La vera domanda è: perché nessuno ha ancora iniziato a produrre una #serietv ambientata nell'era #coronavirus?#COVID19 #lockdown
— Leo Damerini (@LeoDamerini) October 13, 2020
Visualizzazione post con etichetta coronavirus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta coronavirus. Mostra tutti i post
martedì 13 ottobre 2020
martedì 14 aprile 2020
GOSSIP - Fuori dal mondo! In tempi di Coronavirus, Thandie Newton registra l'audio di "Westworld" nel garage di casa chiusa in macchina!
Thandie Newton is finding a way to make it work! The 47-year-old Westworld actress posted a clip of herself sitting in her car recording ADR, or additional dialogue recording, for the hit show on Sunday (April 12) amid the global health crisis.
“Lockdown. Been having to create a DIY sound studio (in the car, in the garage, recording into my i phone while hooked up to LA on my laptop) to do ADR (additional dialogue recording) for @westworldhbo WHATEVER IT TAKES!!!!!!! We’re doing everything we can during Covid19 to bring the show to you. Without these trans global, tenacious cheats, the full season couldn’t get finished (while you watch each episode the future ones are still being completed😯). Huge thanks to our incredible post production team for making magic happen. Episode 5 tonight. Gonna slay. Xxxx T,” she wrote.
martedì 24 marzo 2020
lunedì 23 marzo 2020
lunedì 16 marzo 2020
NEWS - A(m)mazon, che figuraccia di merda! Dapprima PrimeVideo per tutti gli abitanti della "Zona Rossa" del CoronaVirus, poi retromarcia quando si è estesa in tutta Italia (sarebbe un salasso)!
Amazon Prime Video, insieme con TimVision, aveva aperto i suoi servizi in streaming gratuitamente fino al 31 marzo per gli abitanti nelle zone rosse. Infinity di Mediaset, invece, aveva messo a disposizione due mesi gratis. Ma con l'allargarsi delle zone rosse (che da Codogno e dintorni poi avevano compreso tutta la Lombardia, parte del Veneto e dell'Emilia e, adesso tutta l'Italia), i termini della faccenda sono cambiati. E Prime Video ha confermato l'offerta solo per gli abitanti della prima e più ristretta zona rossa, mentre non l'ha estesa a tutto il territorio italiano. Una piccola scivolata di stile motivata da «complessità tecniche». Va detto che comunque resta valido, come al solito, il mese di prova gratuita per tutti i nuovi potenziali clienti Prime Video.
Amazon Prime Video, insieme con TimVision, aveva aperto i suoi servizi in streaming gratuitamente fino al 31 marzo per gli abitanti nelle zone rosse. Infinity di Mediaset, invece, aveva messo a disposizione due mesi gratis. Ma con l'allargarsi delle zone rosse (che da Codogno e dintorni poi avevano compreso tutta la Lombardia, parte del Veneto e dell'Emilia e, adesso tutta l'Italia), i termini della faccenda sono cambiati. E Prime Video ha confermato l'offerta solo per gli abitanti della prima e più ristretta zona rossa, mentre non l'ha estesa a tutto il territorio italiano. Una piccola scivolata di stile motivata da «complessità tecniche». Va detto che comunque resta valido, come al solito, il mese di prova gratuita per tutti i nuovi potenziali clienti Prime Video.
domenica 8 marzo 2020
NEWS - CoronaVirus, allarme sul serial! Le produzioni fermano le registrazioni, pericolo di ritardi e cancellazioni
Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Il Coronavirus colpisce anche il piccolo schermo. E la Tv al tempo del Covid-19 rischia di uscire molto impoverita da questo contagio, con contraccolpi per gli spettatori, che possono trovarsi senza molti degli appuntamenti di intrattenimento live che scandiscono i palinsesti, ma anche per le società di produzione, quelle che rappresentano l'impalcatura della tv italiana e che lanciano l'allarme: «Entro pochi giorni oltre la metà delle produzioni di intrattenimento sarà colpita dall'emergenza sanitaria. E anche sulla serlailtà gli effetti non tarderanno ad arrivare». Giancarlo Leone, presidente di Apa, l'associazione che raggruppa le società grandi e piccole di produttori audiovisivi indipendenti - Endemol, Magnolia, Banijay, Fremantle, Lux, Cattleya, Palomar, solo per citarne alcune - mette in guardia da un contraccolpo «già visibile» agli aficionados di quel simulacro familiare che, pur se uscito dai confini del televisore allargandosi a tablet, smartphone e vari device, rimane pur sempre un punto centrale nella vita degli italiani godendo in questi giorni, fra scuole chiuse e smart working, di ascolti in crescita. Un esempio? "La Corrida", il varietà condotto da Carlo Conti su Rai1, è la prima vittima: slittata a data da destinarsi. L'elenco è però lungo fra programmi che rischiano di saltare, altri che andranno in onda senza pubblico, e altri ancora conproduzioni che stanno ritardando in attesa di capire meglio l'evoluzione. Il problema è anche sulla serialità. «In questo caso - dice Leone - gli effetti si vedranno più in là, visto che le serie trasmesse sono state prodotte e consegnate fino a maggio. Ma quelle in partenza e in via di completamento rischiano». È evidente che le società di produzione sono in allarme. Studi vuoti e palinsesti in bilico che i broadcaster potrebbero trovarsi a rattoppare qua e là con film, serie e intrattenimento d'archivio, vogliono dire anche, lato produzione, un contraccolpo «che rischia di essere fortissimo». Per dare un'idea, il comparto del cinema e dell'audiovisivo ha unvalore della produzione che, stando agli ultimi report, si aggira sul miliardo di euro, dando lavoro a ioomila addetti: 250 milioni per il cinema; 370 milioni per la serialità; Sao perl'intrattenimento; 6o dadocumentari e animazione. In questo quadro, un episodio di coronavirus su un set o in un albergo che ospita le troupe può mandare all'ariaillavoro. E per leprotluzioni seriali che in generale oscillano f ra i 4 ai la milioni di euro di investimento, tutto questo rappresenta un sostanziale disincentivo a partire. Dal mondo della produzione tv arriva così un allarme rosso, che potrebbe sostanziarsi nella perdita di commesse anche dall'estero visto che colossi come Netflix o Amazon hanno scommesso su produzioni locali. «In questa situazione - aggiunge Leone - riteniamo che si debbatenere inmassima considerazione l'allarme che stiamo lanciando». In tal senso, pur nella consapevolezza che il problema è esogeno, «qualcosa per affrontarlo si potrebbe fare. Penso ad esempio alla possibilità di derogare alla disciplina dello split payment cui sono sottoposti committenti come la Rai o Tim con la sua Timvision». L'ideaè quella dí permettere aqueste sodetàdiversarel'Iva ai fornitori (le società di produzione) invece che direttamente all'Erario. In questo modo le società di produzione avrebbero risorse in più per affrontare il momento critico. «Penso perb anche a interventi assicurativi a garanzia dei blocchi di produzione. Un soggetto pubblico come Sace o Simestpotrebbe supplire in una fase in cui questi tipi di copertura assicurativa da parte deiprivati non sono offerti». Essenziale sarà non perdere tempo. «L'emergenza va presa di petto. È l'unico modo e noi non possiamo che muoverci in stretta collaborazione con il Mibact che è il luogo ideale, con collaboratori e competenze necessarie per affrontare questa fase».
Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Il Coronavirus colpisce anche il piccolo schermo. E la Tv al tempo del Covid-19 rischia di uscire molto impoverita da questo contagio, con contraccolpi per gli spettatori, che possono trovarsi senza molti degli appuntamenti di intrattenimento live che scandiscono i palinsesti, ma anche per le società di produzione, quelle che rappresentano l'impalcatura della tv italiana e che lanciano l'allarme: «Entro pochi giorni oltre la metà delle produzioni di intrattenimento sarà colpita dall'emergenza sanitaria. E anche sulla serlailtà gli effetti non tarderanno ad arrivare». Giancarlo Leone, presidente di Apa, l'associazione che raggruppa le società grandi e piccole di produttori audiovisivi indipendenti - Endemol, Magnolia, Banijay, Fremantle, Lux, Cattleya, Palomar, solo per citarne alcune - mette in guardia da un contraccolpo «già visibile» agli aficionados di quel simulacro familiare che, pur se uscito dai confini del televisore allargandosi a tablet, smartphone e vari device, rimane pur sempre un punto centrale nella vita degli italiani godendo in questi giorni, fra scuole chiuse e smart working, di ascolti in crescita. Un esempio? "La Corrida", il varietà condotto da Carlo Conti su Rai1, è la prima vittima: slittata a data da destinarsi. L'elenco è però lungo fra programmi che rischiano di saltare, altri che andranno in onda senza pubblico, e altri ancora conproduzioni che stanno ritardando in attesa di capire meglio l'evoluzione. Il problema è anche sulla serialità. «In questo caso - dice Leone - gli effetti si vedranno più in là, visto che le serie trasmesse sono state prodotte e consegnate fino a maggio. Ma quelle in partenza e in via di completamento rischiano». È evidente che le società di produzione sono in allarme. Studi vuoti e palinsesti in bilico che i broadcaster potrebbero trovarsi a rattoppare qua e là con film, serie e intrattenimento d'archivio, vogliono dire anche, lato produzione, un contraccolpo «che rischia di essere fortissimo». Per dare un'idea, il comparto del cinema e dell'audiovisivo ha unvalore della produzione che, stando agli ultimi report, si aggira sul miliardo di euro, dando lavoro a ioomila addetti: 250 milioni per il cinema; 370 milioni per la serialità; Sao perl'intrattenimento; 6o dadocumentari e animazione. In questo quadro, un episodio di coronavirus su un set o in un albergo che ospita le troupe può mandare all'ariaillavoro. E per leprotluzioni seriali che in generale oscillano f ra i 4 ai la milioni di euro di investimento, tutto questo rappresenta un sostanziale disincentivo a partire. Dal mondo della produzione tv arriva così un allarme rosso, che potrebbe sostanziarsi nella perdita di commesse anche dall'estero visto che colossi come Netflix o Amazon hanno scommesso su produzioni locali. «In questa situazione - aggiunge Leone - riteniamo che si debbatenere inmassima considerazione l'allarme che stiamo lanciando». In tal senso, pur nella consapevolezza che il problema è esogeno, «qualcosa per affrontarlo si potrebbe fare. Penso ad esempio alla possibilità di derogare alla disciplina dello split payment cui sono sottoposti committenti come la Rai o Tim con la sua Timvision». L'ideaè quella dí permettere aqueste sodetàdiversarel'Iva ai fornitori (le società di produzione) invece che direttamente all'Erario. In questo modo le società di produzione avrebbero risorse in più per affrontare il momento critico. «Penso perb anche a interventi assicurativi a garanzia dei blocchi di produzione. Un soggetto pubblico come Sace o Simestpotrebbe supplire in una fase in cui questi tipi di copertura assicurativa da parte deiprivati non sono offerti». Essenziale sarà non perdere tempo. «L'emergenza va presa di petto. È l'unico modo e noi non possiamo che muoverci in stretta collaborazione con il Mibact che è il luogo ideale, con collaboratori e competenze necessarie per affrontare questa fase».
martedì 25 febbraio 2020
NEWS - Coronavirus, tutto già (pre)visto nella serie cult "I Sopravvissuti" (1975)!
Articolo tratto da LaRepubblica.it
Nel 1975 usciva in Gran Bretagna la serie televisiva della Bbc 'Survivors' ("I Sopravvissuti"), che raccontava di un gruppo di sopravvissuti a una misteriosa pandemia scatenata da un virus fuoriuscito accidentalmente da un laboratorio cinese. La serie arrivò anche in Italia qualche anno dopo e ogni puntata cominciava con questa sigla, che riassumeva l'antefatto della storia, con l'organismo patogeno fuori controllo che si diffonde in tutto il mondo tramite spostamenti aerei. Sigla che in queste settimane di diffusione del Coronavirus è tornata di attualità sui social, in quanto molti vi ravvisano somiglianze con quanto sta accadendo ora.
Articolo tratto da LaRepubblica.it
Nel 1975 usciva in Gran Bretagna la serie televisiva della Bbc 'Survivors' ("I Sopravvissuti"), che raccontava di un gruppo di sopravvissuti a una misteriosa pandemia scatenata da un virus fuoriuscito accidentalmente da un laboratorio cinese. La serie arrivò anche in Italia qualche anno dopo e ogni puntata cominciava con questa sigla, che riassumeva l'antefatto della storia, con l'organismo patogeno fuori controllo che si diffonde in tutto il mondo tramite spostamenti aerei. Sigla che in queste settimane di diffusione del Coronavirus è tornata di attualità sui social, in quanto molti vi ravvisano somiglianze con quanto sta accadendo ora.
Iscriviti a:
Post (Atom)
"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm
Lick it or Leave it!




