sabato 5 novembre 2016

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Di Malek in meglio! Il protagonista di "Mr. Robot" interpreterà Freddie Mercury nel biopic sul leader dei Queen
News tratta da "Variety"
Mr. Robot” star Rami Malek is attached to play Freddie Mercury in long-development biopic “Bohemian Rhapsody” from GK Films with Bryan Singer in talks to direct. New Regency and Fox are coming aboard to co-produce the film with Graham King producing as well.
“The Theory Of Everything” scribe Anthony McCarten penned the script.
Singer confirmed the news on Instagram with a photo of 
the group confirming his involvement as well as Malek’s.  King has been
trying to get the project off the ground for sometime
having originally set it up at Sony with Sacha Baron Cohen
at one point set to star. When Cohen dropped out, King began
shopping the project elsewhere while looking for a new director
and front-man to star in the pic.
Jim Beach is also producing with Denis O’Sullivan exec producing.
Original Queen bandmembers Brian May and Roger Taylor
will serve as music producers.
Malek, 35, recently won the best actor Emmy for USA’s
hit cyber series “Mr. Robot”.
King, who won an Oscar for “The Departed”, has Allied bowing on Nov. 23.

venerdì 4 novembre 2016

GOSSIP - Ruth a ruota libera! "Con 'The Affair' ho pensato di non potercela fare!"
Ruth Wilson looks stunning on the new December 2016 Marie Claire Uk. Here’s what the 34-year-old The Affair had to share with the mag.
On marriage: “I hate the thought of walking down the aisle in a white dress – I think it’s just a horrible idea. And I’m just not that excited by the idea of a wedding day, or of a ring on my finger. I’m not even interested in jewellery”.
On relationships: “I think my dad just wants me to be looked after, you know? I tell him that I am pretty good at looking after myself, but I get it… [she adds] I think, if you’ve got a great family, you fear they will be more disappointed by your choices than they probably will be in reality”.
On filming The Affair: “The first season was relentless and draining. I’m not someone who can ever do something half-arsed, but at points, I did think, ‘Oh my god I can’t go any deeper.’ I didn’t know if I could sustain it”.

giovedì 3 novembre 2016

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Gira e Re-Gere, sempre di reboot si parla...adesso tocca a "American Gigolo"! 

News tratta da TvLine.com
Ladies, get your spending money ready: American Gigolo is getting a TV reboot on Showtime. The 1980 film that made Richard Gere a star is being developed into a drama series, according to our sister site Deadline. Paramount TV and Jerry Bruckheimer, who produced the original Gigolo film, are behind the reboot; playwright Neil LaBute will write the pilot. (The film’s writer/director, Paul Schrader, is on board as an executive consultant.)
American Gigolo starred Gere as high-end male escort Julian Kaye, who enjoys the superficial L.A. lifestyle before getting entangled with a politician’s wife (Lauren Hutton) — and a murder case. The film put Gere on the Hollywood map two years before An Officer and a Gentleman… and featured a notorious shot of full-frontal male nudity. (And since the reboot is on pay-cable, we might be seeing more of that.)
Gigolo is the latest movie-to-TV reboot for Paramount TV and Bruckheimer; ABC snatched up their remake of the Will Smith movie Enemy of the State last month.

mercoledì 2 novembre 2016

NEWS - Netflix, numeri ok nel 4° trimestre (+ 3.57 milioni di utenti fuori dagli Usa) ma si parla sempre di una vendita della società
Articolo tratto da "Corriere Economia"
Sarà stato merito di Pablo Escobar o delle inquietanti avventure degli adolescenti di «Stranger Things», fatto sta che Netflix è riuscita a sorprendere (positivamente) non solo il pubblico, ma anche i mercati e soprattutto gli azionisti. I risultati del quarto trimestre hanno decisamente battuto le attese degli analisti, forti anche del notevole incremento di utenti: 3,57 milioni in più (fuori dagli Stati Uniti) contro le attese che parlavano invece di 2,3 milioni. Ora la creatura di Reed Hastings può contare su una platea virtuale di 83,3 milioni di utenti paganti e 91,9 milioni di iscritti. I numeri in incremento difficilmente immaginabile lo scorso trimestre quando gli azionisti avevano comunicato i loro malumori al fondatore di Netflix accusandolo di investire troppo (800 milioni in tecnologia e sviluppo e 5 miliardi per le nuove produzioni per poco meno di 2 miliardi di fatturato) e pensare poco al dividendo. Hastings ha avuto ragione e si è preso la sua piccola vendetta in occasione della presentazione dei conti: «è ormai evidente — ha detto Hastings — che io debba scusarmi ancora una volta per la volatilità del titolo», salito del 20% dopo aver perso fino al 13% nei mesi precedenti, fatto per cui Hastings si era scusato una prima volta durante la precedente assemblea degli azionisti. Al Wall Street Journal martedì scorso l'analista di MoffettNathanson Michael Nathanson aveva dichiarato, a proposito dei numeri di Netflix:
«È un anno strano questo. In un certo senso siamo stati incapaci di prevedere cosa potesse offrire un mercato nuovo». Una lezione che Netflix ha imparato bene dato che il mercato domestico degli Stati Uniti è cresciuto meno dello scorso anno quando aveva raggiunto 1880.000 nuovi abbonati. La società ha comunque superato le attese negli Usa, aggiungendo 370 mila nuovi utenti invece che 300 mila, complice anche la concorrenza di Amazon che sta rosicchiando percentuali di mercato sempre più importanti grazie a serie autoprodotte come Mozart in the Jungle. Parlando di cifre, invece, nel terzo trimestre il fatturato di Netflix ha superato, per la prima volta, i 2 miliardi di dollari ( 36% anno su anno), aiutato, per l'appunto, dagli ultimi titoli sfornati: Stranger Things e la seconda stagione di Narcos. Hastings, però, consiglia cautela, forte sia dell'altalena del titolo, sia della considerazione che, nonostante i (quasi) 100 milioni di abbonati nel mondo, «Facebook e YouTube hanno un miliardo di utenti attivi al giorno». Come a dire, «non ci fermeremo certo qui». Da un lato la crescita continuerà grazie alle produzioni originali, parallelamente proseguirà anche l'espansione su nuovi mercati. A settembre Netflix è stato lanciato in Polonia e Turchia: il servizio di streaming ha iniziato ad accettare il pagamento in valuta locale e ha aggiunto un'interfaccia utente, sottotitoli e doppiaggio in lingua locale, oltre ad alcuni contenuti locali. Discorso diverso, invece, per la Cina, un mercato che lo stesso Hastings si è augurato di riuscire a conquistare. Il sistema, dato il complesso contesto normativo per i servizi di contenuti digitali stranieri, potrebbe essere lo stesso utilizzo (anche se per ragioni differenti) in Italia. Ossia, dare ai fornitori di servizi online già esistenti in Cina i contenuti in licenza, invece di lanciare il proprio servizio nel Paese nel breve periodo. Non ci si aspettano grandi numeri per il momento da questa operazione, ma l'obiettivo è «lanciare in modo diretto il nostro servizio al popolo cinese». Le criticità del sistema Netflix, però, non mancano, nonostante la crescita, al punto che da inizio mese si parla di una possibile vendita della stessa società. Nel mirino c'è innanzi tutto la sostenibilità del business che deve fare i conti con una concorrenza notevole. Senza scordare che gli ultimi grandi numeri sono il risultato di due serie azzeccate: ne basterebbe solo una mal fatta per affossare conti e titolo. Tra i nomi degli eventuali acquisitori sono stati fatti quelli di Apple e di Disney, senza però farsi turbare dai recenti e fallimentari tentativi di Twitter che ha una storia (e un bilancio) decisamente differente. La società di Cupertino, forte dei propri numeri, punterebbe a un rilancio di iTunes, piattaforma Ott (Over The Top) che al momento subisce la concorrenza di Netflix. Per Disney si tratterebbe invece di consolidare una partnership già avviata con la produzione e la distribuzione di serie legate ai personaggi Marvel. Altro nome possibile è quello di Amazon, che andrebbe in questo modo ad arricchire la sua offerta E il mercato italiano? Cifre ufficiali non sono mai state fornite. Alcune stime parlano di circa 200 mila abbonati mai confermati dal gruppo californiano. Numeri comunque più bassi delle attese, ma realizzati in pochi mesi e che devono confrontarsi con gli utenti di realtà ben più radicate con offerte più complete. Non bisogna dimenticare che quando Neflix è arrivata in Italia a ottobre aveva già concesso i diritti di «House of Cards» e «Orange is The New Black», serie cult in onda su Sky e Premium. La partita è ancora aperta.

lunedì 31 ottobre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Con la violenza di "The Walking Dead" i vivi sono più pericolosi dei morti
"Sono tornati gli zombie di «The Walking Dead». Con l'atteso inizio della nuova stagione, la settima, sono tornati su Fox i «non morti» di una delle serie più viste e amate degli ultimi anni, oltre che delle più g metaforizzate (lunedì, ore 21, canale Fox di Sky). II contagio epidemico come paura sottile che attraversa la civiltà occidentale, lo scenario post apocalittico come simbolo della fragilità delle istituzioni umane sociali e politiche, il personaggio di Rick Grimes come incarnazione della figura del leader carismatico alla ricerca di legittimazione: sono solo alcuni dei significati simbolici che sono stati associati alla serie. Nel susseguirsi delle stagioni, «The Walking Dead» ha acquisito ammiratori (molti), ma anche alcuni detrattori, che ne hanno sottolineato la ripetitività, il giocare su meccanismi sempre identici: ormai a ogni puntata si fa la conta dei morti e si scommette sulla perdita dei personaggi più amati tra il manipolo di sopravvissuti. Certo il forte legame con i racconti a fumetti di Robert Kirkman, da cui è tratta la serie, è senz'altro un fattore che ne vincola non poco il passo narrativo. La settima stagione si è riaperta sul cliffhanger che aveva chiuso la sesta: Rick e i suoi stanno fronteggiando il gruppo di sbandati capeggiato da Negan (Jeffrey Dean Morgan), un violento psicopatico che terrorizza le sue vittime con la forza bruta quanto con la manipolazione mentale. Raramente si è visto rappresentato in televisione, e in modo così esplicito (forse troppo?), un simile carico di violenza fisica e psicologica, di tormento e sofferenza, che ha portato all'addio di personaggi ormai storici scontentando molto i fan della prima ora. Abbiamo imparato a capire che, nel mondo al disfacimento di «The Walking Dead», spesso i «non morti» non sono le entità più temibili. L'essere umano può essere ben più pericoloso dell'orda priva di coscienza degli zombie". (Aldo Grasso, 31.10.2016)

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