoli come House of Cards e Orange is the new black sono ormai serie cult. E date le premesse, per le nostrane Sky e Mediaset è complesso riuscire eguagliare, almeno in termini di produzione il «cugino ricco». Secondo uno studio condotto dall' istituto di ricerca Nextplora, Netflix è il sito di streaming a pagamento preferito in Italia. Stando all'indagine, nell'ultimo anno il 15% degli internauti ha usufruito di contenuti sui siti di streaming a pagamento. E tra questi, la preferenza del 48% va a Netflix, il 40% a Infinity e il 37% a Skyonline, da poche settimana diventata Now Tv. Il network guidato da Zappia, infatti, ha trovato il modo di controbattere, sia a livello di contenuti, investendo 40 milioni di euro in due nuove produzioni originali: The young Pope e Diabolik, (forte del successo di Romanzo Criminale e Gomorra, tra i pochi prodotti made in Italy esportati con successo anche all' estero). Sia rivoluzionando la sua Internet tv, trasformandola in Now tv, per l' appunto, un brand già operativo nel Regno Unito che ricalca quindi il progetto di integrazione delle tre Sky: Italia, Germania e Uk. Obiettivo: una navigazione e un' interfaccia più fruibile e immediata e un' offerta più ricca. Novità anche in casa Mediaset, in attesa del via libera dell'Antitrust che dovrà dare l'ok alla cessione di Premium a Vivendi. «La due diligence è stata fatta, tutto è a posto - aveva detto a inizio mese l' amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti -. È difficile dire se il closing sarà anticipato o no». Grazie a questa operazione Mediaset diventerà il secondo azionista industriale di Vivendi e Premium farà parte del gruppo francese. Nell'accordo è anche compresa la creazione di un «polo paneuropeo» di produzione e distribuzione di programmi televisivi, un progetto molto complicato di cui però si parlerà non prima della primavera del 2017. E della nuova piattaforma dovrebbe far parte anche Infinity. Ma, precisano da Cologno, il servizio di streaming resta in Mediaset: «Ci teniamo molto, è l' attività più vicina a quello che pensiamo sarà il futuro - è stato il commento di Pier Silvio Berlusconi - ha più di 600mila utenti, siamo leader in Italia e siamo soddisfatti, ma è un business ancora molto piccolo, questo riguarda sia noi sia Netflix». Ma la battaglia degli ascolti (e della pubblicità) non sarà solo online: anche i canali generalisti si stanno preparando per un autunno impegnativo. La7 in primis, dato che deve fare i conti con la presenza di due ingombranti vicini: Sky sul tasto 8 e Discovery sul 9. Due canali in via di definizione, ma che stanno cominciando a ritagliarsi una precisa identità anche a livello di contenuti. Per il gruppo di Urbano Cairo l'obiettivo sarà non solo spingere sugli ascolti, ma rafforzare la raccolta pubblicitaria con previsioni per fine semestre di una crescita del 2,5%.
Forte dei numeri registrati nei primi sei mesi, con uno share complessivo in aumento del 15% rispetto all' anno precedente, Discovery Italia si prepara a farsi largo tra le emittenti grazie ai suoi 13 canali tra digitale, satellite free e pay. Un portfolio completato con l' acquisto del tasto 9 dal gruppo editoriale L'Espresso, su cui l' emittente guidata dall' amministratore delegato Marinella Soldi punta molto. Lo scorso anno poi, il gruppo ha acquisito, con un investimento da 1,3 miliardi, i diritti di trasmissione delle Olimpiadi per l' Europa dal 2018 al 2024. Non bisogna dimenticare che a livello pubblicitario, la pare del leone la fanno ancora i canali generalisti. In particolare la Rai di Antonio Campo Dall'Orto che può contare sul 22% della torta degli investimenti pubblicitari destinati al piccolo schermo, e un 13,6% dell' intero mercato.

lunedì 21 dicembre 2015

NEWS - Netflix, nessuna rivoluzione nella tv italiana per ora (finchè è gratis): anzi, la concorrente Infinity aumenta gli abbonati. Per Sky sul tasto 8 al posto di MTV dati poco incoraggianti

Articolo di Maria Elena Zanini per il "Corriere Economia"
Streaming, on demand, pay, tradizionale...L’offerta televisiva italiana è un unicum nel panorama europeo, per numero di canali e di tv in grado di offrire un servizio che si sta sempre più orientando alla creazione di un portafoglio personalizzato per ciascun utente. Dallo sport alle serie ai film, per ogni ambito ci sono piattaforme ad hoc, cui si è aggiunta a ottobre anche Netflix con il suo ricco palinsesto che, per il momento, non ha inciso più di tanto. Le emittenti nostrane , ben prima dello sbarco della concorrente, si erano attrezzate per assorbire il colpo tant’è che i due prodotti di punta della tv on line, che produce e distribuisce i propri contenuti, erano già stati acquistati da tempo da Sky (House of Cards) e da Mediaset (Orange is the new black). Uno a uno palla al centro dunque. Il problema, se un problema in effetti c’è, per adesso è rimandato. Più che sull’online, la sfida delle tv per l’anno prossimo rischia di spostarsi in un campo decisamente più tradizionale: quello della pubblicità e dei diritti tv. Negli ultimi mesi è successa una piccola rivoluzione sui tasti 8 e 9 del telecomando. Ad agosto Sky è riuscita a conquistare Mtv (mettendo sul piatto circa 100 milioni), canale storicamente legato a un pubblico giovane e soprattutto appetibile sul piano commerciale. I primi dati Auditel non sono incoraggianti per la pay tv guidata in Italia da Andrea Zappia: lo sharing di settembre non ha premiato le scelte fatte per il palinsesto (molto sport, forse troppo), ma per Sky riuscire a piazzarsi nei primi nove tasti del telecomando è un’ottima opportunità. E con questa acquisizione, si può dire chiuso il percorso che negli ultimi anni l’ha progressivamente portata a uscire dal recinto della pay tv satellitare per diventare una media company presente su tutte le piattaforme con modelli di business differenti. Anche il tasto 9 ha cambiato proprietario: a gennaio Discovery Italia, guidata da Marinella Soldi, ha acquisito dal Gruppo Editoriale l’Espresso la società All Music, editore di Deejay Tv, canale neo-generalista su cui il network sta sperimentando una serie di nuove produzioni originali per lo più documentaristiche. Per il momento l’8 e il 9 sono ancora canali in cerca di una loro identità, ma rischiano di rosicchiare quote di mercato, nel lungo termine, a Rai, Mediaset e La7, il gruppo editoriale di Urbano Cairo che è riuscito, secondo le ultime dichiarazioni, a compensare le perdite di oltre il 10% registrate nei primi nove mesi dell’anno, grazie alla crescita del 10% della raccolta pubblicitaria di dicembre. Chi è in cerca di conferme per il prossimo anno è Mediaset, il cui core business, la tv generalista, è in continua crescita, affiancata dai due canali tematici, Iris e Top Crime. I canali in chiaro di Pier Silvio Berlusconi, su cui Vivendi ha puntato gli occhi da tempo, faranno ancora la parte del leone per quanto riguarda ascolti e introiti pubblicitari. Mediaset punta forte su Infinity. Ma per capire meglio il trend dell’intero settore dell’«online» si dovrà aspettare l’anno prossimo, quando sarà passato l’effetto Netflix che fino a ora è stato messo a disposizione gratuitamente. Per il momento sembra che l’arrivo della tv online americana abbia addirittura aumentato gli utenti della piattaforma Mediaset. Per quanto riguarda la parte pay con Mediaset Premium, raggiunto il target prefissato dei quasi due milioni di abbonati per il 2015, l’obiettivo del 2016 sarà quello di incrementare i numeri, puntando soprattutto sulla Champions League che s arà protagonista, con tutte le variabili del caso, dei primi sei mesi dell’anno. Mediaset si è aggiudicata i diritti per i prossimi tre anni e il 2016 sarà un anno importante per capire l’andamento degli abbonamenti. Non bisogna dimenticare che l’anno in cui Sky si era aggiudicata in esclusiva i diritti della Champions, la pay tv non aveva registrato un aumento delle sottoscrizioni. Un discorso a parte merita la Rai, ancora in attesa del voto finale del Senato sulla riforma, che arriverà presumibilmente nel corso della settimana. A dare linfa alle casse della tv di Stato per il prossimo piano industriale, s econdo le comunicazioni del direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, saranno il recupero dell’evasione per il canone (in bolletta dal prossimo luglio) e gli eventi, eventi sportivi e spot, i punti chiave del 2016 sportivi che caratterizzeranno la prossima primavera-estate. Nelle casse della Rai dovrebbero arrivare gli introiti legati al mercato pubblicitario degli Europei in Francia a giugno-luglio (anche se ancora non c'è nulla di definitivo) e quelli delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, dal 5 al 21 agosto, già in casa Rai.

mercoledì 16 dicembre 2015

NEWS - E' la legge della sopravvivenza, bellezza! In tv se non vuoi essere un "Walking Dead" ti devi alleare (anche con Netflix)...

Articolo di Maria Elena Zanini per "Corriere Economia"
Cinquantacinque canali digitali gratis nel Regno Unito, 35 in Spagna e 28 in Francia. La Germania merita un discorso a parte dato che il conteggio è più complesso con canali satellitari in chiaro a livello nazionale e regionale inclusi in diverse combinazioni di offerte. Ma è in Italia il numero più alto: circa un centinaio di canali che offrono in ogni momento i contenuti più disparati, rendendo il mercato per le tv, da quelle tradizionali a quelle pay e online, uno dei più competitivi e attrattivi. Nonostante si parli di «morte della televisione» ormai da tempo, il pericolo è sempre stato scongiurato proprio grazie alla capacità dei media di rinnovarsi per riuscire a fronteggiare i nuovi competitor smart. Anzi, l’arrivo di nuovi protagonisti, come per esempio Netflix che ha debuttato a ottobre in Italia, più che mettere in crisi il mercato nostrano e internazionale, sta creando non poco fermento. La sfida non è sul piano del marketing. Netflix e Amazon Prime Instant Video, che nel Regno Unito hanno complessivamente oltre 4 milioni di iscritti, non investono in pubblicità per affermarsi. E al momento non ci sono dati che dimostrino che i consumatori inglesi prediligano Netflix o Amazon rispetto a servizi di pay tv più costosi, come ad esempio Sky che ha 12 milioni di iscritti, o Now-TV, il servizio di streaming low-cost di Sky. La sfida semmai è sui contenuti e, di conseguenza, sulle produzioni. Per fare un confronto, basta semplicemente dire che Netflix ha prodotto serie ormai cult come House of Cards e Orange is the new black. E, come del resto Amazon, ha una disponibilità di cassa tale da poter non solo produrre, ma pagare anche per i diritti di produzioni altrui, battendo le emittenti tradizionali come la Bbc che recentemente ha dovuto rinunciare a una serie su Elisabetta II perché «semplicemente non c’erano i soldi», ha commentato Danny Cohen, fino al mese scorso direttore della televisione della Bbc. Negli ultimi anni, sempre nel Regno Unito, il costo dei diritti per i migliori spettacoli (serie tv, ma non solo), è aumentato del 30-50%. Il che ha portato, tra le conseguenze, che le emittenti stanno investendo molto di più in programmi loro, cercando anche accordi di coproduzione per diluirne i costi. Una delle motivazioni che aveva spinto Sky lo scorso anno a portare nella sua galassia anche le pay tv Sky di Italia e Germania era stata proprio la volontà di dare maggior forza al mercato dei contenuti. Una sorta di alleanza per riuscire a rimanere competitivi in un mercato in continua evoluzione. Maggiore sarà il respiro internazionale dunque, maggiori saranno i vantaggi. Altra questione che si sono trovate ad affrontare le emittenti, è se produrre contenuti anche o addirittura esclusivamente per Netflix o altre tv online. È il caso della Rai che tramite Rai Cinema ha prodotto con Cattleya la serie Suburra, dieci episodi che debutteranno su Netflix nel 2017 in tutti i Paesi in cui la tv creata dal californiano Reed Hastings è presente. Un progetto, quello della Rai, che si inserisce nella piccola rivoluzione che sta portando avanti il direttore generale Antonio Campo dall’Orto che, durante un’audizione in Vigilanza, lo scorso mese, aveva chiarito che la Rai non aveva intenzione di «comprare diritti di prodotti stranieri», piuttosto l’intenzione è quella di valorizzare ciò che la Rai ha già, a livello di prodotti e contenuti su cui in alcuni casi possiede diritti, in altri li ha in condivisione. Una mole di 17mila contratti in tutto. Chi ha deciso di puntare sui contenuti nuovi già da qualche tempo è Sky che ha prodotto serie come Romanzo criminale e Gomorra (prodotta assieme a Cattleya, Fandango, che aveva prodotto anche il film, La7 e la tedesca Beta Film) uno dei pochi prodotti originali italiani che ha riscosso un enorme successo anche a livello mondiale. E che debutterà negli Stati Uniti grazie a Weinstein Company che ha acquistato i diritti per la trasmissione. E ora si prepara a lanciare le due ultime produzioni seriali The Young Pope (scritta e diretta dal premio Oscar Paolo Sorrentino, lanciata da Sky Italia e diventata coproduzione Sky, Hbo, Canal+) e Diabolik con le scenografie curate dal premio Oscar Dante Ferretti, anche questa lanciata da Sky Italia, ora produzione gruppo Sky. Per un investimento complessivo, in Italia, di 40 milioni di euro. 
Un modello produzione-distribuzione simile a quello dell’americana Hbo, l’emittente televisiva statunitense che ha prodotto alcune tra le serie tv più famose al mondo come Sex and the City e Game of Thrones. Per Mediaset, che con la tv online Infinity fa diretta concorrenza a Netflix, il discorso è più complesso dal momento che nella galassia Mediaset rientrano i canali generalisti, digitali e la pay tv Mediaset Premium, oltre a web e radio. Tutte piattaforme che possono essere «nutrite» dai contenuti direttamente prodotti dal gruppo tra mite la casa produttrice Taodue e distribuiti da Medusa. Ma Mediaset ha deciso di «sperimentare» nuove forme di coproduzione, come ha fatto ultimamente con il cartone animato Il piccolo principe, diretto da Mark Osborne, di cui ha acquistato il 100% dei diritti per l’Italia. Il film quindi passerà esclusivamente nelle televisioni Mediaset, dopo essere stato messo a disposizione dei clienti Infinity.

martedì 6 ottobre 2015

NEWS - Arriva Netflix e il primo derby è con Sky: produrrà la serie tratta dal film "Suburra" senza il regista Sollima che preferisce la tv di Murdoch per "Gomorra 2" e "Zero zero zero" di Saviano 

Da "Dagospia"
Netflix e Cattleya hanno annunciato un accordo per la produzione di una serie tv basata sul film “Suburra” e subito si è gridato allo “scippo” a Sky del team che ha creato successi come “Romanzo Criminale” e “Gomorra. La realtà è ben diversa. L’accordo tra Cattleya e Netflix si basa infatti sulla vendita dei diritti internazionali del film “Suburra diretto da Stefano Sollima – un film che difficilmente avrebbe avuto una distribuzione internazionale considerando che è tutto incentrato su Mafia Capitale con riferimenti alla politica italiana (soprattutto agli ultimi giorni del governo Berlusconi) mentre la serie omonima non sarà diretta dal regista e non vedrà il coinvolgimento del team creativo che ha firmato le serie Sky, che oggi sta completando “Gomorra2” e che tra poco sarà impegnato sul nuovo progetto della pay tv di Murdoch “Zero Zero Zero” girata tra gli Stati Uniti, l’Inghilterra e l’Italia in co-produzione con Canal+.

Articolo tratto da "la Repubblica"
Che Netflix avrebbe rivoluzionato il panorama televisivo italiano era immaginabile, che i tempi sarebbero stati così rapidi non era scontato. E invece il primo colpo messo a segno è notevole: la tv in streaming produrrà insieme a Cattleya e alla Rai la serie tratta da Suburra, il film di Stefano Sollima su Mafia Capitale (dal libro di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo) che uscirà nelle sale il 14 ottobre ( in contemporanea con l'esordio su Netflix negli Stati Uniti e in America Latina) . Da maggio 2016 il film sarà disponibile su Netflix anche in Italia. Preso a scatola chiusa, prima del giudizio di pubblico e critica. La serie entrerà in produzione l'anno prossimo. Sull'onda di Romanzo criminale e Gomorra, diventati cult televisivi, Suburra esordirà su web e poi sarà trasmessa dalla Rai. "Essere su Netflix significa molto per me - commenta Sollima - il film avrà l'opportunità di raggiungere un vasto pubblico internazionale». Incentrato sulla battaglia per la conquista di Ostia, destinata a diventare un paradiso del gioco d'azzardo, Suburra intreccia la storia del parlamentare corrotto Mal-gradi (Pierfrancesco Favino) a quella di Numero 8 (Alessandro Borghi), capo di una famiglia criminale che gestisce il territorio. Intorno a loro si muovono Sebastiano (Elio Germano), organizzatore di eventi, religiosi corrotti e mafiosi rivali, tra cui Samurai (Claudio Amendola) leader del crimine romano. Non sarà difficile sovrapporre i personaggi di fantasia a quelli della cronaca, anche se questo viaggio nel cuore oscuro di Roma, come lo definiscono Bonini e De Cataldo, è stato scritto prima che gli scandali e le inchieste finissero sul New York Times o sul Guardian. "La storia - ne è convinto Erik Barmack, vice presidente Netflix «conquisterà gli abbonati in Italia e in tutto il mondo» "Come per Romanzo criminale - spiega Riccardo Tozzi di Cattleya - cercheremo giovani attori, ma terremo due protagonisti del film. Non sarà Sollima a dirigere la serie, ha altri progetti. L'orgoglio c'è: Netflix sta rivoluzionando il nostro modo di guardare la W e non produce in tutti i paesi dove approda, lo fa in Francia e ora in Italia. Abbiamo prodotto Suburra con RaiCinema, che aveva un diritto di prelazione nel caso in cui si fosse realizzata la serie. Li abbiamo informati della proposta e hanno deciso di partecipare.. Cattleya aveva sempre collaborato con Sky ( è in preparazione Zero zero zero dal libro di Roberto Saviano con la regia di Sollima), stavolta Netflix ha battuto tutti sul tempo: "Con Sky abbiamo molti progetti, quello che riguarda Suburra lo stavamo pensando ma non l'avevamo elaborato - chiarisce Tozzi - per coincidenza quelli di Netflix avevano visto il film, grazie al venditore estero. Gli è piaciuto moltissimo e hanno preso contatto con noi». Per il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall'Orto «orgoglioso di produrre con Netflix, la collaborazione è un esempio della nuova strategia intrapresa per essere competitivi in Italia e all'estero: dobbiamo essere all'avanguardia e ridefinire l' offerta.". La tendenza per cui un film diventa serie è globale: basti pensare a Fargo dei fratelli Coen, diventata serie di successo (alla Festa del cinema di Roma sarà presentata la seconda stagione) e agli altri blockbuster che in America diventeranno racconti per la tv: da Attrazione fatale a Minority report. Segno di mancanza di fantasia o si preferisce andare sul sicuro? .Siamo in una fase per cui tutto si mischia, è normale fare un film da un libro, una serie da un film o magari un film da una serie - osserva Tozzi - non ci sono barriere, siamo nell'epoca della tv globale, la creatività originale è sempre più rara, in tutte le arti ormai si lavora sulla base di materiale esistente. Abbiamo fatto questa elaborazione per primi nel 2005 con il film Romanzo criminale convinti che si andasse verso la serie 'di genere". Il pubblico ci ha dato ragione.". 

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