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venerdì 25 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

'Gilmore Girls' Cast Has a 'Brady Bunch' Moment for 'EW' Cover!
There is just one more week to go until the new Gilmore Girls episodes debut on Netflix and this fun cover for Entertainment Weekly is getting us so excited! The main cast members, including Lauren Graham and Alexis Bledel, pose in Brady Bunch style photos and the result is too cute. Also featured are Rory’s three guys – Jared Padalecki, Milo Ventimiglia and Matt Czuchry – as well as Kelly Bishop, Scott Patterson, and Keiko Agena. In the issue, Lauren talks about the change of pace in season seven when a new showrunner took over and Lorelai’s signature dialogue was different. “I was in a scene in that seventh season and I thought, ‘Something feels so odd to me,’” she said. “And it was I was in a scene with two other people and I wasn’t talking. I thought, ‘I’ve never had this before.’”

martedì 18 ottobre 2016

TELEFILM ART - Un poster per ogni stagione. Netflix rilascia un poker di manifesti per "un anno di vita" con le Gilmore...

News tratta da TvLine.com
Seasons’ greetings, Gilmore Girls fans.
Netflix has unveiled the official key-art campaign for next month’s Gilmore Girls: A Year in the Life revival, and each of the four 90-minute seasonal installments — “Winter,” “Spring,” “Summer,” and “Fall” — is getting its very own poster (check ’em out below).
“It’s about three women at a crossroads in each of their lives,” series creator Amy Sherman-Palladino previously said of the continuation, which debuts Nov. 25. “I am very pleased with all four of [the episodes]. I feel like we accomplished what we set out to do, which is something I almost never say”. Leading lady Lauren Graham, meanwhile, recently called the continuation “my most favorite thing I’ve ever done”. To the question of whether there may be more GG on the horizon beyond A Year in the Life, Scott Patterson recently told TVLine that, for now, “The curtain is closed, but it’s a really thin curtain”. Have a look at the four posters below and then hit the comments with an answer to this question: Which poster/season is your fave and why?
 

domenica 10 aprile 2016

lunedì 19 novembre 2012


Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl! 

Alcune serie tv riescono a toccare le corde giuste, a emozionarci e coinvolgerci a tal punto, da far sì che i personaggi diventino parte del nostro mondo. 
Altre serie tv hanno un ulteriore pregio: la capacità di spingersi oltre e raggiungere i punti più intimi e profondi dello spettatore e instaurare con esso un rapporto unico, destinato a durare nel tempo.
È il caso di Parenthood, la serie di Jason Katims in onda da quattro anni sulla Nbc e stracult di questa settimana.
Non è la prima volta che parliamo dello show che ha per protagonista la famiglia Braverman, composta da attori del calibro di Lauren Graham, Peter Krause e Monica Potter, solo per citarne alcuni.
Perché sì, i protagonisti di questo family drama, meriterebbero di essere citati uno a uno, dal più piccolo Tyree Brown, al più attempato, Craig T. Nelson, passando per i giovanissimi Mae Whitman e Miles Heizer, fino a Erika Christensen o Bonnie Bedelia.
Partendo sin dall’inizio con un potenziale da far invidia ad altre pietre miliari del drama familiare, come Brothers & Sisters o Desperate Housewives per certi versi, Parenthood in questi anni è riuscito se possibile, anche a superarsi.
Ha saputo andare aldilà del romanzo narrativo corale, dando spazio gradualmente e senza mai annoiare, alle storie dei singoli, scandagliando e approfondendo la psicologia di ciascun personaggio, senza trascurarne nessuno e focalizzando l’attenzione su particolari mai banali o trascurabili, ma ogni volta fondamentali e significativi ai fini della storyline generale.
Ed è proprio questa l’arma vincente della serie di Katims, la capacità di portare in scena il quotidiano di ogni piccolo ramo della famiglia Braverman, che episodio dopo episodio, contribuisce a creare un albero solido e robusto, rappresentato da una famiglia alla quale ognuno di noi, tutto sommato, vorrebbe appartenere.


Ci sono poi altre serie tv che, dopo molti anni, riescono sì ancora a emozionare, ma non come una volta.
Alcuni telefilm, nel corso degli anni, hanno perso il brio che avevano all’inizio, le storie hanno cominciato a farsi via via ripetitive e prevedibili, e le lacrime, quelle vere e sincere, riaffiorano sul volto dello spettatore solo di fronte a una delle innumerevoli tragedie nel plot.
È il caso per esempio di Grey’s Anatomy che ha inaugurato la
la nona (e onestamente si spera ultima) stagione con una serie di episodi dolorosi e difficili, che spesso ci hanno lasciato con un sapore amaro in bocca e fiumi di lacrime da asciugare.
Questa prima parte di stagione ha convinto meno del solito tanto il pubblico quanto la critica, e le scelte di Shonda Rhimes appaiono ormai azzardate e in alcuni passaggi troppo forzate.
Troppo dolore, troppa sofferenza, così troppa da trasformarsi, paradossalmente, in banalità.
Ciascun personaggio ha una cicatrice più o meno profonda da rimarginare, ognuno una tragedia da superare (l’ennesima), e le lacrime, sotto alcuni punti di vista, iniziano a diventare troppe. Siamo pur sempre di fronte a una serie tv, e non per forza dobbiamo ridurre tutto a un cumulo di kleenex accanto al divano. Alcune serie, dovrebbero aver la capacità di commuovere ed emozionare non soltanto per la dipartita di un personaggio, quanto piuttosto per quei piccoli dettagli riscontrabili anche nel nostro quotidiano, ed è proprio qui che la Rhimes cade, dove invece Katims, riesce a meraviglia. 

sabato 29 settembre 2012

TWITTER-JAM - La playlist delle migliori twittate seriali selezionata da AcademyTelefilm e TelefilmCult



What Jennifer Garner has to say about Ben Affleck's sperm


Yes yes yes yes yes yes yes.  creator Julian Fellowes says he might make a prequel. (Thanks !)

Should I do it?! 

’s Lauren Graham to pal around with on Go On  

"House" creator David Shore and "Rescue Me" co-creator Peter Tolan developing cop show for Fox. 

 Ginnifer Goodwin Dishes Disneyland Secrets On Jimmy Kimmel Live! 

Kate Walsh: 'Private Practice' Set with Benjamin Bratt: Kate Walsh and Benjamin Bratt play… 


martedì 3 luglio 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm tratti dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Quella famiglia ha vinto la sfida
"Il rischio che la terza stagione di «Parenthood» dimostrasse che la serie aveva in realtà esaurito le buone idee, che il tema delle relazioni familiari e del loro complicato dispiegarsi nella vita di tutti i giorni costituiva ormai un filone esaurito era forte. La conclusione della seconda stagione aveva infatti dato qualche avvisaglia di stanca, lasciando presagire un inevitabile calo narrativo (Joi, Mediaset Premium, sabato, ore 21.15). Invece la pausa ha fatto bene al telefilm: per quello che si è potuto vedere in queste prime puntate della nuova stagione, le vicende dei Braverman continuano a catturare e coinvolgere. Certo, a tratti la serie cede a un tono troppo «soapizzato», ma il telefilm rimane sicuramente uno dei migliori family drama visti negli ultimi tempi. Il segreto della serie ideata da Jason Katims è paradossalmente proprio la sua semplicità: «Parenthood» regala quello che promette, ovvero un racconto profondo ed emotivo di cosa voglia dire essere genitore e cosa essere figlio nelle diverse fasi della vita, attraversando diverse generazioni. Il suo aspetto migliore è la capacità di tratteggiare i caratteri dei personaggi, con i loro dialoghi disordinati e sovrapposti per catturare la spontaneità del parlato, con i loro problemi «normali», e le loro reazioni spesso sbagliate alle piccole e grandi difficoltà della vita di tutti i giorni. Ciascuno dei figli della famiglia Braverman costituisce un piccolo nucleo narrativo a sé, da cui si diramano, intrecciandosi armoniosamente, tutte le diverse storie. C' è la volitiva e inquieta Sarah (Lauren Grahm), divisa tra sofferenze del passato e future speranze. C' è Adam (Peter Krause), destinato a portare sulle sue spalle il peso di tutte le responsabilità. E poi Crosby (Dax Shepard), eterno Peter Pan costretto quasi a suo malgrado a una profonda maturazione".
(Aldo Grasso, 01.07.2012) 

sabato 7 gennaio 2012


Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù.Parola di Stargirl! 

Giunto a metà della terza stagione indenne e senza aver perso colpi, Parenthood, la serie firmata Jason Katims (Friday Night Lights) merita questa settimana un posto d’onore negli Stracult, in vista soprattutto della crisi attraversata dal family drama, Desperate Housewives docet. Stabile sugli oltre cinque milioni di spettatori, risultato ottimo per un network come la Nbc, la saga dei Braverman che conta tra i suoi protagonisti attori eccellenti come Peter Krause, Lauren Graham e Monica Potter, piace al pubblico perché racconta con delicatezza e intensità, gioie e dolori della moderna famiglia americana, dando vita a una storia corale ricca di spunti interessanti. Rilettura contemporanea dell’omonimo film diretto da Ron Howard nel 1989, Parenthood conta su una sceneggiatura forte e ben strutturata, un cast invidiabile e una regia impeccabile, elementi che uniti insieme, lo rendono una delle migliori prime time novel della tv d’oltreoceano.

In cuor mio non mi sarei mai aspettata di scriverlo, tantomeno di pensarlo, ma il momento è arrivato anche per una delle tre migliori serie realizzate negli ultimi anni: Dexter, la cui sesta stagione appena conclusa, finisce purtroppo nella categoria Stracotti. Per lo show interpretato dall’incredibile Michael C. Hall, una piccola battuta d’arresto, dovuta più che altro all’altissimo livello qualitativo cui ci ha abituato dalla prima stagione a oggi, che quest’anno è venuto meno, vuoi per la troppa carne al fuoco nelle storyline secondarie, vuoi per un killer (Colin Hanks) per nulla all’altezza di Trinity e dei suoi predecessori.
Una sceneggiatura a tratti approssimativa e a tratti confusa, non rende onore a uno dei migliori personaggi del piccolo schermo, nonostante le interessanti premesse: l’ennesimo confronto tra uomo di fede e uomo di scienza, tema già affrontato in diverse salse anche in altre serie tv, da Lost a The Walking Dead, aveva gettato le basi a una stagione introspettiva e riflessiva, risolta invece troppo velocemente.
Un anno di transizione, in cui lo stesso Hall appare sottotono e meno brillante del solito, ma ugualmente convincente nel dare voce e anima al suo personaggio che nonostante tutto riesce a risultare intenso e convincente anche in piena crisi del “sesto anno”. Armiamoci quindi di speranza e ottimismo e auguriamoci che la prossima stagione per l’ematologo più controverso della storia, possa essere quella della rinascita.

venerdì 19 novembre 2010

NEWS - Una parente per amica: dal 16 dicembre Lauren Graham su JOI con "Parenthood"
In anteprima per l’Italia approda su JOI dal 16 dicembre, ogni giovedì alle 21.00, “Parenthood”, il family drama trasmesso dalla NBC che nella puntata di lancio in America ha riunito 9 milioni di telespettatori con il 9% di share sul target di riferimento 18-49 anni. Il successo della serie è dovuto anche alla presenza nel cast di Lauren Graham, conosciuta per la sua interpretazione, sempre sopra le righe, di Lorelai Gilmore nella serie tv “Una mamma per amica”. “Parenthood” narra le vicende della famiglia dei Braverman, composta da Zeek (Craig T. Nelson) e Camille (Bonnie Bedelia), due simpatici anziani di circa 70 anni, e i loro quattro figli che, ormai adulti, hanno messo su famiglia. La serie si apre con il ritorno di Sarah Braverman (Lauren Graham), madre single di due figli con gravi problemi economici, nella casa dei genitori, Zeek e Camille. Qui ritrova tutti i suoi fratelli: Julia (Erika Christensen), donna in carriera sommersa dal lavoro che non riesce a trovare un po’ di tempo da passare con sua figlia, Crosby (Dax Shepard), il fratello più piccolo, che odia le responsabilità ed entra in crisi quando scopre di avere un figlio di cinque anni e, infine, Adam (Peter Krause), il più grande dei quattro, in apparenza il perfetto padre di famiglia che deve fare i conti con un figlio malato di autismo.

giovedì 7 gennaio 2010

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - “Modern Family” guida la rivincita delle sit-com
Ridete, ridete, le sit-com son tornate. Nel peggior autunno televisivo a “stelle e strisce” degli ultimi decenni, in quanto a idee e fantasia, il genere comedy sembra godersi la sua vendetta dopo stagioni di appannaggio. Il caso emblematico s’intitola “Modern Family” ed è già assurta al titolo di “serie dell’anno” (non solo tra le situation-comedy). Sorta di spugna che assorbe da “Tutti amano Raymond”, “Arrested Development” e, molto in flashback, da “Arcibaldo”, vede un patriarca di una famiglia allargata e molto liberal sposato con una moglie latina che dimostra la metà dei suoi anni, un figlio gay e suo marito che hanno adottato una creatura, uno studente-documentarista tedesco ospitato grazie all’Erasmus che racconta le vicende con la tecnica del mockumentary lanciata dal “The Office” inglese (nonché sprazzi di reality-show attraverso i “confessionali” dove i protagonisti si lasciano andare a ruota libera…). Per dire: è come se il giornalista capo-famiglia dei Bradford leggesse sul giornale dove scrive il proprio necrologio. Alla fine, in ‘MF’ (in primavera in Italia su FoxLife) si contano tre famiglie in una, intersecate non solo per far ridere. “E’ anche frutto di una ricerca di marketing – spiega Samie Kim Falvey, il responsabile del settore comedy del network ABC dove va in onda ‘MF’ – nonostante i dubbi autoriali, alla fine di una visione in anteprima il pubblico ha percepito non tanto il sovrapporsi delle famiglie, quanto l’unità che le unisce, quasi non distinguendole e, per questo, accettandole. E’ vero che la gente vuol tornare a ridere, ma lo vuol fare con gusto: per questo abbiamo introdotto, come collante, il sarcasmo. Non c’è nulla di rivoluzionario in ‘MF’, ma trovare il giusto bilancio tra la risata di pancia e quella pungente è un’arma che forse era rimasta seppellita da troppo tempo…”. Se la crisi delle sit-com perdipiù familiari era cominciata da metà degli anni ’90 – quando le famiglie, appunto, non si riunivano più tutte insieme davanti al piccolo schermo – aprendo la strada a declinazioni e divagazioni più mirate (“Will&Grace”, “Due uomini e mezzo”), la mazzata definitiva il genere se l’è presa con il post 11 settembre 2001, quando di ridere non c’era granchè voglia. Mentre a marzo si attende con ansia il debutto di un’altra serie patriarcale allargata qual è “Parenthood” con Lauren Graham (al posto della ritirata, per motivi di salute, Maura Tierney), svetta sempre di più su CBS “The Big Bang Theory” (anche grazie alla sua nuova collocazione in palinsesto dopo “Due Uomini e mezzo”), mentre sempre su ABC – che solo l’anno scorso prevedeva solo una sit-com in prima serata - si contano anche “Cougar Town” con la “famelica” di giovani Courteney Cox (a febbraio in Italia su FoxLife) e “The Middle” (altra famiglia allargata: lei +lui, ognuno con tre figli sulle spalle). CBS punta su “Accidentally on Purpose” con la Jenna Elfman di “Dharma&Greg”: quest’ultima è stata considerata dai critici una sorta di matrice ispirante per la nuova serie ambientata a San Francisco. NBC non sta a guardare e ha lanciato “Parks and Ricreation” (altra sit-com che utilizza il mockumentary-style) e “Community” (il suo debutto è avvenuto su Facebook, a riprova che le vecchie situation-comedy “all in the family” sono quantomeno giurassiche…). “E’ come se il genere comedy sia stato fatto addormentare per un po’ – chiosa il vice Presidente di 20th Century Fox Jennifer Nicholson Salke – nulla è stato compromesso, ma adesso cerca di adattarsi alla nuova realtà, ai tempi in cui viviamo, con una nuova iniezione di energia. E anche la famiglia non è più quella delle ramanzine paterne e del ‘vogliamoci tutti bene’”. Toc toc, una famiglia moderna è alla porta. (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Gennaio)

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