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lunedì 15 aprile 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

AVVENIRE
"This Is Us" esempio riuscito di (buona) famiglia
"Cè una serie televisiva che ha coinvolto e commosso gli Stati Uniti e che da qualche tempo sta mettendo insieme molti appassionati anche da noi. C'è chi la segue su Fox Life, chi su Sky Go e chi sulla piattaforma on demand di Amazon. S'intitola This is us (letteralmente "Questi siamo noi"), è ideata da Dan Fogelman e racconta le vicende della famiglia Pearson tra figli naturali e adottati, bianchi e neri, sviluppandola su più livelli temporali. Si va dagli anni Ottanta, da dove la storia prende avvio, ai giorni nostri. I protagonisti sono una coppia di genitori e i loro tre figli. Storie diverse, con alcuni punti in comune, destinate tutte a intrecciarsi, mentre la continua altalena tra presente e passato, oltre a permettere qualche colpo di scena, favorisce l'analisi psicologica dei per In molti casi la televisione mette in ombra o in cattiva luce la famiglia tradizionale, ma non mancano le eccezioni interessanti sonaggi mettendo in evidenza i rapporti interpersonali, soprattutto tra figli e genitori, ma anche le insoddisfazioni peri sogni non realizzati o la ricerca di un cambiamento.
o sfasamento temporale permette anche di aggiungere ogni volta dei tasselli che chiariscono le ragioni delle nuove dinamiche e dei nuovi equilibri che si sono venuti a creare nel corso degli anni. In altre parole, i momenti cruciali, le svolte e le scelte che hanno dato una direzione alla vita dei protagonisti in un verso anziché in un altro. Se poi sia stato giusto o sbagliato lo si valuta sulla lunga distanza pronti a rimediare. This is us è una serie realizzata con buona tecnica e intreccio coinvolgente, che ha il pregio di raccontare l'essere umano nel contesto della famiglia attraverso il matrimonio, il rapporto tra padri e figli o tra fratelli, la malattia e persino la morte. Lo fa senza sconti, raccontando la complessità della vita, con molto realismo, ma anche con molta umanità. Da una parte si può accusare un genitore di avere spezzato il sogno di un figlio. Dall'altra il figlio ammette che deve al genitore la propria forza. Nel frattempo tutti imparano a condividere gioie, perdono, coraggio e speranza, felicità e amore, guidati come nella vita reale da emozioni e sentimenti.
Evero che la tv tende a semplificare, ari durre al minimo comune denominatore i problemi, pur ingigantendoli o riducendoli a seconda delle necessità. E vero anche che non c'è in questa serie come in altre un riferimento esplicito alla trascendenza o a una morale più stringente e non mancano nemmeno elementi discutibili, ma almeno c'è la ricerca delle proprie radici, la fedeltà, l'apertura alla vita, la condivisione.Valori che se anche presentati in modo laico possono creare un humus positivo per una riflessione che può andare ben oltre la contingenza di una serie tv. Non va sottovalutato nemmeno lo spaccato sulla società americana che in qualche modo scorre sullo sfondo accennando a temi importanti come l'integrazione, i diritti civili, le ripercussioni interne delle guerre combattute fuori dai propri confini, le questioni etiche, quelle morali e quelle politiche.
Pur con tutti i limiti di una fiction televisiva, va dato atto a This is us di essere una delle non molte serie che affrontano senza particolari distorsioni il tema della famiglia. E non è un caso che negli Stati Uniti vada in onda sulla Nbc che già aveva trasmesso Parenthood dalla quale è stata esplicitamente tratta la nostra Tutto può succedere, altro caso di family drama innovativo, con una buona scrittura e un buon ritmo, che racconta le vicende di quattro fratelli (due maschi e due femmine), con i loro coniugi (in due casi), i loro figli (in tutti e quattro i casi) e i loro genitori, puntando sulla solidarietà familiare e il tentativo di dialogo tra le generazioni, ma anche sull'accettazione della gravidanza e della maternità. Anche in Tutto può succedere come in This is us è già tanto che si parta da famiglie con tre o più figli di fronte a una realtà come quella italiana in cui la media è di uno o poco più. Per cui se è vero che in molti casi la televisione a livello di fiction mette in ombra o addirittura in cattiva luce la famiglia cosiddetta (ingiustamente) tradizionale a beneficio di ben altre aggregazioni, è altrettanto vero che non mancano le eccezioni, senza andare a scomodare La famiglia Bradford della serie cult della fine degli anni Settanta e inizio Ottanta E sufficiente aggiungere, ancora come esempio, I Durrell - La mia famiglia e altri animali, al momento in onda su LaEffe. Una storia che inizia nel 1935, quando Louisa Durrell improvvisamente si trasferisce insieme ai suoi quattro figli da Bournemouth, in Inghilterra, a Corfu, in Grecia. Suo marito, Lawrence, è morto da alcuni anni e la famiglia sta attraversando un periodo difficile dal punto di vista economica Nell'isola greca, dove l'elettricità è ancora un lusso, ma la vita è molto meno costosa, i cinque trovano una nuova dimensione, mentre il piccolo di famiglia, Gerry, scopre l'amore per gli animali, che osserva nelle sue spedizioni e spesso decide di portare a casa con rocambolesche conseguenze. L'interessante della serie è l'analisi dei personaggi umani studiati quasi al pari degli animali (in senso positivo, ovviamente). A volte gli autori lo fanno con molta ironia, inventandosi anche qualche piccola perfidia da affidare alle parole e all'azione dei propri protagonisti. Non sono soltanto memorie, né soltanto osservazioni naturalistiche, bensì la storia di un paradiso terrestre e di un ragazzo che vi scorrazza instancabile, curioso di scoprire la vita, passando anche attraverso avventure, tensioni e turbamenti, ma sempre in un clima di sostanziale serenità. Una serie che descrive con l'occhio del bambino e al tempo stesso dello scienziato una famiglia disordinata e rissosa, ma felice, pronta a tutto pur di rimanere unita i sono anche le cosiddette sitcom che affrontano spesso il tema della famiglia con storie di padri, madri e figli a confronto, la maggior parte delle quali arriva dagli Stati Uniti. Tra le migliori, sempre per fare degli esempi, c'è senz'altro Speechless, che con ironica leggerezza e senza pietismi tratta anche il tema della disabilità. La serie segue le vicende della famiglia DiMeo: padre, madre e tre figli di cui il maggiore affetto da paralisi cerebrale infantile. Accettabile anche The Middle, che narra di una famiglia composita, nel carattere e non solo. Si potrebbe definire una famiglia ad altezza variabile: il padre altissimo, la madre piccoletta, un figlio quasi nano e gli altri due nella media. Anche il fisico, al pari dell'arredamento e dei colori della casa, ha un senso nel caotico gruppo familiare le cui vicende sono narrate dal punto di vista della mamma. Quella di The Middle è una comicità surreale non proprio nelle nostre corde, e il doppiaggio non aiuta, ma lo stile è sostanzialmente garbato, la famiglia gioca pur sempre un ruolo positivo e qualche sorriso, se non proprio una risata, ci scappa. Insomma, la famiglia sarà anche in crisi, ma perla tv resta una grande fonte di ispirazione: ci pesca a piene mani e a volte con buoni risultati".

mercoledì 6 settembre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
"The Bold Type", tra "Desperate Housewives" e "Sex and the City" nell'era social
"Problema: come sottoporre a stalking l'ex fidanzato che non sta su Facebook né su altri social media? Segue inchiesta, affidata a una giornalista di Scarlet appena promossa (ha appunto un ex fidanzato non reperibile online, gli articoli vengono meglio con un po' di vita vissuta). La testata è di fantasia, la direttrice no: fuori dalla tv si chiama Joanna Coles, ex direttrice di Cosmopolitan ora nel board di Snapchat. Figura anche tra i produttori della serie "The Bold Type" (sulla tv via cavo Freeform, dieci episodi dall'11 luglio scorso). L'ha scritta Sarah Watson — di "Parenthood", in Italia andò sulle reti Mediaset — con un occhio di riguardo verso la signora. E anche verso Snapchat, viene subito chiarito che non serve solo a mandare scatti smutandati. Inutile aspettarsi "Il Diavolo veste Prada". In "The Bold Type", il magazine è diretto con polso fermo e cortesia, le isterie non hanno cittadinanza, i capricci neppure, le ragazze di talento sono promosse prima di chiederlo, tutti i maschi sono neri. Le prime venti idee — snocciolate il primo giorno del nuovo incarico — sono respinte. Ma tutte le altre sono accettate senza fatica, e tutti gli articoli molto complimentati. "Come sottoporre a stalking l'ex fidanzato che non sta sui social media" vale appunto come una delle idee premiate (il magazine in precedenza si è dichiarato femminista ma discreto, qualsiasi cosa significhi: qui serve per rassicurare un'artista lesbica e mussulmana a non ritirare l'intervista rilasciata). "Alla sua età non stare su Facebook è sospetto", recita la diagnosi, fatta con lo stesso tono con cui le amiche usavano mettere in guardia dai corteggiatori non ragazzini "che mai si erano sposati". Facciamo come le donne facevano nei decenni passati, suggerisce un genietto alla riunione di redazione. Parte il pedinamento, in macchina con l'autista del giornale patinato. Per fare, si faceva benissimo anche senza i social media. Lo certifica l'ultimo film di Francesca Comencini "Amori che non sanno stare al mondo", visto qualche giorno fa al Locarno Festival senza che nessuno avesse da obiettare al personaggio di Lucia Mascino. Una pazza del tipo già satireggiato da Franca Valeri nello sketch "non mi telefona, non mi rivolge la parola, quindi è perdutamente innamorato di me" (anche nella variante: "E' sparito, non riesce a dimenticarmi"). All'inizio sembra un cinismo raro nel cinema italiano, ma non dura: la buona è lei, il personaggio di lui si sono dimenticati di scriverlo. "The Bold Type" sta per "ragazze toste" (nel gergo tipografico sono i caratteri in grassetto). La giornalista Jane, la responsabile dei social media Kit, la perfetta assistente Sutton. Elegantissime e allegre mentre nel board siedono antipatici signori che si scandalizzano alla parola "punami" (sta per "pussy", lo dicono le ragazze asiatiche, era già la parola prediletta da Sacha Baron Cohen con la tuta gialla del suo doppio Ali G.). Già si sprecano i paragoni con "Sex and The City". Si capisce che la serie va venduta al meglio, ma siamo lontanissimi. Siamo invece nel pieno della "peak tv". Il dramma della televisione che dai "Soprano" in poi ha trascinato critici e pubblico. Si moltiplicano le piattaforme che richiedono prodotti sempre nuovi. Sciaguratamente il talento non cresce in proporzione — anche il passaggio dal cinema alla tv ha esaurito la sua forza propulsiva. "The Bold Type" audacemente imita la voce fuori campo delle "Desperate Housewives", ma resta prigioniero delle sue carinerie". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 9 dicembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"This is us", la serie che tende a commuovere (ma non quanto la più spontanea "Parenthood")
"Su Fox Life è iniziata da poco 'This is Us', una nuova serie tv che in America ha fatto commuovere e discutere (lunedì ore 22.00). Al centro della storia ci sono le vite di alcuni personaggi, disseminati in varie città americane: piano piano, mentre la trama si dipana, si scopriranno tutti legati da intrecci e nodi profondi, che il racconto disvela con alcuni efficaci colpi di scena. Ci sono Jack (Milo Ventimiglia) e Rebecca (Mandy Moore), una giovane coppia in attesa di tre gemelli. E poi ci sono Kevin, Kate e Randall: ognuno di loro è mosso dall'insoddisfazione ed è in cerca di un cambiamento. Kate è una donna obesa che deve dimagrire (la grande fiction prende spunti dalla tv «ordinaria», del dimagrimento e della trasformazione), Kevin è un attore alle prime armi che vorrebbe essere considerato non solo per il suo bell'aspetto, Randall vuole chiudere i conti con il passato e trovare finalmente il suo padre biologico, che lo ha abbandonato da piccolissimo. Senza rivelare troppo della trama e dei trucchi di scrittura che Dan Fogelman, il creatore della serie, s'inventa per tenere legati fra loro questi quattro quadri narrativi principali, si può dire che «This is us» è un ritratto del matrimonio, delle relazioni tra genitori, figli e fratelli, tutto molto carico di significato. È una riflessione su un'appartenenza che definisce in profondità l'essere umano, quella alla famiglia. In America va in onda su NBC, il canale che ha trasmesso «Parenthood», una delle serie più belle degli ultimi anni, ugualmente centrata sulla famiglia: il confronto è inevitabile. Dove in «Parenthood» la scrittura per quanto raffinata riusciva sempre a sembrare spontanea nel rappresentare i sentimenti e le psicologie dei personaggi della famiglia Braverman, 'This is us' dà l'impressione a tratti di essere troppo «chirurgico», calcolato nel cercare e suscitare l'emozione e la commozione di chi guarda". (Aldo Grasso, 07.12.2016)

mercoledì 22 aprile 2015

NEWS - Aho, famolo americano! La Rai si dà ai remake italiani di serie tv Usa con "Parenthood" (che diventerà con titolo all'amatriciana "Tutto può succedere"!)
(ANSA) - Primo remake di Rai1 da una serie tv americana. A produrlo sara' Cattleya. La serie family Parenthood, creata da Jason Katims, e' andata in onda sulla NBC dal 2010 al 2015, grazie all'accordo con la divisione Formats della NBC Universal. In Italia parte oggi su Mya la 6° stagione inedita. Le riprese della versione italiana, che si intitolera' Tutto puo' succedere, sono cominciate ieri a Roma. Nel cast: Pietro Sermonti, Maya Sansa, Ana Caterina Morariu, Alessandro Tiberi, Camilla Filippi, Fabio Ghidoni, Licia Maglietta e Giorgio Colangeli. Le 13 puntate da 100' verranno trasmesse in prima serata sull'ammiraglia Rai agli inizi del 2016. "Parenthood e' una serie family di grande qualita' - ha spiegato Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction - che combina alla perfezione humour e sentimento. Sono entusiasta all'idea di poter trasferire queste sue tematiche multi-generazionali all'interno del panorama italiano contemporaneo". Per Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, "Parenthood e' stata una bellissima scoperta. Ce ne siamo subito innamorati e l'abbiamo ritenuta perfettamente adattabile alla realta' italiana, in cui da sempre il concetto di famiglia e le sue costanti dinamiche di odio-amore sono il principale motore sociale. Per questo - conclude Tozzi -  abbiamo scelto dei bravi e giovani sceneggiatori, Filippo Gravino, Guido Iuculano e Michele Pellegrini, e due ottimi registi come Lucio Pellegrini e Alessandro Angelini che hanno gia' dimostrato di essere in sintonia con questo genere di tematiche". "Siamo felicissimi di lavorare con Rai e Cattleya su un progetto cosi' ambizioso che ci permette di combinare il genere drammatico alla commedia - ha aggiunto JoAnn Alfano, Executive Vice President, Scripted Programming, di NBC Universal International Television Production -. Con un fantastico team di scrittura, registi e cast gia' al lavoro, Tutto puo' succedere promette di essere divertente e toccante come la serie originale che l'ha ispirata".

mercoledì 17 settembre 2014

NEWS - Mya-attacco alla tv! Bis di Netflix (OITNB"+"Hemlock Grove") sul canale rosa-shocking di Mediaset Premium



IN ANTEPRIMA ASSOLUTA


Orange Is The New Black”, che MYA programma dal 23 settembre in anteprima con prima e seconda stagione una dopo l’altra, è la serie-fenomeno della nuova stagione tv. Si tratta di uno dei titoli seriali di cui la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultimo periodo – sia per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima la recente copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” che lo ha definito letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit on tv”. “La serie indaga sull’auto-distruzione e sulla brutalità che si annida anche nell’animo femminile – ha dichiarato l’ideatrice Jenji Kohan – la prigione è solo un megafono di questo aspetto”. Tra i premi si contano i 4 recenti Emmy Awards (tra cui Uzo Aduba per il personaggio Crazy Eyes), il Television Critics Awards (“miglior nuova serie della stagione”), 3 Critics Choice Awards (“miglior comedy dell’anno”, premiate Kate Mulgrew e Uzo Aduba), un People’s Choice Award, un Peabody Award e il GLAAD Award, il riconoscimento più ambito assegnato dalla comunità gay.



Hemlock Grove” è l’altra serie-rivelazione di Netflix che MYA programma da gennaio 2015. Il titolo non è altro che il nome di una cittadina di fantasia dove viene ritrovato il cadavere di una ragazza apparentemente smembrata da un animale. Quando viene rinvenuto un secondo corpo, le indagini virano su due piste altrettanto allucinanti: sperimentazioni scientifiche a scopo farmaceutico e licantropi a piede libero. La serie, già confermata per la 2° stagione, vanta la firma del mago della suspence Eli Roth (“Hostel” e “Cabin Fever” al cinema) sia nelle vesti di produttore che di regista della puntata-pilota. Nel cast svetta Famke Janssen (“X-Men” al cinema, “Nip/Tuck” in tv). Tra le nuove leve, occhio a Penelope Mitchell (“The Vampire Diaries”) e Freya Tingley (“C’era una volta”).


I PROSEGUIMENTI DI CULTO IN PRIMA TV

Se si vuole avere un’istantanea della generazione tablet, sono un “must” che non accenna a diminuire d’intensità “Pretty Little Liars” (la 5° stagione inedita attualmente su MYA ogni venerdì) e “The Vampire Diaries” (la 6° stagione inedita su MYA febbraio 2015).

Altro titolo da Top-Tweet è “The Originals”, con la 2° stagione inedita attesa su MYA febbraio 2015. Lo spin-off di “The Vampire Diaries”, con le firme DOC di Kevin Williamson e Julie Plec della serie-madre, è ambientato nel quartiere francese di New Orleans e segue le vicende di Klaus (Joseph Morgan), l’ibrido della stirpe dei Vampiri Originali che scopre di aspettare un figlio dalla licantropa Hayley (Phoebe Tonkin). I genitori si rassegnino: i classici teen-drama son quasi estinti come i vampiri all’alba e le storie adolescenziali si innestano su trame che utilizzano i confini della realtà per suggerire che essere “diversi” (vampiri, licantropi o super-eroi che siano) può non solo essere disdicevole ma addirittura cool.

Una famiglia (allargata) da tener d’occhio è quella dei Braverman di “Parenthood” (6° stagione inedita su MYA aprile 2015) con al centro la madre single Sarah (Lauren Graham). Produce Ron Howard, già regista del film del 1989 dal quale è tratta la serie.

Le questioni di cuore unite alla voglia di cambiar vita sono al centro della 3° stagione inedita di “Hart of Dixie” con Rachel Bilson di “The OC” (su MYA ogni lunedì).

Nella 2° stagione inedita di “The Carrie Diaries” (su MYA dal 9 ottobre) entra preponderantemente in scena, su immancabili decoltè, la versione adolescente della mitica Samantha Jones (Lindsey Gort).

Dallas” sopravvive al mito di JR (e di Larry Hagman) con la 3° stagione inedita (MYA dal 22 ottobre). La sexy Annalynne McCord (“90210”) è la new-entry che scombussola (ancor di più) gli equilibri familiari degli Ewing.

The Paradise” della BBC, tratto da un racconto di Emile Zola, giunge alla 2° stagione inedita e finale (dal 20 settembre), con le sue atmosfere vittoriane nel primo mega-store di Sua Maestà.

lunedì 8 settembre 2014

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Fate Estrada! Il film di "Chips" si mette in...moto!

News tratta da Deadline.com

Warner Bros has set Dax Shepard to write, direct and star in a screen version of CHiPS, that TV series that ran from 1977-83 and featured two officers who patrolled the highways of California armed with motorcycles and the tightest khaki cop uniforms in television history. Shepard will play Officer Jon Baker (played in the original by Larry Wilcox), while Michael Pena is attached to play Frank “Ponch” Poncherello, the role Erik Estrada originated. Rick Rosner created the NBC series. This is the most serious Warner Bros has been in turning CHiPS into a film. The studio tried it years ago, after That ’70s Show star Wilmer Valderrama showed up in the office of exec Greg Silverman (who’s now running production at the studio). Dressed in the signature tight-fitting uniform, Valderrama merely said, “Funny, right?” — and he walked out with a deal and an intention to play Ponch. Apparently it wasn’t funny enough because while TV shows from that era such as Starsky & Hutch and The Dukes Of Hazzard got movie transfers, CHiPS stalled. The new take is envisioned as much in the tone of Bad Boys and Lethal Weapon than a comedy. Shepard is known mostly in humorous roles and the series Parenthood. He’s actually a professional driver of race cars and motorcycles, and he expects to be performing his own riding and stunts. Andrew Panay is producing, along with Shepard’s Primate Pictures. Rosner will be exec producer, and Warner Bros execs Jesse Ehrman and Nik Mavinkurve will oversee for the studio. Shepard most recently directed and wrote the indie comedy Hit & Run, which he starred in with Kristen Bell. CHiPS will be the first one for a studio.

martedì 29 gennaio 2013

NEWS - Per "Entertainment Weekly" la serie dell'anno è...
Numero annuale da collezione di "Entertainment Weekly" sui Best&Worst 2012. Per il piccolo schermo, la Top20 firmata dal critico Ken Tucker è stata così stilata.

1. Homeland
2. Breaking Bad
3. Louie
4. Girls
5. Mad Men
6. The Colbert Report
7. Parks and Recreation
8. Justified
9. The Good Wife
10. Nashville
11. Parenthood
12. Luck
13. Fringe
14. Sons of Anarchy
15. Archer
16. The Walking Dead
17. Southland
18. Hunted
19. NY Med
20. Bent

lunedì 19 novembre 2012


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl

Alcune serie tv riescono a toccare le corde giuste, a emozionarci e coinvolgerci a tal punto, da far sì che i personaggi diventino parte del nostro mondo. 
Altre serie tv hanno un ulteriore pregio: la capacità di spingersi oltre e raggiungere i punti più intimi e profondi dello spettatore e instaurare con esso un rapporto unico, destinato a durare nel tempo.
È il caso di Parenthood, la serie di Jason Katims in onda da quattro anni sulla Nbc e stracult di questa settimana.
Non è la prima volta che parliamo dello show che ha per protagonista la famiglia Braverman, composta da attori del calibro di Lauren Graham, Peter Krause e Monica Potter, solo per citarne alcuni.
Perché sì, i protagonisti di questo family drama, meriterebbero di essere citati uno a uno, dal più piccolo Tyree Brown, al più attempato, Craig T. Nelson, passando per i giovanissimi Mae Whitman e Miles Heizer, fino a Erika Christensen o Bonnie Bedelia.
Partendo sin dall’inizio con un potenziale da far invidia ad altre pietre miliari del drama familiare, come Brothers & Sisters o Desperate Housewives per certi versi, Parenthood in questi anni è riuscito se possibile, anche a superarsi.
Ha saputo andare aldilà del romanzo narrativo corale, dando spazio gradualmente e senza mai annoiare, alle storie dei singoli, scandagliando e approfondendo la psicologia di ciascun personaggio, senza trascurarne nessuno e focalizzando l’attenzione su particolari mai banali o trascurabili, ma ogni volta fondamentali e significativi ai fini della storyline generale.
Ed è proprio questa l’arma vincente della serie di Katims, la capacità di portare in scena il quotidiano di ogni piccolo ramo della famiglia Braverman, che episodio dopo episodio, contribuisce a creare un albero solido e robusto, rappresentato da una famiglia alla quale ognuno di noi, tutto sommato, vorrebbe appartenere.


Ci sono poi altre serie tv che, dopo molti anni, riescono sì ancora a emozionare, ma non come una volta.
Alcuni telefilm, nel corso degli anni, hanno perso il brio che avevano all’inizio, le storie hanno cominciato a farsi via via ripetitive e prevedibili, e le lacrime, quelle vere e sincere, riaffiorano sul volto dello spettatore solo di fronte a una delle innumerevoli tragedie nel plot.
È il caso per esempio di Grey’s Anatomy che ha inaugurato la
la nona (e onestamente si spera ultima) stagione con una serie di episodi dolorosi e difficili, che spesso ci hanno lasciato con un sapore amaro in bocca e fiumi di lacrime da asciugare.
Questa prima parte di stagione ha convinto meno del solito tanto il pubblico quanto la critica, e le scelte di Shonda Rhimes appaiono ormai azzardate e in alcuni passaggi troppo forzate.
Troppo dolore, troppa sofferenza, così troppa da trasformarsi, paradossalmente, in banalità.
Ciascun personaggio ha una cicatrice più o meno profonda da rimarginare, ognuno una tragedia da superare (l’ennesima), e le lacrime, sotto alcuni punti di vista, iniziano a diventare troppe. Siamo pur sempre di fronte a una serie tv, e non per forza dobbiamo ridurre tutto a un cumulo di kleenex accanto al divano. Alcune serie, dovrebbero aver la capacità di commuovere ed emozionare non soltanto per la dipartita di un personaggio, quanto piuttosto per quei piccoli dettagli riscontrabili anche nel nostro quotidiano, ed è proprio qui che la Rhimes cade, dove invece Katims, riesce a meraviglia. 

sabato 29 settembre 2012

TWITTER-JAM - La playlist delle migliori twittate seriali selezionata da AcademyTelefilm e TelefilmCult



What Jennifer Garner has to say about Ben Affleck's sperm


Yes yes yes yes yes yes yes.  creator Julian Fellowes says he might make a prequel. (Thanks !)

Should I do it?! 

’s Lauren Graham to pal around with on Go On  

"House" creator David Shore and "Rescue Me" co-creator Peter Tolan developing cop show for Fox. 

 Ginnifer Goodwin Dishes Disneyland Secrets On Jimmy Kimmel Live! 

Kate Walsh: 'Private Practice' Set with Benjamin Bratt: Kate Walsh and Benjamin Bratt play… 


"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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