venerdì 22 marzo 2019

NEWS - Tremate, tremate, le streghe son tornate (nel 2020)! La terza produzione seriale italiana di Netflix dopo "Suburra" e "Baby" sarà la "Luna Nera" (ennesima serie made in Italy con soggetto non originale)

News tratta da "La Stampa"
Più o meno un anno fa, al See What’s Next di Netflix, veniva annunciata una nuova serie italiana: “Luna nera” (titolo inglese: “Black moon”). Da allora se ne sono quasi perse le tracce, ma oggi – 21 marzo – inizieranno le riprese che dureranno circa 16 settimane. Le location saranno tra Roma e la provincia di Viterbo, tra Selva Del Lamone e Montecalvello. La storia, com’era stato annunciato durante l’evento della piattaforma streaming nella capitale, racconterà le vicende di un gruppo di donne accusate di stregoneria nell’Italia del 17esimo secolo. Sarà una serie in costume, quindi, e che molto probabilmente – come ci aveva anticipato pochi mesi fa, sempre a Roma, Kelly Luegenbiehl, vice presidente International Original Series for Europe and Africa – conterrà elementi fantasy. Il soggetto si ispira a un manoscritto di Tiziana Triana. La sceneggiatura è stata curata da Francesca Manieri (“Il miracolo”), Laura Paolucci (“L’amica geniale”) e dalla stessa Triana. A quanto pare, anche la regia sarà affidata a tre donne. Dietro la macchina da presa si alterneranno Francesca Comencini (“Gomorra”), Susanna Nicchiarelli (“Nico, 1988”) e Paola Randi (“Tito e gli alieni”). Non si hanno ancora notizie certe su chi farà parte del cast, ma sembra che il ruolo da protagonista verrà interpretato da Nina Fotaras, giovane attrice romana già vista in “Il primo Re” di Matteo Rovere e ne “Il nome della Rosa” di Rai1. La produzione di “Luna nera” è affidata alla Fandango di Domenico Procacci. Lo storyboard è stato curato da David Orlandelli. La nuova serie di Netflix rappresenta una novità importante per il mercato italiano, già adesso, prima ancora d’essere distribuita. Perché, dopo le produzioni Sky, segna l’interesse di un nuovo player di raccontare storie che non appartengano al genere crime. Insomma, un’altra serialità, non migliore ma diversa, è possibile. Segno abbastanza chiaro che anche il nostro mercato, lentamente, sta crescendo. Con buone probabilità, “Luna neraarriverà su Netflix nel 2020.

lunedì 18 marzo 2019

NEWS - Achtung, compagni! Tra una settimana viene presentato lo streaming di Apple anti-Netflix e Amazon

Articolo tratto da "La Stampa"
L'invito è nero, lucido, con la silhouette della mela morsicata e le parole: «It's show time». È l'ora dello spettacolo: scocca il 25 marzo alle 10 del mattino, ora locale di Cupertino, California. Non sta scritto, né sull'invito né altrove, ma tutti sanno (o immaginano) che li, in quel giorno e quell'ora la Apple annuncerà il lancio della sua piattaforma di streaming, la sua Netflix, la «tv» che viaggia su Internet e che ciascuno può vedere quando vuole - in abbonamento - su smartphone, tablet, computer e televisori collegati alla Rete. Sarà quello il preciso momento in cui si scatenerà la guerra tra giganti dell'intrattenimento che cambierà definitivamente il modo in cui useremo i piccoli e grandi schermi. Bob Iger, il grande capo Disney impegnato in questi mesi a digerire il boccone da 66 miliardi 20th Century Fox, ha svelato tre giorni fa che Disney+, il servizio di streaming che lancerà negli Usa entro l'anno, «ospiterà l'intero archivio dei nostri film» dagli Anni 20 a oggi, e naturalmente le produzioni future. Quale famiglia al mondo potrà resistere a una piattaforma che permette di vedere (e rivedere, come piace ai bambini) Dumbo, Il re leone, Frozen, Biancaneve e La sirenetta ogni volta che lo si desidera sullo schermo di casa? Intanto Amazon, il colosso del commercio online, più grande Internet company al mondo, punta forte sulla sua divisione di intrattenimento in streaming, Amazon Prime Video. Al recente festival Sundance, specializzato in cinema e documentari di qualità, ha speso 41 milioni di dollari, più di ogni altro distributore, per acquisire film, soprattutto commedie adatte a un pubblico femminile. L'azienda fondata da Jeff Bezos, l'uomo più ricco del mondo, ha ingaggiato diverse star (Julia Roberts, Jon Hamm, Orlando Bloom) e molto si attende da Good Omens, mini-serie coprodotta con la Bbc in arrivo a fine maggio. Ora porterà la sfida anche sul terreno della tv più tradizionale (unscripted in televisonese), storie vere, talk show e intrattenimento non sceneggiato. 
Se a questi big aggiungiamo il gruppo Warner, che ha annunciato una discesa in campo prima della fine del 2019, e Netflix, che con i suoi 140 milioni di abbonati guida la graduatoria di un mercato globale che ha sostanzialmente inventato, abbiamo un quadro abbastanza completo dei partecipanti alla guerra. Netflix, tra l'altro, non si ferma mai: stringe accordi in giro per il mondo, lavora molto sull'animazione (esce Love Death e Robots, diretta da David Fincher, il regista di Fight Club), ha già un cavallo di razza pronto per la corsa al prossimo Oscar, The Irishman, regia di Martin Scorsese, con Robert DeNiro e Al Pacino, costato 200 milioni di dollari, che in autunno uscirà anche in sala e questa volta in maniera massiccia, non in pochi «selezionati» cinema come Roma. E l'Italia? Siamo troppo piccoli per avere un ruolo nella tv via web? Da noi oggi si vedono Netflix, Amazon e forse presto anche Apple, che sfrutterà il suo vantaggio competitivo più evidente, il miliardo e 300 milioni di dispositivi con il marchio della mela in funzione nel mondo. Poi c'è Now Tv, il braccio via streaming di Sky, che offre anche il calcio, interessante perché indica una delle possibili strade future per i canali che Rupert Murdoch ha venduto a Comcast; c'è DPlay di Discovery; RaiPlay della Rai, che vanta già buoni numeri, anche in occasioni apparentemente vintage come il Festival di Sanremo. Tim Vision, che offre serie premiatissime come Il racconto dell'ancella e KillingEve, produce Skam Italia che è un piccolo fenomeno. E ci sono Chili e Rakuten, che propongono un modello diverso, senza abbonamenti, un sistema paga-ciò-che-vedi dai possibili interessanti sviluppi. Un'altra domanda si impone: c'è spazio per tutti, o nel mondo ne resterà solo uno, come nel film Highlander? La storia insegna che il flusso di informazioni del web finisce per portare al monopolio: c'è un solo motore di ricerca, una sola enciclopedia online, un solo sito per vedere i video. E chi può essere interessato a pagare quattro o cinque abbonamenti per vedere i film, le serie e gli show che ama? L'unica certezza è che il panorama è in movimento. Tra un paio d'anni i nomi citati in questo articolo potrebbero essere cambiati, o non esistere del tutto, o essersi aggregati. Ma non si tornerà indietro, la nuova televisione - quella che permette a tutti di costruire e smontare il proprio palinsesto casalingo con un clic - entrerà nelle nostre vite e le cambierà più di quanto abbia fatto finora.

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