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sabato 1 luglio 2017

NEWS - Naomi Watts debutta in "Gypsy" su Netflix e afferma: "il mio personaggio, tra panico e distruzione, ricorda Betty di Mulholland Drive di Lynch. E a quest'ultimo devo tutto..."

Intervista tratta da "La Repubblica"

Dal poster di Gypsy Naomi Watts incarna i colori pastello del volto di Betty in Mulholland Drive. La biondina scesa all'aeroporto di L.A. per diventare una stella nel film di David Lynch ha preso un'altra strada. Una nuova identità. Nella serie creata da Lisa Rubin, ora disponibile su Netflix, Naomi è Jean Holloway, terapeuta di Manhattan sposata con un avvocato (Billy Crudup), madre di una bambina. La loro casa dei sogni si trova in Connecticut ed è piena di cabine armadio ma a Jean i cartelli stradali e il caffè della mattina cominciano a dar noia. Così inventa un alter ego, Diane — giornalista single, "zingara" della psiche — che usa per manipolare i pazienti. Tra flirt, lesbismo e bourbon, nel mirino di Jean entrano un barista ossessivo-compulsivo e la sua ex. «È un personaggio vicino a Betty di Mulholland Drive», ci racconta la Watts, abito floreale coi boccioli cremisi, in un hotel di Nolita. «Dopo quasi vent' anni dal film di Lynch a cui devo gran parte della mia carriera da attrice, mi interessa esplorare il tema della dualità, del chi siamo quando nessuno ci vede e ci ascolta. Jean/Diane comincia a intessere rapporti pericolosi con le persone in cura. Parecchie donne della mia età arrivano a un punto in cui tutto appare "abbastanza". Un marito, dei figli, un bicchiere di vino... Poi subentrano panico ed autodistruzione». 48 anni, due nomination all'Oscar, Naomi guarda alla separazione dal marito (Liev Schreiber, un altro borderline in tv con Ray Donovan) e dice: «Sto attenta a tutto quello che perdo per strada, alle persone che lascio indietro e potrei non trovare più. Non mi spaventa invecchiare, però. Non volto le spalle al tempo». Qualche rimpianto? «Poteva esserlo The Ring, il remake horror del nipponico Ringu di Hideo Nakata. Quando il mio agente chiamò per propormelo gli dissi di no inizialmente e che sarebbe stato un fiasco. Chi poteva immaginare quel successo... Mio figlio più piccolo è un patito del terrore. Cerco di tenerlo alla larga dai mostri ma quando gli chiedono quale sia il film più spaventoso di tutti i tempi, lui, fiero, risponde: The Ring! Conosce la trama a memoria pur non avendolo visto per intero».
Secondo il New York Times, la perdizione di Naomi Watts in Gypsy somiglia a un mix di serie gettonate come The Affair, In Treatment e Big Little Lies ma senza nuance. Eppure, nel pedigree di Gypsy, compare un altro elemento caldo: la regista e produttrice esecutiva Sam Taylor-Johnson, già al timone di Cinquanta sfumature di grigio (circa mezzo miliardo di dollari d'incasso ). A David Lynch la legano un certo gusto estetico e la meditazione trascendentale; i suoi modelli sono Jane Campion e Kathryn Bigelow. Abbandonata dai genitori, è diventata un'esponente del movimento degli Young British Artists e ha composto un video ritratto di David Beckham per la National Portrait Gallery, insieme a un lavoro chiamato Crying Men che includeva Paul Newman e Robin Williams. «Jean Holloway non è l'equivalente di Anastasia Steele, protagonista del romanzo erotico di E. L. James», dice la regista con accanto il marito, la star Aaron Johnson, per cui ha perso la testa quando lui aveva diciott'anni e lei 42. «Naomi interpreta una donna forte, indipendente, dotata di un proprio senso del potere. La vita periferica e la famiglia se la mangiano viva. È tempo per Jean di godersi il sesso». «La serie è un ammonimento. Per liberare le fantasie più torbide c'è un prezzo da pagare» continua Watts. «Sedete comodi, guardate me, ma non mettevi nei guai. Io faccio da cavia». Il viaggio nell'identità di una donna, a cui non basta avere tutto ciò che desidera, ha conquistato Naomi: «Il mio mestiere è pura caccia di identità. Girare Gypsy con un team composto da sole donne, nella città dove abito con i miei figli, New York, è stato fantastico. Al pari della parte che mi ha offerto Lynch in Twin Peaks—Il ritorno. Sono la moglie di un uomo che ha l'aspetto dell'Agente Cooper ma potrebbe non esserlo. Mi piace andare a trovare David a casa, vederlo fumare, ascoltare le sue idee mentre dipinge. Siamo rimasti in contatto dal primo film insieme e abbiamo ancora tanto da dirci».

venerdì 30 giugno 2017

NEWS - Scully, abbiamo un problema! Gillian Anderson protesta per il predominio maschile tra gli autori/registi di "X-Files" ("solo 2 episodi su 2017 diretti da donne", di cui uno da lei!). Braccia incrociate per la nuova stagione?

News tratta da "Uproxx"
No show in the ’90s freaked me out quite like The X-Files. The opening theme music alone could send me fleeing from the room lest the synthesized whistling worm its way into my brain and induce nightmares. But cowering in the kitchen with the sound muted was worth it to watch Dana Scully (Gillian Anderson) and Fox Mulder (David Duchovny) seek out the truth, no matter how weird. Of course, everything old is new again. The X-Files returned last year in a limited run that met with mixed reviews. But it was a ratings success, so it’s no surprise really that Fox announced months ago they were picking the series up for an 11th season. With the popularity of Stranger Things and the resurgence of Twin Peaks, it seems audiences are hungry for more creepy nostalgic throwbacks. But unfortunately for Fox, that nostalgia for the bygone days of the late 20th century doesn’t apply when it concerns behind the scenes hiring practices. When Indiewire reported the writers’ room for the 11th season of The X-Files would be all men, the internet promptly raked The X-Files over the coals. 


Fans of the show were disappointed, but not surprised. As Nerdist pointed out, The X-Files have always had a bad reputation of being a boys’ club. Out of 202 episodes, only six women ever got a writing credit on the show, including Gillian Anderson. Two more women were included when writing the 2016 revival, which looked to be a step in the right direction until the recent news. Now the press surrounding The X-Files writers’ room has crescendoed, with star Gillian Anderson weighing in. Those two female directors? Michelle MacLaren (Game of ThronesBreaking Bad) and Gillian Anderson. Now, I’m not saying Fox has a PR problem with The X-Files right now. I’m just saying that when your lead — who has publicly fought for the right to be paid as much as her male counterpart — wades into the equality fray, maybe it’s time to reevaluate how you hire your writers and directors.

giovedì 29 giugno 2017

NEWS - Clamoroso al Cibali! Emilia Clarke non sarà nello spin-off di "Game of Thrones"!
Sorry Game of Thrones fans, Emilia Clarke won’t be participating in any kind of spinoff series. The 30-year-old actress confirmed the news while talking about the final seasons in her new cover story for Rolling Stone“Spoiler alert—I normally don’t spend very much time in Belfast, but this last season I spent a little more time there,” Emilia said. “It’s a really interesting season in terms of some loose ends that have been tied, some really satisfying plot points, some things where you’re like, ‘Oh, my God. I forgot about that!’ Rumors are going to be confirmed or denied.” “I mean, I have no doubt there’ll be prequels and sequels and who knows what else. But I am doing one more season,” she said. Game of Thrones premieres July 16 at 9 p.m. on HBO.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA STAMPA
"Goliath" regge su un Billy Bob Thornton da Emmy
"Ci sono serie tv che si reggono sulla scrittura, altre, molto più rare (e, spesso, molto più costose), che trovano nella regia il loro punto di forza. E poi ci sono serie come Goliath, legal drama disponibile su Prime Video, che riescono ad appassionare il pubblico grazie al loro cast. Nel caso di Goliath, il cast, che pure può vantare nomi eccellenti, si riduce ad un uomo solo; si riduce a Billy Bob Thornton, attore, cantante, paroliere, scrittore (ha vinto un Oscar per la migliore sceneggiatura non originale con SlingBlade) e musicista. E lui, con la sua faccia, la sua voce, la sua capacità di riempire e di stare sullo schermo, che rende questa serie, una delle più chiacchierate per i prossimi Emmy Awards, una buona serie. La storia è una di quelle già viste e già sentite: avvocato non più di successo si ritrova a vivere solo e sconsolato in un appartamento di periferia, a bere e a ubriacarsi quasi ogni sera, divorziato, triste, con una figlia adolescente, e combattuto dal senso di colpa. A un certo punto gli si presenta la possibilità di redimersi. Contro di lui, però, c'è il suo vecchio studio, lo stesso che ha contribuito a fondare; c'è il suo vecchio socio in affari, misterioso ed ennesimo cliché, e c'è la sua ex. Qui Thornton dà il meglio di sé. La trama è una miscela di complottismo e di riscatto. Ci sono i colpi di scena, c'è un sali e scendi di toni, di musiche, di narrazione. C'è una bella location, e ci sono anche richiami all'attualità. Ma tutto, alla fine, si riduce al volto di Thornton, al suo personaggio, a Billy McBride, al suo modo di essere contemporaneamente un vincente e un perdente. Nel marasma di scene annacquate e unite fiaccamente tra loro, restano pochi momenti indimenticabili, dotati di una forza rara, grezza, che riescono ad andare oltre il formato seriale, e a diventare qualcos'altro. In questa serie, sono i momenti che Billy passa al bar, da solo oppure in compagnia, mentre fa le parole crociate, parla con la barista, si infiamma la gola con un vecchio liquore; sono queste scene, frame sporcate da una penombra eccessiva e - va detto - da una fotografia non all'altezza, che catturano l'attenzione dello spettatore. In Goliath la qualità è un ingrediente fondamentale, un ingrediente ricercatissimo e, per questo, elargito con parsimonia. E la qualità della recitazione, della bravura di Thornton di sapere stare al gioco, di rendere l'incredibile credibile. Ed è la qualità di un racconto che riesce a regalare al pubblico un personaggio a cui potersi affezionare". (Gianmaria Tammaro)

mercoledì 28 giugno 2017

NEWS - Al via le riprese di "Das Boot", serie originale Sky con Lizzy Caplan di "Masters of Sex" ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale
Prenderanno il via ad agosto le riprese di "Das Boot", la nuova serie originale Sky che debutterà nell’autunno 2018 in contemporanea nei 5 paesi in cui Sky è presente, per una potenziale platea di 22 milioni di utenti, ma anche in altri territori in Europa e nel mondo. La serie è prodotta da Sky Deutschland con Bavaria Fernsehproduktion e Sonar Entertainment e diretta da Andreas Prochaska (The Dark Valley, A Day for a Miracle). Le riprese inizieranno il 31 agosto e dureranno 104 giorni. La produzione internazionale toccherà diverse location a partire da La Rochelle (Francia), fino a Praga, Malta e Monaco. La serie in otto episodi è il sequel dell’omonimo romanzo di Lothar-Günther Buchheim e del film di grandissimo successo del 1981, che ottenne sei nomination agli Oscar nel 1983. Il fil rouge dell’intera serie - ambientata nel corso della Seconda Guerra Mondiale così come il libro e il film - è il fanatismo cieco che spinge i giovani a una guerra senza senso, raccontato dalla prospettiva dei soldati tedeschi, un tema purtroppo ancora di grande attualità. Questa nuova produzione TV, a differenza del libro e del film, riporterà anche il punto di vista di alcuni personaggi della resistenza francese. La storia è infatti ambientata nel 1942, quando le battaglie degli U-boot (sommergibili, abbreviazione di Unterseeboot) sono sempre più frequenti e sanguinose. Mentre un equipaggio di giovani marinai viene spedito in mare per una pericolosa missione di combattimento, la Resistenza insorge nel porto di La Rochelle. Il racconto è arricchito con le scene dei combattimenti Alleati sulla terraferma e in mare.  Nel cast di livello internazionale, attori del calibro di Lizzy Caplan (Masters of Sex), August Wittgenstein (The Crown), Vicky Krieps (Colonia Dignidad), Jonathan Zaccaϊ (Robin Hood), Leonard Scheicher (Finsterworld), Robert Stadlober (Summer Storm), Franz Dinda (The Cloud) e Stefan Konarske (The Young Karl Marx). Moritz Polter e Oliver Vogel, produttori esecutivi per la Bavaria Fernsehproduktion, hanno commentato: «Pochi progetti televisivi generano un’attesa come quella per il sequel di Das Boot – quindi i preparativi per la produzione sono stati molto impegnativi e dettagliati, ma al tempo stesso molto gratificanti considerata la qualità dello sforzo creativo che siamo riusciti a mettere insieme. Ora non vediamo l’ora di dare inizio a un nuovo capitolo a bordo dell’U-612 a La Rochelle e nelle altre location in tutta Europa con un cast di fama internazionale,  co-protagonisti di altissimo livello e l’acclamato regista Andreas Prochaska».
Carsten Schmidt, Amministratore Delegato di Sky Deutschland, ha aggiunto: «È fantastico riuscire ad iniziare le riprese soltanto a un anno di distanza dall’annuncio del progetto. La storia di Das Boot è unica e si inserisce perfettamente nel solco delle migliori produzioni originali Sky», da Babylon Berlin a Gomorra e The Young Pope.
 «In un momento storico in cui la parola ‘classico’ è troppo spesso abusata e banalizzata, Das Boot rientra invece perfettamente nella descrizione», ha dichiarato Jenna Santoianni, EVP, Television Series della Sonar Entertainment. «Il film e il libro a cui è ispirato hanno entrambi riscosso un enorme successo. Questa nuova produzione, che conta su un’eccellente sceneggiatura, un cast e una troupe di fama internazionale, location mozzafiato, sarà il perfetto sequel di quell’opera straordinaria da cui trae origine».

martedì 27 giugno 2017

GOSSIP - Faccelo vedè! Alexander Skarsgard in vacanza a Capri rischia di mettere in mostra il suo Big (o little) lie...
Alexander Skarsgard puts his muscular physique on display while hanging out on a yacht with friends on Sunday (June 25) in Capri, Italy. The 40-year-old actor was looking a bit sunburned after vacationing on the island for the past few days. He was seen showing off his ripped body in a pair of short shorts at the pool earlier in the weekend. Alex is expected to get an Emmy nomination when they are announced in a couple weeks. He has been earning a ton of buzz for his work in Big Little Lies and you can look for him to get a nomination in the Outstanding Supporting Actor in a Limited Series or a Movie category.
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lunedì 26 giugno 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Analogie tra "Veep" e "House of Cards" nell'era Trump
"Quando il produttore Armando Iannucci si è inventato, ormai cinque anni fa, la serie tv Veep, una raffinata presa in giro dell'incompetenza nella politica americana, forse non immaginava che la realtà l'avrebbe da lì a poco messo di fronte a uno scenario più scioccante di quello descritto dalla fiction. L'immaginaria Veep (vicepresidente USA) in questione è Selina Meyer, interpretata magistralmente da Julia Louis-Dreyfus. E la prima donna a rivestire questo ruolo ma soprattutto è una consumata gaffeuse, ha il dono di mettersi continuamente in situazioni imbarazzanti, dalle piccole cose ai grandi temi ed è attorniata da uno staff ancora più incompetente di lei. Su Sky Atlantic è in onda in questo periodo la sesta stagione della serie: nel frattempo, David Mandel ha preso il posto di Iannucci come showrunner, mantenendo intatte la qualità della scrittura e l'ottima gestione del cast. Nella quinta stagione, avevamo lasciato Selina sconfitta alle elezioni presidenziali, dopo che per meno di un anno aveva esercitato la funzione di presidente non eletto. Ora la vediamo alle prese con la necessità di reinventarsi nel suo ruolo di «ex presidente», passando per tutte le classiche fasi del cursus honorurm: conferenze, libro biografico, impegno umanitario, costruzione di una biblioteca a suo nome. Il tutto è affrontato con il suo personale approccio alla vita e alla politica: molte ambizioni e poca consapevolezza dei suoi mediocri mezzi. Grazie alla loro capacità di mantenere un dialogo costante con l'attualità, le serie USA stanno già facendo i conti con l'era Trump. Si è visto negli ultimi episodi di House of Cards, con l'ombra di The Donald proiettata su Underwood, si vede in Veep, dove la questione è più complessa a causa del genere comico: se la realtà supera l'immaginazione della serie, il rischio è che la sferzata satirica dello show ne esca depotenziata". (Aldo Grasso)

domenica 25 giugno 2017

NEWS - Altro che "Non uccidere", Domenico Diele uccide. Arrestato il protagonista di "1992"-"1993" per omicidio stradale sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e con patente ritirata

News tratta da "Il Fatto Quotidiano"
È l’attore Domenico Diele l’uomo di 32 anni che la notte scorsa ha investito e ucciso una donna di 48 anni all’uscita autostradale di Montecorvino Pugliano, nel Salernitano. L’attore, senese di origini, ma trapiantato da tempo a Roma, si trovava in zona per le riprese del film Una vita spericolata del regista Marco Ponti. Volto emergente del cinema e della fiction, ha recitato in diverse pellicole, tra cui Acab, e in numerose serie di successo della tv, come Don Matteo, 1992, 1993 e Non uccidereDiele non avrebbe potuto guidare la sua Audi A3, perché gli era stata sospesa la patente per un precedente problema di utilizzo di stupefacenti. Invece era al volante, ancora sotto l’effetto di cannabinoidi e oppiacei. E ha tamponato uno scooter, uccidendo la conducente. È tutto accaduto attorno alle 2 della notte tra venerdì e sabato notte. La macchina ha fatto sbalzare la moto a quasi 200 metri di distanza dal punto dell’impatto. Gli agenti della Polizia stradale di Eboli lo hanno arrestato con l’accusa di omicidio stradale aggravato, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. L’attore, infatti, portato all’ospedale di Salerno per gli accertamenti di rito, è risultato positivo a diversi stupefacenti. E durante i controlli è appunto emerso che non avrebbe potuto guidare perché la patente gli era stata ritirata, sempre per uso di droghe. La salma della donna, 48 anni, impiegata in uno studio legale salernitano, è stata riconsegnata ai familiari dopo che il medico legale ha effettuato l’esame esterno. La morte è avvenuta quasi nell’immediatezza dell’impatto con l’asfalto. I primi soccorritori giunti sul posto riferiscono di averlo visto sconvolto mentre non si dava pace per l’accaduto. “Che ho fatto, che ho fatto” le sue parole. Sembra che Diele stesse tornando da una festa che si era tenuta a Matera quando, erano circa le 2, con la sua auto ha tamponato lo scooter sulla cui sella c’era Ilaria Dilillo, salernitana di 48 anni, che rientrava a casa dopo aver trascorso una serata con amici.

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